1
STRATEGIA D’IMPRESA (6 CFU)
INTRODUZIONE ALLA STRATEGIA
di lungo periodo di un’organizzazione.
La strategia è l’orientamento È una concezione che –
secondo gli autori – cerca di comprendere all’interno di una visione più ampia le definizioni
formulate dai principali studiosi di strategia. strategia
Alfred D. Chandler Jr. propone il primo organico inquadramento di che cosa sia la in
un’ottica manageriale definendola come “la determinazione degli obiettivi di lungo termine
dell’impresa e l’adozione delle politiche necessarie per la loro realizzazione”. Inoltre, individua
l’esistenza di uno stretto rapporto fra la strategia adottata da una impresa e la sua struttura
ovvero “con lo sviluppo delle attività e l’allocazione delle risorse necessarie per raggiungere gli
obiettivi” della strategia.
Oggi, la strategia è un concetto complesso a cui sono attribuiti diversi significati e, analizzando la
Michael Porter
visione di - il più famoso studioso sul tema della strategia competitiva - possiamo
strategia competitiva
vedere che definisce la come il modo in cui essere unici, ovvero differenti
vantaggio competitivo
dai concorrenti. Aggiunge poi che il sostenibile nel tempo si fonda sulla
capacità dell’impresa di fornire ai clienti maggiore valore allo stesso prezzo oppure un valore
uguale ad un prezzo inferiore (o entrambe le cose).
Peter F. Drucker - uno dei fondatori della moderna disciplina del management - dice che il
management non è una attività di puro adattamento alle situazioni, ma bensì è un’attività
finalizzata a raggiungere obiettivi prefissati. In questa logica, le imprese devono cercare di
influenzare l’ambiente per indirizzarlo o limitare i vincoli che pone. Perciò, il top management deve
sempre aver chiari i propri obiettivi e deve sempre riflettere sul “contenuto” e sul “senso” di cosa
l’impresa sta facendo (evitando di porsi queste domande solo quanto le cose vanno male).
Henry Mintzberg dedica particolare attenzione all’analisi dei processi di “pianificazione
strategica”, in quanto il concetto di strategia è difficile da definire in modo preciso. La identifica
con un modello, uno schema (pattern) riconoscibile all’interno del flusso di azioni e di decisioni del
top management [non sempre è il risultato di scelte deliberate e razionali (concetto di strategia
]
“emergente”)
Ci sono poi altri contributi significativi riguardanti il pensiero di due autori che rappresentano i
principali esponenti dei due principali modi di intendere quali siano le fondi del “vantaggio
competitivo”:
- di Harvard”,
Andrews rappresenta il filone di studi detto “l’approccio che riconduce il
vantaggio competitivo principalmente alla capacità dell’impresa di “posizionarsi” efficacemente
Andrews Concept of
nel mercato prescelto. nel 1971 pubblica il saggio dal titolo: “the
Corporate Strategy” dove propone quello che è considerato uno dei primi modelli per
framework
formulare, seguendo un metodo strutturato, la strategia d’impresa. Elabora così un
concettuale per affrontare in modo ordinato le più importati decisioni che riguardano i top
management di un impresa, che si basa sull’idea di:
scomporre i problemi complessi in una serie di aspetti ognuno dei quali sia più semplice da
• affrontare
proporre una sequenza logica secondo cui questi aspetti possono essere ordinati
•
La strategia è un modello di decisioni con il quale un’impresa: determina i propri obiettivi;
formula le politiche ed i piani per raggiungerli; definisce in quali business operare; quale
organizzazione costituire; la natura dei vantaggi economici e non economici che intende dare ai
propri azionisti, ai collaboratori, ai clienti e alle comunità locali.
- basato sulle risorse”,
Rumelt rappresenta il filone di pensiero detto l’ “approccio che fa
invece discendere il vantaggio competitivo principalmente dal possesso di risorse, capacità e
Rumelt
competenze distintive. Come anticipato, ̀ è uno dei principali esponenti della nuova
Resource-Based approach,
visione delle fonti del vantaggio competitivo detta secondo cui “la
strategia è un insieme di politiche e piani che, presi nel loro insieme, definiscono gli obiettivi di
un’impresa e il suo approccio alla sopravvivenza e al successo”
Collis Montgomery Corporate Strategy
Infine, e definiscono la come la via lungo la quale
un’azienda cerca di creare valore attraverso la configurazione e il coordinamento
delle sue attività multimercato. 2
formulare e comunicare lo scopo fondamentale di
Il compito della strategia è quello di
un’organizzazione attraverso 4 valori: mission, vision, valori, obiettivi.
Il compito principale della strategia è quello di definire ed esprimere gli scopi di una
stakeholder
organizzazione in modo chiaro ed efficace al fine di motivare e indirizzare i suoi verso
il raggiungimento di detti scopi. Questo può essere fatto declinando gli scopi con la definizione di:
- mission aziendale: è quello che ci dà una serie di indicazioni su quello che è la ragion d’essere
di un’impresa. Spesso le aziende non sanno esattamente quello che stanno facendo (= il
mission
business in cui operano) e quindi la ha l’obiettivo di individuare e comunicare con
stakeholders
chiarezza al personale ed agli quali siano gli scopi prioritari che l’organizzazione
intendere perseguire (ovvero il fine che dà senso all’esistenza dell’organizzazione). Possiamo
quindi rispondere a qualche domanda: qual è esattamente il business dell’impresa?, perché
l’impresa fa questa cosa? in che modo l’esistenza dell’impresa è un vantaggio per i suoi
stakeholders (clienti, investitori, personale, ecc.)? in che cosa l’impresa fa la differenza?
- vision statement: ha l’obiettivo di individuare e comunicare quali sono le aspirazioni
dell’organizzazione, quale sia lo stato futuro di raggiungere. È quindi fondamentale porsi delle
domande sul futuro per capire quali traguardi vogliamo raggiungere e che cosa ci proponiamo
n vision
di essere tra anni. Questa concezione di è una concezione standard, tuttavia esiste un
altro modo un po’ diverso di utilizzare questo concetto, in quanto possiamo intendere per
vision l’insieme dei presupposti logici (es: interpretazione soggettiva del futuro, convinzioni
sulle fonti del vantaggio competitivo ecc…) su cui noi abbiamo costruito la nostra strategia.
- valori aziendali: i valori sono ciò in cui l’organizzazione si riconosce e l’azienda deve sempre
comunicare ciò in cui crede. Hanno l’obiettivo di individuare e comunicare i principi-guida che
ispirano e orientano la strategia aziendale e che dovrebbero guidare il modo in cui
l’organizzazione deve operare Aspetto
- obiettivi: individuare e comunicare alle persone ciò che economico-
loro devono fare assegnandoli dei traguardi e appunto finanziario
degli obiettivi, così da poter valutare la loro performance.
Prima gli obiettivi erano espressi solo in termini
economici-finanziari, mentre oggi più spesso sono però benessere
Aspetto
triple
riferiti ad un sistema di risultati più ampio (es. organizzativo
ambientale
bottom line), che spesso si può collegare ai valori
aziendali. statement)
La formulazione della strategia di un’organizzazione (strategy dovrebbe comprendere:
gli obiettivi, l’ambito di attività in cui si intende operare; il vantaggio competitivo che si intende
perseguire e le risorse e le competenze distintive utilizzate per realizzare quelle attività e
raggiungere gli scopi assegnati. executive)
Così dicendo, ogni imprenditore (principal dovrebbe essere in grado di riassumere la
strategy statement). strategy
strategia della propria impresa in una sintetica formulazione (= La
statement dovrebbe comprendere e riassumere in sé tre elementi:
- scopi fondamentali, mission, vision,
gli cioè obiettivi e valori
- di attività: mission
l’ambito si ricollega alla e riguarda la decisone di cosa faccio, nonché i
confini del nostro business. Tale definizione, anche se inconsciamente, è sempre fatta
spazio competitivo
dall’azienda. Si tratta di una scelta che serve a definire lo in cui l’impresa
opera. Si noti quindi che gli “attori” con cui l’impresa si confronti in questo spazio saranno:
clienti, concorrenti e regolatori (se presenti: sia che siano Ministeri, Comuni, Stato o Comunità
Europea = contesto regolatori in cui ci muoviamo). Lo spazio competitivo o ambito di attività
può essere definito lungo tre dimensioni ed, in questo caso, si ha che
fare col cosiddetto modello delle direttrici di sviluppo:
integrazione verticale: si tratta della collocazione all’interno della
• integrazione verticale
filiera produttiva e di quali attività svolgere o meno
mercati geografici: ognuno di essi è una realtà a sé e sono molto
• mercati geografici
differente tra di essi
categorie di clienti: si ha a che fare con combinazioni prodotto-
• categoria di
mercato clienti
Tuttavia, vi sono dei modi alternativi di definire analiticamente i confini
del campo di attività (o business) aziendale ed il più noto è sicuramente il
modello proposto Abell (o modello della definizione del business) 3
- vantaggio competitivo:
il individuare il modo in cui l’organizzazione si propone concretamente
di raggiungere il successo (gli obiettivi programmati) nel campo di attività prescelto è la
seconda decisione fondamentale. Il vantaggio competitivo rappresenta una delle tematiche
centrali della disciplina della strategia d’impresa. Esistono due principali concezioni su quali
siano le possibili fonti del vantaggio competitivo (approccio basato sul posizionamento e
approccio basato sulle risorse e capacità distintive)
Poi è comune distinguere tre livelli a cui si può riferire la formulazione di una strategia:
- corporate: scelte riguardo la configurazione e il coordinamento dell’impresa, cioè come cerco
monobusiness multibusiness).
di strutturarla (la scelta principale è o Riguarda le scelte di
“come e che cosa voglio essere” così da determinare il business in cui scelgo di operare. Si
definisce il perimetro complessivo della o delle attività svolte.
- business: devo decidere la strategia competitiva così da capire come raggiungere un
vantaggio competitivo. Si definisce il modo in cui competere in ogni singola area di attività
(business) in cui l’impresa opera.
- funzione: si definiscono le linee-guida riguardo al modo in cui le singole funzioni aziendali
corporate
potranno contribuire alla realizzazione della strategia (definita a livello e
business).Tuttavia, possiamo fermarci a considerare solo i primi 2 livelli.
Il testo è strutturato in tre parti e questa articolazione individua il modello di analisi (framework
concettuale) secondo cui gli autori affrontano lo studio della strategia d’impresa:
- posizionamento strategico: è un’analisi del contesto interno ed esterno: macro-ambiente,
stakeholders,
spazio competitivo, potenziale aziendale, sistema degli storia e della cultura
organizzativa dell’impresa. Questo contesto è da intendersi come la principale fonte di fattori
da cui dipende la capacità o meno dell’impresa di crearsi vantaggi competitivi
- decisioni strategiche: è un’analisi delle opzioni a disposizione dell’impresa in termini di
direttrici strategiche e di percorsi di sviluppo
- gestione strategica: è un’analisi delle modalità secondo cui costruire una strategia e
successivamente realizzarla
La strategia è una disciplina che affronta una ampia varietà di temi, che vanno dall’analisi del
contesto sino alla realizzazione delle azioni strategiche.
La strategia è una disciplina che ha una natura fortemente interdisciplinare (economia,
management, finanza, psicologia, sociologia….). Al suo interno possono essere individuate tre
grandi aree tematiche: il contesto strategico, il contenuto delle decisioni strategiche, il processo
strategico. 4
CHE COS’È LA STRATEGIA? (APPROCCIO ALTERNATIVO)
L’obiettivo di fondo di ogni impresa e di ogni individuo è il raggiungimento del successo e, qualora
fosse raggiunto, si dovrà fare in modo che possa durare il più a lungo possibile.
successo
Ma cos’è esattamente il successo? Il è da intendersi come la capacità di raggiungere
gli obiettivi che ci si è posti e/o che individuano la ragion d’essere di una persona o di una
organizzazione (e non deve essere interpretato come qualcosa di carrierista).
obiettivi di fondo
Così dicendo possiamo passare ad analizzare gli di un’impresa, secondo cui
capiamo che l’obiettivo minimo di un’impresa è quello di riuscire almeno a sopravvivere, mentre
l’obiettivo massimo è quello di essere i più bravi nel campo in cui abbiamo scelto di operare.
Questi sono i due estremi di accessibilità o desiderabilità che possiamo raggiungere. Nello
specifico si ha:
- sopravvivenza: è dato dal raggiungimento delle condizioni minime di esistenza che sono:
equilibrio finanziario: si ha quando un’impresa riesce costantemente ad onorare gli impegni
• di pagamento che ha preso e riesce a farlo senza minare la struttura finanziaria dell’impresa.
Così dicendo, l’unico modo per raggiungere questo obiettivo è il raggiungimento
dell’equilibrio economico.
equilibrio economico: è praticamente dato dalla differenza ricavi-costi, ma può essere
• descritto dalla capacita dell’impresa di generare più valore (=valore aggiunto) di quello che
ha consumato in un dato arco di temo. Il valore generato, cioè il valore dei ricavi, è deciso
dai clienti mentre il valore dei costi è deciso da noi-impresa).
Inoltre, l’equilibrio finanziario ci deve essere in ogni momento, mentre l’equilibrio economico ci
deve essere nel periodo di piano.
- leadership: si relaziona alla capacità di essere i migliori ed ha a che fare col raggiungimento di
performances superiori ai concorrenti cercando di riuscire a mantenerle nel tempo.
punti di forza vantaggio competitivo.
Questi due sono alla base del A tal proposito può essere
opportuno sottolineare che un’impresa è in competizione con un’altra quando queste hanno gli
stessi obiettivi [e non quando realizzano gli stessi prodotti (es: Fiat - Ferrari)]. Perciò, un’impresa
dimostra di essere più forte o più competitiva di un’altra quando ottiene dei risultati o delle
performance migliore, e cioè quando: vende di più (maggiore fatturato), guadagna di più (non
bastano delle maggiori vendite ma si deve considerare anche il margine costi-ricavi), ha migliore
reputazione (un elemento importante a riguardo è il brand), risente meno delle fluttuazioni del
mercato (è uno degli indicatori più forti, poiché se il mercato rallenta e noi continuiamo a vendere,
vuol dire che siamo indipendenti da esso), dimostra di aver raggiunto una maggior solidità.
Tuttavia, sorge un problema: il raggiungimento di quegli obiettivi, e perciò anche il destino o il
scelte di
successo di ogni organizzazione, è frutto prima di tutto del modo in cui affronta alcune
fondo. In questo contesto, la consapevolezza dell’esistenza di decisioni chiave non basta perché
decisioni complesse
si tratta di e complicate, che difficilmente possono essere prese in termini
puramente razionalistici (con l’ausilio di calcoli matematici o logici). Sono decisioni che riguardano
incerti
sempre il futuro. Si fondano quindi, inevitabilmente, su dati per definizione (incompletezza
soggettivi
delle informazioni) e (ovvero sull’idea che ci facciamo di cosa accadrà domani).
Quindi si tratta di decisioni che sono decisive ma sempre molto difficili da prendere, la cui
difficoltà è tanto più grande quanto maggiore è la complessità dei fattori i gioco e/o l’incertezza
del futuro.
Perciò, la soluzione può esserci data da tre fattori che possono aiutarci quando dobbiamo
prendere queste decisioni fondamentali:
- fortuna: è innegabilmente un fattore sempre in gioco che però non può né essere direttamente
controllato né essere insegnato. eTuttavia, è possibile aiutarla e, a questo fine, avere del
metodo più essere di grande utilità.
- fiuto: è una attitudine che difficilmente può essere acquisita se già non la si possiede ma può
essere però sviluppata ed affinata attraverso l’acquisizione di un metodo che aiuti a riconoscere
le opportunità ed a non fare errori di valutazione.
- metodo: è l’unico fattore che può essere acquisito tramite un processo di apprendimento ed è
un potente strumento di supporto per le decisioni. Inoltre, può anche aiutare a sfruttare meglio
gli altri due fattori del successo [far passare le opportunità (fortuna) e riconoscere quelle giuste
(fiuto)]. 5
strategic management
Perciò, lo si occupa delle decisioni di fondo e le alternative per formulare
e realizzare una strategia sono due:
- approccio intuitivo: si basa sulla formulazione di una linea di condotta aziendale senza seguire
un percorso decisionale definito e senza tradurla in un piano
- approccio strutturato: usando metodologie che ci aiutino a risolvere il problema delle decisioni
decisive e diffi
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.