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Società, culture e istituzioni di una regione europea

L’area alpina occidentale fra Medioevo ed Età moderna

Paolo Rosso

Introduzione

Radici antiche dei caratteri culturali delle popolazioni alpine occidentali

Le radici più antiche dei caratteri culturali compositi delle popolazioni alpine occidentali affondano nell’Età del Ferro. Tuttavia, già nell’Età del Bronzo, tra XV e IX secolo a.C., si moltiplicano i movimenti migratori e le prime forme di economia di scambio tra i gruppi stanziali della Savoia, di Sion nel Vallese, di Barme in Valtournenche, delle Hautes-Alpes. Se si vuole, poi, fin dal Neolitico (4000-2000 a.C.) sono ipotizzabili con buone ragioni contatti tra un gruppo umano insediato ad Aisone nel Cuneese e alcuni gruppi dell’Alta Provenza.

Ma è soprattutto con l’Età del Ferro che si intensificano le relazioni fra i gruppi insediati in tutto l’arco alpino. Con il V e il IV secolo a.C. la penetrazione dei Celti determina nuove influenze sul piano culturale, economico e sociale, testimoniatedai reperti archeologici provenienti dalle sepolture, che provano anche l’esistenza di contatti con la cultura di Golasecca (Varese). Queste culture si sovrappongono o, spesso, si integrano con le culture locali “stratificate”. Nell’area prealpina e pedemontana si afferma la metallurgia del ferro, mentre nelle Alpi interne persiste fino al I secolo a.C. la metallurgia del bronzo.

Si fanno così sempre più frequenti le relazioni fra i Liguri, insediati nelle Alpi Marittime, le altre popolazioni alpine e i Celti. Dalla fine del III secolo a.C. e soprattutto nel II secolo, l’Italia settentrionale diventa però terra di conquista dei Romani.

  • 218 a.C.: i Cartaginesi guidati da Annibale scendono nella Pianura padana e costituiscono la prima grande minaccia per i Romani;
  • 125 a.C.: chiamati in soccorso in Marsiglia, i Romani iniziano una lunga serie di operazioni militari nella Gallia. Vengono fondate così la città di Aix-en-Provence e, più tardi, la colonia di Narbonne. I territori conquistati vengono accorpati amministrativamente in un’unica Provincia (Provenza);
  • Seconda metà del I secolo a.C.: per attraversare le Alpi dai passi del Monginevro e del Moncenisio, i Romani scendono a patti con le popolazioni locali (principalmente i Cozii).
  • Un passaggio importante verso la sottomissione dei popoli alpini occidentali è compiuto sotto Ottaviano Augusto con la sconfitta dei Salassi e con la fondazione di Aosta e Bene Vagienna. Alla stessa epoca risalgono le fondazioni di Torino e di Cavour. Infine, la politica augustea del controllo dei passi alpini e delle strade che collegavano le Gallie con l’Italia è coronata da un successo definitivo con la sottomissione delle ultime quarantacinque tribù dell’intero arco alpino che ancora conservano la loro indipendenza.

I Romani, in definitiva, alternano diversi momenti di cruenta sottomissione a momenti di patteggiamento. Questi accordi di tipo politico favoriscono la persistenza di usi e consuetudini locali; ma anche la cultura dominante, romana, passa attraverso compromessi che ammettono dovunque il mantenimento di culti preromani e forme di sincretismo religioso e, quando possibile, coinvolgono le aristocrazie locali nell’amministrazione del territorio.

Inoltre, i Romani si coniugano sia con la persistenza di forme dialettali pre-latine, sia con un’economia tradizionale (allevamento, sfruttamento dei boschi, pascoli e risorse minerarie, economia di scambio). Con l’impero fondato da Augusto, tuttavia, il processo politico e sociale di integrazione fra dominatori romani e popolazioni sottomesse ha una rapida evoluzione, in particolare nelle aree più urbanizzate, sia attraverso il coinvolgimento dei capi locali nell’amministrazione pubblica, sia con la diffusione di monumenti celebrativi dell’imperatore, della famiglia imperiale e della potenza di Roma.

Probabilmente anche per rispettare le limitate forme di autonomia locale, la regione alpina occidentale viene organizzata dai Romani nei quattro distretti autonomi delle Alpi Marittime, Cozie, Graie, Pennine. Restano fuori da queste circoscrizioni le città transalpine delle Lepontine. All’esterno dei distretti alpini occidentali finiscono per trovarsi anche le città prealpine della Gallia Narbonese e, sul versante italiano, la città di Aosta e Ivrea e quelle prossime alla Pianura padana (Torino, Asti, Alba, Pollenzo, Bene Vagienna): queste ultime sono inquadrate dapprima della Gallia Cisalpina e poi nelle regioni augustee.

Per il controllo dei passi alpini sono istituite delle stazioni doganali sui due versanti alpini, all’imbocco delle valli di comunicazione. Questa struttura amministrativa sopravvive sostanzialmente fino alla fine del V secolo a.C. e, in qualche caso, anche oltre la caduta dell’Impero romano d’Occidente e all’insediamento degli Ostrogoti in Italia e in Provenza. È invece con l’arrivo degli Burgundi nell’alta valle del Rodano, dei Franchi in Provenza e dei Longobardi in tutta l’Italia settentrionale che si registra una censura con il sistema fiscale-amministrativo romano.

Resistono tuttavia alcuni usi e consuetudini amministrative propri delle comunità urbane romanizzate e sopravvissute alle crisi tardoantiche. Sopravvivono quelle forme di organizzazione comunitaria di origine preromana, proprie delle comunità rurali, che paradossalmente sembrano rafforzarsi durante gli ultimi secoli dell’Impero romano, insieme con le tradizioni locali e la religiosità d’impronta pagana: è del resto ancora scarsa nel V secolo l’influenza del culto cristiano proveniente da Torino, Asti, Alba, Aosta e altre grandi città.

Nell’alto Medioevo si può ancora parlare di continuità con l’età imperiale per le forme di economia silvopastorale, per i limitati scambi commerciali, per l’attività mineraria che caratterizzano le più piccole comunità alpine di origine antica.

Il territorio

Versante italiano:

  • Nord: Alpi Marittime, Cozie, Graie, Pennine con il settore sud occidentale delle Lepontine;
  • Solcato a est: fiume Toce, corso della Sesia, Dora Baltea, Tanaro;
  • Attraversato da Ovest a Est: alto corso del Po fino a Torino e alla collina chierese-astigiana;
  • Sul versante transalpino è delimitato a Nord e a Ovest dal Rodano, comprendendo le regioni storiche del Vallese, della Moriana-Savoia, del Delfinato e della Provenza.

In sostanza la macroregione si sviluppa lungo l’asse NS che collega Ginevra a Tolone e quello EW tracciabile fra Torino e Grenoble. Per tutto il Medioevo continuano a essere utilizzati i passi alpini che già nell’Antichità mettevano in comunicazione i due versanti delle Alpi occidentali: una posizione centrale è mantenuta dal Moncenisio, fino a quando nel tardo Medioevo si intensifica notevolmente il traffico di transito del Sempione.

Attraverso le Prealpi della Provenza sono poi costanti, dall’età carolingia in avanti, i contatti culturali ed economico-politici con la Linguadoca meridionale, il Roussillon e la Catalogna; da Grenoble, Chambéry e Ginevra sono continui i collegamenti con il Lionese, con le due Borgogne e il Vallese. Attraverso l’area pedemontana compresa tra Cuneo, Alba, Asti, Torino, Ivrea e Biella si consolidano nel lungo periodo legami economici e politici con i maggiori centri della Pianura padana e con la Liguria marittima.

Si evidenziano così almeno tre “aree-cerniera” di sicuro interesse per le relazioni economiche e culturali fra la regione alpina occidentale, propriamente detta, i Pirenei sud-orientali, il Lionese, la Svizzera e la Pianura padana, che hanno consentito al territorio alpino occidentale di proiettarsi verso una ricca prospettiva di contatti internazionali, che nei secoli favoriscono movimenti migratori, circolazione di nuove idee, scambi commerciali e progetti di aggregazione politica. Queste tre aree delimitano, in definitiva, un territorio piuttosto omogeneo di oltre sessantamila km2 che mostra di avere molti caratteri comuni non solo di natura geografica ed economica, ma anche di tipo sociale, culturale e, in alcuni momenti del basso Medioevo e dell’Età moderna, politico-amministrativo.

Soltanto nel corso dell’Età moderna e con un’accelerazione tra Sei e Settecento, la nuova stagione politica, economica e culturale – inaugurata in Europa dall’azione accentratrice dei principi – allenta progressivamente la struttura del territorio di matrice medievale. L’assolutismo persegue la continuità territoriale e favorisce la polarizzazione su una città capitale, punta alla difesa dello Stato con moderni apparati difensivi sui confini. Appaiono quindi indispensabili un’adeguata sistemazione delle frontiere e l’abolizione delle enclaves territoriali (regioni comprese all’interno di uno Stato, che però appartengono e sono governate da un altro Paese).

Tuttavia, non sempre questi nuovi Stati moderni coincidono con le regioni naturali e con frontiere certe e definite. Esistono, infatti, frontiere interne di tipo linguistico, religioso, culturale ed economico, con tendenze contrarie alla centralizzazione politica. In questo senso, le vicende storico-politiche transfrontaliere si differenziano nei due versanti alpini:

  • In Francia appare consolidata una realtà accentrata già tra Cinquecento e Seicento;
  • Al di qua delle Alpi, la formazione dello Stato regionale dei Savoia si realizza con una più lunga periodizzazione.

Momento decisivo di questo processo è il secolo XVIII, segnato dalla sistemazione delle frontiere con la Francia e dal consolidamento della struttura amministrativa e istituzionale dello Stato. Ciò comporta:

  • Modifiche per quanto riguarda l’organizzazione insediativa e commerciale nei rapporti con le regioni confinanti;
  • Divisioni politico-amministrative interne, sistemi stradali e di collegamento postale;
  • Una crescita di bacini industriali;
  • Una razionalizzazione delle colture produttive nelle campagne.

Tale processo produce un progressivo depauperamento della montagna, in cui si riscontrano le prime emigrazioni consistenti verso le pianure. Fine del Settecento e inizio Ottocento: il periodo rivoluzionario-napoleonico registra una nuova ripartizione amministrativa (i dipartimenti) e il rafforzamento del sistema stradale transalpino, che entra a far parte di un sistema infrastrutturale di dimensione europea.

La Restaurazione: il ritorno al potere delle antiche monarchie comporta il ripristino dei confini politici dell’Antico Regime. Viene riconfermato il ruolo delle fortificazioni come strumento di controllo delle vallate alpine di transito, fattore che rimane decisivo per le Alpi fino alla seconda guerra mondiale.

Capitolo I

La dissoluzione del sistema politico-amministrativo carolingio: nuovi progetti politici e continuità di antiche strutture socio economiche

La crisi dell’Impero carolingio, nuovi regni e continuità nell’organizzazione delle comunità urbane e rurali in età post carolingia

Dopo la conquista di Carlo Magno delle regioni dell’Italia centro-settentrionale, inquadrate nel regno dei Longobardi, fu ricomposta l’unificazione politica dei territori alpini sotto il governo franco. L’unità dell’Impero romano-cristiano non era tuttavia ritenuta incompatibile con la suddivisione del territorio in regni per finalità amministrative.

L’area alpina – ripartita fra i tre regni affidati dall’imperatore ai figli Pipino (l’Italia), Carlo (la Francia nord-orientale e la Germania) e Ludovico il Pio (l’Aquitania e la Francia sud-orientale) – acquisì una funzione connettiva fra i regni coordinati politicamente da Carlo Magno, il quale governava direttamente i territori degli antichi regni merovingi della Francia centro-settentrionale.

Il territorio dell’Impero fu suddiviso in circoscrizioni pubbliche, denominate comitati e marche, governate da conti o marchesi con funzioni militari, amministrative e giudiziarie. In quanto funzionari dello Stato, conti e marchesi erano retribuiti con rendite fondiarie, con una parte delle imposte, con l’usufrutto di terre da parte dell’Imperatore, a cui giuravano fedeltà. Allo stesso modo successe per i militari scelti che, giurando anch’essi fedeltà, ottennero delle terre in beneficio. Per imitazione, anche i re nazionali, i vescovi, gli abati dei maggiori monasteri, i grandi proprietari fondiari cominciarono ad assegnare terre e rendite “in feudo” ai propri cavalieri e vassalli. La rete di “rapporti vassallatico-feudali” crebbe progressivamente nel corso del secolo IX.

Inoltre, si tendeva ormai ad attribuire ai figli dei conti e dei funzionari imperiali le funzioni pubbliche già svolte dai padri, contribuendo così a rendere ereditari i benefici che retribuivano quelle stesse funzioni. I figli superstiti dell’imperatore Ludovico il Pio – Ludovico il Germanico, Lotario, Carlo il Calvo – si suddivisero il territorio dell’Impero, riconoscendo al re d’Italia, Lotario, il titolo di imperatore. La sezione alpina veniva così per la maggior parte incorporata nel territorio da lui governato, mentre si consolidava l’ideale dell’autonomia dei regni nazionali, aiutato anche da una prima affermazione delle lingue delle “nazioni” francese, tedesca, italica.

Infatti, quando nell’842 gli eserciti di Ludovico il Germanico e di Carlo il Calvo giurarono reciproca assistenza militare contro l’esercito italico-lorenese di Lotario, le parole del giuramento vennero espresse in francese, per essere comprese dalle truppe di Ludovico e in tedesco per quelle di Carlo. Più complessa è la situazione del versante italiano dove, da un lato, si registra nei testi scritti in latino una crescente diffusione di termini volgari e, dall’altro, si deve ritenere che l’idioma longobardo condizionasse largamente la lingua parlata.

Ulteriori suddivisioni dell’Impero carolingio avvennero quando i figli di Lotario si ripartirono dell’855 la Lotaringia. Venne così ritagliato nella regione un regno di Provenza (Lione e il Moncenisio), mentre la Lorena, la Svizzera occidentale e la Borgogna furono governate da Lotario II, per essere poi spartite fra il re dei Franchi occidentali, Carlo il Calvo e il re dei Franchi orientali, Ludovico il Germanico. Questa frammentazione politica si sarebbe accentuata ulteriormente nel secolo successivo a seguito dell’affermarsi delle signorie territoriali che funzionari pubblici e grandi proprietari fondiari, laici ed ecclesiastici, costruirono attorno a castelli, cosicché le nuove invasioni di Ungari e Saraceni trovarono una scarsa opposizione militare nella regione.

Nell’899, infatti, gli Ungari devastarono diverse località del Piemonte e della Valle d’Aosta. Vennero fermati solo nel 955 dal re di Germania, Ottone I. Anche i “Saraceni” insediati in Provenza depredarono per decenni pellegrini e mercanti che attraversavano le Alpi e saccheggiarono borghi e abbazie, portando il terrore nella regione. Solamente con l’elezione a re d’Italia di Ottone I di Sassonia, l’Impero romano-germanico tornò a funzionare come struttura politica di raccordo dei vari centri di potere. Fra i protagonisti di questo nuovo periodo politico emersero i vescovi, spesso scelti dall’imperatore fra gli uomini di chiesa più vicini alla corte.

Se per il X secolo si può veramente parlare di dissoluzione dello Stato e di frammentazione delle strutture del governo centrale, sul piano delle strutture economiche e socio-amministrative locali è invece possibile riscontrare diversi elementi di continuità con l’età carolingia. In questo senso proseguivano anche l’organizzazione della difesa della città, la ripartizione dei carichi fiscali tra i possessori residenti e le tasse di mercato riscosse da funzionari pubblici o da appaltatori. Anche il sistema organizzativo delle comunità rurali conservava i suoi punti di forza tradizionali.

  • I capifamiglia avevano il diritto di mettere a coltura le terre incolte il cui possesso non fosse rivendicato né da grandi proprietari, né da piccoli possessori locali;
  • Tutti i possessori di un’azienda agricola, o anche solo di un appezzamento di terra, di sfruttare anche i boschi, i pascoli naturali, gli incolti, le acque.

Questa convergenza di interessi fra comunità vicinali e grandi proprietari innescò spesso liti fra gli abitanti del luogo e i monasteri che, a seguito di donazioni di re e signori, divennero compartecipi dei diritti d’uso comune sulle terre incolte. Anche per gli immigrati da poco tempo in un villaggio erano assicurati i diritti di sfruttamento dei beni comuni, a patto che la residenza dell’immigrato durasse almeno un anno e nessun abitante del luogo o altri avessero contestato il trasferimento della famiglia in quel villaggio.

Altre strutture erano il pagus, cioè il territorio che faceva capo a una città e, al di qua delle Alpi, il fundus, ossia il territorio di un borgo o di un grosso villaggio. Con l’arrivo dei Franchi nella regione, questi furono accorpati in “comitati”, circoscrizioni di ampiezza subprovinciale, che avevano come capoluogo una città o un castello. Nonostante le suddivisioni giurisdizionali successive alla crisi dell’Impero, l’idea di circoscrizione comitale persistette a lungo insieme a quella di quei “segmenti territoriali” costituiti dai pagi e dai fundi. Le antiche assemblee dei vicini, costituite da tutti gli uomini liberi residenti nei territori dei pagi e dei fundi, si trasformarono in assemblee vicinali dei capifamiglia con competenze amministrative, fiscali e persino giudiziarie, quando si fosse trattato di sanzionare lo sfruttamento dei beni comunitari o si fosse dovuto decidere in merito alla chiesa.

L’incastellamento sui due versanti alpini: l’affermazione di nuovi centri di potere dopo le invasioni del X secolo

Al castel...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcyt94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e culture di una regione europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rosso Paolo.
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