Gli intellettuali e lo spettacolo
In Italia, negli anni a cavallo tra il '600 e il '700, le estetiche e i valori culturali mutano così rapidamente da farci pensare che in questo caso la scansione cronologica esprima un mutamento reale. L'impressione è dovuta al fatto che gli intellettuali dell'epoca conferirono ai secoli il significato di attributi di valore e progettarono sé e la propria cultura in reazione all'odiatissimo '600, colpevole di essere trascorso nel culto dell'effimero e del presente, mentre gli altri paesi europei realizzavano importanti progressi coi quali ora bisognava confrontarsi.
Il recupero del passato e l'assimilazione critica delle culture europee emergenti produssero ampi cambiamenti di orizzonti, che coinvolsero però solo sezioni estremamente sottili della complessa civiltà italiana nella quale le istituzioni e le arti continuavano a esistere e a funzionare in rapporto ai propri patrimoni di tradizioni, tecniche e strutture. Il primo effetto del reinserimento europeo fu dunque un nuovo “bel mondo” della cultura, che determinò in Italia un polo di influenza sociale analogo a quelli costituiti in Francia e in Inghilterra dall'emergere della classe borghese. Polo reso ancora più determinante e centrale dalla precarietà del mercato del libro e di quella del teatro, che non consentirono la formazione di salde e influenti categorie professionali di letterati, pubblicisti e drammaturghi.
Il teatro e la cultura
In campo teatrale, il rinnovato bel mondo della cultura tentò di adeguare la situazione italiana al modello francese impegnandosi in tentativi di riforma, che si differenziarono dalle altre analoghe operazioni condotte nei diversi campi del sapere per il particolare tipo di rapporto instaurato con il proprio referente. Mentre nel caso delle discipline storiche e scientifiche, gli intellettuali agivano su campi del sapere e istituiti, che avevano modo di controllare in prima persona, il teatro opponeva loro delle strutture produttive fortemente codificate, difficilmente permeabili e connesse alle richieste e alla mentalità di un pubblico allargato e rappresentativo dell'Italia reale.
Per poter influire sul mondo dello spettacolo sarebbe stato necessario svolgere una delicata mediazione fra le idee e le prassi e proporre dei modelli scenici consoni; i letterati riformatori scelsero invece la via di una contrapposizione rigorosa. Riproponendo anche in quest'ambito le proprie consuete linee d'azione, il bel mondo della cultura produsse un rapporto oppositivo statico. Confrontate con le prassi spettacolari dell'epoca, le indicazioni che risultano dalle sistematizzazioni teoriche e formali sembrano infatti dettate, più che da un'autentica volontà di riforme, dal bisogno di rimuovere una realtà che mostrava come il gusto del detestato '600 fosse ancora ben vivo e operante.
Mentre i comici escludevano la declamazione poetica dal loro bagaglio tecnico, intrecciavano con successo i dialetti e praticavano una spettacolarità basata sull'efficacia degli elementi sensibili e il montaggio delle situazioni sceniche, gli intellettuali invece riconoscevano nel verso un requisito essenziale dei poemi drammatici, preferivano l'italiano letterario e perseguivano una teatralità che fosse espansione retorica del testo. L'opera di negazione e censura che i letterati svolsero nei riguardi degli spettacoli pubblici e del mondo della professione fu un'immediata e diretta conseguenza del diaframma che si era venuto a creare tra l'ideale via via realizzato di una cultura italiana unitaria e di respiro europeo, e l'effettiva situazione della penisola arretrata e immiserita.
La cultura teatrale nel '700
Numerosi studi hanno riconosciuto a questo periodo il merito di aver creato un polo culturale laico, ponti di rapporti con l'Europa e le premesse per la formazione di una classe dirigente informate sensibile ai bisogni della comunità. Nel caso del teatro, questa dinamica di mutamento presenta però caratteri particolari dovuti al fatto che lo spettacolo e le sue funzioni erano una sovrastruttura della società civile nell'insieme. Il bel mondo della cultura influì sul teatro attraverso la progressiva riorganizzazione della vita mondana, che finì per riunire in un'unica sfera operativa fittamente solcata da canali di comunicazione, le riunioni accademiche, le iniziative editoriali, le rappresentazioni dilettantesche e le gestioni teatrali, e favorì una diffusa attività di mediazione e collocamento gratuitamente svolta da aristocratici e notabili a favore di comici, librettisti, cantanti, etc.
Tragedie, dibattiti e trattati non furono che l'aspetto più evidente, compatto e ideologicamente organizzato, di complessi insiemi di attività teatrali, che condizionarono in concreto i repertori, la cultura e le prassi dei professionisti, modificando i loro contesti operativi.
Nel corso del secolo, le posizioni degli intellettuali nei confronti del teatro presentano differenze e svolte, che riflettono sia l'immissione di nuovi modelli, sia le emergenze spettacolari del momento, e descrivono nell'insieme un campo di applicazioni culturali suscettibile di adattamenti e oscillazioni. Nel periodo che corre dai primi fermenti della riforma letteraria fino alle istituzionalizzazioni del periodo giacobino, individuiamo tre successive tendenze.
Lungo la prima fase, che inizia con la fondazione dell'Arcadia (1690) e culmina nella formalizzazione delle nuove forme tragiche, si viene via via a radicare un pensiero teatrale che percepisce le particolari realtà dello spettacolo italiano in quanto insieme di carenze, irregolarità e difetti, e si riferisce soprattutto ai testi della rinata drammaturgia letteraria, visti come modelli e strumenti d'attuazione del teatro quale avrebbe dovuto essere. Fra gli esiti di questo periodo ricordiamo:
- La riattivazione in senso normativo della Poetica di Aristotele
- La nascita della storia del teatro come storia dei generi
- La caduta in disuso delle forme di esposizione praticate dalla trattatistica del '600
- La perdita di interesse per la conservazione dei documenti sugli spettacoli
Verso la metà del secolo, la riflessione si fa più articolata e flessibile, estende il proprio interesse all'opera, la recitazione e i teatri materiali. Il rinnovamento degli studi venne in gran parte suscitato dalle manifestazioni della drammaturgia professionale, che fornirono al dibattito colto argomenti contemporanei e noti a una larga base sociale. Tuttavia i nuovi repertori finirono per confermare le proiezioni, le diffidenze e i valori dell'ideologia riformista. Non solo la riforma era venuta dai testi, ma sembrava anche essersi fermata ad essi. Sia teatro musicale che recitato seguirono percorsi di mutamento opposti a quelli indicati dai drammaturghi.
Nel primo, prese sempre maggiore importanza una vocalità virtuosistica e indifferente ai valori drammatici; nel secondo, si assestò uno stile recitativo di tipo declamatorio, tendente a suscitare forti emozioni e basato sulle energie fisiche dell'attore. Eccitati dall'irruzione di Metastasio e Goldoni e poi disillusi dai successivi sviluppi del teatro professionale, gli intellettuali svilupparono due tendenze complementari: da un lato, approfondirono il proprio interesse nei riguardi del testo, dall'altro, individuarono la necessità di riferirsi a un garante istituzionale, che imponesse alle strutture produttive l'esecuzione e il rispetto dei repertori letterari.
Il teatro italiano continuò ad essere visto come una realtà del passato costantemente sul punto di vista del risorgere, ma ancora lontana da questa meta. Le opere della grande drammaturgia professionale alimentarono una trattatistica che si rivolgeva in linea di principio contro il teatro esistente, mentre di fatto contribuiva a formare un substrato culturale permeato dai gusti e dalle emergenze dell'epoca.
Nel secondo '700 Signorelli indica nelle prassi spettacolari contemporanee la tomba del teatro e di chi lo studia. A partire dagli anni '70, gli interventi degli intellettuali vennero improntati a una più concreta articolazione progettuale. Questa caratteristica derivava dall'emergere di una sensibilità civile che vedeva nelle manifestazioni pubbliche altrettante occasioni per celebrare e formare culturalmente l'intera comunità. Nell'insieme, la civiltà teatrale nel '700 si configura come un'armonia fondata su prassi e culture diverse, che si traducono ognuna in evidenti manifestazioni sceniche o letterarie, le quali irradiano sul contesto generale un'influenza discontinua ma incisiva, oppure lo modificano attraverso i sistemi di relazione attivati nel giungere a compimento.
Il pubblico
I viaggiatori stranieri che visitarono l'Italia nel corso del '700 descrivono un pubblico teatrale turbolento, brulicante, occupato da conversazioni mondane e da giochi di società, ma anche capace di entusiasmarsi fino a perdere il controllo di sé. Un quadro d'insieme ci mostra come le differenze fra i teatri europei non riguardassero soltanto i vari aspetti formali, di ordine architettonico, letterario, musicale e recitativo, ma investissero il rapporto nodale spettatore/spettacolo.
Dalle osservazioni degli italiani all'estero, siano essi avventurieri o intellettuali d'alto livello, traspare la comune abitudine a percepire gli spettacoli in quanto fonti di piaceri sensuali che non implicavano affatto l'attivazione di norme comportamentali specifiche, come l'immobilità, il silenzio e l'attenzione al referente letterario. In Italia, al posto di un codice di fruizione forte e riconosciuto rinveniamo un instabile equilibrio di reazioni e comportamenti, la cui dinamica è deducibile da gruppi di documenti di diversa entità. Sia i trattatisti che i corrispondenti e i viaggiatori vedono nelle azioni e nei comportamenti del pubblico italiano una specie di irregolarità generalizzata che viene via via accolta con curiosità, ironia, disprezzo o con l'inquietudine di chi riconosce una pericolosa scissione fra i principi cultur
-
Riassunto esame Storia del teatro, prof. Simoncini, libro consigliato Teatro e spettacolo nel secondo Ottocento, Al…
-
Riassunto esame Storia del teatro e dello spettacolo, prof. Simoncini, libro consigliato Duse capocomica
-
Riassunto esame Storia del teatro e dello spettacolo, prof. Simoncini, libro consigliato Attori, mercanti e corsari…
-
Riassunto esame Storia del teatro e dello spettacolo, prof. De Marinis, libro consigliato Breve Storia del teatro p…