Riassunti di storia sociale dell'educazione
Parte prima: natura, metodi, problemi della pedagogia sociale (Lezione 1 e 2)
Lezione 1: L'orizzonte del comprendere: ai margini e al centro della storia
Introduzione al corso di storia sociale dell'educazione occidentale.
Nella società moderna, in costante mutamento culturale, disciplinare, non è più plausibile accettare come normale routine il know-how di conoscenze, abilità operative indispensabili per compiere le professioni della formazione, che ci sono state trasmesse dalle generazioni antecedenti. I professionisti della formazione devono mettere a corrente la loro pratica tramite la conoscenza della ricerca, delle scienze sociali, delle scienze umane. «Dopo una storia di circa diecimila anni, il nostro tempo è il primo in cui l'uomo è diventato totalmente "complicato", però inoltre dove l’uomo nello stesso tempo non sa che cos’è e non sa che cosa sa». Questo è il punto di inizio dell’antropologia pedagogica che, diviene nella seconda metà del XX secolo una notevole area di conoscenze pedagogiche.
Sappiamo che l’antropologia pedagogica esalta gli sforzi pragmatici nel campo dell'azione umana, della libertà umana. L'antropologia pedagogica è la culla dell’antropologia delle scienze. Impegnandoci sui temi antropologici, nell’educazione ci si dedica sempre in maggiore misura dello studio delle strutture sociali reali in cui si trattano, si tematizzano gli elementi soggettivi dell'azione dei soggetti sociali. Però l’indagine moderna nasce dalla ricerca storica, dove lo studio delle esperienze socio-educative principali dell'uomo o la storia della mentalità formativa sono certamente in misura minore spiegate.
Ebbene dal momento che la conoscenza corrente proviene dall’inquietudine storica fra avvenimento e racconto, dispositivi e strutture ecc. è opportuno una maggiore limitazione del materiale storiografico pertinente alla storia sociale dell’educazione, per creare o riprodurre le azioni formative del presente. D’altronde la storia sociale dell’educazione, come è stata strutturata alla fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, si propone al modo di ramo di ricerca e pertanto è una disciplina ancora un po’ fragile e in cui si individuano senza sosta nella maggioranza carenze, vuoti e molte sono le indagini che si dovranno tuttora dedicarsi nel futuro immediato, perché sono molte le manchevolezze di conoscenze.
In quell’era le tesi di Ariès (1960) sono all’inizio criticate perché trasgredivano con il classico modello storiografico della storia della pedagogia. Infatti queste tesi reclamavano tuttavia riletture di testi e documenti già di dominio comune, indagini nuove che impegnavano i pedagogisti in campi di studio poco familiari, come l’esame critico di documenti iconografici.
La storia sociale dell’educazione si occupa sia di identità personali, identità sostenibili, nuove forme di cittadinanza, processi di costruzione eco-identitaria, rilettura del passato, dimensioni trasformative intese come normatività, responsabilità, intenzionalità, rappresentazione sociale dell’educazione, pratiche educative formali ed informali, fondatori della pedagogia sociale italiana, dispositivi formativi, riti di passaggio, tradizioni, orientamenti sociali di ricerca educativa che di altro.
Infatti la storia sociale dell’educazione si qualifica come chiave di lettura essenziale per esaminare il passato allo scopo di capire il presente e costruire il futuro formativo delle nuove generazioni, orientare il nuovo a salvaguardia delle comunità, trovare i nodi significativi nella complessità che avanza.
La storia sociale dell'educazione come regione delle scienze dell'educazione e della formazione
La storia sociale dell’educazione è sorta quale regione delle indagini pedagogiche nella comunità scientifica tedesca dell'Ottocento da Karl Mager 1810-1858; Friedrich Adolph Wilhelm Diesterweg 1790-1866; Paul Natorp 1854-1924. Solamente nei dieci anni più attuali la pedagogia sociale si è associata alle indagini italiane di scienze dell’educazione e nello specifico delle scienze della formazione.
Fino agli anni Settanta, mentre ci si rifaceva alla storia del pensiero educativo, si voleva ricordare la storia del pensiero pedagogico svolta da noti autori, filosofi, pedagogisti. Sappiamo che un importante deroga della storia del pensiero pedagogica era riprodotta dal manuale di Giuseppe Flores D’Arcais del 1976 che suggeriva il titolo di Educazione e Pedagogia e nella prefazione affermava che l’educazione, è perennemente, educazione sociale «la relazione educativa si presenta inoltre come una relazione fra una società o un organismo sociale, che vuole compiere sugli individui, e il singolo, che vuole anzi asserire la sua autonomia, la sua indipendenza. L’organismo sociale, percepisce il bisogno della proprio mantenimento, e in seguito reputa lecita una sua azione per educare l’uomo in base al suo programma. Questo vuol dire inoltre che la società, individuando la persona nel modo di socio, non può non educarlo; però che questa educazione comporterebbe ovviamente il richiamo allo statuto, ai compiti, ai fini di questa società. L’educazione, comporta sempre una relazione con l’altro» (Flores D’Arcais 1976, 6).
Concerne una discussione che anticipa la vita del terzo millennio, ove nelle regioni dell’indagine formativa, «nuove pratiche partecipative, discorsive pare che si propongano, in forma paradigmatica, come ponte tra la totalità degli avvenimenti sociali la parzialità, fra singolarità e pluralità, in cui l’ultimo debba essere intuito come collaborazione sinergica fra diverse riproduzioni del mondo. Oggi la condizione di limite della formatività è una linea immateriale e specialmente mobile, e nello stesso modo sostenuto da Ratzel in Antropogeographie che la frontiera è creata da infiniti punti, sui quali un movimento organico è arrivato ad arrestarsi” (Ratzel 1899, 271). Spostamento, mobilità sono alla base del concetto di frontiera arrivando persino a manipolare la propria natura».
Le specificità della storia sociale dell'educazione
La ricognizione storica sull’educazione, sulla formazione si definisce come Storia sociale dell’Educazione che, indaga gli avvenimenti educativi, formativi ed inoltre dimostra esperienze. La storia sociale dell’educazione opera lo sforzo di distinguere l’essere dal dover essere, per incominciare dal conteso delle circostanze educativo-formative che si identificano nelle molteplici società che si sono alternate, e reputa l’educazione come punto di incontro di più elementi, che implicano assieme civiltà, cultura, teorie per l’azione, intenzionalità educative, pratiche formative in relazione fra innovazione e tradizione, dichiara pratiche formative qualche volta formali, però sovente informali o non formali della storia umana, tuttavia dirette per fare circolare naturalmente fra gli uomini eventi, avvenimenti, idee che spettano all’educazione sociale e civile.
Umberto Margiotta pubblica “Genealogia della formazione” (2007) che prosegue con decisione verso la storia sociale delle pratiche formative. L’autore nella prefazione segna in che modo, se la scuola è stata nei fatti il recipiente organizzato dei valori di una comunità, di cui indirizzava e indirizza tuttora la razionalità, il comportamento degli abitanti, «le pratiche formative accompagnavano il formarsi dell’identità delle persone, popoli, nazioni; facevano nascere le forme di vita riconoscibili, accettabili del sentire degli individui e davano contemporaneamente il miscuglio entro cui quelle forme si facevano valori, tabù.
Hanno notato che nel processo del farsi scienza pedagogica, educazione formale nel curricolo della scuola accademica, le scienze dell’educazione hanno, emarginato e accumulato nell’informale pratiche, costumi, orientamenti, che tuttavia si dirigevano alla formazione del carattere, all’evoluzione dei mestieri, delle professioni, alle politiche sociali. Però contemporaneamente fuori dai contesti accademici la mappa dei saperi si è progressivamente struttura, aperta, fino ad addossarsi volti complessi che da una parte l’avvicinano alla pratica formativa, invece dall’altra parte, la indirizzano all’indagine curricolare. Oggi la formazione è oggi capito nel modo di pratica sociale problematica. Fare formazione è spesso in minoranza un fatto “artigianale” è sempre più un evento necessario. Però sul piano economico e umano fare formazione è difficile, dispendioso.
Oggi le essenziali cause di questi problemi formativi sono:
- Il rapporto tra formazione iniziale e formazione “ulteriore”;
- La relazione tra itinerari sociali e percorsi formativi (specialmente il nodo della partecipazione alla formazione);
- Il rapporto tra formazione e “saperi” (come aree di apprendimento);
- Il rapporto tra formazione e organizzazione;
- La relazione tra formatori e altri soggetti della formazione.
I fondamenti della storia sociale dell'educazione in Italia
Per Flores D’Arcais, l’educazione si sviluppa mediante procedure di dominazione, di mutazione del contesto, che: «sono una conferma dell’abilità umana di governale le cose, e una testimonianza che il suo potere deriva, dal suo conoscere», invece in modo più chiaro per Margiotta «l’emergenza di una pratica è sempre stata il risultato di una lotta, forma quest’ultima, della relazione tra governati e regnanti».
Sappiamo che sul piano metodologico, «riformare la discendenza dei valori, della formazione, della conoscenza, dell’educazione sarà adeguarsi sugli inizi degli indizi, inseguire gli indizi quando loro emergono dai labirinti dove nessuna verità, però unicamente la furbizia delle persone, li ha mai tenuti sotto controllo. Inoltre riformare le provenienze tratta con il corpo: settore dove le pratiche degli individui hanno diviso i linguaggi e hanno separato le opinioni, luogo di divisione, di ricomposizione dell’Io» (Margiotta 2007, 12).
Solitamente nel tentare di trovare i fondamenti italiani della Pedagogia Sociale, Blezza rievoca la divulgazione dell’Enciclopedia pedagogica avviata da Maura Laeng (1989-1994), ove appare una voce di Salvatore Colonna che indica la Pedagogia Sociale come «Lo studio dell’educazione come fatto sociale, nelle sue origini, nelle sue condizioni, nei suoi processi, nei suoi risultati».
Tra i pochi testi sistematici nati dalle idee dell’indagine italiana, vi è il lavoro di Antonio Santoni Rugiu, che converge nella “Storia sociale dell’educazione” del 1979. Santoni Rugiu nell’introduzione della prima edizione consiglia una storia dell’educazione dalla Grecia Antica sino ai nostri giorni avendo considerato anzitutto i cambiamenti sociali trascorsi. Appare improbabile che intorno quarant’anni dalla fine del monopolio idealistico sulla cultura storico-filosofica italiana, studenti secondari, universitari, insegnanti, lettori avessero a disposizione opere provenienti dallo schematismo gentiliano di natura neo-idealista per cui “l’educazione è lo sviluppo dello spirito e lo sviluppo dello spirito è l’oggetto proprio della filosofia, la pedagogia è la filosofia dello spirito”, nelle quali la storia della pedagogia si consumava perciò nella storia della filosofia.
L’evoluzione dell’oggetto di studio
Negli ultimi dieci anni i differenti rami della storiografia contemporanea sono sottostate a innovazioni rilevanti, specialmente nei campi specialistici, nei campi a trama interdisciplinare ad esempio la storia sociale dell’educazione. Santoni Rugiu, nel capitolo finale aggiunto nell’edizione del 1987 approva che:
- L’evoluzione della storia sociale dell’educazione ha provato che l’istruzione non può più essere concepita come funzione centrale dello sviluppo sociale e da sola, non adempie neanche al complicato problema della trasmissione dei saperi alle nuove generazioni, a cui partecipano sempre più eventi mediatici, strutture sociali di diversa natura.
- L’evoluzione della storia sociale dell’educazione segna la crisi, l’esigenza di recupero sotto altri punti di vista, specialmente da Bruner in seguito, notano gli ambiti sociali in cui si strutturano gli eventi educativi, per capirne le dinamiche fondamentali, e fare i consigli in dinamiche, in linee di tendenza.
È necessario pertanto riappropriarsi del campo dell’indagine sociale storico-educativa, per riprogrammarne metodologie, punti di vista, sulla base delle diverse novità. Foucault dà un potente strumento analitico sia con il concetto di dispositivo che con la nozione di eterogeneità e di rete.
Foucaul asserisce che il dispositivo è una rete che si può fissare fra elementi eterogenei del sociale, e di cui ci incuriosisce nello specifico la natura mutevole del collegamento fra questi elementi eterogenei, la circolazione tra le entità: un insieme eterogeneo che implica discorsi, istituzioni, pianificazioni architettoniche, decisioni, regolamenti, leggi, misure amministrative, enunciati scientifici, proposizioni filosofiche, morali, filantropiche;. Il dispositivo in sé è la rete che si può disporre fra questi elementi” Massa (1997, 17), «l educazione è un dispositivo. cioè in un insieme strutturato di componenti dimensionali che svolge una propria azione rispetto a molteplici livelli di riferimento». Compito a della storia sociale dell’educazione, diviene quello di studiare la struttura profonda di ogni accadere educativo, cioè l’insieme interagente e dinamico, socialmente e culturalmente connotato, dei dispositivi della formazione: quindi insieme di materiali e simboli, ruoli, norme, regole, tecniche, metodi, procedure, motivazioni, interazioni, affetti, linguaggi, riti, che, produce effetti di ordine formativo nel campo storico delle forze in cui agisce.
Nella storia sociale dell’educazione secondo Massa va messo il “dispositivo strutturale”, che è definibile come insieme di dimensioni spaziale, temporale, corporale, simbolica: quale dispositivo strutturale stabiliscono abitualmente l’esperienza umana, in particolare l’azione educativa nel suo accadere specifico che in qualche maniera si divide dallo procedere della vita che vaga. L’azione educativa apre una propria dimensione ontologica, che rende l’esperienza educativa reale e medesimo tempo accompagnata da un carattere di finzione, di artificiosità. L’individuo si trova come sospeso fra due mondi: deriva dalla vita reale e ritornerà a questa vita reale, mutato dall’esperienza che ha attraversato, sostenuto da nuovi dispositivi.
Nella sua rielaborazione metodologica per accompagnarsi ai dispositivi educativo-formativi, la storia sociale dell’educazione opta per un metodo generativo e per qualche caratteristica pragmatica, ove il concetto: di individuo indica un elemento di governo uniforme, invece persona in base agli orientamenti indicati nel testo di studio vuol dire, l’uomo come soggetto di storia, di cultura, di politica in senso ampio, come sede di valori, come nodo di comunicazione interpersonale complessa» (Blezza 2005, 21).
Vi è una storia sociale dell’educazione che si modella come formazione che si realizza nella famiglia, nella società per mezzo della figura centrale della donna. Infatti tutto questo si può più esprimere come extra-scuola. In qualche maniera le multiformi esperienze formative divengono esperienza cosciente, creano identità collettiva, compiendo una connessione generazionale fra quelli che sono esposti ai medesimi sfondi formativi, agli acceleramenti storico-sociali, agli agenti del mutamento. Indirizzano, quei procedimenti per mezzo di cui:
- Le giovani generazioni si inseriscono nel processo culturale ed esprimono continuamente nuovi partecipanti;
- Spariscono persone che prima partecipavano a questo processo;
- I membri di ogni singola generazione partecipano solamente a una parte limitata del processo storico-formativo;
- È necessaria una continua trasmissione dei beni culturali accumulati;
- L’avvicendarsi delle generazioni è un processo continuo (Cfr. Mannheim 2008).
I rituali non si possono dividere dalle questioni, dai punti di vista Inter-generazionali. Il processo rituale deriva dalla simbolizzazione, formazione. Usando il giudizio dei riturali siamo capaci di decidere una tipologia che fa vedere i riti, i rituali che hanno un ruolo essenziale in tanti rapporti sociali e frequentemente indicano i passaggi Inter-generazionali:
- Riti di passaggio (nascita e infanzia, adolescenza e iniziazione, matrimonio, morte);
- Rituali o funzioni concernerti processo decisionale delle istituzioni (esami, nuovi compiti lavorativi e nuove posizioni);
- Rituali del calendario (Natale, compleanni, anniversari, feste nazionali);
- Intensificazione dei rituali (feste, amore, sessualità);
- Rituali di ribellione (movimenti di liberazione, movimenti ambientalisti, giovani rituali, operazioni di trasformazione del corpo come tatuaggi etc.);
- Rituali di interazione (saluti, addii, conflitti).
I rituali sono formati da una serie di atti ordinati in cui gli individui sociali si assumono funzioni differenti. I rituali sono formati soprattutto da uso di oggetti simbolici. L'uso rituale degli oggetti, sono atti che servono a produrre, gestire, mutare la società. Sono azioni simboliche, che esibiscono gli avvenimenti individuandone – le intenzioni etiche, estetiche, insegnano a rapportarsi con la diversità, danno forma ai rapporti sociali, variano fra conflitti e integrazione. Le performance rituali rappresentano...
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