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2.6 L’Alto milanese di fine Novecento: un punto di osservazione sulla «varietà» nel

capitalismo italiano

alla metà degli anni 70 la grande industria non esisteva più come presenza qualificante, si era

ristrutturata in risposta alla crisi esplosiva del comparto di punta dell’area, il cotoniero. La specifica

configurazione del mercato alto milanese, si era espressa in forma di «crocevia»:

• per un verso, tentativi di modernizzazione tecnologica da parte degli industriali, i quali non

avevano accettato di veder discusso il tradizionale impianto paternalista e, di conseguenza, la

loro posizione sociale;

• per un altro, una nuova presenza del sindacato e delle rivendicazioni operaie;

• per un altro ancora, la permanenza del «lavoro multiplo» all’interno delle famiglie, nel tentativo di

conseguire reddito e protezione in assenza di centri redistributivi che erano assenti.

La prima metà degli anni ’80 vide l’alto milanese confrontarsi con il settore terziario ed il declino del

tessile e della metalmeccanica. Il bilancio della Cantoni (il cui azionariato comprendeva il gruppo

Inghirami Textile Company, Montedison, la famiglia Jucker, Pirelli, Comit e Credit) aveva registrato

un passivo di circa cento miliardi di lire all’inizio del decennio, il che portò a un piano di

ristrutturazione in termini occupazionali. Anche la Franco Tosi si dibatteva tra l’intensificata

concorrenza internazionale e le incertezze strategiche del paese nel settore energetico, per il

quale la storica impresa meccanica realizzava i suoi prodotti ad alta specializzazione.

Nel decennio 1981-1991, si ridusse in termini assoluti la manodopera industriale. Il ventaglio

settoriale già evocato appariva ormai un «multi distretto», che rendeva meno gravosa la ricaduta

occupazionale connessa alla crisi delle grandi industrie.

3.Struttura sociale e diseguaglianze interne

di Mauro Migliavacca e Tommaso Vitale

3.1 La dinamica demografica

La città di Legnano una piccola città meno di 38.000 abitanti. La taglia della città, non è l’unico

elemento di interesse. Cosa è successo a Legnano nel corso del tempo?

L’aumento complessivo della popolazione sul territorio comunale. In 30 anni è aumentata di più di

16 punti %, passando da 49.687 a 37.832 residenti. L’aumento è stato determinato da cittadini che

hanno deciso di trasferirsi sia per la presenza di maggiori servizi sul territorio sia per la maggiore

accessibilità del prezzo degli immobili.

Il saldo per i maschi immigrati è superiore del 4% a quello delle femmine, le donne rappresentano

solo il 48,3% degli abitanti di Legnano. La città, negli ultimi anni ha attirato più uomini. A Legnano,

la componente immigrata è dal 2002 al 2008 di 3.277 unità con dei tassi di crescita vicini al 95%.

L’immigrazione straniera è passata dallo 0,95% della popolazione residente nel 1995 all’8,6% nel

2008, per un totale di 4.970 persone.

L’82% della crescita urbana deriva da stranieri regolari, a cui va aggiunta la stima degli irregolari.

Considerando le ultime stime dell’ISMU, in provincia di Milano, capoluogo escluso, la stima del

tasso di irregolarità al 1 luglio 2008 era del 18%. Su questa base è possibile aggiungere circa

1.090 persone irregolari residenti, per un totale di circa 6.060 stranieri residenti in città nel 2008. Le

previsioni di crescita formulate dall’ISTAT segnalano, che questa crescita di residenti immigrati

continuerà ancora per diversi anni.

Nel complesso, il dato previsionale ISTAT parla di una crescita che nel 2013 porterà la popolazione

di Legnano a superare le 59.000 unità. Una cifra che potrebbe essere più alta, se

l’amministrazione perseguirà una politica di marcata urbanizzazione delle aree industriali dismesse

e delle aree un tempo dedicate a servizi. La crescita di popolazione urbana mette così in luce la

questione relativa al consumo del territorio urbano per fini principalmente residenziali.

3.1 Un mondo manifatturiero

A Legnano e nell’Alto milanese la crescita urbana si rapporta fra urbanizzazione e

industrializzazione. Il rapporto dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro (OML) della Provincia di

Milano usa una immagine evocativa. Il territorio dell’Alto milanese si caratterizza per un percorso di

“transizione infinita”, stretta “tra innovazione e tradizione”.

Il calo nell’industria è stato in parte compensato dalla crescita nel comparto costruzioni e dal

settore dei servizi. Le analisi svolte dall’OML evidenziano come il settore trainante sia stato in

particolare quello relativo alle attività immobiliari. L’area di maggiore concentrazione è individuabile

nel Legnanese e nei principali comuni dell’asse del Sempione. Così l’OML:

• Nel decennio intercensuario la crescita delle imprese presenti nell’area è stata contenuta se

rapportata alla media provinciale; ciò nonostante, nel corso del periodo 2001-2005 la

circoscrizione di Legnano fa registrare un forte incremento delle imprese attive (+8,9%, pari a

1.392 unità).

• A inizio del millennio, un certo dinamismo nella natalità d’impresa caratterizza soprattutto il

commercio (1.355 nuove aziende fra il 2001 e il 2005). Il settore, ha un saldo imprenditoriale

negativo nello stesso periodo: le imprese aprono e chiudono, con molte sostituzioni e un esito di

sviluppo nell’insieme ben più contenuto degli altri comparti dei servizi.

Il settore manifatturiero si è caratterizzato per un saldo imprenditoriale costantemente negativo. La

crisi dell’industria ha toccato l’occupazione femminile. L’andamento occupazionale già tra il 1991 e

il 2001 aveva registrato un risultato abbastanza deludente. Nel 2007, l’Alto milanese era il territorio

più manifatturiero della provincia di Milano. L’OML, ad esempio, non usa mezzi termini.

In sintesi il profilo del mercato del lavoro dell’Alto milanese, in comparazione con l’insieme dei

territori della provincia di Milano:

1) è un territorio meno dinamico, in cui vi sono meno avviamenti al lavoro;

2) l’occupazione femminile è inferiore alla media provinciale, ci sono più avviamenti di giovani e,

tendenzialmente, chi esce dal mercato del lavoro fatica molto a rientrarvi;

3) l’occupazione è principalmente legata a mansioni scarsamente qualificate, con poco lavoro

intellettuale, tecnico e dirigenziale

La crisi mondiale arrivata nell’autunno 2008 ha investito l’Alto milanese in un momento già

problematico per il mercato del lavoro. Nel corso della crisi, la “erosione della base occupazionale”

ha raggiunto livelli molto alti. All’inizio del 2010 erano ancora moltissime le ore di cassa

integrazione autorizzate, ma per la prima volta, dopo quattro trimestri consecutivi di aumento delle

ore, sono state richieste meno ore che in precedenza, e sono rallentate le cessazioni dei rapporti

di lavoro. La situazione resta comunque grave, sia nel settore manifatturiero che per gli artigiani.

3.1 I quartieri

La suddivisione in “contrade” della città legate al Palio di Legnano. Nel corso degli anni ’90 il

quartiere più centrale ha perso ben il -24,6% della popolazione. Anche la contrada Legnarello ha

perso un -27,2%. I quartieri più popolari, San Paolo (contrada di S. Bernardino) e Mazzafame (La

Flora) sono cresciuti rispettivamente di più del 30% e del 16,5%. Se invece di considerare lo

spostamento di residenti, consideriamo le variazioni di famiglie, possiamo notare percentuali

leggermente diverse: San Magno cala del -19%, e il numero di coniugati cala dello -0,7% mentre in

tutto il resto della città (salvo S. Ambrogio, sempre in centro) il numero di coppie residenti cresce. A

Legnarello i residenti calano del -24%, mentre San Bernardino cresce del 39% in più di nuclei

familiari, e la Flora del 27.

Ugualmente si notano delle differenze nel quartiere di San Martino, che in valori assoluti cresceva

leggermente, ma per numero di nuclei familiari cala dell’-8%, ovverosia si caratterizza per un

abitare di nuclei familiari più numerosi rispetto al 1991. Tendenza opposta quella della contrada di

S. Erasmo che aumenta di nuclei familiari e riduce il numero di abitanti. In effetti in quest’ultima

contrada è massimo l’incremento di persone che vivono sole (+5,9%), ma aumentano anche i

coniugati, più che nel resto della città (+0,8%).

I cambiamenti dei quartieri si capiscono analizzando le modificazioni delle classi di età. Vi sono

grandi differenze: nelle contrade di S. Ambrogio e S. Domenico, nel centro città il calo dei minori di

cinque anni fra il 1991 e il 2001 è rispettivamente del -14% e del -13,6%. In queste contrade gli

anziani aumentano del +16,1% e del + 18,1%, le percentuali più alte della città, pari solo

all’aumento di anziani a S. Erasmo (il quartiere di Canazze). Proprio qui, così come a San Paolo la

variazione nel numero di bimbi è solo del 11,1%; a Mazzafame questa percentuale è addirittura

solo del -5,8%, segno di una capacità del quartiere di attirare giovani coppie con figli per tutto il

corso degli anni ’90. In questo quartiere l'aumento percentuale di anziani è effettivamente più

contenuto che nel resto della città (solo +8,8%).

L’andamento della disoccupazione nei diversi quartieri ci fornisce informazioni Innanzitutto

vediamo che i quartieri più stigmatizzati (San Paolo, Mazzafame), all’inizio del 2000 non erano più

quelli con i livelli più alti di disoccupazione, che invece si è concentrata maggiormente nel centro,

nelle contrade di S. Ambrogio e S. Domenico, dove avevamo già visto esserci una percentuale

maggiore di case in affitto. È alta anche a S. Erasmo, nel quartiere Canazze, che invece è

quartiere popolare parzialmente stigmatizzato nell’immaginario degli abitanti dell’Alto milanese.

Anche qui avevamo visto una certa concentrazione di edilizia popolare. Questa correlazione fra

presenza di edilizia popolare e tassi di disoccupazione più alti conferma che anche a Legnano,

piccola città “completa”, valgono alcune dinamiche tipiche delle medie e grandi città, in cui in alcuni

quartieri sì concentrano alcuni elementi di svantaggio, pur in assenza di vera e propria

segregazione

3.1 Urbanizzazione e risorse sociali

Le riconversioni delle aree industriali, si sono tradotte in una politica di sfruttamento e

depauperamento del suolo e in una crescita esponenziale della componente di territorio costruito,

con una forte espansione del ramo edilizio e dei centri commerciali quali attrattori di rendita. A

Legnano, la crescita della popolazione è più alta rispetto ad altri comuni dell’Asse del Sempione:

Busto Arsizio, Gallarate e Rho. Nel 2000 la superficie urbanizzata era pari al 62% dell’intero

territorio urbano, contro il 36% della media dei comuni della Provincia di Milano. Alla fine del 2009

il 70% del territorio comunale, circa, è urbanizzato. In questo senso, pur coerentemente con un

trend comune a tutto l’Alto milanese di nuova edificazione a fini di rendita, Legnano può essere

definito una “anomalia” avendo la densità urbana superato i 3.200 abitanti per chilometro quadrato,

destinata a crescere, in base ai nuovi insediamenti abitativi in fase di costruzione o già autorizzati,

fino a 3.800 abitanti.

La presenza di un tessuto di associazioni in tutto l’Alto milanese è molto ricca. Viceversa, la

presenza di associazioni di volontariato iscritte all’albo regionale non è particolarmente ricca. La

ricca articolazione di cooperative, sindacati, associazioni, gruppi culturali, riviste e circoli che

ancora oggi è presente nel territorio è stata ereditata.

4. Trasformazioni urbane e rendita immobiliare

di Loris Caruso, Giulia Cordella e Daniele Pennati

4.1 La dinamica dell’urbanizzazione

L’Alto milanese, è un territorio di difficile definizione e circoscrizione per via delle sue innumerevoli

mutazioni.

4.1.1 Industrializzazione e urbanizzazione

L’asse del Sempione era un territorio industriale tra i più avanzati d’Italia e fortemente attrattivo per

la popolazione dei territori agricoli limitrofi. L’Alto milanese si presenta come un ambito a due

velocità:

• Legnano e il suo territorio sono dinamici, attrattivi e in evoluzione

• il Castanese resta fortemente legato al suo storico carattere agricolo.

L’enorme esplosione dell’industria, tanto tessile quanto meccanica, si osserva confrontando la

cartografia del territorio al 1888 con l’espansione registrata nel 1914. Si nota, come, oltre

all’addensarsi delle industrie nei comuni già interessati da antichi insediamenti, si localizzino nuovi

stabilimenti ai margini della maggior parte dei comuni del territorio, anche di quei comuni del

Castanese che non erano ancora stati toccati dall’industrializzazione ottocentesca. Questa

esplosione del tessuto produttivo e dei posti di lavoro è proceduta, con una fortissima espansione

demografia e di conseguenza, del tessuto residenziale di tutti i comuni del territorio. Dal 1881 al

1911 la popolazione dell’alto milanese aumenta del 64% passando da poco più 61k unità ad oltre

100k. Per rendere l’idea l’incremento di popolazione in alcuni comuni del territorio, Legnano risulta

essere il comune con l’incremento di popolazione maggiore di tutta Italia passando da 8k a 25k

abitanti (-f-210%). Fino al secondo dopoguerra il territorio continua a crescere. Tra 1914 e 1933 lo

sviluppo urbano ha conosciuto una fase di consolidamento andando a compattare le maglie

dell’urbanizzazione precedente.

4.1.2 II secondo dopoguerra: V espansione urbana

Dal secondo dopoguerra l’Alto milanese conosce un nuovo periodo di espansione. A livello

demografico tra 1941-1961 non fa registrare un aumento percentuale paragonabile precedenti è

vero che la popolazione cresce in venti anni di 50k unità, comportando una notevole dilatazione

del suolo urbanizzato. Osservando la cartografia si nota come l’espansione urbana coinvolga

l’asse del Sempione, gettando le basi per quella conurbazione continua che caratterizzerà il

territorio negli anni a venire, e degradi di intensità man mano che ci si avvicina alla valle del Ticino

e ai comuni meno coinvolti dagli insediamenti industriali.

Tra il 1960-1980 si assiste, ad una espansione delle aree edificate che portano, alla completa

saldatura di tutti i comuni dell’asse del Sempione e ad una progressiva erosione delle aree verdi

nel Castanese. Questi insediamenti non residenziali si estendono diffusamente su tutto il territorio

andando a formare quelle aree industriali separate dal tessuto residenziale che intercetteranno

negli anni successivi la quasi totalità dei nuovi insediamenti. E così che il territorio urbanizzato ad

uso residenziale cresce tra il 1963 e il 1983 del 107% e quello ad uso non residenziale cresce

addirittura del 224%. L’ incremento urbano tra il 1941 e il 1983 non si registra tuttavia un

proporzionale incremento di popolazione, soprattutto a causa della dispersione edilizia.

4.1.1 Sprawl urbano e consumo di suolo: dagli anni 70 ad oggi

‘70 inizia, si delinea il fenomeno: l’estremo consumo di suolo e la necessità di preservare questa

risorsa scarsa e non rinnovabile. Questa erosione degli spazi aperti non è un problema dell’alto

milanese, ma si è sviluppato tanto da diventare una questione di primaria importanza per la

sostenibilità del territorio.

Il modello dello sprawl urbano si crea durante questo periodo, pur essendo caratterizzato da un

mix funzionale è per sua stessa natura fortemente entropico e appesantito da fattori che

compromettono alla radice la sostenibilità:

• costi pubblici che gravano sui bilanci delle pubbliche amministrazioni per fornire servizi e

infrastrutture a insediamenti sempre più sparpagliati sul territorio

• costi collettivi che gli individui e la società sopportano indirettamente per effetto di inquinamento,

congestione, rumore, caduta di qualità estetica della città, caduta della qualità del vivere sociale,

riduzione o compromissione di risorse ambientali.

Alla spinta individuale e privata che sostiene lo sviluppo massiccio della dispersione urbana si

somma, la spinta pubblica sostenuta da interessi di bilancio che vanno a scapito di considerazioni

ambientali e di governo sostenibile del territorio.

• 1973 la regione Lombardia istituisce il Parco Regionale del Ticino per preservare il valore

ambientale del territorio dall’eccessivo consumo di suolo.

• ’80 in avanti la questione del consumo di suolo diviene sempre più centrale nel governo del

territorio alto milanese:

• 1987 fu istituito il primo Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS), il Parco dell’Alto

milanese

• 1994 il Parco del Roccolo,

• 2006 il Parco del bosco del Rugareto

• 2008 il Parco dei Mulini

• di recente approvazione, il Parco delle Roggie.

Quello che è mancato nell’Alto milanese nel corso dell’ultimo trentennio è una politica attiva di

riduzione delle nuove urbanizzazioni e una spinta verso modelli insediativi a maggiore densità

abitativa: una attenzione di questo tipo, inizia a registrarsi all’interno delle amministrazioni locali

solamente negli ultimi anni. I dati del 2009 della Provincia di sono allarmanti: se il Castanese

risulta il terzo ambito provinciale più virtuoso in quanto a consumo di suolo il Legnanese si

posiziona oltre la metà della classifica registrando il 49% di territorio urbanizzato, dato che sale al

58% considerando le previsioni di piano ancora non realizzate. Un dato superiore al valore medio

provinciale e maggiore della soglia del territorio urbanizzato.

’80: se la popolazione dal 1981 al 1991 era cresciuta di meno dell’1 %, tra il 1991 e il 2001 si

registra un aumento tra il 2001 e il 2008.

L’Alto milanese si configura come quel modello dell’espansione urbana per villette, del multisala,

dell’outlet e del 1.000 centri commerciali lungo statali sempre più ridotte a strade urbane

congestionate.

4.2 Strumenti di politica urbana, tra regolazione e scambi di mercato

Le motivazioni a queste trasformazioni del tessuto urbano sono:

• Il bisogno dei sistemi urbani fondati sul modello economico industriale di reinventarsi

individuando altre forme di sviluppo e nuove vie di accumulazione della ricchezza.

• Nelle città con tradizione industriale come Legnano, tale bisogno si lega a quello di colmare le

lacerazioni del tessuto urbano create dal progressivo abbandono industriale e riempire i “vuoti”

lasciati dalla dismissione delle attività industriali, che non di rado si sono trasformati in luoghi di

abbandono e cosiddetto “degrado”.

Le amministrazioni hanno l’esigenza di soddisfare la domanda di opere di urbanizzazione che non

sono in grado di finanziare totalmente con capitale pubblico.

Prerogativa di questi strumenti è:

• Un elemento inevitabile: è difficile infatti, pensare che i vecchi piani regolatori generali potessero

contenere in anticipo previsioni esatte sulle aree su cui si prevede di operare delle varianti.

• si sviluppa un meccanismo di ben più ampia portata che sancisce la preferibilità dell’accordo

pubblico-privato rispetto allo strumento pubblico del piano.

Un tempo era proprio il piano lo strumento deputato a regolare i processi economici in armonia con

gli interessi generali della collettività.

4.2.1 L’urbanistica contrattata: soggetti strumenti e metodi

Il fenomeno dell’urbanistica contrattata o, più semplicemente, “per accordi” è stato implementato,

nell’alto milanese, attraverso una serie di strumenti: project financing e programmi complessi, in

particolare Programmi Integrati d’intervento.

I Programmi Integrati di Intervento (Pii), istituiti con la legge 179/1992 ma rimasti inattuati per

diversi anni, si caratterizzano per essere finalizzati a “riqualificare il tessuto urbanistico, edilizio e

ambientale del proprio territorio”, con particolare riferimento alla riqualificazione di aree produttive

dismesse in situazione di degrado sociale o ambientale, attraverso il concorso “di più operatori e

risorse finanziarie pubbliche e private”. Gli strumenti dell’azione pubblica non sono politicamente

“neutri”, né sono problematici “unicamente in funzione degli obiettivi da raggiungere” si cela il

rischio, di dissimulare le dinamiche di potere e il gioco degli interessi sociali legati all’uso di

determinati strumenti contrattuali.

Nell’Alto milanese troviamo holding finanziarie e immobiliari esterne al territorio, italiane e

straniere; ma anche i cosiddetti mega-developer, operatori leader nel settore urbanistico-

immobiliare, ben collegati a saperi esperti del ramo progettuale-gestionale compagnie della grande

distribuzione commerciale o multinazionali, per citarne alcuni. Questi attori acquisiscono le aree

dismesse e propongono i propri progetti di riconversione agli amministratori.

La ricerca delle grandi firme della progettazione, come nel caso dell’area ex Cantoni non rendono

solo più autorevole il progetto, ma rimandano ai processi di personificazione e mediatizzazione

della politica, a cui sono imputabili la riduzione del potere decisionale delle arene politiche e la

diffusione di governi “monocratici”, fortemente centrati sulle figure degli esecutivi e dei loro vertici.

4.2.1 Il nodo della fiscalità locale

Quali ragioni hanno condotto gli enti locali ad assumere queste modalità di trasformazione del

territorio? L'ente pubblico, infatti, non è in grado di realizzare gli investimenti che appaiono

necessari a causa di cattiva gestione delle risorse pubbliche. Se negli anni '70 le municipalità

trovavano nelle concessioni edilizie per l’edificazione di nuovi terreni, è anche vero che fino al

1997 la spesa di questi proventi era destinata esclusivamente alle opere di urbanizzazione

primaria e secondaria. Con l'aumentare delle competenze loro assegnate, le municipalità allargano

la base imponibile con nuove edificazioni all'interno dei confini comunali. I comuni specie quelli di

grandi dimensioni subordinano l’accoglimento delle proposte alla realizzazione a carico dei privati

di opere pubbliche oltre gli standard urbanistici previsti dall'intervento, realizzando così uno

scambio tra interessi pubblici e interessi privati. L’analisi di alcuni casi della città di Legnano, ci

servirà per comprendere alcuni “rischi” che si celano dietro ai meccanismi di perseguire l'interesse

pubblico.

4.3 Rigenerazione urbana e interessi privati a Legnano

Un censimento della Provincia di Milano, individua a Legnano dieci grandi aree ex produttive, per

una superficie totale di circa 300 mila mq. Nel 2000 il consiglio comunale di Legnano individua tra

queste sei aree il recupero delle aree ex industriali: Cantoni, Bernocchi, M. Pensotti, l’ex carcere,

A. Pensotti, Riva. A tali aree la città intenderebbe attribuire funzioni prevalentemente residenziali. Il

Piano regolatore del 2002 prevede la realizzazione di 14 Piani Integrati di Intervento. Tra questi ci

sono l’ex Cantoni, l’ex Bernocchi. L’analisi del Piano e dei successivi PII e piani attuativi fa

emergere la situazione seguente:

• Ex Bernocchi il PII prevede la realizzazione di una piazza con parcheggio, unicamente nuova

edificazione residenziale, con un indice di volumetria di 2 metri cubi/metro quadrato.

• Andrea Pensotti, di proprietà di un Fondo di investimento internazionale”, prevede per

l’edificazione di 7 palazzi e superficie commerciale. Un totale di 150.000 mc di nuova cubatura,

nell'area ex Pensotti.

Le trasformazioni non interessano soltanto le aree ex industriali ma anche beni immobili pubblici

non più destinati alle loro funzioni originarie, quali il vecchio ospedale e una ex caserma, dove si

prevede sarà attivata un'operazione di riconversione ad uso residenziale nel primo caso, e una

“cittadella dello sport” nel secondo. Il nuovo ospedale, va a sostituire un “vecchio” ristrutturato di

recente, che è dotato di un numero di posti letto probabilmente maggiore rispetto al nuovo. I

beneficiari degli appalti sono:

• un costruttore locale, Vinco

• la cooperativa «rossa» di Ravenna Cmc

Nel quadro delle aree dismesse, Il Piano per la Mario Pensotti, di proprietà dell'immobiliare Arca,

prevede 170 nuovi appartamenti. Ancora edificazione residenziale è prevista per le aree ex

Gianazza, Manifattura Legnanese e Mottana, mentre è da avviare il dibattito sull’uso che verrà

fatto delle vastissime aree dismesse della ex Franco Tosi (circa 130 mila mq).

4.3.1 Dalla produzione alla rendita: il caso Cantoni

• si tratta di un caso che interviene sul medio periodo dello sviluppo della città: ha una durata di

oltre vent’anni.

• la Cantoni è nell'Alto milanese la più grande area dismessa su cui sia stato realizzato un

intervento di riqualificazione (108 mila mq), che ha infatti modificato radicalmente il centro della

città di Legnano.

• è l’operazione sulla quale la città ha sperimentato il primo Piano Integrato di Intervento e, più in

generale, i dispositivi che caratterizzano l’urbanistica negoziata.

• si assiste in questo caso all’intreccio tra discorso pubblico sullo «sviluppo» e discorso sulla

sicurezza.

Il discorso sulla sicurezza viene utilizzato dalle classi dirigenti locali, alla ex Cantoni per legittimare

gli strumenti e gli esiti dell'urbanistica negoziata. Infine, le vicende di corruzione che si legano alla

riqualificazione della Cantoni sono cruciali per capire alcuni dei possibili rischi insiti nel gioco degli

interessi che regolano gli scambi contrattuali. I diversi progetti sono accomunati dal fatto di

prevedere in ogni caso tre funzioni alla base del futuro assetto dell'area: residenziale, commerciale

e terziario. Nel 1993 la giunta pentapartito guidata dal socialista Potestio cade a causa di

divergenze sul progetto allora in discussione. Nel 1995 esplode la “Tangentopoli” legnanese.

L’area Cantoni è direttamente connessa a queste inchieste. Ogni intervento sull’area viene

nuovamente sospeso. La svolta decisiva avviene nella seconda metà degli anni ”90, quando il

proprietario della società Esselunga”, Caprotti, acquisisce l’intera area, e coinvolge Renzo Piano

per un nuovo progetto. Tra l’architetto e la proprietà si manifesteranno delle divergenze. Il progetto

di Piano appare alla proprietà in generale troppo ambizioso e dispendioso. Esselunga detiene il

95% della proprietà: la Cam s.r.l. è di fatto Esselunga spa. Sostenitore “indiretto” del progetto

sarebbe il sistema bancario legnanese. Il PII viene presentato dai privati nel 1999 e approvato

definitivamente nel 2002. Il progetto presentato dai privati e quello approvato sono

sostanzialmente coincidenti. Su circa 100 mila mq di superficie, 35 mila mq vengono destinati al

residenziale La realizzazione di queste ultime è a carico di privati e ha un costo totale di circa 13

milioni di euro. La realizzazione è stata avviata nel 2003 e si è conclusa nel 2010 con la vendita

degli ultimi appartamenti.

4.4 Contrattualizzazione delle politiche urbane: un gioco guidato dal privato

Lo strumento del PII nell'area ex Cantoni e le modalità della sua approvazione trovano

legittimazione in relazione alla condizione di degrado sociale e urbano creatasi nello stabile

abbandonato. Le questioni legate alla risoluzione dei problemi sembrano superare le questioni di

legittimità. A fronte di deficit regolativi, il pubblico perde il controllo su un insieme di beni collettivi

andando incontro ad alcuni rischi specifici:

Il primo rischio è quello di decisioni orientate al privatismo, Questo tipo di contrattualizzazione ha

conseguenze sul tipo di sviluppo economico del territorio. La spinta verso opere di ingente

dimensione come i tre PII in fase di attuazione a Legnano finiscono per dare spazio alle imprese

extra-locali, di grandi dimensioni, che più facilmente ricercano vantaggi di tipo particolaristico.

4.5 La frammentazione del locale

I processi di riconversione immobiliare, oltre ad essere sottoposti ai rischi appena analizzati,

soffrono di un elemento di debolezza: si realizzano sul territorio in maniera frammentata, al punto

da rendere difficilmente intelligibile una visione strategica e complessiva di sviluppo della città.

Un esempio di questa frammentazione e dell'incapacità dei comuni di costruire politiche e accordi

di livello intercomunale proviene da alcune strutture di attività dismesse, che, a detta degli

amministratori intervistati, andrebbero riprese. Di fronte all'avanzare delle forme più articolate di

contrattazione tra pubblico e privato, sono i piccoli comuni a trovarsi in condizione di maggiore

debolezza, rispetto ai centri di medie e grandi dimensioni. Dotati di una minore capacità di

lobbying, sembrano limitarsi a tentare di incamerare gli introiti provenienti dagli oneri di

urbanizzazione e dalle sopra citate “opere di mecenatismo” che stentano a tradursi, in veri e propri

beni collettivi locali per la competitività, in grado di sostenere l’economia nel medio periodo.

4.6 La politica nella negoziazione tra interessi

Il processo politico alla base delle riqualificazioni indica una debolezza contrattuale

dell’amministrazione e una dipendenza della decisione politica dall’iniziativa privata. In merito alla

riqualificazione delle aree dismesse, gli amministratori locali legnanesi tendono a rappresentare i

processi che hanno condotto allo scenario attuale alla stregua di processi naturali, in base ad un

modello di legittimazione dell'azione pubblica tipica del modello neo-liberista: la cosiddetta

sindrome T.i.n.a. Si sostiene, abbiamo visto, che la collocazione centrale di gran parte di queste

aree ne abbia reso impossibile il tentativo di rilancio industriale. Sulla loro destinazione

residenziale ci si appella alla carenza nel sistema locale di capitali privati. Infine, relativamente al

debole protagonismo delle istituzioni locali nella elaborazione dei progetti riguardanti queste aree,

gli amministratori tendono a delegare ogni responsabilità alla progressiva diminuzione dei

trasferimenti statali e alla conseguente impossibilità per l'attore pubblico di assumere impegni

diretti, che ne vincola l’operato agli interessi dei privati proprietari.

Per quanto riguarda il livello nazionale, gli interventi legislativi degli ultimi quindici anni siano andati

nella direzione di porre i comuni difronte all’esigenza di reperire capitali privati sul mercato per

finanziare le proprie politiche. Se tali provvedimenti vengono legittimati come dispositivi neutri

necessari da un punto di vista tecnico-economico, nel corso del capitolo ne abbiamo potuto al

contrario osservare la valenza e le conseguenze politiche. Una delle quali, è emerso, è la

competizione tra comuni per l'acquisizione di risorse private, che ne limita fortemente la capacità di

cooperazione. In secondo luogo, la riduzione della capacità finanziaria dei comuni conduce a

modelli di sviluppo locale incentrati sulla dispersione, che è una delle conseguenze dell'utilizzo

della rendita fondiaria come fonte di finanziamento delle spese ordinarie.

Per quanto riguarda gli strumenti urbanistici disposti a livello prima nazionale e poi regionale, quali

i PII, abbiamo visto come il passaggio dalla pianificazione a modelli incentrati sulla negoziazione

tra pubblico e privato, abbia condotto a meccanismi di ridisegno della città riconducibili più alla

logica del mercato che a quella dell'interesse collettivo. Questo insieme di cause ha portato, tra le

sue conseguenze più evidenti, a un elevato consumo di suolo, che a Legnano ha raggiunto il 70%.

Non tutte le responsabilità sono però da addebitare all’attore pubblico e alle istituzioni.

5. Il governo economico del territorio

di Cristina Tajani

5.1 Tentativi di coordinamento territoriale per gestire la “de-industrializzazione”

5.1.1 La crisi dell’area più antica industrializzazione della Lombardia: elementi di contesto

'90, l'Alto milanese e il legnanese sono attraversati da processi di riorganizzazione economica.

L'aspetto più visibile di tali processi è la “deindustrializzazione”. Legnano e l'Alto milanese

rientreranno nel programma Obiettivo 2 finanziato dall’EU, destinato alle aree in grave declino

industriale. Il territorio ha goduto dei finanziamenti europei in due tornate del bando: dal 1994 al

1999 e 2000-2006. L'esito strettamente quantitativo di tali processi è riassumibile in alcuni fatti

stilizzati:

1) In un trend decrescente negli ultimi due decenni, il settore manifatturiero rimane il più

importante del territorio rappresentando, ancora nel 2006, circa 43% dell’occupazione.

2) La perdita di occupazione è stata compensata dalla crescita occupazionale delle costruzioni e

del terziario

3) si è assistito ad un processo di frammentazione d’impresa. Il saldo tra natalità e mortalità delle

imprese si è mantenuto sempre positivo anche negli anni più recenti, caratterizzati dalla crisi

economica mondiale originata dalla bolla dei mutui sub-prime americani.

4) Fino al 2008, il territorio ha mostrato auto contenimento della forza lavoro, anche se le

professionalità più alte sono migrate verso Milano. I settori dell’edilizia e della logistica hanno

attratto lavoratori migranti.

5) Il 2008 ed il 2009 sono stati segnati da una caduta dei nuovi avviamenti al lavoro a Legnano per

effetto della crisi economica. Nel 2010, i dati (Osservatorio Socio Economico Alto-Milanese)

segnalano un rallentamento nelle cessazioni e nelle ore autorizzate di cassa integrazione

6) L'ultimo quindi decennio non si è assistito a quell’intensificazione delle interazioni tra industria e

terziario che ha invece caratterizzato i processi di terziarizzazione in altre aree del centro-nord

Italia. Anche la cooperazione tra le imprese dello stesso settore è stata sempre.

7) Alla fine del Duemila si confermano come filiere di rilievo quelle storiche del territorio: tessile/

moda e meccanica/ elettromeccanica. A queste si aggiunge la crescente importanza del settore

delle costruzioni.

5.1.2 Relazioni sociali e relazioni di mercato

La frammentazione d'impresa come conseguenza della crisi del settore, il parziale sradicamento

delle più importanti famiglie imprenditoriali dal territorio in conseguenza del disimpegno produttivo,

i limiti della leadership economica e limiti della leadership politica erano già stati osservati con

riguardo alla riorganizzazione produttiva del tessile nella seconda metà del secolo scorso. Un'altra

analogia degli anni 60 e 70 del Novecento riguarda l’ambivalenza esistente tra la mancanza di

indirizzo politico nel processo di riorganizzazione e la richiesta e l’utilizzo, da parte degli attori del

territorio.

Dagli anni 90 a oggi, grazie ai fondi EU per Obiettivo 2 e ad altri finanziamenti nazionali e regionali,

il territorio ha beneficiato di circa 25 milioni di finanziamento. Il territorio appare beneficiario di

interventi di politiche “centrali” che, se da una parte stride con l’identità locale del territorio,

dall’altra dimostra una capacità dell’élite economiche e politiche territoriali di tessere relazioni

verticali e in alcuni casi di anticipare la domanda del mercato. Tali finanziamenti, ci consentono di

classificare la riconversione industriale di Legnano come una forma di sviluppo “accompagnato”.

La trasformazione economica avvenne accentuando i tratti del localismo. Il localismo, elemento

distintivo delle relazioni sociali ed economiche del territorio, a partire dalla prima tornata di

finanziamenti Obiettivo 2, il territorio si sia dotato di un’organizzazione che nel tempo ha assunto le

funzioni di cluster manager. Si tratta di Euro impresa, costituita nel 1996 come SRL e a

maggioranza pubblica. Alla sua nascita, Euro impresa era partecipata dai soli comuni di Legnano e

Parabiago. Successivamente altri comuni hanno deciso di partecipare (23 comuni). La Provincia di

Milano e il comune di Legnano sono i soci più importanti. Solo nel periodo 2000-2009 Euro

impresa ha gestito finanziamenti per 3 milioni di euro, si aggiungono 10 milioni ricevuti dal governo

nazionale.

5.1.3 La crisi tra percezione degli attori e tentativi di coordinamento: l’area ABB

Tra il 2004 e il 2005 matura la decisione della multinazionale ABB (Asea Brown Boveri) di

delocalizzare la produzione effettuata nel sito di Legnano. Nel 2005 il gruppo ABB annuncia una

riorganizzazione della sua attività per fronteggiare l’aumento dei costi delle materie prime e al calo

delle commesse. La multinazionale è a Legnano. Nel 2006 l'ABB Power Technologies avvia,

tramite Assolombarda, la procedura finalizzata ad una riduzione di personale per 249 lavoratori,

con conseguente cessazione di attività dell’unità di Legnano. La “crisi” dell’ABB innesca un

processo che condurrà a due differenti esiti:

• l'intesa che definisce le modalità e i protagonisti della reindustrializzazione di quell’area

• l’avvio del percorso di costituzione del meta distretto per la termoelettromeccanica.

Dopo la gestione della crisi ABB, si giunge alla firma di un protocollo d'intesa tra azienda, sindacati

e istituzioni. Nel protocollo, i firmatari si impegnano a perseguire un percorso di

reindustrializzazione dell'area, mantenendo sul sito un presidio tecnologico nel settore dei

trasformatori. La regione, la provincia e il comune di Legnano si impegnano ad accelerare e

semplificare le procedure amministrative. Da parte sua ABB mette

a disposizione del progetto di reindustrializzazione i siti di Legnano.

L’accordo prevede la costituzione e l’insediamento nell'area ex ABB di una newco denominata

Fabbrica Caldaie Legnano (PCL s.r.l.). La società si costituisce con lo scopo di realizzare un

investimento, nel campo dei generatori di vapore, dei termovalorizzatori di rifiuti e biomasse e dei

reattori del settore petrolchimico. Contestualmente alla firma dell’accordo di programma, si

propone per l’insediamento nell’area Dolce&Gabbana industria S.p.A. La società si propone di

acquisire l’area ABB per trasformarla in magazzino. La vicenda si conclude con un accordo tra

SICES-FCL e Dolce&Gabbana, raggiunto tramite la mediazione della provincia di Milano.

5.2 Attori, politiche e beni collettivi: gli ingredienti del riaggiustamento industriale

5.2.1 Gli attori rilevanti della riorganizzazione economica

un ruolo significativo da cluster manager sia stato giocato da Euroimpresa e da Eurolavoro. Di

fianco a questi enti, rilevante è il ruolo di alcune imprese private SICES Group e Dolce&Gabbana.

Euro impresa in particolare, ha funzionato da interfaccia tra la dimensione locale e quella globale

ponendosi come mediatore. Quanto alle associazioni datoriali, Confindustria Alto milanese svolge

un ruolo analogo controfirmando i protocolli. Tali accordi sono sottoscritti, oltre che dalle imprese e

dalle istituzioni, anche dalla Camera di commercio.

5.2.2 Le diverse fasi di vita di Euroimpresa e la dipendenza dalle politiche

Euro impresa nasce nel 1996 come evoluzione del Comitato per la reindustrializzazione di

Legnano. L'obiettivo del Comitato, prima, e dell'agenzia, dopo, è quello di favorire lo sviluppo

economico del territorio tramite l’utilizzo di finanziamenti della Comunità Europea (Obiettivo 2). In

questa prima fase l'attività dell’agenzia si conforma alle linee guida comunitarie. L’attività

dell’agenzia si concentra nella ricerca di finanziamenti per l'innovazione e le ristrutturazioni tramite

lo sviluppo. Dal 2000, la strategia di azione dell'agenzia cambia e con essa anche la

denominazione della struttura, che passa da BIC ad agenzia di sviluppo territoriale. L’evoluzione

da BIC ad agenzia di sviluppo territoriale dimostra che le amministrazioni e gli attori sociali dell'Alto

milanese stavano elaborando una diversa visione dello sviluppo locale, ma definendo una strategia

di sviluppo dell’intero territorio in collaborazione con le amministrazioni locali. Nel 2000 viene

assegnata ad Euro impresa la responsabilità di segreteria tecnica all'interno del Patto Territoriale

per l’Alto milanese. Dal 2005 la strategia di Euro impresa cambia in ragione dei profondi mutamenti

avvenuti nel quadro economico e legislativo sia nazionale, sia europeo. Nei documenti interni”

all’organizzazione se ne leggono almeno tre di particolare rilevo:

• il ridimensionamento dei fondi strutturali dovuto all’allargamento dell’EU;

• l’evoluzione della normativa riguardante i bandi europei;

• l’attuale situazione di congiuntura economica mondiale che ha determinato pesanti ripercussioni

sul sistema produttivo dell’Alto milanese.

A fronte di questo scenario, i progetti sviluppati dall’agenzia negli ultimi anni vanno nella direzione

di consolidare il proprio ruolo di “soggetto facilitatore” della crescita e dello sviluppo locale tramite

la creazione di reti stabili sui diversi fronti d’intervento dell'agenzia: in particolare attraverso il

progetto Energy Cluster e un analogo progetto di creazione di partnership internazionali nel settore

tessile denominato TexEAStile. In quest’ultima fase, l’adeguamento delle strategie dell’agenzia al

mutato orientamento legislativo è tematizzato dalla stessa organizzazione: la promozione di reti, è

spesso un prerequisito per accedere ai bandi sia regionali, sia europei.

5.2.3 Reti di medie imprese e beni collettivi: verso una riorganizzazione locale-globale?

La nascita di Energy Cluster rappresenta un caso che si presta ad essere analizzato alla luce della

letteratura sulle reti d’impresa la quale focalizza l'attenzione su un modello competitivo che tende a

caratterizzare soprattutto i sistemi produttivi del Nord-Italia. Nel caso di Energy Cluster è lo stesso

presidente dell’associazione del meta distretto, l’amministratore delegato di SICES Group, a

definire il senso e gli obiettivi della rete cui ha contribuito a dare vita. In altre parole l'obiettivo di

questa, come di altre reti, è la riconfigurazione delle relazioni tra attori a livello “locale”, dove per

locale si intende un ambito funzionale. Non è un caso che per Energy Cluster la dimensione

territoriale sia messa in discussione già nella denominazione di “meta distretto”, laddove con

questa espressione si intende che vi possono fare parte anche attori spazialmente non contigui

benché facenti parte della medesima filiera. Il caso di Energy Cluster, fornisce delle indicazioni

chiare sulla loro natura: l’internazionalizzazione e la finanza sono le funzioni maggiormente

richieste dalle imprese aderenti al distretto. A seguire vengono il trasferimento tecnologico, la

formazione di manodopera specializzata e le infrastrutture. Per ciascuna di queste funzioni Energy

Cluster ha promosso specifiche iniziative o “commissioni di lavoro” tra imprese. Secondo Pichierri,

la maggior parte dei beni collettivi locali per la competitività sono ascrivibili all'interno di tre classi:

• formazione

• trasferimento tecnologico

• internazionalizzazione.

Le tre classi possono essere intese in senso lato. La definizione “trasferimento tecnologico”

comprende tanto la ricerca e sviluppo quanto la trasformazione organizzativa;

“internazionalizzazione” può significare informazioni e strumenti per l’accesso a nuovi mercati. Il

nuovo scenario economico globale, spinge le imprese verso la creazione di reti lunghe

transnazionali di cui queste abbisognano non solo nella relazione con i clienti finali ma anche nella

ricerca dei fornitori. Da una parte diventa centrale l'esplorazione e la conoscenza dei mercati

emergenti sia per la ricerca dei fornitori, sia per la ricerca dei clienti, dall’altra assumono sempre

più rilievo i finanziamenti per innovazione, ricerca e sviluppo di provenienza europea. Nel caso di

Energy Cluster, sia su infrastrutture altamente specializzate e dedicate quindi utilizzabili localmente

dagli attori del cluster funzionale, e solo da questi. Emerge dall’analisi delle funzioni della rete una

mappa dei bisogni delle imprese molto orientata all'internazionalizzazione sia nella ricerca dei

finanziamenti, sia nei mercati di riferimento. I beni ricercati sono definibili come “locali” in un

duplice senso: territoriale o funzionale a seconda della dislocazione dei soggetti che possono

usufruirne una volta che questi siano stati prodotti. Il caso del meta distretto segnala degli elementi

che, da una parte, si inseriscono nel dibattito più generale sulla riconfigurazione territoriale

dell'economia, e dall’altro ci dicono qualcosa di specifico sulla riorganizzazione delle relazioni

sociali e di mercato nell’Alto milanese. Insieme a questi elementi va segnalato l’isomorfismo nel

tipo di beni collettivi locali per la competitività di cui tali reti d'impresa hanno bisogno e che cercano

di produrre.

6. Abitare (a) Legnano

di Roberta Marzorati

6.1 Vecchi e nuovi residenti

Legnano vive una situazione particolare nella gerarchia territoriale lombarda: appartiene all’area

metropolitana milanese, risente dell’influenza del capoluogo lombardo, ne è dipendente, ma allo

stesso tempo, la sua dimensione, la distanza da Milano e il suo ruolo economico e sociale la

rendono punto di riferimento dell'Alto milanese e polo di attrazione per i comuni che la circondano.

Legnano accoglie ogni anno nuovi residenti: molti legati a Milano per lavorativo, andando a

costituire un “esercito” di pendolari. Un aspetto importante è che l’aumento di popolazione

residente è legato alla popolazione straniera, il cui aumento è stato costante e consistente negli

anni. L’immigrazione straniera a Legnano è diventato un fenomeno degno di nota solo da 10 anni. I

principali gruppi nazionali presenti oggi sono albanesi, marocchini, ecuadoriani, cinesi e peruviani.

Legnano e la zona dell'Olona sono un esempio di immigrazione legato all’industrializzazione. Ai

processi di urbanizzazione diffusa si intersecano dinamiche di inserimento nel più compatto

tessuto cittadino. L’arrivo di nuove popolazioni su un territorio costituisce un fenomeno

interessante e una sfida alla coesione sociale. ln altri casi, lo spostamento è legato al lavoro; nel

caso degli immigrati stranieri vale un discorso simile, che se non è famigliare, è comunque legato

alle catene migratorie. L'acquisto della casa è un’operazione complessa, vanno considerati

numerosi fattori (economici e di servizi). Il lusso di poter scegliere dove abitare è di pochi.

6.2 La geografia sociale e la gerarchia centro-periferia

La geografia sociale di una città corrisponde alla localizzazione residenziale secondo le linee della

stratificazione sociale, lo spazio sociale si frammenta in zone dove vivono gruppi diversi in termini

di classe, di ceto e di identità culturale. Nella configurazione dello spazio urbano giocano un ruolo

fondamentale le rappresentazioni sociali che costruiscono la fama dei quartieri, attribuendo loro

particolari caratteristiche. In questo modo si producono gli “stereotipi spaziali”. È un fenomeno

legato all’esistenza stessa delle disuguaglianze sociali e della loro concentrazione spaziale nella

città. Questo fenomeno di etichettamento dei quartieri può avere conseguenze nefaste sulle

opportunità di coloro che vi vivono (es. Banlieue).

6.2.1 Confini e aree urbane

Lo spazio urbano è solcato da confini che hanno una funzione cognitiva. I confini interni ad una

città sono descrivibili come “frontiere” che separano due spazi ma sono allo stesso tempo porosi,

permettono lo scambio, l’interazione. A Legnano esistono dei confini fisici che hanno una grande

valenza simbolica nelle rappresentazioni socio-spaziali dei residenti, contribuendo alla formazione

delle loro mappe mentali, che permettono di “leggere” la città, orientandosi e allo stesso tempo

attribuendo significati. Queste fratture segnano la separazione fra diverse contrade e quartieri, con

una valenza che è allo stesso tempo amministrativa, sociale e culturale. Il centro di una città

possiede una valenza simbolica particolare. “Abitare in centro” è un prestigio che va al di là del tipo

di residenza di cui si dispone. Le due fratture più evidenti sono quelle del Sempione, e l’Oltre

Sempione. Le persone utilizzano tali termini come riferimenti geografici. Per chi vive in centro,

l’oltre stazione indica il passaggio alla periferia. Questa rappresentazione è meno forte con “Oltre

Sempione” perché subito dopo il Sempione c’è il quartiere/contrada di Legnarello, un quartiere di

classe media. L’oltre stazione è invece qualcosa di diverso; alla sua estrema periferia troviamo il

quartiere di Mazzafame, dove un tempo c'erano le cascine, un quartiere legnanese “difficile” per

antonomasia, la cui fama negativa si perpetua negli anni.

6.2.2 Mazzafame: un quartiere emblematico fra isolamento e riscatto

Mazzafame nasce alla fine degli anni 70 all’estrema periferia ovest della città per fronteggiare gli

immigrati meridionali. È un quartiere popolare che ha subito un processo di degradazione edilizia,

sommato alla condizione sociale svantaggiata dei residenti. A Mazzafame nascono quei processi

del disagio che si trasformano in “trappole di esclusione sociale”. Il quartiere si caratterizzava per

la microcriminalità, legata alle associazioni mafiose. Oggi non è più il quartiere che era negli anni

70 e 80: ma i grossi problemi permangono. Mancano i servizi fondamentali e ha una condizione di

isolamento che non facilita l’integrazione con il resto della città. Mazzafame presenta comunque

una situazione eterogenea ma comunque il quartiere sconta l'immagine negativa. Il confronto fra

Mazzafame e San Paolo ricorre, i due quartieri sono attigui, ma vivono situazioni differenti: il

secondo ha una situazione sociale più eterogenea e

ha un numero più limitato di alloggi popolari. Sono separati dalla via Novara, che costituisce una

frontiera urbana, segna una zona “difficile” ed una “saturata”. Un’altra associazione viene con il

quartiere Canazza, all'altro estremo della città, anch’esso con grossi volumi di edilizia popolare.

Canazza è “fragile” e simile a Mazzafame, nei termini di disagio sociale e degrado urbano. Oggi

Canazza è migliorato, sia in termini sociali che per la presenza di servizi. Mazzafame fa più fatica

ad uscire dall’esclusione e vive una situazione di sofferenza e di isolamento.

6.3 Usi e percezioni del territorio

Lo spazio struttura fortemente la nostra vita quotidiana: abitare, lavorare, consumare, relazionarsi

con gli altri. Elaborare un patrimonio conoscitivo del territorio permette ad ogni soggetto di

percepire il senso della città e organizzare le attività quotidiane. Il benessere della persona nella

città contemporanea si struttura in base alla condizione socio-economica dell’individuo, ma è

strettamente legata all'accessibilità e alla fruibilità delle risorse piuttosto che alla loro semplice

disponibilità. L’abitare urbano contemporaneo si caratterizza per la sua complessità, legata ad una

mobilità crescente e differenziata; in quest’ottica, la soddisfazione per il luogo in cui si abita è

proporzionale in molti casi alla localizzazione geografica, nei termini di ciò che quest’ultima

consente o no di fare in modo agevole. La mobilità è in certa misura legata a quella che è stata

definita come opportunity intesa come percezione della qualità e dell’accessibilità nello spazio dei

servizi necessari.

6.3.1 Abitare in centro

L’accessibilità ai servizi e l'idea del muoversi senza l’automobile, aumentano la percezione del

vivere e dell'abitare in centro. L'opportunity cambia in maniera rilevante a seconda delle categorie

di persone che si considerano. Per i pendolari Legnanesi, l’accessibilità ai servizi di trasporto è di

fondamentale importanza. Le persone che risiedono in centro hanno un aumento della qualità della

vita perché accedono ai principali servizi senza utilizzare l’automobile. L’uso del trasporto pubblico

interno a Legnano è pressoché nullo. L’utilizzo dell'automobile in città implica l’annoso problema

della ricerca del parcheggio, che per coloro che non hanno un garage è un serio problema. Sono

state raccolte firme per chiedere una modifica del piano comunale che ha reso tutti quelli del

centro a pagamento. I residenti lamentano il costo elevato delle tariffe e le ZTL. I negozianti

considerano che le tariffe alte disincentivano i clienti. A Legnano tutte le strade portano

all'Esselunga e al suo maxi parcheggio. Un altro problema è quello della viabilità variata con la

grande trasformazione dell’area Cantoni. Altri residenti del centro invece notano che la

trasformazione dell'area Cantoni e i nuovi condomini signorili hanno determinato un miglioramento

della sicurezza e di un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine.

6.3.2 Abitare in periferia

Abitare in periferia ha problematiche diverse rispetto all'abitare in centro. Si distingue chi vive in

periferia per scelta (casa grande), e chi per scelta obbligata, avendo come unica opzione

economica l’accesso ad un appartamento nell'edilizia pubblica. I residenti delle zone più

periferiche della città mostrano un discreto grado di soddisfazione della zona in cui vivono, per la

tranquillità e la presenza di verde. Se per i residenti del centro il vantaggio è l’accessibilità ai

servizi, per coloro che vivono in periferia la mancanza degli stessi o la difficile accessibilità è uno

dei problemi principali. Mazzafame si caratterizza per la mancanza di servizi fondamentali come un

negozio di alimentari. Questa situazione è escludente, in particolare per gli anziani.

6. 3.3 Percezione del territorio e delle sue trasformazioni

La radicale trasformazione del centro cittadino è apprezzata dalla cittadinanza. Molti fra i residenti

del centro sono soddisfatti della nuova Esselunga. Il fatto che sia il fulcro del centro cittadino lascia

perplessi molti altri residenti. Anche l’opinione delle periferie è che “si costruisce troppo”. A San

Paolo il caso è l’ospedale. Attualmente, sono preoccupati per l’impatto che l’apertura del nuovo

ospedale potrà avere sull'ambiente e vivibilità del loro quartiere. È un esempio delle problematiche

di Legnano. L'analisi della società locale, costituisce una dimensione indispensabile nella

comprensione del cambiamento economico e urbano di un territorio, ci permette di individuare

quali sono le basi sociali dei processi di regolazione di questi fenomeni. In questo senso,

comprendere chi e come abita oggi Legnano e l’Alto milanese è fondamentale per comprendere il

cambiamento politico ed economico urbano che lo interessa e viceversa.

7. La dimensione politica del governo locale

di Alberta Giorgi e Emanuele Polizzi

7.1 Culture politiche locali radicate

Dal dopoguerra fino alla fine degli anni '80, le tendenze generali dell’elettorato lombardo, hanno

privilegiato: la DC, come primo partito, il PCI, il PSI, e sotto la soglia del 5% i partiti minori (PRI,

PLI, PSDI, MSI, PR). L’amministrazione regionale gestita per lungo, tempo dalla DC. Il quadro

politico lombardo viene rivoluzionato negli anni 90, prima con la Lega Nord e dopo con il sistema

bipolare e i nuovi soggetti politici (Forza Italia, AN, UDC, l'Ulivo PD). Si stabilisce il quadro politico

suddiviso tra centrodestra e centrosinistra. La Lombardia è stata caratterizzata dalla netta

prevalenza del centrodestra. La vicenda politica legnanese ha avuto un percorso coerente con le

tendenze politiche regionali, caratterizzata da un lungo dominio DC seguita da una prima

esperienza di governo leghista e successivamente, fino ai giorni nostri, un netto dominio di Forza

Italia e AN. Le grandi famiglie dell'imprenditoria di Legnano hanno fin dalla fine del XIX secolo

assunto un ruolo da protagoniste nella rappresentanza politica. Un’imprenditoria locale che

investiva sul proprio ruolo di guida della città non solo economica, ma anche politica e morale.

Emblematica di questa tendenza dell'imprenditoria locale a giocare un ruolo nella politica locale è

la vicenda della scelta del candidato sindaco in occasione delle elezioni amministrative del 1960.

Quando la DC locale dovette individuare un nome da candidare a sindaco, fu l’associazione

Industriali di Legnano a svolgere il ruolo del king-maker, individuando una rosa di tre nomi. È per il

paternalismo che si nota la debolezza dei partiti di sinistra, dal PCI-PSI fino ad oggi (PD). Vi sono

altri due fattori che spiegano la storica debolezza della sinistra:

1) la tendenza a mettere in atto strategie di mobilitazione individualistica, per emanciparsi o far

fronte alle situazioni di bisogno.

2) la densa presenza su questo territorio di commercianti e piccole imprese artigiane e agricole,

essa stessa un prodotto della tendenza individualistica, quindi DC prima e Lega dopo

L'egemonia politica dell'imprenditoria locale ha avuto una rilevante influenza nella gestitone delle

trasformazioni urbane:


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DETTAGLI
Esame: Teorie Urbane
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Docente: Tosi Simone
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stearbitrio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie Urbane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tosi Simone.

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