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commenti e ragionamenti liberi: tutto ciò favorisce l’apprendimento linguistico e la capacità di espressione

dei bambini. 3 stili di gestione della situazione di lettura: un primo stile descrittivo cui si affianca uno stile

comprensivo e uno stile orientato alla prestazione, stili diversi sembrano risultare più adeguati a seconda

dell’età e delle competenze dei bambini. Il clima di gioco piacevole e di intrattenimento vissuto con piacere

rimane la chiave di volta delle esperienze di lettura che producono stimolazione cognitiva, immaginativa,

linguistica ed esisti di alfabetizzazione. La capacità dell’adulto di attivare la partecipazione del bambino e il

suo coinvolgimento risultano decisivi non solo nella creazione del clima piacevole, ma anche per le

acquisizioni alfabetizzanti. Un modello pedagogico degli eventi educativi, oltre che culturali, che valorizza i

contesti dell’interazione più che gli scambi interattivi, gli scambi interattivi più del loro contenuto

informativo, il clima piuttosto che le sequenze di azioni, l’aspetto di relazione più che nell’aspetto di

contenuto. C’è un forte riconoscimento del ruolo delle emozioni, quasi una loro “riscoperta” vengono studiate

nell’apprendimento della matematica, come nella formazione professionale degli insegnanti. Le risposte

emozionali sembrano le più importanti, il coinvolgimento dei bambini l’imperativo categorico, l’attività di

lettura una pratica di cui sono decisivi i rituali, l’allestimento dello spazio, i modi di parlare ed esprimere e

emozioni. Il primo significato della lettura di questi tempi sembra consistere nella sua capacità di muovere e

commuovere; e con questa lente si vanno a guardare i libri, le loro storie, le loro illustrazioni; si organizzano

attività di lettura collettiva. Il rapporto con il libro e la lettura deve essere fonte di piacere e che solo grazie a

tale condizione si può sperare di promuovere anche la lettura tra le attività di intrattenimento diffuse presso i

ragazzi. Il rapporto con il libro e con il testo è rapporto empatico, emozionali, questione anche di suoni, di

musicalità e che l’importante è comunicare empaticamente l’entusiasmo della lettura. Il bambino non può

ricevere nessun piacere dal leggere se non si capisce; e non si può apprezzare la lettura se non si è in grado

di apprezzarne gli elementi specifici. Il contatto con il libro e la lettura da parte dei bambini più piccoli può

costituire un ottima occasione per far convivere esperienza piacevole ed embrionali capacità di comprendere

e apprezzare la lingua scritta. La comprensione è una dimensione che viene spesso sottintesa quando si

esaltano i significati della lettura ai bambini: invece la possibilità di condividere emozioni, immaginare

scenari o eventi elaborare insieme significati e sentimenti riposa su una capacità, minima certo, di elaborare

i segni di cui è fatta la storia o il testo e di coglierne la successione, le motivazioni, gli snodi narrativi. Dagli

anni’ 70 (Lumbelli e Salvadori) hanno controllato la comprensione delle storie da parte dei bambini hanno

mostrato le forti difficoltà dei bambini svantaggiati, sotto il profilo socioculturale e linguistico, a intendere

correttamente il senso delle storie e dei semplici libri che venivano loro letti. Raccontare e leggere ad alta voce

un libro rappresentano le due modalità più comuni d cui fa esperienza un bambino. Il racconto, cioè la libera

ricostruzione, rievocazione e invenzione di storie rappresenta un modo diffuso di narrare ai bambini, anche

quando molto piccoli, ed è un attività che può svolgersi a grandi livelli di raffinatezza linguistica e mimica o

può essere associata a una infinita sciatteria narrativa e linguistica. Raccontare è certamente faticoso,

inventare anche di più, ma le due attività in effetti sono strettamente imparentate. I bambini che ascoltano

precocemente la lettura di vere e proprie storie, sono in contatto molto prima che sappiamo leggere e

scrivere con la lingua scritta, che ha caratteristiche diverse dalla lingua orale. L’ascolto di testi scritti fa fare

un salto di qualità rilevante alle competenze linguistico cognitive dei bambini, con ciò stesso rende

particolarmente cogente il problema della comprensione.

Capitolo 2. Strumenti per la diagnosi di comprensibilità: La comprensione nella lettura assomiglia invece

all’apprendimento significativo, che altro non è , secondo questo autore, che la combinazione di due tipi di

informazioni: quelle che leggiamo o ascoltiamo e quelle che abbiamo nella nostra mente “pertinenti”

all’argomento. Per la comprensione svolge un ruolo cruciale la memoria, intesa non più come un serbatoio

inattivo o un deposito inerte di cose sapute, quanto come un flusso attivo e organizzato di conoscenze che

entrano proficuamente in contatto con le parole che ascoltiamo o leggiamo e convergono nel produrre infiniti

significati nuovi a partire da conoscenze precedenti. L’immagine veicola una conoscenza della scena e

contiene informazioni non presenti nel brano, ma da esso presupposte. L’immagine in questo caso

costituisce, e istituisce il contesto appropriato del brano. L’inferenza è una informazione non contenuta

esplicitamente in un testo, ma prodotta a partire da esso se il lettore dispone delle conoscenze di riferimento,

dunque è un informazione generata dal processo di interazione tra testo e conoscenze del lettore. Il

meccanismo di comprensione però riposa sul fatta che le conoscenze chiamate in causa durante la lettura

non piovono disordinatamente dalla nostra memoria in modo casuale. Gli studi della comprensione

individuano due modi principali di strutturazione delle conoscenze enciclopediche, che agiscono non solo in

età evolutiva: gli script e gi schemi. Lo script è la conoscenza che noi abbiamo di certi eventi o episodi, nel

loro svolgimento ordinario, è quindi la conoscenza organizzata di una serie di azioni, oggetti ricorrenti e

stabili in una particolare situazione. è una conoscenza astratta e concreta al tempo stesso, costituita da una

ragnatela di rapporti tra oggetti e azioni; e rappresenta una delle più semplici struttura concettuali della

mente, precocemente posseduta dai bambini e ben funzionante anche nella mente dell’adulto. Gli script

servono ai bambini esattamente come agli adulti, per orientarsi nella vita, per comportarsi “adeguatamente”

ed avere aspettative adeguate alle situazioni, ma servono anche per capire i testi. Quando leggiamo facciamo

intervenire sistematicamente gli script di cui siamo in possesso per decifrare situazioni spesso solo indicate o

indiziate, cioè segnalate con indizi. Nell’infanzia gli script sono informazione e in numero dipendente dalle

esperienze del bambino; al tempo stesso essi rappresentano la prima e più elementare organizzazione

concettuale del bambino e quella più precoce, essendo fortemente radicata nella esperienza e altamente

concreta, o meglio la prima forma di organizzazione concettuale che astrae dalla esperienza una serie di

costanti. Il bambino riesce con più facilità a collocare le parole e le frasi in un contesto di cui ha memoria e

quindi capisce davvero quel testo; ma soprattutto si abitua a essere attivo davanti al testo.

Quando scegliamo un libro o una storia da proporre ai bambini dobbiamo considerare l’accessibilità del tema

per i bambini. Un tema accessibile è qualcosa che ha a che vedere con il possesso di una sorta di script, o

meglio con una famigliarità del bambino nei confronti di alcune esperienze materiali, psicologiche o

personali. Il tema è un concetto riassuntivo che unifica il materiale impiegato nell’opera oppure un tema è un

principio concreto di organizzazione, uno schema o un oggetto intorno al quale, per riverbero di analogie, di

risonanze segrete ma insistenti tende a costituirsi e a svolgersi un mondo. Le ragioni che inducono l’agente

di una storia a intraprendere l’esecuzione di un determinato compito rappresentano i movimenti, e

individuare per quanto possibile la dialettica tra le idee forza che spingono i personaggi, permette di

determinare le tematiche prevalenti entro cui spazia il racconto. Lo script rappresenta una primaria, e

primitiva, organizzazione delle conoscenze enciclopediche della mente che permette al lettore di integrare

continuamente le frasi del testo generando le inferenze necessarie per la comprensione. Tra testi descrittivi e

testi narrativi possiamo collocare un genere speciale quello dei libri scriptici perché si caratterizzano per la

rappresentazione di un evento tipico, poco più di un copione di comportamento ordinario, famigliare ai

bambini. Genette intende il racconto come la rappresentazione di un evento o di una successione ordinata e

progressiva di eventi, reali o fittizi, per mezzo del linguaggio e più particolarmente del linguaggio scritto

possiamo dire che racconto è anche la narrazione delle normali successioni di eventi. Gli script sono i primi

concetti di cui disponiamo nella forma più concreta e contestualizzata. Come tali essi sono chiamati in causa

continuamente delle nostre esperienze linguistiche. La differenza dello script da altri tipi di conoscenza è la

sua grande concretezza, è un concetto calato in circostanze molto precise.

L’altro modo di organizzazione della conoscenza nella mente di adulti e bambini è un po’ astratto e va sotto il

nome di schema. Lo schema è una rete, ragnatela di conoscenze che si richiamano e sono connesse tra loro.

Un tipico schema è quello del comprare che implica alcuni concetti tra loro intramati: che qualcuno venda

che sia un oggetto della transazione, che esso abbia un certo valore che non ha a che fare con il prezzo che si

realizzi perciò uno scambio, spesso in denaro e che ciò modifichi il possesso. La psicologia cognitivista ha

ipotizzato sulla base di dati sperimentali, l’esistenza di uno schema mentale specifico, relativo alle narrazioni,

detto schema delle storie, che contiene in successione gli eventi formalizzati, e descritti nel modo più

astratto, che si succedono in una storia. In primo luogo la storia è costituita da un ambiente e da un

episodio. L’evento iniziale è qualunque avvenimento nuovo che modifica la situazione e che quanto meno

produce una risposta da parte di un personaggio. La risposta è fatta di una risposta interna, da parte di un

personaggio, costituita da uno stato d’animo, che è la molla per un piano d’azione. Il piano produce dei

tentativi, i quali dovrebbero produrre in genere la soluzione. La grammatica delle storie composta di categorie

come evento, piani e reazioni è un fondo formale di rappresentare uno svolgimento narrativo tipico ed

elementare, i cui contenuti specifici sono infiniti, tanti quanti le storie che si possono leggere e raccontare. Le

scelte semantiche e lessicali, le parole e le scelte sintattiche l’articolazione e struttura della frase

costituiscono un ingrediente della accessibilità dei testi. Rudolf Flesh considera solo due variabili

linguistiche: lunghezza media delle parole espressa in sillabe per parola e lunghezza delle frasi espressa in

parole per frase. Lucia Lumbelli vanno valutati per diagnosticare la comprensibilità, l’esplicitezza o meno dei

nessi tra le informazioni e le espressioni parafrastiche con cui ci si riferisce a un identico oggetto. L’elemento

figura è abbondantemente considerato, sia dai bambini che dagli insegnanti tanto nel momento della scelta

quanto durante la lettura dei libri. L’immagine è anche nel tempo stesso un linguaggio da padroneggiare e le

immagini complesse, quelle che non si limitano a riprodurre un singolo oggetto, costituiscono una

informazione articolata e complessa da leggere e capire da parte dei bambini. La prima funzione

dell’illustrazione di un testo narrativo per bambini è quella di rendere presente sensorialmente ciò di cui si

parla. La seconda è quella di arricchire l’informazione verbale di dettagli e notizie contestuali.

Capitolo 3. Strategie di facilitazione:

Il problema della comprensibilità dei libri è tanto più rilevante al nido e nella scuola materna perché la

lettura in situazione collettiva può impedire la sosta o il rallentamento o le chiarificazioni e i dialoghi sul

testo che a casa possono appianare le difficoltà di comprensione. Il tema/problema delle parole nuove e

sconosciute, e quello del ruolo della figura nella chiarificazione della storia e del testo sono stati sia articolati

al proprio interno, sia integrati da prospettive più complesse. Essere letterati è un attività che comincia

anche ascoltando e narrazioni, e soprattutto attraverso i primi “assaggi” della lingua scritta quali sono le

prime letture fatte attraverso l’adulto. Facilitare la comprensione significa:

1. assumerla come una delle ottiche di analisi dell’attività di leggere;

2. intendere la comprensione come un traguardo legittimo e importante da proseguire fin dagli anni

della prima infanzia, e dunque come una “preoccupazione” primaria dell’insegnante che intenda

sviluppare, fin dalla scuola materna, la competenza dei bambini nei sistemi di simboli.

3. attivare tutte le capacità di comprensione dei bambini, sollecitarne ogni attività intellettuale e

riflessiva. Agire sui testi per esaltarne l’accessibilità, facilitarli, semplificarli esattamente fino al

punto giusto per suscitare e attivare le attività di integrazione ed elaborazione del giovane lettore.

Il racconto e la lettura propongono due esperienze diverse sotto molti aspetti, si articolano in modo diverso. Il

bambino nel racconto è attento e affascinato dalle parole del narratore: è in una condizione simile a quella

dello spettatore, tende ad ascoltare e reagire nei modi più immediati, ma poco a intervenire, almeno in linea

di massima. Nella lettura questo non accade, non c’è la totale immedesimazione del testo e del dicitore. Nelle

due versioni in un caso è il creatore della storia, nell’altro è un mediatore interprete del testo. Le due versioni

creano un contesto diverso in cui si situa l’esperienza del bambino: più vicina alla fruizione teatrale in un

caso, più squisitamente narrativa nell’altro. Una delle esperienze più diffuse nell’ambito della lettura ai


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore nei servizi per l'infanzia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione alla comunicazione verbale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Chiantera Angela.

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