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La fabbrica delle storie

Cap.1 - Gli impieghi del racconto

Raccontare è così semplice che spesso lo facciamo in modo naturale. I racconti hanno sempre dei messaggi, il più delle volte ben nascosti. Per raccontare, l’uomo rimane legato a quei modelli narrativi della realtà che usa per dar forma alle esperienze quotidiane. Il racconto infatti ha la capacità di modellare l’esperienza umana. Nell’utilizzare l’esperienza e la realtà narrativa è utile fare una distinzione tra senso e referenza: il senso è di tipo connotativo, la referenza di tipo denotativo.

Prima di tutto, per comprendere il racconto, dobbiamo spiegare cos’è la narrativa e come funziona. La narrativa è usata sia nel diritto, per mantenere e raccontare parti in causa, sia in psichiatria per incoraggiare il paziente a raccontare le sue storie. Inoltre, è importante capire anche il ruolo della dialettica fondamentale nelle autobiografie o (costruzione del sé).

Michael Tomasello afferma che ciò che in origine differenziò la specie umana dagli altri primati fu la nostra capacità di leggere le reciproche intenzioni e gli stati mentali altrui. Il linguaggio dà la capacità di leggere le reciproche intenzioni e stati d’animo. Questo viene definito intersoggettività o lettura del pensiero. Tomasello dice che l’intersoggettività rappresenta una pre-condizione per la nostra vita collettiva nella cultura. La capacità di leggere il pensiero dipende dalla condivisione di un comune fondo di miti, leggende popolari e buon senso.

Grazie alla narrativa, le esperienze di ognuno diventano moneta di scambio per poter conoscere e leggere l’altro. Leggere l’altro significa prendere in considerazione la nicchia interpersonale, cioè la condivisione di un comune fondo (esempio noi studenti). Quando un soggetto si racconta, racconta la sua storia, ha un arricchimento e non impoverimento. Quando parliamo di racconti, è necessario un narratore, un soggetto che racconta e un oggetto che è raccontato.

Nel racconto, il soggetto parlante riesce a tagliare quel velo e ci fa scoprire la verità delle cose e ciò che siamo noi è il risultato di una storia. Anche gli individui che ci circondano così come anche il mondo costituiscono con noi la nostra storia, il nostro racconto. Grazie al racconto l’individuo può conoscere se stesso e gli altri. È importante però capire se le storie narrate sono reali o immaginarie, noi in quanto uomini siamo in grado di renderci conto della realtà o immaginazione e porgli rimedio.

Quando raccontiamo, facciamo ricorso a vari generi: commedia, tragedia, racconto d’avventura, ironia, ecc. Anche i bambini entrano molto presto nel mondo della narrativa, al pari degli adulti sviluppano aspettative su come dovrebbe essere il mondo. Alcuni bambini spesso raccontano bugie visto che le aspettative del mondo esterno sono deludenti, allora lo raccontano a modo loro e con bugie. La lingua fa sì che il mondo sia oggetto dei suoi desideri.

Secondo Bruner, il racconto, resoconto o l’invenzione di storie contribuiscono a far acquisire nelle forme del pensiero narrativo, gli strumenti per comprendere il mondo esterno e per costruire la propria identità. Narrare deriva dal latino ed indica conoscere, rendere noto. Il narrare comporta: transitività (si narra qualcosa); finalità (si narra per qualcosa).

Secondo Bruner, la narrazione è il primo strumento interpretativo e conoscitivo di cui l’uomo fa uso per le sue esperienze di vita. La narrativa ci offre un mezzo pronto e flessibile per trattare gli incerti esiti dei nostri progetti e aspettative. Come è stato osservato da Aristotele e Burke, la spinta alla narrativa è data da un’attesa andata a monte: la peripeteia come la chiama Aristotele o la difficoltà come la chiama Burke. L’attesa caratterizza tutti gli esseri viventi. La sua espressione tipicamente umana è il Progetto: l’escogitare i mezzi per raggiungere i nostri scopi.

La fallibilità dei nostri progetti non dipende solo dal fatto che non sappiamo abbastanza, essa deriva anche dal modo in cui conosciamo le cose. La narrativa è il racconto dei progetti umani che sono falliti, di attese andate a monte. Essa ci offre il modo di addomesticare l’errore e la sorpresa, cioè se noi abbiamo il racconto come pratica quotidiana, come esercizio su noi stessi abbiamo il modo di renderci conto degli errori e porvi rimedio. Raccontare è anche stare vicini a noi stessi e vedere momento per momento ciò che si fa e che si vuole.

I racconti non sono solo prodotti del linguaggio ma fondamenti per l’interazione sociale. I bambini, ad esempio, entrano presto nel mondo della narrativa e sviluppano aspettative su come dovrebbe essere il mondo e come gli adulti sono.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Unina2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Pititto Rocco.
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