Geografia delle mobilità - muoversi e viaggiare in un mondo globale
Donne e uomini hanno le loro geografie personali, che si producono in prevalenza nelle realtà spaziali vissute nel tempo. E del resto si opera e si agisce nello spazio e nel tempo. Ambedue i concetti definiscono i limiti della condizione umana. Claudio Magris, nel suo Infinito viaggiare, ricorda come il paesaggio, in quanto stratificazione di terra e di storia, sia costituito da un labirinto di tempi ed epoche diverse, "così come pieghe, rughe, espressioni scavate dalla felicità o dalla malinconia non solo segnano un viso, ma sono il viso di quella persona, che non ha mai soltanto l'età o lo stato d'animo di quel momento, bensì è l'insieme di tutte le età e gli stati d'animo della sua vita". In questa prospettiva spazio-temporale, conoscere meglio la propria geografia personale con i relativi spazi vissuti rappresenta una risorsa per una migliore comprensione dei rapporti con gli altri e con l'ambiente.
Capitolo 1 - Il movimento, le mobilità
Il movimento è parte integrante della storia dell'umanità. Il senso del movimento è proprio del genere umano; nell'infanzia è stimolato dalla stessa attività ludica, specialmente se svolta all'aperto. Proprio grazie al senso del movimento, bambine e bambini collaudano il loro primo senso della libertà, anche se in modo ancora inconsapevole. La mobilità, la dinamicità nelle relazioni, la progressiva accelerazione nei cambiamenti, costituiscono fattori essenziali che caratterizzano profondamente la società. Il mondo, soprattutto negli ultimi cento anni, sta mutando a ritmi accelerati. I trasporti, sempre più rapidi, facilitano la mobilità. Ingenti capitali vengono investiti per avviare e sviluppare sistemi di mobilità. Vi è quindi, in generale, un progressivo sviluppo della mobilità, sia a livello della singola persona sia delle società nel loro complesso. Lo stesso aumento della durata media della vita fa sì che ciascuno, nell'arco della propria esistenza, possa compiere una maggior quantità di spostamenti.
Jean Viard, nel suo elogio della mobilità del 2006, nota come ciascun cittadino francese si muova in media per quarantacinque chilometri al giorno. Secondo le previsioni del geografo John Adams, nel 2025 un cittadino inglese si muoverà mediamente per oltre novanta chilometri al giorno. Se negli anni Cinquanta del secolo scorso il tragitto principale era legato al lavoro, oggi è soprattutto il tempo libero che contraddistingue i caratteri del movimento. In questo senso, il futuro prossimo appare orientato verso un ulteriore incremento dei movimenti, ancor più qualitativo che quantitativo.
Per gran parte della sua storia l'umanità ha vissuto una vita da pedone, caratterizzata da viaggi assai limitati nel loro raggio spaziale. La mobilità non era uguale tra ricchi e poveri, ma il divario era abbastanza ridotto rispetto a quanto accade oggi. Nuove manifestazioni sociali, sviluppatesi nel Novecento come quella delle vacanze di massa, risultano in continuo progresso, dilatando e moltiplicando la mobilità. Nel fenomeno turistico diminuiscono le concentrazioni nel tempo e nello spazio, accrescendo quantitativamente la mobilità.
In Italia, fino a cinquant'anni fa, lo spostamento turistico era raccolto in gran parte nella stagione estiva. Si assiste, invece, negli ultimi anni a un progressivo frazionamento del periodo delle vacanze, che favorisce maggiore mobilità (si pensi al fenomeno della seconda casa, dove le famiglie risiedono a seconda della stagione o delle esigenze familiari). Molti ricercatori parlano di stati di ipermobilità, esprimendo preoccupazione per la distribuzione e la distruzione delle risorse che la mobilità comporta. L’ipermobilità pone in primo piano il tema della “libertà”, giacché la libertà, per essere piena, dovrebbe includere pure la condizione di scegliere di non spostarsi: un’organizzazione sociale del territorio, che costringa a spostamenti continui, non può ritenersi pienamente soddisfacente.
Per altro verso si assiste a limitazioni o ostacoli alla libertà di movimento, rilevante rispetto ai sessi, specie in alcune culture. Le trasformazioni e i cambiamenti profondi dovuti alla mobilità coinvolgono tutti i luoghi e tutti gli individui della società. Molte sono le discipline interessate ad analizzare e dibattere sulle tematiche relative alla mobilità: da quelle sociali alle antropologiche, dalle economiche alle turistiche, dalle ingegneristiche alle informatiche. La geografia, da parte sua, appare del tutto permeata dal movimento e dai suoi esiti. La mobilità è essa stessa motore di cambiamenti e trasformazioni nel territorio con conseguente produzione di differenze.
Il geografo tedesco Friedrich Ratzel ha studiato il movimento, partendo da due riferimenti centrali: la vita stessa è movimento; la vita interna produrrà sempre un movimento esterno. Da ciò scaturisce che ogni aumento della massa organica origina un movimento nello spazio, che genera a sua volta un’espansione. Un esempio addotto da Ratzel è rappresentato dalla vita di un corallo, dal cui diramarsi si produce una scogliera, come quella gigantesca che recinge la costa australiana orientale, al largo delle coste del Queensland, snodandosi per oltre 2.200 chilometri. L’ampliamento dello spazio della vita si ha, secondo Ratzel, dalla migrazione degli uccelli ai movimenti del mare, a un insieme di movimenti incessanti che germogliano nuova vita.
La mobilità è proprietà essenziale della vita dei popoli, anche quelli apparentemente meno dinamici. Secondo Ratzel la mobilità individua dell’uomo tutte le sue capacità e inclinazioni, fisiche e psichiche. Egli sottolinea, inoltre, la rilevanza dello scambio dei pensieri reso possibile dalla posta e dal telegrafo, dai libri e dai giornali. Questi stessi concetti sul movimento e sulla mobilità, Ratzel li avevi espressi anche nel 1899 in un’altra sua opera fondamentale (Anthropogeographie), nella quale sottolineava come la mobilità fosse rappresentata non soltanto dalla capacità che ha ciascun uomo di trasferirsi da luogo a luogo, “ma specialmente da tutto quel complesso di attitudini, fisiche e intellettuali, grazie a cui quella capacità diviene uno dei fattori fondamentali della storia dell’umanità”.
Per Ratzel, l’efficacia e l’intensità dei movimenti risultano essenziali per valutare lo sviluppo socioculturale ed economico di una popolazione. L’evoluzione di una società e il suo grado di progresso tecnico rappresentano per lui il risultato della mobilità, che nel suo progresso evolutivo riesce ad amplificare gli spazi. Le considerazioni di Ratzel non trovarono adeguato seguito in successivi periodi; furono anzi in gran parte respinte. Molti decenni dopo Ratzel, Antonio Toniolo osservava come la mobilità sia caratteristica degli uomini che si “estrinseca nella espansione delle razze, dei popoli e degli stessi Stati”. Un territorio immobile evidenzia la debolezza di una geografia che non è in grado di analizzare le potenzialità latenti e i suoi possibili sviluppi.
Nell’ambito della mobilità, è rilevante il tema della “velocità”. Esso viene rappresentato, ad esempio, dall’aforisma di Eraclito (“Tutto scorre come in un fiume”), con il quale si vuole identificare in estrema sintesi il suo pensiero. Secondo il filosofo di Efeso, infatti, nel mondo naturale vi è un continuo mutamento, per cui tutto è sottoposto alla legge del tempo che impedisce di fare due volte la stessa esperienza. L’esempio del fiume e del suo scorrere si ritrova nel manifesto dello scrittore Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista. Il Danubio, ad esempio, è preso da Marinetti come modello negativo per le sue lente cadenze.
Ratzel mette a confronto movimenti rapidissimi e violenti, come le eruzioni vulcaniche e le scosse sismiche, con altri, estesi ma lenti, che si possono rilevare nell’arco di molto tempo data la loro scarsa entità. Ma la somma di questi piccoli movimenti contribuisce alla trasformazione della terra in misura maggiore rispetto alle scosse violente. L’umanità, in ogni caso, deve essere attenta ai movimenti e ai tempi naturali, confrontandosi con tutti. L’energia che arriva dal sole governa i complessi sistemi della circolazione dell’atmosfera e degli oceani. Si tratta di processi essenziali per la vita sul pianeta, che danno origine al ciclo dell’acqua, essenziale per la stessa vita sulla Terra. L’acqua degli oceani, dell’atmosfera e delle terre emerse si muove in un succedersi di scambi continui.
I movimenti che si producono nel ciclo dell’acqua risultano fondamentali per l’umanità. I venti costituiscono, poi, i principali movimenti d’aria. L’aria in movimento svolge un ruolo fondamentale trasportando calore dalle zone in eccedenza a quelle di deficit. Il vento è da sempre una forma di energia. Le strette relazioni tra ambiente naturale e mobilità tornano spesso in Ratzel. La litosfera, invece, sembrerebbe distinguersi per una sostanziale immobilità, a tal punto che la teoria della deriva dei continenti, ipotizzata da Alfred Wegener all’inizio del Novecento, sembrava inverosimile.
In realtà all’interno della Terra si verifica un’intensa attività endogena che ha ripercussioni sulla litosfera, visibili in particolare tramite i fenomeni vulcanici e sismici. La litosfera, quindi, si muove attraverso piccoli moti delle placche. La superficie terrestre è soggetta anche a diverse attività esogene (fenomeni di erosione, trasporto e sedimentazione). I principali agenti modellatori sono i fiumi, i mari, i ghiacciai e i venti.
La biosfera (vegetale e animale) presenta il movimento come segno distintivo. Il dinamismo però caratterizza anche le piante, non solo gli animali. Charles Darwin ha dedicato un libro al movimento nel mondo vegetale, con l’obiettivo di descrivere diversi movimenti comuni a quasi tutte le piante. Nello spazio terrestre tutti i movimenti, fisici e antropici, si esprimono e si sviluppano secondo velocità, impulsi, frequenze e ritmi specifici. Le società hanno i loro ritmi e, al loro interno, gruppi e singoli individui esprimono i propri.
La mobilità e il dinamismo della scena urbana possono osservarsi attraverso ritmi quotidiani, settimanali, stagionali, periodici. In natura i ritmi sono estremamente più lunghi rispetto a quelli umani. Spesso, però, si produce un disordine dei ritmi, che nei casi più gravi si traduce in stati di conflittualità o dissonanza (poliritmia discordante). È evidente che la consonanza tra i movimenti della natura e quelli della società è essenziale per un equilibrio (euritmia). In un medesimo spazio, quindi, possono manifestarsi tempi plurimi. I movimenti della natura possono rallentare o addirittura bloccare le azioni umane, oppure al contrario produrre accelerazioni.
Un fenomeno in crescita negli ultimi decenni è quello dei “profughi climatici”, che fuggono da aree a forte rischio ambientale. La natura spesso reagisce alle ferite inferte dall’attività antropica rispondendo in maniera violenta alla mobilità di gruppi umani (si pensi all’eruzione del vulcano islandese del 2010 o a quelle più frequenti dell’Etna). Tra i fenomeni più violenti e dinamici si annoverano gli uragani e i tornado. Tristemente famoso è Katrina del 2005, uno dei più gravi uragani nella storia degli USA. Nel novembre 2013 si è abbattuto sulle Filippine il tifone Haiyan con raffiche di vento pari a 400 chilometri orari. Oltre seimila i morti accertati e le conseguenze del suo passaggio sono state catastrofiche.
Terremoti violenti, inoltre, sono tra gli eventi naturali più devastanti (si pensi al tragico terremoto del 6 aprile 2009 che ha distrutto il centro storico dell’Aquila). Eventi di questo genere in Italia sono frequenti, specialmente quando si costruisce contro ogni regola, su spazi soggetti a terremoti e/o inondazioni.
Lo spostamento fisico può essere misurato e calcolato, rappresentato, cartografato ed espresso in varie modalità, in particolare per la pianificazione del traffico urbano, ferroviario o aereo, al fine di rendere i trasporti più efficienti e meno dannosi per l’ambiente. Si aggiunga che i progressi e le innovazioni tecnologiche hanno mutato continuamente il rapporto tra spazio e tempo. La simultaneità ha prodotto forti riflessi culturali, determinando un ampliamento del senso di unità tra le persone e i gruppi prima isolati dalla distanza e dalle impossibilità di comunicazione immediata.
Nuovi orientamenti e indirizzi si rendono necessari per seri studi della mobilità che siano in grado di sottolineare le relazioni spazio-temporali tra locale e globale. Nelle mobilità la transcalarità è fondamentale, a partire proprio dalle microscale, attente alla mobilità individuali. Una delle più significative espressioni delle mobilità è il viaggio. Il viaggio può essere turistico, d’istruzione o d’affari, religioso o migratorio. Vi è poi il viaggio virtuale della navigazione digitale, che esplora il cyberspazio con le sue reti informatiche; è questo il nuovo territorio delle relazioni umane. Il viaggio interessa tante altre forme della creatività umana, come quella letteraria e pittorica. La sfera del viaggio immaginario è amplissima perché genialità e inventiva ne dilatano i limiti. Il viaggio racchiude molteplici chiavi di lettura, declinabili geograficamente. Il geografo è “viaggiatore” per eccellenza, come sottolineato da Armand Frémont, che ha tracciato quattro ritratti di geografo (il viaggiatore; l’ingegnere e il cartografo; il geografo dei numeri; il geografo con i piedi nel fango). Ha, infatti, il desiderio di vedere dal vivo, anche se utilizza tanti strumenti di osservazione indiretta. Ancora una volta è presente la combinazione preziosa tra mobilità (il viaggio) e la staticità (la biblioteca). Il viaggio è, quindi, rappresentazione plurima per eccellenza.
Capitolo 2 – Esplorazioni e scoperte
La scoperta del mondo si collega all’esplorazione e al viaggio. Daniel Defoe, nelle prime pagine del suo bestseller The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe, pubblicato nel 1719, racconta il conflitto tra un padre limitato da orizzonti ristretti e un figlio, Robinson Crusoe, pervaso da pensieri vagabondi e come il primo cercasse di dissuadere il ragazzo dai suoi desideri di viaggio. Lo scrittore Erri De Luca afferma: “L’uomo è dotato per la geografia, è la misura che impara meglio pure senza scuola”. L’uomo ha sempre cercato di conoscere meglio il suo spazio di vita e di ampliare le conoscenze verso altri orizzonti.
Lo stesso popolamento della Terra è un percorso permeato di mobilità; è una storia fatta di esplorazioni e di scoperte di spazi nuovi e disabitati. Il tragitto dei primi esseri umani avrebbe avuto come culla il sistema della Rift Valley africana. Nella stessa Africa l’Homo sapiens si sarebbe differenziato da quello erectus. Il moderno Homo sapiens sapiens, intorno ai sessanta-settantamila anni fa, ha intrapreso l’occupazione di spazi nuovi e iniziato a popolare i vari continenti, subentrando con successive ondate ad altre popolazioni meno evolute, come, ad esempio in Europa, l’Homo neanderthalensis. Le prime popolazioni si spostarono alla ricerca di risorse. La Valle del Nilo fu forse una strada maestra per raggiungere l’Europa e poi l’Asia. Grazie all’attraversamento dello stretto di Bering, fu popolato tutto il continente americano.
In età antica gruppi di popolazione di muovevano alla ricerca di nuove aree per poter sfruttare risorse di suoli migliori o di climi più favorevoli, oppure per colonizzare altri territori. La conseguenza è che in uno spazio finito, come quello della Terra, la scoperta deve prima o poi, ma necessariamente, avere un termine. Già nel 1860 Edouard Charton sottolineava non tanto che la terra non è interamente conosciuta, quanto che il pianeta, modificato nei secoli per varie rivoluzioni, fosse da studiare sotto nuovi aspetti.
In epoca storica l’esplorazione geografica non ha portato quasi mai a vere e proprie scoperte, perché queste sono avvenute nel corso della disseminazione umana partita dall’Africa per estendersi in quasi tutte le terre emerse. Le scoperte di territori già conquistati hanno innescato spesso scontri, nei quali quasi sempre i nativi sono stati sconfitti, a volte annientati. Le eccezioni a questo processo di esplorazione-scoperta-conquista sono costituite dalle zone disabitate o anecumeniche, ad esempio quelle polari.
In ogni caso l’esplorazione, con accezione più limitata, riguarda anche la vita quotidiana e lo spazio di riferimento di ciascuno. Il processo di scoperta, infatti, dovrebbe iniziare dal proprio spazio vissuto. L’abitudine a un luogo può rendere poco attenti e insensibili a quello che è intorno. L’esplorazione del proprio spazio, inoltre, presenta valori essenziali. Esemplare è la prova letteraria portata all’estremo dallo scrittore francese Xavier De Maistre, che, costretto per quarantadue giorni nella propria camera, struttura in altrettanti capitoli un arguto romanzo di fine Settecento (Voyage autour de ma chambre) nel quale ricorda, riflette e divaga, esaminando oggetti, mobili, stampe e quadri della sua stanza, che percorre in ogni possibile direzione. La conoscenza dei luoghi e l’orientamento nello spazio erano essenziali per la sopravvivenza del genere umano. Le “carte” primitive riguardavano soprattutto gli spazi di interesse quotidiano.
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