Cap 1: Dalle origini all’avvento del sonoro
Kinetoscopio vs cinematografo
Il kinetoscopio prevedeva la visione (uno spettatore per volta) di un filmato di alcuni secondi appoggiando l’occhio sull’oculare di un cabinato. Ideato da Edison e dal suo fido operatore Dickson, il Kinetoscopio rappresenta una visione singola. Al contrario, il cinematografo offre visioni collettive su grande schermo, ideato dai fratelli Lumière.
La prima proiezione pubblica Lumière avvenne il 28 dicembre 1895. Le prime “vedute” Lumière durano circa 50 secondi e sono prevalentemente scorci di realtà, le cosiddette riprese dal vero. Nel periodo del cinema primitivo era solito inserire questi “brevi film” all’interno di spettacoli più ampi, corredati dall’ascolto di fonografi, giochi di prestigio, balli, ecc.
Nel 1904 nasce la prima società di produzione cinematografica italiana, la Alberini & Santoni su iniziativa del massone Filoteo Alberini. Nel 1905 viene presentato al pubblico il film “La Presa di Roma”, considerato per convenzione il primo film italiano a soggetto (vedi approfondimento capitoli successivi).
Cap 2: Modi di rappresentazione / Messa in scena / Cinema italiano anni ’10
Tra il 1912 e il 1914 si sviluppa con grande fervore la produzione cinematografica italiana. Si sperimentano stili narrativi ed estetici, e i generi che dominano sono:
- Kolossal storico: grande attenzione alla spazialità e al quadro
- Dramma passionale
Dagli anni ’10 si dibatte molto sulla questione dell’autore cinematografico, con i ruoli contrapposti del soggettista e del direttore artistico (metteur en scène), ma anche riflessioni sui compiti che ha il mezzo cinematografico. Vediamo le tesi in quegli anni, del critico cinematografico Menini e quella del produttore Ambrosio:
- Menini: il direttore di scena è come il suggeritore in teatro (un sottoposto poco importante), il vero pilastro della cinematografia è il soggettista.
- Ambrosio: il primo artista e vero pilastro del cinema è il direttore di scena.
Stravagante ma allo stesso tempo comprensibile (la critica cinematografica era ancora in via di definizione) sono le varie recensioni di Menini, che darà risalto all’importanza del direttore artistico (in contrasto con quanto letto poc’anzi) poiché solo lui conosce i segreti della nascente cinematografia. Inoltre, molte volte apprezzerà film con soggetti alquanto deboli ma con elementi degni di nota quali interpretazione attoriale, la fotografia, la messa in scena. Allora Menini la pensa in realtà come Ambrosio.
Nei primi anni del ‘900 si possono distinguere due stili di recitazione:
- Latino (a tutto corpo / esagerato)
- Anglosassone (facciale / controllato)
Già nel 1910 negli USA la recitazione latina verrà messa da parte, preferendo una mimica facciale morigerata e il controllo delle emozioni, con la conseguente affermazione della recitazione naturalistica. In Italia e in Europa, la situazione procederà a rilento, e ancora per qualche anno la recitazione “a tutto corpo” sarà presente in quasi tutta la filmografia.
Sarà poi anche grazie alla distribuzione dei film della Vitagraph a far conoscere al grande pubblico questo nuovo modo di fare cinema, avvicinando ulteriormente la MDP ai volti degli attori. Un bollettino della Vitagraph recitava: “Sono più che semplici pellicole, contengono l’essenza della vita. Gli attori agiscono come persone reali, fanno le stesse cose che facciamo noi comuni mortali.”
Cap 3: Attori e divismo
Ovviamente gli attori del cinematografo hanno subito una grande influenza dalla tradizione teatrale. Per esempio, Fregoli, nel suo periodo di attività tra il 1899 e il 1902 utilizza il cinematografo a conclusione dei propri spettacoli. Le risorse espressive del cinema vengono messe a disposizione dell’attore, come Fregoli dietro le quinte.
Anche il primo film italiano a soggetto (“La Presa di Roma”) ha interpreti e scenografi con forti esperienze teatrali, come richiesta esplicita dello stesso Alberini. Gli attori del cinematografo vogliono essere riconosciuti, e questo sarà uno dei motivi che spingerà la MDP ad avvicinarsi sempre di più al set.
Aperte le prime case di produzione (dal 1905 in poi) nacque anche la necessità di avere figure professionali attoriali al servizio delle suddette. Si preferirono attori di compagnie teatrali dialettali e filodrammatiche, contenti di conseguenza gli interpreti poiché potevano guadagnare di più nel cinematografo e liberarsi dalla professione secolarmente girovaga dell’attore teatrale.
Dal 1910 a seguire si darà luogo al divismo, il modello è preso dal film danese “L’Abisso” in cui l’attrice Asta Nielsen, con il suo ballo sensuale (chalupe), esprime tutta la sensualità di donna dominatrice, decisa a battersi per la propria affermazione sociale, pronta a condurre il gioco della seduzione. La Nielsen porta a riflettere sulla necessità di cambiamento sociale che la donna sta avendo in quel periodo.
Con il film “Ma l’amore mio non muore” di Caserini (1913) e interprete Lyda Borelli nasce anche in Italia il diva film. Tutte le case di produzione fecero a gara per accaparrarsi una diva da sfoggiare:
- Francesca Bertini —> Caesar Film —> Bertini Film
- Lyda Borelli —> Cines
- Pina Menichelli —> Itala Film
Ogni grande diva aveva il proprio operatore di ripresa di fiducia, infatti a loro interessava non tanto rendere affascinante il personaggio interpretato, ma l’immagine stessa della diva. I temi ricorrenti nel diva-film sono donne adultere che affrontano l’uomo in frenetici corpo a corpo, sfidandoli con il loro fascino e dettando legge in materia d’amore. Diedero al pubblico femminile un modello di emancipazione, soprattutto per quel che riguarda la sfera privata.
Da ricordare anche i divi, come Bartolomeo Pagano (Maciste) e Emilio Ghione (Zala Mort). Ruoli che avranno accollati per tutta la loro vita e carriera.
Cap 4: La politica dei generi
Nel cinema primordiale e muto, i pubblicisti non sono interessati a catalogare con etichette ben definite i film che promuovono o recensiscono. Le definizioni come “Diva Film”, “Cinema in Frac”, “Atletico Acrobatico”, sono tutte posteriori. All’epoca si utilizzavano definizioni come [Visione Storica] [Dramma Passionale] [Tutto Brio e Movimento]… Inoltre, i critici tendevano a considerare ogni film come “Opera Individuale” dandone importanza ogni qual volta questa apportava progresso.
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