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Riassunto esame Motricità e relazioni interpersonali, prof. Boffo, libro consigliato Attaccamento e formazione. Studio su John Bowlby, Boffo Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Motricità e relazioni interpersonali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Attaccamento e formazione. Studio su John Bowlby, Autore: Vanna Boffo - Editore: Unicopli.
Voto esame: 30.

Esame di Motricità e relazioni interpersonali docente Prof. V. Boffo

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Qualunque fosse il metodo adottato, la Klein e la Freud hanno consentito agli studiosi della

successiva generazione di riformulare un modello dell’apparato psichico. La Klein sosteneva che

l’analisi fosse fondamentale per curare i bambini mentre la Freud la usava solo in casi gravi; per lei

l’analisi doveva sostenere e approfondire i rapporti tra adulto e bambino, ma non poteva essere

paragonata a quella adulta perché mancano tutti gli elementi del patto tra adulto e terapista: la

comprensione della malattia, la voglia di guarire, la decisione di curarsi. Il bambino invece non

sente di avere o di creare problemi, per questo per lui è ottimale usare i sogni e i disegni nelle

sessioni di cura.

La Klein invece lavorava sul gioco spontaneo in laboratorio di analisi e considerava le azioni

del bambino come le rappresentazioni dell’inconscio. La Freud invece riteneva che per curare il

bambino si dovesse partire dalla famiglia, bisognava intervenire su tutto il nucleo familiare per

metterlo al corrente e far si che non fossero estranei al disturbo del figlio.

Nel 1930 c’era un’opposizione netta tra Londra (Klein) e Vienna (Freud) tanto da organizzare

una conferenza per far conoscere a tutti queste idee ben distinte. In seguito, con l’avvento del

nazismo, Freud e tutti gli psicologi tedeschi furono costretti a rifugiarsi a Londra, con l’aiuto dello

stesso Jones e della Klein. La Freud, da quel momento, decise di restare a Londra fondando le

Hampstead Nurseries, avviando insieme a Dorothy Burlingham un intenso lavoro di recupero a

favore degli orfani di guerra.

Durante questo periodo, la divisione tra questi 2 pensieri si fece sempre più forte tanto che si

crearono corsi doppi nelle università per kleiniani e freudiani; ma in questa contesa nacque un

gruppo di mezzo formato da persone esterne ai due movimenti e che prese il nome di The

Indipendent Group. All’interno dell’Indipendent Group, ogni studioso poteva essere libero di

sviluppare le proprie inclinazioni, tale divisione si è mantenuta fino ai nostri giorni, includendo lo

stesso Bowlby che si situò all’interno di questo nuovo gruppo nel momento della sua più alta

fioritura (anni 40-50). Tutti gli analisti dell’Indipendent Group, erano impegnati nel loro lavoro,

che però non era segnato da alcuna teoria in particolare, essi ebbero un atteggiamento comune che

consisteva nel valutare o rispettare le idee indipendentemente dalla loro provenienza. Inoltre, tutti

questi analisti si posero come base comune la relazione con l’oggetto, ritenendola come lo scopo di

sopravvivenza di un soggetto. Gli indipendenti si contrapposero all’idea freudiana che sosteneva

che l’organismo fosse guidato solo dall’istinto e dal bisogno di scaricare l’energia psichica, si

pensava invece che il bambino cercasse la relazione con l’oggetto fino a riconoscere in esso la

madre. Resta il fatto che molte teorie di questo gruppo sono una via di mezzo tra quelle della Klein

e quella della Freud.

Bowlby non accetto mai di sentirsi relegato a teorie che secondo lui, non esaurivano tutto quello

che c’era da dire, per questo ricercò sempre una via tutta sua che, nascendo dal contatto diretto con i

pazienti, lo portava verso conclusioni più ponderate dall’esperienza; grazie a questa sua voglia di

capire, lo studioso si avvicinò molto all’etologia scienza che nacque negli anni 40.

2. La psicoanalisi come quadro di riferimento teorico

Bowlby si concentro sugli studi di Lorenz, che per anni si era interessato del legame che

esisteva negli animali appena nati con la loro madre e, successivamente, nelle coppie (oche, anatre).

Bowlby capiva che, come lui lavorava sul rapporto madre-bambino, c’era qualcuno che lavorava

sulla stessa cosa ma con specie diverse. Lorenz dimostrò che tra alcuni animali si instaurava un

rapporto fortissimo nei confronti della madre, senza che fosse determinato dal cibo, visto che i

piccoli uccellini mangiavano da soli. Bowlby pensò allora che ci potesse essere un legame tra madre

e bambino che non fosse per forza dettato dalla voglia di cibo come sostenevano gli studi freudiani.

Bowlby usò tutti gli elementi che aveva, partendo sempre dalla psicoanalisi, per spiegare molte

teorie come quella delle relazioni oggettuali, dell’angoscia di separazione, del lutto, della difesa, del

trauma, o dei periodi sensibili nei primi anni d’infanzia. La psicoanalisi era la sua base anche se

molte volte venne usata in modo così innovativo da non essere compresa e mai accettata. Bowlby

aprì una strada nuova, modificando le idee originarie della psicoanalisi. Una delle innovazioni più

clamorose fu il metodo utilizzato da Bowlby per studiare i suoi casi, che andava completamente ad

opporsi a quello freudiano. Il modello classico infatti prevedeva che da un problema presente si

risalisse ad una particolare patologia, quindi dal paziente ormai adulto si cercava di trarre delle

conclusioni attraverso quello che si poteva capire o dedurre dai sintomi. Per Bowlby questo era un

errore, infatti egli iniziava dal contrario, ovvero andava a scoprire i problemi dei bambini e i loro

atteggiamenti e reazioni, perché solo li avrebbe trovato le cause che avrebbero portato a delle

specifiche patologie nell’età adulta. La spiegazione più forte fu proprio quella della carenza del

rapporto madre- bambino.

Tutti sminuirono i risultati delle sue osservazioni dirette dicendo che non si potevano trarre

informazioni utili. Bowlby invece sosteneva che i bambini fossero molto sinceri e diretti nelle loro

manifestazioni e che quindi le sedute analitiche effettuate fossero molto importanti al contrario di

quelle adulte che subivano l’interpretazione dell’analista, essendo il più delle volte delle idee

sconnesse e liberamente accostate. Inoltre, Bowlby si distaccò per il suo utilizzo di altre scienze

come l’etologia e biologia.

Bowlby si distaccò da tutti elaborando nuove teorie: egli partiva dall’inizio e dai bambini per

trovare il problema, si serviva di osservazioni dirette e utilizzava gli studi etologici. Si distanziò

quindi completamente dalle idee freudiane che erano nate da studi precedentemente eseguiti e che

seguivano un po’ le orme delle innovazioni di quel periodo come i concetti di energia e forza che

Freud ripropose infatti nei suoi pensieri.

Negli anni in cui lo studioso metteva a punto i suoi pensieri si sviluppò la biologia e la teoria dei

sistemi di controllo che determinò il comportamento di adattamento delle specie animali, queste

scienze sono state determinanti per Bowlby per sviluppare un nuovo modello di comprensione dei

comportamenti infantili. Capire cosa e come influisca la separazione dalla madre nella vita di un

soggetto è fondamentale, tutte le relazioni si basano su questa. In questo caso arrivò la necessità di

inserire, da una parte, la biologia e, dall’altra, la teoria dei sistemi come quadri di riferimento del

suo pensiero e del suo metodo. Negli anni, si è dimostrato come tutte queste nuove scienze

(biologia, etologia, sistemi di controllo, neurofisiologia, psicologia sperimentale) si amalgamavano

bene tra loro, aiutandosi a vicenda .

L’interesse per l’etologia da parte di B. era dovuto al fatto che questa nuova scienza si occupava

degli stessi argomenti di attaccamento che studiava lui. Gli etologi, attraverso l’approccio e lo

studio di diverse specie di animali, affrontavano le stesse problematiche di B. e in particolare lo

sviluppo dei rapporti interfamiliari. Una delle idee dell’etologia era quella della selezione naturale e

dell’adattamento che certe specie mettevano in atto per sopravvivere in un certo luogo, adattamento

sia fisico che istintuale. E ed è proprio l’istinto ad interessare B .

Ogni specie, e quindi anche l’uomo, crea attraverso l’istinto degli schemi specifici che sono

comunque innati nella persona, come il mangiare, l’accoppiamento il corteggiamento; attraverso

questi schemi si promuovono i principali processi vitali. Tali schemi, a seconda del momento di vita

in cui passa l’animale, subiscono delle variazioni importanti.

3. Il comportamento istintivo: cause e funzioni

Nel libro “Attaccamento e perdita”, B. spiega il passaggio dal modello pulsionale freudiano ad

un modello ancorato sull’osservazione diretta dei bambini per fornire adeguate spiegazioni sulle

conseguenze della separazione e la perdita della madre sul comportamento del bambino. Il

comportamento istintivo permette la sopravvivenza e ci sono 4 caratteristiche principali di questo

comportamento: quando quasi tutti i membri di una specie seguono uno schema simile e

prevedibile; quando la risposta ad un singolo stimolo rimanda ad una precisa sequenza

comportamentale; quando alcune conseguenze del comportamento istintivo contribuiscono alla

conservazione dell’individuo; quando un tal tipo di comportamento si sviluppa senza la cause di

apprendimento. Bowlby definisce “ambientalmente stabile” ogni carattere il cui sviluppo viene

poco influenzato da variazioni ambientali; “ambientalmente labile”- ogni carattere il cui sviluppo è

molto influenzato da tali variazioni. La tesi proposta da B. è che il comportamento istintivo

dell’uomo deriva da uno o più prototipi comuni ad altre specie animali (idee di matrice biologica

che provengono dagli studi etologici di Hinde).

La teoria dei sistemi ha alcune proprietà che saranno sfruttate dalla teoria dell’attaccamento: la

proprietà di avere un confine, flussi informativi fra parti del sistema, gerarchie di elementi e il

feedback o retroazione. Il feedback è un processo mediante il quale gli effetti dell’azione vengono

continuamente riportati a un apparato regolatore centrale dove vengono confrontati con le istruzioni

iniziali impartite dal sistema. Il feedback permette di immaginare qualsiasi finalità evolutiva (se noi

abbiamo un’idea di base insita nella mente, arriveremo a capire una cosa nel presente rifacendosi a

quell’idea iniziale. La mediazione tra queste due percezioni ci porta al risultato che, molto spesso, è

simile all’idea della nostra mente). Il feedback può essere tradotto in termini di intenzionalità, tale

concetto si accompagna a quello di regolazione o istruzione e meta stabilita. Un sistema biologico

raggiunge la meta prestabilita seguendo le istruzioni o regolazioni che gli permetteranno di

assumere lo stato necessario al fine o a una meta prefissata.

B. afferma che l’ambiente di crescita ed evoluzione può modificare il sistema comportamentale

di dotazione di un individuo. I sistemi comportamentali ambientalmente stabili o labili sono la

causa delle differenze di specie. Non tutti gli ambienti sono adeguati per il mantenimento di una

specie.

L’ambiente in cui il sistema biologico è adattato è chiamato ambiente di adattamento. Il

processo di adattamento si riferisce ad un cambiamento della struttura che può mutare per poter

raggiungere lo stesso scopo ma in un ambiente diverso. Darwin scopri che la sopravvivenza delle

specie rappresenta il risultato finale dell’adattamento di tutte le strutture di un organismo vivente.

La sopravvivenza delle specie animali dipende dal proprio habitat naturale che è uguale o assai

simile al suo ambiente di adattamento evolutivo. Invece l’uomo vive in un habitat che si è

modificato velocemente determinando l’adattamento (il rapporto fra l’uomo e il suo ambiente di

adattamento è relativamente instabile). B. utilizza questi concetti per spiegare la relazione di

attaccamento fra madre e bambino.

4. L’approccio etologico nella ricerca sullo sviluppo infantile

L’interesse di B. per l’etologia nasce dal desiderio di sottoporre la psicoanalisi ad una maggiore

disciplina scientifica (per B. l’etologia studia i fenomeni comportamentali in modo scientifico). A B.

interessa comprendere le cause, l’origine e la funzione del comportamento istintivo per la

sopravvivenza (Darwin- tutti gli istinti più complessi sono risultati dalla selezione naturale). Il

modello di base per l’istinto è rappresentato dal comportamento specie- specifico (comportamento

specifico che ha permesso la sopravvivenza della specie) regolato dall’attivazione e dalla cessazione

di tali comportamenti (ad es. per la riproduzione: la costruzione del nido e il corteggiamento).

I concetti importanti per l’etologi e psicologi sono: le fasi sensibili dello sviluppo e la

regolazione del conflitto. Durante la crescita di un essere vivente gli schemi di comportamento

specie- specifici passano attraverso fasi sensibili di sviluppo, durante le quali le loro caratteristiche

vengono determinate in modo permanente. Le fasi sensibili influenzano lo sviluppo per 4 aspetti:

sviluppo della risposta, intensità della risposta, forma della risposta e stimolo che attiva o inibisce la

risposta. Questi aspetti sono verificabili con l’imprinting che Lorenz ha dimostrato nello studio sulle

oche ne “L’anello di re Salomone”. Imprinting: attenzione particolare che si sviluppa nei paperi nei

primi momenti di vita per ogni oggetto in movimento con determinate dimensioni; dopo alcuni

giorni lo stimolo che attiva tale comportamento permetterà di stabilizzare la direzione

dell’imprinting, verso una persona precisa come la mamma oca o l’uomo, come racconta Lorenz nel

caso dell’oca Martina.

Questi concetti studiati dalle scienze etologiche, possono essere applicati alla ricerca sullo

sviluppo infantile, per esempio il sorriso infantile può essere considerato come un social relase, cioè

uno schema di comportamento specie-specifico nell’uomo che normalmente si sviluppa nelle prime

settimane di vita e ha la funzione di far emergere il comportamento materno nella madre. Il sorriso

del b. si attiva grazie a uno schema di comportamento superiore che fa parte dell’attaccamento tra

madre e bambino. Spitz ha dimostrato tramite dei esperimenti che il sorriso viene suscitato dalle

caratteristiche del volto umano invece B. diceva che il sorriso possa essere innato nei bambini e che

se suscitato da uno stimolo adeguato si sarebbe verificato naturalmente con tutti.

Piangere succhiare e sorridere possono essere alcuni dei molti schemi motori innati che

permettono la sopravvivenza degli esseri umani che li attuano; rappresentano una sorta di garanzia

del comportamento naturale dell’uomo e non sono il risultato di comportamenti acquisiti come

risposta alle cure materne, non sono appresi. B. sottolinea che l’uomo, come molti animali, fornisce

delle risposte innate.

B. crea un modello che permetterà di analizzare il comportamento umano e lo sviluppo del

bambino attraverso l’uso di elementi etologici; elimina l’idea di pulsione e di istinto di Freud

impostando le sue ricerche su una base biologica. B., inoltre, analizza il rapporto con la madre

secondo degli schemi comportamentali programmati, che si sviluppano nei primi mesi di vita e che

hanno lo scopo di mantenere una ristretta vicinanza con la figura materna. Il comportamento del

bambino, alla fine del primo anno di vita, diventa organizzato, cioè si attiva solo in alcune

circostanze e cessa quando se né verificano altre; il piangere quando la mamma se né va, per

esempio, può cessare a seconda di varie condizioni; ad esempio alcuni bambini hanno bisogno di

sentire la voce della mamma, altri di toccarla e altri ancora hanno bisogno di essere coccolati. B.

ipotizza che la funzione biologica di questo comportamento sia la protezione dal predatore, proprio

come accade in natura; tutti gli animali, bambini, adolescenti e adulti hanno bisogno, se minacciati,

di una base sicura, ad esempio, per gli adulti il partner.

Un’altra caratteristica del comportamento di attaccamento è l’intensità e il genere di emozioni

che l’accompagnano, tali emozioni dipendono dalla relazione con le persone coinvolte: se la

relazione è buona, c’è gioia e sicurezza, se è minacciata c’è gelosia, angoscia e rabbia, se è

interrotta c’è dolore e angoscia. Inoltre, secondo B., esistono delle prove che il modello di

attaccamento che un individuo ha strutturato dipende dal tipo di esperienza che un individuo ha

avuto nella sua famiglia d’origine.

Secondo B., un genitore ha una forte spinta naturale a comportarsi secondo certe modalità

tipiche: il cullarlo, il tenerlo al caldo, il calmarlo quando piange, anche se, come sempre, le

caratteristiche peculiari di tale rapporto dipenderanno dalle esperienze personali dei soggetti. Questa

visione dello studioso permette di capire come il ruolo genitoriale debba essere affrontato con

amore, impegno e competenza al di là di una naturale predisposizione alle cure.

PARTE 3. LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

1. La natura del legame tra la madre e il bambino

“To be a pilgrim”: è l’iscrizione sulla lapide di B. che voleva dire essere un pellegrino; lo

studioso si riferiva al fatto di aver pellegrinato tutta la vita tra persone e ambienti che non lo

volevano ma che non lo avevano fatto rinunciare alle sue idee e alla sua voglia di andare avanti per

la sua strada.

Bowlby fu uno studioso innovativo, che incarnò un passaggio socio culturale che purtroppo

benne compreso solo negli anni ‘80 del 900. Egli si rifarà sempre ai suoi maestri nella psicoanalisi

come Klein e Freud e Darwin rappresenta il padre di adozione. D. è lo scienziato che rompe con un

passato e con una tradizione solida per delle riflessioni e dati scientifici innovativi e validi.

Nemmeno per B. non fu facile, man mano che andava avanti con i suoi studi, discostarsi dalle idee

con le quali era cresciuto, né tantomeno essere estromesso dalla scena psicoanalitica per molti anni.

La sua teoria fu enunciata in tre articoli: “The Nature of Child’s Tie to his Mother”, “Separation

Anxiety” e “Processes of Mourning”, ognuno dei quali prefigura un volume della trilogia

“Attaccamento e perdita”: 1. Attaccamento alla madre, 2. La separazione dalla madre, 3. La perdita

della madre.

La teoria di Bowlby sull’attaccamento si differenzia dalla psicoanalisi per le seguente ragioni:

- E’ una teoria interpersonale (sono analizzati i propri stati interni); viene definita una teoria

spaziale (incentrata sulla vicinanza o lontananza di un caregiver). Inoltre viene considerata da

Fonagy una teoria della regolazione affettiva, visto che ci si poneva il problema della sensibilità

materna, sincronia relazionale, sostegno. Il concetto di sostegno si dirige verso 3 direzioni: 1) la

capacità materna di regolazione degli affetti; 2) la tolleranza della vicinanza sociale tra madre e

bambino; 3) la comprensione degli aspetti psicologici della relazione madre- bambino.

- Il modello di interazione madre-bambino di questa teoria è armonioso e non conflittuale, la

terapia non dovrebbe concentrarsi sul conflitto ma sulla privazione, il piacere è correlato alla

prossimità, la cura, l’ascolto l’affetto piuttosto che da una scarica pulsionale.

- Inoltre, in questo modello, diviene fondamentale lo spazio inteso come luogo mentale della

vicinanza o della lontananza della persona che cura. La teoria dell’attaccamento risulta una teoria

spaziale e regolativa in cui l’analisi dell’essere è più importante di quello del fare. L’interazione

spaziale tra madre e bambino diviene relazione nello spazio della mente, determinando la nascita

del comportamento di attaccamento.

Bowlby sperò che le sue nuove idee potessero riavvicinare le due fazioni opposte, così da

portare nuove aperture e nuovi dibattiti. Tuttavia egli divenne invisibile per quasi due decenni. Per

lo studioso, né Klein, né Freud avevano visto l’attaccamento tra il bambino e la madre come un

legame psicologico primario e separato dagli istinti della nutrizione e della sessualità infantile.

Nell’etologia furono Lorenz e Harlow ad arrivare alla conclusione che alcune specie desideravano

la madre a prescindere dal cibo (oche, scimmie che sceglievano un fantoccio- madre morbido e

caldo piuttosto che uno con il biberon)

Bowlby trovò in questi esperimenti l’approccio biologico dell’attaccamento (che è quello della

protezione dai predatori). Nei termini della teoria del controllo, il comportamento di attaccamento

ha lo scopo del mantenimento dell’omeostasi. L’attaccamento sicuro fornisce quindi un anello

esterno di protezione psicologica che mantiene il metabolismo del bambino in uno stato stabile.

La teoria dell’attaccamento è quindi da una parte una teoria spaziale, e dall’altra una teoria della

regolazione affettiva, possiamo riassumerla dicendo che quando siamo vicini a chi amiamo stiamo

bene e quando siamo lontani siamo ansiosi tristi e soli (Holmes e Fonagy).

L’attaccamento si riferisce allo stato degli attaccamenti di una persona e può essere diviso in

attaccamento sicuro e insicuro. Percepire e sentire attaccamento verso una persona significa sentirsi

sicuri e protetti, vuol dire percepire e sentire un senso di sicurezza interiore che protegge da stati

angosciosi e timori di separazione intensi. Una persona con un attaccamento insicuro, invece, può

avere una miscela di emozioni verso le proprie figure di attaccamento, amore intenso e dipendenza,

paure del rifiuto, instabilità e vigilanza. L’attaccamento non è un rapporto diadico, nel senso che è

proprio dell’individuo e non sempre è ricambiato, l’attaccamento fa parte di una sfera più ampia che

sono i legami affettivi.

Ainsworth distingue per esempio 5 caratteristiche che specificano la natura del legame:

-In un legame affettivo deve esserci persistenza e non transitorietà.

-Deve esserci un coinvolgimento verso una persona specifica e non interscambiabile, un

bambino vorrà bene ai parenti ma il rapporto con la madre resterà unico.

-La relazione che si instaura è significativa dal punto di vista emozionale.

-C’è il desiderio di mantenere la prossimità o il contatto con la persona a cui il soggetto si sente

legato.

-Il soggetto prova angoscia in caso di separazione. Oltre a queste caratteristiche il legame di

attaccamento implica che il soggetto cerca sicurezza e conforto nella relazione con la persona a cui

si sente attaccato.

Il comportamento di attaccamento viene definito come ogni forma di comportamento che

appare in una persona che riesce a mantenere o a ottenere la vicinanza a qualche individuo preferito.

Il comportamento di attaccamento viene quindi innescato dalla minaccia di separazione o dalla

separazione stessa dalla figura di attaccamento e viene mitigato attraverso la vista o la vicinanza

fisica di quest’ultima. Ogni persona o bambino ha bisogno che la figura di attaccamento sia con lui

per affrontare tutte le difficoltà.

Il sistema dei comportamenti di attaccamento è un modello del mondo in cui vengono

rappresentati il sé, gli altri e le loro relazioni. All’interno di tale sistema di attaccamento c’è

l’organizzazione di una varietà di comportamenti di attaccamento dell’individuo che cambiano a

seconda dei segnali interni ed esterni a lui. Il sistema di tali comportamenti è diretto verso

qualcosa, secondo B. questo qualcosa è il mantenere sempre la giusta distanza dalla madre.

“Omeostasi” comportamentale- il bambino calibrerà il suo comportamento in base alla lontananza o

vicinanza del suo oggetto di attaccamento. Quindi, per definire l’attaccamento sono necessarie tutte

queste nozioni correlate tutte insieme nel sistema dei comportamenti di attaccamento.

La figura di attaccamento ha un’importanza centrale per lo sviluppo psichico, fisico ed emotivo,

per questo B. definì l’attaccamento monotropico ovvero che avviene con una singola persona,

probabilmente la madre, e che ha implicazioni profonde per lo sviluppo. Grazie a questo tipo di

attaccamento, possiamo provare emozioni profonde perché essere così attaccati ad una persona

significa vedere in lei tutte le risposte che si cercano, e quindi provare emozioni forti.

L’attaccamento si sviluppa tuttavia come risultato di un processo individuale e come una gerarchia

che, solitamente, ha al vertice la mamma, poi il padre, i nonni, i fratelli ecc.. il monotropismo

comunque non si manifesta in modo assoluto in tutti i bambini.

B. introdusse anche l’idea che l’attaccamento crescesse per poi sparire lentamente, il bimbo

infatti si staccherà piano piano per attaccarsi contemporaneamente ad altre figure di riferimento; la

capacità di staccarsi e di formare nuovi legami è una delle maggiori sfide emotive.

Caratteristiche della teoria dell’attaccamento

2.

La 1 caratteristica è la ricerca di vicinanza a una figura preferita (posizione monotropica)

La 2° caratteristica è quella dell’effetto, chiamato dalla Ainsworth, “base sicura”, tale concetto

esplica come il bambino, quando si rende conto di un pericolo, si aggrappa alle figure di

attaccamento, facendone un trampolino per l’esplorazione e la curiosità; quando si è tranquilli

nell’avere accanto la figura di riferimento, si gioca e ci si lascia andare perché consapevoli di essere

al sicuro.

La 3° caratteristica è il riconoscimento della protesta che segue la separazione; il pianto, le

grida, le urla, i morsi, i calci sono comportamenti che qualificano una reazione normale per cercare

di riavvicinarsi alla persona desiderata (la Strange Situation elaborata da Ainsworth per classificare

l’attaccamento dei bambini).

Un'altra caratteristica: il legame di attaccamento risulta essere molto resistente anche di fronte a

maltrattamenti e punizioni.

Ogni bambino ha dentro di sé tutti i sistemi stabili che sono predisposti per essere sviluppati e

attivati da stimoli (sistemi che mediano il pianto, gli spostamenti, il sorriso, il vocalizzo ecc). Tutti i

sistemi che servono poi per l’attaccamento hanno inizio nelle prime fasi di vita, a 4 mesi, infatti, un

bimbo sorriderà più facilmente alla madre che agli altri, la segue con gli occhi, piange se lei esce

dalla stanza, è gioioso quando ritorna. Più crescono, più il distacco diviene difficile, a 9 mesi si

aggrappano e la seguono a carponi, solo in seguito seguono anche altri adulti, a loro familiari.

Dopo il 1° anno di vita, il bimbo diventa consapevole del distacco, fino ai 3 anni. Dopo i 3 anni,

si sente più sicuro in un ambiente estraneo, però con persone conosciute e il b. deve essere sereno,

sapere dov’è la mamma e che può vederla in breve tempo se né ha bisogno. Tale comportamento

continua fino alla scolarità. L’attaccamento può essere così suddiviso in 4 fasi anche se non si ha

sempre una distinzione netta tra di esse.

1° fase: dalla nascita fino alle 8-12 sett. Il bambino distingue poco le persone e, se lo fa, usa solo i

suoni; dopo le 12 sett. il bimbo risponderà sempre di più agli stimoli.

2° fase: inizierà ad attaccarsi di più alla figura materna, restando amichevole con gli altri. Inizia

dalle 12 sett. fin verso i 6 mesi.

3° fase: il bimbo discrimina le persone vicine, inizierà a seguire la mamma, a esplorare con lei

vicino, a salutarla quando torna. Gli estranei vengono trattati con cautela (6-7 mesi). In questo

periodo il bimbo usa un sistema di set-goal, ovvero di base sicura che è la mamma. Da questo

momento inoltre, la madre inizia ad essere percepita come un oggetto esterno, indipendente e molto

prevedibile; il bimbo inizia a pensare il comportamento della madre, sapendo bene quello che farà o

non farà (dopo i 2 anni).

4° fase: prefigura la stabilità dell’attaccamento nella relazione materna primaria (fino a 3 anni).

Quindi, le forme di comportamento che mediano l’attaccamento nelle prime sett. sono

diverse: 1: l’apparato percettivo che il bimbo orienta verso la madre, prendendo familiarità con lei;

2: l’apparato afferente: mani, piedi, testa, bocca; 3: l’apparato di segnalazione: pianto, sorriso, gesti

delle mani ecc. Quanto è più vasta questa gamma di interazioni, più le due persone interagiscono e

si percepiscono.

È possibile comunque pensare che persone diverse suscitino schemi diversi di

comportamento, dipende da come è costituita la famiglia e da chi cura il bambino. Inoltre, un

bambino che ha un intenso attaccamento con una figura principale, tende ad essere sociale con altre

figure, mentre un bambino con un attaccamento debole limita il suo attaccamento a una sola figura.

Le ricerche di Ainsworth mostrano 2 variabili che influenzano l’attaccamento: la sensibilità della

mamma nel rispondere ai segnali del bimbo e l’entità e la natura del rapporto madre-bambino.

Le madri dei bambini attaccati in modo sicuro, sono quelle che rispondono prontamente e in

modo giusto ai bisogni e segnali del figlio, con gioia di entrambi.

3. Angoscia, disagio e perdita

Il 2° volume di B., “Attaccamento e perdita. 2.La separazione della madre”, prende in

considerazione i problemi inerenti l’angoscia di separazione; attraverso documentazioni viene

illustrato il disagio che si verifica nella separazione dalla madre e l’angoscia che avviene dopo di

essa. Gli stadi psicopatologici di ansia, depressione o angoscia possono essere causati dai distacchi

avvenuti nell’infanzia (le prime relazioni furono fatte da Ainsworth, A. Freud e D. Burlingham). I

soggetti, ovviamente, possono avere reazioni diverse di fronte a esperienze uguali (v. resilienza),

tuttavia si è stabilito che certi problemi in età adulta dipendono molto spesso da una carenza,

allontanamento, perdita o separazione dalla madre.

La fase del distacco dalla madre si articola in tre momenti (secondo le ricerche fatte a

Tavistock):

- La protesta: pianti, urla, rifiuti di qualche consolazione;

- La disperazione: i bimbi sperano di ritrovare la mamma, sono inconsolabili, piangono di

continuo;

- Il distacco: invece del pianto subentra una sorta di ritiro che può continuare anche quando

torna la mamma.

Tali condizioni vengono mitigate se c’è presente un fratello, un oggetto familiare o quando le cure

alternative sono coinvolgenti. Ci vogliono giorni o settimane per far si che i bimbi si abituino agli

estranei, la sofferenza interna di un bambino, inoltre, dipende dalla capacità del sostituto di adattare

il proprio essere a quello di un bimbo spaventato e rifiutante.

Bowlby dice però che i termini presenza o assenza sono relativi, così come separazione e

perdita. In ogni caso, l’unica cosa certa e che la figura della mamma è inaccessibile

temporaneamente (separazione) o permanentemente (perdita).

Ci sono state molte ricerche riguardo il distacco temporaneo della madre e vari studiosi

hanno notato come le reazioni cambiano a seconda delle età e delle situazioni. I comportamenti

messi in atto dai bambini erano diversi, ma tutti significavano una cosa, e cioè, l’infelicità che

deriva dalla separazione dalla figura di attaccamento, inoltre, i cambiamenti delle reazioni, in base

all’età, dipendono dai cambiamenti che l’attaccamento ha subito negli anni.

Perdere chi ama è la cosa più dolorosa che un essere umano possa affrontare, ci si sente

impotenti e non c’è conforto8assomiglianza tra le reazioni di b. in tenera età per la perdita della

madre e reazioni degli adulti colpiti da luti). Secondo B., i bambini che subiscono tele perdita

risultano poi disposti a certi processi patologici. Secondo B., erano determinanti anche i fattori

ambientali che andavano a sostenere un bambino dopo una perdita (la reazione degli adulti alla

sofferenza di un b.). Un tempo, per esempio, si pensava che certe manifestazioni troppo marcate di

dolore fossero inappropriate, quindi il bimbo si trovava quasi a vergognarsi di quello che provava.

La comprensione e le attenzioni date ad un bambino arrabbiato e addolorato potrebbero influenzare

il suo sviluppo futuro.

4. Prove sperimentali per la teoria

Lo sviluppo che si è avuto nel ricercare di capire l’infanzia e le sue fasi hanno cambiato molto il

corso della cultura e delle società coinvolte. Parte degli studi ha avuto origine direttamente dal

lavoro di B. e della Ainsworth. La domanda chiave in psicologia dello sviluppo è come

un’interazione diviene internalizzato come personalità. La teoria delle relazioni oggettuali, infatti, si

basava sull’influenza che le prime relazioni hanno sul carattere di una persona. B. basava le sue

ricerche su un’osservazione diretta dell’interazione tra genitore e bambino, piuttosto che sulle

ricostruzioni di ciò che poteva o non poteva essere accaduto nel passato di una persona. Inoltre, B.

si concentrava sull’osservazione di uno sviluppo normale, come parametro per capire la

psicopatologia. Partendo dai lavori di B. e dalle sue pubblicazioni in merito, sono state messe a

punto delle ricerche sperimentale.

La Strange Situation di Mary Ainsworth è un piccolo dramma di 8 parti che si è affermato come

uno strumento indispensabile nella psicologia dello sviluppo per la teoria degli schemi di

attaccamento verso la madre. Ainsworth ideò tale situazione negli anni ‘60 e consisteva in una

seduta di 20 minuti nella quale la mamma e il bambino di un anno vengono introdotti in una stanza

di gioco con uno sperimentatore. Alla madre viene richiesto di abbandonare la stanza per 3 minuti e

tornare subito dopo, lasciando il bimbo solo con lo sperimentatore. Dopo il ritorno della madre e la

riunione con il bambino, sia la mamma, che lo sperimentatore escono dalla stanza, lasciando il

bimbo da solo, dopodiché, ritorna solo la mamma; tale situazione viene ripetuta per altre 4 volte.

Tutta la scena è videoregistrata e classificata poi secondo le reazioni del bimbo. L’obiettivo è capire

le differenze individuali che i bambini vivono in uno stress da separazione per creare degli schemi

comportamentali e delle tipologie di attaccamento.

Attaccamento sicuro (B): i bimbi sono angosciati per la separazione ma, al momento della

riunione, sono consolati e riprendono a giocare felici.

Insicuro evitante (A): i bimbi non mostrano segni di angoscia e ignorano la madre al suo

ritorno, in una 2° osservazione restano sospettosi verso la madre e inibiti nel gioco.

Insicuro ambivalente (insicuro-resistente C): i bimbi sono molto angosciati dalla

separazione e non sono facilmente consolabili, al momento della riunione non vogliono giocare,

alternano stati di rabbia a momenti in cui si stringono alla madre.

Insicuro-disorganizzato (D): i comportamenti del bimbo sono confusi come il paralizzarsi

all’improvviso davanti alla madre o fare movimenti stereotipati.

Un’altra proposta fu la Adult Attachment Interview (AAI), messa a punto da Mary Main nel

1985. Tale esame è un’intervista semi strutturata al genitore. Al sogg. si chiede di scegliere 5

aggettivi che descrivono la propria relazione con ognuno dei genitori durante l’infanzia e si

richiedono ricordi specifici, affetti per i genitori, sentimenti prevalenti, se tale rapporto è cambiato

nel tempo e come tutto ciò ha influenzato il legame con i propri figli. Le interviste vengono

registrate e classificate secondo 8 parametri: Relazione d’amore con il padre, Relazione d’amore

con la madre, Inversione di ruolo con il genitore, Svalutazione delle relazioni, Qualità del ricordare,

Rabbia verso il genitore, Idealizzazione delle relazioni, Coerenza della narrazione. Il fine è quello

di assegnare lo stato della mente dei genitori, nei riguardi dell’attaccamento, a una di 4 categorie:

1) Autonomo-sicuro: i genitori hanno avuto infanzie sicure e i loro racconti sono coerenti e

anche in caso di esperienze negative il dolore sembra superato.

2) Abbandonante-distaccato: genitori forniscono racconti incompleti e brevi sostenendo di

avere pochi ricordi dell’infanzia.

3) Preoccupato-intrappolato: genitori che esprimono racconti incostanti e caotici nei quali

appaiono ancora coinvolti in conflitti e difficoltà passate.

4) Irrisolto-disorganizzato: sono classificati a parte e si riferiscono alla presenza di eventi

traumatici come violenze carnali che non sono state risolte.

I risultati di questi due test coincidono: le posizioni dei bambini nella Strange Situation

corrispondono con le posizioni dei genitori nell’intervista AAI. Ciò significa che l’attaccamento

dipende molto dalla relazione bambino-genitore, che influenza, oltre il carattere, anche il

temperamento dei soggetti e afferma che l’insicurezza materna è il più potente mezzo per creare

l’attaccamento insicuro.

PARTE 4: I LEGAMI AFFETTIVI NELLA FAMIGLIA

1. Una base sicura

Tra gli anni ‘60 e ’80, gli articoli di B. e della Ainsworth iniziarono a circolare con insistenza,

diffondendo i fondamenti della teoria dell’attaccamento e dando il via a numerosi studi realizzati

per la verifica delle teorie espresse. Si sono evolute scienze come la psicologia dello sviluppo, della

prevenzione al disagio infantile, la psicopatologia. Negli ultimi 20 anni si sono date ulteriori

spiegazioni molto importanti. Ci sono indagini di Fonagy che usa la Adult Attachment Interview per

studiare dei pazienti borderline e per approfondire il lavoro di B.

Negli ultimi 10 anni della sua vita, B. si impegnò nella diffusione delle sue idee, garantendo ai

suoi collaboratori una base sicura da dove intraprendere percorsi e ricerche originali, personali e

libere, facendo si che nascessero molteplici aree di studio. I temi futuri di sviluppo della teoria sono

stati tratteggiati da B. in “Costruzione e rottura dei legami affettivi” e in “Una base sicura”, raccolti

di saggi e conferenze che chiariscono alcuni concetti della teoria dell’attaccamento.

Dopo essersi concentrato sul rapporto madre- bambino, B. si concentrò sulla genitorialità,

ovvero sul contesto relazionale e familiare e sull’ambiente che circonda il bambino. I genitori

diventano fondamentali nel rapporto con il figlio, tuttavia B. sa che certi problemi restano

individuali e che ci sono caratteristiche importanti e soggettive per lo sviluppo della personalità.

Il concetto di “base sicura” è stato analizzato dalla Ainsworth e possiamo ridurlo dicendo che la

figura genitoriale è come un luogo di rifugio per tutta la vita.

La cosa più importante nell’essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino e

un’adolescente possono partire per affacciarsi sul mondo esterno e a cui possono ritornare sapendo

che saranno i benvenuti, nutriti sia fisicamente che eventualmente confortati, rassicurati

mentalmente. I genitori devono essere disponibili e pronti a rispondere ad ogni chiamata, a dare

assistenza e comprensione; in questo modo un bimbo o adolescente potrà avventurarsi sempre più

lontano sapendo di non essere solo. Secondo B., infatti, la rivolta adolescenziale non è per forza una

tappa prestabilita nella vita di un ragazzo, ci sono adolescenti che, se messi in grado, sanno parlare

con il genitore di riferimento di molti argomenti, molte volte non affrontati ed evitati in quell’età.

L’adolescente sicuro-autonomo è in grado di aprirsi e discutere con il genitore, non fermandosi solo

alla rabbia. Gli adolescenti insicuri, invece, interpretano gli interventi dei genitori come attacchi e

usano la discussione per aggredire.

Essere una base sicura, tuttavia, non vuol dire creare dipendenza nel figlio, in quel caso il

rapporto sarebbe negativo. Il rapporto deve unire in modo sano ed è un lavoro che non si crea in un

giorno, è un lavoro costante che deve essere svolto tutti i giorni.

B. si chiedeva già 20 anni fa se, per molti genitori, occuparsi dei loro figli fosse veramente

piacevole e motivo di investimento. Tale tema è molto attuale in una società che tende a

dimenticarsi dell’infanzia per la troppa velocità del vivere. Ascoltare e dedicarsi ai bambini ci

permette di capirli, ma anche chi accudisce dovrebbe essere sostenuto da un ambiente favorevole

(l’altro genitore, la baby sitter ecc) e non essere abbandonato.

B. studia il comportamento genitoriale su basi etologiche, affermando che il comportamento

genitoriale è in parte predeterminato e pronto a svilupparsi secondo certe linee. Il genitore è spinto a

comportarsi secondo modalità stereotipate, anche se pur sempre condizionate dai comportamenti

personali. Secondo B., il comportamento dei genitori non è un prodotto totalmente istintuale

(modello comportamentista), né dovuto solamente all’apprendimento (modello cognitivista), il

comportamento dei genitori ha forti radici biologiche che si uniscono alle esperienze personali e

vissute nel passato (assomiglianza con Winnicott). I modi in cui i genitori influenzano i bambini

sono molti, infatti, molte volte, gli atteggiamenti dei bambini sono la copia di quelli dei genitori

(bambini che consolano altri bambini- sono stati consolati nello stesso modo dal genitore). Inoltre,

l’esperienza infantile del genitore svolge un ruolo importante nel determinare il suo ruolo futuro.

Le donne, che più spesso maltrattano o sono distanti dai loro figli, sono persone con traumi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'infanzia
SSD:
Docente: Boffo Vanna
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.luiza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Motricità e relazioni interpersonali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Boffo Vanna.

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