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CAPITOLO 1 DISABILITà : DEFINIZIONE, DIAGNOSI, INTERVENTO

DISABILITà: L’EVOLUZIONE DELLE DEFINIZIONI

I termini disabile e disabilità, accanto all’espressione più recente diversamente abile, sono diventati ormai da tempo

vocaboli di uso comune. La definizione di disabilità cambia a secondo del contesto culturale e sociale di riferimento. Lo

sforzo è cercare una definizione che si rifaccia ad un linguaggio standard e unificato, che serva da modello di

riferimento per descrivere la disabilità. Chi si occupa di fornire un concetto di disabilità è l’organizzazione mondiale

della sanità fondata nel 1946. Obiettivo dell’org. È il raggiungimento del livello + alto di salute ossia la condizione di

completo benessere fisico, mentale e sociale. Le funzioni dell’org. Sono: sviluppo del programma dell’organizzazione,

bilancio del biennio successivo, decisioni riguardo le principali questioni politiche. L’OMS ha elaborato strumenti di

classificazione per la disabilità, sono manuali per descrivere e comportarsi con la disabilità che presuppongono alle

spalle un tipo di malato, un tipo di schema di riferimento.

ICD 1970: Classificazione internazionale delle malattie, questa linea guida risponde all’esigenza di cogliere le cause

delle patologie, fornendo una descrizione delle caratteristiche cliniche della disabilità. Si delinea come una

classificazione causale che focalizza l’attenzione sull’aspetto eziologico della patologia. Concetti fondamentali di

questa classificazione sono: eziologia > patologia >manifestazione clinica. Rivela presto dei limiti poiché tralascia le

conseguenze che una determinata disabilità può avere rispetto alla vita.

ICIDH 1981: Classificazione internazionale delle menomazioni, delle disabilità ed handicap, sviluppata da P. Wood.

Propone una distinzione fra i 3 concetti di: impairment(menomazione o danno): è qualsiasi perdita o anomalia a carico

di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche; può avere carattere permanente o transitorio. Essa

rappresenta l’esteriorizzazione di uno stato patologico e riflette distinzioni a livello organico o funzionale.

disability(disabilità): è la riduzione parziale o totale della capacità di svolgere un’attività nei tempi e nei modi

considerati come normali. Può essere transitoria o permanente, reversibile o irreversibile, progressiva o regressiva. La

disabilità rappresenta l’oggettivazione della menomazione e come tale riflette disturbi a livello della persona. La

disabilità si riferisce a capacità funzionali estrinsecate attraverso atti e comportamenti che per generale consenso

costituiscono aspetti essenziali della vita di ogni giorno. handicap: è una condizione

di svantaggio risultante da un danno o una disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento di un ruolo normale in

rapporto all’età, al sesso, ai fattori sociali e culturali.

Un'unica menomazione può dar luogo a differenti disabilità e può implicare più di un handicap. MALATTIA O

DISTURBO >MENOMAZIONE >DISABILITà > HANDICAP Nell’ICIDH la disabilità è considerata il

risultato diretto di una menomazione che interessa un organo o una parte del corpo e l’handicap è il risultato diretto

della disabilità. Dall’ICIDH emerge l’esigenza di considerare l’handicap un fenomeno sociale in quanto definisce le

conseguenze sociali e ambientali che hanno per origine le menomazioni e disabilità di un individuo di fronte alle

esigenze e attese dell’ambiente.

ICF 2001: Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute.Il termine handicap è stato

del tutto eliminato da qualsiasi livello di descrizione e di definizione. Le definizioni principali dell’ICF sono:

Funzioni corporee:sono le funzioni fisiologiche o psicologiche dei sistemi corporei strutture corporee: sono le parti

anatomiche del corpo(organi, arti e componenti)

MENOMAZIONI: sono problemi nelle funzioni o nelle strutture del corpo

L’ATTIVITà: è l’esecuzione di un compito o di un’azione da parte di un individuo

LIMITAZIONI DELL’ATTIVITà: sono le difficoltà che un individuo può incontrare nello svolgimento di di un’attività

LA PARTECIPAZIONE: è il coinvolgimento dell’individuo nelle situazioni di vita

RESTRINZIONI DELLA PARTECIPAZIONE: sono i problemi che un individuo può avere nel tipo o nel grado di

coinvolgimento nelle situazioni di vita 1

FATTORI AMBIENTALI: costituiscono gli atteggiamenti, l’ambiente fisico e sociale in cui le persone vivono e

conducono la loro esistenza

L’ICF riguarda tutte le persone, non solo quelle con disabilità. La classificazione si riferisce a tutti gli aspetti della

salute dell’uomo, non comprende situazioni di limitazioni collegate esclusivamente a cause diverse, quali fattori socio-

economici, razza, sesso, religione. Queste diverse dimensioni sono considerate nella loro interazione reciproca e non

più collegate in modo unidirezionale

DISABILITà: IL PROBLEMA DELLA DIAGNOSI

Fare diagnosi nel campo della disabilità è diverso dal diagnosticare una malattia. La voce assessment del Dictionary of

Mental Handicap parla di una valutazione sistematica dei punti di forza, di debolezza e dei problemi di una persona, le

funzioni di tale valutazione sarebbero: stabilire la natura o la causa della disabilità, nonché l’approccio, il trattamento e

la collocazione educativa più appropriati, definire il potenziale futuro della persona, i suoi bisogni e quelli della sua

famiglia. Appare evidente da tale definizione come la contestualizzazione, la sistematicità e il valore prognostico siano

elementi essenziali nella diagnosi in questo campo. Pesci rintraccia le radici storiche di tale modalità diagnostica

risalendo all’intesa tra medici e insegnanti stipulata nel lontano 1910 dall’Amministrazione comunale di Genova per

favorire l’istruzione di soggetti ritardati, intesa che prevedeva la compilazione di una ‘’CARTA BIOGRAFICA’’ frutto

della collaborazione di diverse figure professionali, che serviva da base per ogni progetto sul bambino. Sidney Bijou ha

proposto per ogni singolo bambino un sistema di regole di osservazione che permettessero un’elencazione di

conoscenze e di operazioni cognitive e all’insieme di tali procedure ha dato il nome analisi funzionale del

comportamento o analisi funzionale. L’attributo funzionale indica che tale tipo di diagnosi deve evidenziare quei fattori

che nel passato hanno favorito l’acquisizione di competenze sul piano cognitivo e sociale, interpretando la situazione

attuale del soggetto ‘’in funzione’’ della sua storia. Tale attributo ha assunto poi un valore prospettico: per diagnosi

funzionale si intende oggi una valutazione che descriva il funzionamento dell’individuo sia in termini di limitazioni sia

di potenzialità e punti di forza e che sia utile a predisporre un piano di intervento.

DIAGNOSI FUNZIONALE: è uno strumento interdisciplinare e non solo medico.Esula da definizioni generali,

descrive una situazione in un contesto, ossia considera l’individuo per come funziona in un certo ambiente. È dinamica,

soggetta per sua natura a modifiche periodiche. Parte dall’esigenza di dare risposte ai bisogni. Mette in luce le aree di

potenzialità e non solo i danni. Suggerisce modalità e tecniche di intervento.

In Italia, in base alle direttive della legge quadro e del decreto applicativo del 24 febbraio 1994- atto di indirizzo e

coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap, la formulazione

della diagnosi funzionale avviene a partire da una diagnosi medica, la cosiddetta ‘’certificazione di handicap’’ che

costituisce l’avvio del processo legislativo e operativo di integrazione nelle strutture educative e di accesso ai servizi e

ai supporti previsti. Troviamo all’interno

di diversi volumi italiani le indicazioni su come procedere per individuare le aree di valutazione della diagnosi

funzionale e i corrispondenti ‘’assi’’ del profilo dinamico funzionale, che permettono un’analisi dello sviluppo

potenziale a breve e a medio termine nei diversi ambiti.

DIAGNOSI FUNZIONALE E ICF

Con l’entrata in vigore dell’ICF il processo di diagnosi diventa più complesso e articolato perché l’ICF esplicita meglio

le dimensioni che incorrono a delineare il profilo globale della persona. Difatti la diagnosi funzionale in questa

prospettiva, deve fornire informazioni su: condizioni fisiche/di salute, funzioni corporee, strutture corporee, attività

personali, partecipazione sociale, fattori contestuali ambientali e personali. La condizione di salute costituisce il punto

di partenza e la cornice di riferimento dell’intera classificazione. Nelle classificazioni dell’OMS, le condizioni di salute

vengono classificate con l’Icd-10 che costituisce il modello di riferimento eziologico che consente di diagnosticare una

certa malattia o un certo disturbo, l’ICF invece classifica il funzionamento e la disabilità associati alla condizione di

salute e consente quindi di arricchire la diagnosi di partenza. L’ICF organizza le informazioni in due parti, ciascuna

delle quali suddivisa in due componenti: 1:funzionamento e

disabilità:

a) strutture e funzioni corporee, b) attività e partecipazione

2:fattori contestuali: 2

a) fattori ambientali, b) fattori personali

Ogni componente può essere espressa in termini positivi o negativi e comprende una serie di domini e categorie

organizzati gerarchicamente. Ai fini di esprimere una valutazione, per ciascun dominio o categoria di interesse vanno

applicati dei qualificatori che servono a esprimere l’estensione o la qualità di un livello di salute o di una condizione

problematica. Per tradurre la valutazione in uno o più codici condivisibili a livello internazionale si utilizza un sistema

alfanumerico con lettere che corrispondono alle componenti e numeri per ciascun dominio e categorie sottostanti.

Significato delle diverse componenti: le strutture e le funzioni corporee sono definibili come sistemi corporei e non

sono identificabili come organi. Le menomazioni possono derivare da una patologia sottostante. L’attività e la

partecipazione comprendono le stesse aree attraverso le quali si concretizza il funzionamento dell’individuo nella vita

quotidiana. Nel descrivere queste componenti è cruciale la distinzione tra due qualificatori: performance descrive quello

che l’individuo fa nel suo ambiente attuale, capacità descrive l’abilità di una persona nell’eseguire un compito o

un’azione e focalizza l’attenzione sulle limitazioni che costituiscono caratteristiche intrinseche della persona.

La struttura dell’ICF, se applicata nella sua interezza, risulta piuttosto complessa, in quanto prevede una mole di

informazioni molto vasta e articolata su più livelli: al secondo livello vi sono 362 codici che diventano 1424 al terzo e

quarto livello. L’utilizzo di checklist basate sull’ICF dovrebbe consentire di condividere un linguaggio standard e

unificato a livello internazionale. La versione italiana della checklist ICF è composta da più parti:

1) sezione introduttiva (info anagrafiche, diagnosi medica Icd-10 e fonti di info)

2) codici relativi alle funzioni e strutture corporee

3)codici per attività e partecipazione

4) codici relativi a fattori ambientali

5) spazio aperto per descrivere fattori personali

DIAGNOSI FUNZIONALE E DIAGNOSI DI SVILUPPO

Ai fini di una diagnosi funzionale in età evolutiva risulta utile la cosiddetta diagnosi di sviluppo, essa consiste in una

valutazione sistematica delle caratteriste della persona e della loro reciproca integrazione, con l’obiettivo di descrivere

la situazione attuale e valutare il potenziale evolutivo. La D. di sviluppo si propone nello specifico di descrivere aree di

stabilità e di cambiamento e di identificare gli strumenti adatti a valutare diverse caratteristiche e attitudini individuali

lungo la vita. È possibile effettuare uno screening sulla abilità di base per individuare indicatori di rischio per lo

sviluppo individuale in una certa area oppure descrivere un profilo evolutivo o esprimere un giudizio clinico.

DISABILITà: IL PROBLEMA DELL’INTERVENTO

Situazioni diverse per tipologia e per gravità della menomazione o per caratteristiche individuali possono richiedere

interventi in vari ambiti: un intervento medico è necessario nei casi in cui sia possibile prevenire un’estensione della

menomazione iniziale o la formazione di danni secondari; quest’intervento è indispensabile in presenza di forme

morbose croniche che necessitano l’uso di farmaci, un intervento psicologico è indispensabile per un legame forte tra

momento diagnostico, progettazione, intervento e verifiche, un intervento efficace richiede un’attenzione sia alle

domande specifiche legate alla disabilità del bambino sia alla situazione evolutiva della famiglia come unità; un

intervento educativo assolve funzioni imprescindibili nel campo della socializzazione, dell’acquisizione dei

comportamenti adattivi, dell’apprendimento; un intervento sociale indispensabile per eliminare barriere di varia natura

che ostacolano il godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali; un intervento riabilitativo ha la funzione

di attivare o migliorare funzioni e/o competenze i modo da consentire all’individuo di utilizzare al meglio le proprie

potenzialità all’interno di un contesto sociale più ampio. Nell’intervento da attuale ci sono alcune componenti

indispensabili: 1) storicità: un intervento deve essere collegato alla

diagnosi e tener conto di eventuali percorsi riabilitativi, educativi o terapeutici, 2) globalità: la presa in carico coinvolge

il versante affettivo e cognitivo, 3) partecipazione attiva: del bambino e della sua famiglia al progetto, 4) la finalità

principale di migliorare la qualità della vita. 3

Capitolo 2: Disabilità Uditiva

Sordità = riduzione o assenza, mono o bilaterale della capacità uditiva.

parziale o totale, ad una o due orecchie, della perdita dell’udito.

anacusia = sordità profonda ad un orecchio.

cofosi = sordità totale  compromesse entrambe le orecchie.

ipoacusia = sordità parziale  invecchiamento.

Nel tempo sono cambiati i termini per indicare un sordo:

SORDOMUTO SORDO PERLINGUALE AUDIOLESO/IPOACUSICO

non è più usato ma si riferiva ad 2006: condizione che, insorgendo persone con un grave deficit

una persona che non poteva né prima della padronanza del uditivo conservano ugualmente

sentire né parlare  non poteva linguaggio, ne compromette delle potenzialità per accedere

accedere al linguaggio poiché l’acquisizione. Vi è un problema al mondo dei suoni  hanno dei

aveva un problema all’apparato uditivo che compromette residui uditivi che differiscono

uditivo e fono articolatorio. Vi l’accesso al linguaggio. nei vari quadri diagnostici 

era un vero e proprio raro il deficit uditivo totale.

impedimento nell’acquisizione

del linguaggio.

I fattori che incidono sull’eterogeneità dei quadri diagnostici sono:

 la causa della sordità,  la qualità e il grado della perdita uditiva,

 la presenza o meno di altri danni associati,  l’appartenenza a famiglie di sordi o di udenti,

 la qualità e il tipo di educazione,  la precocità della diagnosi e dell’intervento,

 l’impatto della disabilità sulla famiglia,  la presenza o meno di una rete sociale di sostegno.

Invece il tipo di sordità viene definito in base a 4 fattori principali:

Localizzazione

l’ipoacusia può essere

classificata in 3 modi: Trasmissiva  danno a livello dell’orecchio esterno o medio  sordità lieve che può essere guarita

grazie ad amplificatori esterni all’orecchio.

Neurosensoriale  danno a livello dell’orecchio interno o alla coclea o al nervo acustico. Nel caso

in cui il nervo non sia danneggiato, bisogna inserire un impianto cocleare.

Mista  interazione dei 2 danni precedenti  compromissione sia delle zone periferiche che di

quelle centrali dell’orecchio.

1. Gravità

il danno può essere lieve, medio (perdita della capacità di sentire suoni verbali), grave (perdita capacità sentire

pianoforte/aspirapolvere) oppure profondo  assenza percezione del suono (perdita capacità sentire aereo).

La gravità viene definita in base all’INTENSITA’  ampiezza dell’onda che coincide col volume (forte o

basso), e dall’ALTEZZA  frequenza dell’onda (grave o acuto). 4

Cause ereditarie

dominanti recessive neonatali postnatali

prenatali

la sordità interessa scarso numero di traumi da parto  malattie

rosolia,

molti individui di persone della prematurità o infettive o

toxoplasmosi o

una generazione. generazione sono assenza di intossicazioni

cause tossiche 

cause Sordità meno grave. affetti. Sordità molto ossigeno alla (meningite).

eventi che

grave. nascita

incidono sul feto (anossia).

acquisite

2. Insorgenza

collegata all’acquisizione del linguaggio 

 sordità di tipo prelingiustico  prima dell’acquisizione ed incide anche sulla capacità espressiva verbale e

sullo sviluppo cognitivo.

 sordità di tipo postlinguistico  sordo dopo aver imparato a parlare  no gravi danni nello sviluppo cognitivo.

L’apprendimento è il fine ultimo di ogni intervento riabilitativo e gli elementi chiave sono 3:

a) Diagnosi precoce : fino a poco tempo fa ai bambini NON veniva diagnosticata prima dei 3 anni in quanto

sostenevano che la

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fradraken di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'handicap e della riabilitazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Di Paola Margherita.
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