Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

dalla letteratura arriva a influenzare il modo in cui gli avvocati narrano i loro

racconti giudiziari e col tempo la buona narrativa letteraria si insinua a poco a

poco nel corpus juris delle decisioni legali del passato (esempio l’istituzione

scolastica la quale non solo un fatto del diritto ma anche letterario -narrativo).

Bruner ha mostrato che la narrativa è il medium per eccellenza per descrivere

situazioni umane, lo stesso vale per i grandi giuristi. La narrativa e le nostre

metafore entrano a far parte del corpus juris, possiamo quindi fare una

differenza tra la letteratura che sfrutta l’apparenza della realtà, guarda al

possibile, il diritto guarda all’effettivo,alla memoria del passato. Bruner passa

a trattare la narrativa autobiografica che serve per la creazione del proprio sé.

Cap.3 La creazione narrativa del sé

Se i nostri se fossero trasparenti non avremmo bisogno di parlarne a noi

stessi,eppure non facciamo altro per gran parte del tempo da soli dallo

psichiatra o in confessione. Allora che funzione assolve questo parlare di sé?

La risposta del 20 secolo era che gran parte di noi stessi è inconscia e con

l’aiuto di uno psicoanalista,interagendo avremmo rivissuto il passato e

superato la resistenza a scoprirci. La lotta di Freud tra Io,Super-Io ed ES, non

deve renderci insensibili al lavoro che resta da compiere. Secondo Bruner

parlare di noi a noi stessi è come inventare un racconto su che cosa siamo

noi, su cosa è accaduto e sul perché facciamo quel che stiamo facendo. Noi

parliamo di noi,del sé perché non ci conosciamo, se ognuno conoscesse per

bene se stesso non ci fosse bisogno di parlarne con l’altro. Attraverso il

racconto possiamo portare alla luce ciò che c’è di nascosto. Il sé è qualcosa

che ci appartiene, è la parte più intima di noi,non può essere oggetto di

scambio. Inoltre tramite il racconto costruiamo la nostra identità ossia

qualcosa che ci appartiene,mediante il racconto delineo i tratti del mio essere.

L’io e l’anima sono sempre stati due fondamentali principi nella tradizione

cristiano-giudaica, ad esempio ricordiamo le confessioni di Agostino,il

racconto degli altri diventa una confessione,dove si costruisce il sé.

Distinguiamo l’autobiografia riguarda se stessi,il racconto vero e proprio

riguarda l’altro,il racconto degli altri diventa confessione, sia nell’uno che

nell’altro si costruisce il sé. L’autobiografia che scriviamo non è altro che una

versione ad es. Sant’Agostino vede nella propria autobiografia una ricerca

della sua vita,del suo vero io,oppure le confessione di Rousseau, per egli le

autobiografie diventano qualcosa di simile a giochi di società piuttosto che

ricerche di una verità superiore. Per Sant’Agostino il sé è il prodotto della

narrazione guidate dalla rivelazione, Per Beckett la narrazione di sé stessi è

un semplice cappio di fabbricazione umana. Una narrazione creatrice del sé

è una specie di atto di bilanciamento. Da una parte deve creare una

convinzione di autonomia,una certa libertà di scelta, un certo grado di

possibilità, ma deve anche metterci in relazione con il mondo di altre

persone(famiglia,amici). Nell’entrare in relazione con l’altro è implicito un

impegno verso gli altri che limita la nostra autonomia,quindi non possiamo

vivere senza entrambi le cose: L’autonomia e l’impegno. In che modo

possiamo equilibrare l’autonomia e l’impegno nel nostro senso di identità? Il

bilanciamento tra impegno e autonomia non soddisfa più man mano che si

restringe la gamma delle possibilità. La costruzione del sé è un processo

dialettico,un atto di bilanciamento. Bruner ha affermato creiamo e ricreiamo

l’identità mediante la narrativa. Il sé è un prodotto del nostro raccontare e non

un’essenza da scoprire scavando nei recessi della soggettività. Senza la

capacità di raccontare storie su noi stessi non esisterebbe l’identità. A

proposito dell’identità Bruner afferma che esiste una patologia neurologica

definita: DysNarrativa ovvero una grave lesione della capacità di raccontare

o comprendere storie ed è associata a neuropatologie come l’alzheimer. Uno

dei sintomi più caratteristici è la perdita quasi totale della capacità di leggere il

pensiero altrui,significa perdere il senso di sé e dell’altro. Questa patologia è

mortale per l’identità, la costruzione dell’identità non può proseguire senza la

capacità di narrare. Dotati di questa capacità possiamo produrre un’identità

che ci collega agli altri.

Cap.4 Perché la narrativa?

La narrativa è il nostro strumento preferito,è un arte profondamente

popolare,raccontare storie è il nostro strumento per venire a patti con le

sorprese e stranezze della condizione umana. Le storie rendono l’inaspettato

meno sorprendente,addomesticano l’imprevisto, gli danno un’aura di

ordinarietà. La domesticazione è un mezzo per mantenere la coerenza di una

cultura il quale prescrive le nostre idee dell’ordinario. Mediante la narrativa

costruiamo,ricostruiamo il nostro ieri e il nostro domani. La memoria e

l’immaginazione si fondano in questo processo. Prima di comprendere

l’equilibrio fra memoria e fantasia nelle narrazioni creatrici del sé,dobbiamo

prima capire le origini, la preistoria della narrativa, per meglio capire in che

modo le sue diverse forme entrano in relazione le une con le altre. Victor

Turner vede l’origine della narrativa nei rituali comunitari dell’uomo primitivo

relativi alla semina,raccolta,alla medicina. Col tempo Turner ipotizza che

l’esecuzione dei rituali venne affidata ai sacerdoti. L’emergere dei sacerdoti

come esecutori del rituale è per Turner il germe da cui finì per svilupparsi il

teatro. Merlin Donald, studioso degli ominidi preistorici notò che l’aumento

delle dimensioni celebrali degli ominidi non solo portasse un miglioramento

dell’intelligenza,ma più specificamente all’emergere di un senso mimetico

umano,una forma di intelligenza che mise i nostri antenati in grado di

rappresentare o imitare eventi del presente o passato. Come si passa dalla

mimesi (imitazione) al racconto o alla recitazione? Bruner propone delle

congetture (ipotesi) basata su ciò che oggi sappiamo circa il linguaggio. Una

delle caratteristiche strutturali più efficaci e universali del linguaggio è la sua

referenza a distanza cioè la capacità delle espressioni linguistiche di riferirsi a

oggetti che non sono presenti qui e ora per il parlante così come per

l’ascoltatore. Una seconda caratteristica è l’arbitrarietà della referenza, ha

l’effetto di liberarci dagli obblighi più vincolanti della pura mimesi,i segni non

devono assomigliare necessariamente al loro referente. Una 3 caratteristica:

è la grammatica dei casi ovvero una sintassi che distingue l’agente,l’azione

chi riceve l’azione,l’ambito,la direzione, il progresso dell’azione. I mezzi

variano a seconda delle lingue che possono usare suffissi e prefissi e così

via. Tutte e 3 caratteristiche ci mettono in grado di parlare di cose che non

sono presenti. Vygoskij utilizzava l’espressione interiorizzazione per

descrivere il modo in cui acquisiamo e imitiamo modi di dire tradizionali,per

poi appropriarcene. Vygoskij e il suo allievo Luria citano esempi di

interiorizzazione tra semplici contadini del Kazakistan venuti per la prima

volta a contatto con l’agricoltura collettiva meccanizzata nei primi anni della

rivoluzione russa, non solo cambiarono idee sul mondo della natura,

addirittura su cosa fa muovere le nuvole,ma anche su loro stessi,su chi erano

e su cosa erano o non erano in grado di realizzare. Il mondo sociale era

cambiato per loro e così pure il loro sé. La creazione del sé avvenne per gran

parte dall’esterno verso l’interno(cioè il contatto con l’esterno è utile per

creare il sé interno),tanto quanto in senso contrario. Creiamo i nostri racconti

che definiscono l’io per affrontare le situazioni in cui continueremo a vivere.

Come osserva Strauss noi siamo degli improvvisatori . Improvvisiamo nel

modo in cui parliamo di noi a noi stessi. Bruner quando era giovane scrisse

un libro ‘’Conoscere saggi per la mano sinistra’’ indagava in che modo le

narrazioni della fantasia potevano trasformarsi in altre che potevano essere

esaminate,dimostrare ed essere verificate nella scienza. Bruner credeva che

il metodo scientifico domava la narrativa ordinaria, pensava che esistessero 2

mondi mentali : il paradigmatico e il narrativo. Il modo paradigmatico è

esistenziale e indicativo,la narrativa è normativa,il suo modo è il congiuntivo.

Senza dubbio possiamo convivere con entrambi i mondi, il primo ben definito

e quello narrativo pieno di oscure minacce,ed è proprio quando perdiamo di


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

7

PESO

20.21 KB

AUTORE

Unina2

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Unina2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Pititto Rocco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Teorie del linguaggio e della comunicazione

Teorie del linguaggio e della comunicazione
Appunto
Teorie del linguaggio e della comunicazione
Appunto