Introduzione
Stanislavskij definisce “verità da lungo tempo note” le scoperte che ha fatto nel suo soggiorno finlandese del 1906. Cioè qualità del linguaggio teatrale, in particolare la recitazione, che stanno lì di fronte agli occhi di tutti a definirne le fondamenta ma che hanno bisogno ogni volta di venire riscoperte. La scena ha una sua autonomia creativa. L’ovvietà di tale verità ha una qualità ed una peculiarità tutte moderne e novecentesche che corrispondono alla scoperta della “scrittura scenica”.
Obiettivo
Studiare i teatri che nel corso del ‘900 hanno concorso sul piano operativo e su quello teorico al configurarsi della nozione di scrittura scenica.
Cap. 1 Fondamenti teorici e coordinate storiche
La scrittura scenica come oggetto teorico
Patrice Pavis “Dizionario del teatro”: La scrittura o l’arte scenica consiste nel modo di utilizzare l’apparato scenico per mettere in scena, in immagini concrete, i personaggi, il luogo e l’azione che vi si svolge. Scrittura nel senso di stile o modo personale di esprimersi. Non ha nulla in comune con la scrittura del testo. Indica metaforicamente la pratica della messa in scena che dispone di strumenti materiali e tecniche specifiche per trasmettere un significato allo spettatore.
Argomenti cruciali
- Autonomia della scena rispetto alla dimensione del testo
- Specificità sul piano delle tecniche e dei materiali
- Dimensione operativa e poetica
Scrittura scenica
Insieme degli elementi legati alla messa in scena considerati non come tanti fattori collaterali all’artisticità del teatro, ma come parte integrante di un progetto creativo che è “scrittura” perché determina e compone l’opera d’arte. Modo di relazionarsi con gli apparati scenici e di metterli in opera. Strategia operativa, modo di pensare l’organizzazione dei materiali linguistici del teatro nella prospettiva della messinscena. Sottende una intenzione del linguaggio, un modo di indirizzarlo in una certa direzione e pensarlo secondo una certa angolazione.
Pavis: è corretto parlare di scrittura scenica soprattutto quando è assente un testo drammatico preesistente.
Distinzione
- Dimensione visiva in senso stretto: componente scenografica del linguaggio teatrale (luci, costumi, oggetti…)
- Scrittura scenica: codice articolato e complesso che ha le sue basi nella componente visiva, ma in essa non si risolve
Domanda
La scrittura scenica è :
- Un codice universalmente valido, riferibile a qualsiasi momento della storia del teatro
- Oppure un termine, una condizione ed un codice legato alla sua dimensione moderna (novecentesca)?
Roger Planchon (regista francese. È il primo a proporre il termine): non propone discriminazioni o scansioni cronologiche. Per lui la scrittura scenica è un codice linguistico. Non fa ulteriori specificazioni.
Codice linguistico
Meccanismo convenzionale che sottende l’articolazione di un tipo particolare di segno secondo modalità più o meno ricorrenti. I codici visivi sono deboli, in quanto indicano un orizzonte di riferimento, ma non istituiscono norme prescrittive troppo drastiche e precise.
Caratteristiche della scrittura scenica che ne fanno un codice linguistico
- Indica una condizione materiale del linguaggio, cioè ciò di cui è materialmente fatto
- Porta con sé la nozione di articolazione, cioè il modo in cui il dato materiale si dà come nesso semantico
- Si propone come tramite di relazione tra segno e significato, indicando così la possibile finalizzazione del linguaggio ad un esito comunicativo
Pavis
La scrittura scenica comprende tutte le possibilità di espressione della scena:
- Attore
- Spazio
- Tempo
Allora è più di un codice specifico del linguaggio, ma rappresenta il modo di indicare TUTTI I CODICI DEL LINGUAGGIO SPETTACOLARE, testo escluso.
Questa duplicità è documentabile in stagioni e momenti diversi della storia del teatro
Alcuni dei quali vedono il primato della scrittura scenica, mentre in altri il linguaggio si polarizza attorno al momento drammaturgico.
Teatro elisabettiano: la presenza di una drammaturgia forte lo riconduce alla centralità della scrittura drammaturgica. Ma abbiamo notizie cospicue relative all’importanza del fatto rappresentativo che dovrebbero farci privilegiare il momento scenico. Risultati paradossali.
Questo accade se si pensa alla scrittura scenica come ad un codice universale. Considerare la scrittura scenica un fatto storicamente determinato, legando l’esistenza della scrittura scenica ad un momento particolare della storia nel quale assume il ruolo specifico di codice linguistico (inteso come codice dei codici).
Parlare di scrittura scenica solo in relazione al teatro del ‘900, quando si afferma la consapevolezza (oltre la pratica) che la scena può produrre una sua propria scrittura.
Esempio: teatro italiano del ‘500: momento spettacolarmente ricco, ma non si può parlare di scrittura scenica perché la scenografia, l’uso dei costumi, la recitazione, il rapporto tra attori e spazio rappresentano distinte operatività, che fanno capo a distinti codici.
Manca l’idea che la scena possa essere una scrittura integrale, il luogo in cui i linguaggi si incontrano e si sintetizzano in un progetto di scrittura comune.
La scrittura scenica è un codice moderno.
Perché capita di trovarlo applicato a contesti storici diversi?
La felicità della scelta terminologica consente di assumere dentro una sola espressione elementi diversi del linguaggio e di pensarli in un modo unitario.
Duplice modo di utilizzare lo stesso termine
- Corrente della sola enunciazione letterale: presenza di una dimensione autonomamente creativa della scena e dei suoi linguaggi
- Utilizzo specifico che tiene conto delle condizioni di contesto e utilizza il termine nel quadro di riferimento del teatro e dei riflessi teorici ad esso connessi che hanno concorso a definirlo
Artioli
La scrittura scenica (che rappresenta uno dei segni distintivi del teatro moderno) è:
- Una pertinenza novecentesca (o anche otto-novecentesca)
- Oppure un modo nuovo per nominare una cosa vecchia (cioè che il teatro nelle sue stagioni più felici ha una particolarità che non condivide con nessun’altra arte ovvero la “pratica rappresentativa”)?
È solo nell’800 che la messinscena acquista coscienza di sé come di un’arte, dipendente dall’arte drammatica ma comunque distinta. L’operatore scenico tende a concepire il proprio ruolo non più come esercizio tecnico-artigianale, ma come attività creativa.
- Affermazione di uno spazio autonomo dei linguaggi rappresentativi rispetto a quelli drammaturgici
- Presa di coscienza della specificità del linguaggio teatrale come linguaggio principalmente e non subordinatamente scenico
“Contemporanea presenza di due scritture teatrali, la scenica e la drammaturgica, in rapporto dialettico tra loro e perennemente alla ricerca di un equilibrio reciproco”.
Artioli posiziona la nascita della scrittura scenica in rapporto alla nascita della regia. Il riferimento alla regia consente di posizionare la scrittura scenica all’interno di:
- Contesto storico preciso
- Contesto teorico, operativo e linguistico di riferimento
Silvio D’Amico
Se la regia consiste nell’arte di dirigere gli attori e i loro strumenti allora c’è sempre stata. È vecchia quanto il dramma. Perché inventare con 3000 anni di ritardo una parola nuova? A cosa serve il regista se c’è sempre stato il direttore?
Il perché consiste nel fatto che l’arte di tradurre il dramma scritto alla concreta realtà della scena noi moderni lo concepiamo in un modo nuovo.
In cosa consiste la specificità della regia?
Distinguere tra:
- Funzione registica: sempre presente nella storia del teatro
- Regia: nuovo modo di organizzare e codificare il linguaggio
- Teatro di regia: risultato sul piano estetico e organizzativo delle premesse della regia
Specificità della regia all’interno di una pratica di lavoro creativo che da sempre, necessariamente, prevede l’organizzazione e il coordinamento di materiali e linguaggi diversi: scelta consapevole nel rapportarsi al linguaggio e precisa strategia.
In molti dei pronunciamenti teorici del primo ‘900 troviamo un universo di contenuti ed una proposta di pratiche operative riconducibili all’orizzonte della scrittura scenica, ma il termine non viene ancora enunciato.
Questo può significare, ad esempio, che siamo di fronte alla messa a punto di un codice che non ha ancora pienamente maturato le sue ragioni.
R. Planchon
Introduce il termine “scrittura scenica” in occasione di un dibattito su Brecht (1961): insiste sulla responsabilità che la scena assume nel processo di scrittura complessivo dello spettacolo o meglio dell’opera d’arte teatrale.
Ribaltamento della nozione di teatro e dei suoi codici basata sulla centralità del momento letterario.
Il teatro ha un suo linguaggio specifico la cui responsabilità, sul piano creativo, è ugualmente ripartita tra:
- Momento testuale
- Momento scenico
Planchon anticipa la nozione chiave della semiotica teatrale: testo spettacolare. Il fatto rappresentativo ha una valenza testuale, cioè è un insieme di segni semanticamente direzionato (parallelo e diverso rispetto al testo drammatico).
Se la scena è un testo, la sua realizzazione è una scrittura. Ha una sua logica interna, una sua grammatica, una sua forma e una sua intenzione.
Nell’ipotesi di Planchon la scrittura scenica è una realizzazione in atto, una manifestazione al livello concreto dell’evento teatrale della scrittura puramente virtuale che è contenuta nel testo prima che esso venga risolto in scena.
Brecht è il primo ad aver impostato la scrittura del teatro come scrittura doppia:
- Drammatica
- Scenica
Attenzione: attribuire a Brecht la priorità storica della scrittura scenica significa cancellare l’esperienza dell’avanguardia degli anni ’10 e ’20 nei cui confronti anche Brecht è in qualche modo debitore.
La drammaturgia brechtiana è fortemente orientata in senso scenico. L’azione è anzitutto esibizione di cose che accadono. Non si simula l’accadimento, ma lo si cita come accadimento teatrale, cioè come evento del linguaggio prima che come evento della fabula.
La dissezione dell’ordine narrativo tramite un andamento per quadri che si succedono comporta che l’azione teatrale sia vista principalmente come azione scenica. La disposizione temporale degli avvenimenti non segue tanto lo sviluppo del racconto quanto la successione delle scene.
Ruolo particolare attribuito agli elementi più propriamente scenici:
- La vicenda viene interpretata, prodotta ed esposto dal teatro nel suo insieme (attori, scenografi, truccatori, costumisti, musicisti, coreografi)
- La messinscena non è un momento che succede alla costruzione dell’azione, ma una componente decisiva nel definirne la natura epica
Esempio: l’illuminazione tramite proiettori visibili dagli spettatori è un mezzo per sollecitare la ricezione critica dello spettatore. La luce non è impiegata solo per definire l’ambientazione dell’azione, ma anche con l’intenzione di essere individuata e quindi nominata come componente del linguaggio. In quanto tale finisce per essere inserita in un processo di scrittura che riguarda complessivamente la scena.
Brecht: struttura testuale al cui interno la scena acquista un peso progettuale nuovo. I materiali più propriamente letterari (racconto, dialogo) sono accompagnati da indicazioni di azione agita, di costruzione scenica che non sono appunti per una regia futura (come nella didascalia ottocentesca) ma veri e propri elementi costitutivi del dramma.
Il dramma è composto da:
- Eventi virtuali del racconto
- Indicazioni precise su quanto deve accadere in scena (non illustrano il racconto, ma lo accompagnano)
Planchon: a partire da Brecht possiamo parlare di scrittura scenica quando i codici scenici intervengono in prima persona, e in maniera autonoma, nella costruzione della macchina drammatica. I codici scenici si trasformano da elementi di illustrazione del dramma in elementi costitutivi del dramma. L’orizzonte di riferimento dell’azione teatrale si sposta dalla pagina alla scena. Ciò che accade materialmente sul palcoscenico non è l’illustrazione o la traduzione di quanto prescritto sulla pagina, ma ha una sua originalità e specificità. La scena:
- Non ripropone ma pone
- Non rappresenta, ma presenta
Dort a proposito degli spettacoli del Berliner Ensemble: il gesto come interfaccia della parola gli oggetti come denotatori di una specifica condizione drammatica sono gli strumenti linguistici che consentono di affrontare lo spettacolo come “lettura” dei testi di Brecht e non come pura e semplice riproposizione di maniera. Scena: codice linguistico in grado di produrre un suo autonomo livello di scrittura. Ciò che è scena determina ciò che è dramma, nello stesso modo in cui abitualmente si pensa che sia il contrario (ciò che è dramma determina ciò che è scena).
Planchon e Dort riferiscono la scrittura scenica al contesto della regia. Ciò che qualifica la scena come scrittura non è la libertà nella trasposizione dal testo al palcoscenico, quanto il fatto che la costituzione drammatica nell’insieme viene definita dall’interferenza di scrittura drammatica e scrittura scenica che, ciascuna nel proprio ambito, scrivono il dramma. In Brecht, secondo Planchon, la scrittura drammaturgica accoglie già entrambe le scritture (la dimensione scenica è prevista come scrittura virtuale, perché ancora contenuta nella pagina).
Se la regia è fatto interpretativo, cioè riflessione sul testo o a partire dal testo, tale interpretazione si realizza sostanzialmente attraverso gli elementi scenici di attore, spazio e tempo (cioè tutto ciò che riguarda la costruzione scenica).
Domanda
Occuparsi della scrittura scenica vuol dire muoversi solo all’interno del contesto della regia?
Risposte
- Grande: la nozione di scrittura di scena negli anni ’60 sostituisce gradualmente la nozione di regia. Non è una mera sostituzione terminologica. Con la nozione di scrittura di scena si apre la strada a una diversa concezione dello spettacolo e del teatro.
- Bartolucci: ha presentato la regia come uno dei precedenti storici della scrittura scenica, ma l’ha nettamente distinta da essa
Nel teatro di regia il concetto di scena come scrittura prende per la prima volta corpo, ma al di fuori della regia la scrittura scenica diventa un vero modello linguistico. Distinzione non tra regia e scrittura scenica ma tra:
- Teatro basato sulla regia
- Teatro basato sulla scrittura scenica
Bartolucci: tramite la scrittura scenica individua un codice teatrale, o meglio un metodo d’approccio al linguaggio. La scrittura scenica è il modo in cui i diversi termini del lessico operativo ed artistico del teatro si combinano tra loro, secondo rapporti, scambi e gerarchie nuovi e pertinenti principalmente a quanto accade nella sperimentazione degli anni ’60. È un codice, ma non è universale:
- È storicamente, linguisticamente e poeticamente determinato, in quanto legato ad un ambito circoscritto dell’esperienza teatrale del ‘900. Neoavanguardie o Nuovo Teatro.
Intenzione di Bartolucci: offrire un termine di riferimento teorico ai cambiamenti che attraversano il teatro a partire dalla fine degli anni ’50.
“La scrittura scenica” (pubblicato nel 1968). Interventi sul lavoro di:
- Quartucci
- Bene
- De Berardinis
- Peragallo
- Ricci
- Ronconi
- Living Theatre
- Grotowski
- Barba
Kostelanetz
Necessità di aggiornare i parametri interpretativi. Tratti distintivi dell’operazione estetica della scrittura scenica:
- Dimensione materiale dell’opera
- Interferenza di linguaggi
- Polilinguismo del codice espressivo
- Assenza di una dimensione testuale e letteraria
Questi elementi sono assunti quali tratti distintivi della grammatica di un nuovo linguaggio del teatro (New Theatre) in modo così radicale da escludere da questo fenomeno tutte le esperienze ancora coinvolte in qualche maniera con materiale letterario preesistente (Living Theatre, Grotowski).
Attenzione:
- La presenza e l’uso del testo non comportano di per sé l’esclusione dall’ambito del fenomeno della scrittura scenica
- La scrittura scenica non si risolve necessariamente in un primato del fatto performativo
Bartolucci: la scrittura scenica corrisponde all’attenzione particolare che certi artisti dimostrano di avere per la fattura materiale dello spettacolo, per le sue componenti sceniche e visuali fuori da un’ottica di dipendenza dal testo drammatico. Lo spettacolo non è la semplice trasposizione scenica di un testo o l’occasione per una sua rilettura critica. Lo spettacolo nasce come organizzazione di segni, al cui interno il testo, quando c’è, trova una sua collocazione. Il critico deve guardare direttamente a quanto accade in scena e trovare nell’accadimento scenico, nei segni che lo compongono, il senso drammatico dell’insieme. Lo spettacolo consiste nella sua fattura. La scrittura scenica è scrittura nella misura in cui diventa un processo operativo creativo diretto.
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