L . S ,
A FAMIGLIA DI FRONTE ALLA DISABILITÀ TRESS RISORSE E SOSTEGNI
Capitolo1: Primi approcci allo studio delle famiglie
Farber
Gli studi sociologici di sono un pilastro per l’avvio di un lavoro sistematico di ricerca sul
tema delle famiglie nelle quali sia presente un bambino con ritardo mentale. Nelle tre monografie
di Faber, l’autore si pone i seguenti obiettivi:
1. identificare le condizioni che influenzano gli effetti di un bambino “gravemente ritardato”
sull’integrazione familiare;
2. analizzare quali sequenze di azioni e di strategie consentono di mantenere nel tempo
l’integrità familiare;
3. studiare gli effetti della presenza del bambino disabile e degli stili comunicativi dei genitori
sulla crescita dei fratelli.
La presenza di un bambino con un grave ritardo mentale induce un arresto nel ciclo di vita
familiare che tende ad inibire l’integrazione coniugale tra i genitori. Inoltre, anche la
comunicazione dei genitori con gli altri figli può mancare di chiarezza e segnare percorsi di
socializzazione meno soddisfacenti. L’autore utilizza un articolato sistema di classificazione, che
divide le famiglie sulla base delle circostanze e in base al prevalente orientamento delle strategie
child-oriented, home-oriented
familiari, che consentono di distinguere fra famiglie e
dall’orientamento incerto. Nonostante il forte impatto emotivo connesso al fatto di avere un figlio
con ritardo mentale, i genitori vanno incontro a una ridefinizione di valori e di ruoli. Le famiglie
compiono delle scelte che vengono valutate rispetto alla funzionalità in relazione all’obiettivo.
Farber si serve della teoria dei giochi per leggere i percorsi familiari: le azioni sono delle mosse dei
partecipanti in risposta alla sfida potenzialmente distruttiva degli equilibri personali e del gruppo,
costituita dalla “natura” che dà avvio, con la nascita di un figlio disabile, a una situazione di crisi. I
memori della famiglia sono descritti come partecipanti a un gioco di strategia all’interno del quale
essi possono agire di concerto o meno. Purtroppo gli autori hanno una tendenza a farsi
influenzare dal pregiudizio che la disabilità e la situazione di handicap porta nelle famiglie sempre
e comunque uno stato di sofferenza.
I filoni che hanno contribuito a delineare un’immagine della famiglia con disabilità come
necessariamente patologica sono due:
1. gli studi che esplorano il significato che la debolezza mentale assume per i genitori;
2. le interpretazioni dei comportamenti dei genitori che utilizzano concetti come quelli di rifiuto o
iperprotezione.
Mannoni, invece che basarsi sulla sola visione medica del problema, è favorevole ad ascoltare il
soggetto per cogliere il significato di debolezza mentale. Oggi, infatti, la debolezza mentale è
basata non solo sul quoziente intellettivo, ma anche sulle capacità della persona nell’adattarsi
all’ambiente e sul ruolo dei fattori socioambientali sul suo sviluppo. La madre è portata a costruire
con il figlio una relazione anomala che deriva dalla ferita narcisistica costituita dalla nascita di un
figlio anormale. In questa prospettiva si rileva la tendenza all’instaurarsi di una relazione duale
dove madre e figlio costituiscono un corpo unico e la figura del padre risulta solitamente assente
o molto marginale. In tale legame il figlio finisce per non avere un’identità autonoma e la madre,
per cercare un rimedio, passa da uno specialista all’altro con la speranza di una cura. Secondo
Mannoni, l’angoscia, la depressione e la solitudine caratterizzano il destino di queste madri anche
quando all’esterno appaiono persone ammirevoli per la loro dedizione. I figli di queste madri
manifesteranno i loro desideri e parleranno di sé con difficoltà. Si sono così sviluppati modelli del
funzionamento famigliare rigidi, che considerano indispensabile per un buon adattamento che la
famiglia attraversi e superi una serie di fasi, molto simili a quelli evidenziati di fronte alla perdita di
una persona cara. L’idea di un impatto necessariamente negativo della disabilità sulle vite delle
famiglie ha finito per dominare la letteratura e vedere l’handicappato, nel suo impatto psicologico
sulla famiglia, come uno stress e gli atteggiamenti genitoriali sono stati inquadrati come una
reazione allo stress.
stress
La parola rimanda all’idea di una condizione in cui l’individuo è sottoposto per un certo
periodo di tempo a un dispendio di energie superiore al livello da lui considerato accettabile. Lo
stress è comunque considerato una condizione negativa e del tutto indesiderabile. In campo
eustress
scientifico lo stress viene definito come una “medaglia a due facce”: con il termine ci si
riferisce a quel grado di stress che non danneggia la salute ma può contribuire a migliorarla,
distress
mentre con il termine si intende una condizione di accumulo di stimoli stressori che
genera nell’organismo una risposta eccessiva a livello fisiologico e psichico. Negli anni Ottanta la
letteratura che ha considerato lo stress connesso all’evento disabilità ha assunto come base la
sola dimensione negativa del fenomeno. Si è sviluppata un’ipotesi di reazione disadattiva allo
stress che ha ribadito un’elevata incidenza di disturbi della personalità dei genitori attraverso 1
atteggiamenti negativi per la crescita dei figli e con l’insorgere di problematiche nelle relazioni
interpersonali. Gli strumenti che vengono utilizzati per misurare il livello di stress nelle famiglie
self report,
sono quelli di di solito articolati in modo da indagare su aree diverse. Fra i più utilizzati
ci sono il QRS e il PSI. Il QRS indaga su tre aree principali: i problemi dei genitori, i problemi del
funzionamento familiare e i problemi che i genitori percepiscono in relazione al bambino. Esso è
stato ideato per misurare l’impatto di un bambino con ritardi di sviluppo, in situazione di handicap
o affetto da una malattia cronica sugli altri membri della famiglia. Il PSI è un questionario per
studiare i sistemi genitore-figlio in situazione di stress e per indicare specifiche fonti di stress. Le
fonti di stress possono essere legate alle caratteristiche del bambino, alle caratteristiche dei
genitori o alla situazione e alle caratteristiche demografiche. Gli studi che hanno utilizzato il QRS e
il PSI sono giunti a risultati tra loro diversi e ciò stimola alcune riflessioni sulla generalizzabilità dei
risultati ottenuti e sull’efficacia degli strumenti utilizzati. In generale, le diverse misure di stress
sembrano accomunate da dei limiti strettamente connessi alla definizione di disabilità. Alla luce
dei risultati sembra difficile individuare relazioni stabili fra fattori e livelli di stress ed esiti diversi.
Capitolo2: L’incontro con la disabilità: implicazioni pratiche ed emotive
della disabilità sulle famiglie
L’impatto ha un effetto dirompente sugli equilibri personali e
familiari ed è simile alla perdita del bambino sognato e atteso o a una condizione di lutto. Un
bambino disabile obbliga a pensare al futuro, nella maggior parte dei casi, senza avere lo stato
d’animo e gli strumenti per poterselo immaginare. La chiarezza e la gradualità di comunicazione
della diagnosi possono aiutare i genitori ad accompagnare la loro sofferenza verso un cammino di
speranze. I genitori desiderano ricevere quante più informazioni possibili al momento della
diagnosi anche qualora non siano capaci di comprenderle appieno o trovino tali informazioni
irritanti. Le istituzioni non sembrano riuscire a farsi carico della necessità di sostegno affettivo
determinato dalla situazione di disabilità. Ciò che i genitori lamentano più volte è di essere stati
lasciati soli di fronte alla diagnosi. Essi sottolineano un atteggiamento da parte degli operatori che
tende a un’eccessiva rigidità all’atto della comunicazione iniziale e nelle fasi immediatamente
successive. Spesso arriva dalle istituzioni un messaggio generico che bisogna attivarsi, ma le
strade sono spesso oscure per i genitori. Non sempre un filo diretto unisce i servizi diagnostici a
quelli riabilitativi e la diagnosi significa l’inizio di una faticosa ricerca dell’intervento possibile. Nella
maggior parte dei casi è necessario un certo lasso di tempo per affrontare la situazione nei suoi
diversi aspetti. La graduale messa in atto di meccanismi di accettazione può essere il tempo
necessario per mettere in funzione le risorse emotive, cognitive e organizzative.
Le caratteristiche delle famiglie dei disabili sono:
1. i compiti di cura più difficoltosi;
2. l’isolamento sociale;
3. il diverso ruolo del padre.
I figli disabili possono essere anche fonte di soddisfazione per i loro genitori. L’esistenza stessa
del figlio sarebbe gratificante. Spesso sembra il giudizio negativo o pietistico degli altri ad avere il
maggior peso negativo per i genitori, anche perché l’ambito delle scelte e delle azioni educative è
solitamente pubblico per queste famiglie, poste sotto i riflettori in quanto utenti di servizi. Un altro
elemento di gratificazione sono i grandi o piccoli traguardi educativi raggiunti, come imparare a
camminare, parlare, vestirsi da solo e così via. Un’altra fonte di appagamento è la sensazione di
cambiamento personale legata all’esperienza della disabilità: affrontare una situazione difficile fa
sentire le persone più forti.
Le famiglie si evolvono nel tempo in base a traiettorie specifiche di ogni singolo nucleo e in base
ciclo vitale.
alle fasi del Tali cambiamenti interessano anche le famiglie con figli disabili. Alcuni
temi dominanti connessi alla crescita della persona disabile sono:
- la consapevolezza dell’immodificabilità della disabilità: nonostante l’impegno e gli sforzi
compiuti, la disabilità rimane tale nel tempo;
- la vita affettiva e sessuale dei figli disabili: raramente la “sessualità” è un esplicito oggetto di
insegnamento o un’area di esperienza possibile;
- la sistemazione autonoma del figlio disabile adulto: la condizione adulta del disabile si connota
come particolarmente faticosa tanto da indurre nei casi più gravi all’istituzionalizzazione. Il
diventare adulto si scontra spesso con la tendenza a concepire il disabile come eterno
bambino, mentre è importante predisporre le basi per una vita il più possibile autonoma. Un
elemento importante è l’inserimento lavorativo per le valenze che il lavoro ha nella definizione
della persona adulta e per l’indubbio valore sociale di un inserimento mirato. 2
Capitolo3: I percorsi adattivi delle famiglie: problemi e risorse familiari, il punto di vista della
comunità
La necessità di considerare l’intera famiglia ha messo in luce l’importanza dei processi e dei
sistemi che interagiscono nelle condizioni di difficoltà familiare. Per comprendere le fatiche che
intervengono all’interno di un sistema occorre considerare tutti gli ambiti e le interazioni che si
paradigma ecologico,
verificano nell’ecologia di tale sistema. Secondo il un cambiamento in una
parte del sistema interferisce nelle altre parti credo nuovi bisogni per un adattamento, o
adattamento, del sistema stesso. In situazioni di crisi si sente il bisogno di:
identificare le relazioni che possono offrire risorse potenziali all’interno e al di fuori della famiglia
• attraverso gli amici e la comunità;
prestare attenzione al fatto che più generazioni possono fare esperienza di uno stesso
• avvenimento del ciclo di vita, per cui il livello di competenza delle prime può ripercuotersi sulle
altre;
considerare che favorire l’instaurarsi di relazioni significative aiuta lo sviluppo e la capacità di
• mediare i rapporti con il contesto sociale e nell’arco del lungo periodo.
La prospettica ecologica sottolinea quindi come, per capire e incoraggiare meccanismi protettivi,
sia importante fare attenzione alle dinamiche che intercorrono tra ciò che accade all’interno della
famiglia e ciò che è il clima culturale, sociale, economico e politico in cui gli individui vivono.
L’incontro e il rapporto di una famiglia con disabilità cronica di uno dei suoi membri sono
credenze
fortemente influenzati dalla rispetto a ciò che può aver causato il verificarsi dell’evento
ricerca di significato
stesso. La consiste nel capire se la disabilità deriva da problemi interni alla
famiglia, è stata provocata da figure esterne oppure è un evento fatale. Prendere coscienza della
propria forza di fronte alle avversità o dell’importanza delle relazioni può aiutare ad alleviare il
senso di perdita o di danno che alcuni eventi producono. Per essere in grado di attivarsi rispetto
alle sfide, le persone devono dar significato all’evento che gliele pone: l’evento diventa allora
comprensibile e giustificabile ed è possibile affrontarlo ponendosi obiettivi possibili e realizzabili.
Condividere significati rispetto ad un evento riduce le ambiguità e le incertezze relative a una
situazione problematica e crea un coordinamento di risposte tra i membri del gruppo. Secondo il
mito familiare, anche dove esistono dei disaccordi tra i membri della famiglia, la loro presenza non
implica un’assenza di condivisione. C’è differenze tra interazione e transazione: l’interazione è un
avvenimento in atto tra due persone che può non interferire con il significato e diventa transazione
quando, durante i processi di interazione, si verifica un cambiamento interno rispetto al mito
familiare. I due livelli di costruzione della realtà sono i costrutti familiari condivisi e i paradigmi: i
costrutti sono situazioni più specifiche dei paradigmi e si riferiscono alle concezioni della famiglia
rispetto alle interazioni di routine. I significati e il paradigma cambiano nel tempo in funzione delle
risposte familiari a nuove esperienze e in modo particolare a quelle stressanti. La caratteristica
fondamentale delle famiglie competenti è la capacità di trovare spiegazioni condivise rispetto alle
cause del disagio. costruzione di significato nei processi di buon adattamento
Per considerare la funzione della
familiare, nel modello FAAR il fattore significato è differenziato in due livelli:
1. il significato situazionale, che ha una funzione strumentale e operativa, fa riferimento agli
individui e alla definizione soggettiva della famiglia rispetto ai propri problemi, alle proprie
esigenze e alla valutazione delle proprie competenze nei rapporti con gli altri esterni al nucleo;
2. il significato globale, che ha una funzione valoriale e culturale, racchiude un sistema di
credenze più stabile rispetto alle relazioni tra i membri della famiglia e ai rapporti della famiglia
con una realtà più ampia.
Un nuovo FAAR aggiunge anche il terzo concetto di ambiguità di contorno, che mette in luce un
problema di estrema rilevanza in molte famiglie che hanno un membro disabile e riporta alla
comunicazione incongruente evidenziata spesso nei modelli di intervento di terapia familiare. Ci
sono tre livelli importanti da prendere in considerazione quando le famiglie s
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