Avallone
Capitolo 1
In un primo senso generico, lavoro è qualsiasi esplicazione di energia volta a un fine determinato. In senso più specifico, lavoro è l’applicazione delle potenzialità psicofisiche dell’uomo diretta alla produzione di un bene o di servizio o ad acquisire un risultato tangibile di utilità individuale o collettiva. In questo senso il lavoro viene concepito come un processo dinamico:
- È un movimento che si conclude in un prodotto o in un servizio
- È un mezzo di espressione delle risorse fisiche, intellettuali ed emotive
- È un intervento di cambiamento, sia dell’oggetto su cui si esercita l’attività lavorativa, sia del soggetto che la compie il quale sviluppa abilità e affina sensibilità che altrimenti potrebbero rimanere sopite
- È una sequenza produttiva, in quanto finalizzata a conseguire un risultato utilizzabile e consumabile
- È un territorio nel quale si attivano rapporti e stili di relazione e di convivenza caratteristici di uno specifico e determinato contesto politico, economico, culturale e sociale
Le categorie ora elencate ci consentono di introdurre una dimensione che considero alla base del concetto di lavoro: la relazione. Secondo questa prospettiva il lavoro è fondamentalmente una relazione del soggetto con altri soggetti e con gli oggetti del mondo esterno; si intrinseca in una serie di interazioni con l’ambiente fisico e sociale nel quale il lavoro si svolge e con gli strumenti che si adoperano per svolgere il lavoro; implica un rapporto con il ruolo che si ricopre e con gli altri ruoli con i quali si interagisce.
Si può anche dire che l’esperienza lavorativa si costituisce sempre a partire da una relazione o da una rete di relazioni che il soggetto lavoratore intrattiene con:
- La struttura organizzativa nella quale si è inseriti
- I processi organizzativi
- La tecnologia
- La cultura dell’organizzazione
- Il contenuto del lavoro
- Il ruolo
- Lo spazio fisico
- Il tempo
- L’assetto normativo e retributivo
- Il progetto di vita personale
Da queste considerazioni discende che possiamo leggere il comportamento umano nei contesti lavorativi a diversi livelli che sono interdipendenti. Un primo livello riguarda l’individuo con i bisogni e desideri, con le sue paure e avversioni, con le speranze e i progetti. Un secondo livello riguarda l’aggregazione delle persone nel gruppo di lavoro. La sua gestione deve prendere in considerazione l’interdipendenza che il lavoro richiede; la necessità di assicurare livelli di efficacia collettiva; la coabitazione che il lavoro comporta e le diverse appartenenze che rendono stimolante e allo stesso tempo ardua la gestione della convivenza organizzativa.
Un terzo livello si riferisce all’organizzazione nel suo complesso, alla sua articolazione strutturale, alle tecnologie impiegate, ai sistemi culturali. Un quarto livello riguarda la società e la cultura. Il sistema economico e quello politico. L'insieme delle norme che disciplinano il mondo del lavoro a livello contrattuale, previdenziale e fiscale. Un quinto livello riguarda l'ambiente fisico in cui il lavoro si svolge. Le tematiche implicate sono quelle della salvaguardia dell'ambiente, dell'inquinamento, del rispetto degli equilibri della natura e della definizione dello sviluppo sostenibile.
Un sesto livello riguarda le altre società e le altre culture. In un mondo globalizzato nel quale le tradizionali barriere di spazio e tempo sono state definitivamente abbattute, le interconnessioni planetarie riguardano l'assetto geologico del pianeta, la distribuzione della ricchezza, gli assetti politici, l'economia e la finanza.
Il lavoro, come processo complesso e multideterminato, è oggetto di numerose discipline che testimoniano la pluralità dei modi di concepirlo e di tematizzarlo.
Lavoro in filosofia
Nel mondo antico prevale una concezione negativa del lavoro, inteso come attività manuale e considerato ora come corrispettivo del dolore richiesto dagli dei per concedere i beni agli uomini, ora come elemento che soffoca l'intelligenza che deve essere applicata a fini politici e speculativi, ora come elemento di distrazione dalla vita contemplativa. Esiodo considerava il lavoro come un alto valore morale e come esplicazione di virtù, ma occorre attendere il periodo rinascimentale per assistere a una vera e propria esaltazione del lavoro. Per Marx il lavoro è un'attività finalistica per la produzione di valori d'uso; è l’appropriazione degli elementi naturali per bisogni umani; è un’attività libera e creatrice.
Lavoro in economia e nel diritto
Mentre le scienze economiche considerano il lavoro prevalentemente dall'angolo visuale dell'impresa, che lo utilizza come fattore di produzione, il diritto, valorizza e tutela il lavoratore. La carta costituzionale pone il lavoro a base dello Stato; riconosce il diritto di ogni cittadino al lavoro; tutela il lavoro in tutte le sue forme; prevede di stimolare la formazione e lo sviluppo professionale e di favorire accordi e organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Nel quinto libro del codice civile (dedicato alla disciplina del lavoro) si ha un'accezione più ampia in cui il lavoro è ogni attività dell'uomo produttiva di ricchezza e, secondo un'accezione più specifica, il lavoro indica esclusivamente il rapporto per cui un soggetto presta la sua opera alle dipendenze di altri.
Lavoro in antropologia e in sociologia
Il contributo dell'antropologia allo studio del lavoro è originariamente circoscritto all'individuazione e alla comprensione dei diversi modelli di cultura, all’interno dei quali nasce e matura una precisa concezione del lavoro e dell'organizzazione. Secondo questa prospettiva risulta del tutto evidente che non esiste, dal punto di vista antropologico, un concetto universale di lavoro: vi sono, piuttosto, diversi concetti di lavoro che si possono enucleare studiando le diverse culture non necessariamente riconducibili alla concezione del lavoro, tipica della cultura occidentale europea e nord-americana. Ancora più articolato è il contributo della sociologia all’analisi del lavoro e dell'organizzazione. Lo studio delle collettività che sotto diversi aspetti si costituiscono in occasione del lavoro ha per lungo tempo privilegiato l'industria e l'azienda, finendo per esaminare prevalentemente il lavoro in fabbrica.
Lavoro in medicina
Il lavoro è oggetto anche di un ramo della medicina che studia i danni psicofisici che possono derivare all'uomo dall'ambiente di lavoro e ricerca e sperimenta i mezzi e gli strumenti adatti a prevenirli. La medicina del lavoro costituisce uno dei principali settori della medicina sociale e comprende la patologia del lavoro, che ha come compito specifico lo studio degli effetti dannosi che possono insorgere quale diretta conseguenza dell’esercizio di un mestiere, di una professione, del fatto di svolgere l'attività lavorativa in un particolare ambiente, e l'igiene del lavoro che studia, con finalità preventive, le cause di malattia, di infortunio o, comunque, di diminuzione delle capacità individuali conseguente all’espletamento di una determinata attività lavorativa.
Il lavoro può, dunque, essere causa occasionale di un evento morboso come nell’infortunio o causa diretta come nelle cosiddette malattie professionali, le quali dipendono direttamente dall'ambiente di lavoro o dall'oggetto, dagli strumenti e dalle modalità di svolgimento del lavoro. L'infortunio sul lavoro è un evento traumatico, lesivo per la salute del lavoratore, che si verifica: nell’ambiente di lavoro, nell’orario di lavoro, in modo rapido e violento, per cause esterne alla volontà del lavoratore. Esistono diverse classificazioni degli infortuni: secondo la forma, secondo l'agente materiale, secondo la natura e la sede della lesione. Esiste una complessa legislazione nazionale per prevenire gli infortuni e migliorare la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Il lavoro nella storia delle religioni
Un'ulteriore fonte per comprendere le diverse concezioni del lavoro è rappresentata dal pensiero religioso. Il lavoro non è un castigo di Dio inflitto all'uomo, non è la punizione per i peccati dell'uomo, al contrario il segno della grazia divina e la ricchezza, il benessere generato dal lavoro. Il lavoro in sé acquista il valore di vocazione religiosa: è Dio che chiama gli uomini a esso. Nell’ebraismo il lavoro è considerato come un mezzo con cui l'uomo esercita il suo dominio sulla creazione, non in concorrenza con Dio bensì come cooperatore al completamento del progetto divino. Il lavoro è fatica e sacrificio ma è esaltata la laboriosità che caratterizza la dimensione esistenziale della persona in modo creativo e che costituisce l'unica fonte di successo e di ricchezza, a differenza della pigrizia che è sinonimo di vuoto e di inutilità.
Nella cultura islamica l'uomo è stimolato a impiegare produttivamente il tempo e a ricercare i mezzi di sussistenza. La legge islamica impone al lavoratore l'obbligo di svolgere il lavoro al meglio delle sue capacità e competenze anche se la produttività potrà variare da persona a persona. L'islam incoraggia l'uomo a utilizzare tutte le risorse che Dio ha creato e gli ha affidato per un loro uso responsabile. La mancata utilizzazione di queste risorse per il vantaggio personale e per quello della società equivale a ingratitudine verso Dio. Per la chiesa cattolica numerose encicliche papali hanno seguito l'evoluzione del mondo del lavoro affrontando la condizione dell'uomo nei suoi rapporti economico-sociali, i diritti e i doveri dei proprietari delle aziende e dei lavoratori, il problema del salario e dell’utile d'impresa, le condizioni e i limiti nella lotta sociale, le condizioni e i limiti degli interventi da parte dello Stato in campo economico e sociale.
Il futuro del lavoro
La convivenza tra paesi potrebbe creare nuove occasioni di incontro e di integrazione ma restano sempre in agguato le forze della regressione e del declino. La convivenza nella società e tra le comunità non riesce più a fare affidamento su regole e su appartenenze consolidate ma richiede un’opera costante di impegno, di esplorazione, di integrazione, di rispetto delle differenze. La convivenza organizzativa è in crisi. La psicologia del lavoro e delle organizzazioni non può certo risolvere i problemi di questa entità ma può contribuire a rendere il futuro pensabile e progettabile e alimentare la speranza che si è possibile sentirsi co-costruttori di forme più evolute di convivenza organizzativa e sociale.
Capitolo 2
Prima di esaminare le origini e lo sviluppo della psicologia del lavoro, può risultare utile ricostruire il quadro della popolazione lavorativa nel mondo e in Italia. Naturalmente non tutte le componenti della popolazione sono coinvolte nel lavoro. Per questo motivo si distingue tra popolazione attiva e popolazione non attiva. La popolazione attiva include l'insieme delle persone sulle quali si può contare per l'esercizio e lo sviluppo delle attività economiche. La popolazione non attiva include le persone che si trovano nelle condizioni di non poter svolgere un lavoro.
Il numero degli occupati e la possibilità di lavoro all’interno di una comunità nazionale sono fortemente connessi all’andamento e allo sviluppo dell'economia. Per mettere a confronto i dati dei diversi paesi si fa il ricorso a una serie di indicatori statistici, convenzionalmente definiti, che consentono di effettuare una sintesi dei dati. Tra questi indicatori è di uso corrente fare riferimento al PIL, corrispondente all'inglese GDP, considerato l'indicatore più appropriato dell'attività economica di un paese. Il prodotto interno lordo è il valore complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni e dei servizi, prodotti in un paese in un certo periodo di tempo, indipendentemente dalla nazione dei produttori e destinati ad usi finali.
A partire dal PIL si può definire il reddito pro capite e il PIL pro capite che è calcolato dividendo il PIL per il numero degli abitanti. Se il PIL cresce a un tasso superiore a quello della popolazione, il tenore di vita del paese registra un miglioramento e viceversa.
Lavoratori in Italia
Una prima classificazione si riferisce alla grande ripartizione delle attività economiche che sono divise in tre settori: il settore primario si riferisce all’agricoltura; il settore secondario è riferito all’industria, alle aziende di produzione di beni e servizi; il settore terziario è riferito al commercio, ai trasporti e alle comunicazioni, al credito e alle assicurazioni, ai servizi, alle libere professioni e alla pubblica amministrazione. I dati riferiti al 2003-2008 evidenziano che nel tempo cresce complessivamente il numero degli occupati grazie agli incrementi che si verificano nel settore terziario mentre diminuiscono gli occupati soprattutto nel settore primario.
La classificazione delle professioni
L'esigenza di disporre di un sistema convenzionale di classificazione delle professioni viene discussa per la prima volta nel 1923. L'ultima versione, elaborata dall’ISCO, definisce quattro livelli di aggregazione delle professioni: 10 grandi gruppi; 44 articolazioni dei grandi gruppi; 130 gruppi minori; 437 unità professionali.
- Grande gruppo I: Legislatori, dirigenti ed imprenditori: comprende le professioni che richiedono esperienza e particolare capacità decisionali ed organizzative.
- Grande gruppo II: Professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione comprende tutte quelle professioni per le quali è richiesto un rilevante livello di conoscenze e di esperienza in ambito scientifico, umanistico e artistico.
- Grande gruppo III: Professioni tecniche: raccoglie le professioni che richiedono le conoscenze operative e l'esperienza necessaria a svolgere attività di supporto tecnico-applicativo in ambito scientifico, umanistico ed economico-sociale, sportivo e artistico.
- Grande gruppo IV: Impiegati: comprende le professioni di ufficio con funzioni non direttive, espressione di un lavoro non manuale a carattere esecutivo.
- Grande gruppo V: Professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, che svolgono funzioni gestionali e di assistenza alla clientela negli esercizi commerciali. Si tratta di professioni che richiedono conseguenze acquisibili completando l'obbligo scolastico, frequentando corsi di qualifica o attraverso esperienza pratica.
- Grande gruppo VI-VII: Artigiani, operai specializzati e agricoltori: raccoglie le professioni operaie e manuali specializzate in tutti i settori di attività economica. Il loro esercizio richiede l’esperienza, la conoscenza dei materiali, degli utensili, dei macchinari e delle caratteristiche e possibilità d’uso del prodotto finito.
- Grande gruppo VIII: Conduttori di impianti e operai semi-qualificati addetti a macchinari fissi e mobili.
- Grande gruppo IX: Professioni che richiedono un livello di conoscenza ed un grado di esperienza sufficienti a svolgere attività molto semplici e ripetitive, che comportano l’impiego di utensili a mano, spesso l’uso della forza fisica e limitata autonomia di giudizio e di iniziativa.
- Grande gruppo X: Professioni svolte nell’ambito delle Forze armate che garantiscono l’integrità territoriale e politica della nazione e la sua sicurezza in tempo di pace e di guerra.
Il lavoro è profondamente cambiato ed è possibile che continui a mutare in futuro per diverse ragioni che possiamo sintetizzare in quattro punti:
- L'innovazione tecnologica: riguardano sia l'innovazione di prodotto che l'innovazione di processo. Sono innovazioni continue, rapide, che creano flessibilità delle strutture organizzative.
- L'orientamento al mercato: l'orientamento al mercato è collegato all’innovazione tecnologica perché la flessibilità e il dinamismo introdotti dalle nuove tecnologie hanno dato una forte spinta a considerare i rapporti con il mercato come importanti. L'orientamento al mercato assegna una nuova rilevanza ai processi di integrazione a livello internazionale che spostano la competitività dei rapporti tra paese e paese ai rapporti tra aree e aree.
- L'internazionalizzazione degli scambi di prodotti, capitali e lavoro: l'orientamento al mercato è collegato alla globalizzazione e all’internazionalizzazione degli scambi di prodotti, capitali e lavoro. In pratica siamo in presenza di mercati dai confini sempre più ampi, che producono effetti anche di mutamento dell'assetto istituzionale.
- Lo sviluppo dei processi di terziarizzazione: i processi di terziarizzazione significano la diffusione dei servizi all’interno del sistema produttivo ed economico-sociale.
Tali fattori producono conseguenze sulla qualità e la quantità del lavoro. In termini quantitativi è inevitabile un drastico ridimensionamento delle persone occupate se resta immutato il lavoro in termini di ore per persona e se rimane ridimensionato il numero di ore necessarie per produrre un determinato prodotto. In termini qualitativi diventa sempre più rilevante la distinzione tra Good Jobs e Bad Jobs. Good Jobs sono i posti di lavoro, a condizioni monetarie e non monetarie, favorevoli. Bad Jobs invece sono posti di lavoro a condizioni sfavorevoli.
La tipologia delle attività lavorative
Le attività lavorative indicano...
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