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Storie facili e storie difficili: valutare i libri dei bambini

Capitolo 1: I bambini e la lettura

Il libro e la lettura sono stati per tanti secoli lo strumento di elezione per la conoscenza, ciò che discriminava in modo palese le persone colte, una esigua minoranza, dalla grande maggioranza degli "illetterati". Oggi la situazione sembra cambiata: grande parte della popolazione adulta è alfabetizzata, e quindi la capacità di leggere e scrivere appare diffusa, e inoltre per conoscere e informarsi non ci si affida più solo al libro ma anche ai giornali e ai molti mezzi elettronici (mass-media), come il computer e la televisione.

Il libro non sarà forse in futuro lo strumento principale per depositare e fare circolare conoscenze e informazioni; ma certamente i modi dell'informazione del nostro tempo continuano a richiedere grandi capacità di lettura e scrittura. Il sistema della lingua scritta è un sistema convenzionale e simbolico, in cui cioè segni, nel nostro caso quelli dell’alfabeto, in numero finito, si combinano all’infinito per significare e rappresentare oggetti, ambienti e sentimenti, pensieri. La parola scritta è una parola che rimane, che può essere riesaminata su cui si può riflettere.

"Leggere per piacere" o del "piacere di leggere". Con questo slogan si intende per lo più rivendicare l’importanza di un rapporto con il libro fondato solo sulla motivazione e interesse soggettivi, in contrapposizione cioè a una lettura "per dovere" quale si pratica nel lavoro, a scuola o per lo scopo di informarsi.

All’interno di questa tensione culturale verso il piacere di leggere è particolarmente forte la tendenza a ritenere che le emozioni siano allora radice di ogni nostra propensione culturale; e anche della lettura si sottolinea fortemente l’esperienza emotiva, quella che più di ogni altra alimenta "il piacere di leggere".

Chi si preoccupa dell’apprendimento formale della capacità di leggere e scrivere, dove i livelli di alfabetizzazione sono insoddisfacenti o dove sono stati precocemente rilevati, competenza linguistica e comunque un allenamento all’ascolto di una lingua più complessa di quella usuale come è tendenzialmente, la lingua scritta. I bambini oggi sono spesso soggetti a un tipo di comunicazione altamente funzionale in cui prevalgono scambi comunicativi rituali ed "economici", che comportano un rischio di impoverimento non solo linguistico cognitivo, ma anche del rapporto empatico che si sviluppa fra le persone.

Per quanto riguarda le ragioni storiche della narrazione ai bambini, le fiabe e le favole vengono ritenute adatte a impartire insegnamenti morali, e in quanto rappresentazioni dei temi e dei problemi della vita adulta, forme privilegiate e da privilegiare della inculturazione e cioè veicoli dei valori e dei sentimenti della comunità di appartenenza, oltre che alimento della fantasia, della immaginazione della creatività.

Visione didattica: come strumento d'elezione per imparare le cose, e soprattutto, le parole, i nomi, la lingua al libro come occasione per vivere ed esteriorizzare le emozioni, paura, riso, tenerezza. Il libro è uno strumento duttile e si presenta a molti usi, e proprio per ciò rimanda l’interrogativo del cosa leggere e come leggere su altri diversi piani. I libri rimangono uno stimolo e strumento importante e la loro natura è decisiva, in tante diverse prospettive.

L’analisi tende spesso a investire il singolo libro, in quanto portatore di valori estetici, psicologici educativi e culturali e specifici. Se si vuole avviare una riflessione generale che includa tipi di libri e tipi di lettura e dunque senza esaminare singoli titoli, conviene proprio considerare anche i libri per il loro formato in generale, cioè di genere.

I libri descrittivi interpretano in modo canonico la visione del libro che "insegna" e rende accessibili conoscenze e saperi, quelli narrativi si prestano maggiormente all’interpretazione emozionalista: sono congegnati per far vivere emozioni, sollecitare adesione emotiva, attivare tutte le corde intrinsecamente connesse alla narrazione. Sia i libri descrittivi che quelli narrativi sono equamente utili e produttivi per stimolare la curiosità, fare riflettere i bambini e dovrebbero essere entrambi presenti nelle scuole e nelle case dei bambini.

I libri stessi anche per la loro appartenenza a un genere, inducono e sostengono modi di lettura differenti da parte dell’adulto. Il rapporto del bambino che non sa ancora leggere con i libri è meno autonomo di quanto accadrà in seguito: la mediazione educativa, più o meno intenzionale, esercitata dai contesti di vita in cui si legge, è decisiva e la sua influenza straordinariamente importante.

La lettura in famiglia è per il bambino molto gratificante, perché egli gestisce in modo autonomo la situazione, decide quale libro leggere, con quale ritmo girare le pagine e quando chiudere il libro. L’uso eccessivo del libro come supporto per gli apprendimenti, in un’ottica di didatticismo che a volte preclude la possibilità di creare quel clima di magia o di divertimento che sono tipici della narrazione.

Studi hanno segnalato come gli effetti positivi della lettura ai bambini siano apprezzabili quando e solo quando tale esperienza mantiene tutte le caratteristiche dell’intervento piacevole, mirato a divertire il bambino, a farlo ascoltare, immaginare e anche istruire ma sempre con attenzione alla dimensione giocosa e alla partecipazione interessata del bambino.

Gli indici della qualità della lettura

Il primo indice è spaziale: l’esistenza di un’area dedicata espressamente ai libri nella sezione e/o nella classe viene considerata, come del resto intuibile, una condizione che fa della scuola un’occasione di buona qualità di lettura. La considerazione del tempo dedicato a scuola alla lettura condivisa rappresenta l’altro grande indicatore della qualità di lettura.

Dello stile di lettura dell’adulto vengono valorizzati sia le capacità di animazione e drammatizzazione del libro, sia la qualità linguistica e cognitiva del discorso durante la lettura. Il tipo di domande che l’adulto fa ai bambini, il coinvolgimento dei bambini stessi e lo stile di gestione della conversazione rappresentano altrettanti indici della qualità dell’interazione.

Spesso l’interazione studiata è quella della diade madre-bambino tuttavia alcune considerazioni vanno assunte anche per la pratica professionale degli insegnanti. Le madri con attaccamento insicuro tendono a leggere meno frequentemente e in modo "più faticoso" ai loro bambini, come risulta da osservazioni sistematiche.

La relazione interpersonale come il rapporto di attaccamento, è sia un esito della pratica di lettura che una condizione di cui tenere conto. L’attenzione all’interazione adulto-bambino e alla comunicazione dell’adulto mostra l’importanza dei modi in cui l’adulto sollecita il bambino e la sua elaborazione del testo oltre che del discorso. L’interazione aperta e dialogata tra adulto e bambino risulta di gran lunga la più produttiva per le acquisizioni espressivo-linguistiche.

Fare domande aperte, lasciare l’iniziativa ai bambini, incoraggiare commenti e ragionamenti liberi: tutto ciò favorisce l’apprendimento linguistico e la capacità di espressione dei bambini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione alla comunicazione verbale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Chiantera Angela.
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