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Sunto di Ergonomia prof. Tosi –
libro consigliato Ergonomia e Progetto Tosi
1. Ergonomia per il progetto
Esigenze dell’utente, requisiti del prodotto
2.
3. Il rapporto uomo-ambiente-prodotto
4. La componente fisico-dimensionale: riferimenti di
antropometria
5. La componente funzionale: elementi di biomeccanica
occupazionale
Problemi progettuali e criteri d’intervento
6. –
Capitolo I Ergonomia per il progetto
1.1) INTRODUZIONE
Secondo la più recente definizione formulata dal SIE, Società Italiana di Ergonomia
“l’ergonomia è un corpus di conoscenze interdisciplinari in grado di analizzare,
progettare e valutare sistemi semplici o complessi, nei quali l’uomo figura come
operatore o come utente. Il suo obiettivo è l’adattamento delle condizioni
ambientali, strumentali e organizzative in cui si svolgono le attività umane, alle
esigenze dell’individuo definite sulla base delle sue esigenze fisiologiche,
e dei compiti che egli è chiamato a svolgere”.
psicologiche e socio-culturali,
L’ergonomia è nata ufficialmente alla fine degli anni ’40 come studio del lavoro umano,
rivolta nel suo periodo iniziale allo studio dei sistemi uomo-macchina sulla base delle
conoscenza interdisciplinari relative al fattore umano, ossia alle caratteristiche fisiche e
dell’uomo e, in particolare, ai limiti, alle capacità e alle esigenze dell’uomo
psico-percettive
al lavoro. Il termine ergonomia ha assunto significati progressivamente più estesi
dell’originario adattamento del lavoro all’uomo, che comprendono oggi l’analisi, la
e la progettazione dell’interazione
valutazione uomo-ambiente-prodotto nei diversi
contesti in cui si svolgono le attività dell’uomo. Il ruolo della ricerca ergonomica trova la
sua collocazione e la sua carica innovativa proprio nella sua capacità di affrontare e
risolvere i problemi concreti e sempre nuovi posti dall’evoluzione tecnologica e sociale, e
dalla evoluzione delle forme e dei contenuti del lavoro, e di tradurre le conoscenze
scientifiche sul fattore umano in metodi di indagine, arricchendo il quadro delle
conoscenze attraverso i risultati delle sperimentazioni. I contenuti e l’evoluzione
dell’approccio ergonomico possono essere letti attraverso alcune parole chiave proposte
dalle diverse definizioni, e attraverso la progressiva estensione del loro significato che
segue l’estendersi della capacità di intervento dei nuovi settori aperti dall’innovazione
tecnologica e sociale. Queste parole chiave sono:
rappresenta il carattere distintivo dell’ergonomia sino dalla sua
- Interdisciplinarità:
L’ergonomia nasce come
formazione. corpus di conoscenze, approccio
interdisciplinare, osmosi di conoscenze, ossia come ambito di studio e di intervento
nel quale di integrano conoscenze e strumenti metodologici proveniente da
G. Mantovani, l’ergonomia si occupa dei
differenti settori disciplinari. Come afferma
problemi dell’individuo nella sua relazione con l’ambiente e con gli oggetti;
insieme delle attività dell’uomo,
- Lavoro: oggi inteso come rappresenta la
dell’ergonomia. Lo stesso termine greco
seconda parola-chiave ergon, ammette
“lavoro”,
una serie di significati dal più limitato ossia ciò che facciamo per vivere, al
“attività”
più esteso che introduce un ambito di ricerca e di intervento rivolti allo
studio e alla progettazione dell’interazione uomo-ambiente-prodotto nell’ambito di
tutte le attività di lavoro e di vita quotidiana;
avviene tra il lavoro e l’uomo e sottolinea un radicale cambiamento
- Adattamento:
di prospettiva nello studio del rapporto uomo-ambiente-prodotto, che presuppone di
spostare l’oggetto di interesse dalle caratteristiche e dalle prestazioni dell’oggetto
all’effetto sull’uomo che queste producono.
Nell’arco di circa 50 anni di vita l’ergonomia segue quindi due linee di sviluppo, segnata la
prima dall’apertura del suo campo di interesse dallo studio del micro ambiente costituito
dal luogo e dalla postazione di lavoro alla valutazione e progettazione dei sistemi e, la
seconda, dalla progressiva focalizzazione dell’utente reale e della specificità
dell’interazione utente-prodotto come centro e obiettivo del suo intervento. Non è più
l’uomo genericamente inteso ad essere oggetto di studio, ma l’utente all’interno del
reale
contesto in cui si opera, contesto del quale l’utente diviene parte integrante insieme alle
richiesti ed all’ambiente organizzativo e sociale nel
attrezzature che utilizza, ai compiti
quale opera. Alle conoscenze sulle caratteristiche antropometriche, fisiologiche e psico-
percettive dell’uomo si affiancano le conoscenze sulle capacità e i bisogni dello specifico
le verifiche sulla sicurezza e l’usabilità di prodotti e sistemi, che
individuo e, infine,
rappresentano oggi uno dei terreni privilegiati della ricerca e della sperimentazione
ergonomia.
1.2) L’EVOLUZIONE DELL’APPROCCIO ERGONOMICO
L’obiettivo dell’ergonomia è la progettazione e la realizzazione di oggetti e di ambienti
adatti all’uso umano e adeguati all’impiego per il quale sono destinati e, in questo senso, si
possono definire ergonomici gran parte degli oggetti d’uso e degli strumenti di lavoro
tradizionali. Sedie, tavoli, stoviglie, martelli ecc., sono oggi realizzati con materiali e
procedimenti produttivi un tempo sconosciuti, ma la loro forma, la loro dimensione e le loro
caratteristiche tecniche di base si sono formate e affinate nel corso dei secoli come
di una conoscenza non scientifica delle caratteristiche dell’uomo e delle sue
risultato
esigenze. Alcuni autori hanno proposto una lettura delle successive fasi di evoluzione
dell’ergonomia che si basa sul rapporto tra ergonomia ed evoluzione tecnologica. Un
periodo, in parte antecedente alla nascita ufficiale dell’ergonomia, viene collocato tra
primo
gli anni ’40 e la prima metà degli anni ’50. L’approccio ergonomico si identifica in questa
fase con l’adattamento del lavoro all’uomo inteso come capovolgimento della
prospettiva di analisi propria del taylorismo. L’interesse dei primi studi ergonomici è rivolto,
in particolare, all’adattamento delle attrezzature di lavoro e delle condizioni ambientali che
il posto di lavoro. Al centro dell’attenzione è posto
definiscono il lavoratore in rapporto alla
macchina, nel microcosmo della postazione lavoro, analizzata al di fuori del contesto
organizzativo e sociale in cui è collocata. Un secondo periodo è collocato tra la fine degli
anni ’50 e la metà degli anni ’70 quando il costo della mano d’opera e la crescente
attenzione alla tutela della sicurezza dei lavoratori impongono alle industrie di garantire la
sicurezza delle condizioni in cui vengono svolte le lavorazioni industriali. Oggetto di studio
dell’individuo nella sua postazione di lavoro, ma la relazione
non è più solo la prestazione
tra gli individui e il contesto definito dalle attrezzature di lavoro, dall’ambiente circostante e
dalle caratteristiche organizzative del lavoro. In questo periodo il campo di intervento
dell’ergonomia è prevalentemente il settore delle lavorazioni industriali ad alto rischio. A
partire dagli anni ’80 l’interesse dell’ergonomia si estende agli aspetti ambientali e
organizzativi dei luoghi di lavoro, che comprendono ora tutte le aree produttive e il lavoro
d’ufficio. La scomparsa di larga parte dei lavori strettamente manuali, sostituiti da mansioni
di controllo di apparecchiature robotizzate all’interno delle linee di produzione industriale,
la ormai generalizzata informatizzazione del lavoro di ufficio e, infine, la comparsa di
nuove forme di organizzazione e di gestione della produzione industriale e dei rapporti
interni alle aziende, sposta oggi l’attenzione dell’ergonomia sullo studio delle interfacce,
sull’usabilità dei sistemi uomo-macchina “macchina”
nei quali la non è più intesa solo
come macchina meccanica ma come l’insieme dei controllati dall’operatore.
dispositivi
L’ERGONOMIA OGGI
1.3)
Obiettivi dell’ergonomia oggi sono l’usabilità e la sicurezza dei sistemi nei quali l’uomo
come utente e come parte integrante del sistema. L’usabilità e la sicurezza del
figura
sistema rappresentano in questo quadro le condizioni essenziali per garantire sia il
benessere dell’individuo che lo stesso funzionamento del sistema, non solo in ambito
lavorativo ma anche in ambito domestico e privato. Le più recenti linee di sviluppo
dell’ergonomia sono orientate alla specificità dell’interazione, ossia alla valutazione
delle esigenze, del comportamento e delle aspettative di colore che effettivamente
o potranno utilizzare un determinato prodotto, ambiente o servizio. L’utente
utilizzano è
dunque inteso come il fruitore reale a cui si rivolge il progetto, e al fruitore devono essere
garantite condizioni di benessere, sicurezza e semplicità d’uso, che tengano conto delle
sue specifiche caratteristiche, delle sue esigenze ed aspettative, e dei compiti che è
chiamato a svolgere all’interno del contesto in cui opera. L’ergonomia si configura oggi
come studio e progettazione di sistemi complessi la cui efficienza, e la cui esistenza, sono
determinate non solo dal funzionamento del sistema in sé, ma dal più ampio contesto
tecnologico, economico e sociale in cui è collocato. Nell’ergonomia di possono
attualmente riconoscere quattro componenti principali:
dell’hardware: dell’interfaccia uomo-macchina;
- Ergonomia la tecnologia
Ergonomia dell’ambiente: dell’interfaccia uomo-ambiente;
- la tecnologia
dell’interfaccia uomo-software;
- Ergonomia cognitiva: la tecnologia
la tecnologia dell’interfaccia uomo-organizzazione.
- Macroergonomia:
1.4) LE MATRICI DISCIPLINARI
Le ricerche e le sperimentazioni condotte nei settori della psicologia, delle discipline
e dell’ingegneria, convivono con un’impostazione oggi marcatamente
mediche
progettuale dell’ergonomia e con la sua pratica professionale strettamente legata ai vincoli
e alle risorse dei processi produttivi. All’ergonomia, come terreno privilegiato della propria
attività professionale e/o di ricerca si è arrivati infatti sino ad oggi non attraverso uno
specifico corso di studi, ma a partire da una precedente formazione universitaria. Un
secondo aspetto riguarda la disponibilità e l’utilizzabilità in campo progettuale dei dati e
degli strumenti elaborati nei diversi ambiti di ricerca che confluiscono nell’ergonomia (in
l’antropometria, e l’ergonomia
particolare la biomeccanica, la fisiologia cognitiva). Gli
organismi normativi nazionali e internazionali hanno prodotto negli ultimi anni un notevole
numero di norme di indirizzo sia in materia specificatamente ergonomica si in ambiti affini,
nei quali l’ergonomia viene comunque richiamata come requisito essenziale per la
progettazione e realizzazione di ambienti e prodotti. La crescente attenzione verso i livelli
di sicurezze e di usabilità dei prodotti, ed anche verso la loro semplicità e piacevolezza
d’uso, ha origine non solo dall’azione dei vincoli normativi, ma anche dalla volontà delle
aziende di salvaguardare la propria immagine sul mercato e dalla crescente
consapevolezza dei propri bisogni manifestata da gran parte dei potenziali acquirenti di
beni e di servizi).
1.5.1) UTENTE FINALE E UTENTE REALE
La rispondenza alle esigenze dell’utente sono definite dalla normativa come “ciò
finale
che di necessità si richiede per il corretto svolgimento di un’attività dell’utente o di una
funzione tecnologica” fa riferimento ai bisogni di un’utenza genericamente intesa,
analizzati al di fuori dello specifico contesto d’uso e misurati sulle caratteristiche fisiche e
dell’utente medio. Oggetto di analisi dell’ergonomia non
psico-percettive sono però le
esigenze dell’utente finale genericamente intesti, ma le esigenze e le aspettative degli
utenti reali, ossia delle persone che realmente utilizzano o potranno utilizzare il prodotto
per specifiche attività ed all’interno di uno specifico contesto d’uso.
DALLA QUALITA’ GLOBALE ALLA QUALITA’ ERGONOMICA DEI PRODOTTI
1.5.2)
Le definizioni di qualità e controllo di qualità hanno assunto negli ultimi anni il significato di
qualità globale. La crescente attenzione verso i temi della salute e della sicurezza ha
portato a far assumere al concetto di qualità, indipendentemente dall’ambito al quale viene
riferito, il significato di qualità di vita, condizioni di benessere sperimentate dagli
all’interno dei contesti
utenti e infine di livello di soddisfazione delle proprie esigenze,
in cui si svolgono le attività quotidiane di vita e di lavoro. Il concetto di qualità del
qualità dell’interazione che l’utente stabilisce o può stabilire
prodotto coincide con la
con quel prodotto, e può essere definita in termini di compatibilità tra le caratteristiche e
le capacità dell’individuo e le caratteristiche del prodotto in funzione delle differenti
rispondenza alle esigenze dell’utente
condizioni di impiego, di che realmente utilizza o
potrà utilizzare quel prodotto, e infine di valore, che può essere attribuito al rapporto con i
prodotto e all’esperienza che ne deriva.
– IL PROGETTO CENTRATO SULL’UTENTE
1.6) LO USER-CENTERED DESIGN
Lo User-Centered Design (UCD) descrive un approccio alla progettazione finalizzato alla
qualità dell’interazione tra l’utente e il prodotto, che si basa sulla raccolta e la elaborazione
delle informazioni essenziali alla comprensione delle esigenze dell’utente in rapporto alla
realtà d’uso del prodotto attraverso metodi di indagine e di valutazione strutturati e
verificabili. L’UCD rappresenta non solo le tecniche, i processi, i metodi e le procedure per
il progetto dell’usabilità dei prodotti e dei sistemi, ma anche e principalmente la filosofia
che pone l’utente al centro del processo di progettazione e realizzazione dei prodotti. Il
suo obiettivo è includere nel progetto le esigenze degli utenti, ossia rendere sistematica e
strutturata l’acquisizione delle esigenze dell’utente all’interno del processo di progettazione
di realizzazione dei prodotti e tradurre tali esigenze nelle specifiche del prodotto finale. Lo
UCD valuta e progetta l’interazione a partire dall’analisi degli elementi che la definiscono
ossia l’utente, l’attività contesto d’uso.
il prodotto, e il Il suo obiettivo è la realizzazione
di prodotti adeguati alle esigenze di suoi utilizzatori, il cui impiego risulti soddisfacente e
gradevole per l’utente e garantisca la possibilità di svolgere le azioni richieste in modo
efficace ed efficiente. Il suo obiettivo è inoltre eliminare o ridurre le condizioni nelle quali le
modalità di utilizzazione di un oggetto, lo scopo e l’impiego per il quale è stato progettato
e, infine, le conseguenze delle azioni umane, risultano incomprensibili o inadeguate all’uso
umano. Gli obiettivi dello User-Centered Design sono sintetizzabili in tre principi base:
Capacità di focalizzare immediatamente l’attenzione sull’utente e sul
- compito; modalità d’uso del prodotto;
- Misurazione empirica delle
- Progettazione iterativa attraverso la quale il prodotto è ciclicamente
progettato, modificato e testato.
– Esigenze dell’utente, requisiti del prodotto
Capitolo II
2.1) LE CARATTERISTICHE E LE ESIGENZE DEGLI UTENTI
Includere le esigenze degli utenti reali nel progetto significa partire dalla identificazione di:
- Gruppo di utenti che realmente utilizza, utilizzerà o potrà utilizzare il
prodotto;
- Tipo di utilizzazione a cui il prodotto è destinato;
Contesto d’uso in cui il prodotto è o sarà prevedibilmente utilizzato
-
L’utente reale può essere rappresentato da uno specifico gruppo di utenti o, al contrario,
da fasce di utenza molto ampie che possono coincidere in qualche caso con la totalità
della popolazione. Il progetto di prodotti di uso quotidiano, che potranno prevedibilmente
utilizzati da un numero molto esteso di persone e in una pluralità di contesti d’uso,
essere
deve tenere conto di gruppi di utenza definiti in base a caratteristiche più o meno
generiche e riferirsi ad una estesa varietà di caratteristiche e capacità fisiche e psico-
percettive, e a differenti livelli di competenza e di esperienza d’uso.
2.1.1) CHI E’ L’UTENTE: CHI USA COSA
Le persone utilizzano i prodotti in quattro modi principali: come utenti generici, come
operatori, come addetti alla manutenzione, come venditori.
- Utenti generici: sono coloro che interagiscono con prodotti di uso comune
nell’ambito delle proprie attività quotidiane senza che per questo venga richiesta
una preparazione specifica;
- Operatori: sono coloro che utilizzano macchine e dispositivi complessi che
richiedono una specifica preparazione professionale;
- Tecnici addetti al montaggio e/o alla manutenzione: sono coloro che riparano e
mantengono in buono stato di funzionamento prodotti, macchine e dispositivi;
- Montatori o manutentori generici: sono spesso gli stessi utenti del prodotto che
montano o riparano un prodotto senza essere in possesso di alcuna compete
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