Capitolo primo: Da Tlgher a Szondi, ovvero le resistenze dell’interpretazione.
Recensione di Tilgher dei 6 personaggi del 21 acuta nell’individuare i motivi centrali del dramma; quello
della creazione artistica, la differenza ontologica tra il personaggio (che è imperituro, ha più vita) e la
persona, il livello di realizzazione dei vari personaggi, che non sono tutti su uno stesso piano di coscienza
(Padre e Figliastra vicini alla completa realizzazione, gli altri abbozzati). Ma ad un’analisi completa Tilgher
appare poco convincente, ci sono parti del testo che restano per lui oscure. Tilgher finisce così per ritenere
che i 6 personaggi manchino del necessario crescendo: dopo la comparsa delle creature in forma di larve, il
processo creativo si blocca e non viene portato a compimento. Egli, hegeliano, si aspetta la sintesi salvifica
tra Natura e Spirito, ma non avviene, e perciò non capisce il rovinoso finale nel quale i sei abbandonano la
scena uguali a come vi erano saliti. I personaggi non passano da un piano inferiore di coscienza ad uno
superiore, non passano dalla confusione all’ordine. (“chi era Natura resta Natura (la Madre) che era
realizzato solo liricamente resta tale”). Tilgher esige dal testo proprio ciò che il testo rifiuta di proporre: la
redenzione delle tormentate figure. “perché mai i sei personaggi dovrebbero restare fissati in uno stadio di
ideazione precario?”, non capisce altresì lo scarto che l’autore vuol creare tra le figure immateriali ed i loro
Doppi di carne, rimprovera a Pirandello la sua ostinata impostazione duale. Tilgher non avverte che
sull’erranza dei 6 aleggia l’ombra della Caduta, riecheggio del tema della doppia Creazione (esilio dell’uomo
dal Pleroma e sprofondamento in un infimo mondo dove il soffio spirituale soggiace ai gravami della
materia). Tilgher, non capendo questo, attribuisceal drammaturgo incongruenze, in un ottica
eccessivamente semplificatrice, la trama gli appare stravagante ed arzigogolata. La commedia, a suo dire,
non riesce perché non è possibile che un capocomico qualunque improvvisi in una mezz’ora un opera
d’arte E’ ben lungi dal cogliere nel cosmo degli attori un emblema della materialità triviale e nel
palcoscenico dove si recita il gioco delle parti uno svilito theatrum mundi, dal momento che considera la
scena come equivalente del Logos concertatore, e non capisce il trattamento meschino del capocomico, da
lui visto come spirito coordinatore ma Per Pirandello la creazione artistica è l’equivalente dello stato
paradisiaco prima della Caduta, lo stato a cui vorrebbero far ritorno le sei figure. Tuttavia è grazie alle
letture filosofiche di Tilgher che Pirandello esce dal limbo. Tuttavia l’Autore mal sopporta il peso di un
analisi cos’ in comprensiva, sul piano pubblico tace ma in privato manifesta il suo dissenso. “il dramma dei
personaggi sta proprio qui, nel non trovarlo uno spirito coordinatore, ma trovare solo un capo-comico
qualunque”, è Metafora del Difetto che avvelena la Creazione, non è spirito vivificante, ma rende anzi più
tormentosa la latenza dell’Autore. Perché l’Autore rinnega i sei? (nella prefazione del 25 dirà che è perché
troppo umili e dimessi per essere universali) qui invece: è il pentimento di chi, dopo aver creato, rinnega la
Forma e dichiara “la vanità d’ogni espressione”e nell’Autore convivono empito poietico e volontà di nulla; il
tormento del Creatore si riflette nel tormento della Creatura. Tilgher critica inoltre il finale che pare “messo
lì per far calare il sipario”, e Pirandello non controbatte, ma anzi, lo rimaneggia nell’edizione del 25. E’ come
se Pirandello si sforzasse di conferire risalto alle proprie istanze creative, che sentiva distorte: dipinge gli
attori nella loro svagatezza mondana, rendendo ancor più avvilente il regno della “creazione seconda”. Nel
28 Tilgher cambia approccio e finalmente: “Il dramma è dato dal conflitto tra la disperata volontà d’essere
dei sei e la resistenza dei vari ostacoli che condanna i loro sforzi al fallimento, facendoli rimanere in eterno
brancolanti tra essere e non essere”. Lo colpisce l’assillo della vanitas, la Vita è un vortice oscuro che scerne
gli esseri per poi votarli all’annientamento.
“l’autore che ci creò non volle o non poté metterci al mondo” Pirandello spiegherà nella prefazione del
25 come sia un rifiuto volontario dell’autore. Tuttavia nel ’56 Peter Szondi = soluzione opposta, che sia
questione di “potere” dell’autore. Disagio di un dispositivo formale costretto ad accogliere una materia
entro un impianto che la recalcitra. I Sei personaggi sono un campione di dramma impossibile (impossibilità
dovuta allo scarto tra i contenuti promossi dalla storia e lo strumento espressivo). Egli ritiene gli argomenti
di Pirandello troppo accidentali e opera una forzatura, come Tilgher, non tenendo conto dello sfondo mitico
- religioso. I sei personaggi viene inteso come un modo di porre al centro di un lavoro teatrale la riflessione
sui codici operativi, una raffinata messa in scena delle impotenze del linguaggio (parte da un pregiudizio
illuministico). Torniamo alla Prefazione di Pirandello: il personaggio di Madama Pace è “il felicemente
nato”, la cui apparizione ha la cadenza di un epifania; aleggia sullo sfondo un impaginazione biblica, tema
del rifiuto. Egli distingue tra il dramma dei sei, dovuto all’eclissi del soffio creativo e l’ordinato sdipanarsi
della commedia, che di questa assenza è la registrazione. Rispetto all’onniscienza dell’Autore i Personaggi
dispongono di un sapere precario, memori dell’origine desiderano ritornare nel primario stato aureo. Per i
sei, che invocano il momento eterno, il dramma deve compiersi; per la commedia li coglie invece imbevuti
di terrestrità ed esposti ad un eterna erranza. l’Autore è anche un altro, è Dio che dopo aver infuso vita
immortale alle sue creature le scaccia dal giardino di delizia,le rende mortali e le abbandona. Serie di
valenze: a partire dallo stesso termine “creazione” che designa sia la produzione artistica abortita che
l’evento della Genesi. Nei 6 questo avviene invano, anzi, si illudono di aver trovato un autore, ma è un goffo
sostituto. Impossibilitato a compiersi il dramma si sovverte in commedia. Incernierato nella commedia il
Dramma esiste solo come impossibilità e la sua resistenza a divenire for
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