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Dal libro alla biblioteca

Antichità: libri come rotoli di papiro. Scrittura su colonne parallele senza interruzione per tutto il rotolo. Età tardo antica: libro nel formato moderno, detto codice, che si diffonde ovunque. Libro: supporto fisico e testo per conservare e trasmetterlo nel tempo e nello spazio. Protezione dei pensieri dell'uomo. Comunicazione attraverso la vista, ma la cultura scritta è sensibile alle rielaborazioni mentali.

Alcuni secoli fa chi sapeva leggere e scrivere si reputava membro di una repubblica delle lettere, un privilegiato. Ora la cultura scritta permette il rapporto con le idee tra tutti. Libro come estensione della memoria. Desiderio dell'uomo che le sue idee sopravvivano a lui e di potenziare la propria memoria. Esercizi di potenziamento della memoria non sopravvivono all'uomo, mentre il libro sì.

Tre fasi della circolazione libraria

  • Età del libro manoscritto: vicinanza tra autore e lettore. Margini bianchi per poter annotare glosse, commenti da parte del lettore. Natura personale della circolazione del libro e committenza da parte di chi desiderava possederlo e leggerlo.
  • Invenzione della stampa: i libri si stampano per guadagnarci, ad iniziativa dell'editore. Vasta circolazione dei libri e aumento distanza tra autore e lettore. Influenza dalla stampa nel corso degli eventi.
  • Stampa moderna e contemporanea: tra il XVII e il XVIII secolo vi è l'aumento della produzione libraria. Nell'800 vengono inventate le macchine tipografiche. Nuove tecnologie si susseguono nel campo dell'editoria. Dall'unità d'Italia si allarga la fascia di persone alfabetizzate. Milano diventa centro dell'editoria. Negli ultimi anni le case editrici si sono allargate anche in altri settori non propriamente librari.

Nel '900 esistevano piccole biblioteche dette popolari, oggi sostituite dalla rete nazionale di biblioteche di pubblica lettura.

La biblioteca pubblica

1995 manifesto UNESCO: due punti per definire la biblioteca pubblica:

  • Libero accesso.
  • Pronta disponibilità delle raccolte in essa contenute.

L'UNESCO non sottolinea come punto necessario la gratuità, che resta solo in linea di principio. Il finanziamento è pubblico anche se l'UNESCO sottolinea più l'intervento delle autorità come elaboratore di strategie culturali adeguate. Biblioteca pubblica NON è quella dello stato o degli enti locali.

Caratteristiche della biblioteca pubblica

  • Generalità: essere la biblioteca di tutta la comunità.
  • Gratuità: nei servizi fondamentali, perché la cultura è un bene pubblico.
  • Contemporaneità: soddisfare le esigenze attuali di tutti i lettori.

Vari quesiti sulla biblioteca pubblica: dove è il limite tra esigenze della comunità e del singolo lettore? Quali servizi dovrebbero essere a pagamento? Dove è il limite che rende una biblioteca obsoleta? Il carattere pubblico della biblioteca si identifica con l'idea stessa di biblioteca. Per Serrai la biblioteca deve soddisfare il diritto fondamentale dell'uomo di essere istruito.

Tre funzioni biblioteconomiche

  • Lettura, oggi integrato con l'informazione.
  • Studio.
  • Ricerca.

Una delle tre funzioni prevale sempre sulle altre creando tre settori in cui una biblioteca pubblica opera. La struttura e la funzione dovrebbe essere determinata al contesto sociale in cui si trova la biblioteca. Se le tre funzioni sono svolte dalla stessa struttura, è necessaria una risposta qualitativamente differenziata.

1300-1400: libri conservati nelle biblioteche ecclesiastiche ma inserite nel tessuto urbano, aperte ai cittadini. Distinzione dei libri in base all'uso: quelli incatenati ai plutei per la consultazione in loco e quelli liberi di circolare. Libri per arricchire l'uomo ma Clément sosteneva che si possono bruciare quei libri che sono dannosi alle menti. Contraria l'opinione di Naudé, che getta le basi per la moderna biblioteconomia, sostenendo che bisogna fornire al lettore ogni libro stampato in modo che sia egli a farsi la propria opinione.

Medioevo: biblioteche nei conventi. Dal XVIII secolo: autorità si interessano all'istruzione, potenziano le scuole e aprono biblioteche nei loro domini, a volte attorno a quella di corte. Libri come concessione del sovrano. Unità di Italia: si diffondono le biblioteche e lo Stato le deve gestire con scarsi risultati che ancora si ripercuotono sul odierno sistema.

La biblioteca come istituzione dello stato

Istituzioni possono consolidarsi e sopravvivere o avere una vita effimera. La biblioteca di Cassiodoro nel monastero di Vivarium è un esempio di istituzione che decade dopo poco tempo. Con la fine delle guerre gotico-bizantine, il livello di istruzione cala. Cassiodoro redige un catalogo di libri consigliati e istituisce una biblioteca per dare ai cristiani l'opportunità di frequentarla. Il progetto non va in porto per l'avvio di nuove guerre. La lettura fa le veci dei maestri e la biblioteca è un luogo di pace.

In tutto il Medioevo le biblioteche si identificano con quelle ecclesiastiche. Nell'antichità le biblioteche statali erano monumenti di gloria al sovrano. Con la caduta dell'impero romano d'occidente scompare l'interesse per le biblioteche. Nel Medioevo i sovrani si sentivano esclusi dal compito di erigere ed aprire biblioteche. Le uniche biblioteche erano quelle di corte per l'uso della stessa. Petrarca sogna di aprire la propria biblioteca al pubblico, unendola a quella di Boccaccio. Solo i libri di Boccaccio vengono resi accessibili in un convento fiorentino, mentre per varie vicende quelli di Petrarca non arrivano alla Repubblica di Venezia.

Intorno al 1450 la Repubblica veneziana inizia la custodia di libri ad uso pubblico. Con l'unificazione di Italia bisogna omologare i vari statuti delle varie biblioteche. 1867 al Congresso internazionale di statistica a Firenze, Gar si fa carico delle esigenze delle biblioteche pubbliche per poi proporre che fosse il governo ad uniformare gli usi e i regolamenti delle biblioteche. 1869 il ministero della pubblica istruzione insedia una commissione che però si limita alle biblioteche governative direttamente dipendenti dallo Stato. L'attuazione del regio decreto dello stesso anno rese le biblioteche troppo burocratizzate. Dopo l'annessione di Roma, vennero rese nazionali le biblioteche di Roma, Napoli, Milano, Venezia e Palermo.

Stati pre-unitari avevano due biblioteche governative: una principale e una universitaria. Tra il '700 e '800 nacquero moltissime biblioteche, spesso con regolamenti personali. Vi è un forte squilibrio quantitativo tra Nord e Sud. Bonghi per non dipendere dai fondi riesce a municipalizzare una sola biblioteca, senza affrontare radicalmente i problemi che sussistono ad oggi.

1975: Ministero BC. Direzione generale delle accademie e biblioteche (1926) assume l'amministrazione delle biblioteche statali e il coordinamento di altri organi e istituti. 2002 e 2004 riorganizzazione Ministero articolato in 4 dipartimenti, tra cui Dipartimento per i beni archivistici e librari. Ogni dipartimento si articola in direzioni generali tra cui Direzione generale per gli archivi e la Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali. Questa si interessa delle biblioteche pubbliche statali, di servizi bibliografici e bibliotecari nazionali, di istituti culturali, di promozione del libro e delle lettura. Ad essa è collegato l'Istituto centrale per il catalogo unico (ICCU). Il Ministero ha organi consultivi e organi periferici, quali direzioni regionali e sovrintendenze.

Istituto centrale per la patologia del libro (ICPL) è l'erede di quello fondato nel 1938. 1951 istituzione del Centro nazionale per il catalogo unico e per le informazioni bibliografiche, poi Istituto centrale del ministero (1975), con l'obiettivo di un catalogo unico per le biblioteche. 1956 regole per la catalogazione e Bibliografia nazionale italiana (BNI). Si arena con il Primo catalogo collettivo delle biblioteche italiane perché si era impostata come una catalogazione dettagliata. ICCU fa interrompere la pubblicazione.

ICCU pubblica le Regole italiane di catalogazione per autori (RICA) e promuove la diffusione della catalogazione secondo gli standard internazionali delle ISBD. 1976 Indice generale degli incunaboli delle biblioteche italiane (IGI). Censimento dei volumi a partire dal '500 arenatosi alla lettera C. ICCU apre il Sistema bibliotecario nazionale (SBN), come collaborazione tra le biblioteche per razionalizzare il lavoro catalografico e organizzativo.

Ordinamento biblioteche pubbliche statali: 1907 primo Regolamento organico. 1967 Regolamento organico. 1995 Regolamento recante norme sulle biblioteche pubbliche statali. Struttura biblioteche statali: due centrali di Roma e Firenze. Quella di Roma è del 1875, quella di Firenze nacque dopo l'unificazione. Esse raccolgono, conservano e rendono disponibile tutto ciò che viene pubblicato in Italia. Ad esse vanno inviate una delle copie imposte per legge degli editori come deposito legale del diritto di stampa. Documentano anche l'editoria straniera. A Roma viene redatto il Bollettino delle opere moderne straniere acquisite delle biblioteche pubbliche statali (BOMS), a Firenze la Bibliografia nazionale italiana (BNI).

Ci sono anche altre sette biblioteche nazionali che in più testimoniano il patrimonio regionale. Esse non funzionano adeguatamente come biblioteche regionali, tanto che secondo la legge del 1939 la terza copia imposta all'editore non va a loro ma alla biblioteca principale del capoluogo di regione. Nel regolamento del 1995 si rinuncia alla gerarchizzazione e le biblioteche statali vanno sotto l'elenco di quelle regionali. Questo porta verso il superamento della distinzione tra statali e non. Esse dipendono dal MIBAC come le undici biblioteche universitarie sorte prima dell'unificazione. Si pensa di riunire queste biblioteche universitarie ai rispettivi atenei anche se in alcuni casi sono diventate di uso pubblico. Secondo l'art.151 le università possono richiederne la dipendenza anche se il nuovo regolamento assicura una forma amministrativa più idonea allo svolgimento dei servizi. Rendere le biblioteche più vicine alle esigenze di chi ne usufruisce e eliminare l'eccessiva burocrazia. Biblioteche dentro organi di governo diventate di uso pubblico. Biblioteche universitarie: ampio patrimonio e avanguardia per i nuovi sistemi informatizzati. Nel 1876 il ministro Bonghi autorizza l'apertura di biblioteche di facoltà e di laboratorio. Negli ultimi anni è migliorata la loro gestione. Biblioteche scolastiche: abbandonate a se stesse, sia per l'inefficienza amministrativa sia per la sbagliata mentalità verso la lettura.

La biblioteca come istituzione della comunità

Nazione: termine che si diffonde nel romanticismo, coesione di popoli e lotta all'occupazione. Sostituzione del termine palatine con nazionali per identificare la biblioteca come un bene del popolo che ne conserva la sua tradizione. Con uno stato unitario si passa ad identificare le istituzioni centrali della capitale. Si passa a vedere i servizi come qualcosa di dato dallo stato, appartenente al suo sistema burocratico. Così le biblioteche “nazionali” vengono imprigionate nella burocrazia statale rendendole immobili. Con la trasformazione in biblioteche civiche e comunali si riesce ad offrire servizi migliori.

Biblioteche che non dipendevano dallo stato non avevano un nome con cui definirsi, ma avevano enormi potenzialità. Si iniziò a chiamarle civiche ed esse rispondevano al servizio di pubblica lettura. Si distinguono in tre gruppi, in base al dove sono collocate: grandi in aree metropolitane, quelle dei capoluoghi di provincia e quelle dei centri minori. Le biblioteche civiche sono state fondate in tre principali momenti storici: età napoleonica, primi decenni dopo l'unificazione e durante gli anni '30.

Anni '20 e '30: biblioteca civica in ogni capoluogo di provincia. Fabietti e De Gregori si occuparono per primi delle biblioteche. Fabietti: esperienza in biblioteche straniere, propone un radicale rinnovamento delle biblioteche popolari, aperte a tutti e gestite dai comuni. De Gregori: esempio biblioteche americane, biblioteche moderne sulla base di quelle statali. Legge del 1941: apertura di una biblioteca, in adeguate strutture, in ogni capoluogo dove non esista già una governativa. Secondo dopoguerra: creazione delle biblioteche pubbliche. Carini Dainotti promuove iniziative governative di pubblica lettura.

Due giudizi sulle biblioteche popolari: negativo e origine della mancanza di moderne biblioteche; positivo ma interrotto dal fascismo prima che potesse dare frutti. Anni '50 e '60 diffusione biblioteche di pubblica lettura. SNL=servizio nazionale di lettura. Anni '70 prima struttura omogenea delle biblioteche. Biblioteca non doveva esser imposta dalle autorità. Sostegno alle iniziative per far sentire propria la biblioteca alla comunità.

1975: nasce il Ministero per i beni culturali ed ambientali, sotto cui vi è la Direzione generale delle accademie e biblioteche. Divisione compiti tra stato e regioni. 2001 modifica all'art.V della costituzione con gli art.117 e art.118 che sanciscono la divisione in materia di tutela e promozione. Art. 117: Stato con competenza di tutela, Regione competenza di promozione e organizzazione. Art. 118: Comuni e città metropolitane competenza di amministrazione. Adozione su tutto il territorio nazionale del RICA=regole italiane di catalogazione per autori. Attenzione alle richieste del AIB=associazione italiana bibliotecari. Azione ministero in tre settori:

  • Catalogazione e creazione di repertori bibliografici.
  • Organizzazione interna delle biblioteche ed dei servizi.
  • Promozione e coordinamento della collaborazione tra biblioteche di uno stesso territorio.

Anni '70 crescita delle biblioteche dovuta alla crescita della società italiana, dell'aumento della scolarizzazione e il radicarsi dell'idea di lettura come diritto. Apertura di centri civici e polivalenti. Anni '80 corsi per la preparazione professionale dei bibliotecari. Anni '90 allargamento del campo d'azione. Biblioteche come luoghi di studio, di informazione e dialogo. Cooperazione tra biblioteche dei comuni limitrofi o aree con caratteristiche comuni. Soprintendenze bibliografiche favoriscono nel SNL l'aggregazione di biblioteche in sistemi bibliotecari. Nascita dei comprensori, come aggregazioni di comuni con la stessa vocazione attorno ad un centro di forte attrattiva. Spesso si preferiscono altre forme, come i sistemi bibliotecari, dove sono direttamente i comuni a gestire le biblioteche. Vengono favoriti anche dalle leggi regionali per la valorizzazione delle province. Queste sono le uniche che possono far fronte ai costi per la gestione e l'aggiornamento e possono soddisfare meglio le esigenze della comunità. Legge 142 del 1990 definisce le forme con cui i comuni possono gestire i servizi. Decreto legislativo 267 mette in ordine i provvedimenti precedenti riguardanti le forme di gestione dei servizi pubblici.

La biblioteca come istituzione della comunicazione e della memoria

Dimensione orizzontale: biblioteca pubblica deve rendere sociale l'uso del libro offrendo agli utenti i libri e le informazioni bibliografiche. Agisce nel presente e nell'attualità. Funzione sociale svolta attraverso i libri e i servizi informativi. Rispondere alle esigenze della comunità. Al prevalere di una funzione biblioteconomica si hanno biblioteche di pubblica lettura, di studio o di ricerca. La pubblicità della biblioteca si ha quando non viene precluso a nessuno di accedervi. La biblioteca è una realtà viva sul territorio. Diffusione capillare ed elencazione sotto la regione di appartenenza.

Due novità di potenziamento: nascita di articolati sistemi bibliotecari e informatizzazione dei servizi. Dimensione verticale: il libro come strumento della memoria che la biblioteca deve conservare e trasmettere. Agisce nel tempo e nello spazio. Patrimoni librari che si stratificano nel tempo e la biblioteca diventa luogo della memoria collettiva. Mantenere i libri del passato ed evitare la dispersione di quelli editi nella contemporaneità. Istituto centrale per la patologia del libro per rendere più efficace l'azione di conservazione. I libri devono esser messi a disposizione senza danneggiarli. Problema aperto della loro catalogazione.

Deposito legale degli stampati con legge nel 1939 e 1945 con fini di censura, 1995 nuova legge fallimentare e nel 2004 legge che impone il deposito di 4 copie da parte dell'editore: una alla Biblioteca centrale di Roma, una a quella di Firenze, una alla biblioteca del capoluogo di provincia e alla biblioteca principale della regione in cui ha sede la casa editrice.

Distinzione di biblioteca d'uso (prevale la dimensione orizzontale) e biblioteche di conservazione (prevale la dimensione verticale). La biblioteca deve prendere in considerazione ogni tipo di lettore ed essere il luogo che fornisce gli strumenti per l'educazione della mente. Cataloghi e bibliografie per favorire l'incontro lettore-libro, reso più facile dalle nuove tecnologie.

La biblioteca come struttura organizzata

Biblioteche di conservazione del patrimonio intellettuale: biblioteche nazionali centrali, biblioteche nazionali, biblioteche statali, biblioteche universitarie sorte prima del 1860 e le biblioteche che si prefissano di conservare il sapere.

Biblioteche di diffusione degli stampati che hanno come obiettivo la consunzione per usura del libro. Sono biblioteche di pubblica lettura, le biblioteche delle università e quelle degli enti di ricerca. Ruolo di mediazione tra il lettore e i libri, con spazi ed organizzazione adatti. Diversi tipi di biblioteche legati al target. Ogni spazio ha una sua funzione. Ci sono servizi interni ed al pubblico. Organizzazione su tre livelli:

  • Accesso ed informazioni: il lettore entra e prende visione dei servizi;
  • Strumenti per ottenere ciò di cui ha bisogno.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Montecchi Giorgio.
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