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Introduzione al cinema muto italiano

Introduzione

‘Vecchio cinema italiano’ e sua ricerca storiografica risultati significativi solo primi anni ‘70; verso fine decennio, dopo convegno di Brighton (1978), matura interesse più vivo verso cinema internazionale delle origini.

Capitolo 1. Il cinema italiano dalle origini all’avvento del sonoro: un quadro introduttivo

I primi passi del cinematografo, tra continuità e novità

Tra 1895 e 1996 in Italia visione immagini fotografiche in movimento (tra nuova curiosità scientifica/nuova attrazione). Questa nuova forma è divisa in due sistemi di consumo diversi:

  • Kinetoscopio di Edison/Dickson, Usa (film brevissimo in scala ridotta per 1 spettatore alla volta);
  • Cinématographe fratelli Auguste/Louis Lumière che avevano industria articoli fotografici a Lione (immagini proiettate a grandezza naturale per visione collettiva).

Kinetoscopio arrivò in Italia prima del cinematografo Lumière (primavera 1895), però fu presto soppiantato da quest’ultimo (arrivato nella primavera 1896 - Roma).

Primi film Lumière meno 1 minuto, 1 inquadratura; soggetti sono riprese ‘dal vero’ di eventi/scorci città/folle/luoghi esotici, seguite presto dai primi film di finzione (scene farsesche, film a trucco, soggetti religiosi, ecc).

Fino al 1905 film distribuiti in Italia soprattutto prodotti esteri (Francia già con produzione pressoché industriale, con società come Lumière/Pathé/Gaumont).

Alcuni pionieri italiani già prima del 1905 brevi film (anche se in condizioni artigianali): oltre riprese operatore Lumière Giuseppe Filippi, anche brevi film fotografo Italo Pacchioni (“Il finto storpio al Castello Sforzesco”) - forse il primo a realizzare film di finzione in Italia.

Programma tipico di proiezioni (tra fine ‘800-primi ‘900) più titoli (quasi 20; poi si riducono man mano che durata aumenta) e generi, affiancando alle scene dal vero film a trucchi/comiche/drammi realisti/edificanti.

Cinema non si impone subito come spettacolo autonomo: buona parte prime proiezioni, per almeno 10 anni, all’interno di altre forme spettacolo (caffè concerto/teatro di varietà, insieme numeri illusionismo/balli/teatro d’ombre, ecc).

Dallo stupore collettivo al cinema delle fiere

Cinema appare come evento misterioso/seducente, quasi in grado di sconfiggere morte. Entusiasmo tuttavia tende a spegnersi presto e cinematografo ha momento crisi (soprattutto al Centro-Nord dove c’era pubblico borghese-aristocratico):

  • Prezzi troppo alti;
  • Difficoltà tecniche compromettevano qualità proiezioni/incolumità spettatori.

Per fortuna interviene fenomeno cinematografi ambulanti cinema sopravvive e si fa conoscere anche nelle zone rurali.

La nascita di un pubblico e di una produzione

Situazione tende a mutare intorno al 1905 con progressivo aumento metraggio pellicole, perfezionamento proiettori, riduzione prezzi ingresso, miglioramento attrezzature, crescente necessità di rinnovare offerta film (e conseguente evoluzione generi/soggetti) condizioni per diffusione sale cinematografiche stabili (soprattutto a Torino/Milano/Napoli/Roma).

Dopo iniziative pionieristiche di abili esercenti (Filoteo Alberini a Roma, Rodolfo Remondini a Firenze), nascono ovunque imprese per l’esercizio e le sale cominciano a qualificarsi in base alla composizione sociale del pubblico:

  • Nei centri cittadini sale importanti/eleganti, ‘prime visioni’;
  • Nelle periferie locali per pubblico popolare delle borgate, locali di secondo e terzo ordine.

Nonostante ritardo quasi 10 anni rispetto a Francia/Usa, questi fattori pongono basi per decollo produttivo anche in Italia che, avendo ‘saltato’ la fase di ‘aggiustamento’ del mezzo che invece hanno affrontato gli altri Paesi, sviluppa in tempi brevi un’attività competitiva.

Prima società di produzione italiana Alberini & Santoni: a Roma a fine 1904, da Filoteo Alberini. Realizza nel 1905 “La presa di Roma” (per celebrare 35° anniversario ingresso truppe italiane nella futura capitale Stato unitario). Primo film italiano a soggetto realizzato da una casa di produzione.

Tra 1906/1907 si configura caratteristica che rimarrà fino alla crisi anni ‘20 policentrismo = più centri produttivi sparsi nella penisola (non come in Francia 1 capitale con 2/3 grandi case). Caratteristica presente fin dal 1905 (anno in cui si ebbero 50 film prodotti da 10 diverse aziende, sparse in 7 città). Anche Torino si stava imponendo come centro produttivo (seguita da Napoli): 1906 nasce società collettiva Ambrosio & C. (da Arturo Ambrosio); 1907 Carlo Rossi & C. (da cui ceneri nascerà 1908 Itala Film di Sciamengo e Pastrone).

Differenza queste ultime iniziative da primi tentativi è che ora sono società interessate principalmente a produzione; e che esse investono in modo strutturale su sviluppo stabilimenti (per gestire iter lavorazione film da ideazione soggetto/sceneggiatura a realizzazione-che necessita teatro di posa, per arrivare in rari casi alla post-produzione-montaggio/perforazione/sviluppo/stampa).

Risposte positive mercato fanno del 1906-1907 seconda fase sviluppo: strutture organizzative e maggiori società rivoluzionate da apporto nuovi finanziatori - 1906 Alberini & Santoni diventa Cines; 1907 Ambrosio diventa Società Anonima.

Inoltre, crescita non coinvolse solo settori esercizio/produzione ma si rafforza anche distribuzione. Queste condizioni positive di sviluppo cominciano a essere discusse/supportate da stampa di settore in rapida ascesa e dai primi scritti intellettuali dedicati al nuovo medium.

La crisi del 1909

Da 50 titoli 1905 si passa a 370 nel 1908. Nel 1909 però il settore subisce gli effetti di una crisi più generale:

  • Distribuzione vivrà fase sofferta riorganizzazione, con graduale passaggio da sistema vendita diretta pellicole a quello noleggio;
  • Produzione alcune società (Cines) ebbero perdite significative;
  • Si avverte logoramento delle tipologie narrative.

Conseguenza negativa crisi è sovrapproduzione (eccesso offerta titoli rispetto capacità assorbimento nel mercato interno). Produttori italiani devono quindi aumentare loro visibilità internazionale primo cinema italiano dimostra rapida capacità penetrare nei mercati esteri (es. inglese; dal 1908 case italiane affermate su principali mercati europei).

La produzione in serie e la nascita del film d’arte

Affermazione noleggio riduce ciclo temporale sfruttamento film, rendendo necessario continuo rinnovo offerta, che deve essere estesa/riconoscibile, differenziata per genere/di qualità (per creare clientela abituale). Si hanno così produzioni in serie dalle forti caratteristiche di ‘marchio’ aziendale:

  • Dal 1909 Itala Film introduce la comica seriale con personaggio fisso (serie Cretinetti di André Deed);
  • Ambrosio introduce Robinet (di Marcel Fabre);
  • Cines introduce Tontolini (di Ferdinand Guillaume).

Anche se comica adesso è prodotto più esportabile (riconoscibilità personaggi), cicli di film non solo genere comico - 1909 Ambrosio inaugura (con “Spergiura”) la ‘Serie d’oro’ per le produzioni più impegnative, spesso tratte da fonti storico-letterarie; 1911 Cines inaugura (con “I Maccabei” e “La Gerusalemme liberata”) la ‘Serie artistica’ (poi ‘Serie Princeps’).

Questi sono primi tentativi italiani di produrre cosiddetti ‘film d’arte’ (scenografie verosimili con valore evocativo, riprese paesaggio/città d’arte, recitazione alto livello, elevati contenuti storici/letterari, forte valore istruttivo/pedagogico), formula ispirata analoghi tentativi case francesi (Film d’Art). Valore aggiuntivo a questi film: celebri attori teatrali come Ermete Zacconi, Ermete Novelli, Ruggero Ruggeri.

Inoltre vengono realizzate nuove sale, più capienti/eleganti, visto l’allargamento della base sociale del consumo cinematografico.

Il boom produttivo e l’avvento del lungometraggio

Superata crisi 1909, cinema italiano vive fase decollo e frenesia produttiva (da 1909 fino primi anni ‘20; ma boom soprattutto tra 1912-1914). Tuttavia sul decollo grava ancora la dispersione iniziative per mancanza società veramente solide (finanziamenti soprattutto da fondi personali; banche diffidenti). Altra debolezza del nostro primo cinema: inadeguatezza tecnologica (divario tecnologico con Francia/Germania/Usa da subito).

Ciononostante, profitti esportazione permisero investimenti in film non solo più curati, ma anche più lunghi della media (allora erano 250-300 metri, cioè 10-15 minuti), soprattutto per quanto riguardi i film storici (180-200 metri). Es. “Gli ultimi giorni di Pompei” (1908) di Ambrosio di 366 metri, con respiro narrativo inconsueto per l’epoca (valorizza dimensione estetica/culturale).

Aumento lunghezza incoraggia inoltre risoluzione due problemi strutturali:

  • Efficacia delle invenzioni scenografiche;
  • Costruzione intrecci narrativi più distesi/complessi.

Ecco nel 1911 “L’Inferno” della Milano Films (1200 metri), “La Gerusalemme liberata” de Cines (1000m), “La caduta di Troia” de Italia Film (600m) si apre strada a graduale affermazione lungometraggio. Affermazione lungometraggio mette in crisi il film comico, legato a durata breve; riusciranno in qualche modo a sopravvivere rinnovandosi andando a complicare gli intrecci (attingendo da pochade -comica- teatrale).

Affermazione lungometraggio fortemente legata a crescente successo de ‘film d’arte’. Primi segni lungometraggio già nel 1908-1909, ma svolta definitiva fu distribuzione “Inferno” (Milano Films), accolto positivamente anche da intellettuali. La realizzazione di un kolossal come “Cabiria” (1914, Itala Film), di Giovanni Pastrone in collaborazione con Gabriellino D’Annunzio mostra il potenziale produttivo di alto livello capace di competere con altre grandi case internazionali.

Cinema, cultura e lavoro intellettuale

Crescente affermazione cinema in medium popolare rappresenta il momento significativo di un processo di industrializzazione della cultura più ampio (che già era iniziato fine ‘800). Da primi film 1905-1906 fino 1911-1912 cinema italiano sfrutta molto i soggetti de letteratura/teatro. Con lungometraggio, cinema chiede a scrittore professionista stesso di entrare nel processo adattamento (non bastava più solo attingere da repertorio letterario). Questa figura considerava cinema fonte profitto e minaccia a propria identità artistica.

Può allora succedere che coinvolgimento scrittore in film sia tutta o in parte frutto simulazione a fini commerciali (D’Annunzio in “Cabiria”), che vende solo sua ‘firma’; Verga invece fece opposto spesso non volle vedere suo nome. Altri casi scrittori assunsero ruoli direttivi (Zorzi/Zuccoli che passano a regia) o anche nella costituzione di case produzione (Lucio d’Ambra, anche se eccezione).

Gli attacchi al cinema e l’introduzione della censura

Cinema ormai medium popolare attira crescente attenzione osservatori: entusiasmo ma anche critiche aggressive (che tradiscono evidente disagio di fronte cambiamenti; cinema capro espiatorio insicurezza più profonda), in particolare verso sua potenza suggestione/presenza contenuti visibili ‘immorali’.

20 febbraio 1913 svolta normativa di Giolitti: obbligo autorizzazione preventiva alla proiezione e vieta pubblica rappresentazione determinati contenuti contrari ‘al buon costume/pubblica decenza/a reputazione nazionale/scene macabre che possono impressionare/istigare al delitto’. Come se cinema fosse ‘potente scuola del male’.

La guerra e il declino di Torino

I GM (estate 1914) vari effetti negativi calo esportazioni (Usa chiude importazioni da Europa). Importazioni invece aumentano (Usa ne trae vantaggio; unica produzione non intaccata da guerra, almeno fino 1917). Durante anni Guerra cinema Usa pone basi sua futura egemonia:

  • 1917 arriva in Italia “Intolerance” (Griffith) e “The Cheat” (De Mille), insieme comiche Sennett, Roscoe Arbuckle, primo Chaplin.

[Brunetta avanza ipotesi: “forse c’è collegamento tra gittata internazionale nostro cinema muto e il modificarsi de politica de generi; dopo 1914 produzione concentrata su forme familiari de salotto liberty e de habitat de città europea primo Novecento”.]

Rapido declino film storico. Emerge invece dramma passionale di epoca moderna (spesso ambientato nell'aristocrazia con protagoniste donne), detto ‘cinema in frac’: apre strada fenomeno divismo in Italia. Dive italiane negli anni de ‘diva film’ (1915-1920) compongono alcuni modelli immaginari di identità femminile (femme fatale demoniaca, innocente sventurata, donna perduta, ecc), già codificati nel ‘800 da teatro/poesia/pittura/narrativa popolare.

Entrata in guerra Italia porta rallentamento produttivo. A successo ‘diva film’ si aggiungono film finzione di propaganda bellico-patriottica (produzione basso profilo realizzata in fretta; es. “Patria mia!” o “Morte alle spie!”). Presenti anche i film ‘dal vero’, dal fronte di guerra (anche se per Censura si limitano a sole retrovie). Censura si fa più dura (blocca produzioni a soggetto costose, aumentando crisi settore). Durante Guerra rovesciamento poli produttivi Torino-Roma (declino produzione torinese è sintomo più generale indebolimento settore).

1918 anche dopo fine I GM no ripresa: continua trend aumento importazioni (Francia/Usa). Crisi anche per incapacità proporre formule nuove a pubblico.

L’avventura fallimentare dell’UCI

A inizio 1919 industria cinematografica italiana tenta fermare crisi settore 30 gennaio 1919 Unione Cinematografica Italiana (UCI). Società nata anche grazie a due grandi istituti di credito (Banca Italiana di Sconto e Banca Commerciale), che punta a:

  • Controllo quasi monopolistico della produzione;
  • Tenta strategia di concentrazione ‘verticale’ (per sfruttare prodotto-film da sua ideazione a consumo nelle sale) (per contrastare dominio Usa).

UCI però non riuscirà a portare formule nuove/originali. Si rivela presto prodotto di una speculazione (necessità banche reinvestire profitti guerra per sottrarli al fisco?). Nonostante crisi strutturale cinema italiano, consumo cinema è in aumento. Però tutto cinema americano con nuovi divi come Mary Pickford, Douglas Fairbanks, Chaplin. Unica vitalità produttiva in qualche genere di nicchia (es. film atletico-acrobatico con serie di Maciste).

Verso un cinema di retroguardia

Messa in liquidazione (1921) Banca Italiana di Sconto aggrava crisi UCI. Dal 1921 produzione cala. Mentre tra 1919-1920 erano aumentate le società per azioni (ma solo per interessi speculativi). Dispersione iniziative produttive genera solo società deboli, e divario ormai incolmabile tra qualità cinema italiano e maturità espressiva altre cinematografie (Usa-regole narrazione classica, Urss-sperimentazioni ideologico formali, Germania-cinema espressionista/kammerspiel, Francia-première vague).

Cinema italiano scivola nella retroguardia. Piano italiano per riconquistare mercati ‘ritorno all’antico’: riproporre vecchi generi di primi anni Dieci. Es. kolossal storico “La nave” 1921 di D’Annunzio, “Quo Vadis?” 1924 di D’Annunzio e Georg Jacoby, “Gli ultimi giorni di Pompei” 1926 di Amleto Palermi e Carmine Gallone.

Segni fine successo anche per altro genere: melodramma mondano, dove contenuti narrativi appaiono inattuali (diversi da ironia/fresca modernità prodotti Hollywood).

Il fenomeno Pittaluga

Crisi cinema italiano porta molti protagonisti emigrare: Bartolomeo Pagano, Emilio Ghione, Augusto Genina, Maria Jacobini. Fallimento UCI apre però nuovamente spazi mercato a piccoli produttori indipendenti (oltre Pittaluga, anche alcuni produttori napoletani che propongono film per pubblico regionale/comunità italiane all’estero, come Gustavo Lombardo).

1926 Banca Commerciale, ormai quasi unica proprietaria UCI, la cede a unico imprenditore cinematografico sopravvissuto crisi: Stefano Pittaluga. Aveva iniziato come distributore di zona in Liguria nei primi anni ‘10; 1914 Società Anonima a Torino; sua fase sviluppo grazie sale prime visioni/distribuzione film americani ancora senza filiali italiane.

Anche se suo obiettivo principale è monopolio esercizio/distribuzione, si occupa anche produzione: delinea progetto controllo verticale del mercato (simile majors Usa). Sua proposta è realizzare pochi film ma di qualità. Genere principale di questo tentativo di rilancio produttivo è film atletico-acrobatico (grazie contributo Bartolomeo Pagano-Maciste, ormai da più di 10 anni in attività- prima apparizione in “Cabiria”).

La politica del regime e l’avvento del sonoro

In questi anni anche Stato comincia interessarsi a cinema regime fascista durante suoi primi anni continua azione controllo Censura precedente monarchia. Da fine 1922 anche primi film propagandistici (“A noi!” di Paradisi e “Il grido dell’aquila” 1923 primo film finzione filo-fascista); ma comunque non grosse pressioni su produttori.

Primo intervento governo per riparare crisi 18 giugno 1931: possibilità dare crediti a produttori e premi in denaro calcolati su incassi. Se non interviene fortemente su produzione a soggetto, si occupa invece molto del documentario.

1926: Unione Cinematografica Educativa (Luce) diventa ente statale Mussolini lo trasforma in unico strumento di informazione/propaganda delle attività del regime. Nel frattempo graduale diffusione film sonoro.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EmmaVit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filmologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Canosa Michele.
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