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Letteratura italiana contemporanea – Vinicio Paccaossi di seppia di Eugenio Montale

Introduzione a Eugenio Montale

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre nel 1896, dove passa la prima parte della sua vita; Montale non ama la sua città, così come i genovesi non amano lui: lo dimostra il fatto che non esista alcuna commemorazione in onore del poeta. È la città del commercio, del denaro, tutte cose che non interessavano minimamente al giovane Eugenio. È l’ultimo di cinque fratelli, ma la figura più importante fra questi è sicuramente la sorella Marianna, più vicina all’autore per intenti e mentalità; la sorella frequenta l’università, coltiva la cultura e la trasmette al fratello, sebbene interrompa i propri studi prima della laurea, a causa del proprio matrimonio. Marianna è la prima a scorgere tutto il potenziale inespresso del fratello, nascosto dietro innumerevoli problemi.

La famiglia viveva in condizioni di agiatezza, il padre era proprietario di una ditta di prodotti chimici, costretta a chiudere negli anni ’30. Il giovane Eugenio intraprende studi tecnici e si diploma in ragioneria, povero di cultura classica e formazione accademica; è importante non sopravvalutare mai la cultura classica di Montale. Provvede a formarsi autonomamente, con letture disordinate alla biblioteca della città, scrivendo continue annotazioni in un documento pubblicato postumo con il titolo di “Quaderno Genovese”, interrotto bruscamente nel ‘17.

L’autore era agnostico, ma aveva comunque interessi religiosi, in particolare nei confronti del modernismo, che era un movimento partito dal basso per cercare di svecchiare la chiesa cattolica (poi condannato nel 1907 da papa Pio X). Intraprende lezioni di canto lirico, cosa che testimonia vari riferimenti musicali nella raccolta, ma presto deve abbandonare gli studi per coscrizione; nel ’17 frequenta un corso per allievi ufficiali a Parma, luogo in cui conosce S. Solmi, futuro traduttore, critico e poeta con cui stringerà un forte legame. Nel ’18 si trova sul fronte, anche se per pochi mesi, dove dimostra la sua tempra di buon soldato in Trentino. Nel ’19 torna a Genova, dove inizia a cercare un lavoro, ma la sua è una ricerca tormentata dalla frustrazione di doversi arrendere ad un lavoro comune come quello del padre.

Le prime poesie e il contesto culturale

La pubblicazione delle prime poesie, Riviere e la serie Accordi, avviene grazie alla rivista Primo Tempo, fondata a Torino nel 1922 da Solmi e De Benedetti. Gli Accordi consistono in una serie di sette poesie, ciascuna dedicata a uno strumento musicale, in modo da imitare la musicalità del suono; sono tutte scritte in seconda persona. In Contrabbasso, composto nel ’22, si evince una sensazione di prigionia del quotidiano, la protagonista è una ragazza che si sente prigioniera nella propria stanza; dal punto di vista metrico, la poesia anticipa la struttura di gran parte degli ossi brevi: quartine di versi con lunghezza varia e schema di rime perfette. Nel ’23 torna a Genova e conosce Roberto “Boby” Bazlen, un uomo di cultura, estremamente abile nel diffondere libri e idee, una sorta di intermediario culturale: si rivela una figura fondamentale per la formazione dell’autore.

È grazie a l’aiuto di personaggi come Solmi che Montale potrà presentare all’editore Piero Gobetti, uno dei principali antifascisti italiani, il libro degli Ossi di Seppia, che vengono pubblicati in una prima edizione nel 1925. L’ambientazione, bensì la raccolta sia molto povera di toponimi, non è mai Genova, ma presenta numerose allusioni alla Riviera di Levante; solo rare volte viene descritto un paesaggio urbano, con accezione negativa. Più precisamente, l’ambiente è quello di Monterosso, quella vegetazione del litorale ligure “di una bellezza scarna”; la famiglia possedeva una villa in quella località, un rifugio, un luogo di riflessione, dove era solita passare le estati quando l’autore era ancora adolescente.

Nella raccolta è viva la memoria delle molte esperienze poetiche del primo ventennio del ‘900: dai testi dei Crepuscolari (ironia e distacco), passando per D’Annunzio e Pascoli, fino ad arrivare a Saba e Ungaretti; l’opera di Montale si colloca oltre quelle esperienze, presentando caratteri fortemente innovativi, spesso incompresi. Analogie tematiche ed espressive non consentono una precisa collocazione della raccolta all’interno di una scuola o di una tendenza. Nella lettura degli Ossi di Seppia si delinea un percorso umano e poetico nel quale si possono distinguere varie tappe che segnano sempre nuove acquisizioni intellettuali e stilistiche: si tratta di un romanzo in “divenire”; il protagonista modifica il proprio punto di vista, incupendolo, ma non giunge a una conclusione utile per la vita.

Antifascismo e carriera letteraria

Nel ’25 Montale inizia a assumere una certa statura pubblica. Aderisce al Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1 maggio, promosso da B. Croce; il titolo riprende il Manifesto fascista di Gentile, rivale filosofico e politico, pubblicato il 21 aprile. Il suo antifascismo era ideale, non puramente militante; in quel momento era ancora possibile dichiararsi antifascisti, mentre l’anno dopo con lo stabilirsi delle leggi fascistissime, chi non aderiva al partito violava ufficialmente la legge ed era perseguibile. Alla fine dell’anno viene inoltre pubblicato il primo articolo di Montale su Svevo, che conoscerà di persona l’anno successivo, tramite un carteggio; questo articolo riesce a dare prestigio a livello nazionale all’autore della Coscienza di Zeno, che era conosciuto generalmente solo nella zona triestina.

Nel ‘27 si trasferisce a Firenze, città della cultura che viene vista come la cittadella assediata dal nazismo e dal fascismo che stanno avanzando, contrapposta a Genova, città del commercio. Vi rimane più di vent’anni, è il periodo più intenso e proficuo sul piano letterario. Il legame con la città è sottolineato dal fatto che Montale sia tuttora sepolto a Firenze con la moglie. Diventa impiegato di una casa editrice, la Bemporad, e questo è il suo primo lavoro stipendiato; si occupava di aiutare l’editore nella cernita delle nuove pubblicazioni, compito che si rivela presto deludente sul piano economico e intellettuale. Nel ’28 esce la seconda edizione degli Ossi. Nel ’29 riesce a dare una svolta alla propria vita, quando viene chiamato a sostituire il direttore del Gabinetto Vieusseux, una prestigiosa istituzione fiorentina. L’incarico dura fino al ’38, anno in cui arriva il licenziamento in tronco, in un periodo segnato dal potere del fascismo e dalla preparazione al secondo conflitto mondiale.

Il paratesto e l’interpretazione dell’opera

Il paratesto della prima edizione era ricco: numerose le dediche che rivelano come Montale tenesse a mostrarsi debitore di qualcuno. Successivamente vengono rimosse quasi tutte, alcune per litigi con i dedicatari, altre per cessazione di contatti, altre ancora perché non avevano più ragion d’essere. Montale rilascia preziose dichiarazioni e autocommenti sulla propria poesia: interviste pubbliche, note d’autore, lettere private, ecc. Non sempre la sua testimonianza è attendibile, a causa di una tendenza al depistaggio (un esempio, Anna degli Uberti non è morta giovane, ma è deceduta nel ’59 a causa di un tumore). Montale ci inganna lecitamente: uno scrittore ha diritto di mentire, non è tenuto a dire la verità sulla propria opera, proprio per il suo essere autore: produce opere, non interpretazione, abbandona la propria opera alla corrente, e quella diventa proprietà dei lettori, in particolare dei critici letterari.

Esistono comunque dei limiti all’interpretazione, come ad esempio il genere letterario (una parodia non può essere presa sul serio). Si deve cogliere quello che l’autore ha voluto dire, e gli autocommenti servono proprio come indicazione, anche quando sono menzogne. Importante a questo proposito è l’Intervista Immaginaria scritta nel ‘46. L’intervistatore non interviene mai, ma viene chiamato Marforio, in riferimento alle cosiddette “statue parlanti” di Roma, che nel ‘500 si usavano come luogo di affissione per scritti polemici e satirici nei confronti del potere della chiesa. L’altro interlocutore è Pasquino, altro riferimento alle statue, con cui l’autore si identifica.

Montale fa inizialmente riferimento a tre poeti conterranei: C. Sbarbaro, G. Boine, C. Roccatagliata Ceccardi. L’autore riconosce la propria appartenenza poetica alla linea ligure; l’unico con cui ha fatto personalmente amicizia è il primo, a cui dedica due poesie. La morte di Boine viene registrata nel Quaderno Genovese, descritta come una grave perdita per il panorama culturale e per la rivista Riviera Ligure. Ceccardo viene citato in una poesia del ’23, scritta come omaggio affettuoso a un personaggio che apprezzava. Nel ’46 ci tiene a riferire di aver avuto questi tre punti di riferimento per la stesura degli Ossi. Riferisce poi di aver ascoltato Debussy, l’avanguardia della musica novecentesca. Cita Musica Sognata, una poesia all’inizio degli Ossi, che si trovava nell’edizione del ’25, poi venne esclusa da quella del ’28, e in seguito reinserita dal ’77 con il titolo di Minstrels, esplicitando il legame con Debussy.

Montale parla di H. Bergson e della sua Contingenza delle Leggi della Natura, dalla quale sorge il contingentismo (reazione al positivismo, alla pretesa razionale di spiegare tutto il mondo), visto come antidoto contro l’idealismo: Montale non crede nella razionalità della storia e nel progresso (Hegel), ma sostiene che la storia proceda a tentoni. Successivamente allude anche a Shopenhauer, in particolare a Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, facendo riferimento al velo di Maya (ripreso dalla filosofia indiana) che nasconde la realtà delle cose. L’autore si muove quindi su più fronti: letterario, musicale, filosofico; questo ci dà l’idea della complessità dei riferimenti. L’intervista si chiude con una dichiarazione: Riviere era una conclusione inadatta, una “sintesi e guarigione” prematura, poiché il tono ottimista delle ultime poesie strideva con il pessimismo della raccolta.

L'edizione del '28 e il titolo

Per l’edizione del ’28, pubblicata dai fratelli Ribet, Montale sente il bisogno di ampliare il numero di testi, senza alterare l’omogeneità della raccolta (Arsenio è l’unica scritta a Firenze, ma presenta comunque ambientazioni liguri). La nuova edizione vanta una prefazione di Alfredo Gargiulo, critico letterario affermato al tempo, il che dimostra l’accresciuta notorietà di Montale nel panorama letterario.

Ci sono sei poesie in più: due nella prima sezione, quattro nell’ultima. Alla fine di Movimenti viene inserita una sottosezione intitolata “Altri versi”, per racchiudere le due novità. L’ultima sezione cambia titolo e viene suddivisa in tre sottosezioni: la prima è suddivisa in altre due (L’agave sullo scoglio e altre quattro poesie), poi Arsenio e infine la sottosezione che contiene le poesie per le due interlocutrici femminili della raccolta.

L’osso di seppia si trova sulla spiaggia dopo le mareggiate, è un oggetto in balia delle forze della natura, non ha una volontà propria. Viene usato per far affilare il becco agli uccellini, per questo qualcuno pensò che il titolo alludesse al canto degli uccelli, il canto poetico. L’espressione si trova nella raccolta solo alla fine, in Riviere, una sola volta; nelle carte autografe (manoscritto scritto di pugno dell’autore) montaliane si trova nella prima volta nel luglio del ’23, riferito a alcune poesie della seconda sezione, pubblicate nel ’24.

Inizialmente, il titolo sembrava dover essere Rottami, in relazione ai titoli minimalisti e autosvalutativi delle opere dei poeti liguri: Trucioli di Sbarbaro, Fratumi di Boine. Successivamente la precisazione del rottame che viene buttato a riva dall’onda: l’osso di seppia; lo troviamo già in D’Annunzio: due poesie di Alcyone contengono l’osso di seppia, e descrivono tutto il materiale di scarto depositato sulla spiaggia, sempre e comunque utilizzando un linguaggio alto, nobilitante. Ma c’è una differenza sostanziale fra questo titolo e quelli scelti dai poeti della linea ligure: trucioli e frantumi sono in realtà inanimati, mentre l’osso di seppia un tempo era vivo e adesso è morto. Che cosa è morto? Ci sono diverse interpretazioni: un’interpretazione esistenziale secondo cui l’io, che un tempo viveva in armonia col mondo, non può più farlo; un’interpretazione metaletteraria secondo cui, ad essere morta, è la vita vissuta che è stata tradotta in poesia.

La struttura della raccolta

La raccolta è stata scritta circa in un decennio (1916-1925). L’edizione definitiva del ’28 conta 61 liriche in sei sezioni, sei componimenti in più rispetto all’edizione precedente. Quattro sezioni rimangono invariate dal punto di vista strutturale, mentre Movimenti sarà suddivisa in un’altra sottosezione, e Meriggi cambierà nome in Meriggi e ombre. Le sezioni, sviluppate in parallelo con attenzione per i temi portanti e lo stile sorvegliato, sono: In Limine (prologo), Movimenti, Ossi di Seppia, Mediterraneo, Meriggi e Ombre, Riviere (epilogo). Ogni sezione è caratterizzata dalla specificità delle scelte formali: il metro, lo stile, lo sviluppo; è evidente un climax ascendente, per cui le sezioni presentano via via testi sempre più lunghi e complessi.

Fra i temi principali si possono elencare: il fallimento dello strumento poetico non in grado di offrite formule rivelatorie per il lettore, la condizione del camminare e del procedere, il viaggio, il contesto naturale e marino, la riflessione sull’infanzia e sulla maturità, la delicata percezione del miracolo, la ricerca di un’identità e di un senso dietro alla realtà. Montale percepisce l’aspetto frammentario della realtà, il tema del frantume e dello scarto, che ha ispirato anche il titolo, e secondo cui la dimensione spaziale e temporale si frantumano, il tempo rivela la propria insensatezza, la realtà presenta una scissione di referenti e significati.

  • In Limine (prologo): è una delle ultime poesie scritte prima della pubblicazione del libro, in grado di orientare il lettore verso l’unico vero punto di fuga riscontrabile negli Ossi, l’avverarsi del “miracolo”, che non è destinato a compiersi per il poeta, ma solo per l’interlocutore, il “tu”, a cui viene indicata una possibile scappatoia oltre il flusso esistenziale regolato dalla legge di necessità.
  • Movimenti: la prima delle macro-sezioni, caratterizzata da un’eterogeneità di prose giovanili marcate da influssi poetici differenti, e liriche più mature. Nei primi componimenti si avverte un bisogno di espressione musicale: tutte le poesie, tranne I Limoni, hanno a che fare con la musica (Corno Inglese, Falsetto, Minstrels, Quasi una Fantasia). Anche il nome della sezione è musicale, inteso come parti che dividono una sinfonia. La musica è strettamente legata alla corrente poetica del Simbolismo (Francia, ‘800), radicato all’idea romantica dell’esistenza di una realtà nascosta al di là delle apparenze. La sezione è suddivisibile in quattro micro-sezioni: I Limoni, Poesie per Camillo Sbarbaro, Sarcofagi e Altri versi.
  • Ossi di Seppia: in questa sezione, composta da 22 poesie, si incontrano solo liriche di estensione limitata, cosiddetti “ossi brevi”, tutti senza titolo, identificati con il primo verso. La struttura dei componimenti è semplice: due o tre quartine, ricche di rime baciate o alternate. Dopo aver constatato l’inadeguatezza della parola poetica come strumento di conoscenza della verità, si sviluppa la certezza angosciosa del male di vivere. Montale inizia ad utilizzare copiosamente simboli (girasole, cavallo stramazzato, la statua del meriggio), che non sono utilizzati per rappresentare, ma diventano il significante del significato inteso dall’autore: la tensione verso la luce, il male di vivere, l’indifferenza. Inoltre, già in questa sezione è tracciato il limite che decreta la fine dell’infanzia e il subentrare della perdita di contatto con la natura; ci troviamo di fronte a un mondo opaco, ad un’umanità che ha dimenticato l’impulso vitale (Bergson). Nel ’25 la sezione era dedicata a Emilio Cecchi, critico letterario affermato all’epoca, col quale Montale aveva una corrispondenza per lettera.
  • Mediterraneo: è la sezione più compatta, si tratta di un poemetto unico diviso in nove parti. Il protagonista assoluto è il mare, al quale il poeta si rivolge con rispetto e devozione, come fosse una divinità. Siamo davanti al resoconto del rapporto fra il poeta e il mare, e quest’ultimo si lega ad un’esperienza personale di fondamentale importanza conoscitiva soprattutto di carattere sensoriale. Il mare è diretto interlocutore e destinatario del percorso poetico e ha una doppia funzione: è voce lirica inarrivabile e padre, guida spirituale. Osservando la sezione si è in grado di delineare un rapporto di odio-amore, di attrazione e repulsione.
  • Meriggi e Ombre: la quarta sezione, che nel ’25 era intitolata solamente Meriggi, era dedicata a Sergio Solmi. Il titolo fu cambiato per l’aggiunta di testi che hanno connotazione funebre (Arsenio, I Morti, Delta, Incontro). Nel ’28 viene divisa in tre sotto-sezioni: l’ultima è suddivisa in due per quanto riguarda le ispiratrici, le prime tre poesie sono per la Nicoli, le ultime tre per Anna. Montale ha invertito l’ordine delle poesie: per attenuare il pessimismo ha evitato il finale con Crisalide (immagine cupa di sacrificio), preferendo prima attenuare il tutto con Casa sul Mare, poi concludere con Riviere; disponendo prima Crisalide, in cui dà alla donna del Voi, dà l’idea di un...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesac di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pacca Vinicio.
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