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Il lavoro minorile

Capitolo 1 - Il lavoro minorile: un tema da affrontare

Il lavoro minorile va distinto dallo sfruttamento: se il primo in alcuni casi è accettabile, il secondo va perseguitato. Il lavoro minorile, se ben eseguito, può essere un momento di socializzazione e crescita per il minore.

Essendo il tema di interesse pubblico, vi sono diversi fenomeni riguardo ad esso che coinvolgono le principali aziende:

  • Campagne di denuncia o boicottaggio per quelle aziende che utilizzano manodopera minorile.
  • Creazione di codici di condotta aziendali stabiliti dalle compagnie stesse, che si impegnano a non utilizzare minori.
  • Sistema delle preferenze generalizzate, una norma che favorisce i prodotti delle aziende che aderiscono alle normative internazionali rispetto al lavoro minorile.
  • Etichette e marchi di qualità che garantiscono il rispetto dei diritti umani e senza l’apporto di lavoro minorile.

Un caso pratico fu quello del Bangladesh, infatti il 10% dei lavoratori era composto da minori, e quando le opinioni pubbliche internazionali iniziarono a ritenere il lavoro minorile un fattore da combattere, l'economia del Bangladesh subì un crollo. Tuttavia, era necessario considerare come la cultura in quel paese prevedesse la possibilità del lavoro minorile, cosa che rende particolarmente difficile allontanare i minori dalle fabbriche. Come dimostra questo caso, allontanare bambini dalle fabbriche non sempre ha risultati positivi sperati, infatti per molti di essi la situazione economica peggiorò.

Capitolo 2: Il lavoro minorile nel mondo e in Italia

Capitolo 3: Problemi tecnici e metodologici

Per quanto riguarda l'Italia, le stime sono estremamente divergenti. Nel 1999, la CL ha stimato che un range tra 360.000 e 430.000 soggetti erano interessati a questo fenomeno. Tuttavia, tali dati sono gonfiati dalla effettiva difficoltà nel reperire informazioni attendibili sul lavoro minorile:

  • Non è possibile utilizzare gli stessi metodi di rilevamento utilizzati per gli adulti a causa della discontinuità di tale fenomeno.
  • Quando i ragazzi vengono utilizzati in forma irregolare o illegale, sia i genitori sia il datore di lavoro tendono a occultare l'utilizzo dei minori per evitare le forme di sanzioni previste dalla legge.

L’ISTAT, seguendo le direttive dell’ILO (International Labour Organization), ha eseguito un’analisi sul lavoro minorile in Italia, trovando diversi spunti di interesse:

  • L’ILO, in merito alle metodologie usate per raccogliere i dati, suggeriva di intervistare i ragazzi raggiunti presso le famiglie o a scuola. Tuttavia, questo metodo presenta delle criticità: la prima è che se il minore è impiegato in un tipo di lavoro, i genitori tenderanno a oscurare il fatto; mentre nel secondo caso in cui si analizza il minore a scuola, è necessario avere numerosi permessi difficilmente rilasciati.
  • Una possibilità per raccogliere dati sono le interviste retrospettive, ossia si intervistano giovani adulti chiedendo informazioni sul loro passato lavorativo per indagare il fenomeno del lavoro minorile. Tale soluzione, tuttavia, presenta dei limiti. Il primo è basato sulla numerosità del campione; il secondo è che si riferiscono alla situazione passata, seppur recente. Nonostante ciò, si è rivelato il metodo più efficace a parità di vantaggi-svantaggi, inoltre i giovani adulti non hanno problemi a parlare di proprie esperienze passate.
  • Un elemento di difficoltà di rilevazione è la presenza di bambini in settori dell'economia non strutturati, dove la raccolta di dati statistici ispezioni sul lavoro sono difficili.
  • Solitamente in qualificazioni rientrano soltanto i minori intenti in un'unica attività lavorativa, ossia sono esclusi i lavoratori studenti che farebbero lievitare il numero di minori lavoratori.
  • L’ILO suggerisce una fascia di età compresa tra 10 e 14 anni, tuttavia anche la fascia di bambini sotto 10 anni potrebbe essere sfruttata.
  • Esiste una percentuale di bambine il cui lavoro non viene considerato un'occupazione minorile in quanto non ricevono nessuna retribuzione: sono coloro che si dedicano alle attività domestiche (faccende domestiche, prendersi cura della casa, aiutare altri membri della famiglia).
  • Vi sono bambini che aiutano i genitori in attività economiche familiari, tuttavia essa non viene rilevata dalle indagini statistiche.
  • I bambini si dimostrano spesso fonti inaffidabili a causa della scorretta identificazione del concetto di lavoro. Tuttavia, le informazioni raccolte da bambini stessi possono essere di interesse psicosociale.

Il totale di minori lavoratori stimato dall’ISTAT è 144.285.

Vista la difficoltà nello stabilire i limiti dell'argomento trattato, ricordiamo l’utilizzo delle convenzioni dell'organizzazione internazionale del lavoro (ILO):

  • Convenzione ILO n.138 sull'età minima lavorativa, che si riferisce a tutti i settori economici dove lavorano i minori, indipendentemente dal fatto che essi possano ricevere compenso, sancisce una soglia minima di 15 anni, abbassabile a 14 per i paesi in via di sviluppo.
  • Una seconda distinzione va operata tra i lavori che sono preclusi comunque ai minori perché illegali e quindi illegali anche per gli adulti e lavori proibiti per fattori di età.
  • Una terza divisione va fatta tra:
    • Lavoro minorile accettabile “Child Work”.
    • Sfruttamento “Child Labour”.
    • Lavori pericolosi e quindi inadatti a minore “Hazardous Work”.
    • Le forme incondizionatamente inaccettabili di sfruttamento minorile, quali pornografia, tratta di esseri umani e vendita di organi.

Per la rilevazione dei minori che lavorano, l’ILO fa riferimento a soggetti al di sotto dei 18 anni che abbiano svolto almeno un'ora di lavoro in una determinata settimana di riferimento, di solito considerata durante il periodo scolastico. Questa definizione non include i minori occupati in attività domestiche.

I lavori eseguibili dai minori vengono chiamati lavori leggeri, identificati come attività che non mettono a rischio lo sviluppo psicofisico del ragazzo né compromettono la formazione scolastica; inoltre non devono eccedere le 14 ore settimanali.

L'agenzia dell'ONU per l’infanzia, chiamata UNICEF, sottolinea come qualunque lavoro possa arrecare seri danni al minore, se svolto in condizioni precarie. Quindi studia come un qualsiasi lavoro possa trasformarsi in sfruttamento. L’UNICEF pone la linea di demarcazione tra lavoro e sfruttamento sulla base di due elementi:

  • L’età del ragazzo, per la quale si attiene alla Convenzione 138 dell’ILO (in circostanze straordinarie la soglia è 12 anni).
  • Le condizioni in cui l’attività viene svolta.

Capitolo 4: Riferimenti normativi internazionali e nazionali

Un primo strumento è la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, approvata nel 1959 dall'assemblea generale dell’ONU. L'articolo nono stabilisce che "il fanciullo deve essere protetto contro ogni forma di negligenza, di crudeltà o di sfruttamento. Egli non deve essere sottoposto a nessuna forma di tratta. Il fanciullo non deve essere inserito nell'attività produttiva prima di aver raggiunto un'età minima stabilita".

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fradraken di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Benevene Paola.
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