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IL RITORNO DELLA LIBERTA’ (fine seconda guerra mondiale - primi anni 50)

1. Dal Regno del Sud alla liberazione del Nord

Il ritorno della libertà per la stampa e per la radio è condizionato da:

- l’andamento della guerra lungo la penisola

- le difficoltà materiali causate dalle distruzioni belliche (particolarmente gravi nel Sud)

- le clausole dell’armistizio (che vengono attenuate gradualmente)

All’inizio si tratta di una condizione di libertà vigilata, con marcate limitazioni all’attività politica. Per la

stampa e la radio tutto dipende dal Governo militare alleato (angloamericano) che agisce attraverso il Pwb

creato:

- sia per la propaganda

- sia per pilotare il ritorno alla libertà di stampa nei territori via via liberati dai tedeschi

L’organo del Pwb:

- rilascia le autorizzazioni necessarie per stampare i giornali e li controlla

- provvede al funzionamento delle stazioni radio

- gestisce il flusso delle informazioni, selezionate fra quelle delle grandi agenzie (Reuters, Associated

Press, United Press, International News Service)

Inoltre sulle notizie belliche c’è la censura dei comandi militari. I primi fogli promossi dal Pwb e compilati da

giornalisti italiani escono in Sicilia e Calabria subito dopo la ritirata delle truppe tedesche. Sono di piccolo

formato, 2 facciate in tutto e vengono stampati con mezzi di fortuna, ma vanno a ruba perché l’attesa della

gente è grandissima. Poi, col passare dei mesi, molti scompaiono. Il più noto è Sicilia liberata. Quasi tutta

la prima pagina è occupata da un 'pastone' sulla guerra, cioè da un resoconto che raggruppa notizie e

commenti sull’andamento dei combattimenti. I quotidiani più importanti e più diffusi del Regno del Sud sono

quelli che escono a Bari e a Napoli:

BARI: Gazzetta del Mezzogiorno (non sospende mai le pubblicazioni, è un caso unico)

NAPOLI: il Pwb non consente, anche per le pressioni di esponenti dell’antifascismo, la ricomparsa dei vecchi

quotidiani compromessi (Il Mattino e il Roma) Il Risorgimento (un foglio solo, di piccolo formato)

Nei primi mesi, quando l’attività dei partiti che stanno faticosamente ricostruendosi è limitata dai divieti

alleati, i giornali sono i terreni e gli strumenti della lotta e delle manovre politiche. La questione

monarchia/repubblica domina i dibattiti contrapponendo i partiti del rinnovamento a quelli moderati e ai

vecchi gruppi di potere. I circoli monarchici esercitano un palese controllo sulla Gazzetta del Mezzogiorno,

mentre Il Risorgimento è più aperto alle voci dell’antifascismo, diventando il foglio più diffuso del Regno del

Sud. Aspetti diversi assume l’attività di informazione e di intervento politico svolta dalle stazioni radio più

efficienti del Regno del Sud (Bari, Napoli, Cagliari). L’impegno maggiore dei notiziari e delle rubriche è il

sostegno alla lotta di liberazione e la partecipazione alla 'guerra delle onde' contro le emittenti organizzate

dai fascisti di Salò e dai tedeschi. Una delle trasmissioni più efficaci è Italia combatte. In queste radio, agli

ordini dei responsabili del Pwb, lavorano scrittori giornalisti e operatori dell’Eiar (Ente Italiano per le Audizioni

Radiofoniche) e non pochi giovani. Pur nei limiti imposti dagli Alleati, si comincia a praticare un modo diverso

di fare i giornali radio e i programmi di intrattenimento, meno inamidato e retorico. La stretta armistiziale

viene allentata all’inizio del 1944: gli Alleati trasferiscono al governo di Brindisi alcuni poteri, tra i quali quello

delle autorizzazioni per la stampa, e si aboliscono alcune norme fasciste, ma soltanto le più stridenti. La

situazione politica cambia per la clamorosa svolta impressa da Togliatti alla strategia del Pci (Partito

Comunista Italiano): collaborazione col governo del re in nome della lotta di liberazione e 'costruzione del

partito nuovo'. Nasce il governo Badoglio di unità antifascista. Compaiono gli organi dei partiti, ma con

periodicità settimanale. I primi quotidiani di partito escono a Napoli e sono:

- La Voce (socialcomunista)

- Il Giornale (liberale)

- Il Domani d’Italia (democristiano)

A Roma la scena giornalistica si presenta subito molto diversa. Tutti i partiti usciti dalla lotta clandestina

pubblicano i propri organi (2 pagine ma in formato grande): sono l’Avanti!, l’Unità, Il Popolo, L’Italia libera, il

Risorgimento liberale, Ricostruzione, La Voce Repubblicana. Il quotidiano promosso dal Pwb si chiama

Corriere di Roma. Ma gli alleati non sono disposti a veder uscire, accanto al proprio quotidiano, soltanto gli

organi dei partiti. I motivi del mutato atteggiamento degli Alleati sono politici e si riassumono nel

sopravanzare delle forze di sinistra che nel Nord guidano la guerra partigiana e i Comitati di liberazione

nazionale. Alle forze del rinnovamento, di impronta laica, si contrappone con sempre maggior

determinazione la Chiesa. Agli accesi contrasti fra i fautori della repubblica e i difensori di casa Savoia, si

aggiungono ora quelli suscitati dal problema dell’epurazione (= rimuovere da un ufficio le persone

ritenute indegne moralmente o politicamente), particolarmente sentito in una città nella quale i ceti medi 1

sono praticamente rappresentati da funzionari e impiegati pubblici. Il foglio che sfrutta con la massima

spregiudicatezza i timori del ceto impiegatizio è il settimanale L’Uomo qualunque: in difesa di questa

categoria si crea un giornale di impronta reazionaria, aggressivo contro tutti partiti, pieno di espressioni

colorite e di insulti, che va ricordato perché dal suo strepitoso successo nascerà un movimento politico che

avrà un peso non del tutto secondario per qualche anno. Nel governo di Ivanoe Bonomi, succeduto a

Badoglio, le forze moderate frenano la revisione delle norme fasciste sulla stampa ed esercitano una certa

influenza sui giornali e sulla radio attraverso il sottosegretariato per la stampa e le informazioni della

presidenza del Consiglio, istituito al posto del ministero della Cultura Popolare. Questo sottosegretariato

suscita la diffidenza della rinata Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). L’organismo

sindacale dei giornalisti italiani si sta faticosamente riorganizzando. La diffidenza iniziale verso il

sottosegretariato diventa vera e propria opposizione e la Fnsi ne otterrà più tardi l’abolizione. La Fnsi è

contraria anche alla rinuncia all’Albo dei giornalisti istituito dal fascismo e, quindi, con un decreto del 1944

viene istituita la Commissione unica 'per la tenuta degli Albi professionali dei giornalisti e la disciplina degli

iscritti'. Sull’assetto da dare alla radio non ci sono contrasti fra i partiti. Tutti sono favorevoli alla continuità

del sistema della concessione statale e alla formazione di un nuovo ente pubblico monopolistico, la Rai

(Radio Audizioni Italia), costituito il 26 ottobre 1944. Questa soluzione consente al governo di intervenire sui

programmi radiofonici. Infatti, il sistema di garanzia e di controllo previsto non impedirà, come i fatti

dimostreranno, inopportuni interventi mirati a limitare o annullare la libertà di informazione. Un altro

problema importante per l’informazione è quello di un’agenzia nazionale di notizie: con l’approvazione degli

Alleati gli editori dei giornali fondano, in forma di cooperativa, l’Ansa. Se il pullulare dei giornali a Roma è

anche l’indice dei forti contrasti tra i partiti, a Firenze il Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) toscano dà

prova di grande compattezza. Riesce ad imporre agli Alleati una gestione più aperta di Radio Firenze e a dar

vita ad un quotidiano comune a tutti i partiti: La Nazione del Popolo. Intanto a Milano e nelle altre città

del Nord, sedi di quotidiani importanti, nelle riunioni clandestine si discute del futuro della stampa:

- c’è chi vorrebbe cancellare per sempre le testate compromesse col fascismo e con il nazismo

- c’è chi sostiene che nel nuovo Stato democratico dovranno esserci soltanto i giornali di partito

Gli Alleati, dal canto loro, fanno sapere ai responsabili del Cln Alta Italia di considerare necessaria, nelle città

maggiori, anche l’uscita di un quotidiano indipendente. Ma il Comitato stampa stabilisce che, accanto ai

giornali del Pwb, escano soltanto:

- gli organi dei partiti

- i fogli cattolici non compromessi

- i quotidiani promossi dai Comitati di liberazione

Così avviene in tutte le città appena liberate. A Milano compare per primo l’organo azionista, L’Italia libera,

seguito dall’Unità, dall’Avanti! e dagli organi degli altri partiti. Compare anche il quotidiano del Pwb che si

intitola Giornale lombardo; il formato di questo foglio è il tabloid a 4 pagine, mentre tutti gli altri

quotidiani preferiscono le 2 pagine di formato grande. Anche a Torino, Genova e Venezia i partiti più

organizzati pubblicano i propri giornali, mentre in tutte le altre città escono quotidiani promossi dai Cln. A

compilare i fogli di partito provvedono gli stessi attivisti che li facevano nella clandestinità, aiutati per la parte

tecnica da qualche giornalista di mestiere o dagli stessi tipografi. Nelle redazioni dei quotidiani del Pwb

lavorano invece molti professionisti. Questi giornali si distinguono da quelli di partito perché sono fatti

soprattutto di notizie e, nonostante lo scarso spazio, di fotografie riguardanti anche la cronaca varia e 'nera',

richiami irresistibili dopo 20 anni di stampa guidata dal dittatore. Vanno tutti a ruba. Così, nelle città del

Nord, si rinnova il successo dei giornali di partito e dei foglio dei Comitati di liberazione. Ma si tratta di una

stagione che dura poco.

2. I giornali nelle prime battaglie politiche del dopoguerra

Le richieste degli Alleati perché compaiano anche i quotidiani 'indipendenti' sono immediate e pressanti. I

capi del governo militare alleato dicono che:

- non fanno questioni di testata (ma, in realtà, preferirebbero quelle tradizionali)

- direttori e redattori vanno scelti fra i giornalisti che non hanno avuto connivenze con il fascismo e il

nazismo

- le aziende editrici devono essere gestite da commissari scelti dal Cln (in attesa che un governo italiano

investito di legittimi poteri decida in merito)

In effetti, con la fine della guerra, non appare più giustificato condizionare la libertà. Il riapparire della libertà

si deve concretizzare immediatamente sul terreno politico e su quello dell’informazione, mentre ci vorrà del

tempo prima che gli italiani possano votare per scegliere il tipo di ordinamenti democratici e prima che siano

elaborate la promessa Costituzione e una nuova legge sulla stampa. Non può sorprendere che la presenza di

giornali che sono stati al servizio di Mussolini e di Hitler sia considerato da molti un fatto intollerabile. A

Milano nasce il Corriere d’Informazione, giornale indipendente, ma, allo stesso tempo, ispirato alle

direttive del Comitato di liberazione, i cui giornalisti sono antifascisti o non compromessi politicamente. Il 2

Corriere trova subito molti lettori; all’inizio ne porta via soprattutto al Giornale lombardo che allora sceglie di

uscire nel pomeriggio, adottando il formato grande al quale sono abituati lettori tradizionalisti come gli

italiani. A Torino, invece, il governatore alleato procede senza trattare con il Comitato di liberazione

piemontese: chiude il Corriere del Piemonte del Pwb; esce La Stampa, già presente nel 1943. Il Cln

protesta, il governatore risponde sospendendo tutti i quotidiani che escono a Torino e finisce per avere

partita vinta: riprendono le pubblicazioni. Esce la Gazzetta d’Italia, nuovo titolo della Gazzetta del Popolo.

Torino ha dato l’unico segno di opposizione popolare alla restaurazione delle vecchie testate compromesse

col fascismo. Di giornali ne escono molti nella seconda metà del 1945.

- sono tutti ancora a 2 pagine perché la carta è scarsa

- anche al Nord si ricorre alla borsa sera, ma possono farlo i giornali con più mezzi e meno improvvisati

- la distribuzione raggiunge al massimo i confini della regione a causa delle difficoltà di viabilità e di

trasporto

Nei maggiori centri del Nord hanno ripreso a funzionare anche le stazioni radio, ma senza interconnessione

fra loro per la distruzione di buona parte degli impianti. Le redazioni dei giornali radio sono poste sotto la

sovrintendenza del Pwb. Un nuovo mutamento della mappa dei quotidiani avviene con la cessione di alcune

testate del Pwb che sono importanti perché vari giornali, molto ben radicati nelle rispettive zone, sono

ancora in quarantena (es: Il Resto del Carlino, Il Secolo XIX, La Nazione, Il Messaggero, il Giornale d’Italia).

A Roma i quotidiani più diffusi sono Il Tempo e Il Giornale del Mattino (che ha preso il posto del

giornale del Pwb). Alcune testate del Pwb vengono offerte in regalo ai giornalisti che ci lavorano, ma le

occasioni di fare in cooperativa dei giornali già affermati non vengono colte dai destinatari di queste offerte.

A Venezia esce Il Nuovo Gazzettino sotto la tutela del Cln. Una situazione del tutto particolare è quella di

Trieste: dopo la drammatica occupazione dei partigiani, il Governo alleato consente l’uscita della Voce

libera, interprete dell’italianità, è del Corriere di Trieste. Dal punto di vista giornalistico le maggiori novità

del Nord, in questi primi mesi di libertà, sono rappresentate dai quotidiani del pomeriggio. A Milano ne

escono 3:

1. il Corriere lombardo (è il più vivace, per la titolazione che sfrutta in maniera sensazionalistica le notizie

di 'nera' e i processi, e per le fotografie, audaci per quei tempi)

2. l’edizione pomeridiana del Corriere d’Informazione

3. Milano sera

Con questa iniziativa, e con un’analoga presa a Roma, le sinistre cercano di contrastare il dominio dei

giornali 'borghesi' del pomeriggio. A Torino, invece, il ritorno di giornali pomeridiani d’informazione avverrà

dal 1946, con Gazzetta Sera e Il Giornale di Torino. La questione della gestione e della proprietà della

Stampa è ancora in sospeso per il procedimento di epurazione cui è sottoposto il capo della Fiat. Circolano

inoltre con successo 2 quotidiani sportivi:

- la Gazzetta dello Sport (Milano)

- il Corriere dello Sport (Roma)

Nel settore dei settimanali Milano riprende il suo vecchio ruolo di capitale. L’editore Rizzoli ottiene

l’autorizzazione a pubblicare Oggi, diretto da Edilio Rusconi; ha 16 pagine formato tabloid. Esce L’Europeo,

diretto da Arrigo Benedetti, il giornalista che aveva fatto l’esperienza di Omnibus. Infine esce Tempo, il

settimanale dei fototesti di attualità, inizialmente della Mondadori. Fra i 3 spicca L’Europeo per:

- il formato 'lenzuolo' (formato di grandi dimensioni)

- la cura della grafica e delle immagini

- i contenuti

- la linea liberaldemocratica

- lo stile cronachistico adottato per raccontare la politica

- gli articoli di costume e quelli d’inchiesta

che fanno di questo settimanale un modello nuovo per il giornalismo italiano. Ma di questi tempi le tirature

dei settimanali milanesi di attualità, tra i quali ci sono 2 testate di antica tradizione, la Domenica del

Corriere e L’Illustrazione italiana, sono limitate. Il decollo dei settimanali avverrà non appena si

chiuderà la fase più ardua del dopoguerra; maggiore diffusione la ottengono rapidamente la Domenica, i

rotocalchi di fotoromanzi e quelli femminili.

4. L’epurazione e i processi

Nel settore giornalistico, dove l’impegno di carattere etico ha, o dovrebbe avere, un grande peso e la

notorietà personale esercita sovente un’influenza particolare, l’epurazione procede in modi confusi come

negli altri settori; ma presenta anche difficoltà oggettive nel definire ed individuare giuridicamente tipi e

gradi di responsabilità. Alcuni direttori del periodo di Salò sono sottoposti a processi fra il 1945 ed il 1946.

Tutti i condannati tornano alla libertà (e al giornalismo) con l’ampia grazia che porta il nome di Togliatti,

ministro di Grazia e Giustizia dell’epoca, il cui intento è di avviare la pacificazione tra gli italiani. A favore

della grazie si era pronunciata anche la Federazione della stampa, la quale considera necessario escludere 3

dalla partecipazione alla campagna elettorale soltanto quei giornalisti che si fossero macchiati di veri e propri

crimini. Tuttavia:

- le considerazioni di natura politica

- le solidarietà di corporazione

- le amicizie

- il bisogno di avere nelle redazioni giornalisti pratici del mestiere

- la concorrenza editoriale e politica che si accende in questo periodo fra i quotidiani

fanno sì che, nel corso del 1946, quasi tutti i giornalisti che avevano lavorato anche nel periodo

dell’occupazione tedesca e di Salò, tornino nelle redazioni. Riprende la ricerca delle 'firme' di maggior

prestigio o più note al tempo del fascismo e a tale ricerca non si sottraggono, per motivi di concorrenza,

neppure i quotidiani 'fiancheggiatori' delle sinistre. Per tutti questi motivi e per l’esiguità numerica delle

redazioni sono pochi i giovani che entrano nei giornali d’informazione. I giovani sono invece numerosi nelle

redazioni degli organi di partito.

4. Il referendum repubblica-monarchia

Il passaggio dei poteri dal Governo militare alleato a quello italiano nelle regioni del Nord, che avviene il 1°

gennaio 1946, segna la fine della tutela del Pwb anche sulla radio. Nello stesso anno è indetto il

referendum repubblica-monarchia accoppiato all’elezione dell’Assemblea Costituente. Siamo quindi arrivati ai

primi grandi confronti politici che, logicamente, coinvolgono i mezzi dell’informazione. La riorganizzazione

della Rai e la ricostruzione degli impianti sta procedendo rapidamente e il pubblico mostra un rinnovata

attenzione per la radio. L’assunzione dei poteri su tutto il territorio nazionale mette il governo in grado di

esercitare un controllo diretto sul monopolio pubblico. Anche in questo momento storico le sinistre

sottovalutano l’importanza della radio nella vita politica e sociale: comunisti e socialisti non si battono con la

decisione necessaria per il decentramento della Rai e ripongono nel previsto organo parlamentare di

vigilanza una fiducia che si rivelerà eccessiva. Il mondo politico non ha occhi che per i giornali, considerati

strumenti primari del fare politica. Nel campo della stampa, si accentua la supremazia dei quotidiani

d’informazione rispetto a quelli di partito e questo per 3 principali motivi:

1. per il notiziario più ricco e più vario (assicurato dalle grandi agenzie americane, dalla France Presse e

della Reuter, che hanno impiantato uffici in Italia, e dalla stessa Ansa)

2. con il ritorno dei vecchi proprietari nelle imprese editrici dei maggiori quotidiani queste testate si stanno

arricchendo di servizi attraverso i corrispondenti dall’estero e gli inviati speciali

3. la possibilità meno rara di uscire a 4 pagine consente di riprendere la tradizione tutta italica della terza

pagina

Prima del referendum ricompaiono altre vecchie testate: i ritorni più vistosi sono quelli del Messaggero e

del Giornale d’Italia. In complesso, nella prima metà del 1946, il numero dei quotidiani è molto elevato.

Questa cifra resterà un primato eccezionale perché alcune testate escono soltanto nel periodo pre-elettorale

e altre, soprattutto quelle di partito, stanno avviandosi alla fine. Alla vigilia del referendum e dell’elezione

dell’Assemblea costituente appare quindi molto rafforzato lo schieramento giornalistico del centro e della

destra, del quale fanno parte i fogli cattolici. Inoltre, anche a Milano da alcuni mesi esce un quotidiano di

intonazione reazionaria, Il Mattino d’Italia, più conosciuto per le polemiche e gli scontri che provoca che

per la sua diffusione. Appare già inferiore per diffusione lo schieramento giornalistico dei partiti di sinistra

nonostante i grandi sforzi che sta compiendo il Pci. Il partito comunista può contare sulle 4 edizioni

dell’Unità e sull’ampliamento della rete dei quotidiani fiancheggiatori, la quale comprende 7 quotidiani (sotto

il profilo della qualità giornalistica emerge Milano sera). Tuttavia, fino al voto, i quotidiani d’informazione

hanno ancora un buon grado di autonomia rispetto alle vedute dei proprietari che stanno riprendendo il

possesso delle rispettive aziende. Questa condizione va a vantaggio della scelta repubblicana. La

repubblica vince mentre la Dc (Democrazia Cristiana) si rivela il primo partito dell’Assemblea

Costituente. Frequenti sono gli interventi della Chiesa sulla libertà di stampa perché, in nome della morale,

tale libertà sia nettamente delimitata dalle leggi.

5. La Costituzione e la legge sulla stampa

Il lungo dibattito che deve sfociare nell’approvazione della Costituzione dell’Italia repubblicana prende avvio

in un clima reso più teso ed ambiguo dalle pressioni conservatrici della Chiesa e da una collaborazione al

governo tra democristiani, socialisti e comunisti che appare sempre più strumentale. Comunque l’accordo

sostanziale tra i 3 grandi partiti di massa sull’indispensabilità di dare al paese la Costituzione porta ad un

esito complessivamente positivo. Sulla libertà di espressione i punti di maggior contrasto sono il sequestro

e l’accertamento delle fonti di finanziamento della stampa.

1. sequestro:

- A FAVORE: partiti di sinistra (che temono la risorgente pubblicistica fascista)

democristiani (che vogliono contrastare ogni forma di immoralità e tutelare in

particolare la moralità dei giornali per l’infanzia e per i ragazzi) 4

democristiani e comunisti concordi sui limiti da imporre alla stampa pornografica

- CONTRO: gli altri settori dell’Assemblea (che, pur non insensibili al problema, temono che

attraverso queste misure si arrivi a limitare la libertà di espressione)

2. accertamento delle fonti di finanziamento della stampa:

la richiesta viene avanzata dalle SINISTRE, l’opposizione della maggioranza dei DEMOCRISTIANI e dei

LIBERALI è netta di fronte a questa marcata divergenza prevale la soluzione più blanda: 'la legge

PUO’ stabilire controlli' e non 'la legge STABILISCE controlli'

Viene effettuato il voto definitivo sull’articolo 21; le norme sul sequestro suscitano vivaci reazioni e sono in

molti a chiedere che, attraverso la nuova legge sulla stampa, si correggano queste norme. Tutti i partiti

considerano necessario ed urgente il varo di una legge organica per superare le contraddizioni e le storture

determinate dalla sopravvivenza di molte norme fasciste. Il Governo presieduto da De Gasperi elabora un

progetto che viene discusso dall’Assemblea soltanto nel gennaio del 1948. La traduzione in norme concrete

e organiche si rivela difficile. Ormai la Costituzione è entrata in vigore dal 1° gennaio e i partiti stanno

già pensando alle non lontane elezioni per il primo Parlamento dell’Italia repubblicana. In Italia si rompe la

coabitazione fra democristiani, comunisti e socialisti. Così all’Assemblea prevale la scelta di provvedere alle

norme più urgenti e di rimandare al futuro Parlamento il compito di varare una legge organica sulla stampa.

Di importante la legge-stralcio 8 febbraio 1948, n. 47, contiene e seguenti punti:

1. per pubblicare un giornale è sufficiente la procedura formale della 'registrazione'

2. è confermata la figura del direttore responsabile, sul quale gravano responsabilità molto estese

3. il direttore e l’editore non possono essere cittadini stranieri

4. si stabilisce il diritto di rettifica

5. le pene per il reato di diffamazione sono aggravate

6. si instaurano norme severe per le 'pubblicazioni destinate all’infanzia o all’adolescenza' e per quelle a

'contenuto raccapricciante o impressionante'

7. si riconoscono i 'giornali murali' sottoponendoli alle stesse norme dei periodici

Restano le perplessità sull’obbligo dell’iscrizione all’Albo dei giornalisti che può costituire un limite al diritto di

tutti ad esprimere il proprio pensiero. La Commissione unica corre ai ripari con l’istituzione di un ruolo

provvisorio che consente a tutti di cominciare a dirigere un giornale facendo il praticantato nelle vesti di

direttore. I dibattiti sull’articolo 21 e sulla legge-stralcio dimostrano che la grande maggioranza della classe

politica e di quella giornalistica non ha compreso, o non vuole comprendere, che in un regime

liberalcapitalistico la condizione migliore per il giornalismo è assicurata da un ordinamento autenticamente

liberale con alcuni correttivi di carattere sociale. Questi correttivi devono:

- garantire l’esercizio più ampio possibile della libertà di stampa

- garantire la trasparenza dei finanziamenti dei giornali

- impedire le concentrazioni

In breve, devono essere diretti a rispettare i diritti dei cittadini. Inoltre questi dibattiti denotano una diffusa

incomprensione nella classe politica dei problemi insiti in un moderno sistema della

comunicazioni di massa. Il fatto che all’Assemblea costituente nessuno abbia sollevato la questione della

radio la dice lunga. Nello stesso anno in cui entrano in vigore la Costituzione e la legge-stralcio sulla stampa,

l’Onu approva la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che enuncia non soltanto il principio della

libertà di espressione, ma anche il diritto di tutti all’informare.

6. Un giornalismo schierato

La crescente tensione internazionale ed interna coinvolge in modi molto stretti i mezzi dell’informazione della

neonata repubblica italiana. Il culmine è la campagna per le elezioni politiche del 1948. Lo scontro fra

Democrazia cristiana e Fronte democratico popolare (socialisti e comunisti)

diventa in pratica un referendum tra 2 mondi opposti. Nascono periodici e quotidiani che durano lo spazio

della campagna elettorale. I volantini, gli opuscoli e i manifesti si contano a milioni; i comizi a migliaia. La

propaganda assume toni apocalittici ed è condotta senza esclusione di colpi e finisce per inquinare

l’informazione. Tutti i quotidiani d’informazione sostengono De Gasperi e la Dc; la stampa cattolica,

naturalmente, è ancor più battagliera. Oltre che sui propri organi ufficiali, che però si rivolgono a lettori che

hanno già compiuto la propria scelta, il Fronte fa assegnamento sui fogli 'fiancheggiatori' per allargare

l’alleanza di sinistra. Alcuni moltiplicano le proprie edizioni, ma ne escono anche di nuovi. Fra questi ultimi,

l’unico destinato a durare a lungo è Il Paese, quotidiano del mattino fondato a Roma. Su posizioni avverse

al Fronte, ma anche critiche verso il tentativo egemonico democristiano ci sono soltanto i giornali del partito

socialdemocratico, nato dalla scissione socialista, e l’organo del partito repubblicano. Ma la diffusione

delle 2 edizioni de L’Umanità e delle altre testate di questo schieramento politico non è certo elevata. Molto

flebile è la voce dell’unico quotidiano dichiaratamente monarchico, L’Italia Nuova, anch’esso vicino alla

chiusura. Il movimento dell’Uomo qualunque ha perduto l’impeto degli anni precedenti. Sulla scena politica 5

ora ci sono anche i neofascisti del Msi (Movimento Socialista Italiano), ma senza appoggi giornalistici di

qualche peso. La radio è ormai uno strumento del governo. La maggiore discriminazione dei giornali

radio e dei notiziari dell’Ansa consiste nel dare notevole spazio ai comizi del presidente del Consiglio e dei

ministri più importanti rispetto a quello dato ai leader del Fronte. Dopo la clamorosa vittoria elettorale,

la Dc da un lato, la Confindustria, altre organizzazioni padronali e gruppi di imprenditori dall’altro, estendono

il loro potere o la loro influenza sui mezzi di comunicazione con simili operazioni sotto il segno del

moderatismo. A Napoli la ricomparsa del Mattino segna la fine del Risorgimento; il foglio più diffuso di

tutto il Veneto è Il Gazzettino, a Bologna l’antica testata de il Resto del Carlino ricompare nelle edicole.

Dal canto suo, la Confindustria riesce ad acquistare i 2 quotidiani economici che escono a Milano, il vecchio

Sole e 24 Ore, in seguito rileva a Roma Il Globo, detenendo così tutti i quotidiani specializzati

nell’informazione economica e finanziaria. Inoltre, entra nelle proprietà confindustriali anche Il Giornale

d’Italia. Infine, per contribuire al sostegno dei quotidiani locali di proprietà industriale, la Confindustria

organizza l’Agenzia giornali associati (Aga). L’agenzia fornisce gratuitamente agli associati le corrispondenze

politiche, il notiziario economico e sindacale ed un notevole numero di articoli. Nello stesso periodo il

Governo ha stretto i propri rapporti con l’Ansa attraverso l’erogazione di sovvenzioni annuali fornite dalla

presidenza in cambio dei servizi che l’agenzia dà alle istituzioni governative. In questo modo l’Ansa riesce a

superare le proprie difficoltà finanziarie e a stipulare accordi con le grandi agenzie straniere (United Press,

Reuters, France Presse) che hanno deciso di ritirarsi dal mercato italiano. Diventando 'l’agenzia di bandiera'

l’Ansa è costretta ad una maggiore ufficiosità. Negli anni del centrismo, dunque, la polarizzazione dei

giornali in 2 schieramenti contrapposti si consolida attraverso queste operazioni ed è alimentata dai grandi

eventi che si susseguono sulla scena internazionale (blocco di Berlino, vittoria di Mao, guerra di Corea) e

dalle forti tensioni interne, politiche e sociali (gli scontri fra polizia e dimostranti, le reazioni all’attentato

contro Togliatti che sfociano nella scissione sindacale, l’accesa battaglia parlamentare per l’adesione

dell’Italia al patto atlantico).

7. L’immobilismo dei quotidiani e il decollo del settimanali

Dalla metà del 1949 i quotidiani escono a 6 pagine più volte alla settimana; le 8/10 pagine arrivano dopo la

guerra di Corea, che determina difficoltà nel commercio delle materie prime necessarie per fabbricare la

carta. 6 pagine non sono molte, anche perché sta tornando la pubblicità, ma sono sufficienti per ridare una

certa consistenza al quotidiano. La formula dei quotidiani d’informazione del mattino è ancora quella

'omnibus', cioè per tutti, ma con prevalenza di argomenti politici e culturali diretti ad un pubblico colto ed

interessato alla politico.

- gli articoli di fondo sono lunghi e spesso carichi di citazioni

- i commenti economici e finanziari sono affidati a docenti universitari che spesso sono anche consulenti di

grandi imprese

- accanto ai 'fondi', in prima pagina c’è posto soltanto per le note e i 'pastoni' di politica interna e per una

o 2 corrispondenze dall’estero

- anche per la 'terza' si nota un legame forte con la tradizione: l’elzeviro o un racconto in apertura, una

corrispondenza di viaggio di spalla, una divagazione spesso erudita di taglio

- persino la pagina di cronaca cittadina dei maggiori quotidiani, pur ricca di notizie varie e di 'nera', appare

piuttosto paludata

- per il mondo dello spettacolo l’attenzione è ancora scarsa al di fuori delle canoniche critiche di teatro e

dell’opera lirica; le critiche cinematografiche, nonostante l’affluenza nelle sale sia aumentato, hanno

spazio molto limitato

- funziona la vecchia graduatoria dei generi; l’unico settore popolare coltivato anche dai più seriosi

quotidiani del mattino è lo sport, calcio e ciclismo in testa

Considerata l’omogeneità politica, la concorrenza tra i grandi quotidiani continua a basarsi

soprattutto sulle 'firme' degli inviati, dei corrispondenti e dei collaboratori. Sono le 'firme' a ridare lustro

ai quotidiani nazionale e vigore alle vecchie preferenze dei lettori tradizionali. Al Nord sono di nuovo in gara il

Corriere e La Stampa. Tra i 2 antichi rivali rispuntano alcune differenze che sembrano rinnovare i contrasti

di linea politica fra Albertini (Corriere) e Frassati (Stampa). Questo fatto dipende da:

1. gli atteggiamenti dei proprietari: conservatori i Crespi (Corriere)

aperto alla socialdemocrazia il capo della Fiat (Stampa)

2. dal temperamento dei 2 direttori: Missiroli (Corriere) è un campione della cautela e

dell’ufficiosità; al più diffuso quotidiano si addice l’aggettivo

'pantofolaio'; ciò non toglie che venda molto anche tra i ceti

che politicamente la pensano diversamente

De Benedetti (Stampa) non ha paura delle notizie, anzi, nei

limiti consentiti dagli interessi della Fiat, le sfrutta con il suo

notevole mestiere 6

Inoltre La Stampa si richiama ai valori dell’antifascismo e della lotta di liberazione, cosa che il Corriere e molti

altri quotidiani d’informazione non fanno più. Riprendono le loro antiche posizioni dominanti anche i vecchi

quotidiani interregionali e regionali (es: Gazzettino, Secolo XIX, Carlino, Nazione, Mattino, Giornale di Sicilia,

La Gazzetta del Mezzogiorno; unica testata nuova in questo campo è La Sicilia). Dotati di una discreta qualità

giornalistica nelle pagine nazionali, questi quotidiani hanno come punto di forza le pagine provinciali. Le

fanno anche Il Messaggero, Il Tempo e la Gazzetta del Popolo, ma non il Corriere e neppure La Stampa.

Sotto il profilo giornalistico, le uniche novità della stampa quotidiana continuano ad essere

rappresentate dai giornali del pomeriggio e della sera. Il modello preferito è France soir e non il

giornale popolare all’inglese il cui esempio tipico è il tabloid Daily Mirror:

- titolazione sensazionalistica sia per i grossi fatti politici sia per la cronaca nera e per i processi più seguiti

dal pubblico

- molte informazioni curiose di varietà e di spettacolo

- resoconti di avventure, interviste frequenti e qualche scoop

- grandi telefoto sugli avvenimenti che emozionano e molte fotografie di dive

- fumetti e giochi enigmistici

Fa eccezione il Corriere d’Informazione che, essendo il fratello minore del serioso Corriere e diretto dallo

stesso giornalista, mantiene un’impostazione più sobria. Le ultime novità sono La Notte (Milano) e Paese

sera (edizione pomeridiana del romano Paese). La Notte ha un avvio stentato, ma riesce poi a farsi largo

fra i concorrenti grazie a:

- i quotidiani commenti del direttore, di scelte conservatrici e a volte reazionarie, ma giornalista chiaro e

vigoroso

- lo sport

- una trovata nuova: una pagina intera di guida agli spettacoli, con un succinto riassunto della trama dei

film e le pagelli con i voti del critico e le preferenze del pubblico

Anche Paese sera stenta a conquistare lettori: ci riesce soprattutto con la cronaca nera e giudiziaria e con le

polemiche contro la cattiva amministrazione dei democristiani al comune di Roma. In complesso, è chiaro

che la scelta che guida gli editori dei quotidiani d’informazione che contano è l’immobilismo. Alla cautela

politica corrisponde la cautela imprenditoriale:

- investimenti limitati al minimo indispensabile

- preferenza per il prezzo amministrato, concordato con il governo, in cambio dei contributi sul prezzo

della carta erogati attraverso l’Ente nazionale cellulosa e carta, sopravvissuto al fascismo che lo aveva

istituito

- nessuna iniziativa promozionale

Questo invece sarebbe il momento adatto per tentare nuove strade, per differenziare il mercato della stampa

quotidiana e forse tentare di inserire nella mappa dei quotidiani una testata popolare, capace di portare i

non lettori a leggere un quotidiano. Ma gli editori dei quotidiani preferiscono il mercato politico invece di

quello editoriale. Si accontentano dei rispettivi guadagni che in certi casi derivano unicamente dalle vendite e

dagli introiti pubblicitari e in altri casi dipendono soprattutto dalle sovvenzioni che ricevono in cambio di

favori politici. Note negative per i quotidiani di partito, fatta eccezione per l’organo del Pci. I giornalisti che

lavorano nelle 4 edizioni dell’Unità cercano di fare un giornale che corrisponda a tutte le richieste dei lettori

(con toni settari in campo politico e culturale): terza pagina, cronaca cittadina, sport. Al sostegno finanziario

dei propri giornali il Pci riesce a far fronte anche per il successo della sottoscrizione annuale e delle Feste

dell’Unità. Tuttavia, i bilanci chiudono in rosso persino nei giornali fiancheggiatori più diffusi (Milano sera

chiude). Va però ricordato che sulla gestione della stampa comunista pesa l’handicap della limitata pubblicità

per le scelte discriminatorie di tanti inserzionisti. Gli altri fogli di partito superstiti hanno basse tirature. Dal

1952 anche il Movimento sociale ha un proprio organo, Il Secolo d’Italia. I caratteri della testata sono gli

stessi del mussoliniano Popolo d’Italia. Così il coro aggressivo dei settimanali neofascisti ha un capofila, ma

la diffusione del Secolo d’Italia resta molto circoscritta, specialmente al Nord. All’immobilismo che

caratterizza l’editoria quotidiana, al quale si accompagna una diffusa docilità della categoria

giornalistica, fa riscontro il crescente dinamismo dei settimanali in rotocalco. Anche per quelli che

si dedicano all’attualità, alla politica e alla cultura si può parlare, dal 1950 in poi, di un vero e proprio

fenomeno. Ai settimanali nati o ricomparsi subito dopo la fine della guerra se ne aggiungono di nuovi:

Epoca, lanciata da Mondadori e diretta dal figlio, riprende con moderni impianti americani la lezione di Life e

dei suoi straordinari fototesti. L’Europeo è il settimanale di migliore qualità e non conformista. Le ragioni di

tanto favore sono molteplici:

1. soddisfano sia il desiderio di 'favole moderne' sia l’aspirazione ad un’esistenza di benessere (con storie

riguardanti famiglie reali, miliardari, divi del cinema, con rievocazioni di personaggi e di eventi del

recente passato, con speculazioni sulla fede)

2. si occupano anche di cose di cui la gente parla volentieri e che i quotidiani trascurano 7

3. il loro linguaggio è più immediato, più aderente alla realtà sociale persino quando si occupano di politica,

di quello dei quotidiani

4. in vari casi sono molto intraprendenti

In conclusione, all’inizio degli anni 50 i maggiori quotidiani 'indipendenti' sono tornati su posizioni dominanti,

socialmente e come diffusione, senza però conquistare quella credibilità che soltanto un’informazione non

conformista può dare. Né il Corriere della sera né gli altri quotidiani di qualità hanno l’autorevolezza che

viene riconosciuta al Times, al New York Times e a Le Monde. Mente i rotocalchi dell’industria dell’attualità

appaiono, sotto il profilo della tecnica giornalistica, più moderni ed efficaci dei quotidiani.

AVVENTO DELLA TV E CAMBIAMENTI NELLA STAMPA (inizio anni 50 - anni 70)

1. Stampa in allarme

Dopo il 1953 lo scenario internazionale comincia a cambiare: fra i 2 blocchi contrapposti si delinea il

miglioramento dei rapporti mentre si consolida la realtà del 'Terzo mondo'. Sul piano interno:

- la sconfitta della coalizione centrista nelle elezioni politiche segna la fine dell’era di De Gasperi; il

centrismo entra in crisi, ma il cammino verso il centrosinistra sarà lento e tortuoso

- l’Italia si avvia verso una forte e squilibrata espansione industriale e commerciale che alimenta una

tumultuosa ondata migratoria dal Sud al Nord, dalle campagne alle città e alle zone

dell’industrializzazione

- nonostante tutti questi sommovimenti i mezzi dell’informazione restano a lungo legati alla logica degli

schieramenti contrapposti; neppure l’avvento ed il rapido trionfo della televisione modificano questa

condizione preminente dei mass media, che viene incrinata soltanto dalla comparsa de Il Giorno

- tutti i quotidiani 'indipendenti' e i settimanali di attualità sono favorevoli al nuovo meccanismo elettorale

che le opposizioni battezzano 'legge truffa'

- nella lunga campagna elettorale gli eccessi prodotti da un giornalismo schierato balzano agli occhi e la

stessa discriminazione avviene nei giornali radio

- a surriscaldare il clima contribuisce un grosso problema aperto dalla seconda guerra mondiale: la

questione di Trieste e dell’Istria; nel 1954 gli angloamericani procedono alla spartizione di questo

territorio fra l’amministrazione italiana e quella jugoslava; ricompare a Trieste Il Piccolo, tradizionale

sostenitore dell’italianità di quelle terre

In un simile contesto, negli alti gradi della magistratura emerge una volontà repressiva nei riguardi della

stampa: nel biennio 1953-54 aumentano notevolmente le incriminazioni per vilipendio. Il ritardo con cui si

sta procedendo all’istituzione della Corte costituzionale (l’organo che può decidere se le leggi corrispondono

alle disposizioni della Costituzione) favorisce questa tendenza alla repressione e i tentativi di far prevalere

vecchie norme in contrasto con la Carta costituzionale e non ancora abrogate. Nelle polemiche giornalistiche,

che spesso arrivano a toni parossistici, spuntano anche i falsi documenti. Avviene poi un episodio che

richiama l’attenzione anche di esponenti politici su un problema fondamentale per la libertà di stampa:

i rapporti fra editori e direttori. L’episodio è la rottura, avvenuta per motivi politici e editoriali, fra Arrigo

Benedetti, direttore dell’Europeo, e Angelo Rizzoli, proprietario da poco anche di questo settimanale di

intonazione liberaldemocratica. Benedetti fonda quindi un nuovo settimanale, L’Espresso. Maggior

finanziatore dell’impresa è Adriano Olivetti, l’industriale più aperto alle cose nuove che conti l’Italia.

L’Espresso esce a Roma dal 1955; Benedetti è rimasto fedele al formato grande; 16 pagine. Accanto a

Benedetti si ritrovano vecchi e nuovi collaboratori. Il più importante è Scalfari, il quale ha scelto di entrare a

tempo pieno nell’attività editoriale oltre che nel giornalismo. In quest’epoca nasce, dalla scissione liberale, il

partito radicale. Le vistose parzialità e omissioni dell’informazione inducono Il Mondo a lanciare un appello

per la libertà di stampa che si concreta in una dichiarazione firmata da oltre mille uomini di cultura e in un

convegno intitolato Stampa in allarme che si svolge a Roma nel 1958. Emergono alcune proposte dirette a

rendere più facili:

- la moltiplicazione delle imprese giornalistiche

- il riconoscimento dei finanziamenti

- l’accertamento da parte dei lettori della verità delle notizie pubblicate dai giornali

Fra i molti punti dolenti per la libertà di stampa c’è quello della responsabilità penale del direttore. In

base al Codice penale la responsabilità del direttore è oggettiva, mentre la Costituzione dice che la

responsabilità è personale. Dopo un dibattito lungo e contrastato si arriva ad un compromesso: la nuova

norma distingue meglio la responsabilità del direttore da quella dell’autore di uno scritto e stabilisce che il

primo è 'punito a titolo di colpa se un reato è commesso'.

2. Spunta Il Giorno

Il Giorno compare a Milano dal 1956 ed è il quotidiano che rappresenta un atto di rottura con le formule

tradizionali. 3 sono le circostanze che ne hanno determinato la nascita:

1. l’intraprendenza di Gaetano Baldacci (inviato speciale del Corriere della sera) 8

2. la necessità che Enrico Mattei, presidente dell’Eni, sente da tempo di poter disporre di un proprio

strumento giornalistico

3. il desiderio che anima l’editore Cino Del Duca, re della presse du cœur francese, di ritornare in Italia

con un’iniziativa di prestigio

Dalla combinazione di questi 3 fattori nasce un quotidiano di battaglia politica e, nello stesso tempo,

radicalmente nuovo sotto il profilo editoriale e giornalistico che sfida, sul suo terreno privilegiato, Milano,

l’egemonia del Corrierone. In politica Il Giorno:

- punta alla collaborazione fra democristiani e socialisti

- difende l’intervento pubblico nell’economia in contrapposizione al conservatorismo e allo strapotere della

Confindustria

- sostiene la politica della distensione e le aspirazioni all’indipendenza dei paesi del Terzo mondo

Le novità editoriali e giornalistiche sono notevoli rispetto al modello di quotidiano d’informazione

imperante in Italia:

1. esce con un inserto quotidiano in rotocalco che nella fase di lancio è di 8 pagine

2. si presenta con un’impaginazione molto vivace (il modello è il londinese Daily Express); ha una prima

pagine a vetrina, cioè con molti titoli e notizie anche di varietà; al posto dell’articolo di fondo c’è una

breve 'Situazione' nella quale Baldacci riesce ad esprimere un particolare talento

3. la tradizionale terza pagina è abolita: gli articoli di intrattenimento culturale vanno nell’inserto in

rotocalco, completato da quella che è la novità più ardita per un foglio del mattino: una pagina intera di

fumetti e giochi

4. si contraddistingue inoltre per la frequenza delle inchieste e per il vigore impresso alle notizie, per le

rubriche personalizzate e per l’attenzione dedicata al mondo del cinema, della televisione e dello sport

5. è il primo quotidiano d’informazione che pubblica una pagine di economia e finanza

6. completa l’ambizioso progetto editoriale di un quotidiano che esce in continuazione un’edizione del

pomeriggio

L’intento è di reclutare da un lato lettori di idee progressiste e, dall’altro, coloro che non leggono quotidiani o

li leggono raramente mentre invece consumano molti rotocalchi: in primo luogo le donne. All’inizio la risposta

del mercato è limitata, ma superiore a quella ottenuta da quei giornali che avevano vanamente cercato di

affermarsi nel capoluogo lombardo. I costi superano largamente i ricavi, anche perché Il Giorno raccoglie

poca pubblicità per la sua dichiarata contrapposizione alla politica dell’industria privata. Presto si deve

rinunciare all’edizione del pomeriggio e in seguito avviene la rottura fra Mattei e Del Duca. Mattei si assume

tutto l’onere dell’impresa e, nonostante i ripetuti attacchi che in molti gli riservano, riesce a restare

nell’ombra. Questo fatto consente a Baldacci e ai suoi collaboratori di operare con molta spregiudicatezza e

con un robusto sostegno finanziario. Nel 1959 Il Giorno si colloca così tra i maggiori quotidiani nazionali,

dopo il Corriere della sera e La Stampa. L’ultimo fatto di rilievo nella seconda metà degli anni 50 è la crisi di

duplice natura, politica e finanziaria, che colpisce i giornali del Pci. Diversi giornalisti lasciano Paese e Paese

sera; una limitata emorragia si verifica anche nelle redazioni dell’Unità; viene soppresso Il Nuovo Corriere di

Firenze. Il gruppo dei fiancheggiatori conta ormai solo 3 testate: i 2 Paese di Roma e L’Ora di Palermo. Nello

stesso anno, la sottoscrizione popolare per l’organo comunista subisce un forte calo. Questa, in sintesi, è la

situazione contraddittoria e complessivamente fragile della stampa quotidiana nel momento in cui anche in

Italia comincia a brillare l’astro delle comunicazioni di massa: la televisione.

3. Il Telegiornale di massa

Ultimata rapidamente la ricostruzione degli impianti, la radio aveva avuto un nuovo boom. Siccome la radio

si ascolta quasi esclusivamente in casa, il Giornale radio della sera rappresenta il più forte strumento di

informazione. Ma i Giornali radio del monopolio pubblico sono tuttora avvolti nell’ufficiosità e nel moralismo

bacchettone; le 'dirette', in genere, sono riservate a eventi di costume e le inchieste sono rare e partono

quasi sempre quando un problema assume una rilevanza ufficiale. Le trasmissioni sperimentali del

Telegiornale e di telecronache in diretta cominciano nel 1952. Le scelte degli argomenti sono

sintomatiche: per le telecronache l’inaugurazione della Fiera di Milano e la benedizione Urbi et Orbi impartita

da Pio XII; nel primo Tg sperimentale (10 settembre) c’è posto per la regata storica di Venezia, i funerali del

conte Sforza, gli aspetti curiosi della campagna elettorale americana, una corrida in Portogallo ed il Gran

Premio di Monza. L’inizio ufficiale delle trasmissioni avviene il 3 gennaio 1954. Per un biennio il

controllo della Dc sulla Rai è marcato da una forte influenza dell’Azione cattolica. Il Consiglio di

amministrazione provvede presto alla 'tutela morale' dei cittadini emanando nel 1953 un codice di

autodisciplina da seguire sia nelle trasmissioni di varietà sia in quelle informative. Ma è chiaro come

queste norme si prestano ad essere utilizzate, nelle mani di attenti funzionari, come strumenti di censura

praticamente illimitati. Il Telegiornale va in onda alle 20.30, viene letto da speakers ed è replicato

tale e quale nella tarda serata. Il primo direttore è Vittorio Veltroni. Al termine del 1954 la popolazione

che può captare il segnale non è molta, gli abbonati alla Tv sono pochi e la televisione ha ancora un prezzo 9

elevato. Ma, ben presto, con lo strepitoso successo del quiz 'Lascia o raddoppia?', presentato da Mike

Buongiorno, lanciato nel 1955, e la progressiva estensione dei ripetitori si arriva, attraverso i locali pubblici e

i ritrovi, allo spettacolo di massa. In un biennio si realizza anche l’informazione di massa perché il

Telegiornale, nonostante tutti i condizionamenti, è fin dall’inizio una delle trasmissioni più seguite. È un

Telegiornale che trasmette cerimonie di ogni genere, che è parziale e fazioso in politica, privo o quasi di

notizie di cronaca e su vicende giudiziarie, ma entra in molte case dove non è mai entrato un quotidiano.

Anche gli argomenti delle prime telecronache sono in genere cerimonie ufficiali. Soltanto all’inizio del 1958

comincia una serie di dibattiti su questioni di attualità, mentre bisogna aspettare il 1960 per veder nascere

Tribuna elettorale e in seguito Tribuna politica. Con queste conferenze stampa compaiono per la prima

volta sui teleschermi i leader delle opposizioni. Contemporaneamente però vengono inseriti nel Telegiornale

dei commenti politici affidati a giornalisti di fiducia. Quando entra in funzione la seconda rete televisiva

(novembre 1961) il Tg resta prerogativa della prima rete in base a quei criteri di controllo accentrato che

hanno da sempre contraddistinto la gestione dell’informazione radiofonica e televisiva. Il Tg diventa una

breve stagione più vivace quando il nuovo e abile direttore generale della Rai, Ettore Bernabei, chiama

Enzo Biagi a dirigerlo. Biagi, che possiede un forte senso del pubblico, toglie dal Tg una porzione di noiose

cerimonie ufficiali e di omaggi ai ministri in carica. Ma non riesce a rinnovarlo come vorrebbe e, dopo meno

di un anno, preferisce ritornare alla carta stampata. La breve esperienza di Biagi dimostra che i

condizionamenti non provengono soltanto dall’esterno e dai capi della Rai: in parte emergono dal corpo

redazionale perché i meccanismi del reclutamento sono caratterizzati spesso da scelte politiche e clientelari.

L’azienda Rai sta diventando una colossale macchina che produce spettacolo e informazione e una potenza

finanziaria. Nel palinsesto, dove nel 1957 viene inserita la pubblicità del Carosello, entra nel 1962 il

primo 'rotocalco televisivo', quindicinale, seguito l’anno dopo da TV7. Le inchieste sono ancora rare e gli

argomenti trattati non sono mai scottanti. Nel complesso, nella prima fase dell’era televisiva i

condizionamenti e i limiti quantitativi (il Tg delle 13.30 comincerà nel 1968) lasciano ai quotidiani un largo

spazio informativo e di intervento; e sui settimanali di attualità la concorrenza del nuovo mezzo di fa sentire

poco. Tuttavia, sia pure con lentezza, nasce anche in Italia un nuovo tipo di giornalismo, con esigenze

professionali e tecniche diverse da quello radiofonico. Queste esigenze derivano dal mezzo stesso (la

'diretta' ne è la massima espressione, ma ce ne sono altre) e dalle sue straordinarie potenzialità. All’inizio è

molto diffusa la convinzione che la Tv abbia effetti politici immediati, per esempio sulle scelte elettorali; ma i

fatti dimostreranno invece che l’influenza più sensibile del medium elettronico è di lunga durata e profonda

perché incide sull’evoluzione della vita sociale, delle mentalità e dei gusti della gente. Inoltre la televisione

produce e sviluppa la causa prima dell’informazione-spettacolo e della politica-spettacolo. Nel frattempo i

progressi delle tecnologie si rivelano strabilianti. Il primo collegamento via satellite fra gli Stati Uniti e l’Italia

avviene nel 1962. Con i satelliti si apre l’era della comunicazione interplanetaria. Eventi eccezionali possono

essere visti da milioni e milioni di telespettatori nel momento in cui avvengono e rivisti ancora nei

telegiornali. Il momento più grandioso e sbalorditivo è la 'diretta' sulla discesa dell’uomo sulla Luna, che gli

italiani vedono nelle prime ore del 21 luglio 1969.

4. I quotidiani a una svolta

Con l’avvento della radio, la stampa aveva già perduto il monopolio dell’informazione primaria che aveva

esercitato nel corso di 3 secoli. Ora si trova di fronte ad un mezzo che attira milioni di persone e che spesso

fa vedere gli eventi e i protagonisti. Il giornalismo stampato è diventato complementare di quello radiofonico

e televisivo. È urgente e indispensabile battere nuove strade, valorizzare le altre funzioni del quotidiano:

- quelle della spiegazione e dell’interpretazione dell’attualità per i quotidiani di qualità

- quella delle informazioni locali per i minori

I più colpiti sono i quotidiani della sera. Per i periodici di attualità, la prima conseguenza del trionfo della

televisione è la drastica riduzione del ruolo svolto finora dalle fotografie. Mentre l’editoria giornalistica e i

giornalisti della carta stampata devono affrontare questa difficile svolta, nei paesi in cui i giornali sono

prodotti dell’industria editoriale in regime di concorrenza si manifestano marcati segni di crisi determinati

soprattutto, per i quotidiani, da un crescente divario fra i costi di produzione e i ricavi delle vendite e della

pubblicità. Numerosi quotidiani di Londra e delle grandi città americane sono costretti a chiudere o entrano

in crisi. C’è però un’eccezione a questa tendenza ed è il Giappone, dove la stampa quotidiana ha compiuto,

nel dopoguerra, i progressi più considerevoli rispetto a tutti gli altri paesi. Da questo paese viene la

dimostrazione di quanto la rivoluzione tecnologica possa contribuire alla sopravvivenza economica della

stampa nell’era dell’informazione elettronica. I quotidiani più forti e ricchi entrano tuttavia in una fase di

relativa espansione per 2 fattori concomitanti:

1. l’aumento del numero delle pagine e dei servizi e lo svecchiamento della formula

2. le tensioni e le aspettative suscitate dall’evoluzione della situazione politica sul piano internazionale e su

quello interno 10

Queste novità tuttavia non inducono i giornali a rivedere i modi con cui si occupano di politica interna. La

politicizzazione interessata resta una caratteristica deteriore dei quotidiani d’informazione. In

Italia, nel 1960 il travaglio politico è intenso e sfocia in una grave crisi. Il moderato Montanelli scrive

sull’Europeo: 'In Italia la libertà c’è: quella che non c’è è l’abitudine ad usarla. La maggior parte dei

giornalisti, quando compongono un articolo, lo fanno interrogando la censura. Quale? Quella che hanno in

corpo da secoli e di cui non riescono più a farne a meno'. Superata la crisi, la via è aperta per il

centrosinistra. L’intesa fra la Dc e i socialisti crea forti contrasti di interessi, ma anche aspettative sulla

nazionalizzazione delle imprese elettriche. In un giornalismo molto politicizzato com’è quello italiano si

formano 2 schieramenti:

tutti i fogli moderati e conservatori, VS i fogli favorevoli, Il Giorno, Il Mondo

Corriere della sera in testa, contrari L’Espresso e gli organi dei partiti di sinistra

Il nuovo direttore de Il Giorno, Italo Pietra, imprime alla linea del giornale, sostenitore deciso del

centrosinistra, maggiore coerenza e chiarezza. Inoltre Il Giorno ora cerca una più consistente affermazione

attraverso il miglioramento della qualità, della ricchezza e della diversificazione dei contenuti:

- entrano nell’équipe inviati, commentatori e collaboratori di grande competenza

- molti scrittori innovatori collaborano al giornale

- viene sviluppato il settore culturale (come aveva già fatto Paese sera)

- ai 3 settimanali (per i ragazzi, per le lettrici e il domenicale) se ne aggiungono altri 2 dedicati alla

televisione e al mondo dei motori

- avvia edizioni locali per la Lombardia e la provincia di Milano (che si riveleranno un punto di forza per il

giornale dell’Eni)

In generale, Il Giorno si presenta come un quotidiano in parte di qualità e in parte popolare. La tiratura

aumenta di molto, ma aumenta anche il deficit. E quando Mattei progetta di stampare Il Giorno anche a

Roma, gli editori dei maggiori quotidiani protestano per l’invadenza e il dumping (vendita sottocosto).

Queste proteste e poi la drammatica scomparsa di Mattei bloccano l’ambizioso piano. Le iniziative editoriali

dell’Eni, che nel frattempo ha acquisito il controllo dell’Agenzia Italia, erano dirette a contrastare il rilancio

del Corriere della sera, principale avversario dell’industria pubblica, e a prevenire la comparsa del nuovo

quotidiano di Rizzoli. I Crespi si sono decisi infatti a dare al Corriere un nuovo direttore; non è più possibile

sottovalutare la presenza del Giorno, l’ascesa della Stampa e il progetto di Rizzoli, come continuava a fare

Missiroli. La scelta cade su Alfio Russo, il quale imbocca l’unica strada possibile per avere successo: lo

svecchiamento del Corrierone:

- rinnova la cronaca cittadina, lo sport e gli spettacoli

- apre una rubrica della posta dei lettori (neppure il grande Albertini lo aveva mai fatto)

- valorizza inviati speciali più moderni

Sul piano politico, invece, il nuovo direttore non solo assume la parte dell’alfiere contro la nazionalizzazione

elettrica, ma si mostra sostanzialmente chiuso anche di fronte alla versione moderata del centrosinistra che

la Dc riesce ad imporre ai socialisti a metà del 1964. Lo svecchiamento giova al Corriere: la tiratura aumenta

e si allontanano i timori suscitati dalla crescita della Stampa e del Giorno. Alla Stampa, De Benedetti ha

perfezionato la sua formula 'centauro' che ha reso parecchio in prestigio e in diffusione:

- metà giornale, la parte politica e culturale, è di qualità e di respiro nazionale

- l’altra metà è caratterizzata dalla cronaca varia e nera e talvolta piccante e da un’accentuata

'piemontesità'

A Torino è in costante declino la Gazzetta del Popolo, ora gestita direttamente dalla Dc. Un notevole risveglio

caratterizza anche il giornalismo cattolico: nel 1968 comparirà Avvenire, che per qualche tempo riaccenderà

le attese dei cattolici più avanzati. In campo comunista 2 novità maturano nel 1962:

1. la trasformazione in settimanale del mensile Rinascita

2. un nuovo rilancio dell’Unità, la cui formula è stata ridisegnata in senso più giornalistico; tuttavia, per

motivi di risparmio, la ristrutturazione comporta la soppressione di molte pagine regionali e provinciali

Fallisce invece il tentativo del Pci di avere un foglio fiancheggiatore a Milano: Stasera chiude dopo meno di

un anno. In generale, la situazione economica della stampa quotidiana diventa pesante. Le forti spese per

arricchire i quotidiani, gli investimenti per nuovi stabilimenti e macchinari e i miglioramenti economici

ottenuti da giornalisti e poligrafici con i rinnovi dei contratti determinano una sensibile crescita dei costi,

compensata soltanto parzialmente dall’aumento delle vendite e degli introiti pubblicitari. L’aumento delle

vendite riguarda i giornali più forti: Corriere della sera, Stampa e Il Giorno. Nel 1966 si accentua la crisi che

in breve tempo ha causato la chiusura di 7 testate quotidiane (2 assai note, Il Sole e il Corriere Lombardo) e

di 4 settimanali. In quest’ultimo settore la perdita più grave è rappresentata dalla chiusura de Il Mondo. Va

bene, invece, l’ultimo nato dei settimanali di attualità e varietà, che è Gente, fondato nel 1957 da Edilio

Rusconi dopo il suo distacco da Rizzoli. 11

5. Le prime concentrazioni

Accanto alle fusioni di testate quotidiane appartenenti allo stesso proprietario, si profilano le prime

concentrazioni:

una la realizza l’imprenditore petrolifero e zuccheriere Attilio Monti, acquistando nel 1966

il Resto del Carlino hanno una posizione dominante nell’Emilia-Romagna e in Toscana;

La Nazione pubblicano un’edizione della sera

lo sportivo Stadio

il Giornale d’Italia

Il Telegrafo di Livorno

la seconda è opera dell’imprenditore chimico Nino Rovelli il quale compera nel 1967

La Nuova Sardegna di Sassari così tutta l’informazione stampata in

L’Unione sarda di Cagliari Sardegna è nelle sue mani

L’aspetto politico delle 2 operazioni è evidente: i giornali servono agli imprenditori che li detengono

per proteggere e assecondare le proprie iniziative, ma rappresentano anche una merce di

scambio. La catena Monti suscita qualche reazione allarmata: su questo caso si svolge un dibattito al

Senato, ma il governo afferma che non esistono i presupposti per introdurre in Italia una normativa antitrust.

Anche nella categoria giornalistica le reazioni sono blande: i giornalisti professionisti e pubblicisti hanno

ottenuto l’istituzione dell’Ordine professionale con una legge del 1963. Questo tipo di inquadramento di

spirito corporativo è anomalo rispetto alla condizione del giornalismo esistente in Paesi di lunga tradizione

liberale nei quali esistono soltanto organismi di natura sindacale. L’Ordine serve, unitamente al contratto

nazionale, ad eliminare non poche situazioni di lavoro nero; ma crea una specie di circuito chiuso perché

l’esercizio della professione è riservato agli iscritti all’Ordine stesso. La Federazione della stampa appare più

preoccupata della scomparsa delle testate, perché comporta rischi di disoccupazione, che delle

concentrazioni e delle manovre finanziarie attorno ai giornali. Più proficue per nuovi orientamenti

professionali sono, nella fase che precede l’ondata della contestazione giovanile e operaia, le prese di

posizione di alcuni giornalisti e di alcuni studiosi dei mass media di denuncia dell’autoritarismo che governa il

lavoro redazionale, soffocando l’autonomia professionale, e della scarsa credibilità della stampa. Vengono in

superficie propositi ed inquietudini che trovano una prima risposta nei mutamenti direzionali che, nel biennio

1968-69, riguardano 5 quotidiani di grande e media importanza: Corriere, Stampa, Resto del Carlino,

Gazzettino e Secolo XIX. Sono tutti giornalisti di impronta liberale e allevati alla scuola della moderazione,

ma il modo di concepire il giornale ed il lavoro redazionale di alcuni di loro è diverso da quello dei direttori

della tradizione editoriale italiana. Nel campo dei settimanali 2 sono le novità salienti della fine degli anni 60:

1. l’estensione dell’impiego del colore (molto ambito dagli inserzionisti)

2. la trasformazione di Panorama da mensile in settimanale

La decisione dell’editore Mondadori apre anche in Italia la strada del newsmagazine modello

Time e Newsweek. Il primo numero di Panorama settimanale esce nel 1967; a quasi 40 anni dalla creazione

dei 2 archetipi americani, la ricetta di rivelerà ancora valida. L’Espresso, diretto da Scalfari, resta ancora

fedele al formato 'lenzuolo' e sceglie, come strumenti di sviluppo, un inserto a colori formato tabloid e un

inserto grande dedicato all’economia e alla finanza. Il settimanale liberalradicale non vende molto in questo

periodo, ma è letto da un pubblico che appartiene alla classe dirigente e quindi è anche un buon veicolo

pubblicitario.

6. Lo sviluppo delle agenzie di stampa

Con l’ampliamento del campo dei mass media crescono il ruolo e l’importanza delle agenzie di stampa che,

fin dal loro sorgere, rappresentano una struttura portante della raccolta, dell’elaborazione e della

distribuzione delle notizie. Anche ora la rapida ed intensa crescita è consentita dai progressi tecnologici

(telescriventi più veloci, reti di collegamento più numerose, nascita dei satelliti e dei computer, trasmissione

di radiofoto a colori, ..). Nello stesso tempo, accanto all’esplosione dell’informazione, altri fattori politici e

sociali impongono, nelle società rette a sistema democratico, un uso meno strumentale (ricerca del

consenso e propaganda) dei prodotti elaborati e veicolati dalle agenzie. Cresce il loro grado di

autonomia dal potere politico e da quello economico di fronte alle richieste di completezza dell’informazione

e di rispetto del pluralismo politico e culturale che si manifestano nelle società più progredite e libere. Il

miglioramento della qualità dei prodotti delle agenzie di stampa è un fatto rilevante per 2 ragioni:

1. anche i media più ricchi di mezzi sono compilati in buona parte con il materiale offerto da queste vere e

proprie macchine dell’informazione

2. la computerizzazione dei sistemi editoriali consente un impiego più rapido, e soprattutto diretto, nel ciclo

produttivo dei notiziari delle agenzie

Sul piano mondiale le agenzie più potenti e diffuse restano:

- l’Associated Press e l’United Press International (americane)

- la Tass (sovietica) 12

- la Reuters (inglese)

- l’Agence France Presse (francese)

Anche varie agenzie nazionali, tra le quali l’Ansa, sviluppano una certa attività al di fuori dei confini,

indirizzandola verso le zone considerate più interessanti dai rispettivi governi con i quali le agenzie sono

legate da apposite convenzioni. In Italia il settore delle agenzie entra in una fase di sviluppo nel corso degli

anni 60 e si modernizza nel decennio successivo. L’Ansa rinsalda il proprio primato ed è caratterizzata da

uno sviluppo giornalistico ed un calo dell’ufficialità, che ne aveva caratterizzato la produzione; nel contempo,

vengono avviati il potenziamento tecnico e un più ampio piano commerciale. Già nel 1971 l’Ansa dispone di 3

reti; inoltre diffonde vari notiziari specializzati, quotidiani o settimanali; ha numerosi uffici all’estero; per i

servizi dall’estero può avvalersi dei notiziari e del servizio fotografico dell’Upi (Unione delle Province d’Italia),

della France Presse e della Reuters. Con l’istituzione di una quarta rete telescrivente, sulla quale corre un

notiziario ridotto, l’Ansa si apre ad un terzo mercato dopo quello dei giornali e delle istituzioni statali: è

quello formato da enti e società, di natura pubblica e privata, estranei all’attività editoriale ma sempre più

interessati a ricevere un’informazione tempestiva. Dal 1980 l’Ansa dà corso anche a notiziari regionali. Il

primato dell’Ansa non è insidiato dalle altre agenzie nazionali (la qualifica dipende dal numero delle testate

collegate via telescrivente):

1. il decollo dell’agenzia Italia, denominata Agi, avviene qualche anno dopo l’acquisto da parte dell’Eni

(1964) e si realizza soprattutto con la scelta di sviluppare un’informazione economica e finanziaria e con

l’acquisizione dei servizi dell’Associated Press

2. terza agenzia nazionale è l’Adn Kronos, che comincia ad installare una rete telescrivente nel 1968 e che

opera nell’orbita del partito socialista

3. la quarta è l’Asca (Agenzia Stampa Cattolica Associata) nata nel 1969 e che, per tutti gli anni 70, svolge

soprattutto il ruolo di fonte ufficiosa della Democrazia cristiana

4. infine, dal 1976 è qualificata agenzia nazionale anche l’Aga (Agenzia Giornali Associati) nella cui

proprietà c’è la Confindustria; la sua funzione preminente è quella di fornire articoli, servizi politici e

resoconti ai giornali associati

STAMPA, RADIO E TV NELL’ITALIA IN FERMENTO (biennio 68/69 - fine anni 70)

1. Un giornalismo d’attacco

Nel biennio 1968-69

- la contestazione giovanile

- la riscossa dei sindacati

- le bombe di Milano

- le passioni suscitate dalla guerra del Vietnam

- la nascita e lo sviluppo del movimento femminista

investono e scuotono anche il mondo dei media. Dal movimento studentesco e dai gruppuscoli della sinistra

extraparlamentare nasce una pubblicistica molto aggressiva. Le parole d’ordine di questi fogli, che saranno

presto divulgate anche da improvvisate emittenti radiofoniche locali, sono 'abbattere il sistema' e

'controinfomazione'. Tra questi nuovi periodici, quelli destinati ad avere maggiore influenza sono

sul piano agitatorio: Lotta continua sul piano politico-culturale: Quaderni piacentini

Potere operaio il manifesto

Dimostrazioni di studenti e di operai contro la stampa 'borghese' e contro la Rai avvengono in varie città. Le

azioni più decise e spettacolari sono dirette contro il Corriere della sera, considerato l’emblema della

manipolazione capitalistica dell’informazione. Il fatto che incide di più nel campo giornalistico è la 'strategia

della tensione' rivelata dalla strage di Milano del 12 dicembre 1969. A contestare o a mettere in dubbio la

matrice anarchica dell’attentato sostenuta dal governo e a denunciare la matrice 'nera' dell’azione sovversiva

non sono soltanto i fogli extraparlamentari: intervengono L’Espresso, Panorama, l’Unità, Il Giorno e La

Stampa, in contrapposizione al Corriere della sera e a tutte le altre testate. Nasce a Milano e a Roma il

'Movimento dei giornalisti democratici', che partecipa all’attività di controinformazione e contribuisce a

determinare, nel 1970, una svolta nella guida del sindacato unitario dei giornalisti. I nuovi dirigenti della

Federazione della stampa rivendicano:

- l’autonomia professionale

- la completezza dell’informazione

- un’organizzazione collegiale del lavoro redazionale che dia più potere ai giornalisti

La Fnsi entra attivamente nel fronte riformatore della Rai e sostiene, assieme ai poligrafici, la necessità di

affrontare il problema della stampa quotidiana con una legge di riforma. Se la riforma della Rai

deve sottrarre il monopolio pubblico radiotelevisivo dalla dipendenza del governo, quella dell’editoria deve

assicurare l’esistenza di una larga pluralità di voci attraverso gli aiuti pubblici e una marcata autonomia dei 13

giornali attraverso norme che garantiscano la trasparenza delle proprietà e dei finanziamenti e stabiliscano

un argine contro le concentrazioni. All’inizio degli anni 70, in un clima molto acceso, caratterizzato da un

lato dalla crisi politica e, dall’altro, dai fermenti che agitano la società civile, tutto il campo dell’informazione

si mette in movimento: si apre un decennio tumultuoso e drammatico, nel cui corso mutano sia gli assetti

della stampa sia quelli televisivi. La prima e singolare novità è la comparsa dei quotidiani della sinistra

extraparlamentare: sono fogli di battaglia politica e ideologica, portabandiera di utopie rivoluzionarie, che

si basano soprattutto sul volontarismo di coloro che li fanno e sul sostegno dei militanti.

1. il primogenito è il manifesto, creato dal gruppo di comunisti che aveva fondato l’omonimo mensile e

che è stato radiato dal partito; esce a Roma nel 1971 a 4 pagine e punta ad una diffusione nazionale; ha

un’impronta grafica sobria, quasi austera, che ricalca modelli ottocenteschi; non pubblica fotografie ed è

volutamente privo di pubblicità; all’inizio le vendite sono brillanti, ma dopo alcuni mesi scendono,

abbonamenti compresi; per cui deve rinunciare al prezzo di vendita più basso rispetto agli altri e, più

tardi, al presupposto contro la pubblicità; continua a distinguersi come foglio di opinione di qualità anche

per coloro che non condividono tutte le idee e le passioni che esprime

2. il secondo quotidiano di questo filone è Lotta continua, che esce a Roma nel 1972; è un tabloid

squillante e aggressivo, con titoli-slogan, vignette e fotografie; è composto di pezzi brevi, scritti

seguendo le mode espressive in auge tra i giovani contestatori, cioè in quel linguaggio definito

'sinistrese'; vende e venderà sempre un po’ meno de il manifesto anche quando accentuerà l’attenzione

sul 'privato' del mondo giovanile ribelle; cesserà le pubblicazioni nel 1981

3. dura soltanto 5 anni il terzo esemplare di questo filone, il Quotidiano dei lavoratori, che esce a

Milano nel 1974 come espressione del movimento 'Avanguardia operaia'

In generale, si tratta di un fenomeno peculiare del nostro Paese e che ha aspetti politico-giornalistici

interessanti. Va tuttavia rilevata la limitata diffusione di questi quotidiani. Le copie vendute sono poche non

solo per sopravvivere con un minimo di tranquillità (come dimostra la difficile esistenza de il manifesto), ma

anche come risultato politico se si pensa all’ampiezza raggiunta dalle dimostrazioni dell’ultrasinistra e dei

lavoratori. Il giornalismo di inchiesta e di denuncia, che prende di mira anche il malgoverno, gli

scandali e le arretratezze del sistema sociale, diventa vigoroso anche al di fuori del campo

dell’opposizione. Un ruolo di punta simile a quello che da tempo svolge L’Espresso lo assume

Panorama, che si inserisce saldamente nel mercato dei settimanali di attualità. L’affermazione definitiva

della formula newsmagazine avviene nel 1974, quando L’Espresso la adotta e vede quasi triplicare le

proprie vendite. Di fronte a questa duplice avanzata e alla concorrenza della televisione, i settimanali di

attualità tradizionali non raggiungono più tirature eccezionali: si difendono con successo Oggi e Gente;

cominciano invece ad entrare in fase calante Epoca e la Domenica del Corriere. In questo settore un fatto

nuovo è la notevole crescita del settimanale Famiglia cristiana, che si vende solo attraverso le parrocchie

e i circoli cattolici: il sacerdote che lo dirige riesce a dare ai contenuti e al linguaggio del periodico delle

Edizioni Paoline un’impronta più consona ai mutamenti di mentalità della società italiana. Anche alcuni

settimanali femminili traggono vantaggi diffusionali dalla modernità delle idee e dei temi (divorzio e aborto

sono le questioni focali), unita alla ricchezza di contenuti legati alle aspirazioni al benessere e alle spinte

consumistiche sollecitate dalla pubblicità. Complessivamente, il settore dei rotocalchi va ancora a gonfie vele

fino al 1973, l’anno in cui raggiunge il record della copie tirate. Il conformismo resta invece la nota

dominante del Telegiornale che nel 1969 Bernabei affida a Willy De Luca, giornalista efficiente e di sicura

osservanza governativa.

2. Il Corriere di Ottone e il carosello delle compravendite

Le maggiori novità degli anni 70 maturano però in altri settori dei media: in quello dei quotidiani

d’informazione e di opinione e in quello televisivo. Nella fase di forte instabilità politica e di violente tensioni,

che sfoceranno anche nel terrorismo 'diffuso', i media diventano uno dei terreni privilegiati degli scontri per il

potere. Nello stesso tempo, sotto le spinte di natura politica e professionale dei giornalisti più intraprendenti,

si registra un notevole aumento del grado di indipendenza del giornalismo, ma anche un suo

più forte coinvolgimento politico-ideologico. Questi mutamenti tuttavia coincidono con l’aggravarsi

della crisi finanziaria dei quotidiani: nel 1975 pochissime testate sono in attivo o in pareggio; chiudono i conti

in rosso anche aziende da sempre redditizie, come il Corriere della sera e La Stampa. Gli editori denunciano

un deficit globale e chiedono vanamente l’aggiornamento del prezzo di vendita. Il governo vara invece un

provvedimento legislativo di soccorso, approvato rapidamente dal Parlamento, che dà ai quotidiani una

consistente boccata di ossigeno. Aumentando notevolmente i sostegni pubblici senza un programma di

riorganizzazione del settore, si lega la sopravvivenza della stampa quotidiana alle decisioni dei partiti che

pesano di più e si inducono gli editori a chiedere sempre più spesso aiuto al Parlamento e al governo. La

vera e propria riforma dell’editoria, sostenuta dai sindacati del settore, appare ancora un obiettivo lontano.

La crisi, che ha colpito le testate più forti nel 1970-71, è all’origine di una serie di mutamenti proprietari che

favoriscono l’intrecciarsi di manovre per il controllo delle testate da parte di potentati economici e della Dc.

14

Dal 1972 il nuovo direttore del Corriere della sera è Pietro Ottone, il quale, nel giro di alcuni mesi, imprime

al tradizionale organo della borghesia lombarda una marcata indipendenza. Ottone predica un giornalismo

liberal, senza conformismi e senza pregiudizi. In effetti, nei commenti, nei resoconti e nelle inchieste, ora più

incisive e spregiudicate, si nota l’abbandono di 2 vecchi presupposti:

- quello del sostanziale fiancheggiamento della Dc e del governo

- quello dell’ostilità preconcetta nei riguardi del Pci

Ottone allarga la cerchia dei collaboratori, dà briglia sciolta a giovani inviati, apre il giornale al dibattito sui

problemi economici e finanziari. Il nuovo corso del Corriere influenza altri quotidiani importanti, come La

Stampa e Il Messaggero. E procura al giornale nuovi lettori di tendenze progressiste, una parte dei quali sta

abbandonando Il Giorno, entrato in una fase di involuzione politica e giornalistica. Ma, per l’abile Ottone,

forte è anche lo scontento dei lettori tradizionalisti e conservatori: a Milano un gruppo anticomunista, la

'maggioranza silenziosa', promuove campagne contro il Corriere, definito addirittura l’organo del sovversismo

nazionale. Comunque le perdite di copie a destra sono inferiori a quelle acquistate a sinistra. Anche

all’interno della redazione si levano voci critiche contro le scelte di Ottone: il leader degli scontenti è

Montanelli, le cui critiche sono così spinte da provocare, nel 1973, il suo licenziamento. La situazione si

complica per la decisione di 2 dei 3 proprietari del Gruppo, spaventati dal deficit, di vendere le proprie quote.

È l’occasione attesa da Eugenio Cefis, presidente della Montedison, che è legato al segretario della Dc.

Annunciando la decisione di entrare nella carta stampata, Cefis dice che deve farlo per proteggere la

Montedison in una fase difficile. In realtà il suo disegno mira a ristabilire una certa normalizzazione in una

stampa in fermento, ma non gli è possibile farlo grazie al tempestivo accorrere di Agnelli e del petroliere

Angelo Moratti in soccorso alla famiglia Crespi. La tattica scelta da Cefis comprende mosse diverse per

arrivare ad una specie di concentrazione invisibile e lottizzata (sovvenziona in modi indiretti la Gazzetta del

Popolo, ormai in crisi; procura a Montanelli i soldi necessari per fondare il Giornale nuovo; soccorre altre

testate, fra cui anche Paese sera, appartenente al Pci). Di giornali Cefis ne compra uno solo, ma importante,

nel 1974, Il Messaggero, e ne affida la direzione a Italo Pietra. Il Messaggero esce da una vicenda

clamorosa e turbolenta: per quasi un anno non era più stato il foglio conformista di un tempo e aveva

assunto toni estremistici, con una gestione di tipo assembleare. Il 12 maggio 1974 è il giorno del referendum

per l’abrogazione della legge sul divorzio, alla quale si oppongono la maggior parte dei quotidiani e dei

settimanali più diffusi e che segna una sonora sconfitta per la Dc ed il mondo cattolico. Poche settimane

dopo Cefis riesce ad entrare nel Corriere della sera perché dà ai Rizzoli una mano che gli è indispensabile per

comprare il Gruppo di via Solferino e costituire uno dei più grandi conglomerati di carta stampata d’Europa.

Ma prima di parlare della vicenda che si rivelerà la più sconcertante e grave di tutta la storia del giornalismo

italiano, merita un cenno il destino della Gazzetta del Popolo. Cefis infatti decide di abbandonare l’antico

quotidiano torinese e si stabilisce di chiuderlo. Redattori e tipografi si ribellano perché vogliono difendere il

proprio lavoro e assicurare a Torino e al Piemonte una voce alternativa alla Stampa. La Gazzetta esce

autogestita, la firmano i dirigenti della Federazione della stampa. L’autogestione suscita una vasta

solidarietà fra i giornalisti e i poligrafici e dura più di un anno, ma si rivela una soluzione provvisoria perché

la Gazzetta del Popolo non è un piccolo quotidiano che può reggersi a lungo su basi cooperativistiche. Così

nel 1975 si arriva, attraverso la mediazione del governo, ad un accordo fra la cooperativa dei giornalisti, ora

titolare della testata, e l’editore Ludovico Bevilacqua, legato al leader torinese della Dc.

3. Rizzoli: la concentrazione firmata P2

Quando, nel 1974, l’alleanza Crespi-Agnelli-Moratti va in crisi, Andrea Rizzoli si fa avanti coraggiosamente

e compra tutto il Gruppo di via Solferino (con l’ausilio di Cefis). Andrea assume la presidenza del

maxigruppo, ma fin dai primi passi si vede che il factotum è il figlio Angelo. I Rizzoli:

- confermano Ottone alla direzione del Corriere

- sottoscrivono tutti i patti aziendali

- promettono ai sindacati una politica di sviluppo

- si dichiarano favorevoli alle riforma dell’editoria (finora osteggiata dalla grande maggioranza degli

editori)

In breve, si presentano come editori 'puri', moderni e aperti. Nel contempo, però, hanno intessuto buoni

rapporti con i partiti che contano, compreso il Pci. Queste assicurazioni e controassicurazioni spiegano

perché per il Corriere non si facciano le barricate come per il Messaggero e la Gazzetta del Popolo.

Scorrendo le pagine del Corriere nei primi tempi rizzoliani non si avvertono sostanziali mutamenti di indirizzo

eccetto un atteggiamento più riservato verso la Montedison e gli articoli di 2 nuovi arrivati, Enzo Biagi e

Alberto Rochey, che suscitano irritazione e sospetti in quei redattori che credono di poter ancorare

saldamente a sinistra il giornale. Il primato diffusionale del Corriere non è intaccato né dalla Stampa né dal

Giornale. Il problema vero, fin dall’inizio, è il bisogno di soldi perché la situazione del maxigruppo è

pesante e la sua gestione difficile. Rizzoli chiede aiuto a numerosi istituti pubblici, ma riceve solo dei rifiuti.

Gli attacchi alla linea Ottone si intensificano ulteriormente e la polemica sulla linea del quotidiano milanese 15


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del giornalismo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del giornalismo, Murialdi. Argomenti: ritorno della libertà per la stampa e per la radio, Gazzetta del Mezzogiorno, Sicilia liberata, Il Risorgimento, La Voce (socialcomunista), Il Giornale (liberale), Il Domani d’Italia (democristiano), l’istituzione dell’Ordine professionale


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Esposito Assunta.

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