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Introduzione alla geografia

Capitolo 1 – Geografia: un lungo itinerario di ricerca

La geografia studia i processi di umanizzazione della Terra. Soltanto agli inizi dell'Ottocento si è registrato un notevole progresso negli studi geografici, soprattutto in Germania, in cui hanno operato i più noti geografi ottocenteschi, che hanno indagato sui problemi legati alle relazioni tra uomo e natura. Karl Ritter è stato il primo docente a ricoprire un insegnamento di geografia comparata nell'Università di Berlino. Per Ritter la Terra è indipendente dall'uomo e il rapporto uomo-natura è disposto in un disegno della provvidenza. Con il Positivismo, le leggi della meccanica risultano importanti per spiegare ciascun fenomeno che avviene nello spazio e nel tempo. Importante, in questo contesto, fu il contributo di Charles Darwin, il quale dimostrò l'evoluzione graduale e l'autodifferenziazione delle specie per via delle forze ereditarie e ambientali (evoluzionismo).

Friedrich Ratzel è considerato il grande organizzatore della scienza geografica attraverso il principio del determinismo ambientale. Successivamente, al determinismo è succeduta l'importanza dell'azione umana e dei comportamenti dell'uomo nei confronti dell'ambiente naturale. Lucien Febvre indica col nome di possibilismo la posizione di non dipendenza assoluta delle scelte dell'uomo nei confronti della natura. In ogni caso bisogna considerare che la storia della natura e quella dell'uomo si svolgono con ritmi e tempi spesso assai diversi, per cui i comportamenti umani possono confliggere con i ritmi della natura, con deviazioni, blocchi o accelerazioni rispetto ai processi naturali.

Le discipline ambientali e sociali, inoltre, hanno esercitato una notevole influenza sulla ricerca geografica, che intende fornire visioni d'insieme relative alla reciprocità uomo-ambiente. La rivoluzione quantitativa si basa sul concetto che ogni fatto geografico può essere misurato in termini quantitativi. Nuove geografie sono pure quelle della percezione e del comportamento e la geografia umanistica, con i suoi collegamenti con l'arte e la letteratura.

Capitolo 2 – Le coordinate spazio e tempo. Rappresentazioni e misure

La geografia è legata strettamente ai concetti di spazio e tempo, che interagiscono fra loro. Infatti la visione dello spazio attraverso il tempo consente una migliore interpretazione delle realtà territoriali. Ed il tempo presente collega insieme passato e futuro; quest'ultimo va analizzato innanzitutto sotto il profilo delle responsabilità che comporta.

Una delle prime esigenze dell'uomo è stata quella di orientarsi nello spazio, seguendo riferimenti fissi, come i punti cardinali. L'oriente, dove il sole nasce, è stato il primo di questi riferimenti. Col passare del tempo si sentì la necessità di aumentare il numero dei punti cardinali, passando da quattro a sedici con la rosa dei venti. Nel XIII secolo alla rosa dei venti fu applicato un ago calamitato indicante il Nord magnetico: nacque così la bussola. Naturalmente, di notte, le stelle sono preziose per l'orientamento; tra queste, la stella Polare indica un riferimento sicuro. La forma della Terra è stata oggetto di attenzione già nel mondo antico (si pensi ai miti cosmogonici). Il solido geometrico che più si avvicina alla forma della Terra è l'ellissoide di rotazione, ottenuto dalla rotazione di una semiellisse intorno al suo asse minore. In realtà la Terra è un solido unico, uguale a se stesso, chiamato per l'appunto geoide. Le estremità dell'asse minore di questo geoide individuano sulla superficie terrestre due punti: il Polo nord e il Polo sud. L'Equatore, invece, divide in modo uguale l'emisfero nord e sud del pianeta.

I circoli massimi che, tutti uguali, congiungono i due poli sono chiamati meridiani; mentre le circonferenze che tagliano perpendicolarmente i meridiani sono i paralleli, chiamati così perché paralleli all'Equatore. Meridiani e paralleli formano il reticolato geografico, che consente di localizzare qualsiasi località della superficie terrestre. Per la misurazione delle coordinate geografiche sono stati scelti un parallelo e un meridiano di partenza: il parallelo è quello massimo, l'Equatore, mentre il meridiano, per convenzione internazionale, è quello passante per Greenwich. Attraverso il calcolo di questi parametri si ottiene la latitudine e la longitudine. Le distanze angolari di latitudine e longitudine si misurano in gradi, primi e secondi. Per calcolare la conformazione plano-altimetrica della superficie terrestre si usa l'altitudine.

La carta geografica è la rappresentazione ridotta e simbolica della superficie terrestre e della sua curvatura attraverso tre proprietà: equidistanza, equivalenza e isogonia. La riduzione della carta geografica avviene mediante la scala, che esprime il rapporto tra le distanze sulla carta e le rispettive distanze nella realtà. Quanto più il denominatore è grande, tanto più la superficie reale è ridotta. La carta geografica, infine, è simbolica perché ricorre a segni convenzionali per evidenziare i vari elementi fisici e antropici degli spazi terrestri. Le carte si possono distinguere in: generali, speciali e tematiche. Le carte tematiche si possono suddividere a loro volta in carte: qualitative, quantitative, analitiche e complesse.

L'Atlante è una raccolta sistematica di carte geografiche. La prima raccolta di questo tipo risale all'astronomo Tolomeo, mentre il nome Atlante è stato dato da Mercatore, riferendosi al personaggio mitologico omonimo. Sono vari i tipi di Atlanti: scolastico, nazionale, internazionale e tematico. Le carte geografiche tradizionali hanno lunghi tempi di aggiornamento, oggi velocizzati grazie al contributo dell'informatica e dei satelliti. Tra le più comuni tecniche di telerilevamento utilizzate vi sono la fotografia aerea, le immagini dei satelliti e il GPS.

La circonferenza terrestre è un angolo giro da dividere per le ore del giorno; infatti ad ogni ora corrisponde uno spicchio della superficie terrestre di 15 gradi. La suddivisione in 24 zone fu stabilita nel 1884 a Washington nella Conferenza Internazionale dei Meridiani. L'ora si sposta in avanti per i fusi a est di Greenwich e indietro per quelli a ovest. Tuttavia i limiti dei fusi non seguono quasi mai esattamente i meridiani, quanto piuttosto i confini politici o amministrativi, per consentire agli Stati l'ottimizzazione degli orari nel territorio nazionale. Il meridiano di 180°, che attraversa l'Oceano Pacifico, segna il passaggio al giorno successivo ed è definito "linea internazionale del cambiamento di data".

Il giorno, il mese e l'anno fanno riferimento ai movimenti di rotazione e di rivoluzione della Terra. Con il calendario l'uomo ha da sempre cercato di adeguarsi alle periodicità della natura. Ogni calendario è stato il prodotto di norme sacrali. Ad esempio, il calendario giuliano è la continuazione del calendario romano riformato da Giulio Cesare, in cui l'anno è suddiviso in 12 mesi ed è di 365 giorni. Il 24 febbraio 1582, papa Gregorio XIII adotta il calendario che porta il suo nome.

Capitolo 3 – La crosta terrestre e le forze endogene

All’inizio degli anni Cinquanta negli Stati Uniti nascono un insieme di discipline diverse denominate Scienze della Terra, che hanno contatti scientifici molto stretti con la geografia fisica. In questo contesto, la geologia ha il compito di ricostruire la storia della Terra e delle rocce che la costituiscono. La Terra si è formata oltre quattro miliardi e mezzo di anni fa, un periodo lunghissimo suddiviso in quattro periodi, detti eòni: Adeano (o Azoico), Archeozoico, Proterozoico, Fanerozoico. I tre eòni più antichi vengono riuniti nel Precambriano, che precede il Cambriano, con il quale è iniziato l’eòne fanerozoico (o manifestazione della vita). Quest’ultimo è suddiviso in quattro ere geologiche: Paleozoica, Mesozoica, Cenozoica e Neozoica.

La storia geologica dell’Italia risale a circa 250 milioni di anni fa. Nella costituzione delle rocce della crosta terrestre si distinguono tre processi, che costituiscono il ciclo litogenetico: magmatico, sedimentario, metamorfico. Le rocce magmatiche (o ignee) si formano in seguito al raffreddamento e al consolidamento del magma e possono essere intrusive (raffreddamento lento in profondità con conseguente creazione di cristalli) o effusive (raffreddamento brusco). Le rocce sedimentarie (o stratificate) sono prodotte dall’accumulo e dal deposito di detriti e frammenti deposti nel corso del tempo; sono rocce molto diverse e eterogenee. Le rocce metamorfiche, infine, derivano da quelle eruttive o sedimentarie, in seguito a profonde alterazioni e trasformazioni per aumenti notevoli di temperatura e di pressione. Il metamorfismo avviene quando le rocce sono portate a notevoli profondità all’interno della crosta terrestre.

All’inizio del Novecento, Alfred Wegener teorizzò che circa 200 milioni di anni fa da un unico grande continente, la Pangea, avrebbe avuto inizio il frazionamento delle masse terrestri fino alla loro dislocazione attuale (teoria della deriva dei continenti). Tuttavia la teoria di Wegener fu abbandonata, e fu ripresa e avvalorata alla fine degli anni Sessanta grazie a diversi studi e tecnologie d’avanguardia; infatti dalla teoria della deriva dei continenti deriva la tettonica globale. La Terra ha una struttura a strati; a un primo nucleo interno solido ne segue uno esterno fluido, poi si trova il mantello solido e infine vi è una sottile pellicola esterna, chiamata crosta terrestre. La crosta terrestre poggia sulla parte superficiale del mantello, detta astenosfera, che ha una consistenza viscosa, la cui plasticità, grazie a correnti convettive calde, consente i movimenti di una ventina di zolle, che si toccano lungo i bordi. La crosta e l’astenosfera formano la litosfera. Le zone di frizione delle zolle possono accumulare pressioni così forti che l’energia accumulata può provocare i terremoti liberandosi violentemente.

Il vulcanismo consiste nella fuoriuscita di materiali rocciosi allo stato fluido e ricchi di gas che eruttano nell’atmosfera. La genesi del processi avviene nella crosta terrestre e nella parte più superficiale del mantello. Dalla camera magmatica, i magmi risalgono fino al cratere lungo il camino vulcanico e, una volta eruttati, prendono il nome di lave che, accumulandosi, formano l’edificio vulcanico. Altri materiali emessi sono le ceneri, le polveri vulcaniche, i lapilli, le bombe vulcaniche, le fumarole, i soffioni, le solfatare e i geyser. Si distinguono inoltre vulcani a scudo (con forma appiattita per la grande fluidità delle lave e scarsa attività esplosiva) e vulcani-strato (con forma conica per la viscosità delle lave e con emissioni esplosive). Vi sono poi diversi tipi di eruzioni, tra le più diffusi troviamo: le hawaiane (con lave fluide povere di gas), le stromboliane (con lava più viscosa), le pliniane (con intensa attività esplosiva e emissioni di grandi quantità di lapilli e cenere), le vulcaniche (esplosive) e le peleane (con lave molto viscose). Distinguiamo poi tra vulcani attivi e spenti. In Italia i vulcani attivi sono il Vesuvio, l’Etna, lo Stromboli e Vulcano.

Il terremoto (o sisma) è un movimento di una parte della superficie terrestre, che genera vibrazioni (onde sismiche) in un punto all’interno della Terra (ipocentro), cui corrisponde in superficie un punto definito epicentro. Le onde sismiche si diffondono a differenti velocità per la natura diversa delle rocce che attraversano. La forza dei terremoti venne dapprima misurata con la scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) con 12 gradi di intensità. In seguito è stata calcolata la magnitudo, cioè l’energia meccanica prodotta e registrata dai sismografi secondo una scala che va da 0 a 9 gradi, ideata da Charles Richter. Gli effetti di un terremoto dipendono in misura rilevante dalla potenza delle onde sismiche e dalla loro durata. I terremoti, inoltre, provocano uno spostamento di masse d’acqua con onde superficiali che possono provocare danni terribili (lo tsunami). L’Italia presenta un rischio sismico medio-alto. Il Giappone, invece, è il Paese con la migliore organizzazione antisismica del mondo.

Capitolo 4 – L’atmosfera e il clima

L’atmosfera svolge un ruolo fondamentale per la vita della Terra, proteggendola dai raggi ultravioletti del Sole; essa, inoltre, modifica la morfologia terrestre e assicura il compimento del ciclo dell’acqua. L’atmosfera è composta per il 78% da azoto e per il 21% da ossigeno. Nell’atmosfera si individuano cinque sfere concentriche: la troposfera è la parte più bassa e densa, in cui si concentrano il 75% dei gas e la quasi totalità del vapore acqueo e i fenomeni atmosferici e climatici; la stratosfera si estende fino a 60 km e in essa i gas si trovano a una densità molto bassa; la mesosfera si estende fino a 90 km, è priva di gas e subisce un notevole abbassamento della temperatura; la termosfera si estende fino a 400 km e in essa avvengono le aurore polari; l’esosfera è la parte più esterna dell’atmosfera che non presenta un limite netto con lo spazio cosmico.

Il tempo atmosferico e il clima vengono studiati rispettivamente dalla meteorologia e dalla climatologia. I raggi del Sole attraversano l’atmosfera senza che questa li assorba; essi sono assorbiti dalla Terra che li converte in calore, che si esprime con la temperatura. Le isoterme sono linee che uniscono tutti i luoghi con la stessa temperatura; l’escursione termica indica la differenza tra la temperatura massima e minima di un luogo. L’aria, inoltre, esercita sulla superficie terrestre un peso, detto pressione; la pressione è calcolata con il barometro, e varia in dipendenza dell’altitudine. La pressione è influenzata dalla temperatura e dall’umidità: l’aria calda e umida tende a salire; al contrario l’aria fredda e secca tende a scendere. Le differenze tra alta e bassa pressione generano gli spostamenti di masse d’aria, che sono all’origine del vento. La direzione del vento si misura con gli anemoscopi (banderuole). La velocità si rivela con l’anemometro.

L’umidità dell’aria e le precipitazione derivano essenzialmente dal ciclo dell’acqua. L’aria può contenere solo una quantità definita di vapore acqueo, oltre il quale avviene la condensazione del vapore: passaggio dallo stato gassoso allo stato liquido. L’umidità relativa è il rapporto tra quantità di vapore presente in un dato volume d’aria e il limite massimo che potrebbe esserci alla medesima temperatura; questa è calcolata con l’igrometro. Le nubi si formano quando il vapore acqueo diventa visibile attraverso nuclei di condensazione. I cumuli si estendono in verticale, mentre gli strati presentano un andamento orizzontale. La quantità delle precipitazioni si misura in millimetri con il pluviometro. Il regime pluviometrico segnala l’importanza della distribuzione delle precipitazioni nel corso dell’anno. Fattori come l’altitudine, la latitudine, la distribuzione delle terre e dei mari, le correnti marine, l’esposizione e la vegetazione (inquinanti da attività agricole e industriali) influiscono sull’umidità e sulla temperatura. Il protocollo di Kyoto, siglato nel 1997, è uno dei più importanti accordi internazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovyviv94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof De Vecchis Gino.
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