La democrazia della stampa
L’era del giornalismo politico
Nella prima metà dell’800 il giornalismo era strumento essenziale di confronto e circolazione delle idee e informazioni del periodo; i riferimenti all’attualità erano subordinati alla battaglia di opinioni e destinati alla classe dirigente.
Con la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna del 1814/15 ridisegnò la carta dell’Europa, riportando i legittimi sovrani e portando la Restaurazione.
La libertà di stampa fu revocata e per i giornali vennero ripristinati censura e obbligo di autorizzazione.
Negli anni ’20 gli ideali progressisti e liberali tornarono ad emergere.
La Francia conobbe un’alternarsi di momenti di stabilità e repressione ad altri di rivoluzione e rottura.
La libertà di stampa fu sottoposta a limitazioni, ma non del tutto soppressa. Nel 1819 entrò in vigore una nuova legislazione di settore: veniva identificato un direttore responsabile, ovvero una persona alla quale attribuire la responsabilità dei contenuti degli articoli, era direttamente coinvolto nella preparazione del giornale, era lui stesso un giornalista.
La legislazione francese prevedeva cauzioni in denaro per la pubblicazione di nuove testate, il deposito di una copia di ogni numero presso gli uffici giudiziari e la possibilità di applicare una censura preventiva.
Venivano distinti i reati di stampa, ovvero la pubblicazione di fogli che non erano autorizzati dalle autorità, e i reati a mezzo stampa, ovvero “l’abuso” della libertà di stampa. Erano i reati che consistevano in qualche forma di offesa o danno arrecata attraverso l’articolo.
I giornali dovevano rispondere a delle regole determinate: limiti alla libertà di stampa attraverso l’imposizione di requisiti burocratici, economici, tecnici. Erano considerati punibili, oltre alle calunnie e alle diffamazioni di singoli cittadini, alle notizie false e tendenziose, anche ogni affermazione che potesse costruire un attentato contro l’ordine costitutivo, le leggi, la morale… oggi sono i reati di opinione.
Nel corso dell’800 il riconoscimento della libertà di stampa fu una delle rivendicazioni cruciali dei movimenti liberali.
Rivoluzione tecnologica
Invenzione di nuove macchine per la stampa.
La prima fu la stampante piano-cilindrica dei tedeschi Friedrich e Bauer: i fogli venivano posizionati sulla matrice attraverso un sistema di rulli, che scorrendo avanti e indietro consentiva di imprimerli e sostituirli molto velocemente; il tutto veniva mosso dal vapore. Questa macchina consentiva di stampare 1000-1200 copie all’ora.
Successivamente alcuni inventori inglesi e americani inventarono la rotativa: la matrice della pagina era una lastra curva montata come una pellicola esterna di un rullo a contatto di una ruota inchiostrata, tra le due scorreva la carta. Anche questa era azionata a vapore e stampava 12.000 copie l’ora.
Questa macchina aprì l’epoca della stampa di massa e del giornalismo moderno.
Queste invenzioni si intrecciarono ad altre: nacque un nuovo tipo di carta, meno pregiato, più deperibile e di prezzo molto più basso; creazione di nuovi tipi di inchiostri.
Le nuove tecnologie consentivano la produzione di giornali molto più economici, quindi rivolti ad un pubblico molto più vasto, ciò comportava ripercussioni anche sui contenuti: non più solo grandi eventi di politica interna e internazionale, ma anche fatti che potevano semplicemente risultare interessanti, curiosi…
Giornalismo politico di opinione e giornalismo obiettivo di notizie
Nascita delle agenzie giornalistiche, società che raccoglievano notizie per venderle ai giornali che poi le rielaboravano e pubblicavano.
La prima fu la francese “Havas”, a Parigi nel 1835, poi a Berlino nel 1849 la “Wolff” e a Londra nel 1851 la “Reuter’s”.
Negli USA nel 1848 nasce la “Associated Press” frutto di una joint venture tra i principali quotidiani newyorkesi.
Le notizie dovevano essere sicure ed affidabili, dovevano essere obiettive e complete.
Il telegrafo contribuì a far evolvere la scrittura giornalistica verso uno stile più asciutto e referenziale. Il giornalista esponeva fin dalle prime righe tutti i dati essenziali, da questo sarebbe nata la “regola delle cinque W”, in base alla quale il primo paragrafo di ogni articolo deve contenere le risposte alle cinque domande essenziali: what?, when?, where?, who?, why?.
Lo sviluppo di uno stile giornalistico più asciutto, moderno e consapevole fu un processo lento e graduale. Gran parte degli articoli giornalistici erano ancora prolissi e ricchi di retorica. Solo nella parte finale dell’800 si affermò un genere giornalistico simile a quello di oggi.
Il giornalismo dell’800 fu un giornalismo politico, partitico e militante. I quotidiani erano espressione dei partiti, gruppi, movimenti. I periodici erano un ibrido tra informazione e intrattenimento, tra giornalismo e letteratura.
Francia
Nell’800 la Francia conosce i maggiori sviluppi nel settore giornalistico. Le autorità continuavano a controllare e condizionare la stampa, attraverso continue azioni giudiziarie contro testate e giornalisti e i fogli di informazione erano continuamente sorvegliati dalla polizia.
Si affermano a Parigi molti giornali che davano voce alle diverse fasce della popolazione e alle diverse correnti politiche.
Il “Journal des Debats” si afferma come quotidiano della buona borghesia e gli si contrappone a sinistra il “Constitutionel”, liberale e anticlericale, rivolto alla media borghesia. Poi il “Le National”, sostenitore di un modello di monarchia costituzionale di stampo inglese.
Henri de Girardin
- Nel 1829 avviò il giornalismo femminile francese con “La Mode”, rivista di moda, costume e mondanità. Mirava ad un pubblico formato dalle mogli dei borghesi della provincia.
- Nel 1831 “Le Journal des Connaissances Utiles” divulgava le conoscenze utili, dalla scienza alle innovazioni più recenti, dalla medicina alla tecnologia, dall’agricoltura all’igiene.
- Nel 1836 “La Presse”, quotidiano a basso costo, destinato a un pubblico di massa ebbe un successo enorme, come “le Siecle” di Dutacq.
Venne introdotta la pubblicità, occupava l’intera quarta pagina e copriva una parte sostanziale dei costi.
Romanzo d’appendice (feuilleton): all’interno de “Le Journal des Connaissances Utiles” vennero inseriti dei romanzi a puntate, idea che ebbe un enorme successo e venne seguita da molte altre testate. Ogni giorno nella parte inferiore della prima pagina appariva una puntata che si concludeva con un epilogo che stimolava la curiosità del lettore per l’episodio successivo. In questi romanzi venivano descritti i bassifondi delle grandi città, venivano denunciate le ingiustizie subite dai deboli e agli oppressi; tutto ciò non piaceva alle autorità che con l’imposizione di una tassa specifica portarono al declino questo genere.
In questo periodo fiorisce la caricatura politica e sociale di Honore Daumier, le sue litografie satiriche godevano di molta popolarità, però i suoi attacchi al governo di Luigi Filippo lo portarono in carcere.
Gran Bretagna
Nel 1829 a Londra uscivano 17 quotidiani che diffondevano 40.000 copie, metà di quelle di Parigi. Erano giornali letti dall’alta borghesia, di stampo economico e politico.
Le pubblicazioni popolari erano ostacolate dalle taxes on knowledge, ovvero imposte di bollo, tasse sugli annunci economici e sulla carta. Nonostante questo circolavano giornali unstamped, erano soprattutto fogli operai, testate che non pagavano l’imposta e quindi erano illegali.
La GB vantava però un’eccellenza assoluta il “Times”, quotidiano londinese che si impose come il più autorevole e ammirato del mondo. Il giornale puntava sull’imparzialità, sull’affidabilità e sulla puntualità delle notizie; era indipendente da qualsiasi potere politico ed economico, per questo era considerato il quarto potere, un organo super partes intransigente votato a riportare la verità dei fatti. In realtà anche il “Times” aveva i suoi orientamenti: infatti manteneva sempre una linea liberal-conservatrice e ostile al movimento operaio.
Alla metà del secolo in GB uscivano quasi 1.000 testate.
- Riviste letterario-culturali, come “Blackwood Magazine”.
- Filone satirico, come “Punch Magazine”.
- Riviste femminili, che puntavano all’intrattenimento delle donne con le ultime mode di Parigi, consigli di economia domestica.
- Periodici di carattere divulgativo-scientifico-tecnologico.
- Riviste di medicina e igiene pubblica, come “The Lancet”.
- Riviste ancora oggi importanti come “The Economist”.
- Filone rivolto all’emancipazione culturale e sociale delle classi inferiori, come “Weekly Political Register”, “Penny Magazine”, “Poor Man’s Guardian”.
Stati Uniti
Nella prima metà del secolo l’esplosione delle pubblicazioni giornalistiche portò gli USA ai vertici mondiali per numero di testate. Questa crescita del giornalismo era possibile grazie alla libertà di stampa, non assoluta, ma ineguagliata all’estero.
I quotidiani si dividevano in tre categorie:
- Stampa politica.
- Stampa commerciale.
- Stampa popolare, penny press.
Il giornalismo americano aveva un carattere fazioso e polemico, lontano dall’obiettività e dall’equilibrio, spesso con linguaggio aggressivo e volgare.
1. Political press, o party press: più che mezzi di informazione erano mezzi di lotta politica, ognuno apertamente schierato con un partito, infatti spesso i loro direttori erano uomini politici.
- Whig/republican papers: “North American”, “Courier and enquirer”, “Springfield republican”, “New York tribute,…
- Democratic papers: “Whashington Globe”, “National intelliger”.
Esaltavano la democrazia americana, il progresso della nazione, la superiorità morale degli Stati Uniti.
Con la crisi fra Nord e Sud, gli stati si trovarono contrapposti su molte idee, soprattutto sulla schiavitù. Nacquero periodici dedicati a denunciare gli orrori della schiavitù (abolitionist papers) come “Liberator” e “National Era”.
2. Commercial papers: giornali grigi, dedicati quasi esclusivamente a notizie economiche, annunci commerciali, società, come il “Journal Of Commerce”, conosciuto oggi come “Wall Street Journal”.
3. Penny press: giornali a basso prezzo, rivolti ai ceti popolari, con stile e contenuti nuovi. La penny press nacque a New York nel 1833 con il “The Sun”, che avviò una rivoluzione del giornalismo americano: articoli brevi e condensati, tutti concentrati sui fatti. Si puntava sugli interessi quotidiani dei lettori popolari, ovvero i fatti di human interest: storie di incidenti, incendi, crolli, delitti, costruzioni di strade e palazzi, spettacoli, curiosità,… Lo stile era più semplice, chiaro, asciutto, vivace e incisivo.
Nel “Morning Herald”, di Bennet, lo stile era più improntato sul sensazionalismo, con la tendenza a dare spazio a fatti cruenti, con particolari scabrosi. Inoltre concedette più spazio all’informazione economica e politica, organizzando meglio le pagine in sezioni e ospitando anche notizie di sport. Ebbe un successo straordinario, con 77.000 copie era il giornale più venduto al mondo.
A New York nel 1841 nacque il “New York Tribute”, di Greeley, a sostegno delle riforme e iniziative sociali, come la lotta all’alcolismo, alla riforma delle carceri, all’abolizione della schiavitù,… Gli editoriali di Greeley spesso suonavano come sermoni, ma appassionavano il cuore della gente. Greenley inoltre inventò il genere dell’intervista.
Penny press in sintesi
- Segnò l’ascesa della cronaca: la caccia alla notizia divenne la prima preoccupazione della redazione, nasceva la figura del reporter, giornalista come cronista, uomo della strada.
- Introdusse il sensazionalismo, lo scandalismo, un giornalismo che invadeva la privacy delle persone.
- Largo spazio alle pubblicità, finalmente i giornali si liberavano dalla dipendenza politica. Però da una parte erano politicamente più indipendenti, dall’altro più esposti alla necessità di inseguire i gusti del pubblico, con il rischio di uno scadimento della qualità dell’informazione.
Le trasformazioni furono comunque lente e graduali, fino al 1860 la penny press rimase minoritaria. Il principio dell’obiettività era ancora debole e spesso si pubblicavano notizie non verificate accompagnate dalla dicitura <importanti if true>.
Il 90% delle testate americane erano settimanali e mensili, per questo, questo periodo viene definito L’Era delle Riviste.
- Periodici di argomento vario, con lunghi resoconti di viaggi, editoriali moraleggianti, racconti, poesie,… “Harper’s Monthly”, “Harper’s Weekly” “Ledger.
- Riviste culturali-letterarie, con recensioni di libri, dibattiti e polemiche. “Atlantic Monthly”.
- Periodici focalizzati per temi o per categoria di pubblico.
- Riviste femminili. “Godey’s Lady’s Book”.
- Serie di pubblicazioni dei neri che denunciavano la schiavitù.
Nel 1851 nacque a New York il “New York Daily Times”, oggi “New York Times”. Come la penny press era a basso prezzo e con abbondanti notizie curate nella raccolta, con uno stile asciutto e diretto; ma a differenza della penny press era più autorevole, rigoroso e imparziale. Vicino al partito repubblicano di Abraham Lincoln.
Germania
Durante il periodo napoleonico vennero censurate tutte le pubblicazioni, poi con la restaurazione ricomparvero monarchi conservatori e il giornalismo tedesco era sottomesso alle autorità. Nel 1819 la Dieta degli Stati germanici impose una stretta repressiva alla stampa e alle università, si poteva pubblicare solo ciò che veniva autorizzato; successivamente nel 1832 venne vietato di pubblicare sulla politica.
Nella prima metà dell’800 quando iniziavano a diffondersi idee liberali e borghesi anche in Germania comparvero riviste e fogli di informazione di tendenza liberale, come “Deutsche Zeitung” e anche radicale, come “Reinische Zeitung”.
Durante le Rivoluzioni di Vienna e Berlino venne concessa la libertà di stampa. Le autorità mantenevano comunque il diritto di censurare post facto, sospendere le pubblicazioni ritenute sovversive o pericolose.
Negli anni seguenti si sviluppò la Parteipresse (stampa di partito) con molte testate nelle diverse città.
Nel 1849 nacque a Berlino l’agenzia “Wolff”, legata alla Corona.
Le innovazioni tecniche si diffusero con rapidità, il numero dei lettori aumentò; la stampa divenne una componente fondamentale della vita civile. I partiti utilizzavano i giornali come mezzo di comunicazione.
Il giornalismo italiano del Risorgimento
La Restaurazione in Italia ripristinava le forme politiche dell’ancien regime, espressione e chiusura particolarmente pesanti a causa della frammentazione geografica e arretratezza socio-economica. Diviso in piccoli Stati assolutistici, unico a conservare un certo peso territoriale e politico fu il Regno di Piemonte e Sardegna governato dai Savoia.
Dopo la caduta di Napoleone la libertà di stampa fu soppressa ovunque in Italia, inoltre la Chiesa era pesantemente conservatrice e pronta ad andare incontro ad ogni idea pericolosa. La stagione napoleonica però aveva lasciato in eredità un programma di riviste e giornali molto evoluto. Ora l’informazione politica cessava di esistere ed in ogni Stato tornavano ad uscire giornali ufficiali o semi-ufficiali, pubblicati sotto il controllo e con il segno delle autorità.
Il giornalismo italiano puntava su riviste letterarie e scientifiche, con mille ostacoli.
Le nuove autorità austriache del Lombardo-Veneto entrarono un’operazione di costruzione del consenso, creando una rivista di alto prestigio. Nacque la “Biblioteca Italiana, ossia Giornale di Letteratura Scienze e Arti” nel 1816 e sul primo numero pubblicò il famoso articolo di Madame de Stael “Sulla maniera e la utilità delle traduzioni”, l’articolo provocò un dibattito sui classici e sui romantici.
Nacque a Milano “Il Conciliatore”, conosciuto anche come <foglio azzurro>, riproponeva temi di riforma sociale, economica, culturale e di rinnovamento civile. Non poteva occuparsi di politica direttamente, trattava quindi di letteratura, economia, diritto,… Si rivolgeva a un pubblico borghese, colto e evoluto. Le autorità continuavano comunque a tenere sotto controllo i compilatori.
Nel 1824 nacque a Milano “Annuali universali di statistica, economia pubblica, storia e viaggi e commercio” dedicato ai progressi degli stati europei ed extraeuropei. Nel 1821 a Firenze “Antologia: giornale di scienze, lettere e arti”.
Giuseppe Mazzini
Nel 1832 nasce “La giovine Italia” come omonimo del movimento politico, si occupava di pubblicare clandestinamente con grandi rischi in tutta Italia. Il maggiore giornalista del primo 800 era Giuseppe Mazzini.
Mazzini aspirava a un coinvolgimento delle masse nella lotta per l’unità e l’indipendenza dell’Italia, il suo giornale mirava al più ampio pubblico possibile. I giornali erano strumenti di educazione e propaganda, “La giovine Italia” non conteneva notizie, ma proposte, progetti, esortazioni, raccomandazioni e proclami.
Mazzini si rivolgeva a borghesi, studenti, intellettuali, persone colte.
Decise di pubblicare un giornale popolare, nacque “L’insegnamento popolare”, articolato in domande e risposte dai contenuti molto elementari. Più tardi promosse anche “L’Apostolo popolare”.
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