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Venti: differenze tra aree di alta (aree anticicloniche) e bassa pressione (a.cicloniche) →

• spostamenti di masse d'arie che costituiscono i venti. La loro intensità è direttamente

proporzionale alla differenza di pressione tra due aree contermini, ed è tanto più forte quanto

più sono vicine. Gli anemoscopi (banderuole, maniche a vento) misurano direzione del vento;

anemometro rileva la velocità; la forza è misurata in base agli effetti prodotti su moto ondoso

usando la scala Beaufort dei venti (→ Sir Francis Beaufort 1806) che va da 0 (calma) a 12

(uragano, 118km/h).

Derivano dal ciclo dell'acqua:

Umidità: l'evaporazione porta nell'aria una certa quantità di vapore. L'umidità assoluta è il peso

• del vapore acqueo (in g) in un dato volume d'aria (m cubi). La quantità di vapore acqueo per

cui esso rimane tale è definita dal limite di saturazione, oltre il quale il vapore condensa o

sublima. L'umidità relativa è il rapporto tra quantità di vapore in un dato volume d'aria e il

limite massimo che potrebbe esserci alla stessa temperatura (vedi p 57): è calcolata in

percentuale e misurata con l'igrometro. L'igrometro a capello si basa sulla variazione di

lunghezza di un ciuffo di capelli al variare dell'umidità: allungamento con aumento di umidità.

Il vapore acqueo può condensare in piccolissime goccioline →visibile in nubi. La nebbia è una

condensazione avvenuta al livello del suolo. A elevata altitudine varia l'aspetto delle nubi. Le

nubi possono svilupparsi fino a 13km di quota sul livello del mare. La formazione di goccioline

è possibile per la presenza nell'atmosfera di nuclei di condensazione, corpuscoli microscopici .

Precipitazioni: Unite fra loro le goccioline aumentano di volume e diventando pesanti

• precipitano al suolo sotto forma di pioggia, che a basse temperature può diventare neve. Le

precipitazioni si misurano in mm col pluviometro (strumento a imbuto che raccoglie in un

recipiente l'acqua, oppure neve e grandine misurate una volta sciolte). Le isoiete uniscono i

luoghi con stessa quantità di precipitazioni. Il regime pluviometrico indica la distribuzione

(giornaliera,mensile, stagionale, annua) delle precipitazioni. L'intensità indica la quantità di

precipitazioni nell'unità di tempo.

Fattori: determinano le condizioni del tempo atmosferico e la distribuzione dei climi sulla Terra.

Latitudine: influisce sia in base alla quantità annua di radiazione, sia per la differente

• inclinazione dei raggio solari.

Altitudine: determina la variazione di T rispetto al livello del mare , con una diminuzione nella

• troposfera di circa 0,6°C ogni 100m di innalzamento.

Distribuzione delle terre e dei mari: influisce sull'umidità (dando contributo diretto al suo

• aumento nell'atmosera) e sulla temperatura (i continenti assorbono velocemente e in misura

elevata il calore solare, restituendolo altrettanto rapidamente; gli oceani si riscaldano più

lentamente, ma lo restituiscono anche lentamente → influenza su escursione termica).

Correnti marine: spostamenti di masse d'acqua svolgono una funzione importante

• nell'equilibrio climatico. Es Bergen è a 60° N di latitudine ma ha una temperatura minima

superiore a Halifax in Canada (44°N) perché è lambita dalla Corrente del Golfo.

Esposizione: influisce almeno a livello locale sulla temperatura e sulla ventilazione, oltre che

• sulla luce.

L'Italia mostra una grande varietà di climi. Innanzitutto è allungata in latitudine. I 77% del territorio è

ricoperto da rilievi, alcuni dei quali superano i 4000 m, ed è importante anche la loro disposizione: le

Alpi riparano la Pianura Padana dai venti freddi del Nord; Appennini creano suddivisione climatica →

versante tirrenico venti umidi da W e piogge abbondanti, versante adriatico piogge di minore quantità.

Il Mediterraneo addolcisce il clima coi suoi effetti termoregolatori in ampie zone dell'Italia. Il Tirreno

(più ampio e profondo) ha una magre funzione mitigatrice dell'Adriatico. In generale l'Italia vanta un

clima molto favorevole.

4.

il clima, sintesi dell'interazione degli elementi presenti nella troposfera, contraddistingue una regione.

È comunque una generalizzazione, perché ogni regione della Terra ha un proprio clima. I tentativi di

classificazione dei climi hanno privilegiato un elemento o una caratteristica del clima: temperatura,

precipazioni etc. Un criterio molto usato è basato sulla vegetazione naturale, perché le piante sono

molto reattive alle variazioni di clima. La classificazione di Koppen (1918 e poi perfezionata nel 1936)

prevede 5 grandi classi che corrispondono a gruppi climatici:

1. A (tropicali umidi): fra i tropici. Temperatura media mensile piuttosto elevata (mai inf ai 18°

→ manca un vero inverno). Variano però, in maniera anche notevole, quantità e distribuzione

delle precipitazioni nell'anno, comunque abbondanti.

Clima equatoriale: fascia più vicina all'Equatore. Temperatura media elevata e quasi

◦ uniforme (25-30°), piovosità abbondante (oltre i 1500-2000 mm annui, 200-250 giorni

piovosi l'anno) e regolare tutti i mesi. È il clima dei bacini dei fiumi Congo e Rio delle

Amazzoni, l'Insulinda e parte del Camerun e altri.

Clima della savana o tropicale con inverno secco: minori precipitazioni, diverso regime

◦ pluviometrico → stagioni determinate non in base alla temperatura stagionale ma in

base alla piovosità: stagione secca e umida. Africa (tra Guinea e Sudan, tra Angola e

Mozambico), America Latina (Venezuela, Colomba, parte centrale del Brasile).

Clima monsonico: intermedio. notevoli precipitazioni (come equatoriale) e

◦ distribuzione stagionale non uniforme delle piagge (simile a clima della savana). I

monsoni sono venti periodici dell'oceano Indiano: monsoni di terra (inverno, verso il

mare) e monsoni di mare (estate, verso la terra, porta piogge abbondanti). Gran parte

di India, Indocina e costa est Madagascar.

2. B (aridi): precipitazioni rare e irregolari (meno di 250 mm annui) e notevole escursione

termica, sia annua (deserti freddi) sia giornaliera (deserti caldi). Temperature più alte del

pianeta registrate a El Azizia (Libia, 58° all'ombra). L'evaporazione potenziale è maggiore delle

precipitazioni → non si originano fiumi a caratteri permanente.

Clima desertico freddo: I climi aridi anche a medie latitudini (deserto del Gobi e

◦ Patagonia) con inverno freddo.

Clima semiarido o predesertico: hanno un maggiore apporto idrico (250-750mm

◦ annui) , che comunque non prevale sull'evaporazione.

3. C (temperati): caratterizzati da contrasto di temperatura durante l'anno. I gruppi contenuti in

questa classe si differenziano per temperatura e regime pluviometrico:

mediterraneo o subtropicale con estate asciutta: Mediterraneo, California, Cile centrale,

◦ australia meridionale e regione sudafricana del Capo. Inverni miti, concentrazione

delle piogge (<1000mm annui) nei mesi freddi.

sinico o subtropicale umido: stessa latitudine di quello precedente. Est Cina, Usa centrali

◦ e orientali, Uruguay, Nord Argentina, Australia est, fascia costiera Africa australe.

Rispetto al precedente ha maggiori precipitazioni, distribuite più uniformemente

(senza periodi siccitosi).

temperato fresco: Temperature sotto lo zero si registrano ogni anno ma non sono molto

◦ frequenti. Inverni miti, precipitazioni annue ben distribuite.

oceanico: Europa occid., costa nordamericana del Pacifico, Cile meridion, Nuova

▪ Zelanda, Tasmania

continentale: parti più interne dei continenti (vedi Europa).

4. D (nivali): aree estese dell'emisfero boreale → noti come boreali. Est europa, Russia asiatica,

Cina sett, nord Usa, quasi tutto il Canada. Inverno lungo e gelido (la media del mese più freddo

è <-3°), estate ricca di precipitazioni, abbastanza calda (media del mese più caldo oltre i 10°).

ESCURSIONE ANNUA ALQUANTO SIGNIFICATIVA.

Freddo a estate calda: con foreste decidue, con piante che perdono foglie d'inverno.

◦ freddo a inverno lungo: foreste di conifere

5. E (glaciali): a latitudini molto elevate → detti anche polari. Climi senza estate, freddo

intensissimo. Particolari condizioni di illumilnazione solare (lunghi periodi di non tramonto

d'estate). Raggi molto obliqui e in parte respinti dal riflesso di neve e ghiaccio. Precipitazioni

scarse e di solito nevose. Sottotipi:

clima della tundra

◦ clima del gelo perenne (calotte glaciali)

I climi di alta montagna sono assimilabili a quelli polari (NB T diminuisce salendo di

quota), ma non si verificano i fenomeni legati all'illuminazione solare. Marcata escursione

termica giornaliera (ai poli questo non avviene).

5.

l'azione antropica è un rilevante fattore climatico oggi, perché comporta delle intense trasformazioni

(disboscamenti intensivi, deviazioni di fiumi o prosciugamenti di zone umide). Es il lago d'Aral sta

scomparendo per le deviazioni avviate dall'URSS negli anni 60. Anche l'urbanizzazione incide sul

clima: le grandi città creano effetti come l'isola termica urbana (che ad esempio innalza la temperatura,

per via del calore immesso nell'aria dalle fabbriche, del traffico, dal riscaldamento domestico).

Inquinamento→smog e piogge acide(per immissione in aria di ossidi di zolfo e di azoto)molto dannose.

Aumento della temperatura, dovuto soprattutto ai combustibili fossili → global warming, fenomeno

che porterà all'innalzamento del livello del mare di alcune decine di cm nel corso del secolo.

Un esempio di incisiva trasformazione dell'andamento climatico è il biennio 2010-1 nel Corno d'Africa ,

in cui si sono succedute due stagioni di siccità → causa della peggiore siccità degli ultimi sessant'anni,

aumento fortissimo del prezzo del grano, ridotta la disponibilità di alimenti per popolazione e

bestiame.

Desertificazione = degradazione del terreno, estesa ad ampie regioni una volta estranee a tale

fenomeno, dovuta alla concomitanza di cause naturali e umane. Generico degrado delle terre in

particolari ambiti climatici. Questo avviene per scarsa attenzione alla sostenibilità ambientale, con esiti

difficili da recuperare e a volte irreversibili: indiscriminato uso del suolo, deforestazione, incendi,

scriteriato sfruttamento risorse idriche, effetti dell'urbanizzazione e industralizzazione, forte domanda

di risorse energetiche fossili. Le regioni clpite hanno spesso climi difficili. Le caratteristiche fisiche

condizionano il tipo di suolo e di vegetazione: su entrambi interferisce l'uomo. In passato disboscate

foreste tropicali attorno al deserto e messe a coltura, una volta esaurita la fertilità si avanzava col

disboscameento. Anche l'introduzione non attenta di nuove tecniche agricole, il troppo intenso

sfruttamento del pascolo, possono portare a grave impoverimento del suolo e poi alla desertificazione.

Desertizzazione= espansione dei deserti veri e propri.

6.

L'inquinamento dell'aria è diventato sensibile soprattutto dopo la Rivoluzione industriale, con

immissione di notevolissime quantità di particelle che hanno deteriorato qualità dell'aria

(aggiungendosi agli inquinanti naturali, come ceneri vulcaniche, polveri etc). L'inquinamento va

studiato sia a scala locale che globale. Inoltre si diffonde nell'atmosfera anche in aree molto distanti da

quelle di origine. Forte contributo all'inquinamento è dato dai tumultuosi ritmi di industrializzazione

dei Paesi "emergenti".

Gli inquinanti chimici da processi industriali possono immettere nell'atmosfera elementi ad alta

tossicità. Es 1976 diossina dopo incidente nell'azienda chimica ICMESA di Seveso → contaminazione

dei terreni cicostanti. Da allora in Italia si è sviluppata una seria normativa sul trattamento dei rifiuti

tossici e insieme una lotta alle attività illegali legate al loro smaltimento da parte delle cosiddette

ecomafie. Il maggior inquinamento è dato dalle emissioni da combustioni, sia per numero dei mezzi

inquinanti (es caldaie domestiche e motori), sia per la loro diffusione in ogni partre del globo.

Ci sono poi i gas serra, che hanno la responsabilità maggiore nel riscaldamento globale. Un importante

tentativo di reagire è costituito dal Protocollo di Kyoto (1997).

VEDI BRANO DI VARRONE P 65.

Capitolo 4

1.

70% della superficie terrestre è mare e corrisponde al 97% dell'idrosfera (cioè il totale delle acque

della Terra): il 2% nelle calotte glaciali, 1% nelle acque dolci continentali, come laghi fiumi e acque

sotterranee. Il Mare è un polo d'attrazione per molti aspetti: pesca, acquacoltura, turismo etc. È una

riserva alimentare, riserva di energia, giacimento di materie prime. Vedi noduli polimetallici: si trovano

nei fondali marini, sono concrezioni di minerali di solito di forma sferica (diametro 5-10 cm.

manganese, ferro, nichel, rame, cobalto).

Il mare presenta interessanti prospettive per il futuro. Quantità enormi di idrocarburi (petrolio e gas

naturali) provengono da giacimenti offshore (strutture geologiche sedimentarie della piattoaforma

continentale). Da onde e maree si possono ricavare fonti energetiche rinnovabili. Il loro impiego è

ancora sperimentale: es energia mareomotrice, con spostamenti d'acqua prodotti dalle maree. La

prima centrale a usarla è la Rance Tidal Power Station (1966 in Bretagna). Possibilità di

desalinizzazione →risorsa strategica di acqua dolce.

L'attività antropica provoca gravi danni al mare, in alcune aree l'inquinamento marino è diventato

insostenibile. Es sostanze tossiche riversante in mare → contaminazione del pesce.

Gli oil spills (perdite di petrolio in mare) provocano gravissimi disastri ambientali. Il petrolio ha un

peso specifico minore dell'acqua → all'inizio crea pellicola superficiale impermeabile all'ossigeno (→

danni alla fauna), poi precipitando ha effetti nefasti sugli organismi bentonici. Si stimano 4milioni ca di

tonnellate ogni anno di petrolio in mare. Vedi disastro piattaforma Deepwater Horizon → sversamento

5 milioni di barili nel Golfo del Messico → morte di migliaia di uccelli, mammiferi, tartarughe, pesci,

gravi danni ai coralli.

2.

Oceani= Indiano, Pacifico, Atlantico (NB non concordemente viene annoverato anche l'Antartico).

distese d'acqua che si aprono tra un continente e l'altro. Mare = area d'acqua racchiusa per lunghi tratti

da terre emerse. Di notevole estensione è il Mar Glaciale Artico).

Il mare è salato e la sua salinità si esprime in grammi di sali contenuti in un kg di acqua (salinità media

è di 35%). Tra i sali disciolti prevalre il cloruro di sodio, ma ci sono anche cloruro di magnesio, solfato

di magnesio, solfato di calcio, solfato di potassio. La salinità varia da mare a mare, e dipende da:

intensità di evaporazione

• quantità di precipitazioni

• disgelo dei ghiacciai

• apporto delle acque dolci dei fiumi

Salinità è maggiore nei mari tropicali rispetto ai mari freddi.

L'ossigeno è fondamentale per la vita vegetale e animale, è trattenuto in piccole quantità asseme ad

altri gas come azoto (il più abbondante), argon, idrogeno, anidr.carbonica, rilevante nella fotosintesi

clorofilliana. L'ossigeno libero in soluzione è presente soprattutto nello strato superficiale del mare, sia

per l'interazione con l'atmosfera sia per l'attività della vita vegetale.

La temperatura varia con la profondità, le stagioni, la latitudine, anche se queste variazioni sono meno

marcate rispetto a quelle sulle terre emerse. Il riscaldamento solare agisce sugli stati superficiali. Le

temperature maggiori in superficie si riscontrano nei mari tropicali (28°C). in alcuni mari chiusi (es

Mar Rosso) si possono addirittura raggiungere i 35°. i mari polari temperature superf di 0° ca ( NB

acqua marina ghiaccia a -2°).

Nel mar glaciale artico e intorno all'Antartide vi sono zone dove il mare , costantemente ghiacciato,

forma la banchisa, costituita da grandi lastre di ghiaccio salato

3ererw

Capitolo 5

1.

biosfera/ecosfera: rappresenta il massimo sistema di organizzazione biologica. Consiste in tutte quelle

porzioni terrestri (parte bassa troposfera, quasi tutta idosfera, litosfera fino al limite inferiore delle

falde acquifere) dove sussistono condizioni indispensabili ai vari organismi animali e vegetali. È

studiata da biologia, ecologia. Interagisce con le altre sfere, NB la Terra va osservata in prospettiva

olistica. Mondo organico e inorganico si relazionano in modo stretto da oltre 3 miliardi di anni con

un'evoluzione continua: gli intensi mutamenti climatici, coi movimenti tettonici, hanno operato in

modo determinante sugli organismi viventi, provocandoprocessi evolutivi sia estinzioni.

Per la biosfera è necessaria l'energia solare, grazie a cui si mantengono temperature medie idonee agli

organismi viventi e si sviuppano i processi di fotosintesi. L'energia solare viene assorbita dai cosiddetti

organismi autotrofi (in grado di nutrirsi impiegando sostanze inorganiche, come anidrire carbonica,

acqua e sali del terreno). Le piante producono materia organica assumendone inorganica → base della

catena alimentare di tutti gli esseri viventi: gli eterotrofi non producono da soli il loro sostentamento →

mangiano le sostanze prodotte dagli autotrofi in modo diretto (erbivori) o indiretto (carnivori). I

decompositori (gruppi di batteri e funghi) sono eterotrofi che liberano componenti inorganici poi

fruibili dai produttori. Non tutti gli autotrofi sono vincolati all'energia solare: alcuni batteri

(solfobatteri e ferrobatteri ad esempio) usano l'energia delle reazioni di ossidazione. Ogni porzione

della biosfera è ripartita in vari biomi (ecosistemi principali) estesi su ampi spazi terrestri con

condizioni simili e specifiche comunità.

2.

la biosfera è sostegno essenziale per la vita dell'umanità → da salvaguardare. ONU è impegnata da

tmepo in un'azione per la protezione della biosfera → Conferenza 1992 ONU a Rio de Janeiro adozione

della Convenzione sulla diversità biologica ( che sarebbe "ogni tipo di variabilità tra organismi, tra cui

gli ecosistemi terrestri, marini e altri acquatici e i complessi ecologici di cui sono parte; essa

comprende la diversità entro specie, tra specie e tra ecosistemi"). La biodiversità è una nozione di tipo

quantitativo (numero di specie presenti in un certo ecosistema o ambiente) ma esprime anche la

variabilità di carattere all'interno della stessa specie (intraspecifica) o di una stessa popolazione

(intrapopolazionale). Essa è fondamentale per conservare l'equilibrio della biosfera: dà maggiore

stabilità all'ecosistema e gli consente di adattarsi a mutamenti e di tornare allo stato iniziale dopo una

"perturbazione" ambientale. La distribuzione della biodiversità non è omogenea. Es foresta pluviale

massima diversità, ecosistemi urbani bassa diversità.

L'UNESCO negli anni 60 aveva attivato il programma MAB (Man and the Biosphere), per migliorare il

rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità → progressivo riconoscimento delle

Riserve della Biosfera (aree marine e terrestri che gli Stati si impegnano a gestire, con partecipazione

delle comunità locali per promuovere la relazione equilibrata tra comunità umane , creare siti per la

ricerca ed educazione ambientale) → 651 Riserve in 120 stati. Es in italia il Circeo.

L'opera di salvaguardia deve essere svolta a tutte le scale, da individuo a organi internazionali, per

cercare di ridurre impatto di attività antropiche negative sulla biodiversità. In 50 anni molte specie si

sono estinte e altre rischiano di farlo.

3.

Rivol. Industriale → pressione antropica sulla biosfera sempre più invasiva, pericoli per equilibri

naturali e relative attività della vita vegetale e animali (es azione dei microrganismi del suolo, funzione

clorofilliana delle piante). Necessaria una vasta opera preventiva, per evitare di stressare l'ambiente

senza superare il limite di resilienza (= capacità di un sistema ecologico di tornare allo stato iniziale e

di autoripararsi dopo un danno). Sfere terrestri strettamente legate → inquinamento di una può

estendersi alle altre. Rimuovere del tutto gli inquinanti spesso è difficile e non sempre possibile:

spesso soluzioni parziali che possono creare altri problemi (es combustione per rimuovere rifiuti

organici → composti tossici nell'atmosfera). Se lo smaltimento dei rifiuti non segue le normative i

guasti alla biosfera sono enormi. Es Terra dei fuochi: vasta area in origine rurale tra Napoli e Caserta,

con frequente presenza di falò appiccati da clan camorristici ai cumuli di rifiuti tossici sversati

illegamente → inquinamento dell'aria. Inoltre ci sono anche le forze naturali che inquinano (es ceneri

eruzioni etc).

4.

vegetazione spontanea e sua distribuzione molto sensibili al tipo di clima → rappresentano una sintesi

efficace degli elementi del clima. Si parla perciò di climi della steppa, della savana, della tundra etc. Le

differenti vegetazioni però sono una risposta al clima, non una causa delle varietà climatiche →

ostacolo a classificazione imperniata solo su queste.

La vegetazione naturale si può classificare: (1) in base a strutture e affinità della sua organizzazione in

associazioni → 4 grandi formazioni:

arboree

• arbustive

• erbacee

• desertiche

(2) in base a esigenze termiche:

megaterme (>20° medi)

• mesoterme (15°-20° medi)

• microterme (0°-15° medi)

• echistoterme (possibilità di vivere a temperature a lungo al di sotto di 0°)

L'acqua è fondamentale per le piante. È importante non solo la quantità complessiva annua ma

soprattutto il regime pluviometrico (distribuzione delle precipitazione nell'anno) e intensità delle

precipitazioni. Troppo intense le piogge sono dannose, perché erodono il suolo e per effetto battente

sulla vegetazione stessa. Si devono considerare anche le relazioni tra temperatura e acqua

(evaporazione).

(3) in base alle necessità di acqua:

igrofile (umidità)

• mesofile (media umidità)

• xerofile (zone secche o aride)

• tropofile (alternanza periodo secco-umido)

(4) in base a l periodo di insolazione e la presenza della luce (importanti per la fotosintesi):

ombrofile (minore quantità di luce)

• eliofile (maggiore quantità di luce)

Lo sviluppo della vegetazione dipende da fattori climatici ma anche geomorfologici (es pendenza per

possibilità di assorbimento dell'acqua, orientamento dei versanti insolazione etc) e edafici (es tio e

struttura del suolo, presenza e qualità di humus etc).

Collegate più o meno direttamente con la vegetazione sono le associazioni animali, anch'esse legate a

specifiche condizioni climatiche.

5.

biomi: sistemi ambientali, complessi, geograficamente estesi e caratterizzati da specifiche condizioni

climatiche. In essi flora e fauna relativamente stabili. In ogni ambiente le varie popolazioni vegetali e

animali costituiscono una biocenosi (comunità biologica).

Tipi di vegetazione in base al clima:

foresta pluviale: legata al clima equatoriale, uniformemente caldo e umido. Diverso dal bosco

• per il gran numero di specie arboree diverse, per densità di vegetazione, per dimensione degli

alberi (alti fino a 60m). erbe prominenti, cespugli, liane, arbusti, alberi → massa densa e

sempreverde che non fa giungere al suolo i raggi solari (perché non ci sono stagioni → foglie

cadono in periodi diversi). Es mogano (Africa), tek (Asia), hevea cioè caucciù in America. Fauna

abbondante, specie uccelli e scimmie. Animali a terra sono pochi e di solito piccoli (eccetto

tartarughe e coccodrilli in ambiente ricco di corpi idrici). Insediamento umano poco favorito.

Fiumi che attraversano la foresta a volte vie principali del popolamento. Simili a foresta

pluviale: pluviale tropicale e monsonica ( questa struttura più aperta rispetto alle altre).

Foresta di latifoglie: clima temperato. Preponderanza di quercia e faggio. Foglie cadono

• d'inverno. Poche specie, spesso la formazione boschiva prende il nome da specie prevalente: es

faggeta.

foresta di conifere: clima temperato ma più a nord. Aghifoglie sempre verdi (eccetto larici)

• con prevalenza di pini e abeti, adatte a sopportare climi particolarmente rigidi. Tra le specie:

renna, lupo, orso, alce. Tale foresta ha ostacolato la vita dell'uomo, che inizia a popolarla

quando si procura pellicce, abitazioni sicure e abbastanza confortevoli etc.

Foresta a sclerofille: clima mediterraneo. Alberi con foglie dure e piccole, che passa

• progressivamente alla macchia sempreverde di lecci, sugheri, olivastri, corbezzoli e altre specie

arbustive.

Savana: estesa nelle regioni calde tutto l'anno e piovose in un solo periodo. Arbusti, erbe e

• alberi sparsi. Ha un periodo di riposo (con caduta delle foglie e appassimento delle erbe) nella

stagione asciutta → differenze paesaggistiche notevoli. Erbe prevalenti: graminacee. Il baobab è

caratteristico della savana. Fauna molto ricca. Savana ha favorito l'insediamento umano.

Alternanza stagioni → successione di occupazioni (coltivazione e caccia). La colonizzazione

europea ha rotto in molte aree l'equilibrio che si era instaurato in secoli tra le società e

la'mbiente. Coltivazioni industrali, grande espansione allevamento, uso incontrollato delle

risorse forestali → impoverimento del suolo.

landa o brughiera: arbusti della famiglia delle ericacee. Tipica di alcune regioni a clima fresco

• e uniforme in medie e alte latitudini. Es irlanda e UK.

Prateria: precipitazioni piuttosto scarse, variazioni temperatura anche notevoli. Quasi solo

• erbe, in prevalenza graminacee. Praterie a erbe alte sono associate a climi continentali delle

medie latitudini.

Pampas argentine, con piogge ancora più scarse

◦ Steppa: prateria a erbe basse. Vegetazione raggruppata in ciuffi e distribuita sul territorio

◦ in modo irregolare. Diffusa fino a 55° N dall'Equatore. Adatta sia a climi caldi che freddi.

Tundra: formazione erbacea con prevalenza di muschi e licheni. climi subpolari e polari,

• vegetazione priva di alberi (per temperatura bassa, venti forti invernali, permafrost che non fa

penetrare in profondità le radici).

Assenza totale di vegetazione nei climi dele calotte glaciali. Orso bianco, bue muschiato,

• pinnipedi come foche e trichechi, molti uccelli. Antartide ricoperta di neve o ghiaccio ma ospita

numerose basi scientifiche.

Deserto: vegetazione nulla o molto scarsa. mancanza di acque correnti (presenti solo in casi

• eccezionali) e prevalente azione esercitata dai venti. Le poche piante devono adattarsi

all'ambiente difficile attraverso:

approfondimento delle radici per ricercare acqua nel sottosuolo

◦ presenza di foglie piccole e dure (a volte spinea) per diminuire superficie evaporante

◦ accumulo di riserve acqua negli organi sotterranei o nelle parti protette da evaporazione

vivono alcuni animali resistenti alla sete (es cammelli). Nei deserti a inverno freddo la rara

vegetazione è più arbustiva che erbacea. Zone poco favorevoli a insediamento. Ma alcune

regioni aride (subecumeniche) hanno dei discreti nuclei di popolazione spesso legati a

estrazione di risorse del sottosuolo.

VEDI P 92 PER SCHEDA

Capitolo 6

1.

geomorfologia: coniato da W.McGee nel 1888. indica la scienza che studia le forme del rilievo subaereo

e subacqueo e i processi di modellamento riguardanti la parte superficiale della crosta. Stretti legami

con geologia, idrografia, glaciologia e climatologia.

Geografia interessata a geomorfologia perché le società si devono confrontare quotidianamente con la

varietà delle forme del terreno.

Gli agenti morfogenetici modellano la superficie, operano accanto alla gravità e si dividono in:

forze endogene: dipendono dalla dinamica dell'interno terrestre (es vulcanismo, sismicità etc).

• Tendono a produrre dislivelli (soprattutto in elevazione).

forze esogene: attivate dai fenomeni legati all'atmosfera, biosfera e idrosfera. Tendono a

• eliminare dislivelli, demolendo le aree sollevate, colmando depressioni e plasmando la

supericie con azioni sui complessi litoidi: alterazione, erosion, trasporto e deposito.

Il modellamento della superficie, coi processi morfogenetici, avviene di norma in modo progressivo, in

tempi generalmente molto lunghi (eccetto per eventi improvvisi). Ciascun agente esogeno compierà la

propria azione creando specifiche forme, che muteranno col tempo. Ciclo di erosione ha tre stadi:

1. giovinezza

2. maturità

3. vecchiaia

fino a fase finale di superficie quasi pianeggiante. Questo stadio ultimo è sempre soggetto a

mutamento, quando le forze endogene riprendono attività. Si verifica un ringiovanimento, con

l'impostazione di un nuovo ciclo di erosione.

2.

le rocce subiscono un continuo processo di degradazione e alterazione, prodotto dagli agenti

atmosferici, che le trasforma rendendole più facilmente attaccabili da erosione delle acque correnti,

ghiacciai, onde del mare, escursione termica e vento. Questi processi possono essere

fisici: dovuti soprattutto a oscillazioni di temperatura per riscaldamento e raffreddamento.

• Fanno valere la loro forza quando le differenze termiche sono molto forti e rapide → rocce

sottoposte a intermittenti dilatazioni e contrazioni → inizio processo di

disgregazione/frantumazione detto termoclastismo. Si manifesta in modo più evidente quando

le rocce sono scure (per maggior assorbimento di calore e quindi di dilatazione) o quando sono

eterogenee (i vari compnenti si riscaldano e dilatano in misura e tempi diversi. Il processo è più

potente quandro la temperatura comporta il congelamento e la fusione delle acque meteoriche:

l'acqua congela e si dilata → esercita pressione. Il susseguirsi di gelo e disgelo è frequente in

ambiente glaciale e in aree di montagna o pianura ad alte latitudini (crioclastismo).

Bioclastismo: quando anche gli organismi agevolano la disgregazione delle rocce, es le radici.

Chimici: dovuti soprattutto all'azione dell'ossigeno (ossidazione), acqua (idrazione) e di acqua

• con anidride carbonica (dissoluzione). Si manifestano di più in zone calde e umide. L'idrolisi è

rilevante e causa la riduzione in argille,bauxiti e lateriti di rocce magmatiche ricche di minierali

alluminosilicati.

I processi di degradazione meteorica e di alterazione chimica originano uno strato di materiali detritici

( regolite) che, arricchito di sostanze organiche, è importante per la pedogenesi (formazione del

suolo).

3.

franamento: discesa improvvisa o comunque abbastanza rapida di una quantità variabile di massa

litoide come effetto prevalente della forza di gravità.

Le frane sono di vario tipo:

di crollo: caduta libera di blocchi da una parete

• di scivolamento o scorrimento: di materiali su un piano inclinato abbastanza liscio, es quello

• di faglia

di colamento: movimento piuttosto lento, favorito da acque di infiltrazione in rocce argillose,

• che coinvolge però spazi ampi e consistenti spessori di roccia.

di ribaltamento: mov di rotazione di materiali coerenti ma con fessurazioni o stratificazioni

• verticali.

Una frana di solito presenta tre parti pruncipali:

area di distacco o nicchia

• pendio di frana : lungo cui si è verificato lo spostamento del materiale

• zona di accumulo: detriti caduti che si ammassano caoticamente.

In italia ampia zona soggetta. Le regioni colpite sono Trentino-Alto Adige, Friuli, Emilia Romagna,

Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Calabria. Il fenomeno franoso coinvolge anche zone abitate →

danni. Es Todi e Orvieto esposte a tale pericoloso fenomeno.

Alcune frane in Italia:

Monte Toc (1963): caduta improvvisa di rocce nel lago del Vajont → due ondate, una verso

• monte una verso valle. Quella verso valle ha distrutto il centro abitato di Longarone, devastò

parte della valle del Piave, 2000 morti. Colpa della SADE, che aveva costruito il lago artificiale in

un'area non idonea.

Sarno e Quindici (Salerno 1998): dal monte pizzo d'alvano si staccano 2 milioni di m^3 di fango

• → danni a centri abitati e 160 morti.

Cause del franamento:

naturali: giacitura e caratteristiche litologiche, forte pendenza dei versanti, piogge intense e di

• lunga durata.

Antropiche: abbattimento di alberi, uso di tecniche agricole non adeguate, taglio di un versante

• per la costruzione di strade etc.

4.

Erosione normale: tipo molto diffuso. Durante pioggia intensa l'acqua può esercitare sul terreno

un'azione meccanica consistente → avvio di processi erosivi che le acque correnti continueranno ad

ampliare con azione erosiva estesa in modo capillare (eccetto zone permafrost).

Dilavamento: azione di denudazione cui è sottoposto il terreno dalle acque che scorrono in superficie

(dette dilavanti) , soprattutto in aree collinari e montane prive di alberi e arbusti.

Alcune rocce sono più sensiibli all'azione erosiva dell'acqua dilavante per struttura e coerenza interna

es argille poco resistenti all'azione dell'acqua.

Alcune geoforme derivate dall'azione dell'acqua:

Calanchi: tipiche forme cave presenti in terreni argillosi, sistemi di solchi di erosione e di

• vallecole dai versanti ripidi divisi da creste acute, prodotti dalle acque. Per frenare erosione

nelle aree calanchive si possono canalizzare le acque superficiali, rimodellare i versanti e

sistemare specie vegetali idonee.

Piramidi di terra o camini delle fate: si creano soprattutto con materiale eterogenico ed

• eterometrico incoerente ma poco permeabile. Sono guglie o torri di varia altezza che, protette

da blocchi di rocca più compatta e resistente, si innalzano rispetto alle zone scoperte,

maggiormente soggette ai processi di erosione. Vedi le piramidi di Goreme in Cappadocia.

Il Bryce Canyon (Utah) è costituito da guglie alte e sottili di roccia sedimentaria di diversa durezza

(hoodoos), creato soprattutto dall'acqua dilavante.

5.

il velo regolare dell'acqua piovana asporta detriti, ma a poco a poco si disunisce e si raccoglie lungo le

linee di massima pendenza→ formazione di solchi variamente ravvicinati che poi si approfondiscono,

seguendo un processo di gerarchizzazione. Da erosione di tipo areale per dilavamento a quella di tipo

lineare per incanalamento e alla formazione di corsi d'acqua (→ reticolato idrografico).

Modellamento da parte dei corsi d'acqua con processi, collegati fra loro e spesso simultanei:

erosione: rimozione progressiva di particelle dal fondo e dalle sponde. La forza di erosione

• dipende dalla quantità d'acqua, dalla pendenza, dal tipo di roccia (più o meno coerente).

Meccanica:es scorrimento dell'acqua sulla roccia e l'urto dei detriti trasportati lungo le

◦ sponde e il fondo

chimica: es alterazione della roccia per soluzione.

Erosione → il solco si approfondisce (gola, forra, canyon) e si allarga sempre di più ( valle

fluviale). Erosione lineare+erosione laterale → formazione della caratteristica sezione

trasversale a V delle valli fluviali. Una rottura di pendio forma una cascata (la più alta è Salto

Angel).

trasporto: movimento di particelle erose per trascinamento, per sospensione o in soluzione

• deposito: accumulo di particelle. Diminuisce la pendenza → corrente rallenta → non più in

• grado di trasportare tutto il materiale trascinato → gradualmente in parte abbandonato,

secondo una selezione gravitativa dai materiali più grossolani a quelli più fini →formazione di

depositi alluvionali e pianure alluvionali. Quando un corso sbocca direttamente e bruscamente

in piano c'è un accumulo immediato di materiali → origine di un conoide di deiezione (forma

pressappoco trangolare).

In pianura si formano spesso meandri (→ fiume turco Meandro tortuosissimo corso), cioè anse

accentuate di un corso d'acqua che si sussegono con frequenza e col tempo aumentano la loro

curvatura (perché deviazione della traiettoria del filone centrale provoca erosione sulla sponda

esterna, riva con scarpata di erosione, e accumulo in quella interna, riva con sedimentazione). Collo del

meandro: strisca di terra tra anse. Se esso diviene molto stretto può essere tagliato in caso di piena →

meandro abbandonato che divene dapprima lago (lago a corna di bue) e poi meandro fossile. Po

meandri molto frequenti.

Ci sono meandri incassati in profondi canyon o in gole. Es Colorado, approfondimento delle sinuosità

per erosione dell'acqua e innalzamento della regione.

6.

I detriti più sottili vengono trasportati e depositati solo alla fine, intorno alla foce, allo sbocco in un

lago o in mare. Il fiume Giordano (nella vallata del Gohr) sfocia nel Mar Morto a 397m sotto il livello del

mare, ma scorre in una fossa tettonica.

Foci di diverso tipo:

delta: porzione di terra costruita dall'azione del fiume e del mare in prossimità della foce. Il

• D.

termine viene dalla foce del Nilo, così detta per la sua forma a Questo tipo si forma quando le

ampiezze di marea risultano tanto modeste che il movimento marino non è in grado di

disperdere in ampi spazi l'apporto detritico del fiume ( questo avviene nei mari interni o

mediterranei). I sedimenti fluviali, parzialmente emersi, possono disporsi a ventaglio intorno

alla foce, mentre il moto ondoso e le correnti marine formano lingue di sabia (spits) lungo la

riva del delta stesso. Anche Po ha un delta.

A zampa d'oca: presenta depositi molto allungati lungo i vari canali fluviali. Es Mississippi.

• Estuari (?): se ampiezza di marea è molto pronunciata → origine di forti correnti che

• allontanano in molte direzioni l'apporto terrigeno dei fiumi → le foci si mostrano larghe e a

imbuto. Presenti lungo le coste oceaniche. Differisce dal delta nella diversa distribuzione dei

detriti.

Corsi d'acqua numerosi vantaggi → attrazione presenza umana.

7.

in passato i ghiacciai si estevano per vastissimi territori: buona parte dell'Asia, Nordamerica, Europa

sett e tutte le Alpi hanno subito il modellamento dei ghiacciai, che avviene per erosione (esarazione

cioè fenomeno erosione meccanica del ghiaccio e dell'acqua di fusione, sul fondo del ghiacciaio. Può

avvenire in modo diretto, con lo sfregamento a opera dei detriti inglobati nel ghiaccio sulle pareti e sul

letto ; ed estrazione, per azione di sradicamento di materiale sul fondo che viene cavato frantumato e

rimosso), trasporto e deposito.

Forme principali per opera dell'azione erosiva dei ghiacciai:

circo: cavità semicircolare, spesso forma a ferro di cavallo oppure come una poltrona a

• braccioli. Sovrastato su tre lati da pareti rocciose piuttosto ripide e aperto verso quote minori.

Circhi composti quando due o più circhi entrano in coalescenza.

valle glaciale o truogolo glaciale: lungo incavo con fondo abbastanza ampio e piatto e pareti

• laterali assai ripide ( la forma, in sezione trasversale, è simile alla U). prodotta dal movimento

verso il basso della lingua glaciale che, dopo aver superato la soglia del circo, scorre

trasportando verso il basso materiali rocciosi asportati lungo il proprio cammino dai fianchi e

dal fondo (Nb anche materali che cadono soprattutto per fenomeni di crioclastismo).

Erosione glaciale, a differenza di quella fluviale, non è riferita a un livello di base → le spinte esercitate

dalle masse di ghiaccio retrostanti possono produrre sovrascavazioni al di sotto del livello del mare →

criptodepressione, la cui misura deriva dalla differenza tra la profondità massima del bacino lacustre e

l'altitudine del pelo dell'acqua sul livello del mare.

Il ghiacciaio non esercita alcuna azione selettiva a differenza di altri agenti (es fiume che rallenta

abbandona detriti più pesanti): trascina frammenti minutissimi e grandi massi franati dalle pareti.

Morena: materiale detritico trascinato dal ghiacciaio, provieniente dai versanti e dal fondo. È materiale

non stratificato, disomogeneo sia per provenienza e natura della roccia sia per dimensioni. Tipi di

morene: di fondo, interne, di superficie (che sono soprattutto verso i fianchi della valle → morene

laterali). Morena mediana: quando 2 lingue si uniscono e le due morene laterali confluiscono insieme.

Nella parte terminale del ghiacciai si deposita un cordone morenico frontale, che ha una forma arcuata.

Creste moreniche susseguenti, dovute all'alternarsi di periodi di espasione e ritiro del ghiacciaio,

originano un anfiteatro morenico. Massi erratici: massi enormi trascinati dai ghiacciai e abbandonati a

distanza di centinaia di km dal luogo di origine.

I ghiacciai svolgono un ruolo importante da un punto di vista economico. Scioglimento delle nevi →

apporto di acque che consente ai fiumi di mantenere un buon livello anche nei periodi di scarse

precipitazioni. Importante per l'irrigazione agricola e alimentazione dei laghi artificiali (→ energia

idroelettrica). Importanza anche per turismo.

8.

costa: zona di contatto tra le parti emerse e quelle sommerse della superficie terrestre → mare con le

onde svolge una continua opera di modellamento: di erosione (abrasione), di trasporto e di deposito.

L'erosione è causata soprattutto per energia meccanica del moto ondoso, spesso aiutata nella

demolizione da detriti lanciati contro le pareti costiere. Inoltre la forza dell'acqua marina, spinta in

fessure e altre cavità, comprime e decomprime l'aria, costretta tra acqua e roccia. Nel modellamento

costiero c'è anche l'alterazione chimica e l'azione esercitata da alcuni organismi.

Le coste possono essere

diritte/articolate (con sporgenze e rientranze).

• Alte/basse: Se il terreno scende a mare con un pendio ripido si ha una costa alta → in

• corrispondenza del livello medio del mare l'azione delle onde produce il solco di battaglia

(lunga scanalatura che approfondendosi può comportare il crollo della roccia sovrastante).

Costa bassa nelle zone di pianura a contatto col mare. Su di essa il movimento delle onde (oltre

alla frantum. E levigatura dei detriti, loro trasporto e deposito) origina la spiaggia. Fra i tipi di

costa alta c'è:

falesia: parete rocciosa a picco sul mare, in arretramento progressivo

◦ ria: insenatura lunga e stretta, spesso perpendicolare alla linea di costa. Tipica Spagna.

◦ Vallone: insenatura lunga e stretta ma quasi parallela alla linea di costa. Tipica Croazia.

◦ fiordo: insenatura dovuta all'erosione dei ghiacciai, stretta, molto ramificata e hciusa da

◦ coste a picco, che si addentra nell'interno anche per diversi km. I ghiacciai in passato

giungevano al mare, poi si sono ritirati → la depressione è stata poi invasa dal mare.

L'azione costruttiva del mare consiste nell'accumulo dei detriti, come sabbie e ghiaie, evidente nelle

insenature, come golfi e baie. L'azione erosiva è pià forte nei luoghi sporgenti, come capi e promontori.

Il mare tende a strapare materiale dai siti sporgenti, depositandolo nelle insenature, rendendo così più

retta la linea di costa → rettificazione costiera, testimonia lo stadio di vecchiaia del ciclo di erosione.

Quando il mare è poco profondo, l'accumulo di detriti può avvenire anche a una certa distanza dalla

costa, dove si forma una sottile striscia di sabbia (cordone litoraneo).

Laguna:specchio più o meno ampio d'acqua salmastra, spesso disseminato di isole, tra costa e cordone

sabbioso. Vedi Venezia. La dinamica dei litorali dipende anche dal sollevamento della regione costiera e

dal livello marino che può mutare in tempi geologici(es fusione dei ghiacciai per l'ultima glaciazione

(Wurm) → innalzamento di 100 m).

Costa è un polo d'attrazione umano. Danni per azione antropica: distruzioni della vegetazione o delle

dune→ assenza di baluardi naturali dall'aggressione dei moti del mare; prelievi di sabbia e ghiaia da

usare per edilizia e costruzione delle strada → effetti disastrosi. per evitare erosioni accelerati: (1)

Pennelli e scogliere artificiali frangiflutti che sbarrano le onde, (2) ripascimento artificiale (cioè

spargimento di sabbie). Problemi della costa possono originarsi anche nell'entroterra: es

proliferazione di dighe fluviali → blocco del materiale terrigeno trasportato dai fiumi → fiumi si

buttano in mare praticamente senza sedimenti che i movimenti marini possono elaborare e depositare.

Es Tevere.

9.

azione del vento → produzione di morfologia eolica, soprattutto nelle regioni aride, dove l'umidità è

scarsissima e la vegetazione è assente o quasi. Nell'erosione, le principali azioni svolte dal vento:

deflazione: in prevalenza trasporto. Si manifesta quando il vento non è ostacolato e frenato

• dalla vegetazione → particelle di suolo asciutto sono rimosse e sollevate nell'aria. Avviene in

modo selettivo, perché i granelli più grandi possono essere sollevati e trasportati solo da forti

venti. Il fenomeno produce sul suolo conche di qualche metro, con diametro da pochi metri a

molti km. Venti forti e turbolenti possono originare tempeste di polvere e di sabbia. Il

denudamento dò origine a deserti rocciosi (hamada) o ciottolosi (serir). La maggior parte dei

depositi eolici si trova nei deserti sabbiosi (erg).

Corrasione: dovuta all'urto delle particelle fra loro e sulla roccia. È un'azione abrasiva, di

• smerigliatura, intensa vicino al suolo e in diminuzione sensibile sopra i due metri, che produce

nella roccia fori, conche, archi naturali. Le dimensioni di queste cavità derivano dalla differente

resistenza opposta dalle roccie e dall'energia del vento, dalla sua durata e dalla sua costanza

nella stessa direzione.

Il trasporto delle particelle avviene soprattutto per:

sospensione: quando particelle molto piccole sono sollevate dal vento e trasportate a grandi

• distanze prima di toccare terra.

Saltazione: granelli più pesanti che dopo piccoli tragitti tendono a ricadere per il loro peso,

• compiendo ripetuti salti.

Il materiale trasportato origina vari tipi di depositi tra cui le dune. Esse non sono esclusive del deserto

ma lì hanno il massimo sviluppo. Se prive di vegetazione cambiano continuamente forma per il vento.

Sono fisse invece quando le piante con le loro radici impediscono l'ulteriore movimento della sabbia.

Vanno da pochi metri a km di diametro.

Duna a forma di luna crescente o a ferro di cavallo (barcana) è molto comune, con le sue estremità

estese nella direzione del vento dominante. Ci sono anche dune longitudinali molto allungate in

direzione di venti costanti; dune trasversali quasi perpendicolare alla direzione dei venti prevalenti e

duen complesse a varia forma. Il profilo delle dune varia a seconda delle caratteristiche del vento e del

materiale prevalente di cui sono fatte. La parte esposta ha un pendio dolce: il vento vi fa rotolare la

sabbia che sulla cresta cade nel lato opposto (protetto dal vento → più ripido). Vento intenso → cresta

fumante: granelli si alzano creando piccole nuvole di sabbia.

Il vento può trasportare piccole particelle per vari km → nel corso di migliaia di anni si formano

depositi nonn stratificati, di colore giallastro, con spessore superiore anche ai 100 mm (loess o loss). I

più estesi sono in Cina settentr.

10.

Il Carso è una vasta regione di altopiani estesa sul confine nordorientae dell'Italia, a est di trieste →

carsismo: fenomeni presenti soprattutto nelle rocce calcaree (in prevalenza fatte di carbonato di

calcio) e nelle dolomie, ma anche nel salgemma e nel gesso. I calcari, di solito molto fratturati,

permettono all'acqua di di raccogliersi e permanere a lungo entro microfessure. L'anidride carbonica

rende acidula l'acqua piovana che è così in grado di sciogliere il calcare. Quindi l'azione dell'acqua

(+anidride carbonica) trasforma attraverso dissoluzione il carbonato di calcio (insolubile) in

bicarbonato di calcio (solubile. Per questo processo chimico le fessure si allargano e si

approfondiscono → creazione di forme di carsismo epigeo. La dolina è la più diffusa, conca quasi

circolare o ellittica, più larga che profonda, diametro da pochi metri a 200m. Spesso sul fondo

inghiottitoi, fratture che denano le acque. Nel fondo di alcune doline si accumula la terra rossa, residuo

insolubile contenuto nel calcare costituito soprattutto da minerali argillosi ricchi di ferro. Due o più

doline possono venire a contatto → formazione di uvala, cavità più estese dai contorni più complicati. I

Polje: conche più ampie e chiuse. Un polje in realtà è un piano, con depositi di terra rossa o ricoperto

da alluvioni, circondato da versanti più o meno ripidi, che può presentare sul fondo piccoli rilievi a

forma di guglia (hum), fatti di rocce più resistenti nei confronti dei processi chimici di soluzione.

Altre forme di carsismo di superficie, dovute allo scorrimento e alla dissoluzione operata dalle acque

piovane, sono i solchi, quasi paralleli fra loro che, lungo pendii poco inclinati, intagliano la roccia

calcarea→ campi solcati o carreggiati.

La dissolzione avviene anche in profondità, attraverso l'acqua che penetra negli inghiottitoi: carsismo

ipogeo → nelle aree calcaree è quasi del tutto assente un reticolo idrografico permanente. Le principali

cavità sotterranee :

grotte(caverne se aperte verso l'esterno, sviluppate soprattutto in orizzontale). Di varie

• dimensioni, vi può anche scorrere un corso d'acqua o ristagnare un laghetto. Spesso si

trovano in esse concrezioni carbonatiche: stalattiti (dal soffitto) e stalagmiti (dal terreno) che

possono congiungersi →colonna. Questo perché l'acqua rideposita il carbonato di calcio che

prima aveva discolto (NB è una reazione reversibile). Speleologia studia le grotte, la loro

genesi ed evoluzione, i fenomeni al loro interno.

pozzi (estesi verticalmente).

VEDI P 110 PER LETTURA

Capitolo 7

il concetto paesaggio è fondamentale nell'indagine geografica (ne è quasi simbolo). "Mais le paysage

c'est toute la geographie!"(de Martonne 1938). declino negli anni 50 e 60, oggi rivalutato e segue due

indirizzi principali:

ecologista: fondato sull'analisi degli ecosistemi

• behaviourista: fondato sui modi con cui il paesaggio viene percepito e vissuto dall'uomo

c'è un'ambiguità legata alla stessa polisemia del concetto. È tuttora attuale la riflessione di Barbieri,

second cui per il geografo il paesagio rappresenta l'aspetto della superficie, costituito però non solo

dalle forme esteriori ma anche da strutture interne e da fenomeni dinamici in costante evoluzione che

vneogno studiati nel loro insieme e nelle reciproche relazioni.

Il paesaggio non è semplicemente il mondo che vediamo, è una costruzione, composizione di quel

mondo. È un modo di vedere il mondo (D.Cosgrove). La conoscenza più completa del sistema-

paesaggio, pur necessaria, è comunque insufficiente. Nel paesaggio si vive e si agisce → esso stesso un

mondo di valori e non soltanto l'accostamento di forme che caratterizza un certo spazio, è anche uno

sguardo rivolto a questo insieme. Il paesaggio è molto più di una semplice addizione delle sue singole

componenti fisiche,culturali, sttoriche ed estetiche.

Paesaggio risorsa ambientale e bene culturale → da salvaguardare. Il paesaggio è confronto di diversità

ambientali della natura e comparazione dei differenti modi attraverso cui i gruppi umani si sono

relazionati con lo spazio e le varie società si sono proiettate nell'ambiente (Nb paesaggio esito della

cultura che vi si produce) → paesaggio come strumento concettuale per la scoperta di altre culture →

favorita cultura del confronto. Paesaggio come risultato di trasformazioni interdipendenti e di

reciprocità strettissime. Vedi legge p 114. Nella Covenzione europea sul paesaggio 2006 il paesaggio è

definito come una determinata parte di territorio così come è percepita dalla popolazione, il cui

carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e delle loor interrelazioni. Si deve accrescere

la sensibilizzazione al paesaggio. LETTURA P 114!!!!

Capitolo 8

1.

Termine ECUMENE (già usato da Strabone nel I a.C.) fu diffuso nella scienza geografica da Ratzel alla

fine del’ ’800; si intende lo spazio terrestre dove una popolazione può risiedere stabilmente ( →quindi

abitare) e svolgere le proprie attività.

ABITANTE: colui che si appropria dello spazio in cui vive ( >lat. ‘habitare’, frequentativo di ‘habere’,

quindi ‘essere padroni’); Frémont: ci si interroga ancora sul significato di essere padroni in un

momento in cui il pianeta è diventato nomade per la mobilità degli uomini

Importanza dei rapporti identità/territorio e i processi d’integrazione tra ‘vecchi’ e ‘nuovi’ abitanti ->

possibili conflittualità spaziali; diverse modalità e risultati dei processi attuali in seguita ad un rapido

accrescimento del movimento e della globalizzazione

Col tempo ecumene ampliata, ma ancora esistenza di ZONE ANACUMENICHE: regioni disabitate;

occupano un quinto ca. della Terra; regioni polari parte maggiore, perché perennemente ghiacciate e

troppe fredde per l’insediamento umano ( margine settentrionale euroasiatico – 300.000 km^2;

Groenlandia, tranne coste occidentali e sudorientali -2.000.000 Km^2; Antartide – 14.000.000 km^2)

Altre zone anecumeniche:

-ZONE MONTANE: freddo collegato sia a latitudine che ad altitudine, quindi, più si sale di quota, più il

calore non è abbastanza per la crescita di vegetazione -> aree fredde perennemente ricoperte di

ghiacci e nevi (più ampie Tibet, Himalaya, Nuova Guinea e Amazzonia)

-DESERTI CALDI: mancanza di umidità e temperature massime, anche molto elevate

-FORESTA EQUATORIALE: vegetazione molto fitta e rigogliosa e condizione climatiche non adatte

all’insediamento umano; N.B. zone soggette a deforestazione indiscriminata, con grossi danni

all’ambiente (ripercussioni a scala planetaria) e ancora più gravi a livello locale (problemi per le

nazioni indigene); zone più importanti: isole del Borneo, Nuova Guinea e Amazzonia

-ZONE PALUDOSE: ridotte in seguito alle varie opere di bonifica nel corso del tempo

N.B.: non esiste un limite tra ecumene e zone anecumeniche -> SUBECUMENE: divisione formata da

una fascia dii transizione più o meno ampia; qui vengono comunità umane solo periodicamente, in

quanto le condizioni non permettono una presenza stabile (pratica dell’allevamento nomade)

2.

DENSITA’ DI POPOLAZIONE: N abitanti/superficie in cui normalmente risiedono (ab/km^2); questo

parametro è una forte generalizzazione in quanto indica un valore medio → come se gli abitanti

fossero distribuiti omogeneamente sull’area considerata → non precisate le reali situazioni abitative (a

parte quando si riferisce a spazi così piccoli da considerarli uniformi); ci possono essere in uno stesso

territorio infatti, oltre a città affollate, anche spazi poco popolati o anecumenici (vd. Italia, caso di Valle

d’Aosta e Campania, p.118)

Esempio dell’Egitto: popolazione superiore a 83 milioni di abitanti, quindi densità di 84 ab/km^2; in

realtà l’area densamente abitata è quella della valle e del delta del Nilo, resto del territorio è costituito

da deserto → 98% della popolazione nel 3% del terreno totale → non rappresenta la realtà!

Differenze che aumentano tra i diversi Stati: città-Stato con densità altissime (Monaco, Singapore),

piccoli Stati insulari (Barbados, Mauritius) e Paesi grandi con molto sovraffollamento (Bangladesh),

ma anche grandi e piccoli Stati quasi disabitati (Namibia, Canada; Australia, Mongolia, Islanda)

DENSITA’ FISIOLOGICA: popolazione totale rapportata alla superficie coltivata, non a tutta→ più

attendibile, maggiore aderenza rispetto all’effettivo carico demografico su un territorio

3.

Popolazioni non presentano una distribuzione omogenea sulla superficie terrestre (territori per una

serie di motivi, attraggono respingono gli uomini) → attuale distribuzione di popoli nel mondo come

risultato di grandi fenomeni (imponenti spostamenti di popolazioni nel tempo): insediamenti nella

valli alluvionali in India e Cina; rivoluzione industriale; progressi nelle comunicazioni; processi di

urbanizzazione

Italia: diversa distribuzione demografica con Unità → diverse relazioni società/ambiente naturale.

territori montani: ampia concentrazione demografica fino alla metà dell’800 (paludi acquitrinose,

soggette alla malaria); sovrappopolamento che ha portato a un forte disboscamento (danno ai versanti

montani): parte boschiva che viene sostituita a mano a mano da colture cerealicole, che raggiungevano

altitudine troppe elevate per l’attività agricola; industrializzazione, sviluppo attività estrattive

minerarie e vie di comunicazione potenziamento dei rapporti montagna/pianura → da qui, a fine ‘800,

processo di spopolamento montano, che va avanti anche dopo la IIGM, che porta ad una radicale

trasformazione dell’assetto demografico e ad una nuova distribuzione della popolazione;

spopolamento che però ha portato ad uno scadimento delle attività agricole, all’abbandono dei terreni

e ad una generale situazione di degrado

Principali concentrazioni di popolazione a livello mondiale: ASIA: parte orientale della Cina, Corea,

Giappone, subcontinente indiano lungo le valli dell’Indo e del Gange tra Pakistan, India e Bangladesh

Anche parte dell’Europa che va dall’Irlanda alla Russia occidentale, anche se minore rispetto alla parte

asiatica

BosWash: fascia atlantica degli Stati Uniti tra Boston, NY, Philadelfia e Washington 8aree urbane East

Coast); studio da parte del geografo Gottmann, che le affibbiò l’aggettivo ‘Megalopolis’, per indicare il

‘continuum’ urbano tra queste due città (unica super metropoli su un territorio di oltre 700 km)

Più di 7 miliardi di abitanti sulla Terra, situati soprattutto nell'emisfero boreale, su cui si trova l

maggior parte delle terre emerse; suddivisione distribuzione demografica che va vedere come, a nord

del 60° parallelo c’è una mancanza di gruppi umani; gran parte delle popolazioni che vivono nelle fasce

temperate e subtropicali. Solo 1 miliardo vive nei paesi industralizzati.

Vd. tabella 1 pag.121: popolazione e densità nei continenti

4.

Crescita o riduzione di una popolazione: COMBINAZIONE TRA DINAMICA NATURALE (RAPPORTO

NATI/MORTI) E DINAMICA MIGRATORIA (RISULTATO DELLA DIFFERENZA TRA

IMMIGRATI/EMIGRATI)

Per un esame delle variazioni demografiche, bisogna guardare alle scale spaziali: popolazione secondo

scala planetaria (complesso chiuso) evoluzione individuata dal computo tra entrate (nascite) e uscite

(morti)/ pop. Secondo diverse aree geografiche considerazione dei flussi migratori (ultimamente in

notevole crescita) → entrambe le dinamiche servono comunque per determinare la struttura della

popolazione (età e sesso)

DIFFERENZA TRA MORTALITA’ E NATALITA’: andamento demografico naturale, sia come valore

assoluto (scarto tra numero dei nati e numero dei morti), sia come TASSO DI INCREMENTO

NATURALE (rapporto tra and. Dem. E numero degli abitanti – valore di 100) –> [(nati –

morti)x100]:popolazione

Saldo che dà segni positivo, perché in genere il numero delle nascite è più consistente di quello dei

morti; ma, soprattutto nei Paesi industrializzati, riduzione della popolazione a causa del crollo della

natalità e all’invecchiamento della popolazione.

Fino al ‘600, pop. è cresciuta lentamente, con tassi di natalità e mortalità ampi; duplicazione (da 500

milioni nel 1650 a 1 miliardo) a metà ‘800 → RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA: da qui il ritmo è andato

sempre più in crescendo.

Processo che è andato avanti grazie a: progresso della medicina e delle norme igieniche; sviluppo

agricolo; miglioramento dell’alimentazione; miglioramento qualità della vita; avvenuto prima nei Paesi

europei durante il XX secolo, poiché erano i più avanzati sul piano economico e socio-culturale; ultimi

decenni cambio di tendenza, coinvolgimento degli altri continenti e Europa con pop. Stabile o

incremento ridotto

TEMPO DI RADDOPPIO: anni necessari per duplicare la popolazione di un’area geografica;

importante, per valutare il rapporto tra una popolazione e le risorse del territorio in cui risiede; anche

se questo parametro va rapportato all’incremento demografico, che è in riduzione a scala planetaria

Ritmi diversificati per quanto riguarda la diminuzione della percentuale d’incremento per le varie e

singole aree geografiche (es. Africa subsahariana, p. 123) -> pesi demografici tra le zone geografiche

che cambiano sensibilmente: Paesi più poveri che rischiano di trovare carichi demografici superiori

alle loro possibilità di sviluppo, perché debole crescita economica => incremento naturale della

popolazione

La natalità

Natalità: può essere indicata in termini assoluti (numero di nascita generalmente nell’arco di tempo di

un anno) e relativi -> TASSO/INDICE DI NATALITA’: numero medio di nati in un anno per mille

abitanti; formula [(nati in un anno)x1000]:popolazione

Serie di fattori: condizioni sociali ed economiche di un Paese; tradizioni socio - culturali e religiosi;

ruolo della donna; politiche demografiche (espansive o restrittive) adottate dallo Stato (sia incentivo

delle nascite che provvedimenti di contrasto) -> natalità che in una certa misura è ‘pilotata’

Struttura per età di una popolazione che influenza molto i tassi, perché una popolazione

tendenzialmente anziana abbassa l’indice, mentre una giovane al contrario lo alza

I vari Stati presentano indici diversi tra di loro: basso in Italia, Germania; Malta, Portogallo, Giappone,

Bosnia ed Erzegovina, alto in Niger (massimo naturale, 50 per mille); Africa subsahariana che presenta

gli indici più elevati (38 per mille in media)

N.B.: tasso di natalità che si sta abbassando ovunque, anche se in maniera diversificata a seconda delle

aree geografiche: valore a scala mondiale sceso al 19 per mille nel 2013 (32 per mille nel ’70; 26 nel

’90); numeri che tendono a diminuire nei Paesi industrializzati, mentre nell’Af. Sub. Rimangono

modesti; forte contrazione nell’Asia orientale: politica restrittiva della Cina volta a contrastare il

fortissimo aumento demografico, che non si accordava con le difficoltà socio-economiche (36 per mille

nel ’70, 24 per mille nel ’90 e 15 per mille nel 2013)

TASSO DI FECONDITA’: numero di nati rispetto alle donne di età compresa fra i 15 e i 49 anni; TASSO

TOTALE DI FERTILITA’: numero di bambini ‘che nascerebbero da ogni donna se vivesse fino al

termine del suo periodo di fertilità e rimanesse incinta a qualunque età, secondo il tasso di fertilità

corrispondente’ (rapporti Unicef) -> 2,5 bambini per donna a livello mondiale; il più alto in Af.

Subsahariana (5,1); Paesi industrializzati <2

Tassi di fecondità e mortalità che indicano tendenze e comportamenti demografici con più precisione

rispetto al tasso di natalità, che considera tutta la popolazione anche in età non procreativa

Basso tasso di natalità che continuerebbe ad esserci anche in caso di un eventuale miglioramento della

procreazione, poiché la struttura per età di una popolazione non può cambiare in poco tempo, in

quanto, in una società anziana, le donne in età procreativa non saranno molte; deve trascorrere molto

tempo, quindi, prima di un ricambio generazionale, il ringiovanimento e l’invecchiamento di una

popolazione si manifestano con lentezza e in ritardo rispetto all’andamento della natalità

La mortalità

Mortalità: sia in termini assoluti (numero di decessi in un anno) sia in termini relativi: TASSO/INDICE

DI MORTALITA’: [(morti in un anno)x1000]:popolazione

Diversificazione nei valori, anche se inferiore rispetto al tasso di natalità: da cifre molto basse (2-3 per

mille) a molto alte (20 per mille); valori bassi che vanno visti nell’ottica struttura giovanile della

popolazione e della situazione socio-culturale ed economica, ma soprattutto quella igenico-sanitaria e

alimentare

Paesi citati p.126: popolazione costituita da giovani e bambini, ma i livelli sono di buona qualità grazie

ai recenti progressi; quando accrescerà il livello d’invecchiamento, si allungherà la speranza di vita e il

tasso di mortalità aumenterà

Stati industrializzati: valori intermedi a causa dell’invecchiamento generalizzato della popolazione,

anche se la situazione economica e sociale è sicuramente migliori; società con ottime qualità di vita,

ma con molte persone anziane, si arriva ad alti tassi di mortalità

Cifre alte (>15 per mille) si hanno in Bielorussia (16 per mille), Botswana (17 per mille), Bulgaria (16

per mille), Lituania (16 per mille), Sierra Leone (17 per mille), Ucraina (17 per mille)

Tassi di mortalità maggiore: Africa subsahariana (popolazione molto giovane, ma situazioni disagevoli

e mortalità in tutte le fasce d’età) e Europa dell’Est (struttura demografica invecchiata e la speranza di

vita non raggiunge i valori alti dell’Europa occidentale) -> tassi più bassi in Medio Oriente, Africa

settentrionale, America Latina, Asia orientale e Pacifico -> cambiamenti, rispetto a 40 anni fa, grazie

alle grandi trasformazioni a livello mondiale

N.B.: non va confusa la mortalità con la durata media della vita prevista alla nascita, anche se i due

parametri sono collegati tra di loro; la speranza di vita rappresenta un significativo indice demografico

e consente di valutarne le condizioni di sviluppo, in quanto ne rivela la situazione socio-sanitaria e

ambientale

La mortalità infantile

MORTALITA’ INFANTILE: numero di decessi di bambini di età inferiore a un anno rispetto ai bimbi

nati in un determinato periodo; è un ottimo rivelatore sociale che interpreta il livello di sviluppo e di

benessere di un Paese in maniera attendibile -> condizioni sanitarie, socio-economiche e ambientali

che influiscono sui bambini e la loro salute (cifre relative a Paesi ricchi e poveri, soprattutto area

subsahariana)

Mortalità infantile in progressiva e sensibile diminuzione: 124 per mille nel ’60, 63 nel ’90 e 34;

situazione più grave: Af.Sub. (156 per mille nel ’60, 107 nel ’90 e 61 nel 2013)

Contesti che evolvono in maniera diversa nelle altre parti del mondo (vd. Medio Oriente e Africa

settentrionale)

Diminuzione della mortalità infantile che dovrebbe portare i governi e le istituzioni internazionali a

cercare di farlo scendere ancora di più

Vd. Italia: tassi tra i più bassi al mondo (3 per mille) e continua a diminuire (tassi un po’ più elevati al

Sud; i più bassi sono in Umbria, Marche, Valle d’Aosta e Bolzano)

MORTALITA’ NEONATALE: bambini entro i 28 giorni dalla nascita; cause: condizioni di gravidanza e

parto, malformazioni congenite del bambino; calcolo attraverso la divisione tra il numero di morti

annue entro le prime quattro settimane e il numero annuo di nati vivi per 1000 abitanti; valore più

alto: Af.Sub. (31 per mille), Paesi industrializzati meno del 3 per mille (livello mondiale:20 per mille);

2013: morti quasi 3 milioni di bambini, soprattutto in Africa centro-occidentale

TMIS5: tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni come misuratore principale per valutare

lo sviluppo umano e lo stato di benessere dei bambini in un determinato Paese scelto dall’UNICEF;

numero annuale di bambini morti sotto i cinque anni ogni 1000 nati vivi; nasce da una serie di fattori

collegati (legami familiari, condizioni sanitarie, malattie congenite); vd. problemi di cui il bambino

potrebbe risentire (p.130)

Vd. Rapporti UNICEF ‘La condizione dell’infanzia nel mondo’ (p.130)

Aree geografiche in cui si possono riscontare larghe oscillazioni nei valori; quando si raggiunge un

livello basso, di sicuro si può comunque parlare di un rilevante successo -> Paesi industrializzati che

sono passati dal TMIS5 di 37 per mille a 5-6 per mille nel 2013 -> numero dei bambini morti

drasticamente diminuito (grandi risultati dall’America Latina e Asia orientale)

La struttura demografica

Struttura della popolazione determinata dalle dinamiche demografiche naturali di natalità e mortalità

e dal loro andamento diverso; distinzione che riguarda soprattutto l’età, non la sex-ratio (rapporto

demografico maschi/femmine, influenzato dai movimenti migratori)

Natalità maschile maggiore di quella femminile (2013: rapporto medio di 106 nati maschi e 100

femmine); mortalità maschile più elevata; con il procedere del tempo, la ‘sex-ratio’ muta in favore delle

donne, perché sono le più longeve in tutte le zone geografiche (no Botswana e Swaziland); influenza da

parte degli aborti selettivi e dell’infanticidio femminile (alcuni Stati in precedenza) e da parte del

fenomeno migratorio; Paesi del Golfo: immigrazioni di lavoratori stranieri che hanno portato grossi

squilibri di genere

Importante conoscere la distribuzione della popolazione nelle varie fasce, per effetti sia sociali sia

economici -> CLASSI DI ETA’: ripartizione degli abitanti per analizzare la struttura della popolazione,

fatta ogni 5 anni, ma anche ogni anno -> PIRAMIDE DELL’ETA’: grafico con cui si possono vedere le

fasce basato su assi cartesiani (istogramma a canne orizzontali); prima classe: banda orizzontale (asse

ascisse) proporzionale al numero delle persone comprese in quella fascia d’età; sovrapposizione altre

fasce, rapportate al numero di persone comprese in esse; asse ordinate: anni varie classi -> classi che

diminuiscono progressivamente per l’incidenza della mortalità, e viene fuori così la forma di una

piramide (grafico che assume varie tipologie di forme quando si parla di Paesi a bassa natalità e a

progressivo invecchiamento, perché le età giovanili hanno meno persone rispetto a quelle adulte)

La piramide aiuta a leggere l’andamento di una popolazione (caratteristiche strutturali ed evoluzione

futura) -> piramide ad accento circonflesso: basa larga e restringimento in progressione, perché si ha

un Paese ad alto tasso di natalità e mortalità (Paesi più poveri dell’Africa Sub.); piramide con un

processo d’invecchiamento avanzato: rigonfiamenti nelle classi anziane e contrazione in quelle di

bambini e giovani

Sequenza di piramidi su una popolazione di uno stesso territorio, ma riferite ad anni diversi, ci aiuta a

capire l’evoluzione di una struttura grafica di un Paese; grafico che può essere diviso in due sezioni, in

modo tale da poter dividere la popolazione anche secondo il sesso

INDICE DI VECCHIAIA: rapporto demografico tra popolazione di 65 anni e più e quella di 0-14 anni

moltiplicato per 100 (es. p.133)

Confronto popolazione sotto i 18 anni e quella totale: es.p.133

Il rivelamento statistico della popolazione

Stime degli uffici anagrafici: metodo per la rilevazione della popolazione, utilizzati dalla maggior parte

degli Stati e aggiornati continuamente (dal 31 dicembre al 1 gennaio)

Censimenti: operazione statistica di rilevazione diretta per calcolare tutta la popolazione residente

nel territorio, si eseguono a scadenze regolari

ISTAT: Istituto nazionale di statistica, operativo in Italia dal 1926; principale produttore di statistica

ufficiale; obiettivi di ricerche metodologiche per poter migliorare i processi di produzione

d’informazione statistica e la conoscenza della realtà ambientale, economica e sociale del Paese

1861: primo censimento per conto di un Ufficio di statistica generale attivo presso il Ministero

dell’Agricoltura; da qui censimenti che si sono svolti ogni dieci anni fino al 2011 (1891 e 1941);

censimento nel 1936 per decisione del governo fascista di sostituire il periodo decennale con quello

quinquennale

Periodo della rilevazione che è cambiato spesso, ma dal secondo dopoguerra ad oggi si è svolto o a

ottobre o a novembre (minore mobilità della popolazione)

Popolazione RESIDENTE: dimore abituale nel comune (anche se temporaneamente assente alla data

del censimento); popolazione PRESENTE: presenti nel comune a una determinata data, anche chi

abita in un altro comune o all’estero

Pubblicazione dell’ISTAT più importanti: ‘Annuario statistico italiano ’ (dati statistiche su temi

ambientali, sociali ed economici del nostro Paese, comparati nella dinamica temporale e articolazione

temporale) e ‘Bollettino mensile di statistica’ (serie mensili aggiornate dei dati in campo demografico,

sociale ed economico)

Metà della produzione di dati statistici volta all’informazione economica, anche se, negli anni ’80, le

statistiche sociali si sono fatte avanti (valorizzazione da parte degli organismi internazionali)

Capitolo 11

1.

economia (< oikonomia, amministrazione della casa) indica l'insieme delle attività rivolte allo

sfruttamento e valorizzazione delle risorse e beni naturali, attraverso la produzione, circolazione,

distribuzione, lo scambio e consumo dei prodotti. Tali attività acquistano un significato, non solo

materiale, dall'individuo alle singole imprese, fino a insiemi più vasti quali Stati e oltre.

Geografia interessata alle attività economiche sia per la loro localizzazione e distribuzione spaziale sia

per le infinitite interazioni che producono alle varie scale (locale, regionale, nazionale, continentale e

globale). Mercato luogo e motore dell'economia, dove merci-materiali e virtuali frutto delle attività

umane-trovano collocazione nello scampio. Mercato è una parola polisemica.

L'economia rappresenta lo spazio sciale in cui l'uomo provvede a bisogni primari (es alimentazione e

abitazione), all'istruzione e alla cultura, fino ai beni voluttari.

3 settori economici:

1. primario: agric, allev, caccia, pesca, risorse minerarie e foreste.

2. Secondario: industria, energia edilizia e artigianato.

3. Terziario: commercio, banche, trasporti, istruzione, cultura, sanità, servizi e prestazioni

professionali in genere. Settore molto vasto e diversificato → a volte diviso in quaternario

(informazione e scambio di beni e servizi) e quinario (attività in campo intellettuale, come la

ricerca e l'istruzione superiore).

Lo Stato è l'essenziale quadro di riferimento per la definizione di un'organizzazione macroeconomica.

Popolazione attiva: somma degli occupati, dei disoccupati alla ricerca di nuova occupazione e

disoccupati in cerca di prima occupazione → totale di 42% popolazione VS popolazione non attiva:

minori, pensionati, invalidi, studenti, casalinghe e tutti quelli che non hanno volontà di offrire il

proprio lavoro. Secondo ISTAT popolazione divisa in 3 fasce d'età: giovani (0-14), adulti (15-64) e

anziani (over 65). la collocazione della popolazione attiva nei tre settori delinea il profilo

socioeconomico di un Paese. In italia i lavoratori attivi in agricoltura: 1861 oltre 10 milioni → 2010 un

milione e tendono ancora a diminuire, mentre cresce trend nei servizi. Rivedi parte delocalizzazione p

170.

per avere un quadro completo di un paese serve conoscerne la posizione degli addetti nelle

organizzazioni produttive, lo stato di welfare, Pil e pil procapite,indicatori socio-demografici come

tasso di mortalità infantile. L'indice di vecchiaia ha importanti conseguenze sociali nelle principali

economie: le prossime generazioni potrebbero vivere un collasso del welfare. I flussi migratori

riequilibrano in parte la situazione. Italia 2015 oltre 5 milioni di stranieri residenti, soprattutto giovani

in età lavorativa.

Tale profilo della struttura demografica per età, comune alla maggioranza dei paesi avanzati, indica un

ribaltamento degli equilibri socio-economici mondiali. Baricentro del mondo è passato nel secondo

dopoguerra dall'Europa all'America e si sposta verso l'Asia orientale.

Globalizzazione → trasformazione fisionomia non solo economica del paese → necessaria una nuova

lettura della crescente interazione spaziale tra i diversi sistemi dell'economia-mondo. Globale e locale

due scale importanti e ugualmente importanti dove si riscontra un notevole aumento delle

interdipendenze economico-spaziali. Il locale ha operato nell'emergere delle istanze regionali → infatti

profilerazione di stati negli ultimi settant'anni.

Globalizzazione ha agito sull'economia con fattori come: omogeneizzazione di modelli sociali e

comportamentali, dinamiche demografiche nell'Africa subsahariana e Asia meridionale, massicce

migrazioni verso Nordamerica ed Europa.

2.

in alcuni paesi meno avanzati, l'agricoltura e l'allaevamento innervano gran parte dell'intero ciclo

economico. Gli occupati nell'agricoltura tendono a diminuire a fronte di un generalizzato sviluppo

(vedi in italia). In Europa essi sono il 2% e contribuiscono per il 6% al PIL unitario. Invece situazioni

molto differenti come Zimbabwe 60% e contribuisce al 20%, Ghana 60% lav. Agricoltura (di cui il 90%

legato alla coltivazione di cacao) da cui tra 28% del PIL.

Si rivelano due opposti contesti:

agricoltura di sussistenza: trae dal lavoro agricolo tutto quanto occorre per il sostentamento

• individuale o di gruppo

agricoltura altamente meccanizzata e tecnologicamente sofsticata: avviata negli USA e poi in

• paesi Europa. È uno dei maggiori esiti della Rivoluzione verde o Terza rivoluzione agricola degli

anni 60, che ha contribuito a ridurre la fame nel mondo.

Molte iniziative, finanziate dalla FAO, dalla BM, da banche internazionali, hanno contribuito a

realizzare infrastrutture, ad acquistare macchinari agricoli, pesticidi e altri strumenti a introdurre gli

OGM(→ aumento notevole delle rese dei prodotti agricoli, cioè quantità di prodotto raccolto/ unità di

superficie, tonnellate/ettaro). Questa ampia modernizzazione dei sistemi agricoli ha portato al

superamento di modelli incapaci anche di rispondere a forti incrementi demografici.

Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 ONU ha sancito il diritto alla fame. I provvedimenti

da allora ci sono stati ma non bastano ancora: oggi oltre 800 milioni di individui soffrono la fame o la

sottonutrizione. Inoltre le innovazioni della Rivoluzione verde sono state contestate per uso massiccio

di agenti chimici, per introduzione di ogm, e per le difficoltà di molti piccoli coltivatori di accedere al

credito per finanziare i costi di tali innovazioni.

La distribuzione dei prodotti dell'agricoltura dipende soprattutto da habitat pedoclimatici specifici. Le

rese sono in funzione di tecniche agronomiche. Si tratta di realtà diverse nel dialogo alla continua

ricercadello scambio: acquisto di beni prodotti altrove e vendita dei propri beni da collocare altrove.

Queste tematiche attivano il fenomeno dell'interazione spaziale. Se i processi produttivi industriali

possono essere delocalizzati in modo abbastanza libero, per le produzioni agricole valgono molto le

ragioni pedologiche e soprattutto climatiche, sono più vincolate alle caratteristiche dello spazio.

L'odierna globalizzazione ha ancor più spinto sullo scambio mondiale di prodotti agricoli prima tipici

di regioni ristrette e poi della rapida diffusionedi diversi stili alimentari. Es introduzione di nuovi

alimenti prima sconosciuti, come il kebab in Italia.

La provenienza delle piante ha comportato continue evoluzioni non solo nell'alimentazione, e la più

importante è avvenuta dopo la scoperta dell'America con il cosiddetto scambio colombiano (TABELLA

P 174).

grano: introdotto dai Romani dal Medioriente in tutto l'impero, poi coltivato in america e australia,

come l'orzo, legumi e la vite. Il riso, che predilige suoli paludosi e clima subtropicale, arriva dal

Bengala. Mais dall'america centrale. Il caffè dal corno d'africa in europa nel XVII sec e poi trova larga

fortuna in America centrale e meridionale. Il cacao dall'America meridionale è oggi coltivato

soprattutto in Africa. Molta della frutta che mangiamo ha un'origine geografica lontana: sembra che

solo la fragola sia originaria dell'Europa. Molti prodotti, per la loro diffusione, si possono definire

globali: mais, grano, riso, caffè, cacao, tè , canna da zucchero.

L'agricoltura notevoli mutamenti nel tempo: Prima rivoluzione agricola: 10mila anni fa circa. Uomini


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Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bacchae2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof De Vecchis Gino.

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