1 LA SCRITTURA SCENICA COME OGGETTO TEORICO
Patrice Pavis
“Dizionario del teatro” 1998 : “La scrittura scenica consiste nel modo di utilizzare l’apparato
scenico per mettere in scena - in immagini concrete - i personaggi, il luogo e l’azione che vi si
svolge. Tale scrittura non ha nulla in comune con la scrittura del testo: essa indica,
metaforicamente, la pratica della messa in scena, che dispone di strumenti materiali e tecniche
specifiche per trasmettere un significato allo spettatore”.
Pavis—> nella scrittura scenica è la scena prima di tutto che significa, e lo fa a prescindere da
un testo letterario, diventando a pieno titolo testo.
Comporta:
—> autonomia scena rispetto al testo
—> specificità sul piano delle tecniche e dei materiali
—> dimensione operativa e poetica
Scrittura scenica come insieme degli elementi legati alla messa in scena, come parte integrante di
un progetto creativo che è scrittura perché determina e comporta l’opera d’arte.
E’ una strategia operativa, un modo di pensare l’organizzazione dei materiali linguistici del
teatro nella prospettiva della messa in scena.
Con scrittura scenica non si intende fare riferimento alla componente scenografica del linguaggio
teatrale, non alla sua dimensione visiva in senso stretto, ma ad un codice più articolato e
complesso che ha le sue basi nella componente visiva, ma in essa non si risolve.
E’ un codice universalmente valido o una questione ‘900esca?
—> Scrittura scenica come codice universale
Pavis fa riferimento a Roger Planchon (primo a introdurre il termine di scrittura scenica negli anni
’60), il quale non propone discriminazioni cronologiche.
Per lui la scrittura scenica è un codice linguistico.
Codice linguistico: meccanismo convenzionale che sottende l’articolazione di un tipo particolare di
segno secondo modalità più o meno ricorrenti.
E’ il modo di indicare tutti i codici del linguaggio spettacolare, testo escluso. In questo modo
si delineano due codici diversi e in relazione dialettica tra loro: quello drammaturgico e quello
scenico.
Secondo Planchon questa duplicità del linguaggio si documenterebbe in momenti diversi della
storia del teatro, alcuni vedrebbero il primato della scrittura scenica (teatro medievale o commedia
dell’arte), altri il momento drammaturgico.
—> Scrittura scenica come fatto storicamente determinato
In relazione al tetro del ‘900, quando si afferma la consapevolezza che la scena può produrre
una sua propria scrittura.
Esempio: il teatro italiano del ‘500, pur in presenza di un momento spettacolarmente ricco non si
può parlare di scrittura scenica in quanto scenografia, costumi, recitazione, rapporto tra attori e
spazio rappresentano operatività distinte, che fanno capo a tanti distinti codici. Pagina 1 di 60
Manca l’idea che la scena possa essere una scrittura integrale, che i linguaggi si sintetizzino
in un progetto di scrittura comune—> nozione specificatamente moderna
E’ un codice moderno, sia perché nasce in quel momento storico, sia perché corrisponde ad una
strategia estetica e culturale che fa riferimento alla modernità.
Artioli si chiede se la scrittura scenica è una pertinenza ‘900esca o un modo nuovo per nominare
una cosa vecchia.
Secondo Artioli è solo nell’800 che la messinscena acquista coscienza di sé come di un’arte.
—> affermazione di spazio autonomo dei linguaggi rappresentativi rispetto a quelli drammaturgici
—> presa di coscienza della specificità del linguaggio teatrale
Artioli posiziona la nascita della scrittura scenica in rapporto alla regia: contesto storico e teorico
preciso.
Anche per la regia a suo tempo si pose il problema della codificazione, Silvio D’Amico si chiese se
non fosse sempre esistita la figura del regista (direttore). “Ma l’arte di tradurre il dramma scritto alla
concreta realtà della scena noi moderni lo concepiamo in un modo nuovo.”
Duplice modo di utilizzare il termine scrittura scenica:
—> generico: presenza autonomamente creativa della scena e dei suoi linguaggi, qualcosa che
c’è ma che prescinde da un’intenzione consapevole e da un’applicazione specifica.
—> specifico: tiene conto del contesto di riferimento. Intesa come un codice, come fatto moderno
e come reazione al primato della drammaturgia in nome di un capovolgimento dei valori e
delle convezioni culturali che è tipicamente ‘900esco.
Il termine scrittura scenica si va costituendo pian piano a partire dal prima riforma teatrale (fine
‘800 inizio ‘900) e si risolverà propriamente in un codice e nelle sue applicazioni solo negli anni ’50
e ’60. Negli anni ’50 e ’60 la scrittura scenica si dà come modello di teatro.
Roger Planchon
E’ il primo ad introdurre il termine di scrittura scenica in occasione di un dibattito su Brecht, ’61.
Insiste sulla responsabilità che la scena assume nel processo di scrittura dello spettacolo.
Planchon attua un ribaltamento della nozione comune di teatro basata sulla centralità del
momento letterario.
Afferma che il teatro ha un suo linguaggio specifico la cui responsabilità è ugualmente ripartita
tra momento testuale e momento scenico, anticipando la nozione di testo spettacolare, termine
che indica la valenza testuale del fatto rappresentativo (insieme di segni semanticamente
direzionato).
Se la scena è un testo, la sua realizzazione è una scrittura.
Planchon sostiene che la scrittura della scena è una scrittura a sé, ha una sua logica interna, una
sua grammatica, una sua forma ed una sua intenzione.
Secondo Planchon la scrittura scenica è una sorta di realizzazione in atto, di manifestazione al
livello concreto dell’evento teatrale della scrittura puramente virtuale che è contenuta nel
testo prima che esso venga risolto in scena.
Scrittura scenica come codice linguistico:
—> indica una condizione materiale del linguaggio (ciò di cui è fatto)
—> nozione di articolazione, come il materiale si dà come nesso semantico
—> tramite di relazione tra segno e significato Pagina 2 di 60
Secondo Planchon Brecht è il primo ad aver impostato la scrittura del teatro come scrittura doppia
—> drammatica
—> scenica
Drammaturgia brechtiana è fortemente orientata in senso scenico. L’azione è esibizione di cose
che accadono. Non si simula l’accadimento, ma lo si cita come accadimento teatrale.
La dissezione dell’ordine narrativo tramite andamento per quadri che si succedono comporta
che l’azione teatrale sia vista come azione scenica. La disposizione temporale degli
avvenimenti non segue lo sviluppo del racconto, ma la successione delle scene.
Ruolo importante agli elementi scenici
—> la vicenda viene interpretata, prodotta ed esposta dal teatro nel suo insieme
—> la messinscena è una componente decisiva nel definire la natura epica dello spettacolo
Illuminazione a vista per ricezione critica dello spettatore
Il teatro di Brecht è un esempio di un codice linguistico in cui l’elemento scenico pesa tanto
quanto quello drammatico.
In Brecht i materiali testuali (racconto, dialogo) sono accompagnati da indicazioni di azione agita,
di costruzione scenica che sono elementi costitutivi del dramma.
Il dramma è composto da:
—> eventi virtuali del racconto
—> indicazioni precise su quanto deve accadere in scena
Per Planchon si può parlare di scrittura scenica a partire da Brecht, quando i codici scenici da
elementi di illustrazione del dramma si trasformano in elementi costitutivi del dramma.
L’orizzonte di riferimento dell’azione teatrale si sposta dalla pagina alla scena, nel senso che ciò
che accade materialmente sul palcoscenico non è la semplice illustrazione o traduzione di
quanto prescritto sulla pagina, ma ha una sua originalità e specificità.
Non ripropone ma pone, non rappresenta ma presenta.
Bernand Dort
Analisi degli spettacoli del Berliner Ensamble. Lo spettacolo e i suoi apparati visivi hanno una
funzione decisiva nella definizione del dramma.
—> gesto come interfaccia della parola
—> oggetto detonatori di una specifica condizione drammatica
Permettono di affrontare lo spettacolo come lettura dei testi di Brecht e non come
riproposizione.
Il rapporto che lega la drammaturgia di Brecht alla regia del Berliner va individuato nella scena
intesa come un codice linguistico in grado di produrre un suo autonomo livello di scrittura.
In entrambi i casi si fa riferimento a una dimensione registica che sembra creare i presupposti
per un modello di teatro in cui racconto, azione, corpo e parola non vadano intesi come fattori
distinti ma come segni all’interno di una medesima scrittura.
Occuparsi di scrittura scenica vuol dire muoversi solo all’interno del contesto della regia?
Distinzione regia/ scrittura scenica:
Maurizio Grande: “La nozione di scrittura scenica prende gradualmente a sostituire negli anni ’60
la nozione di regia. Non si tratta di una sostituzione terminologica. Con la nozione di scrittura di
scena di apre la strada a una diversa concezione dello spettacolo e del teatro”
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Giuseppe Bartolucci aveva presentato la regia come uno degli antecedenti della scrittura
scenica, ma aveva voluto distinguerla da essa.
Sia Grande che Bartolucci parlano di scrittura scenica come modello linguistico.
Propongono distinzione non tanto tra regia e scrittura scenica, ma tra un teatro basato sulla
regia e un altro basato sulla scrittura scenica.
Entrambi si riferiscono ad un teatro di regia fondato sulla dialettica interpretativa di un testo.
Distinguere la scrittura scenica dalla regia è uno sforzo di critico di apertura verso nuove possibilità
del linguaggio teatrale.
Giuseppe Bartolucci
1968 “La scrittura scenica”. Interventi sul lavoro di Quartucci, Bene, De Berardinis-Peragallo, Ricci,
Ronconi, Living Theatre, Grotowski, Bene.
Qui la scrittura scenica è intesa come codice linguistico assoluto e non più, come aveva fatto
Planchon, come uno degli elementi che caratterizzano il passaggio tra testo e messa in scena.
Scrittura scenica non come uno degli elementi del linguaggio, ma come il modo in cui diversi
termini del lessico operativo ed artistico del teatro si combinano tra loro.
Un codice, determinato storicamente, linguisticamente e poeticamente legato all’esperienza del
nuovo teatro o delle neoavanguardie.
L’intenzione di Bartolucci è quella di offrire un termine di riferimento teorico ai cambiamenti che
attraversavano il teatro a partire dalla fine degli anni ’50.
Il problema che Bartolucci si trova di fronte a partire dagli anni ’60 è quello di rinnovare il
vocabolario stesso della critica teatrale. Il bagaglio terminologico risulta infatti inadeguato.
Per Bartolucci la scrittura scenica corrisponde all’attenzione particolare che certi artisti hanno per
la fattura materiale dello spettacolo, per le sue componenti sceniche e visuali.
Lo spettacolo nasce come organizzazione di segni, al cui interno il testo, quando c’è, trova una
sua collocazione.
Il critico deve guardare direttamente a quanto avviene in scena e trovare nell’accadimento
scenico il senso drammatico dell’insieme.
Lo spettacolo consiste nella sua fattura.
La scrittura scenica è scrittura quando diventa un processo creativo diretto.
L’assunzione della dimensione scenica del teatro come elemento di scrittura sposta l’orizzonte
semantico dalla dialettica testo/messinscena mediata dall’attore ad un’operatività centrata sul
qui ed ora dell’accadimento teatrale.
Lo spettacolo nasce come atto creativo diretto, la sua organizzazione semantica è autonoma e
non eterodiretta dal testo letterario.
Richard Konstelatz negli Stati Uniti avverte un’esigenza analoga a quella di Bartolucci.
Di fronte a fenomeni quali l’happening o l’enviromental theatre sente di dover aggiornare i
parametri interpretativi.
Individua come tratti distintivi della scrittura scenica:
- dimensione materiale dell’opera
- interferenza di linguaggi
- polilinguismo del codice espressivo
- assenza di una dimensione testuale e letteraria Pagina 4 di 60
Tratti distintivi del New Theatre assunti in modo così radicale da escludere esperienze coinvolte
ancora con materiale letterario (Living, Grotowski).
Ma la presenza e l’uso del testo non comportano di per sé l’esclusione dalla scrittura scenica.
La scrittura scenica non si risolve necessariamente in un primato del fatto performativo.
Riferimento a Roland Barthes—> ricadute del suo pensiero in ambito teatrale
Dagli anni ’50 il termine scrittura è uno degli elementi della sua riflessione
“Il grado zero della scrittura”—> risalire ad una condizione primaria di ogni letteratura possibile.
Individua il nucleo generatore dell’atto dello scrivere nello scambio dialettico tra:
—> lingua: limite iniziale del possibile, orizzonte del dicibile.Voce del tempo e del luogo
—> stile: forma senza scopo, prodotto di un impulso, e non di un’intenzione. Dimensione
individuale dello scrittore
—> scrittura: risultato di un intervento operativo che si distacca dallo stile e affronta la lingua
con l’intenzione di modificarla. E’ una funzione. E’ linguaggio letterario trasformato nella sua
destinazione sociale. E’ il momento di assunzione di responsabilità da parte dello scrittore nei
confronti del suo destinatario e dell’oggetto della sua arte.
Dimensione scenica come parte centrale della creazione teatrale nasce da una riflessione che il
teatro compie dagli anni ’60 sui
—> suoi statuti linguistici
—> sull’autonomia e sulla specificità della propria natura artistica
—> valore della sua esperienza come fatto sociale
Riforma del linguaggio e pratica di nuovi valori vanno di pari passo.
Grande
Lo spettacolo è il processo artistico nel quale il teatro si enuncia come sistema di segni e come
autonomia interpretativa da parte dell’autore.
L’uso del materiale scenico va a configurare un processo, una scrittura.
La scrittura scenica istituisce un codice autonomo e autosufficiente.
Il meccanismo di produzione di senso non fa riferimento al racconto, al dialogo, alla parola, ma a
quanto accade direttamente in scena.
E’ un sistema di segni e non di trasposizione di segni.
—> passaggio della dimensione scenica da materiale linguistico a processo
Scrittura scenica—> oscillazione e compresenza di materialità e metateatralità
- attenzione alla consistenza materiale di quanto avviene in scena
- consistenza linguistica ricondotta nell’ambito dell’evento scenico, inteso come sistema di
segni che rimanda a se stesso
- il dramma nasce, si sviluppa e trova motivi e contenuti solo nel materiale scenico
- attenzione alla materialità della scena non si traduce nel primato astratto dell’immagine
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Convegno sul Nuovo Teatro - materiali
Spettacoli a cui si fa riferimento comportano una scrittura scenica unitaria nella quale i vari
elementi che contribuiscono alla sua attuazione sono da ricomporre in un insieme di base in cui
sono temporalmente concomitanti e senza preminenza l’uno sull’altro.
- gesto
- oggetto
- scrittura drammaturgica
- suono
- spazio scenico
Scenico è tutto ciò che accade nel luogo e tempo dello spettacolo non come visualizzazione di un
programma testuale, ma come testo esso stesso.
Scena è materia dell’azione, intesa come accadimento fisico di un qualcosa che si svolge davanti
agli spettatori e che trova nel sistema di segni oggetti alla percezione la dimensione del suo senso.
La scena si fa scrittura non perché nega la drammaturgia, ma perché si fa essa stessa scrittura
drammatica, scrittura dell’azione.
Dire che la scena è un testo e che tale testo è autonomo vuol dire ipotizzare una diversa nozione
di teatro.
De Marinis distingue tra
—> spettacolo teatrale: fatto teatrale come oggetto materiale
—> testo spettacolare: fatto teatrale come oggetto teorico, considerato secondo una pertinenza
semiotica-testuale.
Il testo spettacolare è un insieme di segni, un insieme di codici e modalità linguistiche diverse.
Il testo spettacolare costituisce un macrotesto, un insieme al cui interno si posizionano tutti i
diversi elementi del linguaggio, i testi parziali, compreso quello letterario.
Ruffini ridefinisce il rapporto tra testo scritto e testo spettacolare.
Chiama il testo scritto copione, sottolineandone una destinazione alla realizzazione spettacolare.
Il copione è composto di materia verbale e didascalie.
La parola viene trasdotta, la didascalia viene trascritta.
Secondo Ruffini all’origine c’è un progetto teatrale integrale, il testo spettacolare, che riguarda
scena e parola, da cui in un secondo momento è estrapolabile il materiale verbale.
Non più dalla pagina alla scena, ma dalla scena alla pagina.
testo spettacolare:
La centralità del progetto drammatico non va collocata in un altrove rispetto alla scena.
Azione e costruzione della scena vanno riferite al qui ed ora dello spettacolo.
Progetto drammatico e progetto scenico coincidono.
Problema rapporto testo drammatico/ spettacolare
Ruffini: trascrizione irreversibile nel passaggio tra pagina e scena.
Il testo, nel processo di trasduzione inversa dalla scena alla pagina, esiste come alienazione nello
spettacolo. Esiste solo nel suo annullarsi nel momento rappresentativo.
Il testo letterario è sempre molteplice, in quanto una volta staccatosi da suo contesto spettacolare
originario si inteatra nelle infinite messinscene che seg
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