Estratto del documento

Parte prima: la biblioteca

Biblioteca come istituzione

Il termine biblioteconomia è stato introdotto nel corso del XIX secolo, per indicare l'insieme delle conoscenze che pongono al centro dei propri interessi la biblioteca e che si occupano del suo funzionamento e della sua gestione. Il termine biblioteca è assai più antico, come suggerisce l'etimologia greca: biblion = libro, theke = luogo di deposito. Bibliotekai erano per gli autori classici i mobili in cui erano posti i libri e bibliotheke al singolare passò ad indicare il luogo in cui tali mobili, con il loro contenuto (=libri) erano posti. Gli stessi elementi possono descrivere una libreria. La differenza maggiore: in libreria si va per comprare i libri, in biblioteca per prenderli in prestito. Ma non è più così se la raccolta di una biblioteca è digitale, perché il libro può essere così facilmente scaricato e stampato da casa.

Il ruolo della biblioteca: documento, informazione, comunicazione

Se la biblioteca è uno spazio nel quale sono contenuti i libri, questo è perché il libro è un oggetto che ha una sua fisicità. Dunque appartiene alla categoria dei documenti. Questo termine ci fa venire alla mente un testo scritto su supporto cartaceo con valore giuridico-amministrativo. Ma esiste anche un altro significato: documento come portatore di informazione. Questa accezione ha portato alla fine del XIX secolo alla creazione di una nuova disciplina: la documentazione, ovvero la scienza del documento. Otlet fu il primo a scrivere delle riflessioni su cosa sia il documento; per lui qualsiasi oggetto portatore di informazione. Se si riprende questa teoria, il libro viene ridotto a puro oggetto materiale, o meglio viene inteso come uno degli elementi da cui si ricavano informazioni. Suzanne Briet tentò una nuova definizione: identificò il libro con gli elementi funzionali alla rappresentazione e attestazione dei fenomeni sia fisici che intellettuali. Propone tre esempi: antilope savana-zoo; sasso nel fiume-museo; stelle nel cielo-fotografia.

  • Mero oggetti (antilope savana, sasso fiume, stelle cielo)
  • Oggetto portatore di info (antilope zoo, sasso museo, foto stelle)
  • Contenuto informativo → da questo nasce una nuova definizione di documento: ogni elemento al quale sono state affidate informazioni mediante la registrazione di segni (unità di significato condiviso). Dunque documenti come strumenti di comunicazione.

Per comunicazione si intende la trasmissione di un messaggio, attraverso un canale di propagazione, da una fonte emittente che lo codifica con segnali trasmissibili, a una fonte ricevente che lo perviene, decodifica e interpreta.

L'universo documentario

Molteplici sono le forme date ai supporti in funzione dei diversi usi e delle diverse tipologie di messaggio, ma anche le tecniche di registrazione e la tipologia dei segni. La nascita della scrittura è attestata, nelle sue forme più antiche, nel IV millennio a.C in Mesopotamia e in Egitto. A partire dalla fine del XIX secolo, la scoperta che era possibile ottenere vibrazioni sonore dallo scorrimento di una punta sottile lungo solchi incisi a spirale ha aperto la strada alla produzione di documenti a carattere acustico; mentre l'invenzione del cinematografo ha consentito di aggiungere ai documenti la capacità di parlare il linguaggio non verbale dei gesti, della postura, delle espressioni del volto, dell'abbigliamento. Un'ultima rivoluzione tecnologica in ordine di tempo ha infine reso possibile rappresentare in forma digitale i segni iconici, grafici, fonici e audiovisivi, traducendoli in grandezze discrete e in particolare in sequenze binarie (0-1) in modo da renderne possibile la registrazione mediante un unico sistema di simboli su supporti multimediali e di agevolare la manipolazione di grandi masse di dati.

Il libro come tipologia documentaria

Dire che il libro è un documento significa affermare che è un supporto materiale che porta segni registrati che comunicano dei contenuti. Intuitivamente l'immagine del libro è associata a quella di un oggetto cartaceo, con la struttura del codice, portatore di segni alfabetici impressi mediante la tecnica della stampa. Prima dell'invenzione della stampa, cioè fino alla metà del XV secolo, i libri erano manoscritti; cartacei a partire dal XIII secolo a.C., prima fabbricati in pergamena e ancora precedentemente in fibra di papiro. La forma oggi familiare è stata assunta a partire dal IV secolo è quella del volumen. Il prossimo futuro del libro è sempre più immerso nell'universo digitale. Guardando da un punto di vista fisico, il libro è un universo di oggetti diversi ai quali è stato dato il nome di documenti bibliografici, accumunati dalla scrittura. Il messaggio che il libro consegna al lettore si presenta da un punto di vista strutturale con le caratteristiche della testualità. I documenti d'archivio rappresentano una delle prime modalità di impiego della scrittura nella storia dell'umanità. Il destinatario dei documenti d'archivio è l'ente produttore stesso e la sua azione è soprattutto quella di conservazione. Il libro invece svolge un'azione di divulgazione dei contenuti ed ha come destinatario un pubblico. Secondo Kant si può distinguere il libro da altri documenti grafici, nei quali la scrittura ha finalità private (come nei testi epistolari). Infatti un libro pubblicato non è indirizzato ad un unico e conosciuto destinatario, ma a una pluralità (non nota in partenza). La dimensione relazionale e la modalità aperta del libro consente di caratterizzare l'universo bibliografico (= insieme dei libri pubblicati).

La comunicazione bibliografica

L'autore, il suo messaggio ed il testo da un lato, il pubblico dall'altro sono gli elementi che concorrono alla definizione del libro sul piano della sua funzione comunicativa. Aspetto assunto nella storia per migliorare e potenziare le sue funzioni comunicative:

  • Struttura codice → per rendere più accessibile il testo registrato
  • Carta → garante di un supporto leggero e al tempo stesso duraturo
  • Stampa mezzo di divulgazione efficace → La dimensione digitale dunque rappresenta un'evoluzione naturale del libro a stampa.

Registrate enormi quantità di dati senza problemi di spazio, elaborarli, consultarli facilmente e trasmetterli attraverso la pubblicazione in rete. Il processo di trasmissione si compie se il messaggio è recepito mediante lettura e comprensione. Editori si sono fatti carico di questo problema. Soluzione commerciale ha dei limiti:

  1. È più facile procurarsi libri da poco pubblicati, piuttosto che presso il commercio d'antiquario;
  2. Patrimonio librario limitato dalle risorse economiche dei singoli lettori dalla disponibilità di spazio e tempo e dalla capacità organizzativa.

La biblioteca nella comunicazione bibliografica

La biblioteca è un sistema di mediazione complesso che presuppone una raccolta, la sua conservazione, e disponibilità per la fruizione da parte di una collettività di persone. Si presenta dunque come la soluzione che ottimizza l'incontro tra un gran numero di libri e un gran numero di persone. Essa è dunque legata a una dimensione quantitativa: pochi libri non fanno una biblioteca. Essa è uno spazio caratterizzato dalla compresenza di libri e lettori (biblioteca pubblica). Un grande numero di libri costituisce un patrimonio di informazioni registrate per essere condivise, il pubblico che esse attraggono è portatore di un insieme altrettanto complesso di esigenze informative e curiosità intellettuali. Dunque la biblioteca non può essere definita come un luogo. Nella nozione di biblioteca confluisce anche l'insieme degli strumenti e dei servizi che mediano il momento della fruizione.

5 leggi formulate da Ranganathan per indicare i compiti e i servizi delle biblioteche:

  1. I libri esistono per essere usati
  2. Ad ogni lettore il suo libro
  3. Ad ogni libro il suo lettore
  4. Non far perdere tempo al lettore
  5. La biblioteca è un organismo che cresce

La biblioteca nella storia

Nell'età antica

Il passaggio dall'oralità alla scrittura si è svolto in un arco di tempo ampio durante l'età classica. La prima biblioteca fu quella di Alessandria, fondata nel III secolo a.C, in effetti si trova a diversi secoli di distanza dalle tracce che segnano l'avvio del processo di alfabetizzazione nel mondo greco. Questo perché il potere della memoria ha ceduto molto lentamente di fronte ai vantaggi della scrittura. A partire dall'età classica la pratica dello scrivere sembra essersi diffusa maggiormente. La forte polemica di Platone contro la scrittura è significativa della diffidenza con cui era avvertita la rivoluzione mediatica in atto lettura a voce alta (non silenziosa). Pubblicare un libro significava doverlo leggere in pubblico, mentre affidarlo alla scrittura voleva dire conservarlo nel tempo. Il primo nucleo librario sembra essere sorto presso Aristotele e la sua scuola. Questo sembra essere stato il modello della biblio di Alessandria, voluta dai re ellenistici, i Tolomei, successori di Alessandro Magno. Essi volevano riunire tutti i libri del mondo. Il modello rappresentato dalla biblioteca di Alessandria, come deposito dal quale attingere per recuperare e rielaborare la propria memoria continua nel mondo romano. Le prime biblioteche sono attestate a partire dal II sec a.C. e sono private, sorte in seguito alla passione bibliofilia conseguente al grande afflusso di libri provenienti dalle conquiste belliche nel mondo ellenistico. Dalla fine del I sec a.C. si diffondono le biblioteche pubbliche, per volontà di Asinio Pollione, anche se già progettate da Cesare.

Il medioevo e l'umanesimo

Libro

L'età moderna

Grazie alla stampa aumentano i libri e le possibilità di creare collezioni imponenti, spesso di taglio enciclopedico e carattere universale: si tratta però di raccolte private, che vengono aperte al pubblico a partire dal primo Seicento. Si delinea ora la necessità di garantirne la sopravvivenza. Si viene delineando un processo di radicamento entro contesti in grado di garantire loro continuità. Inizialmente ciò avviene all'interno di istituzioni di carattere religioso, ma poi anche entro altre realtà:

  • Nelle raccolte librarie allestite dai più importanti centri universitari
  • Nella fondazione di biblioteche di stato
  • Nel ruolo delle istituzioni cittadine per la gestione e conservazione di importanti raccolte

L'età contemporanea

Alla fine del 700 (Illuminismo) si ha un'incremento della produzione libraria e una sua diversificazione. Alla lettura degli eruditi, si affianca una lettura più estensiva che, da un lato risponde a scopi di intrattenimento, dall'altro a bisogni informativi e di aggiornamento. Alle biblioteche viene quindi lanciata una sfida che mette in discussione la loro dimensione pubblica. La risposta 700esca consiste, da una parte, alla diffusione di gabinetti di lettura, dall'altra le enciclopedie. Una risposta interna avviene solo nel corso dell'800 quando gli studiosi non trovano più efficaci le biblioteche tradizionali in quanto necessitano di letture più specifiche. Nel contempo le biblioteche pubbliche rispondevano ai bisogni di lettura delle classi meno agiate. Da entrambe le esigenze emergeva l'opportunità di rispondere con un'offerta bibliotecaria differenziata a bisogni informativi altrettanto diversi. La biblioteca popolare, da biblioteca per le fasce meno istruite, si è trasformata in biblioteca di base di prima informazione per la comunità.

La tipologia delle biblioteche

Classificazione delle tipologie bibliotecarie è molto complessa:

  1. In base al carattere amministrativo, fondato sulla diversa appartenenza istituzionale: biblioteche pubbliche e private (vs biblioteche pubbliche e non pubbliche)
  2. In base ai servizi: biblioteche automatizzate e a gestione manuale
  3. All'organizzazione dei servizi: biblioteche di consultazione e di lettura
  4. Alla destinazione di gruppi particolari di utenti: biblioteche per bambini e ragazzi, per ipovedenti o non vedenti, multiculturali
  5. Importante è il criterio classificatorio basato sulla dimensione delle raccolte: biblioteche piccole, medie e grandi.

Differente è anche l'organizzazione e la fisionomia;

  • In merito alla copertura delle collezioni: guardando al taglio disciplinare: biblioteche generali e specializzate;
  • Alla stratificazione cronologica: biblioteche storiche
  • Nuovo parametro si basa sulle caratteristiche dei supporti che si privilegiano: la sempre maggior diffusione dei documenti digitali ha dato vita alle biblioteche digitali.

Il termine digitale qualifica una raccolta organizzata di documenti digitali a disposizione del pubblico, distinta dalla biblioteca tradizionale e da quella ibrida. Nessuna biblioteca è ascrivibile a uno solo di questi requisiti, che posti assieme formano una serie definita di configurazioni e fisionomie bibliotecarie identificate come:

  1. Biblioteche nazionali
  2. Biblioteche pubbliche
  3. Biblioteche universitarie
  4. Biblioteche scolastiche
  5. Biblioteche speciali
  6. Biblioteche importanti non specializzate

Le biblioteche nazionali

Le biblioteche nazionali hanno il compito di documentare la produzione bibliografica di ciascun paese, attraverso il deposito legale (tipografi ed editori devono consegnare una copia di ogni pubblicazione del paese). Data la connotazione conservativa, il loro scopo è soprattutto di preservazione e garanzia di uso nel tempo. Generalmente si trova un istituto per paese, gestito a livello statale. La realizzazione più esemplare è la Bibliothèque Nationale de France, le cui radici si trovano nelle collezioni di fine 400 allestite da Luigi XI e Carlo VIII, alle quali Francesco I nel 1537 concesse il diritto di ricevere una copia di ogni stampato pubblicato in Francia.

Le biblioteche pubbliche

Le biblioteche pubbliche sono caratterizzate da uno stretto legame di servizio con le comunità locali, delle quali interpretano i bisogni culturali. Infatti il Manifesto UNESCO sulle biblioteche pubbliche le ha definite come “via di accesso locale alla conoscenza”. Orientano la loro attività verso un coinvolgimento attivo nella crescita culturale della popolazione, promuovendo libri e lettura, aprendo le loro raccolte a tutti e facendosi interpreti delle esigenze culturali espressi da utenti diversi per età, istruzione, categoria sociale, ecc., attraverso la creazione di sezioni speciali. Sono diffuse su tutto il territorio e gestite a livello locale.

Le biblioteche universitarie

Le biblioteche universitarie hanno un'utenza più definita e richieste più specializzate, per questo mostrano una fisionomia più complessa. Derivano dalle grandi università medievali diffondendosi poi, a partire dal 600, negli atenei di tutta Europa. Spesso, da un punto di vista amministrativo, non sono rappresentate da una realtà unica per ciascun ateneo.

Le biblioteche scolastiche

Le biblioteche scolastiche si caratterizzano sul piano funzionale per essere al servizio della comunità scolastica di docenti e studenti.

Le biblioteche speciali

Le biblioteche speciali sono dette così perché possiedono appositi servizi per particolari tipologie di utenti. Si tratta di biblioteche interne a enti e organismi e pertanto strettamente collegate alle loro esigenze. Sono in genere aperte all'innovazione. Biblioteche carcerarie, appartenenti a organi statali o di imprese.

Le biblioteche importanti non specializzate

Le biblioteche importanti non specializzate sono individuate in quanto archivi nazionali delle pubblicazioni. Sono aperte a un numero ristretto di studiosi.

Il sistema bibliotecario italiano

Conta più di 16.500 biblioteche organizzate, dal punto di vista amministrativo, in vari enti e associazioni:

  1. Enti locali (52%)
  2. Università (18%)
  3. Enti ecclesiastici (10%)
  4. Enti culturali (12%)
  5. Stato(8%) → a loro volta ripartite in:
  1. Aziende e amministrazioni dello stato
  2. Organi costituzionali
  3. Presidenza del consiglio dei ministri
  4. Singoli ministeri. Sono soprattutto biblioteche speciali.

Il sistema delle biblioteche pubbliche statali

Il nuovo stato italiano dopo il 1861 si trovò a dover affrontare la riorganizzazione del sistema bibliotecario tenendo presente le eredità culturali dei singoli stati preunitari. L'intervento si concentrò soprattutto sugli aspetti amministrativi del passaggio: si decise di concentrare l'attenzione sulle biblioteche già statali o di rilevanza statale nei precedenti stati preunitari. Le biblioteche che furono oggetto di attenzione da parte del nuovo stato unitario sono quelle che ancora oggi sono gestite centralmente, le quali furono esplicitamente dichiarate pubbliche statali ed organizzate mediante un comune regolamento attraverso il quale si cercò di definire compiti e funzioni.

Le biblioteche di ente locale

Questo però portò all'esclusione delle biblioteche locali, che più di quelle storiche avevano bisogno di un cambiamento. In Italia esse risultarono sempre meno adeguate ai bisogni di lettura. Le biblioteche popolari poi, non trovarono altra soluzione, che riunirsi nella Federazione Italiana per le biblioteche popolari, che però esaurì la sua esperienza durante il periodo fascista. Con il d.l 393 del 1941 si decise che in ogni capoluogo di provincia dovesse essere presente una biblioteca aperta al pubblico, qualora non ce ne fosse già una governativa. Con questa legge si aprì una nuova stagione di vitalità per le biblioteche locali. Tuttavia bisognerà attendere gli anni '70 del Novecento per un reale sviluppo delle biblioteche di ente locale.

Le biblioteche delle università

Per quanto riguarda le biblioteche universitarie, l'averne affidato la gestione all'amministrazione statale, ha determinato un allontanamento dei loro rapporti con il contesto in cui si erano formate e della loro funzione di servizio rispetto alle esigenze della didattica e della ricerca. Nel frattempo negli atenei si sono accumulati nuclei librari sempre maggiori.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Enze di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bibliografia e Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Groff Silvano.
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