di Vanna Boffo
PARTE 1. MADRI E FIGLI:L’INIZIO DELLA RELAZIONE
1. La figura materna: i primi lavori di John Bowlby
L’ultima opera di Bowlby, prima di morire, nel 1990, fu una dettagliata opera biografica di
Charles Darwin, “Darwin, una biografia nuova”. Tale biografia, oltre che un devoto riconoscimento
all’autore della teoria, è quasi un testamento spirituale che Bowlby ha lasciato sulle sue convinzioni.
Infatti egli sottolinea come la perdita prematura della madre abbia influito moltissimo su tutta la
vita di Darwin. La teoria sarebbe quella di vedere la figura materna come colei che organizza la
psiche del bimbo e né facilita la nascita del pensiero. Tutto nasce e si sviluppa intorno al rapporto
madre-bambino e bambino-ambiente. L’assenza materna è una delle prime situazioni nelle quali
Bowlby si imbatte rimanendone molto colpito. Egli comprese che il comportamento e l’essenza
della madre determinavano il comportamento del bambino (iperattività).
La storia privata dell’autore e il suo stesso rapporto ambiguo con la madre è un segnale che ci fa
comprendere il perché questo studioso si sia concentrato su certi argomenti. Il padre di B. era un
noto chirurgo di Londra e lui, seguendo le orme del genitore, si dedicò alla psicologia a Cambridge.
B. si formò all’interno della Società Psicoanalista Britannica in cui iniziò a formarsi come
psicoterapeuta. Viene ignorato per molto tempo come studioso e venne diciamo escluso dalle altre
personalità psicoanalitiche del tempo (Anna Freud, Melanie Klein, Sylvia Payne con le quali ha
avuto relazioni conflittuali). Tuttavia B. divenne una figura fondamentale della psicologia e della
neuropsichiatria degli anni 50’. L’argomento fondamentale per B. è il rapporto con la madre, quindi
tutto ciò che riguarda madre-bambino e che inevitabilmente segna la vita di quest’ultimo in ogni sua
fase. B. ha considerato e dimostrato l’insostituibilità della relazione materna per la crescita e lo
sviluppo di ogni essere umano. Egli pone la relazione come scalino fondamentale per la formazione
non solo del neonato ma anche dell’adolescente del giovane e dell’adulto. La relazione è il principio
della vita.
La scuola di Summerhill, dove lavorò alla fine degli anni ’20, segnò una svolta professionale
per B., prima di tutto perché qui avviene l’incontro con bambini e allievi rifiutati da tutte le altre
scuole perché reputati “disturbati e difficili”. Egli scoprì che poteva comunicare con loro, poteva
occuparsi del loro presente e del loro futuro. Egli aprì il proprio pensiero all’altro, voleva
comprenderli per poi aiutarli ed educarli grazie all’ambiente diverso da quello terapeutico; mise in
atto un percorso scolastico nel quale l’allievo e il maestro dovevano essere predisposti
all’accoglienza e alla cura della persona. Tale scuola faceva parte di un percorso svolto dalle scuole
attive che nacquero all’inizio del ‘900 in Inghilterra, in Italia e negli Stati Uniti e che dovevano
rivoluzionare il pensiero pedagogico dell’educazione dei fanciulli.
B., stando a contatto con questi ragazzi, iniziò a mettere in corrispondenza le difficoltà dei
ragazzi con la loro infanzia infelice. Inoltre, stare con loro contribuì a tirare fuori un lato sensibile
della sua persona, sperimentando l’importanza di una figura di riferimento nel periodo dello
sviluppo. Inoltre, a Summerhill B. conobbe lo scienziato John Alford che gli consigliò di diventare
psicoanalista. Nel 1929, B. si trasferì a Londra per conseguire la laurea in medicina e di psicoanalisi
infantile. All’Istituto di Psicoanalisi Infantile, B. incontrò la signora Riviere e con lei iniziò il
proprio training. Si laureò nel 1933 e nel 1936 fu assegnato alla Child Guidance Clinic di Londra
dove lavorò fino al 1940, quando divenne psichiatra per l’esercito inglese durante la 2° guerra
mondiale. Tutte queste esperienze lo formarono al meglio clinicamente e psichiatramente. Brillante
studente, si dedicò ai problemi dei rapporti madre-bambino e di quelli degli adulti nell’esercito.
Seppe comprendere che il futuro della psicoanalisi era all’esterno della stanza di analisi. La
psicoanalisi poteva e doveva avere un ruolo nel salvare la salute mentale delle persone e per questo
B. si adoperò affinché nascesse dopo la 2° guerra mondiale un Servizio Sanitario Nazionale in
Inghilterra. La psicoanalisi doveva essere messa a disposizione dell’uomo. Il percorso che fece B.
purtroppo trovò dei riscontri nella realtà solo dopo la sua morte, tuttavia sperimentò molti territori e
molti tutor come la Klein e la Sharpe, dalle quali imparò moltissimo.
Si prospettava l’idea di trasmissione transgenerazionale della nevrosi che esplicava come i
problemi non risolti dell’infanzia di un genitore possono causare problemi nei figli. Le idee di B.
sull’influenza dell’ambiente e dei primi rapporti non erano condivise da molti tuttavia c’era chi
sosteneva questo studio (D. Eder, B. Hart, Rivers).
Il primo articolo determinante fu scritto da B. nel 1940, “The Influence of Early Environment”,
e sottolineava alcuni casi emblematici che lo studioso aveva vissuto alla Child Guidance Clinic. B.,
andando contro la Klein e la Freud, propone una teoria generale che dice che l’origine della nevrosi
potrebbe risiedere in quei fattori ambientali dei primi anni di vita del bambino. Specialmente la
separazione della madre a causa della sua morte o dei problemi familiari deprivanti per la vita
“normale” di un soggetto in età di sviluppo potrebbe essere la causa dei problemi psicologici.
B. si confronta con la Klein, sostenendo che l’esperienza è un dato fondamentale da cui partire
se si vuole capire i ruolo dei genitori nella vita infantile. B., per la prima volta, crea la terapia
familiare, dove si lavora con le madri dei bambini disturbati alla fine di chiarire le difficoltà infantili
che stanno interferendo con il ruolo genitoriale, affinché possano svolgere il loro compito con
equilibrio e amore.
Bowbly, successivamente, scrisse altri articoli coniando il termine di “psicopatico anaffettivo”
ovvero il tipo di patologia che un bambino poteva presentare. La sofferenza patita nella prima
infanzia infatti portava il bambino a non rendersi più conto della sofferenza che procurava nelle
persone e non capiva il dolore degli altri. Tutti i ragazzi (o quasi) studiati da Bowlby erano stati
abbandonati precocemente e cresciuti in luoghi di cura pubblici.
Dopo la guerra, venne affidato a Bowlby l’incarico di sviluppare un dipartimento infantile alla
Tavistock Clinic. Qui egli istituì il training per la psicoterapia infantile aiutato da Esther Bick. Negli
anni iniziali del suo lavoro si avvicinò molto allo studio sistematico degli effetti della separazione
materna sulla personalità in formazione dei bambini dalla nascita al termine della prima infanzia.
Da lì a poco, con l’aiuto dell’obiettore di coscienza John Robertson, Bowlby realizzò un film
artigianale sulle angosce del bambino che doveva separarsi dalla madre per andare in ospedale (Two
years old goes to hospital) che destò un grande clamore all’interno della società psicoanalitica. I
Kleniani, da sempre contro Bowlby, andarono contro le idee del film così come fecero alla fine
degli anni ‘50 i membri della Società Psicoanalitca Britannica. Tale disapprovazione accompagnò lo
studioso ancora per 30 anni. Nel 1950 Bowlby viaggiò molto perché incaricato dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità di prestare cura ai bambini soli. Nei suoi viaggi incontrò le figure più
importanti nel campo dell’assistenza e della guida. La sua esperienza fu riassunta in un resoconto
che fu pubblicato in edizione popolare con il titolo Child Care and the Growth of Maternal Love .
2. La privazione materna
Il rapporto del 1951 si concentrava su due idee fondamentali vale a dire quello della
PRIVAZIONE MATERNA e quello della CARENZA DELLE CURE MATERNE che formavano
un principio: “Si ritiene essenziale per la salute mentale, che l’infante e il bambino sperimentino un
rapporto caldo, intimo ed ininterrotto con la madre, nel quale entrambi possano trovare
soddisfazione e godimento”. L’opera rimane una pietra insostituibile nel campo della psichiatria
sociale e servì a sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi dell’infanzia e su quelli che
l’abbandono provoca nei bambini. L’opera conteneva anche un appello al governo per non lasciare
sole le famiglie che non potendo curare i loro figli li abbandonavano e soprattutto si sottolineava
l’importanza della formazione del personale preposto alla cura dell’infanzia. Essa richiamava gli
enti sociali e la popolazione a prevenire questi problemi emotivi che erano importanti quanto quelli
fisici. Il trattato fece concentrare l’attenzione su un problema nascosto ed ebbe il merito di far
migliorare i servizi sociali, le discussioni e la ricerca. Tale trattato non esplicava totalmente le
problematiche relative alla relazione madre-figlio però fu un punto d’inizio per lo studioso che si
pose delle domande ben precise: In che modo l’evento della carenza materna produce varie forme
di disturbi psichici? Perché le cose vanno in un certo modo? Quali sono le variabili che
influiscono?
All’epoca era diffusa una notevole ignoranza sull’argomento e Bowlby contribuì a far sì che si
instaurasse una nuova considerazione dell’infanzia e che nascessero nuove generazioni di psichiatri
infantili e sociali.
Il rapporto era diviso in due parti: in una vengono analizzate tutte le ricerche inerenti gli effetti
della carenza di cure materne e in un’altra si ipotizzano delle strategie di prevenzione e nella quale
si sottolineava l’importanza della società che non doveva abbandonare i bambini e le famiglie in
difficoltà permettendo a queste ultime di non dover lasciare i figli in istituti privi di ogni rapporto
emotivo. Quando iniziò la stesura del trattato, Bowlby si rifece anche a studi già svolti in passato
notando come il problema fosse già stato preso in considerazione ma non abbastanza perché la
società se ne rendesse conto. Si parlava sia di privazione che di carenza di cure materne. La prima si
verifica in caso di separazioni fin dalla nascita e quindi di una crescita in istituto. La seconda
invece riguarda il modo in cui non esiste il legame materno, ovvero l’inadeguatezza o la mancanza
di cure da parte della madre o quando il soggetto viene separato dalla madre per varie ragioni.
Bowlby voleva dimostrare che entrambe queste situazioni provocano delle ripercussioni sullo
sviluppo del bambino e sulla sua salute mentale. Risultati che provenivano da fonti e paesi diversi
concordavano con le idee di Bowlby anche se alcuni aspetti restavano ancora oscuri. Ad esempio
c’erano bambini che rimanevano immuni pur soffrendo condizioni carenti. Tale situazione viene
definita RESILIANCE vale a dire la capacità di resistere alle avversità della vita e di trasferire le
speranze sulla vita futura. La conclusioni erano che “la carenza prolungata di cure materne provoca
nel bambino dei danni gravi e durevoli e che modificano il suo carattere intaccando il suo futuro”.
Bowlby continuava comunque a chiedersi come mai continuava ad esserci una resistenza di
fronte ad esiti così forti. Forse uno dei motivi era che parlare di infanzia e di bambini rievocava
nelle persone le proprie infanzie vissute. I problemi toccati andavano alle radici stesse delle singole
individualità. Accogliere l’allarme significava guardarsi dentro come società e il problema sollevato
dallo studioso si inoltrava in un territorio che manifestava le identità di ciascun componente della
comunità umana. Ma gli interrogativi rimanevano ancora molti.
3. La carenza di cure materne
Nelle sue osservazioni fatte insieme a Robertson, Bowlby notò come i bambini di due o tre anni,
separati per periodi di settimane dalla madre, continuavano ad avere disturbi forti anche dopo il
ritorno in famiglia. Tuttavia tali disturbi non venivano ancora ricondotti alla figura materna. Lo
studioso iniziò a comprendere che le proteste dei bambini di sei mesi o più che venivano separati
dalla madre provenivano dal fatto che in quel periodo il bimbo é totalmente dipendente dalle cure
affettive materne in quel stadio evolutivo. Infatti, l’essere umano è la specie che più a lungo dipende
dalla madre per imparare a sopravvivere. Per questo, gli studi di Bowlby sono così importanti per i
singoli e per le società. La fame del bambino per l’amore materno è più forte di quella per il cibo.
Per questo, l’assenza materna genera nel figlio perdita e collera.
Furono molto importanti i risultati che si analizzavano non solo nel momento della separazione,
ma anche in quello del ricongiungimento. Bowlby, a differenza degli altri, non si concentrò solo sul
bambino, ma piuttosto sul rapporto, sul legame e la comunicazione con la madre. Lo sviluppo della
mente equivale quello fisico, con la sola differenza che le cure primarie sono quelle più importanti
per la mente e quindi il non averle per sempre o per brevi periodi, condiziona lo sviluppo dell’Io
che avviene nei primi anni di vita. Le fasi principali di sviluppo del bambino per raggiungere una
maturità affettiva sono tre:
- Dalla nascita ai 5/6 mesi di età che è il periodo nel quale il bambino crea il legame affettivo
con una persona ben determinata;
- Dai 5/6 mesi fino a 3 anni perché durante questo periodo il bambino continua a costruire il
legame materno ed è da questo dipendente;
- Dai 3 anni ai 7 anni è il periodo durante il quale il bambino è in grado di mantenere un
legame con la madre anche in sua assenza e tale assenza crescerà nel tempo;
Le fasi di interiorizzazione e di identificazione sono differenti per ognuno, ma se vengono a
mancare gli effetti sono quelli di un comportamento impulsivo e incontrollato. Dopo aver stabilito il
problema della carenza di cure materne, Bowlby sottolinea anche come deve essere strutturata la
vita familiare, affinché ci sia una qualità relazionale; un nodo importante è quello dell’ambiente:
madre, padre, oggetti di casa e membri della famiglia. Viene introdotta la variabile ambientale di
Bowlby. L’ambiente della famiglia o delle istituzioni che curano i bambini soli deve essere caldo e
accogliente e il bambino ha bisogno di sentirsi oggetto di piacere e di orgoglio.
Bisogna fornire un’attenzione costante e chi lo fa deve provare soddisfazione nel vedere il suo
bambino crescere. Tali affermazioni hanno aperto nuovi orizzonti anche per un modello di
genitorialità. Nel periodo di Bowlby la famiglia era ancora fondata sul principio dell’autorità
paterna. Lo studioso cambia l’ordine e crea la famiglia affettiva dove vengono messi in primo piano
la tenerezza e la solidarietà degli affetti. Egli si concentra anche sulle figure che lavorano a contatto
con i bambini: gli operatori devono essere specializzati nella comprensione dei bisogni dei bambini
e dei genitori in modo da fornire affetto ed emotività.
Un’altra idea fondamentale che emerge in Child Care è quella che il bambino “privato”
diventerà un genitore che “priverà”. Le esperienze negative continueranno e influenzeranno la vita
delle persone creando un circolo. Bowlby sostiene che le società potrebbero invertire questi circoli
negativi con sforzi economici e psicologici.
I bambini dovrebbero essere coinvolti in ogni decisione che li riguarda e i loro pensieri
dovrebbero essere rispettati e tenuti in considerazione. Senza una casa, senza i genitori, senza delle
persone da amare e da odiare il bambino non saprà con chi e dove creare sé stesso.
Ma il tema principale per Bowlby è il dolore e lo sdegno davanti alla separazione non necessaria
dei bambini dai genitori sottolineando l’importanza dei legami umani. Importante è il contributo di
Michael Rutter che riprende e riesamina il concetto di Bowlby in una prospettiva contemporanea.
Rutter afferma per esempio che Bowlby aveva parzialmente ragione in merito ai bambini ad
esempio cresciuti in istituto perché c’erano dei problemi come la comunicazione verbale che
dipendono solo dal bambino e non dalla mancanza dei genitori. Anche l’angoscia della separazione
è più complessa di come l’aveva affrontata lo studioso: i bambini che avevano perso la madre per
morte erano molto meno delinquenti di quelli abbandonati. Tuttavia l’ambiente resta uno dei fattori
fondamentali per lo sviluppo del bambino.
Studi successivi hanno confermato che i bambini cresciuti in istituti avevano difficoltà a
relazionarsi sebbene venissero adottati. Inoltre anche la tesi dei cicli di svantaggio di Bowlby venne
confermata: chi subiva dei torti da piccolo era probabile che li riproponesse da adulto. Le differenze
individuali dipendono dal bambino, dai genitori, dal contesto.
4. La relazione madre- figlio
Bowlby iniziò i suoi studi seguendo le orme di attivi studiosi come ad esempio Spitz, che studiò
a lungo il rapporto madre-figlio sia a Vienna che a New York. Tale relazione è per Spitz l’origine in
cui il bimbo decide di seguire un percorso educativo in un ambiente accogliente e generoso. Un
bambino riesce a fare degli sviluppi come quelli semantici solo se accompagnato da qualcuno che
valorizza certe dinamiche facendole diventare parte della psiche. Spitz introduce la sindrome della
depressione anaclitica, tipica dei bambini che vengono privati di cure materne (nei brefotrofi).
Secondo Spitz, come poi sarà per Bowlby, il rapporto con la madre servirà per instaurare qualsiasi
altro rapporto sociale.
Un altro analista a cui Bowlby fece riferimento fu Donald Winnicot che
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