RDoC: sistemi cognitivi, circuiti neurali, e dimensioni del
comportamento
Gli attuali sistemi diagnostici per i disturbi mentali sono stati costruiti prima che fossero
disponibili gli strumenti neuroscientifici, e benché abbiano migliorato l'attendibilità della
classificazione psichiatrica, è possibile che il progredire delle scoperte sull'eziologia dei
disturbi e i nuovi approcci al trattamento e alla prevenzione possano beneficiare di
concettualizzazioni alternative dei disturbi mentali. L'iniziativa RDoC è il punto chiave degli
sforzi del NIMH per raggiungere lo scopo strategico di sviluppare nuovi metodi per
classificare i disturbi mentali per scopi di ricerca. La matrice RDoC fornisce una cornice di
ricerca che incoraggia gli sperimentatori a riorientare la propria prospettiva di ricerca
considerando un approccio dimensionale allo studio delle caratteristiche genetiche, neurali
e comportamentali dei disturbi mentali. L'approccio integrativo degli RDoC include la
cognizione, ma anche i processi sociali, i sistemi di arousal e di regolazione, e i sistemi di
valenza negativa e positiva come domini principali, in quanto questi sistemi
neurocomportamentali hanno un'origine evolutiva comune, finalizzata ad asservire i
bisogni motivazionali e adattivi degli organismi. Attraverso l'attenzione ai circuiti neurali,
aiutata dai crescenti contributi delle neuroscienze evolutive sulla natura di molti disturbi e
la sua capacità di individuare i pattern di co-occorrenza tra sintomi e comportamenti, il
sistema RDoC mantiene la promessa di portare a un altro livello la nostra comprensione
della natura dei disturbi mentali.
Benché siano state effettuate importanti scoperte nel campo della cognizione, delle
neuroscienze e delle malattie mentali, siamo in una condizione di crescente frustrazione,
dovuta alla difficoltà di tradurre questi sforzi in una reale comprensione dei fondamenti
eziologici e di conseguenza dell'implementazione di nuovi trattamenti. Un importante
fattore che contribuisce alla lentezza del processo evolutivo è la diffusa abitudine di
affidarci a strumenti diagnostici e di ricerca categoriali e basati sui sintomi come il DSM e
l'ICD. Malgrado questi strumenti abbiano fortemente contribuito all'affidabilità delle
diagnosi psichiatriche a fini clinici e di ricerca, queste categorie e questi criteri erano stati
formulati prima dello sviluppo delle moderne neuroscienze, e la validità delle diagnosi è, di
conseguenza, discutibile. Il progresso verso una piena comprensione e un corretto
trattamento dei disturbi mentali è stato oscurato dalla focus scientifico sulla diagnosi, focus
che non riflette l'organizzazione dei circuiti neurali e dei comportamenti ad essi associati.
Lo sviluppo della conoscenza sui programmi comportamentali, e i relativi circuiti
neurobiologici, richiede uno spostamento nel modo di pensare la classificazione dei
disturbi mentali, nel caso dei processi cognitivi, così come le altre aree di ricerca sui
disturbi mentali.
Il progetto RDoC
Al fine di incoraggiare gli scienziati a liberarsi dalle costrizioni delle diagnosi categoriali e
riallineare la ricerca sulla malattia mentale alle scoperte sui correlati genetici e neurali del
comportamento, il NIMH ha avviato il progetto RDoC. Questa iniziativa rappresenta
l'implementazione della Strategia 1.4 del Piano Strategico del NIMH, che afferma di
"sviluppare, a scopi di ricerca, nuovi modi di classificare i disturbi mentali in base alle
dimensioni del comportamento osservabile e delle misure neurobiologiche". Lo scopo a
lungo termine del progetto è la validazione di compiti utilizzabili in contesto clinico, 1
l'identificazione di nuovi target per lo sviluppo di nuovi trattamenti, la definizione di
sottogruppi clinici significativi allo scopo di fornire trattamenti selezionati, e l'individuazione
di un percorso attraverso cui i risultati della ricerca possano essere tradotti in informazioni
utili ai fini delle decisioni cliniche. In altri termini, gli sforzi dell'iniziativa RDoC sono
focalizzati sull'identificazione di ampi domini di funzionamento e dei loro costrutti
dimensionali, sullo sviluppo di misure affidabili e valide attraverso un ampio piano i analisi
per ogni costrutto, e la realizzazione di studi supportivi, per determinare il range totale di
variazione presente nelle popolazioni cliniche e non cliniche, rispetto ai diversi domini.
Come discusso più dettagliatamente in seguito, l'organizzazione RDoC è stata
rappresentata con una matrice bidimensionale con i domini (e i relativi costrutti) nelle righe
e le diverse unità di analisi nelle colonne.
Negli ultimi anni, sono state due le linee di sviluppo che hanno preparato il terreno per lo
sviluppo de progetto RDoC. La prima è stata la revisione del DSM in vista della
pubblicazione della quinta edizione, che ha stimolato la discussione riguardo il ruolo delle
neuroscienze nella classificazione dei disturbi mentali e le diverse ragioni per cui le
neuroscienze non hanno portato il progresso, promesso dalle nuove tecnologie, per
comprendere le funzioni cerebrali. Il dubbio era relativo alla possibilità che, forse, dopo
decenni di attenzione alla specificazione, revisione ed espansione delle diagnosi del DSM,
le categorie diagnostiche che precedono le neuroscienze moderne siano diventate
reificate; di conseguenza, questa situazione avrebbe impedito il progresso nella ricerca dei
segnali comportamentali, neurali e genetici, progresso che permetterebbe la
comprensione dell'eziologia e guidare lo sviluppo dei nuovi trattamenti. Queste discussioni
hanno fornito un contesto per la considerazione di sistemi alternativi per classificare i
disturbi mentali. La seconda linea di sviluppo che ha influenzato l'implementazione
dell'RDoC è l'iniziativa MATRICS (Ricerca sulla Valutazione e il Trattamento per migliorare
la Cognizione nella Schizofrenia). Il primo scopo del MATRICS era lo sviluppo di una
batteria di valutazione per misurare le caratteristiche cognitive dei pazienti schizofrenici, lo
sviluppo di linee guida, strutturate a partire dal consenso tra l'industria farmaceutica,
l'Accademia, il NIMH, e l'Amministrazione per il cibo e le droghe degli USA, per la
realizzazione di prove finalizzate a valutare farmaci che migliorano le capacità cognitive
dei pazienti, l'assistenza al NIMH nel definire le priorità di ricerca in quest'area. Un
progetto correlato, il CNTRICS (Ricerca per il trattamento cognitivo e neuroscientifico per il
miglioramento delle capacità cognitive nella schizofrenia), è nato proprio dall'incontro
intitolato "Nuovi Approcci alla Cognizione", organizzato dal MATRICS. Obiettivo del
CNTRICS era di tradurre le conoscenze e i metodi delle neuroscienze cognitive, sociali e
affettivi in un set di sistemi cognitivi e di processi finalizzati al trattamento e alla
valutazione, mediante l'uso di scale standardizzate, in ambito comportamentale e negli
studi di neuroimaging. Benché sia il MATRICS che il CNTRICS si focalizzino su uno
specifico ambito clinico (la cognizione nella schizofrenia), il loro focus rigoroso e il
processo di collaborazione - estrarre un buon numero di domini ben definiti a partire da
un'ampia letteratura, seguita dalla standardizzazione delle scale - ha fornito una base per i
processi incoraggiati dal progetto RDoC. Attraverso un'iniziativa parallela ma più
esauriente, RDoC si propone di definire i domini principali per lo studio della malattia
mentale e validarli utilizzando misure genetiche, neuroscientifiche, fisiologiche,
comportamentali, e scale self-report.
La matrice RDoC
Lo schema RDoC può essere rappresentata come una matrice bidimensionale. Le righe
rappresentano "le dimensioni del comportamento osservabile e le misure neurobiologiche"
specificate nel punto 1.4 del Piano Strategico. Queste dimensioni sono riportate come
"costrutti", per rappresentare il loro status di concetti sull'organizzazione e sul
funzionamento cerebrali, finalizzati ad apportare miglioramenti nella ricerca. Di 2
conseguenza, i costrutti sono raggruppati sotto 5 domini sovraordinati di attività, che
riflettono la concettualizzazione di funzioni e le relazioni empiriche tra le attività sostenute
dai circuiti neurali. Le colonne della matrice rappresentano diverse unità (o livelli) di
analisi, che possono essere utilizzate per misurare diversi costrutti (il termine "unità" è
utilizzato per enfatizzare un approccio integrativo). Le unità di analisi sono le seguenti:
geni, molecole, cellule, circuiti, fisiologia, comportamento, e self-report. I geni, le molecole,
e le cellule sono direttamente rilevabili (anche se in molti casi, la valutazione diretta di
questi aspetti può rivelarsi problematica nel genere umano). L'unità "Circuiti" si riferisce a
misure che possono indicizzare l'attività dei circuiti neurali, anche attraverso il
neuroimaging funzionale o attraverso registrazioni validate in precedenza come indici
affidabili per un determinato circuito (ad esempio, il riflesso di trasalimento). l'unità
"Fisiologia" si riferisce a misure ben definite e validate in diversi costrutti, ma che non
misurano direttamente le attività del circuito (ad esempio, battito e livelli di cortisolo).
"Comportamento" si riferisce sia all'osservazione sistematica del comportamento, sia alla
performance di un soggetto in un determinato compito, come accade per i test di working
memory. Inoltre, la matrice presenta una colonna a parte per i Paradigmi, in cui sono
annotati aspetti scientifici particolarmente utili per lo studio del costrutto.
Le celle di intersezione tra i costrutti e le colonne sono dedicate alle scoperte scientifiche.
Complessivamente, la struttura della matrice RDoC è finalizzata a facilitare l'integrazione
dei risultati di ricerca già esistenti con l'identificazione di "buchi" nelle attuali conoscenze
scientifiche, che possono essere trasformati in future aree di ricerca.
Come potrà la matrice RDoc funzionare come un sistema di classificazione a scopi di
ricerca? In prospettiva, potremmo sottolineare che l'attuale sistema impone tre limiti alle
variabili indipendenti (ad esempio, la classificazione in gruppi) negli studi psichiatrici:
primo, i sintomi sono unità di analisi che devono essere utilizzate; secondo, bisogna
considerare delle particolari costellazioni di sintomi (ad esempio, i criteri politetici del DSM
o i loro equivalenti nell'ICD); e terzo, i sintomi devono essere usati (salvo rare eccezioni)
per arrivare a una semplicistica diagnosi di presenza o assenza del disturbo, senza criteri
per quantificarla. Rispetto alla matrice, una qualunque unità di analisi potrebbe essere la
variabile indipendente di una ricerca. In uno studio sulla memoria di lavoro, la performance
in un compito potrebbe essere la variabile indipendente (possibilmente stratificata in base
a particolari polimorfismi genetici), e le variabili dipendenti potrebbero essere sia
l'attivazione di aree rilevanti per la working memory (misurate con l'fMRI) che la capacità
funzionale alla vita quotidiana. In un altro esempio, pazienti con disturbi internalizzanti
(ansia o disturbi dell'umore) potrebbero essere classificati in base ad una dimensione
complessiva di sintomi di distress (indipendentemente dalla diagnosi sul DSM), e
l'attivazione dei circuiti della paura in alcuni compiti rilevanti (ad esempio, compiti di
immaginazione o di visione di video-clip) potrebbero essere valutati per testare l'ipotesi
che la crescente severità e/o cronicità dello stress sia associata ad un'iporeattività dei
circuiti della paura. In entrambi i casi, la variabile indipendente non può essere assegnata
fino a che non sono condotti gli esperimenti; poiché la variabile indipendente è
dimensionale, comunque, questo non crea necessariamente problemi di potenza statistica
o di matching dei soggetti nei gruppi coinvolti. Così come implicato negli esempi appena
esposti, la scelta dell'unità di analisi da utilizzare come variabile dipendente e
indipendente dipende dalla domanda di ricerca.
In particolare, nelle prime fasi degli studi con approccio RDoC, potrebbe avere una
funzione euristica riportare il numero di partecipanti dei campioni di studio che rispondono
ai criteri diagnostici per le varie diagnosi primarie sul DSM, allo scopo di facilitare i
paragoni con le diagnosi tradizionali e con la classificazione RDoC. Comunque, bisogna
sottolineare che uno dei principali punti focali del Punto Strategico 1.4 è delineare l'intero
range di una dimensione particolare, includendo i pazienti che non rientrano nei 3
tradizionali criteri diagnostici o che potrebbero avere un disturbo NAS. Perciò, includere
solo soggetti che rispondono ai criteri per le diagnosi DSM/ICD (anche se più di una) non
è un approccio totalmente soddisfacente, nell'ottica RdoC. Uno dei problemi connaturati
all'approccio categorico è che, malgrado la riconosciuta eterogeneità visibile (virtualmente)
in tutte le diagnosi cliniche, l'analisi che ne consegue coinvolge implicitamente la nozione
di un'entità unitaria con un "punto" (Valore Atteso) e una varianza "normale", per ogni
misura considerata. Le scoperte a proposito delle differenze di gruppo implicano quindi
che tutti i pazienti siano deficitari, se paragonati a gruppi di controllo con soggetti normali -
questo tipo di confronti risultano fuorvianti, per due aspetti: 1) almeno alcuni pazienti non
sono così deficitari come emerge dagli studi, e sarebbe importante capire perché; 2) il
deficit di pazienti con NAS o condizioni meno gravi di disturbo potrebbero risultare più
ridotti o meno severe, in proporzione, ed escludere questi pazienti nasconde la
manifestazione di dimensioni potenzialmente rilevanti e devia l'attenzione verso
disfunzioni clinicamente rilevanti.
Una domanda che ci si pone spesso è se includere pazienti con diagnosi molto diverse tra
loro (ad esempio, uno studio sulla working memory che include pazienti con diagnosi
primarie di psicosi, disturbi internalizzanti e esternalizzanti) potrebbe generale una tale
varianza nei risultati, da risultare insensata. Inizialmente, almeno, questo tipo di
osservazione potrebbe risultare legittima. La situazione tipica sarebbe che pazienti che si
presentano in clinica per un trattamento specifico (disturbi psicotici, d'ansia o dell'umore)
rappresentino la cornice di campionamento per gli studi, massimizzando la varianza
rilevante e minimizzando il rischio di paragonare "le mele con le arance". Alla fine, man
mano che la conoscenza dei circuiti e delle valutazioni aumenta, potrebbe essere
produttivo fare quel genere di paragoni (mele/arance). Per esempio, negli ultimi anni è
diventata prassi comune verificare se un paziente con depressione abbia anche una
comorbilità con la schizofrenia, per esempio. Utilizzando i criteri basati sui sintomi, è
difficile capire se questi sintomi siano dovuti al disturbo depressivo, o alla schizofrenia.
Comunque, le misure che sono state validate per valutare circuiti funzionali rilevanti (ad
esempio, cognitivi, di rinforzo, o di arousal), potrebbero fornire delle valide euristiche per
fare passi in avanti nel rispondere a queste importanti domande cliniche.
RDoC: assunzioni e principi
La cornice RDoC si fonda su 3 postulati. Primo, le malattie mentali sembrano essere
disturbi dei circuiti cerebrali. Secondo, si assume che gli strumenti delle neuroscienze
cliniche, incluse neuroimaging, elettrofisiologia, e nuovi metodi per misurare le connessioni
neurali, possano essere utilizzati per identificare disfunzioni dei circuiti neurali. Terzo,
l'approccio RDoC presume che i dati dalla ricerca genetica e dalle neuroscienze cliniche
porteranno all'individuazione di indicatori biologici che aumenteranno i segni e i sintomi
clinici, facilitando l'intervento e la gestione clinica.
La concettualizzazione RDoC include processi di sviluppo e interazioni con l'ambiente
come dimensioni ortogonali che dovrebbero improntare ipotesi e conclusioni derivate dalla
struttura organizzativa RDoC. L'assenza di queste due dimensioni ortogonali nella matrice
è dovuta ai limiti del disegno 2D, e non si dovrebbe pensare che solo perché gli assi
ortogonali non sono riportati nella matrice, queste dimensioni siano meno importanti ai fini
della comprensione della teoria RDoC. L'importanza dei fattori di sviluppo (sia pre che
post natali) è elaborata di seguito, e le recenti scoperte dimostrano che l'impatto
dell'ambiente sul fenotipo attraverso i cambiamenti epigenetici promette nuove svolte nella
comprensione dei disturbi cerebrali.
Considerando il ruolo del RDoC a proposito dei sistemi diagnostici già esistenti, RDoC è
una cornice di ricerca, e non ha come scopo lo spodestamento del DSM o dell'ICD. RDoC
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non parte dalle attuali categorie diagnostiche - al contrario dei sistemi diagnostici che
sono, necessariamente, comprensivi e inclusici rispetto ad un ampio range di disturbi - e
non si propone di occuparsi di sintomi e malattie. Benché la rilevanza psicopatologica sia
stata un criterio di selezione dei costrutti, la cornice RDoC è finalizzata ad essere
circoscritta e rada in un modo tale che i domini più importanti possano essere identificati
senza generare una moltitudine di costrutti di bassa utilità. Poiché è una cornice di ricerca,
RDoC comprende procedure che consentono aggiornamenti regolari dei costrutti e dei loro
elementi caratteristici, man mano che la ricerca progredisce.
Stato dell'arte dell'iniziativa RDoC
Il gruppo di lavoro RDoC del NIMH sta attualmente conducendo una serie di workshop allo
scopo di definire un'iniziale specificazione per ogni costrutto proposto. Ogni workshop è
focalizzato su un dominio, ed è preceduto da un sondaggio fatto a scienziati esperti per
quel dominio, alo scopo di ottenere un ampio campione di opinioni a proposito del domini
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