Dispensa di
Strategia e Sistemi di Pianificazione
INDICE
parte di Umberto Bertelè:
1. Introduzione
2. Il Caso Apple
3. Il Valore Economico dell’Impresa
4. Il Caso EG
5. Il Caso Luxottica
6. La Strategia
7. Il Valore e gli aspetti Istituzionali e Socio-‐Politico-‐Territoriali
8. La Continuità e la Discontinuità: le Chiavi di Lettura per capire l’Impresa
parte di Davide Chiaroni:
9. Il Business Model
10. L’Assetto Giuridico e Finanziario dell’Impresa
11. Il Portafoglio Prodotti
12. L’Assetto Tecnologico e Organizzativo dell’Impresa
parte di Umberto Bertelè:
13. La Competizione e gli Scenari Competitivi
14. L’Innovazione e il Cambiamento
15. Le Mergers & Acquisitions
16. I Metodi per Valutare le Imprese (prof. Quillico)
parte di Giovanni Toletti:
17. Il Business Plan
A cura di Luigi Daniele
A.A. 2013-‐2014
1
Introduzione
Il termine strategia è stato usato fino alla metà del ‘900 prevalentemente nelle scuole militari
dove si studiavano guerre e battaglie per capire cosa avesse permesso ai grandi condottieri di
raccogliere così tanti successi. Studiare la strategia militare significava cerca di capire come
fosse sfruttata l’innovazione tecnologica e organizzativa, come i condottieri riuscissero a
creare un forte spirito di gruppo e appartenenza
nelle proprie truppe, come fossero
sfruttate le
competenze più o meno eclatanti a loro disposizione, come facessero a
reperire
risorse per finanziare le proprie campagne e quanto fossero spesso fondamentali le
alleanze
per giungere vittoriosi al termine di uno scontro.
La
strategia d’impresa non si discosta molto da quella militare, anzi sono molte le analogie.
Tuttavia, sono presenti alcune differenzi fondamentali tra cui le più importanti sono:
1. Le prospettive temporali della strategia d’impresa sono molto più lunghe. Ogni
impresa dovrà sostenere battaglie e scontri con i competitori, ma dovrà farlo
attraverso una politica volta alla sopravvivenza, alla crescita e/o alla conquista del
monopolio sul mercato.
2. La numerosità e la varietà degli interlocutori di un’impresa sono molto maggiori. Per
un’impresa è difficile individuare un “nemico” contro cui concentrare i propri sforzi nel
tentativo di uscire vittoriosa dagli scontri. La competizione sul mercato necessita la
valutazione di un’infinità di variabili e, spesso, induce le imprese a sconfinare
nell’illegalità per prevalere sui competitori.
3. La possibilità di stabilire le regole e gli arbitri della competizione è una differenza
importante. In guerra tutto è ammesso; un’impresa, invece, si muove in un contesto
regolamentato e complesso. Le imprese operano cercando di rispettare tutte le regole
da un lato, mentre dall’altro sono alla continua ricerca di
loophole, scappatoie legali, e
addirittura propensi ad assumersi il rischio di sanzioni pur di perseguire la
profittabilità e la creazione di valore.
Lo studio della
strategia d’impresa è in continua evoluzione alla ricerca di capire quali sono
gli obiettivi di una determinata strategia, quali sono i suoi contenuti fondamentali e quali sono
i risultati che permette effettivamente di raggiungere. Negli ultimi anni, però, è stato più
interessante cercare di capire come una serie di cambiamenti del contesto competitivo e
socio-‐economico ha impattato sulla scelta della strategia d’azione delle imprese. I più
importanti cambiamenti sono stati:
Le liberalizzazioni e le privatizzazioni che a partire dagli anni ’80 hanno portato a una
o significativa riorganizzazione dell’economia;
La globalizzazione che ha indotto un rilevante processo di rilocalizzazione delle attività
o produttive facendo morire molti mercati nazionali a favore di quelli continentali o
mondiali costringendo molte imprese a internazionalizzarsi;
Lo sviluppo di Internet e quello del mobile e dei social network con le loro grandi
o ricadute sui modi di vita, sull’organizzazione delle imprese e sui comportamenti di
acquisto delle persone andando a scalzare i comparti tradizionali dell’economia;
Lo sviluppo delle economie emergenti (Cina e Brasile su tutte) che ha permesso un
o ribilanciamento a livello di PIL tra i diversi Paesi;
L’ingresso sul mercato di circa due miliardi di nuovi consumatori con grandi
o opportunità per le imprese e per i Paesi emergenti che stanno sempre più immettendo
sul mercato nuovi progetti innovativi low cost;
La crescita dei vincoli all’operato delle imprese, soprattutto nei Paesi ricchi in termini
o di governance, compliance, sostenibilità e responsabilità sociale.
2
Il Caso Apple
Apple è un’azienda informatica statunitense che produce sistemi operativi, computer e
dispositivi multimediali
[...]. Fondata nel 1976 e conosciuta in tutto il mondo dai primi anni
Ottanta grazie alla vasta gamma di computer Macintosh, attualmente il suo nome è associato
anche al lettore di musica digitale iPod, al negozio di musica online iTunes Store, all’iPhone
(uno smartphone basato sul sistema operativo iOS) e al tablet
iPad. [...] Ha introdotto presso il
grande pubblico numerose innovazioni nel campo dell’alta tecnologia e del design applicate
ai prodotti informatici. [...] Il 21 settembre 2012 è arrivata alla capitalizzazione record di
660,74 miliardi di dollari, la maggiore di sempre
(battendo il precedente record di
Microsoft risalente al 1999). Dopo tale data
il titolo è crollato
a [...].
(Wikipedia, 7 febbraio 2013)
Riflettere sulla strategia di Apple nel quindicennio 1997-‐2012 – intercorso fra il ritorno di
Steve Jobs nella società come CEO e l’anno successivo alla sua morte (quando erano ancora
forti le ricadute delle sue ultime iniziative) – riteniamo sia molto istruttivo, perché permette
di comprendere come la profittabilità e l’enorme incremento di valore della società siano stati
il frutto della capacità non solo di innovare i prodotti e i business model, ma anche di
individuare e utilizzare tutti gli strumenti in grado di «allargare la forbice» fra ricavi e costi:
con alcuni tratti di fondo comuni, nelle scelte effettuate nel quindicennio, che proveremo a
elencare.
I tre prodotti che hanno fatto crescere in modo impressionante i ricavi, l’utile netto e il valore
dell’impresa, cioè l’iPod, l’iPhone e l’iPad, lanciati a qualche anno di distanza l’uno dall’altro,
sono accomunati in primo luogo dalla loro natura:
Sono dispositivi elettronici, quindi oggetti fisici, che traggono però una parte
• fondamentale del loro interesse dall’essere terminali di accesso a una serie di servizi
erogati (attraverso accordi in esclusiva) da un numero estremamente elevato di altri
attori coinvolti nei cosiddetti ecosistemi:
-‐ dalle imprese operanti nella musica, ad esempio, che attraverso l’iTunes Store
permettono di scaricare canzoni e contenuti multimediali;
-‐ dalle imprese operanti nell’editoria e dai produttori indipendenti di app, che
vendono rispettivamente le news e le app attraverso l’AppStore.
Sono dispositivi comunque estremamente curati anche nella loro fisicità e nella facilità
• d’uso, con una forte attenzione al design (inteso sia in senso estetico sia come logica di
progettazione);
Sono accomunati dal tipo di clientela assunta come target al loro concepimento: la
• fascia alta del mercato consumer a livello mondiale, ossia i consumatori privati
disponibili a pagare un prezzo più elevato per averli. Ma sia l’iPhone, sia ancor più
l’iPad, visto per molti usi come un’alternativa al PC, hanno avuto un successo crescente
anche nel mercato «corporate», contribuendo significativamente alla cosiddetta
consumerizzazione di tale mercato: all’adozione cioè da parte delle imprese e delle
istituzioni degli strumenti preferiti per uso privato dai propri dipendenti.
Sono accomunati poi dal fatto che, al momento del loro lancio, godevano tutti di un
• grado molto elevato di innovatività nella concezione e nelle prestazioni, anche se non
necessariamente nella fisicità: sia i lettori MP3, sia gli smartphone e i tablet erano
preesistenti al lancio stesso. Tale innovatività ha aperto la strada alla nascita di nuovi
mercati, in cui Apple è riuscita a mantenere nel tempo posizioni di notevole rilievo.
3
La natura chiusa verso l’esterno della logica proprietaria ha avuto &
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