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Riassunto esame Biblioteconomia, prof. Montecchi, libro consigliato: La formazione delle raccolte nella biblioteca pubblica di Stefano Parise Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Biblioteconomia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo La formazione delle raccolte nella biblioteca pubblica di Stefano Parise; consigliato dal docente Montecchi. Università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in PDF!

Esame di Biblioteconomia docente Prof. G. Montecchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

— il quadro politico, analizzato per individuare l’assetto normativo di settore e le sue evoluzioni

nell’immediato futuro, le priorità di governo dell’amministrazione titolare, le opinioni e gli

orientamenti dominanti al suo interno;

— l’analisi del contesto economico, riguardante i vincoli di finanza pubblica, l’andamento dei

finanziamenti, il mercato editoriale (produzione, prezzi, vendite);

— i fattori sociali, come i trend demografici, i movimenti migratori, i nuovi insediamenti urbani, i

bisogni emergenti;

— le tecnologie, sia nel senso delle potenzialità di servizio sia dal punto di vista dei processi

produttivi e organizzativi ad esse collegati.

3.2.IL PROFILO DI COMUNITA’

Uno degli strumenti che in questi ultimi anni è stato proposto e utilizzato per descrivere le principali

caratteristiche dell’ambiente è il profilo di comunità. L’esigenza di conoscere la comunità da servire

non è certo nuova: già alla fine del XIX secolo la bibliotecaria statunitense Mary Cutler identificava

lo studio della

comunità di riferimento come un elemento qualificante della professione bibliotecaria, invitando i

colleghi ad impegnarsi in questa attività. Nel 1982 fu messo a punto uno schema strutturato per

l’analisi di comunità, che includeva anche le tecniche utilizzate dalla ricerca sociale. Il modello

CARI (Community Analysis Research Institute) consiste in un processo di raccolta sistematica,

organizzazione, analisi e sintesi delle informazioni relative ad una particolare comunità, effettuata

mediante tecniche quantitative e qualitative, in grado di restituire una descrizione strutturata

dell’ambiente in cui la biblioteca agisce, sotto il

profilo demografico, storico, topografico, economico e commerciale, sociale, culturale, educativo e

sulla base degli stili di vita che caratterizzano la comunità e le sue subculture.

Il profilo di comunità è una sorta di zoom puntato sul territorio che produce un’immagine più o

meno dettagliata della sua conformazione in base alla regolazione della distanza focale.

Fuor di metafora, è lo staff della biblioteca che decide il livello di dettaglio dell’analisi, condotta

generalmente sulla base di 5 macro-aree per individuare gli elementi oggetto di ulteriore analisi;

nel definirlo, è molto importante integrare le contrapposte esigenze di approfondimento analitico e

di raffigurazione sintetica dell’ambiente.

La stesura del profilo di comunità è utile per aumentare il livello di consapevolezza generale dello

staff bibliotecario rispetto a quanto lo circonda e per far emergere alcuni aspetti specifici della vita

di comunità generalmente poco considerati nella pianificazione dei servizi come i settori produttivi,

i trasporti, il terzo settore. Esso ha anche una valenza negoziale, nel senso che costituisce un

presupposto per la stesura della carta delle raccolte e può agire positivamente nei confronti dei

decisori politici, perché offre un supporto di dati alle richieste finalizzate ad ottenere risorse per

l’attuazione delle politiche documentarie.

3.3.PUBBLICO, PUBBLICI

L’ identità della biblioteca di pubblica lettura coincide con la sua missIon generalista, legata al

principio di accesso universale alla cultura e alla conoscenza. La biblioteca è un servizio per tutti e

per ognuno, nel senso che il principio di accesso universale che abbiamo richiamato si deve

accordare con la possibilità che

ciascun membro della comunità dei potenziali utilizzatori trovi in biblioteca le risposte che cerca e

un’offerta calibrata sulle proprie esigenze. Perché questa dichiarazione di principio possa trovare

applicazione nella realtà senza infrangersi contro i limiti fisici del servizio, è necessario ricondurre

la dimensione atomizzata dei singoli potenziali utilizzatori a un numero limitato di categorie o

segmenti di utenza, individuando tratti e caratteristiche comuni; successivamente, si procederà ad

analizzare i loro bisogni specifici e la domanda di informazione e documentazione che esprimono,

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per organizzare in funzione di essi le raccolte e i servizi. La sommatoria dei segmenti di pubblico

individuati restituisce la comunità degli utenti di una data biblioteca, che può coincidere con gli

appartenenti a una comunità locale oppure, nel caso di una biblioteca specializzata, a una

comunità di studio e ricerca.

L’obiettivo di ogni politica documentaria dovrebbe, al contrario, essere quello di calibrare l’offerta in

ragione di una pluralità di esigenze documentabili e, nel caso non sia possibile soddisfarle tutte,

allocare le risorse sulla base di una pianificazione strategica delle priorità.

In presenza di interessi, preferenze ed esigenze sufficientemente eterogenei, è dunque necessario

adattare l’offerta sulla base di valutazioni razionali, espresse attraverso la segmentazione dei

target di utenza:

“Nel linguaggio degli economisti la segmentazione è il processo di disaggregazione della

domanda originale in diverse subdomande. La segmentazione considera un mercato

caratterizzato da richieste eterogenee e tra loro divergenti, disaggregabile, quindi, in diversi

submercati ognuno dei quali è però caratterizzato da una domanda omogenea al suo

interno.”

Volendo continuare ad utilizzare il lessico economista, attraverso la segmentazione dei pubblici la

biblioteca individua i segmenti di mercato ai quali rivolgersi, e ai quali dovrà offrire prodotti (in

termini di servizi e offerta documentaria) sufficientemente differenziati per soddisfarne le esigenze

e gli interessi; i quali, in un quadro in evoluzione, richiedono un continuo monitoraggio e rifiutano la

cristallizzazione. I segmenti individuati devono avere le seguenti caratteristiche:

-essere massimamente omogenei al loro interno

-essere massimamente eterogenei fra di loro

-essere misurabili

-essere accessibili, ovvero raggiungibili attraverso l’azione

-essere consistenti, ovvero rendere conveniente il rapporto costi-benefici

Esistono almeno 3 approcci alla segmentazione dei pubblici. Il primo utilizza principalmente

variabili di tipo demografico e socio-economico. Attraverso questo metodo è possibile identificare e

descrivere un singolo utente in molti modi e metterlo in relazione con altri utenti che presentano

caratteristiche simili: ad esempio, individuando e aggregando utenti che presentano caratteristiche

omogenee per età, genere, grado d’istruzione e attività lavorativa, sarà possibile fare riferimento a

gruppi di persone che potrebbero manifestare analoghi bisogni informativi o di lettura.

La segmentazione di tipo socio-demografico è la più semplice da realizzare, perché utilizza dati

facilmente reperibili:

-variabili demografiche: età, genere, stato civile, dimensione del nucleo familiare, religione,

nazionalità

-variabili geografiche: localizzazione abitativa, dimensione degli insediamenti, densità di

popolazione, fattori climatici

-variabili socio economiche e culturali: reddito individuale, reddito familiare, grado d’istruzione,

professione, classe sociale

Il secondo approccio mira ad associare alle costanti di personalità di una serie di individui,

focalizzati per mezzo di colloqui intervista di stampo clinico, alcune preferenze e comportamentali.

Esso fa riferimento al metodo messo a punto dalla ricerca motivazionale, postulando, in maniera

deterministica, che sia sempre possibile spiegare in chiave causale i comportamenti delle persone.

Questo tipo di indagine è decisamente fuori dalla portata delle biblioteche, perché implica costi

elevati in termini economici e organizzativi e richiede l’intervento di specialisti; inoltre, la

generalizzabilità dei risultati è dubbia, poiché le interviste coinvolgono un numero ridotto di

individui, e l’utilità tutta da dimostrare.

Età, sesso, reddito e classe sociale continuano dunque ad essere le variabili socio-demografiche

più utilizzate nelle ricerche perché offrono un’accettabile garanzia di attendibilità a fronte di costi di

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raccolta e analisi dei dati relativamente contenuti e, statisticamente, hanno mostrato di influenzare

in maniera accettabile gusti, desideri, impiego del tempo libero. Queste caratterizzazioni, tuttavia,

risultano sempre più indebolite da una serie di fattori che determinano cambiamenti profondi sul

piano culturale, sociale e nel modo in cui gli individui costituiscono abitudini, aspirazioni, desideri:

la convergenza sempre più forte che si registra nei modelli, nei comportamenti e negli stili di vita in

aree del pianeta anche molto distanti fra loro, l’emergere di nuovi bisogni e di forme di consumo

che contribuiscono a configurare una cultura di massa della contemporaneità, dotata di propri

simboli, significati e rituali, tendono sempre più a neutralizzare la capacità descrittiva e predittiva

delle variabili socio-demografiche.

La perdita progressiva di potenziale esplicativo delle variabili demografiche ha spinto gli esperti a

guardare con crescente interesse alla possibilità di segmentare il pubblico sulla base di variabili

personali, legate alla mentalità e agli atteggiamenti. Oggi, ad esempio, rispetto alla possibilità di

accedere all’informazione, non è più così discriminante l’abitare in una zona rurale o in un certo

grado di alfabetizzazione informativa per abbattere un gap che 30 anni fa sarebbe risultato

incolmabile.

Mentre l’approccio sociodemografico considera i comportamenti e i consumi (nel nostro caso le

letture effettuate, le opere prenotate o chieste in consultazione, i siti visitati ecc.) una variabile

dipendente da quella demografica (ad es. l’età o il titolo di studio), la segmentazione psicologica

opera su basi completamente opposte, perché considera i gusti e le abitudini il punto di partenza

per la categorizzazione in gruppi omogenei, da analizzare anche secondo le variabili demografiche

classiche, considerate complementari. Il principio a cui ci si ispira è che ogni persona utilizzi

oggetti e frequenti luoghi non solo per soddisfare esigenze pratiche o in virtù di precise

caratteristiche tecniche o funzionali, ma soprattutto per il loro potenziale simbolico, per la loro

capacità di rappresentare la personalità e la posizione sociale, a sé medesimi e agli altri. Luoghi e

oggetti costituiscono un sistema di segni in grado di comunicare l’identità individuale attraverso un

insieme di valori, preferenze, interessi, attività e comportamenti che viene definito stile di vita ed è

influenzato da modelli culturali, dall’appartenenza di classe e a gruppi sociali, dalla famiglia, dalle

credenze, dalle motivazioni, dalle emozioni e dalla personalità.

La segmentazione psicografica prende in considerazione le seguenti variabili:

-variabili di atteggiamento: attività, interessi, opinioni

-variabili di personalità: valori, credenze

Queste indagini, che mirano essenzialmente a tracciare un profilo del consumatore in relazione

all’uso di un determinato prodotto/servizio/marca, ribaltano l’approccio bibliotecario classico

all’analisi dei consumi di lettura, che tende a verificare cosa leggono gli studenti, le casalinghe o gli

impiegati, per abbracciare l’impostazione tipica delle indagini di mercato, che partono dal bene

consumato per risalire al profilo del consumatore. Esse vengono utilizzate soprattutto per spiegare

le differenze comportamentali di gruppi determinati di individui, non rappresentabili attraverso le

variabili socio-demografiche, e per scoprire differenze di stili di vita che aiutino a individuare nuovi

target o a sviluppare quelli già noti.

Queste psicografie, definite “strategiche”, sono realizzate da grandi istituti di ricerca e servono da

riferimento per tutti gli operatori del mercato.

In Italia le due principali psicografie sono la ricerca T&T Monitor 3SC, promossa in Italia da GFP &

Associati, e la ricerca Sinottica. Quest’ultima, realizzata da Eurisko a partire dal 1975, mira ad

identificare valori e stili di vita degli italiani. Attraverso interviste a un campione rappresentativo di

10.000 individui over 14, vengono rilevati dati relativi al consumo di 350 categorie merceologiche,

650 informazioni relative agli intervistati, utilizzate per definire una serie di profili (socio-

demografico, psicologico, politico, culturale, valoriale) e gli ordinamenti comportamentali, le

ambizioni e gli obiettivi, 300 informazioni relative all’esposizione ai mezzi di comunicazione di

massa (televisione, radio, stampa quotidiana e periodica, cinema). L’elaborazione dei dati raccolti

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consente di segmentare la popolazione secondo fattori sociodemografici e in base agli stili di vita:

al momento ne sno stati individuati 14, riferibili ad altrettanti segmenti omogenei della popolazione

e raggruppabili in 5 macro-categorie:

1.stili giovanili – liceali, delfini, spettatori

2.stili superiori – arrivati, impegnati

3.stili centrali maschili – organizzatori, esecutori

4.stili centrali femminili – colleghe, commesse, raffinate, massaie

5.stili marginali – avventati, accorti, appartate +, appartate -, appartate sole

La segmentazione in stili di vita viene ricomposta su una mappa generale, che consente di

inquadrare qualsiasi caratteristica della popolazione all’interno di logiche culturali e di consumo di

ampio respiro. La grande mappa è uno spazio geometrico solcato da due assi ortogonali che la

suddividono in quadranti:

-l’asse dei tratti duri, che la suddivide orizzontalmente, rappresenta la dimensione dell’azione, dei

confronto sociale, della competizione, della proiezione verso l’esterno. I suoi attributi sono forza,

razionalità, ricchezza, lavoro, sport, piacere;

-l’asse dei tratti morbidi, che la suddivide verticalmente, rappresenta la dimensione della misura,

dell’equilibrio, dell’elaborazione mentale e della riflessione. I suoi attributi sono l’amore, la cultura,

l’emotività, l’eleganza, la cura del sé e gli affetti.

In questo spazio virtuale suddiviso in quadranti è possibile delimitare le aree che coincidono con le

5 macro-categorie citate. Queste 5 grandi zone, fortemente caratterizzate sul piano socio-

demografico, contengono tutti gli stili di vita individuati dalla ricerca.

3.4. I PUBBLICI DELLA BIBLIOTECA

La ricerca realizzata nel 2006 nell’ambito dell’indagine I cittadini e il tempo libero evidenzia alcuni

trend molto chiari rispetto a quanto emerso nella precedente indagine del 2000: il 60,5% della

popolazione italiana di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi, una

percentuale in crescita costante dal 1993. Una quota consiste di essi – 12,8% - legge

esclusivamente alcuni generi di libri: se si prescinde da questa categoria di lettori morbidi, i tassi di

lettura in Italia calano al 47,7%.

Sapere che cosa fanno le persone nel tempo libero, conoscere quali media si affiancano (o si

sostituiscono) alla lettura di libri e quali interazioni esistono fra i vari consumi mediali è di

fondamentale importanza per impostare un’offerta documentaria complessiva ed efficace. La

comprensibile tendenza alla semplificazione che generalmente guida la ricerca dei pubblici deve

quindi tener conto che, nella vita di tutti i giorni, i comportamenti delle persone tendono

naturalmente alla complessità.

Questa constatazione ha indotto la ricerca sociale a definire il concetto di dieta multimediale,

intesa come fruizione diversificata di più tipi di media, le cui dimensioni, intrecci e interazioni

devono essere indagati. In particolare, l’ipotesi che pare emergere dalla ricerca empirica è che la

scelta nei consumi culturali non si porrebbe tanto in termini oppositivi fra i diversi media quanto

sulla base degli interessi e delle predilezioni individuali o condivisi in gruppi omogenei di persone.

Ciò rende evidente, se mai ce ne fosse bisogno, l’esigenza di abbracciare una metodologia di

analisi che miri agli elementi qualitativi della fruizione: è necessario far emergere cosa si legge, si

ascolta e si vede, definendo categorie analitiche per generi e contenuti. Ogni genere, ogni

contenuto, ha una rilevanza specifica agli occhi del fruitore, che si ricollega alla sua bibliografia

culturale, rinforza il suo gusto e lo dirige verso nuove esperienze di fruizione.

L’aspetto più rilevante di tutto ciò è che qualsiasi tipo di intrattenimento consuma un capitale

specifico, il tempo libero, di cui gli individui dispongono in quantità variabile. Questo capitale ha

due proprietà: è generalmente scarso e non può essere speso simultaneamente in più attività.

Quindi, una caratteristica tipica dei consumi culturali è il loro carattere mutuamente esclusivo: non

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possiamo contemporaneamente assistere a un concerto e leggere un libro, o andare a teatro e

ascoltare la radio. Ad esempio, i cosiddetti lettori forti sono generalmente anche forti consumatori

di cultura e il loro tempo libero non è illimitato: ciò significa che, in alcune situazioni, si troveranno a

dover effettuare scelte che potranno privilegiare un tipo di consumo a scapito di altri. La scelta

dipenderà dalle inclinazioni, dalle esigenze e dai desideri del momento, dalle esperienze di

fruizione pregresse, dalla situazione contingente che orienterà verso determinate occasioni di

consumo, ma anche dalle specifiche modalità di fruizione richieste da questo o quel medium.

Alcuni consumi culturali hanno dimensione prevalentemente sociale, altri, come la lettura, sono

pratiche prevalentemente o esclusivamente individuali. Nel caso della lettura l’investimento

richiesto in termini di tempo e attenzione è estremamente elevato.

L’ipotesi del rafforzamento è stata sottoposta a verifica da Marino Livolsi in un’indagine che,

malgrado risulti realizzata molti anni fa, offre dal punto di vista metodologico spunti estremamente

interessanti, ripresi da altre ricerche. Nel 2002 il rapporto sulla comunicazione in Italia del

Censis/UCSI ha individuato, sulla base di un’indagine condotta sul consumo abituale di 10 media

(televisione, tv satellitare, cellulare, radio, quotidiani, settimanali, mensili, libri, computer, internet)

cinque grandi gruppi sociali di riferimento, caratterizzati da un mix particolare di consumi mediali.

Più di recente, Censis-UCSI hanno comprato i consumi mediali in 5 nazioni europee, riducendo a 4

i gruppi sociali di riferimento:

-i pre moderni, con diete solo audiovisive

-i moderni, con diete basata anche sui mezzi a stampa

-i post moderni, con diete aperte all’internet

-i nuovi post moderni, con diete prive di mezzi a stampa

Colpisce, in particolare, che i giovani italiani risultino essere passati in misura percentuale

maggiore rispetto a tutti i paesi coinvolti nell’indagine (Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna)

dai media audiovisivi a quelli elettronici saltando quasi del tutti i libri e i giornali.

Pur con tutta la cautela del caso, è possibile estrapolare sommariamente dai profili sociali

individuati nelle ricerche citate alcuni tratti caratterizzanti, che possono fornire utili indicazioni per

formulare ipotesi di lavoro da sottoporre a verifica:

-per quanto riguarda il pubblico dei bambini e ragazzi, è rimarchevole la stretta correlazione

evidenziata dall’Istat fra presenza di una biblioteca in famiglia, livello d’istituzione familiare, genitori

lettori e lettura. Più in generale, le caratteristiche familiari e il possesso di libri in casa sono le

principali determinanti della predisposizione alla lettura e del successo scolastico. Bisognerà allora

iniziare a ragionare su queste fasce di pubblico non classificandole solo in base all’età ma anche

all’appartenenza familiare e sociale, prestando maggiore attenzione a chi si trova in una situazione

di svantaggio destinata a manifestarsi qualche anno più tardi in termini di abbandono della lettura.

-adolescenti e giovanissimi hanno gusti nomadi e mutevoli: vivono immersi in un mondo fatto di

musica, computer e cellulari, dove impera la voglia di comunicare e di stabilire contatti con i loro

coetanei. Nelle abitudini di questa fascia di pubblico la lettura di libri è in posizione defilata

-i giovani tecnologicamente all’avanguardia, che non sanno rinunciare a internet e alla

comunicazione mobile per informarsi, comunicare e tenersi aggiornati, leggono quotidiani, libri e

periodici ma la loro vocazione alla novità li porta ad essere poco propensi a frequentare servizi

dalla fisionomia marcatamente tradizionale. Di qui l’esigenza di pensare a servizi a elevata

tecnologia, per porgere loro i contenuti direttamente sui personal media di cui fanno largamente

uso.

-le fasce giovanili che coltivano un ideale di vita edonistico svincolato dai doveri, amano i viaggi,

l’ascolto della musica e gli interessi genericamente culturali: cinema, lettura, eventi sportivi e

concerti dal vivo. Lettori abituali di mensili e quotidiani. Usano internet prevalentemente per

scaricare musica. 13

-i trentenni e i quarantenni, uomini e donne, evoluti per risorse socio-culturali, con reddito familiare

o personale elevati, presentano interessi diversificati: frequentano cinema, teatro e librerie, pur non

disdegnando la vita sana e sportiva

-le fasce di pubblico femminile, con reddito e capitale culturale modesti, sono refrattarie all’uso del

computer, a internet e in generale alle nuove tecnologie.

-le fasce di popolazione anziana sono generalmente poco inclini alle novità ad ancorati alla

tradizione. Esprimono attaccamento per la loro città attraverso l’interesse per l’informazione locale.

Gli interessi sono limitati alla tv, all’ascolto radiofonico e a poche letture, in particolare i quotidiani.

-per quanto riguarda le differenze di genere, in alcuni campi di fruizione culturale (lettura, teatro,

mostre) la prevalenza femminile è un dato strutturale ormai acquisito; del tutto recente è invece

l’annullamento delle differenze che si registravano sino a pochi anni fa relativamente all’utilizzo dei

media digitali: fra i 14-24enni il gap che divideva uomini e donne è ormai completamente annullato.

3.5I SISTEMI GEOGRAFICI E IL DATA MINING: NUOVE PROSPETTIVE PER L’INDAGINE

SULL’UTENZA

La biblioteca, per analizzare in profondità le caratteristiche dell’utenza reale e potenziale, oltre a

giovarsi delle metodologie messe a punto dalla ricerca sociale e dalle indagini di mercato, a cui si

è accennato nei precedenti paragrafi, può oggi avvalersi di nuovi strumenti grazie all’evoluzione

tecnologica.

I risultati degli studi sull’ambiente e i dati sull’utenza possono essere rappresentati sul territorio e

messi in relazione con un numero elevato di informazioni di varia natura grazie a una particolare

applicazione delle tecnologie satellitari: il GIS, o Geographic Information System, che consente di

rappresentare dati su una mappa digitale.

La biblioteca, utilizzando questa tecnologia, può studiare la propria area di riferimento riportando le

caratteristiche e i bisogni degli utenti reali e potenziali su una mappa territoriale, semplicemente

collegando un campo dei dati posseduti a un dato catastale. I dati sull’utenza così rappresentati

possono essere incrociati con quelli tratti dal censimento nazionale della popolazione e con altre

informazioni.

Il GIS si presenta come un utile strumento a supporto delle decisioni, suscettibile anche di

applicazioni in termini di servizi all’utenza, che tuttavia, per costi d’impianto e complessità, non

appare oggi alla portata se non di grandi istituzioni bibliotecarie, consorzi o aree di cooperazione

territoriale. Gli enti territoriali, in particolare regioni e province, al contrario, hanno spesso già

investito nella creazione di sistemi di dati georeferenziati , che potrebbero essere messi a

disposizione, attraverso accordi di servizio, anche alle biblioteche: l’integrazione dei dati geografici

e demografici con quelli relativi all’uso del servizio di pubblica lettura rappresenterebbe un

interessante arricchimento non solo per le biblioteche ma per tutto il sistema decisionale del

territorio.

La costruzione dei profili utente può essere effettuata con il ricorso a tecniche di analisi statistica, a

strumenti di data retrieval oppure utilizzando l’approccio del data mining. Con questo termine si

identifica un processo di estrazione di conoscenza da banche dati di grandi dimensioni tramite

l’applicazione di algoritmi che individuano le associazioni nascoste tra le informazioni e le rendono

visibili. Il data mining è una tecnica di esplorazione che mira a far emergere delle regolarità nei dati

sotto forma di associazioni e sequenze, non immediatamente apprezzabili con le tecniche

tradizionali di interrogazione dei data base. L’analisi statistica, infatti, opera generalmente su base

campionaria e non può essere utilizzata su grandi quantità di dati.

Fra le applicazioni più comuni di questo metodo ricorderemo:

-la segmentazione dell’utenza, per individuare gruppi omogenei in termini di comportamento d’uso

o per caratteristiche socio-demografiche. 14

-l’analisi delle associazioni, per verificare quali materiali documentari sono utilizzati

congiuntamente.

I dati che si considerano in questo tipo di analisi riguardano le caratteristiche dell’utente (chi è) e i

suoi comportamenti (cosa fa). Le regolarità individuate vengono selezionate, confrontate e

accorpate attraverso regole che consentono di individuare comportamenti complessi ma ripetitivi,

per cogliervi le caratteristiche salienti.

Queste tecniche possono condurre la biblioteche a mirare l’offerta su singoli gruppi o addirittura

singoli utenti, utilizzando opportunamente le tecnologie, per offrire servizi di alerting o bollettini

novità completamente o parzialmente personalizzati, prodotti in automatico dal sistema informativo

della biblioteca che sarà in grado di riconoscere il profilo dell’utente.

CAPITOLO 4. BISOGNI E MOTIVAZIONI

La prospettiva di un servizio bibliotecario costruito a partire dalle esigenze di fasce di pubblico

determinate o determinabili, comporta la necessità di definire e rappresentare con la massima

esattezza possibile la fisionomia dei cosiddetti bisogni informativi. Si tratterà di determinare, ad es,

quali siano le esigenze di approfondimento dell'utenza in età scolare, o le abitudini di lettura

dell'utenza anziana.

Il tema dei bisogni informativi e della loro analisi è dunque divenuto centrale per la biblioteconomia

contemporanea. I bisogni dell'utenza sono entrati nel gergo professionale; raramente, però, viene

indicato come tali bisogni devono essere indagati, individuati e messi in relazione bonifico le

politiche documentarie.

Le politiche documentarie, se non poggiano sull'analisi dei bisogni, rischiano di generare effetti

selettivi non desiderati e nemmeno previsti: lo sviluppo delle raccolte, definito in quanto offre

margini al cittadino-utente per influenzare le priorità di sviluppo e i contenuti. L'utente rischia di

avere una libertà di scelta solo formale, giacché spesso le alternative all'offerta sono svantaggiose,

scomode o addirittura proibite.

L'istituzionalizzazione delle risposte poggia quindi su una visione riduttiva dei bisogni, che fa leva

sui modelli organizzativi, sull'esperienza, sulle consuetudini professionali e anche sulla sentire

sulle inclinazioni culturali del bibliotecario; essa presenta discrasie rispetto ai bisogni reali, perché il

suppone senza verificarli.

L'analisi dei bisogni rappresenta la differenza fra una biblioteca in grado di ascoltare, recepire

e rispondere e una biblioteca che, attraverso un complesso di comportamenti e di pratiche

amministrative, finisce per determinare la domanda, favorendo un uso intensivo del servizio da

parte dei lettori abituali a scapito della cosiddetta utenza potenziale, destinata a rimanere tale.

4.1LA TEORIA DEI BISOGNI

Esistono bisogni di tipo individuale, che si manifestano nelle complesse dinamiche dei soggetti con

il loro ambiente di vita, e altri che emergono o vengono soddisfatti solo grazie all'interazione con

altre persone o gruppi sociali.

Alcuni bisogni hanno natura pratica, perché la loro soddisfazione risponde a fini utilitaristici, come

ottenere un beneficio concreto, o estetica, perché rispondono all'esigenza di provare sensazioni o

esperienze senza finalità pratiche immediate.

Una proprietà fondamentale attribuita ai bisogni è la dinamicità: essi passano da uno stato di

latenza a uno di manifestazione, per poi tornare latenti se soddisfatti; un'altra caratteristica è la loro

natura evolutiva, poiché si espandono e modificano per ragioni sociali, storiche, politiche,

economiche e sono soggetti a decrescenza dell'intensità o alla perdita di centralità in funzione

dell'evoluzione delle condizioni di vita, delle aspirazioni, dei desideri e degli interessi degli individui.

la psicologia, la ricerca sociale ed economica e quella applicata al marketing si sono occupate dei

bisogni individuali, elaborando numerose proposte di classificazione tipologica. Una delle più note

è la teoria delle modificazioni dominanti dello psicologo statunitense Abraham Maslow, che nel

1954 mise a punto un modello gerarchico per descrivere le possibili tipologie di bisogni umani.

Secondo Maslow, ogni individuo sviluppa sistemi di bisogni simili, alcuni dei quali

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rappresenterebbero di carenza avvertiti in maniera più urgente di altri, la cui soddisfazione

rivestirebbe caratteri di priorità: gli individui sarebbero portati a soddisfare prima i bisogni più

importanti, lasciando in secondo piano quelli meno urgenti.

La gerarchia dei bisogni elaborata sa Maslow si articola su cinque livelli, ed è universalmente nota

come Piramide di Maslow.

Essa propone una scala di priorità dei bisogni, da quelli elementari, legati alle funzioni vitali, a

quelli di ordine e complessità superiori, presupponendo che essi debbano essere soddisfatti in

successione. Al livello più basso si collocano i bisogni fisiologici, la cui soddisfazione è funzionale

alla sopravvivenza degli individui: mangiare, bere, riprodursi, curarsi. Al grado immediatamente

superiore ci sono i bisogni di sicurezza, sia in senso fisico (proteggersi, ripararsi, coprirsi) sia

sociale (garanzia di soddisfare stabilmente i bisogni di ordine fisiologico, stabilità familiare ed

economiche). I bisogni di appartenenza si collocano al grado successivo della scala e su

riferiscono alla dimensione dell'effettività (amicizia, solidarietà) e della socialità (identificazione e

appartenenza a un gruppo). Al quarto livello si pongono i bisogni di stima e autostima,

rappresentati dalla fiducia in se stessi e dalla ricerca di status, prestigio e riconoscimento sociale.

Infine, in cima alla piramide ci sono i bisogni di autorealizzazione, riferibili alla sfera delle

aspirazioni, delle aspettative profonde e dell'affermazione del sé.

Lo psicologo statunitense Murray, sulla base delle proprie ricerche cliniche, ha studiato la relazione

tra bisogni e comportamento, proponendo una classificazione di tipo non gerarchico, che consente

di tener conto del grado variabile di importanza che gli individui sembrano accordare ai medesimi

bisogni.

I bisogni descritti da Murray possono insorgere sia a causa di stimoli di tipo psicologico che

ambientale; tutti, però, hanno una marcata caratterizzazione prevalentemente le modalità di

interazione dell'individuo con le altre persone.

4.2.MOTIVAZIONE E COINVOLGIMENTO

Se il bisogno è uno stato di carenza che richiede una compensazione, più la carenza è avvertita

come urgente, più l'individuo assumerà un comportamento attivo per tentare di soddisfarlo: questo

comportamento è definito motivazione e può dar luogo a livelli di coinvolgimento variabili per

intensità ed energia. Il comportamento attivato dalla motivazione tende a compensare lo stato di

insoddisfazione e a riportare il soggetto in uno stato di equilibrio.

La motivazione è il processo psicologico che orienta il comportamento verso la selezione degli

obiettivi e la ricerca delle soluzioni più idonee.

Contrariamente a quanto sembrava postulare l'approccio di Maslow, uno dei cardini dell'approccio

motivazionale è il principio della soggettività della risposta. Non esiste una risposta univoca

all'emergere di un bisogno, ma una molteplicità di spinte motivazionali alla cui formazione

contribuiscono la psicologia, il vissuto e o condizionamenti ambientali, culturali e sociali. Per

questo motivo individui diversi potrebbero attivare comportamenti divergenti in risposta allo stesso

stimolo, mentre la medesima risposta potrebbe essere stimolata da differenti motivazioni. Un

meccanismo particolarmente interessante messo in evidenza dalla ricerca motivazionale, che può

giocare un ruolo centrale anche nell'ambito dei bisogni informativi, è quello del conflitto: esso si

evidenzia quando l'individuo è spinto a scegliere fra due o più motivazioni contrastanti, che

possono ostacolare la soddisfazione di un bisogno o produrre un senso di frustrazione. Daniele

Dalli descrive tre possibili configurazioni di conflitto motivazionale:

1. Positivo/Positivo, quando si è posti di fronte alla scelta fra alternative egualmente

desiderabili: in questo caso la frustrazione è prodotta dalla necessità di rinunciare a una

parte delle possibilità

2. Positivo / Negativo, quando una scelta desiderabile è collegata a un'altra che produce

effetti negativi: la frustrazione è funzione del grado di prevalenza o di condizionamento che

la seconda componente esercita sulla prima

3. Negativo / Negativo, quando tutte le opzioni disponibili producono effetto negativi ma

bisogna comunque esercitate una scelta, che non coincide con quella preferita.

Nella prima tipologia di conflitto rientra la scelta che l'utente della biblioteca deve operare fra sue

libri

operare fra due libri egualmente interessanti ma che non posso o essere prestati

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contemporaneamente; nella seconda il caso di un'opera per la cui consultazione si debba pagare

un prezzo elevato; la terza tipologia di conflitto si manifesta quando l'utente non riesce a trovare il

testo che cerca (magari perché già in prestito) e si trova di fronte all'alternativa fra rimandare la

lettura, optare per un altro testo, recarsi in un'altra biblioteca.

L'intensità della spinta motivazionale può dar luogo a forme di coinvolgimento più o meno intense.

Con questo termine ci di riferisce all'importanza che le persone attribuiscono a oggetti, attività o

azioni, in funzione dei propri bisogni, valori ed interessi.

Il libello e il tipo di coinvolgimento individuale dipendono dalla rilevanza accordata alle

caratteristiche del soggetto, dell'oggetto e del contesto: in letteratura si definisce rilevanza

intrinseca l'importanza

accordata a leggere caratteristiche dell'oggetto e alla sua conoscenza derivante all'uso, combinate

con le caratteristiche del soggetto; rilevanza situazionale l'importanza accordata alle caratteristiche

dell'oggetto e del contesto fisico e sociale in cui si colloca il suo utilizzo.

4.3.I BISOGNI ESPERIENZIALI

Lo schema bisogno-motivazione-coinvolgimento, che è alla base del modello interpretativo della

psicologia di matrice cognitivista, suppone che il comportamento dei soggetti sia perfettamente

razionale, ovvero che tenda sempre a dirigersi verso gli oggetti più idonei a massimizzare la

soddisfazione. Tutti i modelli decisionali di questo tipo possono essere ricondotti a un paradigma

generale denominato ICABS, dice d una lettera esprime una delle fasi on cui il processo di

decisione può essere scomposto: information - cognition - affect - behavior - satisfaction.

Secondo questa prospettiva teorica, la soddisfazione di un bisogno, che sia indispensabile per la

sopravvivenza o semplicemente contribuisce al benessere di un individuo, comporta sempre

modalità di azione razionali e finalità utilitaristiche.

Il libro e tutti gli altri prodotti editoriali rivestono per ok pubblico un ruolo di vettore della

conoscenza: essi, infatti, sono oggetti che veicolano beni intangibili (le informazioni, la

conoscenza), i quali rappresentano

il vero motivo d'interesse. La componente emotiva è legata alla lettura di svago: si legge per

passare del tempo, ma soprattutto per provare emozioni e la sensazione di immergersi in mondi e

immedesimarsi in vite altrui.

Possiamo inoltre dire che essi sono beni di posizione, capaci di creare, mantenere e mostrare

l'appartenenza di un individuo a un gruppo e di contribuire a creare la posizione sociale

dell'individuo.

4.4.I BISOGNI INFORMATIVI

La lettura professionale fa riferimento a una tipologia specifica di bisogni a cui la biblioteca, con le

proprie raccolte e servizi, è chiamata a fornire risposte: i bisogni informativi. Si tratterebbe di un

particolare tipo di esigenze che rientrano nella categoria dei bisogni acquisti, ovvero generati

nell'interazione con il contesto sociale e culturale e da esso fortemente condizionati.

Rientrerebbero in questa categoria, ad esempio, le esigenze legare alla ricerca, all'istruzione, alla

divulgazione, all'informazione di base, ma anche la semplice ricerca di libri da leggere o di musica

da ascoltare, di film da vedere.

I bisogni informativi possono essere schematicamente ricondotti a due categorie fondamentali:

1. Interessi collettivi che la biblioteca è istituzionalmente chiamata a tutelare

2. Esigenze individuali, legati alla sfera culturale, psicologica e relazionale.

Rientrano nella prima categoria, fra gli altri:

-il bisogno di studiare, che si può ricondurre alla funzione di supporto all'istruzione formale e alla

ricerca, svolta da singoli individui o gruppi di cittadini

-il bisogno di aggiungersi per svolgere particolari attività professionali o del tempo libero, che

rientra nella funzione di sostegno all'apprendimento permanente

-il bisogno di informarsi sui fatti del mondo, riconducibile alla funzione informativa della biblioteca

-il bisogno di conoscere e di sapere, che rientra nella funzione di diffusione della cultura

-l'esigenza di acquisire determinate abilità e competenze, che rientra nella funzione di

alfabetizzazione 17

-l'esigenza di fruire del patrimonio di conoscenze dell'umanità, che riguarda la funzione di

conservazione e trasmissione della memoria

-il bisogno di conoscere i propri diritti per partecipare attivamente alla vita civile e culturale

-il bisogno alfabetizzazione linguistica e culturale, necessario per integrarsi nella comunità o nei

gruppi sociali di riferimento. Diverso è il caso della seconda tipologia di bisogni, che per essere

messa a fuoco richiede strategie analitiche più sofisticate. Rientrano in questa tipologia l'esigenza

due prepararsi a sostenere prove particolarmente significative (un esame, un colloquio, un

contraddittorio ecc), di svolgere compiti impegnativi o governare situazioni complesse, di

aumentare la propria indipendenza o autonomia in determinati gruppi o da singole persone, di

provare determinate sensazioni o esperienze intellettuali.

4.5.L'ANALISI DEI BISOGNI

Concepire la biblioteca come un istituto finalizzato ad erogare servizi di informazione,

documentazione e la lettura a pubblici determinati implica la necessità di conoscere in maniera

circostanziata i loro bisogni, o meglio, un base a quanti poco anzi precisato, le ragioni che

spingono a cercare nel potenziale informativo della biblioteca risposte per questi bisogni. Pertanto,

la conoscenza delle esigenze che la biblioteca intende soddisfare è il presupposto per qualsiasi

politica documentaria. L'analisi dei bisogni è una categoria all'interno della serie di tecniche e

strumenti centrati sull'utente che possono essere usati dalle biblioteche per raffinare e migliorare i

servizi con risultati verificabili, è per incidere positivamente sull'offerta informativa e documentaria.

La sia importanza come momento della pianificazione dei servizi è ribadito dalle Linee guida

IFLA/Unesco in due punti: nel primo capitolo, dedicato al ruolo e agli scopi della biblioteca

pubblica, si afferma che i servizi <

regolarità. Senza quest'abitudine la biblioteca pubblica perderebbe il contatto con quelli che deve

servire.>>

Nel terzo capitolo, interamente dedicato alla soddisfazione dell'utenza, l'analisi dei bisogni viene

indicata come uno dei principali fattori d'efficacia per il servizio bibliotecario pubblico, anche se ci si

limita a ribadire l'importanza di sapere chi usufruisce del servizio bibliotecario e chi no e la

necessità di raccogliere e analizzare i dati che individuano quei bisogni individuali e di gruppi della

comunità che la biblioteca pubblica può soddisfare, senza fornire alcuna indicazione sulle tecniche

da utilizzare.

4.6.TIPI DI DATI

Esistono due tipologie di dati che possono essere utilizzate per l'analisi dei bisogni: primari e

secondari. I primi, raccolti attraverso il coinvolgimento diretto dei soggetti di cui si vogliono testare i

bisogni, forniscono indicazioni caratterizzate da un alto livello di correlazione statistica; la loro

raccolta, inoltre, può essere associata ad azioni di marketing o di comunicazione, tese a far

conoscere o a promuovere i servizi esistenti o quelli che si intende avviare. Per contro, risultano

onerosi da raccogliere e più difficili da interpretare. A questa categoria appartengono:

i dati sulla valutazione della soddisfazione rispetto alle risorse informative e ai servizi correnti,

-

utilizzabili per misurare l'impressione soggettiva dell'utenza rispetto alle risorse informative e ai

servizi erogati

-i dati sulla valutazione dell'uso attuale e potenziale delle risorse informative, utili per misurare

direttamente le modalità d'uso delle raccolte e la conoscenza che l'utente ha delle risorse

informative messe a disposizione dalla biblioteca.

Dati di seconda mano possono essere utilizzati nell'ambito di uno studio di carattere demografico

finalizzato a riallocare le risorse finanziarie a disposizione: la presenza nell'utenza reale, rilevata

attraverso l'analisi di dati estrapolati dal software di gestione della biblioteca, di una percentuale di

iscritti compresi fra 0 e 9 anni patì al 20%, potrebbe servire per destinare il 20% delle risorse

disponibili all'acquisto di libri per bambini. A questa categoria appartengono:

-i dati demografici: forniscono una descrizione quantitativa dei target primari e secondari di

utenza.

-le statistiche di circolazione: sono i dati generalmente più utilizzati per valutare il gradimento dei

servizi erogati e delle politiche documentarie.

Per quanto riguarda le risorse elettroniche, il monitoraggio dell'uso è fondamentale per finalizzare

al meglio le risorse. Il loro utilizzo, tuttavia, è difficile da monitorare.

18

-le statistiche sulla consistenza delle raccolte: forniscono informazioni sulla disponibilità di risorse

informative per sezioni, aree disciplinari, supporti.

-gli indici di prezzo e altre informazioni sul mercato editoriale: sono i dato che riguardano i trend

editoriali, il tipo di pubblicazione presenti sul mercato, gli editori, le collane, i prezzi medi, i dati di

vendita ecc.

-le informazioni sul budget disponibile, sulla dotazione storica e sull'uso di risorse: consentono di

valutare in quale direzione sono state investite, nel tempo, le risorse disponibili.

CAPITOLO 5 – VALUTARE LE RACCOLTE ESISTENTI

Il quadro di principi e valori che legittimano la biblioteca, l’analisi dell’ambiente, dell’utenza e dei

suoi bisogni informativi contribuiscono a collocare la politica documentaria entro un solido quadro

di riferimento e rappresentano un presupposto imprescindibile per la sua pianificazione.

5.1LA SEGMENTAZIONE

La prima operazione da compiere, preliminare a ogni altra attività di gestione, consiste nel

suddividere le raccolte in aree disciplinari significative. Questa attività va sotto il nome di

segmentazione. Così come nel caso dei pubblici la segmentazione permetteva di disaggregare

l’utenza in gruppi omogenei, allo stesso modo le raccolte devono essere suddivise in sezioni

secondo criteri di omogeneità disciplinare: si tratta, per così dire, di gettare uno sguardo al loro

interno per decidere in quante (e quali) parti scomporle. Le segmentazione individua scansioni

intellettualmente significative, attraverso le quali monitorare con regolarità la crescita e l’uso delle

raccolte. Ciascuna area disciplinare identificata sarà oggetto di specifiche attenzioni: sulla base

della segmentazione sarà condotta l’analisi quantitativa e qualitativa delle raccolte, saranno definiti

gli obiettivi di sviluppo, assegnato il budget annuale e decisi i criteri per la revisione; sarà misurato

l’uso e valutata la soddisfazione dell’utenza.

La decisione sul numero e il tipo di aree disciplinari da adottare dipende da numerosi fattori: dal

tipo di biblioteca, dai bisogni informativi della comunità, dalla dimensione delle raccolte esistenti,

dal numero degli operatori che possono dedicarsi all’attività di gestione. Inoltre, nell’individuazione

giocheranno un ruolo importante sia le dinamiche relative alla produzione editoriale sia l’uso e le

preferenze del pubblico.

In letteratura e nella prassi operativa le proposte di segmentazione che riguardano le biblioteche di

pubblica lettura fanno riferimento all’articolazione gerarchica della CDD: per classe (ad esempio, 8:

letteratura e retorica), divisione (85: letteratura italiana) o sezione (851: poesia italiana). Nelle

grandi biblioteche o ogni qualvolta lo si ritenga opportuno, si potrà decidere di scendere anche a

livello di suddivisione, come nel caso, ad es., dei fumetti (741.5). Alle suddivisioni individuate sulla

base degli indici della CDD possono talvolta affiancarsi suddivisioni di genere (come nel caso della

letteratura di consumo: gialli, rosa, fantascienza, fantasy), di tipologia editoriale (libri illustrati, a

grandi caratteri, audiolibri) o di destinazione d’uso (saggistica e narrativa per ragazzi, per l’età

prescolare). Parimenti, non è frequente imbattersi in suddivisioni per supporto, in particolare nel

caso dei multimediali.

Le esigenze di una grande biblioteca di informazione, alla quale si richiede la capacità di

rispondere a esigenze di documentazione più approfondite, o di una grande area di cooperazione

territoriale, imporranno invece una scansione maggiormente analitica delle raccolte. È il caso, ad

es., della BEIC, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura che dovrebbe sorgere nei prossimi

anni a Milano ospitando – secondo le previsioni dei promotori – almeno 500.000 opere a scaffale

aperto, e che prevede un’organizzazione delle dotazioni documentarie in tre dipartimenti distinti:

scienza e tecnologie, scienze umane e sociali, arti e letterature.

Altri due approcci alla segmentazione abbastanza noti, sebbene poco utilizzati nel nostro paese,

sono quelli proposti nell’ambito del metodo Conspectus; la struttura elaborata dal Research Library

19

Group (RLG) alla fine degli anni ’70 del secolo scorso utilizza la classificazione della Library of

Congress e prevede 25 suddivisioni principali articolate in oltre 8.000 soggetti; la revisione operata

negli anni ’90 dalle biblioteche del Western Library Network (WLN) nell’ambito di un progetto

denominato PNCD ha portato alla definizione di una struttura gerarchica a tre livelli che può essere

indifferentemente usata da biblioteche che utilizzino la classificazione decimale Dewey o la

classificazione della Library of Congress: essa prevede 24 classi suddivise in circa 500 categorie,

a loro volta articolate in 4.000 descrittori di soggetto.

5.2ANALISI QUANTITATIVA

Il progetto di gestione prende necessariamente le mosse dall’analisi delle raccolte esistenti:

La valutazione delle raccolte è un processo di analisi sistematica e di descrizione delle

dotazioni documentarie della biblioteca che si avvale di misurare sia qualitative che

quantitative. La valutazione descrive l’informazione disponibile nelle aree disciplinari che

compongono la raccolta delineandone l’estensione, l’età, gli ambiti tematici, la lingua, i

formati e ogni altra caratteristica rilevabile.

Lo scopo della valutazione è fornire un’immagine precisa del posseduto, attraverso una

descrizione dei suoi tratti salienti, che fornisca informazioni utilizzabili per decidere la direzione e il

ritmo da imprimere allo sviluppo e alla gestione. Si distinguono due approcci alle misurazioni

quantitative: quello centrato sul posseduto, che considera l’ampiezza della raccolta, l’età, le

statistiche d’acquisto e di scarto, l’adeguatezza numerica in relazione all’utenza, e quello centrato

sull’utente, che utilizza le statistiche di circolazione e altri approcci d’indagine per verificare la

disponibilità e l’accessibilità del patrimonio. I presupposti di tale analisi sono l’informatizzazione del

catalogo e la possibilità di interrogare il database con query appropriate.

-centrato sul posseduto: numero di titoli/copie posseduti ; età; uso; acquisizioni; scarto;

adeguatezza

-centrato sull’utente: circolazione, prestito interbibliotecario, disponibilità, accessibilità

Fra le misure quantitative sulla raccolta vi è innanzitutto il numero di documenti e di titoli posseduti:

le informazioni da estrarre riguardano la consistenza numerica (titolo e copie), la presenza di

supporti differenti (libri, audioregistrazioni, videoregistrazioni, risorse elettroniche, seriali), la

collocazione fisica nelle varie sezioni della biblioteca (scaffale aperto, magazzino, sale di

consultazione).

L’analisi del posseduto può mirare a valutare il grado di aggiornamento della raccolte attraverso

l’età relativa dei documenti. Un altro approccio alla valutazione dell’età delle raccolte esistenti

consiste nel dividere il posseduto in fasce: in questo modo è possibile quantificare il peso delle

pubblicazioni più recenti rispetto al totale di ogni area disciplinare.

Fra le informazioni essenziali per la gestione di una raccolta, le statistiche di circolazione

forniscono i dati più utilizzati, esse rappresentano un indicatore indiretto del gradimento da parte

dell’utenze e chiariscono alcuni comportamenti in relazione all’offerta presente, mettendo

implicitamente in evidenza le lacune e i punti di forza. Oltre a quantificare la circolazione

misurando in valore assoluto i prestiti, è possibile utilizzare congiuntamente le informazioni sulla

consistenza del posseduto con quelle sull’uso attraverso l’indice di circolazione, che fornisce

informazioni sintetiche sul grado di adeguatezza della raccolta in relazione ai bisogni dell’utenza.

Il criterio della circolazione è particolarmente adatto a esprimere la capacità della raccolta di

rispondere ai bisogni dell’utenza; esso tuttavia non deve essere assolutizzato, perché il prestito

non esaurisce le possibilità d’uso delle raccolte e non rappresenta nemmeno una finalità in sé per

la biblioteca.

Accanto ai prestiti, per valutare compiutamente l’uso si dovrebbe rilevare la consultazione in sede,

almeno attraverso procedure di monitoraggio a campione condotte in periodi dell’anno

predeterminati. Questo tipo di indagine non presenta particolari problemi applicativi nel caso

20

l’accesso ai documenti sia subordinato a una richiesta scritta. Per le opere collocate nelle sale di

consultazione ad accesso libero, invece, possono essere particolarmente utili lettori ottici portatili,

per leggere i dati inventariali di ciascun volume direttamente sui tavoli di lettura, senza costringere

a fastidiose registrazioni nei punti di distribuzione che hanno il sapore di vere e proprie

punzonature a cui l’utente, generalmente, si sottopone con fastidio. Un limite di questo metodo è la

tendenza degli utenti a ricollocare a scaffale le opere consultate, benché si operi per sensibilizzare

adeguatamente i frequentatori delle sale di lettura a lasciare i testi sui tavoli al termine dell’utilizzo;

i dati risultanti potrebbero dunque essere sottostimati rispetto all’uso reale.

Un ulteriore approccio quantitativo alle raccolte esistenti riguarda il loro potenziamento e

rinnovamento, ovvero l’analisi storica del numero e del tipo di documenti acquisiti e scartati per

ciascuna area disciplinare. Infine, un dato di particolare rilevanza è fornito dall’analisi della reale

disponibilità di documenti a scaffale, condotta attraverso il confronto fra il numero di documenti

posseduti in una data area disciplinare e quelli realmente disponibili per l’uso. La misura poggia

sulla constatazione che la richiesta dell’utenza non si riferisce mai al possesso di titoli a catalogo

ma alla reale possibilità di leggerli o consultarli. Sappiamo bene che, nelle sezioni a scaffale

aperto, il tasso di indisponibilità è fisiologicamente aggravato dalle opere fuori posto, dagli

esemplari smarriti, dispersi o rubati.

5.3.ANALISI QUALITATIVA

Anche nel caso delle misurazioni qualitative è possibile distinguere fra un approccio centrato sul

posseduto (osservazione a scaffale, confronto con bibliografie di riferimento, analisi delle citazioni,

confronto con biblioteche di riferimento), che si avvale di tecniche di osservazione e valutazione a

scaffale condotte dal bibliotecario, da specialisti o da commissioni, ma anche di procedure

comparative, e un approccio centrato sull’utente (indagini survey, soddisfazione dell’utente, analisi

di comunità, analisi dei bisogni), attraverso indagini campionarie, misurate di customer satisfation,

analisi di comunità e analisi dei bisogni condotta con gruppi di utenti selezionati.

Le procedure di comparazione con bibliografie di riferimento, in linea teorica utilissime, si

scontrano con la difficoltà a trovare bibliografie ad un tempo aggiornate, esaustive e appropriate

rispetto al livello di approfondimento richiesto. In assenza di liste preconfezionate, è possibile

creare proprie bibliografie, prendendo come riferimento un numero limitato di pubblicazioni

monografiche, seriali e/o risorse elettroniche che garantiscano il livello di copertura disciplinare

desiderato: gli apparati bibliografici delle risorse considerate, eleminate le citazioni ridondanti,

rappresentano le fonti alle quali gli autori si sono rivolti nel loro lavoro e possono essere prese

come riferimento per la comparazione. Se i riferimenti bibliografici selezionati sono accurati, sarà

possibile valutare i punti di forza e di debolezza delle raccolte non solo rispetto ai titoli posseduti o

mancanti ma per tipo di pubblicazione e di materiale, lingua, data di pubblicazione, soggetto; il

limite di questo approccio risiede nelle caratteristiche di una parte consistente delle pubblicazioni

che compongono le raccolte di una biblioteca di pubblica lettura, che generalmente sono

sprovviste di apparati bibliografici, soprattutto in alcune discipline; viceversa, i testi che li includono

spesso sono di livello specialistico o comunque non risultano appropriati rispetto al livello di

approfondimento desiderato.

Infine, le tecniche di esame a scaffale offrono al bibliotecaria la possibilità di rendersi conto in

prima persona di particolarità non immediatamente evidenti nelle misurazioni quantitative: lo stato

di conservazione e l’usura dei materiali, lo stato generale delle raccolte ( ordine/disordine, testi non

disponibili, testi da scartare e riacquistare).

Il metodo più diffuso per la valutazione del livello di approfondimento e di sviluppo di una raccolta

bibliotecaria è il Conspectus. Sviluppato a partire dal 1978 per favorire la gestione e lo sviluppo

cooperativo delle raccolte delle biblioteche di ricerca nordamericane riunite nel Research Library

21

Group (RLG), consente di valutare in maniera sintetica e comparativa il livello di sviluppo raggiunto

da una singola biblioteca o da una rete di cooperazione in ambiti disciplinari definiti.

All’inizio degli anni 90 le biblioteche riunite nel Western Library Network (WLN) iniziarono a

modificare la struttura originaria del Conspectus, per giungere a una nuova formulazione che fosse

idonea a descrivere le raccolte di qualsiasi biblioteca, senza limiti di tipologia o dimensione.

Attraverso l’uso di una serie di indicatori di diversa natura, il metodo Conspectus misura il

potenziale informativo esistente, l’attività di sviluppo in corso e il livello che si intende raggiungere.

Esso consente alle biblioteche “di analizzare la propria collezione, di individuare i filoni di

specializzazione sui quali intendono assumersi la responsabilità di sviluppare con particolare

intensità gli acquisti, di fissare il livello cui tale impegno dovrà spingersi, di verificare

costantemente se questi impegni vengono mantenuti e se essi sono sostenibili.

WLN/Conspectus fa riferimento a una segmentazione gerarchizzata in divisioni, categorie e

soggetti, per ciascuno dei quali è possibile utilizzare indicatori numerici e alfabetici che descrivono

4 differenti aspetti nel profilo delle raccolte:

-il livello corrente della raccolta esprime la capacità della biblioteca di offrire una raccolta

rappresentativa dell’offerta documentaria in ambiti disciplinari definiti

-il livello di sviluppo della raccolta descrive il ritmo di crescita attuale della raccolta, facendo

riferimento alle acquisizioni recenti

-l’obiettivo di sviluppo, ovvero il livello di approfondimento desiderato, a cui la biblioteca tende

attraverso politiche di sviluppo finalizzate alla soddisfazione dei bisogni dell’utenza.

-il livello di conservazione dei contenuti e dei supporti

Gli indicatori numerici utilizzati per esprimere il grado di approfondimento possono essere riferiti

sia a una parte che alla raccolta nel suo complesso e prendono in considerazione i supporti di

qualsiasi natura, comprese le risorse on line. Essi sono collocati su una scala continua di valori

compresi fra 0 e 5, che partono dall’informazione di base per raggiungere un livello di ricerca.

Gli indicatori di profondità possono essere 6 o 10 a seconda dell’impostazione abbracciata:

-le definizioni del RLG comportano 6 indicatori di approfondimento per la descrizione di una

raccolta;

-le definizioni del WLN prevedono un totale di 10 indicatori di approfondimento, attraverso

suddivisioni che garantiscono più precisione e chiarezza.

La quantità di documenti necessari per passare da un livello all’altro aumenta con il progredire

sulla scala degli indicatori. In generale i livelli superiori comprendono gli elementi, i formati e le

caratteristiche di quelli inferiori.

Alcune sezioni delle raccolte necessitano di un approccio che tenga conto della loro specificità: è il

caso, ad esempio, della sezione di narrativa, per la quale le definizione proposte dal WLN

Conspectus fanno riferimento a criteri di autorialità, popolarità e copertura diacronica:

LIV DESCRIZIONE TIPO PUBBLICAZIONI

0 Fuori collezione La biblioteca non possiede opere di questo genere

1a Livello minimo, copertura non La raccolta comprende alcune opere narrative, ma il suo

sistematica sviluppo non è sistematico

1b Livello minimo, copertura La raccolta comprende una piccola raccolta di opere

sistematica narrative, nella quale sono rappresentati gli autori più

conosciuti

2a Livello base, introduttivo La raccolta comprende gli autori più importanti e i titoli

principali. Essa, tuttavia, non è sufficientemente estesa da

22

soddisfare la domanda di lettura ricreativa di un pubblico

con istruzione elevata

2b Livello base, avanzato La raccolta comprende gli autori più importanti e i titoli

principali e include più copie di titoli famosi (sia che si tratti

di classici, narrativa corrente o best-seller) per rispondere

pienamente ai bisogni locali

3 Livello di svago, studio o La raccolta comprende gli autori più conosciuti e titoli in

supporto educativo quantità sufficiente a rispondere alle necessità di lettura di

un pubblico con istruzione elevata. La collezione è

sufficientemente ampia da permettere alla biblioteca di

essere utilizzata come risorsa a livello d’area

4 Livello ricerca La raccolta di narrativa è ampia, comprende un’ampia

gamma di materiale classico e corrente in quantità tale da

rispondere ai bisogni degli utenti a livello locale e d’area.

La biblioteca conserva i vecchi materiali (specialmente se

in copia unica) per scopi di ricerca storica

5 Livello di massima La raccolta serve come risorsa di ricerca per studenti che

estensione usano materiale di narrativa nei loro studi. La collezione

comprende, per quanto sia ragionevolmente possibile, tutti

i lavori significativi di narrativa, in tutte le lingue disponibili

e in vari formati.

Oltre agli indicatori di approfondimento, Conspectus utilizza indicatori di copertura linguistica,

espressi mediante lettere dell’alfabeto. Essi sono strettamente correlati agli indicatori di livello,

poiché la presenza di opere in lingue diverse da quella principale contribuisce a determinare il

livello di approfondimento di una raccolta:

-P, se la raccolta è essenzialmente nella lingua ufficiale del paese;

-S, se la raccolta contempla una selezione di titoli in un’altra lingua

-W se la raccolta contiene un’ampia selezione di opere in più lingue

-X se la raccolta è principalmente in una lingua diversa da quella ufficiale del paese

-D se la raccolta è in due lingue ufficiali

5.4.DEFINIRE IL LIVELLO DI APPROFONDIMENTO DELLE RACCOLTE ESISTENTI: UNA

PROPOSTA

Poiché l’obiettivo del Conspectus è la valutazione della raccolta dal punto di vista dei contenuti, il

processo che porta alla definizione del livello di approfondimento riveste fondamentale importanza.

Naturalmente, affinché la valutazione non coincida con l’opinione personale di chi la effettua, è

indispensabile una approfondita conoscenza delle pubblicazioni esistenti in ogni soggetto e delle

raccolte più complete, nonché la padronanza d’uso di strumenti software sofisticati. Questo modo

di procedere fa principalmente affidamento sulle capacità del bibliotecario di effettuare una

valutazione equilibrata, seppur soggettiva, attraverso la comparazione di dati quantitativi e

qualitativi, l’esame diretto del posseduto e il possesso di una conoscenza disciplinare

scientificamente fondata. 23

È tuttavia importante sottolineare che, per raggiungere un determinato livello di approfondimento,

una biblioteca di piccole dimensioni dovrà possedere lo stesso tipo di risorse di una biblioteca

molto più strutturata.

La mancanza di parametri oggettivi per la valutazione delle raccolte rende centrale il ruolo del

bibliotecario, che è il responsabile unico dell’assegnazione di un indicatore adeguato al livello della

raccolta in un dato ambito disciplinare. I promotori del Conspectus hanno inteso facilitare questa

attribuzione sviluppando nel tempo guide specifiche per soggetto, che offrono una panoramica

delle principali rassegne bibliografiche e indici utili ad affrontare la valutazione.

Malgrado sia nato nell’ambito delle biblioteche di ricerca, negli ultimi anni un certo numero di

biblioteche di pubblica lettura in Italia hanno provato ad adottare – semplificandolo – il Conspectus,

sia per finalità di cooperazione che di gestione della propria raccolta. Le principali modifiche

riguardano soprattutto il numero degli indicatori di profondità, ridotti generalmente a 3, ma in

qualche caso anche i criteri che definiscono la differenza fra un livello di copertura e l’altro.

Un esempio di tale modo di procedere è fornito in una pubblicazione promossa dalla Provincia di

Milano, che prevede i seguenti livelli:

-livello della prima informazione: la raccolta consente un livello minimo di ricerca sul soggetto

-livello della divulgazione: la raccolta introduce e definisce un soggetto, indica diverse specie di

informazione disponibili altrove e risponde alle esigenze di utenti generali di biblioteca fino al

compimento della scuola secondaria superiore

-livello dell’approfondimento: la raccolta fornisce informazione su un soggetto in modo sistematico,

ma ad un livello di intensità inferiore alla informazione specialistica e risponde alle esigenze di

utenti generici di biblioteca fino al primo ciclo universitario.

Il primo livello consiste in un numero esiguo di risorse generali (monografie ed opere di primo

orientamento, guide illustrate e manuali pratici) che devono essere sottoposte a revisioni

sistematiche e frequenti in funzione dell’attualità dell’informazione e delle esigenze dell’utenza

locale; il secondo livello prevede una collezione limitata di monografie generali e strumenti di

orientamento (opere espositive di base, storie dello sviluppo del soggetto, opere generali sull’area

e sulle sue personalità rilevanti, enciclopedie generali e tematiche), una collezione limitata di

periodici generali significativi e l’accesso definito a una collezione limitata di risorse elettroniche

possedute o ad accesso remoto; il terzo livello consta di un’ampia collezione di monografie e opere

di orientamento generali, un’ampia collezione di periodici generali e una collezione rappresentativa

di periodici tematici divulgativi, di collezioni limitate di materiali adeguati in lingue diverse dalla

lingua principale della collezione e del paese (per esempio materiali per aiutare l’apprendimento di

una lingua a persone che non sono di quella madrelingua, o letteratura in lingua originale), di

opere di autori ben noti e selezioni delle opere di autori meno noti, a seconda delle tendenze

culturali e di mercato, dell’accesso definito ad un’ampia collezione di risorse elettroniche,

possedute o ad accesso remoto.

Il metodo di descrizione delle raccolte richiede tempi più lunghi, soprattutto nel caso di dotazioni

consistenti; per ovviare a questo inconveniente si può prevedere che, in fase di catalogazione,

siano utilizzati dei marcatori per le nuove acquisizioni, che riportino l’indice univoco assegnato a

ciascuna delle tipologie elencate. In questo modo, a regime, sarà possibile effettuare in tempi

rapidi, attraverso query appropriate, una mappatura accurata del posseduto

CAPITOLO 6 – PIANIFICARE LA POLITICA DOCUMENTARIA

Un progetto di gestione delle raccolte non può prescindere dal considerare quattro variabili

fondamentali:

-chi siamo (il tipo e l’identità della biblioteca o dell’area di cooperazione)

-dove operiamo (il contesto specifico) 24

-a chi ci rivolgiamo (la collettività e i pubblici di riferimento)

-da dove partiamo (il livello attuale delle raccolte)

La pianificazione dello sviluppo di una raccolta si colloca alla confluenza di queste 4 variabili; essa

deve condurre, attraverso un processo di elaborazione collettiva da parte dello staff bibliotecario, a

mettere a fuoco come e a quale livello saranno soddisfatti i bisogni individuali; attraverso quali

contenuti, supporti documentari e informativi, servizi e politiche di acquisizione e revisione,

partenariati e accordi di cooperazione gli utenti otterranno le risposte desiderate.

6.1. DAI BISOGNI AL DISPOSITIVO STRATEGICO

La politica documentaria mette in gioco non solo le capacità tecniche e operative della struttura e

le competenze professionali di chi ci lavora, bensì l’identità stessa della biblioteca, di cui l’offerta

documentaria e informativa, intesa nel senso più ampio e aperto possibile, è una determinante

fondamentale. In questa prospettiva, benché possa apparire paradossale, il problema delle

acquisizioni, ovvero di cosa concretamente offrire all’utenza rappresenta una variabile del tutto

dipendente. Il problema non è stabilire criteri più o meno raffinati per valutare se una determinata

pubblicazione debba essere o meno inclusa nelle raccolte, bensì declinare il ruolo dell’offerta

documentaria nell’ambito del progetto culturale della biblioteca.

Le funzioni generali possono essere lette anche in base alla segmentazione operata sui pubblici,

per mettere direttamente in relazione i compiti principali della biblioteca con i loro destinatari.

Sulla base di questo primo inquadramento, si procederà alla definizione degli obiettivi in relazione

ai bisogni e alle priorità locali: ad esempio, nel campo della formazione, si potrà declinare il

contributo recato alla formazione continua della popolazione in cerca d’impiego e al potenziamento

delle capacità di alcune fasce di cittadini, ma anche al miglioramento delle competenze di alcune

categorie di imprenditori e di lavoratori, contribuendo indirettamente allo sviluppo economico del

territorio in cui si opera. In questo caso il pubblico di riferimento, inizialmente definito come

popolazione attiva, potrà essere più precisamente definito, in base alle caratteristiche di contesto e

agli eventuali indirizzi politici.

I livelli che abbiamo definito campo d’azione, funzioni e obiettivi generali corrispondono a quello

delle politiche pubbliche, ovvero delle azioni intraprese da un’istituzione di fronte a un problema o

a un settore importante della propria giurisdizione.

La descrizione degli obiettivi specifici in campo documentario fissa la cornice di riferimento per la

pratica di acquisizione e sottrae il lavoro del bibliotecario alla soggettività. Ogni orientamento

documentario, ogni proposta di sviluppo in qualsiasi ambito disciplinare o con riferimento a

specifici settori della produzione editoriale, dovrà inserirsi organicamente al suo interno, trovandovi

giustificazione.

6.2LA CARTA DELLE RACCOLTE

Gli obiettivi della politica documentaria devono essere dichiarati in forma scritta, approvata

dall’organo di gestione del servizio bibliotecario in un documento d’indirizzo: la carta delle raccolte.

La sua redazione è un momento importante nella vita di una biblioteca perché comporta una

riflessione sulle dotazioni esistenti, uno sforzo per immaginarne l’evoluzione futura e per

comunicare alla collettività i limiti e i punti caratterizzanti. Per questa ragione essa deve

necessariamente coinvolgere tutte le componenti della biblioteca e, se ben condotta, è un reale

momento di crescita per la struttura.

In Italia però non si può ancora parlare di pratiche diffuse e non esistono guide alla compilazione.

Ciò costringe i bibliotecari italiani a far riferimento alle cosiddette esperienze di eccellenza, che

tuttavia sono tali proprio in quanto gli estensori sono riusciti a calare il modello generale

adottandolo alle peculiarità di una realtà specifica.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kristina_gv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Montecchi Giorgio.

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