Pensare l'esperienza: itinerari nella scuola primaria
Le categorie chiave che hanno guidato l’organizzazione del libro sono complessità e futuro, in tema di scuola primaria, tra formazione iniziale degli insegnanti, formazione in itinere e progettualità. L’idea di raccogliere i saggi nasce da un convegno del settembre 2013 intitolato "Primaria oggi" che aveva lo scopo di proporre le basi per ri-pensare il Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria.
Ri-pensare nel senso di pre-figurarsi nuovi scenari per il futuro, all’indomani delle indicazioni nazionali del 2012, che vedono una repentina avanzata delle nuove tecnologie didattiche. Nasce quindi il problema di un Corso di Laurea centrale per l’istruzione, per la diffusione di cultura, per l’Università, per la crescita del settore dell’insegnamento per la scuola dell’infanzia e primaria e per il futuro del paese.
Il ruolo della formazione e dell'università
Il libro deve essere considerato come un Corso di Laurea prepara gli insegnanti a formare gli abitanti non solo di un Paese, ma del mondo: una responsabilità che l’Università non ha ancora colto nella sua complessità ed importanza. Il volume traccia alcuni percorsi per una pedagogia della scuola del futuro attraverso le voci degli insegnanti.
La prima parte individua, attraverso i saggi, alcuni tratti teorici o linee guida per ripensare la scuola. La seconda parte racchiude idee ed esperienze che narrano di una scuola al lavoro, che pulsa e si impegna, si aggiorna e cammina, procedendo verso il futuro.
Il futuro della formazione
Il futuro si costruisce pensando alle nuove generazioni, oggi, affinché sappiano anticipare il domani. In tal senso la formazione degli insegnanti è fondamentale per cambiare la scuola. La voce dei docenti e dei bambini è diretta a chi si prepara a diventare insegnante affinché possa esplorare i propri ricordi di scuola e possa farne tesoro per non perdere mai l’entusiasmo professionale.
La Gestione della classe rimanda alla relazione educativa e alla migliore predisposizione dei soggetti all’apprendimento. Il buon clima relazionale crea il contesto per la fiducia, la disponibilità e la creazione del senso della responsabilità all’apprendere. I saggi ci mostrano che la scuola del futuro non ha bisogno di insegnanti, ma di docenti incoraggianti, non ha banchi o aule, ma spazi aperti dove i bambini hanno l’opportunità di comprendere il senso del mondo.
Tirocinio e curricolo verticale
Il Tirocinio è il luogo dell’esperienza sul campo che, nel percorso di laurea, ha il ruolo di portare le conoscenze teoriche verso le conoscenze pratiche. Qui il dialogo tra scuola e università si fa più intenso. Alcune sperimentazioni sono riprese anche nei saggi.
Il Curricolo verticale è lo strumento grazie al quale si attua l’idea di una scuola aperta longitudinalmente, trasversalmente e verticalmente. Il curricolo verticale consiste in una scuola che educa attraverso la crescita dei bambini, che rispetta i tempi di questa crescita e che collabora fra i gradi differenti di educazione.
Inclusione e valutazione
I Bisogni educativi speciali rappresentano il modello di integrazione e poi di inclusione che la scuola italiana ha scelto a partire da 20 anni fa. Per essere applicata attivamente, l’inclusione ha bisogno di essere praticata attivamente e per tutto l’arco della vita professionale di un docente. La Valutazione consiste nella valutazione del compito, del processo e del percorso.
Alcune riflessioni che troviamo nei saggi della seconda parte sono affrontati teoricamente nella prima parte del volume.
Competenze e formazione iniziale
La professionalità docente è al centro dell’interesse di ogni autore e il quadro complessivo che emerge ci permette di ri-pensare la formazione iniziale della docenza. Gli aspetti centrali dei saggi riguardano le competenze relazionali-comunicative, la forza delle capacità inclusive e un nuovo modello evidence based per affrontare la complessità del tirocinio.
La prima parte del volume si interroga su quale formazione è necessaria per permettere ai bambini di apprendere e quali sono le competenze veramente utili per oggi e per un domani. Iniziamo ad avere nelle scuole molti nuovi strumenti tecnologici, ma è necessario importare un clima per la costruzione di una mente riflessiva dove la tecnologia sia un mezzo per raggiungere dei fini.
Nel complesso, la nostra scuola ci rimanda ad un quadro mediamente insoddisfacente per un paese che ha necessità di sviluppo. Si tratta, allora, di pensare ad un rimedio a cui chi si occupa di formazione non può sottrarsi. Non sappiamo ancora se laboratori e tirocini abbiamo le potenzialità necessarie a formare gli insegnanti di domani.
Capacità chiave per il futuro
Dobbiamo porci il problema di costruire capacità per un futuro che non è domani, ma già oggi. Possiamo riassumere con complessità alcune capacità-chiave della formazione dei futuri insegnanti poiché hanno una moltitudine di prospettive che possono essere però governate con la consapevolezza dell’incertezza e dell’indeterminazione.
Parte prima: sullo sfondo teorico
Capitolo 1: La scuola in una società complessa: formare la professione docente
La scuola e la formazione di base dei giovani di Paolo Federighi La scuola ‘non-insegnante’ si ha quando dall’affermazione del diritto o dell’obbligo individuale allo studio si passa a considerare i risultati in termini di apprendimento. Finché il diritto allo studio viene concepito come obbligo di iscrizione, di frequenza, di conseguimento di un titolo di studio, l’attenzione si focalizza sull’obbedienza da parte degli studenti e delle famiglie e sulla capacità della scuola di attrarre e di accompagnare i giovani fino alla conclusione del loro percorso di studi.
Quando, invece, l’attenzione viene rivolta verso i learning outcomes, cioè i risultati di apprendimento di ogni singolo studente, allora la prospettiva si sposta sulla funzione insegnante della scuola. Il modello moderno di scuola nasce con una funzione etica, cioè che ha l’obiettivo di crescita delle persone. Gli Stati si impegnano nella costruzione e nello sviluppo della scuola anche per assicurare le persone ad una società che richiede determinate competenze.
I Governi spendono per la scuola il doppio rispetto alle spese militari. Questa scelta ha prodotto un indiscutibile aumento della scolarizzazione. In Italia, il numero delle persone che accedono al sistema scolastico e il numero medio di anni che un cittadino passa all’interno del sistema scolastico è in costante aumento. Con un numero così elevato di cittadini e di anni di vita investiti nella scuola, cresce l’attenzione verso i risultati che essa produce.
Il ruolo del capitale umano e l'apprendimento scolastico
Tra i drivers che contribuiranno a determinare le possibilità di crescita di un paese, la qualità del capitale umano assume un rilievo centrale e deriva dagli anni di scolarizzazione. Essa dipende dalla qualità dei contesti e delle opportunità di apprendimento in cui le persone vivono.
Accanto all’apprendimento scolastico, va considerato il ruolo centrale dell’apprendimento nei luoghi di lavoro, il ruolo dei luoghi di apprendimento e il personal learning, cioè l’apprendimento derivante dalla vita quotidiana e culturale. Per questo l’economia dell’istruzione e della formazione costituiscono oggi una componente strategica dell’economia globale.
La crescita economica si realizzerà con il contributo di un sistema scolastico che, in Italia, vedrà aumentare il numero medio di anni di scolarizzazione. Questo significa che non è necessaria una sostanziale crescita degli accessi al sistema scolastico e che gli attuali livelli di scolarizzazione sono coerenti con le prospettive di crescita del paese.
Il contesto di crescita delle persone
Il contesto di crescita delle persone è dato da 4 fattori che sono la scuola, il lavoro, la vita quotidiana e la vita di consumo. Di questi fattori, la scuola ha un livello elevato di qualità, cioè è la stessa per tutti (a maggior ragione quella pubblica e quella di base).
Per approfondire le funzioni della scuola e comprendere i modi in cui la scuola può essere migliorata, dobbiamo osservare il rapporto tra scolarizzazione e mobilità sociale. Questo rapporto aiuta a comprendere se e quanto la scuola aiuti i giovani a migliorare la loro condizione sociale.
Le teorie del capitale umano attribuiscono alla scuola la funzione di filtro per scegliere i giovani con le migliori qualità e competenze. Questa funzione è ridimensionata quando non esistono processi di mobilità sociale correlati alle funzioni della scuola. La mobilità intergenerazionale dipende da fattori ereditari, familiari e dell’ambiente sociale in cui gli individui crescono.
I bambini italiani provenienti da famiglie povere hanno una maggiore probabilità in futuro di avere redditi bassi rispetto a bambini poveri che vivono in altri paesi ricchi dell’Occidente. In particolare, in Italia, il livello di istruzione del padre si correla con il livello conseguito dai figli.
L'esclusione e le sfide dell'istruzione
I due indicatori che consentono di accertare l’esclusione dei cittadini dall’accesso al sistema scolastico sono gli abbandoni precoci e i cittadini con bassi livelli di istruzione. Nel 2013, i giovani che non partecipavano ad alcuna forma di istruzione erano il 17% in Italia ed erano persone il cui sviluppo intellettuale era affidato al lavoro e alle reti sociali.
Dato ancor più preoccupante è il fatto che uno studente su 5 con età pari a 15 anni, non possiede un livello di conoscenze idoneo a 9 anni di scuola. Prendendo in considerazione 3 materie quali la lettura, la matematica e le scienze, la situazione migliora solo per quanto riguarda le competenze matematiche, ma peggiora sia per la lettura che per le scienze.
La situazione si aggrava maggiormente se prendiamo in considerazione le conseguenze dell’istruzione sulla popolazione adulta: ciò significa che l’istruzione ricevuta a scuola non permane. Infine, solo il 40% dei giovani sostiene che la scuola li ha aiutati ad accrescere il loro spirito di iniziativa.
La scuola di massa e le élites
In conclusione, le funzioni di accrescimento delle conoscenze di base svolte dalla scuola si limita ad una piccola parte della popolazione che, nel tempo, diminuisce e che non utilizza quanto imparato a scuola. La scuola è quindi purtroppo utile solo ad una minoranza di giovani.
Anche la scuola di massa forma élites. Ciò non è evidente nelle certificazioni e nelle qualifiche, ma è evidente se consideriamo le capacità possedute da ogni individuo. La formazione di élites implica l’emarginazione di una minoranza di giovani.
La ricerca ha dimostrato che le qualifiche non servono a segnalare le competenze acquisite, ma a selezionare delle persone al fine di preservare guadagni e prestigio di alcuni gruppi professionali.
A cosa serve la scuola?
A cosa serve la scuola? è una domanda che si pone chi sa che è necessario avere luoghi dell’educazione diversi da quelli della famiglia. Moravia sosteneva che la scuola media fosse inutile e che doveva essere sostituita con il lavoro in campagna.
Nella scuola, il punto di vista degli studenti emerge con difficoltà, cioè è la più nascosta e la più marginalizzata nei secoli. Il punto di vista degli alunni emerge con difficoltà anche nei casi di processo per abuso o violenza nelle scuole degenerate da comportamenti degli adulti.
A scuola è possibile innovare o migliorare l’organizzazione didattica. Vi sono numerose esperienze e modelli di scuola che forniscono validi esempi. La domanda è perché i validi esempi debbano rimanere solo testimonianze e non contribuire a rinnovare il sistema scolastico internazionale.
Non è detto che gli investimenti in educazione avvantaggino economicamente il paese che li ha sopportati. Se il cambiamento non incoraggia gli investimenti dei singoli Stati, è difficile che il cambiamento avvenga. Ricordiamo sempre che un sistema formativo inefficiente espone le imprese e le famiglie ad ulteriori costi di adeguamento e impone alle società costi per il sostegno degli esclusi.
Modello scolastico attuale
L’origine principale dell’inadeguatezza della scuola è costituita dal suo modello. Gli storici dell’educazione possono oggi darci una chiara visione del processo che ha portato la scuola ad essere ciò che oggi è. Il modello scolastico può essere ancora oggi descritto nelle sue componenti fondamentali:
- Il bisogno di conoscere: gli studenti hanno solo bisogno di sapere che devono apprendere ciò che gli viene insegnato dal docente se vogliono andare avanti ed essere promossi e non gli interessa sapere come ciò che apprendono si applicherà alla vita reale;
- Il concetto di sé dello studente: il concetto che l’insegnante si fa dello studente è quello di una personalità dipendente;
- Il ruolo dell’esperienza: l’esperienza dello studente ha poco valore e non è utilizzata come risorsa dell’apprendimento. L’esperienza che conta è quella del docente;
- La disponibilità ad apprendere: gli studenti sono pronti ad apprendere ciò che il docente dice loro cosa devono apprendere;
- L’orientamento verso l’apprendimento: gli studenti hanno un orientamento verso l’apprendimento centrato sulle materie e considerano l’apprendimento come l’acquisizione dei contenuti della varie discipline;
- La motivazione: gli studenti sono motivati ad apprendere da stimoli esterni, come i voti, l’approvazione o la disapprovazione dell’insegnante, le pressioni da parte dei genitori.
Evoluzione della scuola
Il modello di scuola oggi è continuo con quello del XIX secolo. L’evoluzione della scuola si può riassumere in 4 fasi:
- La teoria dei due popoli: sono state evidenziate le distinzioni tra uomo comune, che si attiene alla conoscenza individuale e concreta, e gli intellettuali, che trasformano le sensazioni e le intuizioni in concetti e idee. La scuola legittima la discriminazione, l’esclusione dei peggiori a seconda della loro appartenenza sociale, etnica…;
- La scuola come strumento di trasformazione sociale: alla scuola è affidato il compito del cambiamento sociale e di creazione delle condizioni di uguaglianza per favorire ogni opportunità di accesso al sistema scolastico e per abolire di ogni tipo di barriera (età, genere, etnia, lingua…);
- La scuola pubblica come strumento delle politiche dei governi: dopo crescenti investimenti, i governi si attendono risultati crescenti. Ma i dati sono deludenti perché la scolarizzazione aumenta, ma non le conoscenze dei giovani. Aumentano invece le persone che possiedono un certificato di studi. Le politiche e parte della ricerca pedagogica attribuiscono alla scuola e agli insegnanti la bassa qualità dell’educazione. Si possono ottenere miglioramenti solo regolando le modalità di come si insegna a scuola, cioè garantendo a tutti pari opportunità;
- Il focus sulla competence supply: in risposta ai deficit che la scuola continua a manifestare, le politiche sono orientate su 2 obiettivi principali. Il primo riguarda l’attenzione verso la standardizzazione che ha comportato una crescita ed un miglioramento della scuola. Il secondo riguarda l’attenzione verso la competence supply, ovvero le competenze acquisite dai giovani che la scuola saprà mettere a disposizione della società nei successivi anni. La competence demand è la capacità della scuola di formare i giovani alle richieste della società. L’obiettivo è l’equilibrio tra competence demand e supply. Lo sforzo è predire i learning outcomes, cioè i risultati di apprendimento, che un soggetto può acquisire. Quindi lo Stato investe e le famiglie e i giovani sono orientati a scelte di vita e di lavoro consone per loro. Il problema è che la scuola rischia di formare persone per un futuro già scritto dalla società. Si passa quindi da una scuola intesa come uno strumento di trasformazione sociale ad una scuola che cerca di rendere più efficaci i meccanismi di funzionamento all’interno di un qualcosa di già stabilito.
Cambiamento e drivers
Lo sforzo di prevedere il futuro serve a dare senso al presente. Esistono 6 drivers del cambiamento che avranno un impatto sulla scuola e sulla funzione della professione docente:
- Un incremento della longevità, che accresce la volontà di apprendere e di praticare stili di vita sani;
- Una crescita dei sistemi e delle macchine intelligenti: i giovani di oggi vivono e vivranno una vita lavorativa diversa, caratterizzata da un rapporto diverso con le macchine, di collaborazione e dipendenza;
- Il Computational World: la progressione della tecnologia consente di considerare il mondo come un sistema programmabile. Il lavoro e la vita dei giovani è sempre più determinata dall’utilizzo dei dati a loro disposizione;
- La New Media Ecology: i nuovi strumenti di comunicazione richiedono un’alfabetizzazione. Questi strumenti stanno esercitando un enorme impatto sulla cultura presente e futura. La comunicazione tra le persone sta crescendo, il rapporto con la realtà è filtrato dalla realtà virtuali, i giovani di oggi possono guardare e interpretare la realtà da diversi punti di vista;
- Le organizzazioni superstrutturate: le tecnologie sociali creano nuove forme di intelligenza, creatività e innovazione. La qualità della vita e del lavoro dei giovani dipende da queste forme di produzione e di creazione di valore;
- La crescita dell’interdipendenza su scala mondiale, che impone ai giovani di vivere e crescere in un mondo che richiede la loro capacità di adattarsi a nuove culture e tradizioni e di gestire la diversità.
Capacità chiave per il prossimo decennio
Le capacità chiave per una vita e un lavoro decente nel prossimo decennio sono:
- Il Sense Making: l’esposizione a nuove forme di conoscenza richiede la capacità di apprenderle;
- L’intelligenza sociale: la crescita delle relazioni richiede ai giovani l’acquisizione delle competenze sociali.
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