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La suddivisione in “contrade” della città legate al Palio di Legnano. Nel corso degli anni ’90 il

quartiere più centrale ha perso ben il -24,6% della popolazione. Anche la contrada Legnarello ha

perso un -27,2%. I quartieri più popolari, San Paolo (contrada di S. Bernardino) e Mazzafame (La

Flora) sono cresciuti rispettivamente di più del 30% e del 16,5%. Se invece di considerare lo

spostamento di residenti, consideriamo le variazioni di famiglie, possiamo notare percentuali

leggermente diverse: San Magno cala del -19%, e il numero di coniugati cala dello -0,7% mentre in

tutto il resto della città (salvo S. Ambrogio, sempre in centro) il numero di coppie residenti cresce. A

Legnarello i residenti calano del -24%, mentre San Bernardino cresce del 39% in più di nuclei

familiari, e la Flora del 27.

Ugualmente si notano delle differenze nel quartiere di San Martino, che in valori assoluti cresceva

leggermente, ma per numero di nuclei familiari cala dell’-8%, ovverosia si caratterizza per un

abitare di nuclei familiari più numerosi rispetto al 1991. Tendenza opposta quella della contrada di

S. Erasmo che aumenta di nuclei familiari e riduce il numero di abitanti. In effetti in quest’ultima

contrada è massimo l’incremento di persone che vivono sole (+5,9%), ma aumentano anche i

coniugati, più che nel resto della città (+0,8%).

I cambiamenti dei quartieri si capiscono analizzando le modificazioni delle classi di età. Vi sono

grandi differenze: nelle contrade di S. Ambrogio e S. Domenico, nel centro città il calo dei minori di

cinque anni fra il 1991 e il 2001 è rispettivamente del -14% e del -13,6%. In queste contrade gli

anziani aumentano del +16,1% e del + 18,1%, le percentuali più alte della città, pari solo

all’aumento di anziani a S. Erasmo (il quartiere di Canazze). Proprio qui, così come a San Paolo la

variazione nel numero di bimbi è solo del 11,1%; a Mazzafame questa percentuale è addirittura

solo del -5,8%, segno di una capacità del quartiere di attirare giovani coppie con figli per tutto il

corso degli anni ’90. In questo quartiere l'aumento percentuale di anziani è effettivamente più

contenuto che nel resto della città (solo +8,8%).

L’andamento della disoccupazione nei diversi quartieri ci fornisce informazioni Innanzitutto

vediamo che i quartieri più stigmatizzati (San Paolo, Mazzafame), all’inizio del 2000 non erano più

quelli con i livelli più alti di disoccupazione, che invece si è concentrata maggiormente nel centro,

nelle contrade di S. Ambrogio e S. Domenico, dove avevamo già visto esserci una percentuale

maggiore di case in affitto. È alta anche a S. Erasmo, nel quartiere Canazze, che invece è

quartiere popolare parzialmente stigmatizzato nell’immaginario degli abitanti dell’Alto milanese.

Anche qui avevamo visto una certa concentrazione di edilizia popolare. Questa correlazione fra

presenza di edilizia popolare e tassi di disoccupazione più alti conferma che anche a Legnano,

piccola città “completa”, valgono alcune dinamiche tipiche delle medie e grandi città, in cui in alcuni

quartieri sì concentrano alcuni elementi di svantaggio, pur in assenza di vera e propria

segregazione

3.1 Urbanizzazione e risorse sociali

Le riconversioni delle aree industriali, si sono tradotte in una politica di sfruttamento e

depauperamento del suolo e in una crescita esponenziale della componente di territorio costruito,

con una forte espansione del ramo edilizio e dei centri commerciali quali attrattori di rendita. A

Legnano, la crescita della popolazione è più alta rispetto ad altri comuni dell’Asse del Sempione:

Busto Arsizio, Gallarate e Rho. Nel 2000 la superficie urbanizzata era pari al 62% dell’intero

territorio urbano, contro il 36% della media dei comuni della Provincia di Milano. Alla fine del 2009

il 70% del territorio comunale, circa, è urbanizzato. In questo senso, pur coerentemente con un

trend comune a tutto l’Alto milanese di nuova edificazione a fini di rendita, Legnano può essere

definito una “anomalia” avendo la densità urbana superato i 3.200 abitanti per chilometro quadrato,

destinata a crescere, in base ai nuovi insediamenti abitativi in fase di costruzione o già autorizzati,

fino a 3.800 abitanti.

La presenza di un tessuto di associazioni in tutto l’Alto milanese è molto ricca. Viceversa, la

presenza di associazioni di volontariato iscritte all’albo regionale non è particolarmente ricca. La

ricca articolazione di cooperative, sindacati, associazioni, gruppi culturali, riviste e circoli che

ancora oggi è presente nel territorio è stata ereditata.

4. Trasformazioni urbane e rendita immobiliare

di Loris Caruso, Giulia Cordella e Daniele Pennati

4.1 La dinamica dell’urbanizzazione

L’Alto milanese, è un territorio di difficile definizione e circoscrizione per via delle sue innumerevoli

mutazioni.

4.1.1 Industrializzazione e urbanizzazione

L’asse del Sempione era un territorio industriale tra i più avanzati d’Italia e fortemente attrattivo per

la popolazione dei territori agricoli limitrofi. L’Alto milanese si presenta come un ambito a due

velocità:

• Legnano e il suo territorio sono dinamici, attrattivi e in evoluzione

• il Castanese resta fortemente legato al suo storico carattere agricolo.

L’enorme esplosione dell’industria, tanto tessile quanto meccanica, si osserva confrontando la

cartografia del territorio al 1888 con l’espansione registrata nel 1914. Si nota, come, oltre

all’addensarsi delle industrie nei comuni già interessati da antichi insediamenti, si localizzino nuovi

stabilimenti ai margini della maggior parte dei comuni del territorio, anche di quei comuni del

Castanese che non erano ancora stati toccati dall’industrializzazione ottocentesca. Questa

esplosione del tessuto produttivo e dei posti di lavoro è proceduta, con una fortissima espansione

demografia e di conseguenza, del tessuto residenziale di tutti i comuni del territorio. Dal 1881 al

1911 la popolazione dell’alto milanese aumenta del 64% passando da poco più 61k unità ad oltre

100k. Per rendere l’idea l’incremento di popolazione in alcuni comuni del territorio, Legnano risulta

essere il comune con l’incremento di popolazione maggiore di tutta Italia passando da 8k a 25k

abitanti (-f-210%). Fino al secondo dopoguerra il territorio continua a crescere. Tra 1914 e 1933 lo

sviluppo urbano ha conosciuto una fase di consolidamento andando a compattare le maglie

dell’urbanizzazione precedente.

4.1.2 II secondo dopoguerra: V espansione urbana

Dal secondo dopoguerra l’Alto milanese conosce un nuovo periodo di espansione. A livello

demografico tra 1941-1961 non fa registrare un aumento percentuale paragonabile precedenti è

vero che la popolazione cresce in venti anni di 50k unità, comportando una notevole dilatazione

del suolo urbanizzato. Osservando la cartografia si nota come l’espansione urbana coinvolga

l’asse del Sempione, gettando le basi per quella conurbazione continua che caratterizzerà il

territorio negli anni a venire, e degradi di intensità man mano che ci si avvicina alla valle del Ticino

e ai comuni meno coinvolti dagli insediamenti industriali.

Tra il 1960-1980 si assiste, ad una espansione delle aree edificate che portano, alla completa

saldatura di tutti i comuni dell’asse del Sempione e ad una progressiva erosione delle aree verdi

nel Castanese. Questi insediamenti non residenziali si estendono diffusamente su tutto il territorio

andando a formare quelle aree industriali separate dal tessuto residenziale che intercetteranno

negli anni successivi la quasi totalità dei nuovi insediamenti. E così che il territorio urbanizzato ad

uso residenziale cresce tra il 1963 e il 1983 del 107% e quello ad uso non residenziale cresce

addirittura del 224%. L’ incremento urbano tra il 1941 e il 1983 non si registra tuttavia un

proporzionale incremento di popolazione, soprattutto a causa della dispersione edilizia.

4.1.1 Sprawl urbano e consumo di suolo: dagli anni 70 ad oggi

‘70 inizia, si delinea il fenomeno: l’estremo consumo di suolo e la necessità di preservare questa

risorsa scarsa e non rinnovabile. Questa erosione degli spazi aperti non è un problema dell’alto

milanese, ma si è sviluppato tanto da diventare una questione di primaria importanza per la

sostenibilità del territorio.

Il modello dello sprawl urbano si crea durante questo periodo, pur essendo caratterizzato da un

mix funzionale è per sua stessa natura fortemente entropico e appesantito da fattori che

compromettono alla radice la sostenibilità:

• costi pubblici che gravano sui bilanci delle pubbliche amministrazioni per fornire servizi e

infrastrutture a insediamenti sempre più sparpagliati sul territorio

• costi collettivi che gli individui e la società sopportano indirettamente per effetto di inquinamento,

congestione, rumore, caduta di qualità estetica della città, caduta della qualità del vivere sociale,

riduzione o compromissione di risorse ambientali.

Alla spinta individuale e privata che sostiene lo sviluppo massiccio della dispersione urbana si

somma, la spinta pubblica sostenuta da interessi di bilancio che vanno a scapito di considerazioni

ambientali e di governo sostenibile del territorio.

• 1973 la regione Lombardia istituisce il Parco Regionale del Ticino per preservare il valore

ambientale del territorio dall’eccessivo consumo di suolo.

• ’80 in avanti la questione del consumo di suolo diviene sempre più centrale nel governo del

territorio alto milanese:

• 1987 fu istituito il primo Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS), il Parco dell’Alto

milanese

• 1994 il Parco del Roccolo,

• 2006 il Parco del bosco del Rugareto

• 2008 il Parco dei Mulini

• di recente approvazione, il Parco delle Roggie.

Quello che è mancato nell’Alto milanese nel corso dell’ultimo trentennio è una politica attiva di

riduzione delle nuove urbanizzazioni e una spinta verso modelli insediativi a maggiore densità

abitativa: una attenzione di questo tipo, inizia a registrarsi all’interno delle amministrazioni locali

solamente negli ultimi anni. I dati del 2009 della Provincia di sono allarmanti: se il Castanese

risulta il terzo ambito provinciale più virtuoso in quanto a consumo di suolo il Legnanese si

posiziona oltre la metà della classifica registrando il 49% di territorio urbanizzato, dato che sale al

58% considerando le previsioni di piano ancora non realizzate. Un dato superiore al valore medio

provinciale e maggiore della soglia del territorio urb

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Publisher
A.A. 2015-2016
35 pagine
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SSD Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stearbitrio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie Urbane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tosi Simone.