STRATEGIA E POLITICA AZIENDALE
LEZIONE
CONCETTO DI STRATEGIA
CASO: LADY GAGA
Cantante famosa, non dotata di una grand voce e quindi la fa diventare un elemento
secondario della sua performance. Lei intuisce che il mondo della musica stava
cambiando, ci si stava spostando verso lo streaming, concerti-spettacolo. La
cantante è molto brava a rinnovarsi per mantere alto l’interesse, è stata in grado di
adattarsi al cambiamento in atto nel settore musicale. Ha saputo sfruttare le
opportunità offerte dai social e da internet gestendo al meglio i propri follower. Non
essendo particolarmente talentuosa affianca le sue performance dal vivo con un
vasto team.
CASO: JAMES DYSON
L’inventore ha brevettato l’aspirapolvere senza sacchetto. Ha dovuto testare circa
500 prototipi prima di trovare quello giusto. Inglese di nascita si è dovuto spostare
fino in giappone per trovare una persona che crede in lui e decida di investire nel
suo progetto. In inglese la voce Hoover viene sostituita da Dyson; Hoover in risposta
inizierà a copiarli e dopo una lunga causa sarà costretta a risarcigli i danni.
Dyson ha puntato tutto sull’innovazione ed è stato bravo a leggere l’ambiente
competitivo che lo circondava.
Entrambi i due casi raccontano di successi ottenuti da queste due persone. Questi
successi sono apparentemente differenti ma sono entrambi accomunati di una
situazione in comune, avere una STRATEGIA.
I successi non sono attribuiti esclusivamente alla fortuna o alla disponibilità di grandi
quantità di risorse. Il successo delle organizzazioni dipende da AVERE UNA
STRATEGIA e da ASSUMERE DECISIONI STRATEGICHE caratterizzate da:
- Profonda comprensione dell’ambiente competitivo;
- Valutazione obiettiva delle risorse;
- Implementazione efficace.
Avere una strategia è fondamentale per il supporto delle decisioni; i manager non
possono prendere decisioni se non sono consapevoli degli obiettivi di una azienda e
dei suoi valori, delle caratteristiche del suo ambiente interno.
È anche uno strumento di coordinamento e comunicazione tra i diversi membri
dell’organizzazione. Serve anche a motivare e ispirare i membri dell’organizzazione a
sviluppare vantaggi competitivi. Guida e incoraggia. 1
Gli elementi comuni delle definizioni sono:
- Riguarda le questioni importanti che un azienda deve affrontare;
- Identifica gli scopi e gli obiettivi aziendali;
- Identifica le azioni possibili per raggiungere gli obiettivi e scegliere quale
adottare;
- Essere in grado di fare la differenza;
- Allocare le risorse alle azioni per raggiungere gli obiettivi;
- Coerenza tra decisioni e azioni;
- Non necessariamente è il risultato di scelte determinate e razionali.
Avere una strategia significa aver un chiaro orientamento di lungo periodo.
Vogliamo quindi andare a raggiungere un obiettivo in maniera efficiente.
Dovremo avere: MISSION, VISION, OBBIETTIVI → ciò non necessariamente comporta
avere una strategia vincente. 2
UNA STRATEGIA È QUINDI UNA QUESTIONE DA AFFRONTARE NEL MEDIO-LUNGO
PERIODO CON SCOPI E OBIETTIVI FONDAMENTALI DA TRADURRE IN AZIONI
QUOTIDIANE DI SUCCESSO.
DECISIONI OPERATIVE VS DECISIONI STRATEGICHE
: Decisioni che attengono alle attività che caratterizzano il
DECISIONI OPERATIVE
funzionamento giornaliero di un azienda (procedure di controllo della qualità degli
input o degli output, sistemi di gestione delle lamentele, tecniche per minimizzare i
costi, sistemi di reclutamento e incentivazione).
: Sono decisioni circa l’orientamento di lungo periodo di una
DECISIONI STRATEGICHE
azienda e i fini a cui le risorse sono destinate. Riguardano tutte le attività aziendali e
come esse interagiscono per raggiungere gli obiettivi e la missione aziendale.
L’efficacia operativa è necessaria ma non sufficiente per garantire performance
superiori. Le decisioni operative non possono sostituire quelle strategiche che
richiedono ai manager di assumere una serie di decisioni sulle attività da svolgere
per offrire “a unique mix of value”.
DIVERSI APPROCCI ALLA FORMULAZIONE STRATEGICA
: Come viene percepita dal gruppo dei dirigenti di vertice.
STRATEGIA DELIBERATA
Obiettivo di medio-lungo termine che si vuole dare all’azienda.
: la strategia che viene effettivamente implementata
STRATEGIA REALIZZATA
(10-30% di quella deliberata).
: decisioni che emergono dal processo in cui i singoli manager
STRATEGIA EMERGENTE
interpretano la strategia deliberata e la adattano ai cambiamenti delle circostanze
esterne (bottom-up). Cioè, è come i manager adattano la strategia deliberata
rispondendo alle evenienze quotidiane.
La strategia viene continuamente messa in pratica mediante decisioni prese da tutti
i membri dell’organizzazione. 3
LEZIONE
Le scelte strategiche vengono prese sotto diversi LIVELLI:
STRATEGIA DI GRUPPO: Riguarda il campo di azione complessivo dell’impresa
attraverso la scelta dei prodotti e dei servizi offerti, dell’ambito geografico in cui
operare, dei settori e dei mercati in cui competere e la scelta del modo nel quale
allocare le risorse tra diverse aree dell’organizzazione.
STRATEGIA DI BUSINESS: Riguarda il modo nel quale i singoli business di una
impresa dovrebbero competere nei rispettivi mercati di riferimento (per questo le
strategie di business sono chiamata anche strategie competitive).
STRATEGIA OPERATIVA: Riguardano quali e come le strutture e i sistemi
organizzativi contribuiscono alla realizzazione delle strategie corporate e di business.
Quindi serve ad implementare le scelte prese a livello di strategie di gruppo e di
business. Così facendo servono a mettere in atto quanto detto in precedenza.
Ciascun manager o imprenditore dovrebbe essere in grado di riassumere la strategia
della propria impresa in modo sintetico.
STRATEGY STATEMENT
La contiene:
Gli scopi dell’impresa che sono espressi nella MISSIONE, VISIONE e
o negli OBIETTIVI STRATEGICI (più operativi);
I VALORI in cui l’azienda crede;
o L’AMBITO DI ATTIVITÀ che determina lo spazio competitivo;
o Il VANTAGGIO COMPETITIVO e le competenze distintive.
o
VISIONE:
• Delinea la direzione di lungo periodo dell’azienda: cosa vuole essere o
come vorrebbe che fosse il mondo.
Obiettivo/aspirazione di lungo periodo, cosa vorrei diventare/essere
Cosa ci proponiamo di essere nel futuro? Che futuro vorremmo?
Gli elementi della vision sono: POSIZIONAMENTO DESIDERATO, ORIZZONTE TEMPORALE,
CONTESTO AMBIENTALE FUTURO, STATO FUTURO DEL SETTORE
MISSIONE:
• è lo scopo dell’organizzazione; la strada che voglio seguire per
raggiungere la visione.
Perché esistiamo? Cosa facciamo? In che modo facciamo la differenza?
Perché siamo qui? 4
Missione e visione non necessariamente sono coirenti.
VALORI:
• Sono i principi e valori che ispirano l’azienda a raggiungere la mission
prefissata e la vision di lungo periodo
Sono duraturi e stabili; non sono però fissi e possono cambiare nel tempo
Il cambiamento nei valori derivano dall’apprendimento e dall’adattamento
In cosa crediamo? Cosa ci ispira? Come ci comporteremo?
OBIETTIVI:
• Sono specifici traguardi da raggiungere in uno specifico arco
temporale.
Gli obiettivi devo essere SMART: SPECIFICI, MISURABILI, RAGGIUNGIBILI, RILEVANTI,
LEGATI AL TEMPO.
AMBITO DI ATTIVITÀ definisce lo spazio competitivo di una impresa che è
• :
declinato lungo tre dimensioni: I CLIENTI, I MERCATI GEOGRAFICI E IL LIVELLO DI
INTEGRAZIONE VERTICALE.
• VANTAGGIO COMPETITIVO: descrive in che modo l’organizzazione si prefigge di
raggiungere gli obiettivi programmati nel proprio ambito di riferimento.
La strategia si colloca in 3 luoghi:
- Nelle menti dei direttori generali, senior manager e di altri membri
dell’organizzazione;
- Nei discorsi e nei documenti scritti del top management;
- Nelle decisioni attraverso cui la strategia è implementata.
Perciò, per identificare la strategia di un’impresa è necessario attingere a una
molteplicità di fonti informative. 5
1)CASO LAMBORGHINI
La società è stata fondata da Ferruccio Lamborghini, imprenditore di trattori agricoli
e appassionato di motori e velocità. Possedeva due Ferrari, si accorge che queste
auto hanno un problema alle frizioni. Fa presente il problema ma Enzo Ferrari
risponde male: “Se non sai guidare l’auto fatti da parte”; e non accoglie il problema.
Ferruccio si arrabbia e fonda una società automobilistica nel 1963. La prima auto è
la 350 GT; Ferruccio si trova a decidere che marchio dargli e opta per il TORO, dato
che contrasta con il cavallino rampante di Ferrari visto che è una sfida. Toro è
simbolo di forza, cattività, aggressività; auto difficili da guidare.
Si susseguono automobili di successo (Miura, Countach), monta le portiere a forbice.
Nel 1972 l’azienda viene ceduta a Rossetti per motivi sindacali.
Inizia una seconda fase con tanti progetti ma poco di successo a causa anche della
crisi petrolifera
Nel 1981 comprano la società i fratelli Mimran, imprenditori dolciari, e nasce la
prima auto fuoristrada di Lamborghini.
Nel 1987 compra Chrysler e entrano in F1 ma va male. Nasce una nuova gamma di
auto e nasce la Diablo, a sostituire la Countach, con discreto successo.
Nel 1994 la società viene venduto a un gruppo indonesiano.
Nel 1998 Audi compra Lamborghini e inizia una nuova era caratterizzata da una
produzione di nuove auto Murciélago, Gallardo (prima auto per tutti i giorni),
Aventador, Huracan (molto aerodinamica, luci full led, molto tecnologica) e
arriviamo al 2018 con il suv Urus.
L’idea è creare auto innovative. Dalla fondazione ad oggi il cambiamento principale
riguarda il prodotto, prima erano auto da corsa, difficili da guidare. Oggi invece le
auto continuano ad essere sportive e grintose da guidare ma più sfruttabili ed
utilizzabili nella vita di tutti i giorni.
VISION: Creare la migliore auto super sportiva di sempre;
MISSION: Definire il futuro dell’ingegneria delle auto sportive;
Abbiamo avuto un cambiamento di prospettiva, siamo passati da una ricerca
dell’estremo all’idea di offrire auto performanti in ogni contesto;
VALORI: Innovazione, portare sempre prodotti innovativi e avveniristici;
Forza e potenza delle auto, presenti nel marchio “Toro”;
Affidabilità e precisione.
I valori non sono cambiati nel tempo, ispirano ancora oggi la società
OBIETTIVI: Raddoppiare la produzione grazie al suv Urus che ha potenziali clienti
maggiori.
Introdurre nuovi modelli supersportivi. 6
Diventare più attivo sui social migliorando la “brand awareness” (consapevolezza del
marchio).
Viene quindi meno la sfida iniziale a Ferrari e inizia a crearsi il proprio percorso (idea
di Audi). Sono tutti fattori interconnessi che influenzano il percorso di un azienda.
LEZIONE
STRATEGIA E PERFORMANCE
Una strategia serve a incrementare la performance di un’azienda. Per vedere se una
strategia è di successo o meno bisogna analizzare la performance aziendale.
Questo approccio che lega le decisioni strategiche al miglioramento delle
performance è coerente con il modello d’interpretazione aziendale orientato agli
azionisti (aumento dividendi). Ciò viene ideato da Friedman nel 1970:
La sola responsabilità sociale dell’impresa è aumentare il suo profitto.
Obiettivo di fare business è il business stesso.
Nell’impresa privata il manager è un dipendente degli azionisti stessi e deve
condurre l’impresa secondo l’interesse dei proprietari.
:
● CREARE VALORE vantaggio beneficio percepito da un cliente con riferimento a un
certo prodotto o servizio.
Viene quantificato considerando il prezzo massimo che un cliente è disposto a
pagare per ottenere un determinato bene/sevizio.
L’impresa per sopravvivere deve appropriarsi di una parte di questo valore creato.
● VALORE CATTURATO da parte dell’AZIENDA: Differenza tra prezzo di vendita di
un bene e costi sostenuti dall’azienda per produrre quel bene (possiamo anche
definirlo come APPROPRIAZIONE DEL VALORE).
● SURPLUS PER IL CLIENTE: Dato dalla differenza tra il prezzo massimo che il cliente
è disposto a pagare e il prezzo che effettivamente va a pagare.
Per verificare la capacità dell’azienda di catturare valore andremo a verificare gli
indicatori di performance per vedere se le scelte strategiche assunte dall’azienda
sono di successo o meno. Useremo:
ROE (redditività del capitale proprio):
reddito netto/patrimonio netto * 100
Ci indica, in termini percentuali, il rendimento economico del capitale proprio.
Tanto più è elevato tanto più l’azienda sta generando profitti per i suoi azionisti.
ROI (redditività de capitale investito)
EBIT/capitale investito * 100 7
EBIT o “reddito operativo aziendale” (uso gestione caratteristica e accessoria, mentre non uso gli oneri
finanziari, la gestione straordinaria e tributaria)
Esso misura il rendimento economico del capitale investito in azienda (tutto ciò che
abbiamo nel lato attivo del SP). Ci consente di quantificare quanto il capitale
investito in azienda è in grado di generare rendimenti positivi.
Può essere scomposto in ROS * ROT
ROS (redditività delle vendite)
EBIT/ricavi delle vendite * 100
Ci consente di capire quanto del valore delle vendite rimane all’azienda dopo aver
coperto i costi di carattere operativo. Quantifichiamo quanto l’azienda cattura
rispetto al prezzo delle vendite.
Dipende da vari elementi come: volumi di vendita, prezzi applicati, costi operativi.
Ci consente di verificare se l’azienda ha un buon posizionamento nel mercato e se
ha una struttura dei costi contenuti.
ROT (rotazione del capitale investito)
Ricavi delle vendite/capitale investito
Misura la capacità dell’impresa di sfruttare le risorse investite. Rotazione del
capitale investito per generare maggiori volumi di vendita. Dipende molto dal
settore in cui l’azienda opera. L’incremento di questo indice è fondamentale.
Questi indici vanno analizzati nel medio-lungo periodo per verificare il loro
andamento del tempo, è importante che questi crescano.
Analizzare questi indicatori è importante per verificare se le scelte strategiche
conducono al successo o meno.
Un altro metodo potrebbe essere nel caso in cui la società sia quotata verificare
l’andamento del suo valore di mercato (prezzo azione * n° azioni in circolazione).
Misurare la performance con gli indicatori finanziari è un approccio coerente con il
modello orientato agli azionisti; esistono anche altri modelli.
Questi dati si ritrovano nelle banche dati; ad esempio Amadeus e Aida.
LEZIONE 8
RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA (CSR – )
Corporate social responsibility
Gli scopi dell’impresa possono essere visti sotto due diversi punti di vista:
- Modello orientato agli azionisti-shareholder (Friedman 1970);
La sola responsabilità sociale dell’impresa è aumentare il suo profitto. L’obiettivo è
quindi condurre l’impresa secondo gli interessi degli azionisti aumentandone in
modo sano i dividendi.
- Modello orientato agli stakeholder (Freeman 1984).
L’obiettivo primario delle imprese è costruire relazioni e creare valore per tutti gli
stakeholders. Essere attenti agli interessi e al benessere di alcuni non-azionisti è un
dovere che va oltre i fini prudenziali e strumentali legati alla massimizzazione del
profitto degli azionisti. L’impresa è un entità sociale che non deve rispondere solo
agli azionisti ma a tutti gli stakeholder, tenendo comunque conto del fatto che
l’azienda deve produrre reddito per sopravvivere. Prospettiva più olistica (più
aspetti e interessi)
● SHAREHOLDER: Sono gli azionisti dell’impresa, coloro che ne posseggono quote di
capitale (interessi economici - finanziari);
● STAKEHOLDER: Sono i portatori di interesse che ruotano intorno
all’organizzazione. Possiamo quindi definirli come ogni soggetto ben identificabile
che può influenzare o essere influenzato dall’attività dell’impresa.
Tipologie di stakeholder sono:
- Interni (dipendenti, azionisti, manager);
- Esterni (fornitori, clienti, investitori, concorrenti, cittadini, governo, entri pubblici).
Ci può essere inoltre un'altra suddivisione in:
- Contractual stakeholders, hanno relazioni con l’organizzazione che si basano su
contratti e sono disciplinati dalla legge (dipendenti, clienti, fornitori);
- Stakeholder politici/sociali, sono le istituzioni, enti di regolamentazione e i policy
maker;
- Community stakeholders, sono coloro che subiscono le conseguenze delle attività
svolte dall’impresa. Non trattengono relazioni formali con l’organizzazione ma
possono comunque influenzarne l’azione (collettività, comunità locale).
Essendoci varie categorie di Stakeholder si possono verificare conflitti tra le varie
aspettative. Es. la robotizzazione può aumentare i profitti per gli azionisti ma far
perdere posti di lavoro.
Gli stakeholder sono importanti per l’azienda dato che sono in grado di influenzarla
in misura più o meno maggiore.
Li analizzeremo secondo due elementi chiave: 9
- L’interesse di ciascun stakeholder a orientare con le proprie aspettative le
decisioni strategice;
- Potere nell’influenzare la strategia di un’azienda.
L’incrocio tra queste due dimensioni ci consente di identificare quattro diverse
categorie di stakeholder:
Gli stakeholder con elevato interesse e elevato potere sono i cosidetti Interlocutori
chiave con cui l’aziende deve interagire e tener conto
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