Filmologia 12/02/16 17:06
In “ Storia del cinema e dei film” Bordwell/Thompson, vengono sdoppiati i termini “cinema/film”
La storia del film, pellicola come opera artistica ed è un sott’insieme della storia del cinema. Dopo la 2°
guerra mondiale, si ricerca un’identità specifica del cinema. Esiste a tal proposito una distinzione tra:
-‐Teoriche : sulla falsa riga della parola “poetiche”; è un tentativo essenzialistico ontologico di definizione
del termine “cinema”. Spesso è collegato ad una tendenza ejsenstajn avrebbe risposto con “è montaggio”.
Sono prescrittive, definire le norme per denominare il cinema tale.
-‐Teorie : si procede con definizioni metodologiche, non normative. Sono descrittive. (ad es. spiegare
funzionamento testo filmico).
Ambiguità semantica del termine “Film”. Può essere inteso come oggetto materiale (la pellicola) o come
opera estetica o oggetto merceologico (incassi).
Prenderlo in considerazione come oggetto materiale/oggetto merceologico significa parlarne come “ fatto
cinematografico”, altrimenti inteso come opera estetica è “ fatto filmico”. Quest’ultimo è il luogo
pertinente della filmologia.
Come nasce la disciplina della Filmologia?
Il cinema diventa studio scolastico a partire dallo sviluppo della filmologia nel secondo dopoguerra.
“Rivista internazionale di filmologia” fondata in Francia nel 1947, stesso anno fondazione della
Facoltà di Filmologia. La rivista, emigra negli anni 60 in italia, con il nome “Ikon”.
Christian Mezz (?): Parla di fenomeni filmici evocati prima, durante e dopo il film.
Prima-‐ finanziamenti, legislazioni, biografia dei cineasti etc.
Dopo-‐ influenza sociale, politica e ideologica; divismo
Uno dei maggiori teorici della filmologia è Etienne Souriau che in “ L’univers Filmique” del 1953 definisce
la dimensione del film come “ fenomeno filmofanico”, tema d’interesse già dal 45. Da filmofania,
neologismo della filmologia che sta per “apparizione di film”.
Gilbert Cohen-‐Sèat, nel 1946 pubblica “ Saggio sui principi di una filosofia del cinema”.
Con i primi studi di filmologia ci si piega ad una psicologia del cinema, anche per via dell’istruzione dei
teorici. Sia come psicologia della percezione (es. perché un’immagine piatta appare 3d; perché un
susseguirsi di immagini è percepito come in movimento) che come la psicologia dell’apprendimento
(esperimenti su bambini, su comunità manicomiali etc), la psicologia della memoria, psicologia delle
funzioni affettive (partecipazione emotiva o identificazione nei personaggi). Fondamentalmente
riassumibili in psicologia sperimentale e psicologia sociale.
La svolta
Negli anni 70 gli studi arrivando ad un esito. Secondo Mezz il fatto filmico in definitiva è un discorso
significante localizzato, intorno al quale il cinema costituisce un complesso più ampio con tre aspetti
predominanti: tecnologico, economico, sociologico. Il film è inteso come testo.
A sua volta la semiologia prende due svolte, quella del “cinema e audiovisivi” e quella “dell’analisi
testuale del film” (quest’ultima coincide con il discorso significante localizzato).
Secondo queste definizioni della filmologia classica il film è un oggetto dunque duplice: sotto il profilo
dell’immagine (sullo schermo) ma anche quello della materia. Le due analisi sono interdipendenti.
Una passione infiammabile, Paolo Cherchi Usai
“Cinema muto”: coinvolgente per lo splendore delle immagini spesso colorate e la suggestione
della musica eseguita dal vivo in sala. Ma non è la presenza o l’assenza del sonoro che fa di
una pellicola un film muto o meno. Il cinema sperimentale è stato spesso privo di suono ma
non per questo da un punto storiografico è omologato ai film delle origini ; viceversa il film di
Victor Sjostrom The Wind (1928), al quale fu applicata una colonna sonora quando l’opera era
già pronta per la distribuzione, appartiene a tutti gli effetti all’estetica del muto.
Tale epoca in ogni caso è per consuetudine inserita tra il 1895 (data del brevetto del
Cinematographe Lumiere) e il 1927 (proiezione di The Jazz Singer, Alan Crosland).
Ma le fotografie in rapida successione erano già note dal 1893 e ancora più indietro, dalle prime
apparecchiature di riproduzioni di immagini animate su un supporto sensibile. Macchine che
permettevano ad un unico spettatore alla volta di vedere le sequenze.
All’estremo opposto vi è il crepuscolo del muto che inizia con gli esperimenti di registrazione
diretta del suono su pellicola (primi studi sono del 1901). Un passaggio al sonoro che si
chiuderà nel 1935. La canzone dell’amore, primo film sonoro italiano, fu presentato il 7 ottobre
1930; URSS produsse film muti fino al 1935; l’ultimo film muto cinese, Mitu de gaoyang è del
1936.
Cos’è quindi un film muto? è un film prodotto e distribuito a fini commerciali negli anni
in cui il suono poteva essere inserito solo con l’impiego di dispositivi meccanici esterni
alla pellicola, con l’esecuzione di musica dal vivo. Alcuni studiosi trovano un livello più
profondo di differenza rispetto il binomio muto/colore, piuttosto che muto/sonoro,
sostenendo che il cinema subì una trasformazione strutturale tra 1911-‐17.
Il cinema del primo Novecento sapeva di essere muto e si definiva tale nella certezza che la
propria natura fosse una nuova forma d’arte. Le riviste specializzate usavano spesso la parola
“muto” per emancipare il cinema dal teatro e dalla parola scritta. I registi identificavano nel
cinema un’espressione di visione e gesto, e consideravano l’assenza del suono con un dato
costitutivo piuttosto che una limitazione.
Dal secondo Novecento il muto è diventato oggetto di archeologia e solo raramente di
spettacolo, ciò perché sembrava far parte di una tradizione ormai estinta.
I. Che cos’è un film muto.
1. Supporto
Alcune immagini in movimento erano stampate su supporti diversi dal film: è il caso del
Mutoscope, un cilindro sul quale sono disposti rettangoli di carta dalle dimensioni variabili. Su
di essi sono riprodotte fotografie che se osservate in rapida sequenza offrono l’impressione del
movimento continuo.
Il film diventa il supporto privilegiato dal 1894; le sue componenti fondamentali, che sia
una copia negativa o positiva, sono:
Vernice
Emulsione –(positivo o negativo) -‐ E’ la parte sensibile: formata da sali d’argento sospesi in
gelatina, la quale li lega al supporto. Grani che vengono “anneriti” dalla luce utilizzati fin dal
1895 grazie a George Eastman che così risolve i problemi di flessibilità e resistenza dei
precedenti supporti.
Base o supporto. La parte più spessa, in origine costituito da nitrato di cellulosa, facilmente
infiammabile, se pur la qualità della pellicola risultasse poi ottima. Nel 1950 viene sostituita
con l’acetato di cellulosa, ininfiammabile (per tal motivo chiamata pellicola di sicurezza o
“safety”), cui primi esemplari sono del 1909 e già sperimentata nel 1912 ma inizialmente poco
usata per via della scarsa qualità e il maggior costo del nitrato, diventa poi l’unica utilizzata,
assieme a, in qualche caso, il poliestere. Quest’ultima è tutt’ora nota come il supporto più
stabile e sicuro per la conservazione dei film a medio e lungo termine. Il problema dell’
infiammabilità è considerato superato definitivamente con i supporti in tracetato (dal 1945).
Oltre a questi strati vi possono anche essere:
-‐ una sottile patina di gelatina che protegge l’emulsione dai danni meccanici dovuti all’uso del
film e un ulteriore strato per prevenire la formazione di un alone sull’immagine o che le
impedisca di arricciarsi.
-‐ nei film sonori vi sarà inoltre una banda laterale nella quale verrà registrato l’audio (colonna
sonora); da ricordare che vi sono diverse tipologie del sonoro (muto; sonoro ottico, magnetico)
Da ricordare poi che tutti i supporti sono dotati ai lati di perforazioni che ne permettono il
trascinamento nelle apparecchiature di ripresa, sviluppo e stampa e in proiezione.
2. Formati.
Guarda primo capitolo introduzione del cinema muto.
3. Colore.
Il cinema muto utilizza il colore applicato ad una pellicola inizialmente bxw.
Due tipologie di pellicole:
1) Ortocromatica (contrasto netto tra bianco e nero): La pellicola in bxw prodotta fino agli
anni 20, sensibile ai raggi ultravioletti, violetti e blu, e &nbs
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