Glottologia
Lezione 6/10/2022
La morfologia si occupa di come sono formulate le parole. Il mutamento semantico è come cambia il significato delle parole. La glottologia è una parola composta neoclassica, formata da due elementi glotto-logia ovvero "studio della lingua" dove il secondo elemento deriva da logos ovvero discorso, ragionamento, perciò si chiama "studio della lingua". Questi due elementi sono confissi cioè non ricorrono da soli. Questo termine è stato introdotto da Ascoli che ha fondato l'archivio glottologico italiano.
Studio diacronico e studio sincronico
Possiamo distinguere due prospettive nello studio dei fatti linguistici:
- Linguistica sincronica: descrive le lingue e le strutture linguistiche per come si presentano in un determinato momento (non deve essere per forza il presente), distaccandosi dai processi che hanno portato alla loro costruzione;
- Linguistica diacronica: studia le lingue e i fenomeni linguistici lungo l'asse temporale, considera le vicende storiche e ricostruisce i percorsi evolutivi.
Un cambiamento tridimensionale
Le lingue hanno 3 diversi tipi di variazione che identificano il cambiamento linguistico:
- Variazione diacronica: attraverso il tempo;
- Variazione interlinguistica: attraverso lo spazio;
- Variazione intralinguistica: attraverso la società.
Saussurre e la glottologia
La glottologia studia le lingue da un punto di vista diacronico: a studiare questa prima cosa è Saussure che fonda la linguistica moderna, nascendo a Ginevra ed andando a studiare in Germania dove vengono fondate le basi per la linguistica storica. Scrisse un trattato molto importante da giovane, insegnando a Parigi e in seguito di nuovo in Svizzera. Il suo testo pubblicato 3 anni dopo la sua morte porta il suo nome ma è stato scritto da suoi allievi tramite appunti presi a lezione, con nozioni fondamentali tra cui la distinzione tra sincronia e diacronia senza però una opposizione netta, ma come due approcci che potevano comunicare tra loro.
La variazione diacronica secondo Saussure è naturale poiché l'immobilità assoluta non esiste, nello studio di questa branca della glottologia bisogna però stare attenti: infatti si vanno a studiare obbligatoriamente solo i testi antichi che riportano la scrittura del tempo, la quale si adegua in modo molto più lento ad un cambiamento linguistico che ormai è affermato invece nel parlante. Il linguista storico dovrà utilizzare come un detective piccoli indizi per arrivare a vedere l'inizio e l'avvenimento di un mutamento.
Il linguista storico infatti fa fede al principio di uniformità secondo il quale i processi naturali che hanno operato nel passato sono gli stessi che possiamo osservare nel presente: le stesse cause producono sempre gli stessi effetti.
La variazione interlinguistica per Saussure è una cosa evidente agli occhi di tutti, molto più di un mutamento temporale. Sono differenze che si notano quando si passa da un Paese ad un altro oppure anche da un circondario all'altro. Per esempio il sanscrito è una lingua antica dell'India e ha punti in comune molto interessanti con l'inglese e il tedesco, mentre è totalmente diversa dal kannada, una lingua parlata nel sud dell'India. Grazie a questa somiglianza tra le lingue è facile avere dei punti di partenza per arrivare ad avere una parentela tra lingue.
La variazione intralinguistica è per Saussure un fattore di cui tenere conto a priori, poiché essendo la lingua un'istituzione sociale è ovviamente regolata dalle forze sociali. In questo caso si tratta di sociolinguistica, ovvero lo studio con cui la lingua di una comunità di parlanti si diversifica:
- Nello spazio geografico: variazione diatopica (topos=spazio);
- In base a gruppi, classi sociali, età e grado di istruzione: variazione diastratica;
- In rapporto a situazioni comunicative: variazione diafasica;
- In base al mezzo che si utilizza per comunicare che sia scritto o orale: variazione diamesica.
I parlanti hanno una padronanza della lingua multiforme, possono utilizzare il dialetto accanto alla lingua standard oppure forme colloquiali accanto a espressioni colte e così via. Per questo motivo dobbiamo utilizzare il concetto di diasistema che riunisce i vari sottosistemi delle varietà di una lingua in un livello superiore. Sono un insieme di sistemi utilizzati dai parlanti che in parte si sovrappongono e in parte divergono. Abbiamo una vera e propria concorrenza tra diverse forme che utilizziamo per esprimere la stessa cosa: io domani vado/ io andrò.
Per la nostra grammatica sarebbe corretto usare il futuro, ma nel parlato di oggi utilizzeremo con alta probabilità la prima forma, ciò ci aiuta a capire se gli errori di oggi potrebbero diventare la grammatica di domani, quindi se la variazione di oggi potrà essere il mutamento di domani.
Le lingue sono mutevoli
Le lingue sono ampiamente mutevoli nello spazio e nel tempo, è come un sistema in costante sviluppo e non solo in un singolo individuo, ma anche e soprattutto nella comunità che ne fa uso, adattandola alle diverse esigenze comunicative. I due campi dove il glottologo esercita la sua ricerca sono:
- Il mutamento linguistico: ovvero cercare di capire come e perché le lingue cambiano e come cambiano nei diversi periodi storici (anche le parole da sole);
- La storia delle lingue: ricostruire da dove derivano alcune lingue, come per esempio il latino, ripercorrendo la storia andando ad analizzare frasi storicamente attestate come il latino antico di Plauto;
- L'obiettivo teorico è di riuscire ad arrivare ad una teoria che valga per il cambiamento di tutte le lingue.
Il mutamento linguistico
Il mutamento linguistico è una proprietà delle lingue di cambiare attraverso il tempo, è un processo estremamente lento e graduale, proprio perché ci sono tanti piccoli cambiamenti (visibili e non) che porteranno poi ad un vero e proprio mutamento. Ci sono diversi tipi di mutamento:
- Fonetico: suoni;
- Morfologico: mutamento di funzione di una parola o nella forma;
- Fonologico;
- Semantico;
- Sintattico: il latino aveva un ordine delle parole tendenzialmente libero, con il verbo solitamente a fine frase, mentre ora in italiano abbiamo un ordine più schematico (soggetto-verbo-complemento).
Posso quindi avere mutamenti a livelli sonori o nella struttura di una frase.
La diffusione di un mutamento
Ci sono alcune variabili legate ai mutamenti linguistici:
- Fattori geografici: gli ostacoli naturali (catene montuose, fiumi, ecc.) possono portare ad un rallentamento della trasmissione da un gruppo linguistico ad un altro;
- Fattori politici: la diffusione dei popoli dominanti che possono portare ad un nuovo panorama linguistico, proprio come nel caso dell'Impero Romano che con la sua espansione ha reso il latino la lingua principale di quegli anni;
- Fattori sociali: il prestigio dell'individuo o individui potrebbe decretare il successo di un'innovazione.
L'aspetto più complesso è capire perché un certo tipo di mutamento si verifica, a volte sembra quasi nato dal caos, ma proprio perché ci sono stati tanti piccoli cambiamenti che hanno portato a questo. Può accadere per fattori esterni o interni, spesso sono fatti culturali come quando con l'invasione barbarica dell'impero romano iniziò a sgretolarsi ed a sua volta anche il latino si frammenta. Il greco antico si presenta al mondo come lingue tramite i poemi omerici con il crollo della civiltà Micenea, messa in crisi dall'arrivo di altre popolazioni. Più semplice da capire è l'aspetto della diffusione all'interno della società con l'aiuto della sociolinguistica ovvero il rapporto tra lingua e società in modo sincronico, noi colleghiamo il mutamento della lingua con queste variazioni sociali. Proprio a causa di queste tante guerre e conquiste abbiamo continui confronti tra le lingue che condividono vocaboli e strutture. Ci sono stati "incontri" tra le lingue che hanno portato a dei prestiti. La variazione è la proprietà delle lingue di essere mutevoli, cambiando anche dall'interno. Ci sono visioni proprio a livello sociale, con vocaboli che vengono visti come l'alto italiano o corretto mentre altri sono invece vocaboli colloquiali (per esempio la parola "strabello" è colloquiale).
Lezione 13/10/2022
Ognuno di noi non parla semplicemente una lingua ma ha a disposizione più varietà di lingua; ognuno di noi possiede l'italiano regionale e l'italiano standard (due varietà di lingua che possono essere in competizione). "Plus altus" in latino è il comparativo che non veniva considerato standard, ma era nella lingua parlata, mentre nella scritta, soprattutto di stile elevato si usava "altior". In spagnolo ad esempio il comparativo si crea con "mas" e in latino si usava "magis altus".
Classificare le lingue
Classificare le lingue significa raggruppare le lingue in base a determinate caratteristiche:
- A seconda del luogo (lingue asiatiche, europee, ecc...);
- A seconda del tempo (lingue antiche e moderne);
- Genealogicamente: raggruppando le lingue in famiglie (famiglia indoeuropea, afro-asiatica, caucasica);
- Tipologicamente: in base alle caratteristiche strutturali (in italiano SVO soggetto-verbo-oggetto, ma non tutte le lingue sono strutturate così).
Classificazione genealogica
Questa è uno dei compiti primari della linguistica storica e andremo a vedere la parentela tra le lingue e da quale lingua madre hanno avuto origine (come italiano, portoghese, francese che derivano dal latino). Le lingue possono assomigliarsi ma per poter dire che sono imparentate bisogna trovare un metodo scientifico. Esistono lingue isolate quando non si riesce a capire da che lingua madre derivino, come per esempio il basco (parlato nei paesi baschi, o il cinese secondo alcuni studiosi). Con la ricostruzione linguistica andiamo a ricostruire elementi che non sono attestati in fasi specifiche. La ricostruzione è il processo con cui si afferma che è esistito qualcosa, determinando elementi linguistici non direttamente documentati. Questa ricostruzione però può essere fatta solo parzialmente come se noi dovessimo ricostruire il latino partendo da zero, avremmo costruito una lingua con gli articoli probabilmente, anche se il latino sappiamo non ne ha.
Possiamo avere una ricostruzione interna (andando a capire come funziona la lingua stessa) oppure una ricostruzione comparativa (andando a mettere a comparazione tra loro più lingue). La classificazione genealogica e la ricostruzione linguistica sono indipendenti e diverse ma collegate tra loro, poiché fare ipotesi genealogiche senza una vera ricostruzione della proto-lingua (ovvero una base da dove partire) è possibile ma pericoloso.
Origini della linguistica storico-comparativa
Tra fine Settecento e Ottocento abbiamo un clima di scoperta e avvicinamento all'esotico con lo sviluppo del colonialismo e le campagne napoleoniche che portano l'Europa ad aprirsi verso l'Oriente. Viene decifrata la scrittura egiziana e scoperta Petra in Giordania (la città scolpita nella pietra), nasce il movimento culturale del romanticismo come identità del popolo e del paese che pone particolare enfasi sui dialetti. Viene scoperto inoltre il sanscrito (parlato in India) e l'antico persiano (parlato in Iran), prima si conoscevano già ma ora vengono anche studiate ed insegnate nelle università europee, la prima cattedra viene assegnata a Berlino a Bopp e viene chiamata "Letteratura orientale e linguistica generale".
La lingua sanscrita ha delle affinità con latino e greco, provengono infatti dalla stessa famiglia poiché hanno affinità nelle radici dei verbi e nella grammatica. Il metodo comparativo osserva non tanto il lessico ma la regolarità della grammatica e le corrispondenze fonetiche. Il mutamento delle lingue non è il decadimento di queste.
Con gli studi vediamo anche una mutazione dei termini come per esempio "morfologia" usata per la prima volta dall'autore del Faust: Goethe. Von Schlegel era un letterato andato a Parigi per studiare il sanscrito, diventando il primo ad avere usato l'etichetta di "Grammatica Comparata", usando quindi l'osservazione della grammatica nelle lingue e non solo del lessico. Lo concepisce inoltre come qualcosa di dinamico, ovvero con i cambiamenti attraverso gli anni.
Bopp applica per primo in modo sistematico il metodo comparativo scrivendo una grammatica comparata tra sanscrito, zend, greco, latino, lituano, gotico e tedesco, inoltre propone una scomposizione sistematica delle forme verbali in una serie di sottounità portatrici di significato, per cui possiamo dire che radice + desinenza è una frase in miniatura.
Rask, studioso danese, si dedica alla ricerca dell'origine dell'antica lingua nordica o islandese, proponendo importanti osservazioni sul sistema consonantico delle lingue germaniche. Viene seguito a ruota da Grimm che pone i fondamenti della filologia germanica, inoltre in uno dei suoi volumi tratta talmente bene il discorso di fonologia che sarà lui a dare il nome alla norma di prima mutazione consonantica. Per i suoi studi Grimm si fonda sull'idea di lingua come mutamento inarrestabile.
L'indoeuropeo, la lingua che non c'è
Ci manca il tassello della lingua madre però, infatti queste lingue hanno un'origine comune, ma quale? Si arriva a capire che latino, greco e sanscrito hanno una lingua madre comune non attestata, i primi studiosi avevano un approccio quasi filosofico per questa ricerca arrivando a convincersi che il sanscrito fosse la lingua che conservava maggiormente le caratteristiche della "fonte". In seguito Thomas Young le darà il nome di indo-european (indoeuropeo).
Schleicher e l'indoeuropeo
August Schleicher formulò una ricostruzione della lingua madre attraverso il confronto sistematico fra le forme corrispondenti attestate delle lingue figlie, cercando di stabilire mutamenti specifici per ciascuna di esse. Si ottengono così elementi puramente ipotetici che devono essere segnalati con un asterisco, Schleicher però credeva così tanto nel (ri)sostanziare una lingua reale da pubblicare una favoletta in indoeuropeo (La pecora e i cavalli). Schleicher introduce inoltre la teoria dell'albero genealogico, pensando all'albero dei codici utilizzato in filologia per rappresentare il rapporto tra i vari manoscritti della tradizione, identificando il punto di partenza nell'indoeuropeo, facendo partire due rami (uno le lingue slave e baltiche e l'altro il sanscrito, greco, italico e celtico).
Lo studioso raccoglie la metafora della lingua come un organismo vivente e quindi dinamico. Nell'albero le lingue partono dalla lingua madre per moltiplicarsi in diramazioni da cui hanno origine a loro volta altre sottofamiglie dove i membri sono accomunati da corrispondenze lessicali e da mutamenti di suono paralleli. Questo modello ha ovviamente dei limiti, infatti nella realtà la separazione dei rami non è netta ma è graduale, inoltre ci sono influssi da lingue non della stessa famiglia che vengono dettati da una vicinanza geografica.
Viene poi criticato questo metodo da uno dei suoi allievi: Schmidt che propone una rappresentazione ad onde, dove le innovazioni linguistiche si dipanano da centri diversi ma vanno a diradarsi man mano, proprio come quando si lancia un sasso nel lago. Questa teoria viene detta "teoria delle onde", che non va ad escludere quella di Schleicher, anzi, la completa. Infatti la teoria dell'albero genealogico si focalizza sul modo in cui le lingue si separano e differenziano, mentre la "teoria delle onde" osserva il modo in cui esse si avvicinano condividendo tratti innovativi.
I neogrammatici
I Neogrammatici erano un gruppo di studiosi di Lipsia che approfondiscono lo studio del mutamento fonetico e delle leggi che lo regolano. Uno di loro, Karl Brugmann, scrisse la bibbia dell'indoeuropeo con un'opera scritta da lui nel 1800. Noto per il principio di ineccepibilità delle leggi fonetiche, dove il cambiamento fonetico avviene sempre senza eccezioni e senza essere causato da fattori esterni ed è fondamentale per comprendere il fondamento delle lingue.
Lezione 14/10/2022
I criteri di classificazione genealogica
Come capire che due lingue provengono dalla stessa famiglia:
- Lessico condiviso: devo avere lingue che condividono una parte di lessico, parole dal suono o dalla grafia simile che condividono significati affini o identici;
- Corrispondenze fonetiche sistematiche: spiegabili attraverso i principi del mutamento fonetico che sono stati in alcuni casi formulati sotto forma di leggi (se un suono A diventa B lo diventa sempre, con solo qualche eccezione);
- Concordanze morfologiche: fondamentale perché la morfologia è estremamente conservativa.
Questi 3 elementi non hanno tutti la stessa importanza, poiché il punto di partenza è il lessico condiviso, ma la prova scientifica viene data da tutte e 3 insieme dove la morfologia è importantissima. La sintassi ha un ruolo controverso e meno rilevante nel corso degli anni.
Arbitrarietà del segno linguistico: una parola è formata da una parte esteriore (significante: ciò che io pronuncio e posso scrivere) e da una parte interiore (significato: ciò che significa proprio la parola), questa arbitrarietà ci dice che non c'è un collegamento o motivazione per cui il significato e significante siano legati da un senso logico, sono semplicemente legami convenzionali. Quindi in lingue apparentemente diverse io trovo parole che hanno tutte lo stesso significato e simile significante allora non può essere un caso. Per il principio...
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