Lab. di ergonomia - prof. Brischetto
Libro: Ergonomia e Design, di Francesca Tosi
Indice
- 1. Ergonomia e design
- 1.1 Introduzione
- 1.1.1 Il rapporto tra ergonomia e design
- 1.2 L’evoluzione dell’approccio ergonomico
- 1.2.1 Ergonomia ed evoluzione tecnologica
- 1.3 L’ergonomia oggi: i settori d’intervento
- 1.4 Le matrici disciplinari e il corpus normativo
- 1.5 L’ergonomia nel processo di progettazione
- 1.6 Dal progetto per gli utenti finali al progetto per le persone
- 1.7 Lo User/Human-Centred-Design - il progetto centrato sulle persone
- 2. Design per l’ergonomia
- 2.1 Il ruolo del design
- 2.2 Il rapporto tra ergonomia e design, dagli inizi fino all’integrazione
- 2.3 Design per l’ergonomia
- 3. Dallo User-Centred Design allo Human-Centred Design e alla User Experience
- 3.1 L’evoluzione dello User-Centred Design
- 3.2 La User Experience
- 4. Progettare per le persone
- 4.1 Introduzione: la qualità globale
- 4.2 Chi entra in rapporto con il prodotto - le persone
- 4.2.1 Le caratteristiche e le capacità delle persone
- 4.2.2 La competenza d’uso delle persone
- 4.2.3 Le esigenze delle persone
- 4.3 Cosa è il prodotto
- 4.3.1 La competenza d’uso richiesta dal prodotto
- 4.4 Perché si usa o si entra in rapporto con il prodotto - le attività
- 4.5 Come, dove e quando si entra in rapporto con il prodotto
- 5. Il progetto dei requisiti ergonomici
- 5.1 Introduzione
- 5.2 Funzionalità, sicurezza, accessibilità
- 5.3 L’usabilità
- 5.3.1 Le componenti dell’usabilità
- 5.4 Rendere comprensibile il rapporto con i prodotti e i sistemi
- 5.5 La qualità percettiva ed emozionale del prodotto
- 6. Human-Centred Design - User Experience: strumenti e metodi d’intervento
- 6.1 Introduzione
- 6.2 I metodi dello Human-Centred Design
- 6.2.1 Contesto d’uso, requisiti del progetto, soluzioni progettuali
- 6.2.2 Fasi di verifica e validazione
- 6.3 Test di usabilità
- 6.4 Task Analysis
- 6.5 Scenario d’uso
- 9. Design for All: il progetto per l’inclusione
- 9.1 Introduzione
- 9.2 Design for All, Inclusive Design: formazione di un linguaggio comune
- 9.3 Il quadro di riferimento
- 9.3.1 Invecchiamento della popolazione
- 9.3.2 Disabilità e limitazioni
- 9.3.3 Diffusione dell’elettronica
- 9.4 Contesto d’uso come base del progetto
- 9.5 La formazione di un nuovo mercato
- 9.6 Il progetto per l’inclusione
- 10. Elementi di antropometria
- 10.1 Introduzione
- 10.1.1 I dati antropometrici per il progetto
- 10.2 Le fonti dei dati
- 10.3 La presentazione dei dati antropometrici
- 10.4 Gli utenti limite
- 10.5 La variabilità umana
- 10.6 Le misure antropometriche: le dimensioni statiche
- 10.7 Le misure antropometriche: le dimensioni dinamiche
- 10.8 La definizione dei requisiti dimensionali
- 10.9 La definizione dei requisiti dimensionali: i dati antropometrici
1. Ergonomia e design
1.1 Introduzione
La IEA (International Ergonomics Association) definisce l’ergonomia come la disciplina scientifica che studia l’interazione tra le persone e gli elementi di un sistema, e la professione che applica i principi teorici, i dati e i metodi di progettazione con l’obiettivo di ottimizzare il benessere delle persone e la performance complessiva del sistema. Al centro dell’attenzione c’è l’interazione che le persone stabiliscono con gli altri elementi di un sistema complesso del quale fanno parte esse stesse. L’obiettivo è ottimizzare sia il benessere degli individui che la performance complessiva del sistema, centrando l’attenzione non sulla qualità del sistema in sé, ma sulla qualità effettivamente sperimentata dallo specifico gruppo di persone che vi entrano in rapporto (con le loro caratteristiche, capacità, bisogni e aspettative) e dalle variabili che, caso per caso, possono condizionare quel rapporto.
Con il termine prodotto ci si riferisce al significato letterale di “risultato dell’attività umana” e, nel caso dei prodotti industriali, ai risultati di un processo di progettazione e produzione; si tratta quindi di oggetti d’uso, ambienti, servizi, e più in generale sistemi sia fisici che virtuali. Con il termine esigenze ci si riferisce a “ciò che è necessario allo svolgimento di qualcosa”, ovvero all’insieme dei bisogni, delle necessità, delle aspettative e dei desideri che le persone esprimono rispetto all’uso di un prodotto o al rapporto con un sistema.
1.1.1 Il rapporto tra ergonomia e design
Alla base di questo rapporto si trova la definizione di Human-Centred Design: si tratta di un approccio progettuale finalizzato alla qualità dell’interazione tra le persone e i sistemi, basato sulla raccolta e l'elaborazione delle informazioni essenziali alla comprensione delle esigenze delle persone, attraverso metodi d’indagine e di valutazione strutturati e verificabili; l’obiettivo è quello di rendere i sistemi più usabili e utili, ponendo al centro dell’attenzione gli utenti, i loro bisogni e le loro esigenze, in modo da incrementare l’efficacia e l’efficienza, il benessere degli individui e la loro soddisfazione, nonché l’accessibilità e la sostenibilità.
Numerosi sono i settori d’intervento nei quali l’ergonomia opera, ed è per questo che la stessa disciplina può essere considerata come un approccio metodologico, uno strumento di lavoro che permette di condurre ogni intervento di valutazione e progettazione a partire dalla conoscenza dei bisogni e delle aspettative delle persone. Moltissimi sono i campi di applicazione e le specializzazioni dei singoli ricercatori e/o professionisti: dalla sicurezza sul lavoro alla Human Computer Interaction, dalla gestione del rischio clinico alla User Experience, dallo studio delle organizzazioni al progetto di prodotti d’uso.
La IEA individua tre aree di specializzazione dell’ergonomia, articolate e spesso in stretta collaborazione tra loro:
- L’ergonomia fisica, che si occupa dell’anatomia umana, delle caratteristiche fisiologiche e biomeccaniche dell’uomo, intervenendo su posture di lavoro, movimenti ripetitivi, disagi muscolo-scheletrici, sul layout dei luoghi di lavoro, ecc.
- L’ergonomia cognitiva, che si occupa di processi mentali come percezione, memoria e ragionamento, in rapporto a come questi condizionano l’interazione con gli elementi del sistema; tra i contenuti troviamo il lavoro mentale, i processi decisionali, l’interazione uomo-computer, lo stress da lavoro, ecc.
- L’ergonomia organizzativa, che si occupa dell’ottimizzazione dei sistemi sociotecnici, delle loro strutture organizzative, delle politiche e dei processi, intervenendo sulla comunicazione, sulla gestione delle risorse, sulla progettazione delle attività e dei tempi di lavoro, ecc.
1.2 L’evoluzione dell’approccio ergonomico
I mutamenti che la definizione di ergonomia ha assunto nel tempo riflettono la progressiva evoluzione dei suoi contenuti e dei suoi campi di intervento, per quanto le differenze si riferiscano alla delimitazione dei confini della disciplina, e non ai suoi principi e obiettivi di base. Fin dalla sua prima definizione di “adattamento del lavoro all’uomo”, si delineò come un approccio rivoluzionario che invertiva il rapporto tra uomo e macchina, andando contro ai metodi di progettazione di inizio Novecento. Carattere fondamentale dell’ergonomia, fin dalla sua nascita, è l' interdisciplinarietà che ne configura la fisionomia come ambito di studio e di intervento in cui si integrano conoscenze e strumenti provenienti da settori diversi, in un insieme dinamico che si evolve adattandosi al cambiamento del lavoro umano nel tempo. Ed è proprio il lavoro, inteso come insieme delle attività dell’uomo, a rappresentare la seconda parola-chiave: l’adattamento di tale attività alle esigenze dell’utente introduce un radicale cambiamento di prospettiva, spostando l’interesse sull’effetto che le caratteristiche di un sistema producono sull’individuo.
La complessità dell’approccio ergonomico si basa sulla conoscenza e l’interpretazione del contesto d’uso, ossia di tutte le variabili che concorrono a definire l’interazione tra le persone e il sistema in cui operano, con un punto di vista globale che cerca di non trascurare nessun particolare; il focus è l’utente all’interno del contesto in cui opera, e non più l’uomo genericamente inteso: alle conoscenze antropometriche, fisiologiche e psico-percettive, si affiancano conoscenze sulle capacità e i bisogni dello specifico individuo, le verifiche sulla sicurezza, sull’usabilità dei prodotti, e sull’esperienza d’uso.
L’adattamento delle condizioni e degli strumenti del lavoro alle esigenze dell’uomo non è ovviamente una scoperta dell’ergonomia: si possono definire ergonomici gran parte degli oggetti d’uso tradizionali, che nel corso del tempo sono stati affinati nella forma e nelle caratteristiche tecniche, come risultato di una conoscenza non scientifica delle caratteristiche dell’uomo e delle sue esigenze. È l’industrializzazione del lavoro, e con essa la parcellizzazione delle fasi produttive e delle mansioni che il lavoratore è chiamato a svolgere, a richiedere un'azione di controllo e di verifica del processo di progettazione e realizzazione dei prodotti.
1.2.1 Ergonomia ed evoluzione tecnologica
Alcuni autori hanno proposto una lettura dell’evoluzione della disciplina in base al suo rapporto con l’evoluzione della tecnologia:
- Anni ‘40 - metà anni ‘50: l’approccio ergonomico si identifica con l’adattamento del lavoro all’uomo e il miglioramento del rapporto tra individuo e macchina; in questa fase si parla di scienza del lavoro, il cui intervento è richiesto dai problemi posti dallo sviluppo industriale e dalla necessità di rendere affidabili e sicure le prestazioni umane all’interno dei processi di produzione; oggetto di studio sono le condizioni psico-fisiche dell’uomo e le modalità di svolgimento delle operazioni richieste, focalizzando su aspetti antropometrici, biomeccanici e fisiologici.
- Metà anni ‘50 - anni ‘80: il costo della manodopera e la crescente attenzione alla tutela della sicurezza dei lavoratori impongono alle industrie di garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro; agli oggetti di studio si aggiunge la relazione tra individui e contesto definito dalle attrezzature, dall’ambiente circostante e dalle caratteristiche organizzative; il campo di intervento è prevalentemente il settore delle lavorazioni ad alto rischio, in particolare l’industria siderurgica, mineraria e automobilistica.
- Dagli anni ‘80: la diffusione delle tecnologie dell’informazione orienta l’ergonomia verso lo studio del comportamento umano all’interno di sistemi, dei quali è considerato parte integrante; la scomparsa di molti lavori manuali, sostituiti da apparecchiature robotizzate, la generalizzata informatizzazione del lavoro da ufficio, la comparsa di nuove forme di organizzazione e di gestione della produzione, spostano l’attenzione sullo studio delle interfacce e sull’usabilità della macchina, che non è più la macchina meccanica ma l’insieme dei dispositivi, hardware e software, controllati dall’operatore.
1.3 L’ergonomia oggi: i settori d’intervento
Gli obiettivi dell’ergonomia sono oggi l’usabilità, la sicurezza e la qualità dell’esperienza nel rapporto tra utente e sistema, che sono le condizioni essenziali per garantire sia il benessere dell’individuo che il funzionamento stesso del sistema. L’utente è inteso come fruitore al quale devono essere garantite tali condizioni. L’ergonomia si configura oggi come studio e progettazione di sistemi complessi, e la sua azione non è limitata all’intervento prettamente correttivo, ma si estende al prodotto e interviene in tutte le fasi del suo sviluppo, con una connotazione dichiaratamente progettuale.
1.4 Le matrici disciplinari e il corpus normativo
La moltitudine di linee di ricerca dell’ergonomia è difficilmente riconducibile entro un unico quadro organico, data la multidisciplinarietà, i numerosi contenuti e gli ambiti di interesse. Questo è dovuto anche alla varietà delle matrici su cui si fonda l’impianto teorico e metodologico: psicologia, discipline mediche e ingegneria. Importante è anche la questione sulla formazione degli ergonomi, dal momento che non esiste uno specifico percorso educativo, ma vi si arriva da differenti formazioni professionali; questo crea un problema di comunicazione e diffusione di conoscenze/metodi al di fuori dei settori in cui sono elaborati, data la marcata specializzazione di ogni settore di ricerca.
Nell’ambito del rapporto con il design, la disponibilità di dati provenienti da diversi ambiti di ricerca (antropometria, biomeccanica, fisiologia, ergonomia cognitiva, ecc.) è un fattore chiave di cui la progettazione si nutre nella realizzazione di prodotti ergonomici. A queste problematiche fa riscontro la formazione di un corpus normativo in materia di sicurezza, che consente di basarsi su definizioni, criteri e metodi riconosciuti a livello internazionale; in particolare, esistono dati numerosi e strutturati su antropometria, postura e movimento, sicurezza dei macchinari, qualità visive-acustiche-termiche degli ambienti, dei materiali e dei prodotti, ecc.
Dal punto di vista delle aziende, se da un lato l’interesse è quello della rispondenza dei prodotti ai vincoli legislativi e normativi, dall’altro sta crescendo l’attenzione verso i livelli di sicurezza e di usabilità, in modo da promuovere l’immagine dell’azienda su un mercato in cui i potenziali acquirenti diventano sempre più consapevoli. La possibilità che un prodotto provochi un infortunio rappresenta un rischio insostenibile, sia per conseguenze legali ed economiche, sia per i danni all’immagine dell’azienda.
1.5 L’ergonomia nel processo di progettazione
Il ruolo dell’ergonomia all’interno del processo di progettazione riguarda sia la collocazione dell’intervento ergonomico, sia il rapporto tra l’ergonomo e gli altri protagonisti del processo. Una prima considerazione riguarda il rapporto tra le varie figure addette alla progettazione e ciò che viene progettato:
- I progettisti conoscono l’oggetto in tutti i suoi dettagli, e durante la progettazione acquisiscono un notevole livello di confidenza con esso, sino a darne per scontate alcune procedure d’impiego, o l’articolazione delle parti, ecc.
- Gli ergonomi sono portatori di competenze e linguaggio specializzati, e non provengono necessariamente da una formazione progettuale.
- Il produttore ha una visione esatta dei costi, dei tempi e delle risorse investite nella progettazione e nella realizzazione.
- L’utente ha in genere piena confidenza con il compito che deve svolgere, o ha idee molto consolidate sull’attività che vuole svolgere con un determinato oggetto.
- Gli acquirenti, quando non coincidono con gli utenti, sono esperti degli aspetti gestionali collegati a quel compito, ma raramente lo sono del compito stesso.
Dal punto di vista della produzione, se l’importanza di aspetti come sicurezza e usabilità è ormai assodata, non altrettanto diffusa è la conoscenza delle procedure di verifica di tali aspetti, a causa della marcata specializzazione degli strumenti, delle informazioni e delle modalità con cui vengono presentati. Tuttavia, si assiste a un segnale di mutamento: il valore dell’ergonomia nel processo di progettazione è consolidato solo all’interno di settori produttivi evoluti, ma i risultati di sperimentazioni condotte all’interno di alcune aziende iniziano a essere diffuse anche su pubblicazioni non specializzate. Allo stesso tempo, il numero crescente di norme sta incrementando l’interesse delle stesse aziende e dei progettisti per le competenze e le procedure necessarie a garantire la rispondenza dei prodotti ai requisiti ergonomici.
1.6 Dal progetto per gli utenti finali al progetto per le persone
L’analisi delle esigenz...
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