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La radiofonia

La storia iniziale della radiofonia si intreccia più con la telegrafia che con la telefonia. La storia della radiofonia ha delle origini antiche: Heinrich Hertz confermò il lavoro teorico svolto una generazione prima dall’inglese James Clerk Maxwell, che nel 1864 aveva formulato le equazioni matematiche relative al campo elettromagnetico. A Lodge, invece, si deve la dimostrazione delle onde hertziane nel 1895. Anche in altri paesi ci furono “pionieri della radiofonia”: in Russia, Francia e Italia, cosicché quando Guglielmo Marconi nel 1896 giunse in Gran Bretagna a dimostrare i progressi nella trasmissione di impulsi e segnali elettrici, furono in molti a pensare che non avesse fatto altro che introdurre un altro modo di fare ciò che si era fatto prima. Marconi strinse rapporti con gli ufficiali della marina e la radio venne testata sulla flotta britannica. In questo contesto la radio era vista solo come un’alternativa alla telegrafia via cavo: però il fatto che i suoi segnali potessero essere captati anche da chi non era il destinatario rappresentava un grave svantaggio. In Inghilterra Marconi si concentrò soprattutto sulla costruzione e la vendita di apparecchi radio a grandi imprese commerciali o all’amministrazione pubblica. Marconi non vedeva la radio come un medium di grande diffusione e non usava nemmeno la parola «radio». Il pubblico, però, si entusiasmò subito del modo in cui venivano trasmessi i messaggi di Marconi. Le sue potenzialità divennero evidenti quando cominciò a diffondersi nelle case, prima negli Stati Uniti, poi in Gran Bretagna e in Olanda. Ancora prima che si creassero istituzioni nuove per l’offerta di programmi, una rete di dilettanti appassionati, noti come radioamatori, aveva stabilito collegamenti nazionali e internazionali adoperando il Morse alcuni e la telefonia altri.

Marconi piano piano conquistò il pubblico: prima nel 1899 quando accettò l’incarico di seguire le gare di yacht della Coppa d’America, poi quando nel 1901 inviò un messaggio radio a una distanza di duemila miglia (da Terranova alla Cornovaglia). Nel 1904 la radio fu utilizzata per riportare l’arresto di un assassino che stava fuggendo dall’Inghilterra in Canada e otto anni dopo captò gli SOS del Titanic che stava affondando.

Negli Stati Uniti Marconi creò nel 1899 un’azienda sussidiaria americana, ma nel 1919 venne formata un’altra società, la Radio Corporation of America, la quale si appropriò a forza di tutti i brevetti di Marconi. La RCA era un’azienda con autorizzazione federale che stabilì legami stretti con la AT&T, la General Electric e la Westinghouse, che ora costruivano apparecchi radio per usi civili. Nel 1912 venne approvato il Radio Act, la prima legge in materia passata negli Stati Uniti, che imponeva che i messaggi dei radioamatori potevano raggiungere lunghezze d’onda di 200 metri o meno. C’era stata però un’opposizione a questa regolamentazione, in quanto l’aria era considerata libera per tutti.

In Gran Bretagna, secondo quanto stabilito dal Wireless Telegraphy Act del 1904, tutti i ricevitori di segnali radio dovevano avere una licenza delle poste e la società di Marconi, nel 1920, aveva una licenza generale per la telefonia sperimentale. Con l’inizio delle trasmissioni dei concerti Marconi da Chelmsford, però, la società andò incontro alla dura opposizione del Wireless Telegraphy Board, un organo con una forte rappresentanza di militari. Queste trasmissioni, secondo il Board, non solo interferivano coi messaggi legati alla difesa, ma stavano trasformando la radio in un «giocattolo per divertire i bambini». Il loro parere negativo fece sì che il permesso di trasmettere concesso alla stazione di Chelmsford fosse annullato. Ciò scatenò le proteste dei radioamatori: stilarono una petizione firmata poi da 63 associazioni costringendo il direttore generale delle poste a tornare sui suoi passi.

La radiodiffusione del suono

Prima del 1914 tre inventori, un inglese, un americano e un canadese, mostrarono la via della radiodiffusione del suono. Nel 1904 Fleming ideò la valvola termoionica. Nel 1906 de Forest aggiunse un terzo elettrodo a forma di griglia tra il catodo e l’anodo della valvola a due elettrodi di Fleming: questo permise l’amplificazione dei segnali radio deboli e la copertura di distanze maggiori. L’ultimo dei tre inventori, Fessenden, si servì di un alternatore ad alta frequenza per trasmettere il concerto radiofonico del 1906: da Brant Rock, Massachusetts, venne captato fino ai Caraibi. Anche Forest, resosi conto della necessità di un servizio di questo tipo, voleva concentrarsi sulla trasmissione della musica nelle case private e nel 1910 trasmise direttamente dal Metropolitan Opera di New York, dove cantava Caruso. Pensava già alla trasmissione via etere come a un medium, già che prima che la tecnologia fosse all’altezza. Mentre l’Europa era in guerra, nel 1916, trasmise la partita di football Yale-Harvard e nello stesso anno diffuse una cronaca di sei ore della competizione per la presidenza. Nel 1916 la maggior parte degli esperti di radio inglesi non era persuasa che la radio avesse davanti a sé il genere di futuro previsto da Forest.

Dopo Forest, avevano immaginato questo futuro per le radio anche l’inglese Burrows e l’americano Sarnoff. L’inglese per primo inserì nelle sue previsioni per il futuro della radio le pubblicità. Per il finanziamento dei suoi programmi radiofonici Sarnoff invece si affidò a un potentissimo consorzio di fabbricanti e commercianti di radio. In Inghilterra, invece, sarebbe nata la BBC, un monopolio. La BBC trasse i suoi introiti iniziali non dalla pubblicità ma dai diritti sulla vendita di apparecchi radio. Fu reso monopolio in seguito alla decisione del governo che, data la grande concorrenza per l’accesso a bande insufficienti, ci sarebbe dovuta essere un’unica organizzazione per le trasmissioni radiofoniche. In America non considerò neanche questo tipo di soluzione. La RCA non poteva operare come monopolio e nemmeno la AT&T riuscì nel tentativo di promuovere la programmazione vendendo tempo sulla rete ad aspiranti clienti dietro pagamento di diritti. Le trasmissioni sarebbero state avviate in modo molto diverso in America. Nel 1922 gli Stati Uniti furono colti alla sprovvista da un boom della radio: la risposta fu la comparsa di un gran numero di emittenti di ogni tipo, alcune collegate a giornali quotidiani, altre a organizzazioni di vendita al dettaglio, altre ancora a città o a scuole e università. Già nel maggio del 1922 il ministero del Commercio aveva concesso più di trecento licenze. Alla fine del 1922 il numero delle licenze era arrivato a 572. I quotidiani e i periodici stampavano supplementi dedicati alle radio, incoraggiando il pubblico a comprare gli apparecchi. Il numero delle piccole emittenti sarebbe poi diminuito considerevolmente e alla fine sarebbero emerse reti potenti: la prima fu la NBC, lanciata da Sarnoff, la seconda fu la CBS, creata nel 1927. La porzione delle grandi reti passò dal 6,4% del 1926 al 30% del 1931. I radioamatori vennero spinti sul fondo della scena. La pubblicità divenne il fattore dinamico dal punto di vista finanziario. La pubblicità radiofonica era il mezzo di espressione commerciale della modernità. Gli imprenditori americani, grazie alla radio, si trovavano in mano la chiave per aprire la serratura praticamente di tutte le case degli Stati Uniti. La radio non era vista così in Gran Bretagna e nella maggior parte dei paesi europei, il primo dei quali ad avere trasmissioni radiofoniche regolari fu l’Olanda. Il percorso inglese fu diverso: mentre la BBC ricevette la licenza dalle poste solo nel 1923, i suoi primi programmi furono diffusi nel 1922. L’assegnazione delle poche lunghezze d’onda era materia di dure contrattazioni nazionali e internazionali. Un congresso organizzato a Praga nel 1929 determinò che i dettagli delle assegnazioni entro il totale che spettava a ciascun paese spettava alle amministrazioni locali determinarlo. In tutti i paesi interessanti allo sviluppo delle trasmissioni radiofoniche l’iniziativa veniva lasciata agli enti radiofonici appena organizzati a livello locale, regionale e nazionale: questi crebbero negli anni Venti. Alcune erano commerciali, altre sotto controllo pubblico, altre ancora, come la BBC, non erano né commerciali né sotto il controllo dello Stato. Tuttavia, dovevano dividere il ruolo di «intermediazione culturale» con l’industria discografica, col cinema, con le arti dello spettacolo, con le associazioni sportive.

Il cinema e la televisione

All’origine del cinema e della televisione c’era l’apparecchio fotografico. La camera oscura era da secoli uno strumento dell’artista. La nuova macchina fotografica ottocentesca si sviluppò in Francia e in Gran Bretagna, per poi venire rivoluzionata negli Stati Uniti. Fu uno sperimentatore francese, Niepce, a produrre la prima fotografia dal vero, poco dopo la fine delle guerre napoleoniche. Lo sviluppo delle prime immagini nitide si dovette però al suo socio giovane, Louis Daguerre, che cominciò a lavorare con lui nel 1829. Il giovane battezzò quelle immagini col nome di «dagherrotipi». I primi dagherrotipi erano oggetti unici: erano visti come espressioni artistiche che non potevano essere riprodotte in molte copie. La tecnologia, nel frattempo, continuava a progredire. Le dimensioni e il prezzo degli apparecchi fotografici calarono notevolmente: Eastman, un americano, sviluppò un ampio mercato introducendo la macchina fotografica Kodak, utilizzabile da tutti e ovunque. Come il telefono e la radio, la macchina fotografica veniva prodotta per usi domestici, ed era prodotta per le masse.

In tutti i paesi interessati dall’industrializzazione, si era accresciuto notevolmente il benessere materiale e il tempo libero, e gli esempi dei lussi diventati necessità erano numerosi. L’avvento del film fu il maggiore mutamento tecnologico. Il primo che adoperò con successo una serie continua di immagini fotografiche per dare l’impressione del movimento fu Eadweard Muybridge. La sua sequenza cronofotografica di movimenti di cavalli, realizzata nel 1872, dimostrava che in certi momenti un cavallo trottava con tutti gli zoccoli sollevati da terra. Nel 1894 Edison mise in vendita il suo cinetoscopio brevettato, un apparecchio per permetteva di guardare una pellicola in movimento da un oculare. Il suo cinetoscopio era pensato per far guardare le immagini a una persona sola alla volta, dietro pagamento di una monetina. Edison non credeva che adoperarlo per proiettare immagini su uno schermo potesse essere altrettanto redditizio. Nel dicembre del 1895 Louis Lumière presentò al Grand Café di Parigi il suo «cinematografo». Una delle pellicole proiettate fu L’arrivo del treno espresso a Parigi. Lumière realizzò insieme al fratello pellicole che più tardi sarebbero state chiamate documentari. Attraverso il film fu formato un nuovo pubblico di massa, molto più ampio di quello del teatro di qualsiasi epoca: questa sarebbe stata chiamata l’età d’oro del cinema. All’epoca delle prime produzioni il paese dominante era la Francia, ma anche altrove operavano attivamente i cineasti: in Gran Bretagna, ad esempio. Nel 1914 gli Stati Uniti erano al secondo posto nel mercato dell’esportazione di film a Hollywood, destinata a diventare il centro dell’età dell’oro del cinema. Hollywood era ancora agli inizi della sua espansione, ma aveva già le sue stelle del cinema, come Charles Chaplin. In Gran Bretagna e in Francia i primi a proporre film furono i proprietari di music-hall e i professionisti dello spettacolo. Solo dal 1904 si aprirono sale speciali per le proiezioni: la prima in Gran Bretagna. La prima sala americana fu aperta nel 1905. Intanto, lentamente, il business del cinema passò alle grandi società. La modalità della produzione dei film era stata influenzata dall’esistenza dei brevetti di Edison che avevano validità nazionale e non internazionale. Nel 1908, dieci grandi società di distribuzione americane, che adoperavano tutte i brevetti Edison grazie a un accordo raggiunto con lui, tentarono una fusione monopolistica, che diede luogo alla Motion Picture Patents Company. A quell’epoca a Hollywood erano arrivati i cosiddetti «indipendenti». Nel frattempo anche Chaplin si impose con il suo primo film hollywoodiano, Making a Living, che gli fece guadagnare la fama internazionale. Nel 1919 Chaplin fondò insieme a Fairbanks, Pickford e Griffith una società propria, la United Artists. Altri film furono importanti: Metropolis di Lang, registi stimati come Eisenstein, Kurosawa, Bergman.

Un indipendente che si era trasferito a Hollywood, Zukor, contribuì alla distruzione della MPPC e aprì un canale di comunicazione tra Hollywood e Wall Street: Zukor arrivò a controllare più di trecento sale cinematografiche. Si levarono dunque le lamentele dei piccoli produttori, che non riuscivano a entrare o rimanere nell’industria del mercato del cinema. I magnati però erano destinati a controllare il sistema. Una società nuova, però, riuscì ad emergere: apparteneva ai fratelli Warner e fu grazie alla loro intraprendenza che nel 1927 fu realizzato The Jazz Singer, il primo film sonoro famoso, che diede inizio all’età dell’oro del cinema. Era difficile per gli altri paesi rivaleggiare con Hollywood anche se, con la fine del cinema muto e l’introduzione del sonoro, il fatto che nel mondo si parlassero tante lingue dava ai produttori nonamericani una possibilità che mancava in Gran Bretagna, malgrado le differenze tra l’inglese e l’americano. I film esprimevano le diverse culture nazionali: in Francia si sottolineò il ruolo del cinema in quanto arte, come in Germania.

Negli anni Trenta si ebbe una svolta, quando la depressione diede stimolo alla produzione di film che esprimevano la coscienza sociale dei registi. In questi anni il cinema non doveva ancora temere la concorrenza della televisione: in pratica nessun paese aveva ancora una televisione regolare, anche se il termine era stato inventato già nel 1900. Il fondamento tecnico della televisione è diverso da quello della trasmissione di immagini ferme. La scansione elettronica, che si sarebbe rivelata la chiave della televisione di massa, fu individuata come tale nel 1908 da Campbell Swinton. Nel frattempo, Rosing in Russia aveva condotto degli esperimenti e aveva proposto un sistema televisivo che utilizzava come ricevitore un tubo catodico. Dopo la rivoluzione, Zworykin, allievo di Rosing, poté brevettare un sistema televisivo elettrico completo.

Quando, a distanza di una generazione, intorno alla televisione applicata si raccolse la prima pubblicità, la situazione era mutata. Se prima non se n’era parlato molto, gli apparecchi televisivi erano ormai in commercio dagli anni Venti. In Gran Bretagna lo scozzese Baird nel 1929 ottenne il permesso dalla BBC di lanciare un servizio televisivo sperimentale. Baird si interessava a tutti gli aspetti della televisione, compresi i collegamenti internazionali, ma gli fu difficile lavorare in America, dove venne ostacolato dagli interessi dei radiofonici costituiti. Fin dall’inizio furono le grandi organizzazioni e non i singoli inventori a beneficiare dei vantaggi commerciali: la EMI era una di quelle società. La EMI, che aveva accesso ai brevetti della RCA, aveva costituito un’equipe di tutto rispetto diretta da un altro allievo di Rosing, il quale aveva lavorato in precedenza per la Marconi Company. Nel gruppo c’era anche Blumlein. Utilizzando una telecamera Emitron, si dedicarono all’elaborazione di un sistema a 405 righe per la Gran Bretagna. Nel gennaio del 1935 una commissione d’inchiesta ufficiale aveva consigliato l’inaugurazione di un servizio limitato, ma destinato a diventare generale, e raccomandato di istituire una Commissione consultiva per la televisione. La BBC nel 1936 organizzò le prime trasmissioni televisive. Il primo sistema a imporsi fu quello di Baird. Ma il sistema realmente avanzato era quello proposto dalla EMI-Marconi, destinato a trionfare. Baird perse inevitabilmente la gara. In altri paesi europei, che non ebbero il loro Baird, la televisione elettronica vinse più facilmente. Ma la vera età della televisione non sarebbe cominciata prima degli anni ’50.

I grammofoni

Interessante un confronto tra la storia del cinema e gli inizi dell’industria del grammofono: l’uno portava la gente fuori casa, l’altro ve la faceva rimanere. Fu un fotografo francese, Nadar, a concepire l’idea di un dagherrotipo acustico che riproducesse i suoni. Nadar proponeva una scatola in cui si potessero fissare le melodie, e chiamò questa sua macchina fonografo. Edison trasformò le idee in fatti. Brevettò nel 1877 un registratore telegrafico meccanico, dove un disco ricoperto di carta girava su un piatto e una punta assicurata a un braccio incideva una serie di punti e linee a spirale. Nei primi anni dell’industria del fonografo vi furono aspre lotte d’interessi tra Edison e Bell (inventore del grafofono). Nel frattempo Emile Berliner, un inventore tedesco, elaborò una nuova macchina per suonare dischi a solco, che chiamò grammofono. Berliner era interessato particolarmente alla registrazione di qualità di musica classica: per lui la riproducibilità era più importante di quanto non lo fosse per Edison e Bell.

Negli Stati Uniti la Victor Talking Machine Company, fondata nel 1901, seguì un metodo per cui il disco veniva trattato come un libro e non come una fotografia: gli artisti di successo avrebbero però guadagnato dalle loro registrazioni molto più che dalle esibizioni dal vivo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.degiovanni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia sociale dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scarpellini Emanuela.
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