Geografia delle mobilità
Il movimento, le mobilità
Il movimento è parte integrante della storia dell’umanità e della storia della Terra. Ogni luogo del pianeta è in ogni momento segnato da moti e ritmi che si manifestano sotto forme diverse. L’immobilità assoluta è una condizione che non si riscontra né in società né in natura, per quanto teoricamente venga creduta possibile. Il senso del movimento è proprio dell’uomo fin dalla sua infanzia. Le trasformazioni dello spazio naturale, che innanzitutto dipendono dal movimento e dalla sua energia, hanno sempre contrassegnato la storia dell’uomo sulla Terra. La mobilità è una caratteristica precipua delle società economicamente più dinamiche, ma anche in quelle più arretrate si manifesta, attraverso la coesistenza di forme innovative di movimento e forme più arcaiche. La mobilità, la dinamicità, la progressiva accelerazione nei cambiamenti (socioculturali, economici, territoriali) sono fattori essenziali che caratterizzano profondamente le società e talvolta, per via della crescente velocità, ne possono determinare un progressivo indebolimento della coesione e struttura.
Specialmente l’ultimo secolo ha visto un mutamento a ritmi accelerati che non sembra arrestarsi ma anzi accelerare:
- Considerazioni di ordine quantitativo: trasformazioni tecnologiche dei trasporti → facilitata la mobilità → nuovi modi e opportunità di spostamenti.
- Considerazioni di ordine qualitativo: combinazioni di movimenti e flussi di persone, cose e informazioni si sviluppano attraverso dinamiche sempre più complesse, molte delle quali possono produrre instabilità e stati di incertezza.
La tendenza generale della storia dell’umanità, con varia intensità, è un progressivo sviluppo delle mobilità, sia al livello dell’individuo sia delle società nel loro complesso. Lo stesso aumento della durata media della vita del singolo fa sì che esso possa compiere una maggior quantità di spostamenti. Tale aumento è avvenuto in ogni zona del mondo, seppure con risultati diversi.
Esempi di durata media della vita dal 1970 al 2011:
- Africa subsahariana: 44 anni → 56 anni
- Nord Africa e Medioriente: 52 anni → 71 anni
- Asia orientale e Pacifico: 61 anni → 73 anni
- America latina: 60 anni → 74 anni
- Giappone: 68 anni → 83 anni
- Italia: anni → 82 anni
Nel 2006 Jean Viard nota come ciascun cittadino francese si muova in media per 45 km al giorno, contro i 5 del 1950. Secondo le previsioni del geografo John Adams, nel 2025 un cittadino inglese si muoverà mediamente per oltre 90 km al giorno. Pur con qualche margine di incertezza, questi dati sono molto eloquenti. C’è da prestare attenzione anche alla qualità degli spostamenti: se negli anni 50 gli spostamenti erano soprattutto legati al lavoro, oggi il movimento è in prevalenza legato al tempo libero: vacanze, turismo, seconde case ecc. Il futuro prossimo appare orientato verso un ulteriore incremento dei movimenti, senza contare le crescenti correlazioni tra spostamento fisico di persone e la produzione massiccia di informazioni. La mobilità costituisce la caratteristica specifica delle società contemporanee ed è opinione diffusa che essa sia in qualche modo rappresentativa della maturità del cammino di modernizzazione di un Paese.
Il ruolo storico della mobilità
Nel corso della storia l’uomo ha perlopiù vissuto una vita da pedone: viaggi a raggio spaziale molto corto, uso di veicoli che sfruttavano l’energia umana o animale o naturale (vento, acqua ecc.). Il divario c’è sempre stato anche nella mobilità tra detentori di cospicue ricchezze e nullatenenti, ma oggi è notevolmente più radicale. Tendenza all’accelerazione del movimento → eccesso di mobilità → rischi sociali e ambientali. Si considerino ad esempio le trasformazioni riguardo al fenomeno turistico o a quello migratorio, o come possono cambiare le direzioni e le intensità degli spostamenti. Le società contemporanee procedono verso una dominante ipermobilità.
Inoltre, rispetto a prima, il tempo libero appare decisamente dilatato e offre a ogni individuo una gamma di scelte autonome, molte delle quali hanno una grande importanza nelle relazioni tra mobilità e territorio. Nuove manifestazioni sociali, sviluppatesi nel ‘900, risultano in continuo progresso e moltiplicazione delle mobilità. Tra i fenomeni che interessano lo sviluppo delle mobilità, il turismo è uno dei più consistenti. In esso sono diminuite le concentrazioni nel tempo e nello spazio: incremento quantitativo della mobilità, che risulta differenziata anche sul piano qualitativo. Le vacanze non sono più concentrate né in periodi dell’anno specifici, né in luoghi fissi. Se cinquant’anni fa si andava in vacanza soprattutto nella stagione estiva (specie ad agosto) e c’era un tradizionale stato di villeggiatura, adesso si assiste a un progressivo frazionamento del periodo delle vacanze e a un ampliamento degli spazi, perché si preferisce variare sempre meta piuttosto che rimanere fedeli a una sola. Inoltre, il fenomeno della seconda casa (in Italia sviluppatosi dopo il boom economico) sta mutando valore, e sempre più spesso si ha difficoltà a differenziare la residenza principale da quella secondaria. Questo modo di abitare in costante e crescente mobilità emerge soprattutto negli USA, in Canada e nell’Europa occidentale dove famiglie risiedono in più abitazioni a seconda della stagione o delle esigenze sociali e familiari.
L’obiettivo fondamentale si può riassumere nella possibilità di muoversi ovunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi modo lo si desideri → conseguenze positive e negative. Molti studiosi, parlando di ipermobilità, esprimono preoccupazione per la distribuzione e la distruzione delle risorse che la mobilità comporta. La mobilità deve avere dei limiti: divenendo eccessiva non soltanto è controproducente rispetto agli stessi obiettivi di autonomo movimento cui si vorrebbe tendere, ma rischia di ridurre la partecipazione dei cittadini ai processi democratici della loro comunità dalla quale risultano troppo spesso assenti. In che rapporto sono mobilità e libertà? Innanzitutto è da notare che libertà comporta anche la libertà di scegliere di non spostarsi. Pertanto un’organizzazione sociale del territorio che costringa a spostamenti continui per fronteggiare esigenze fondamentali non può ritenersi pienamente soddisfacente. In alcune culture poi si assiste a limitazioni o ostacoli alla libertà di movimento e circolazione, rilevante rispetto ai sessi. Inoltre, si aprono nuove prospettive per la mobilità legate a esigenze di sorveglianza, per via di migrazioni clandestine, pirateria, terrorismo.
Le trasformazioni dovute alla mobilità
Le trasformazioni profonde dovute alla mobilità coinvolgono tutti i luoghi, tutti gli individui e tutte le società, e si manifestano in diversi ambiti. Sono in primis legate alle dimensioni economiche, socioculturale, etiche e psicologiche. Senza contare che spesso la mobilità implica il confronto con l’alterità (si pensi alla circolazione, ai confini e alle frontiere ecc.). Perciò molte discipline sono interessate ad analizzare le tematiche relative alla mobilità: da quelle sociali alle antropologiche, dalle economiche alle turistiche, dalle ingegneristiche alle informatiche. Anche le scienze naturali e le scienze della Terra, dato che il movimento è un principio essenziale del pianeta e delle forme di vita: geomorfologia, geologia, climatologia, meteorologia, sismologia, vulcanologia, geodinamica (scienza che studia i processi che si svolgono, o si sono svolti, sulla e nella Terra).
Il movimento è attribuito alla litosfera, idrosfera, atmosfera e biosfera, ma si manifesta anche nelle interazioni complesse tra tutte queste sfere. Perciò è quasi inevitabile l’interdisciplinarità, l’incontro tra discipline, molto diverse tra loro per contenuti e metodi. Per quanto riguarda la geografia, essa è già in sé stessa interdisciplinare: è una disciplina crono-spaziale che evidenzia l’antropizzazione dello spazio terrestre, ossia l’insieme di interventi dell’uomo sull’ambiente al fine di modificarlo o adattarlo. La mobilità, ampliando le relazioni tra società nello spazio, diffonde modelli diversi ma alcuni tendono a imporsi producendo un processo di standardizzazione. Ma poiché potenzia l’azione dell’uomo e la rende più incisiva ed energica, è essa stessa motore di trasformazioni nel territorio con conseguente produzione di differenze. È normale dunque che la geografia mostri per essa un certo interesse e ne metta in risalto le relazionalità prodotte o la rete di flussi in atto, più che la coerenza di territori ben definiti da limiti. Alcuni rami della geografia si concentrano in particolare sulla mobilità e gli spostamenti: geografia dei trasporti, della circolazione, delle migrazioni, del nomadismo ecc.
Gli studi di Friedrich Ratzel
Rispetto a quanto abbiamo detto finora possono essere ricordati gli studi di Friedrich Ratzel. Questo studioso è uno dei fondatori della moderna geografia scientifica e al movimento ha assegnato un ruolo fondante nella ricerca geografica. Scrisse agli inizi del Novecento un’opera in due volumi: La Terra e la vita e Geografia comparativa. In esse ci sono due aspetti centrali che sono collegati alla mobilità: la vita stessa è un movimento e la vita interna produrrà sempre movimento esterno. Ogni aumento di massa origina un movimento, che a sua volta genera un’espansione. Come esempio viene riportato quello del corallo, dal cui diramarsi deriva la scogliera. Ratzel nota che l’ampliamento dello spazio della vita si ha dalla migrazione degli uccelli ai movimenti del mare, a un insieme di movimenti incessanti che germogliano nuova vita. Così collega in modo consequenziale i concetti di movimento ed espansione, trasferendo questa stessa relazione dal campo fisico-biologico a quello umano, giacché i membri di un popolo non hanno comportamenti così diversi dagli individui di una specie animale.
Rimarca che la mobilità è proprietà essenziale della vita dei popoli, anche di quelli apparentemente meno dinamici. Dice infatti Ratzel: “nell’evoluzione dell’umanità l’impulso che la spinge ad abbracciare uno spazio sempre maggiore è una delle più potenti forze storiche. La capacità di assoggettare lo spazio e di conservarne il possesso si perfeziona e si esplica tanto nella preistoria quanto nella storia dei popoli odierni, ed è la ripetizione di quanto si è compiuto già migliaia di volte nel regno vegetale e animale”. Seppure Ratzel abbia presente la società occidentale di fine Ottocento, alcune delle sue osservazioni sono utili tutt’oggi. Ad esempio per lui mobilità non significa solo lo spostamento di luogo compiuto dall’uomo, ma “tutte le sue capacità e inclinazioni, fisiche e psichiche, che crescendo sempre di più fanno delle comunicazioni, nel senso più largo del termine, una delle maggiori forze della civiltà”. Poco dopo dice che il movimento dei pensieri entra in campo e in proporzioni cospicue soltanto quando la civiltà materiale ha raggiunto il suo più alto grado. Ratzel sottolinea la rilevanza dello scambio dei pensieri reso possibile dalla posta, dal telegrafo, dai libri, dai giornali e in questo mostra di cogliere con consapevolezza la futura globalizzazione.
Concetti simili li aveva già espressi nell’opera precedente Anthropogeographie: ad esempio sottolineava come la mobilità comprendesse nono soltanto la capacità dell’uomo di trasferirsi di luogo in luogo, ma “specialmente da tutto quel complesso di attitudini, fisiche e intellettuali, di cui talune mirabilmente sviluppatesi, grazie a cui quella capacità diviene uno dei fatti fondamentali della storia umana”. Secondo Ratzel, seguendo il rapporto di causa-effetto tra accrescimento spaziale e sviluppo della mobilità, l'intensità dei movimenti risulta essenziale per valutare lo sviluppo socioculturale ed economico di una popolazione. Per lui l'evoluzione di una società, che ha come sintomo esterno il grado di progresso tecnica, è il risultato della mobilità che amplia gli spazi. “A un grado basso della civiltà gli orizzonti sono piccoli, i popoli occupano ancora spazi stretti, il suolo è percorribile solo nella misura conferitagli dalla natura”.
Queste considerazioni di Ratzel sono molto significative e non hanno trovato un adeguato seguito. In ambito geografico ha prevalso per lungo tempo un'analisi statica nelle relazioni tra società e ambiente, per cui i risultati della trasformazione venivano ridotti a una fotografia del presente. La geografia non può trattare lo spazio come semplice superficie fisica di supporto alle azioni della società, né presentare forme di immobilismo che sottendono l'inalterabilità delle strutture e la stabilità del mondo. In questo contesto si può riportare una significativa riflessione di Antonio Toniolo: “vi sono anche cause umane e storiche che portano a distribuire diversamente la popolazione sui continenti. In particolari zone di insediamento, gli uomini vivono fissi al suolo e visi addensano; in altre zone di movimento, la popolazione rada è in continuo spostamento; ciò è in parte legato all'ambiente naturale, che gli uomini sfruttano per la loro esistenza”. Toniolo poi riprende Ratzel e afferma che la mobilità sia caratteristica degli uomini.
Una visione statica (→ sbilanciata sull'osservazione della stabilità) si prospetta quasi come un obbligo di blocco al presente, che viene così interpretato in forme cristallizzate. La prima conseguenza è la concezione di uno spazio umanizzato privo di progettualità → la ricerca geografica si arresterebbe su un binario morto. Lo spazio reale è dinamico, pertanto se ne deve dare una visione prospettica. La geografia non deve limitarsi a spiegare il passato: il suo intento è spiegare il passato per comprendere il presente, dentro il quale si scorge il futuro. Il geografo deve interpretare del presente le potenzialità latenti e i possibili sviluppi. Infatti Giuseppe De Matteis rivolgeva questa critica: “Questa geografia, pur definendosi umana, lo era solo in parte, perché descriveva un mondo senza soggetti umani in azione. Essa non ignorava le componenti culturali, sociali, economiche e politiche, ma le trattava come ‘cose’ che nel passato avevano interagito con altre cose (l'ambiente fisico) per produrre le forme rivelate appunto dal paesaggio visibile. In altre parole questa geografia era in grado di dirci ben poco se non nulla, sui cambiamenti possibili. Non solo, ignorando il cambiamento, suggeriva implicitamente l'immutabilità del mondo e così chi la praticava finiva, anche senza volerlo, di giustificare l'esistente e l'ordine stabilito su cui naturalmente questo si reggeva”.
Il pensiero di Eraclito e Marinetti
Da queste riflessioni abbiamo compreso come il movimento sia a fondamento della Vita e delle trasformazioni della Terra, agganciandoci al ragionamento base del pensiero ratzeliano, che pone come centrale il rapporto umanità-pianeta. Questa idea non è recente nel pensiero umano ed è spesso associata alla metafora della velocità del fiume. Il “panta rei os potamos” è l'estrema sintesi del pensiero eracliteo, secondo il quale nel mondo naturale visiono un continuo movimento, una tensione interna, un'unione dinamica degli opposti, il tutto governato da un'armonia profonda. Eraclito esemplificò questo perenne movimento con la metafora del fiume, dicendo che è impossibile entrare due volte nello stesso fiume.
In tutt'altro periodo e contesto, anche Marinetti utilizzò la metafora del fiume, ma in particolare fece riferimento al diverso scorrere idrografico, al ritmo del torrente (simile a quello del galoppo di un cavallo) e del grande fiume (indolente, tortuoso, cadenzato). Il Danubio è per Marinetti il modello negativo di questa lentezza.
Le diverse velocità della Terra
Tornando in ambito più propriamente geografico, Ratzel fece delle riflessioni relative alle diverse velocità che caratterizzano i movimenti naturali della – e sulla – Terra. Da una parte individuò movimenti rapidissimi e violenti (come le eruzioni vulcaniche o i terremoti), dall'altra movimenti estesi ma lenti, che si possono rilevare solo nel corso dei secoli, tanto è scarsa la loro entità. Tali movimenti sono considerati nelle dimensioni spaziali e temporali. “Una catena come le Alpi non può che essersi formata nel corso di milioni di anni di movimenti. Ma la somma di questi piccoli movimenti contribuisce alla trasformazione della terra in misura maggiore che non le scosse violente dei terremoti e le eruzioni vulcaniche”.
La natura ha tempi diversi, e vanno considerati anche in rapporto all'azione antropica. L'umanità deve avere presente la gamma completa dei movimenti e dei tempi naturali, per tutelare la natura.
Movimenti nelle sfere del pianeta
Oltre ai movimenti fisici e astronomici del pianeta, vi sono quelli che si svolgono nelle sue varie sfere (atmosfera, idrosfera, litosfera, biosfera), tutte tra loro interagenti e concatenate → compongono un unico sistema. L'energia radiante fornita dal Sole costituisce il fondamento degli scambi di materia e di energia tra atmosfera, oceani e terre emerse. Da questa sorgente di energia derivano gli scambi di vapore acqueo e di acqua allo stato liquido, che sono processi essenziali per la vita sulla Terra e danno origine al ciclo dell'acqua.
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