I suoni del linguaggio (Nespor-Bafile; capp. 1-5)
- 1. I segmenti .............................................................................................................................. 1
- 2. I fenomeni segmentali ............................................................................................................ 4
- 3. Gli elementi soprasegmentali ................................................................................................. 8
- 4. La struttura fonologica ......................................................................................................... 10
- 5. La fonologia all’interno della parola ...................................................................................... 13
1. I segmenti
Gruppi più o meno lunghi di parole compresi tra due pause sono chiamati enunciati. I suoni sono anche detti segmenti. Ogni singolo suono determina il significato della parola, è distintivo.
Due parole, peraltro identiche, di una lingua che si differenziano per un solo suono formano una coppia minima (pino-tino, pino-fino, tino-tipo).
È detto inventario segmentale o fonologico l’insieme dei suoni utilizzati dalle lingue in funzione distintiva. Nella percezione del linguaggio entra in azione in certi casi un filtro percettivo che porta a ignorare certe piccole differenze nel segnale acustico irrilevanti ai fini della funzione distintiva ed a percepirne altre significative per la decodifica del messaggio: percezione categoriale (vd. distinzione della sonorità di tipo categorico). Questo è un meccanismo non specificamente linguistico ma più generale ed è vantaggioso per il linguaggio in quanto agevola l’identificazione delle unità segmentali.
Livello
- Fonetico: Produzione concreta dei suoni → fono [F]
- Fonologico (o fonematico): Suono che ciascuna lingua utilizza in funzione distintiva → fonema (unità distintiva minima di suono) /F/
Ad un fonema corrisponde una molteplicità di realizzazioni fonetiche. Fattore determinante la qualità fonetica dei segmenti è il contesto fonologico.
Coarticolazione: perdurare di gesti articolatori del segmento precedente o anticipazione di gesti articolatori del segmento successivo.
In certi casi il contesto determina alternanza evidente e sistematica tra foni diversi che si trovano in distribuzione complementare e sono detti allofoni o varianti di posizione (corrispondono ad uno stesso fonema):
E.g. In [k]asa la [h]asa
Fonologizzazione: realizzazioni diverse del medesimo fonema, condizionate dal contesto (varianti contestuali), si svincolano dal contesto e diventano fonemi distinti (da variante a fonema).
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Defonologizzazione: fonemi distinti non dipendenti dal contesto si dispongono in un rapporto di complementarità contestuale divenendo varianti contestuali di uno stesso fonema (da fonema a variante).
Transfonologizzazione o rifonologizzazione: cambiamento della sostanza fonica con cui si realizzano i fonemi (vd. legge di Grimm).
Modalità di fonazione
- Egressiva è la modalità più diffusa che usa il flusso d’aria espiratoria che dai polmoni si dirige verso l’esterno.
- Ingressiva che agisce sul flusso d’aria inspiratoria.
- Avulsiva è indipendente dalla fonazione e produce suoni detti clicks con due occlusioni contemporanee nel canale fonatorio.
Attività articolatoria
- Vibrazione glottidale è distintiva solo per le consonanti ostruenti e differenzia i suoni sonori da quelli sordi (vocali contraddistinte dalla sola vibrazione glottidale).
- Avvicinamento o contatto tra organi articolatori contraddistingue le consonanti dalle vocali.
Modo di articolazione
(‘qualità ed entità del restringimento’):
- Occlusivo (o plosivo) = Blocco totale del passaggio dell’aria causato dallo stretto contatto tra due organi (occlusione + esplosione).
- Fricativo (o spirante) = Avvicinamento senza contatto di due organi articolatori (le consonanti fricative sono dette continue perché la sorgente di rumore può restare attiva per un tempo prolungabile a piacere, teoricamente finché resta aria nei polmoni.
- Affricato = Occlusione + frizione.
- Nasale = Presenza di un ostacolo nel canale orale e contemporaneo abbassamento del velo del palato (consonanti nasali continue).
- Laterale = Occlusione centrale del canale provocata dalla lingua (consonanti laterali continue).
- Vibrante (o trillo) = Debole occlusione intermittente (consonanti vibranti continue).
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- Approssimante (o semivocalico o semiconsonantico) = Al confine tra articolazione vocalica ed articolazione fricativa.
Luogo di articolazione = Punto del tratto vocale in cui si verifica la restrizione durante l’articolazione delle consonanti.
Tutte le vocali sono diversificazioni del suono vocalico neutro detto schwa (ə), ottenute attraverso modificazioni del cavo orale (soprattutto a causa dei movimenti della lingua). Vocali prodotte attraverso l’escursione massima della lingua rispetto alla posizione di riposo [i u a] formano il cosiddetto triangolo vocalico. Inoltre le vocali possono essere labializzate o procheile (e.g. quelle posteriori con arrotondamento labiale) o non labializzate o aprocheile (tutte le altre senza arrotondamento delle labbra). In italiano il sistema vocalico prevede 7 vocali in sillabe accentate e 5 in sillabe non accentate (in assenza di accento si perde la distinzione tra vocali medioalte e mediobasse). Oltre alle più frequenti vocali orali vi sono le vocali nasali, articolate con abbassamento del velo palatino e fuoriuscita dell’aria attraverso le cavità nasali. Per la maggior parte delle lingue gli inventari vocalici sono compresi tra le 3 e le 15 unità.
Tratti: caratteristiche ricorrenti nella composizione dei segmenti.
Classe naturale di suoni: gruppo di segmenti che si comportano allo stesso modo in determinate condizioni. Un gruppo di suoni forma una classe naturale se i tratti necessari ad individuare la classe sono in numero inferiore ai tratti necessari ad individuare ogni singolo segmento.
Concezione classica dei tratti fonologici (Nespor): i tratti sono caratteristiche fonetiche prevalentemente articolatorie, sono binari con due valori di cui uno positivo ed uno negativo. Sono esclusi i tratti indicanti caratteristiche fonetiche non rilevanti oppure i tratti superflui (requisito di economicità). Aspetto caratterizzante della teoria segmentale classica è la binarietà dei tratti ed il suo scopo è costruire un sistema altamente economico per la definizione dei segmenti. Il modello binario però non differenzia i casi in cui due valori di un tratto corrispondono a due diverse proprietà fonetiche ed i casi in cui corrispondono semplicemente alla presenza/assenza di una certa proprietà.
Le unità costitutive dei suoni, dette anche elementi, differiscono dai tratti classici per alcuni significativi aspetti. Ciascuno degli elementi che compongono un suono è esso stesso un suono (≠ tratti). Gli elementi sono monovalenti (≠ binarietà) → teoria segmentale basata su elementi monovalenti, il cui interesse è definire le componenti articolatorie ed acustiche utilizzate dai parlanti per l’identificazione dei suoni ed in cui ciascun suono è inteso come prodotto delle proprietà fonetiche che lo compongono.
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2. I fenomeni segmentali
Rappresentazione lessicale delle parole: vocabolario o lessico mentale. Informazioni lessicali di vario tipo. Per quanto riguarda il livello segmentale la parola è registrata nel lessico nella sua forma fonemica, come sequenza di suoni distintivi. I fenomeni fonologici puri sono quelli in cui i suoni si modificano esclusivamente per influenza del contesto in cui si trovano o per condizioni non segmentali (vd. posizione rispetto all’accento). Si applicano senza eccezioni e sono detti postlessicali perché non sono memorizzati nella rappresentazione lessicale, in quanto indipendenti dalle parole coinvolte nel cambiamento. Ne è un esempio la ‘gorgia toscana’, fenomeno di spirantizzazione (trasformazione in fricativa delle occlusive sorde) → quando sono intervocaliche o quando seguono una vocale e precedono /r/ o /l/ ed altra vocale, le occlusive /p, t, k/ si trasformano in fricative con stesso luogo di articolazione [ɸ, θ, x]. Variante frequente di [x] è la fricativa glottidale sorda [h]. Il fenomeno si osserva sia all’interno di parola sia tra parole.
E.g. To[ɸ]o la [ɸ]asta e[h]lissi o[θ]re ma in [t]utto
p -> ɸ V _ (r,l) V
t -> θ
k -> h
Questa è una regola fonologica poiché si applica in modo sistematico ogni volta che se ne verificano le condizioni. Analogo processo è quello dell’assimilazione delle nasali preconsonantiche in italiano le quali assumono il luogo di articolazione della consonante che le segue, sia all’interno di parola che tra parole.
Davanti a /l, r/ vi è assimilazione totale:
E.g. li[n]do a[ŋ]che i[ɲ]verno i[l]legale
N → N[+ LUOGO] / _C[+ LUOGO]
I fenomeni segmentali non puramente fonologici sono quelli in cui il cambiamento si verifica in un contesto che non include solo condizioni fonetiche ma anche specificazioni morfologiche o lessicali e sono detti fenomeni fonologici lessicali. Ne è un esempio la
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palatalizzazione delle occlusive velari prima di vocali anteriori. In italiano però questo non è un fenomeno generalizzato esteso a tutti i contesti di occlusiva velare seguita da vocale anteriore. Ad esempio esso colpisce gli aggettivi in cui la /k/ è seguita dalla desinenza plurale -i e dal suffisso -ità. Stesso cambiamento davanti alla -i del plur. di alcuni nomi ma il fenomeno non è sistematico. Vanno poste quindi specificazione morfologica e restrizione lessicale.
Assimilazione: due elementi fonici contigui diversi o totalmente o in parte si avvicinano dal punto di vista articolatorio o in parte o del tutto.
Causa principale dell’assimilazione è la coarticolazione (vd. supra p. 1). L’assimilazione è regressiva quando è anticipata in un segmento una caratteristica del segmento successivo. È prog
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