Storia sociale dell'educazione
Modulo 1
La storia sociale dell'educazione studia i fatti educativi e formativi piuttosto che soffermarsi alle teorie dei grandi pensatori (distinzione tra essere e dover essere). Essa considera l'educazione un punto di incontro di diversi fattori: civiltà, cultura, teorie per l'azione, intenzionalità educative e pratiche formative in rapporto tra innovazione e tradizione.
La storia sociale dell'educazione nasce nel '800 come regione degli studi pedagogici della comunità scientifica tedesca. In Italia è entrata a fare parte della ricerca di scienze dell'educazione e della formazione solo negli ultimi decenni, fino agli anni '70 l'interesse era volto principalmente allo studio del pensiero pedagogico sviluppato dai grandi autori; la prima significativa eccezione fu il manuale di Giuseppe Flores D'Arcais (1976) nel quale dichiarò che l'educazione di fatto è sempre educazione sociale, trasformando il tradizionale titolo di “Storia della pedagogia” in “Educazione e Pedagogia”.
Più recentemente (2007) Margiotta nella sua pubblicazione “Genealogia della formazione” sottolineò che sebbene la scuola sia da sempre considerata contenitore organizzato dei valori di una comunità, tuttavia le pratiche formative non sono identificabili esclusivamente all'interno dell'organizzazione formativa scolastica ma sono altrettanto riscontrabili in una serie di attività informali che contribuiscono alla costruzione dell'identità dei membri della comunità; dunque il campo della formazione non risulta essere in realtà così organizzato come si è sempre ritenuto essere. La formazione è oggi concepita come pratica sociale problematica poiché deve far fronte ai bisogni delle “società complesse”.
Fondamenti della storia sociale dell'educazione in Italia
Tra i pochi testi nati dalla ricerca italiana uno dei più importanti è “Storia sociale dell'educazione” pubblicato nel 1979 da Antonio Santoni Rugiu, nella premessa della prima edizione l'autore dichiara il suo tentativo di ricostruire la storia dell'educazione, dalla Grecia antica all'epoca contemporanea, attraverso il punto di vista delle modificazioni sociali intercorse. Fino a quel momento infatti gli unici testi disponibili proponevano una storia della pedagogia che si esauriva nella storia della filosofia.
L'evoluzione dell'oggetto di studio
La storia dei fenomeni educativi – formativi è complessa e sfaccettata, essa è influenzata dagli avvenimenti e dai contesti sociali piuttosto che dalle teorie pedagogiche; in merito a questo Rugiu nel '87 affermò che la sola istruzione non può essere più ritenuta funzione centrale dello sviluppo sociale e della trasmissione dei saperi, a tal funzione infatti partecipano oggi fenomeni mediatici e strutture sociali di natura diversa.
Le teorie pedagogiche sono entrate in crisi e sono state sostituite da diversi autori dall'osservazione dei contesti sociali in cui si articolano i fenomeni educativi con lo scopo di coglierne le dinamiche e le tendenze. Alla luce delle novità il settore della ricerca sociale storico – educativa deve riconfigurare prospettive e metodologie.
L'oggetto di studio è cambiato. Il compito della storia sociale dell'educazione e della pedagogia consiste nello studio della struttura profonda di ogni fatto educativo, ovvero l'insieme dinamico e interagente dei dispositivi dell'educazione caratterizzato da aspetti sociali e culturali (Massa).
Il termine dispositivo (Foucault) definisce una rete di natura mutevole che si può stabilire tra elementi eterogenei del sociale (discorsi, istituzioni, decisioni, regolamenti, leggi, proposizioni filosofiche e morali, etc). Secondo Massa il cuore della storia sociale dell'educazione sociale è il “dispositivo strutturale” ovvero la dimensione spaziale, temporale, corporale e simbolica, tali dimensioni determinano in generale l'esperienza umana.
Le esperienze formative si plasmano nell’esperienza di vita dell'individuo generando un’identità collettiva. E realizzando un legame generazionale tra coloro che sono esposti agli stessi sfondi formativi. I rituali sono dispositivi educativo – formativi, essi svolgono un'importante ruolo nelle relazioni sociali e spesso segnano i passaggi inter-generazionali (riti di passaggio, rituali riguardanti il processo decisionale delle istituzioni, rituali di calendario, rituali di ribellione, rituali di interazione).
I rituali sono azioni simboliche:
- Se ereditati dal passato legano i gruppi di una comunità e gli conferiscono un'identità che permette di distinguersi da altri.
- Se in precedenza inesistenti sono innovazioni e implementazioni della realtà.
Un altro fenomeno particolarmente interessante è quello del nuovo accesso al mondo culturale e formativo di persone singole o gruppi sociali (abbandonare il gruppo d’origine per entrare in uno nuovo, emigrare in cerca di lavoro, un giovane che lascia la famiglia), non sono più importanti solo gli strumenti concettuali tradizionali con cui si indagano i fenomeni ma le sedi sociali in cui i fenomeni si manifestano, le sedi sociali sono infatti educative di per sé (poiché sociali e relazionali).
La nuova idea di pedagogia non è più legata solo ai luoghi dell'istruzione tradizionale ma è quella di una pedagogia che sta sul territorio. Il territorio è un laboratorio diffuso dove non viene semplicemente applicato il sapere precedentemente appreso ma dove, attraverso le pratiche sociali, si produce conoscenza.
La società contemporanea, definita open society, porta con sé nuovi soggetti destinatari dell'attività pedagogica: i soggetti del capitale umano e del learnfare.
Sostanzialmente il lavoro degli storici dell'educazione sociale consiste nel trovare un punto di unione tra prospettive tra loro opposte e complementari: da un lato la prospettiva interna della disciplina (identificare la natura dei fenomeni emersi progressivamente nello sviluppo storico) e dell'altro la prospettiva esterna (interpretazione dei fatti formativo-sociali in relazione alla società in cui viviamo).
Le teorie dell'educazione sociale
Con Certeau (1978) cambia l'atteggiamento storiografico: in precedenza le ricerche si erano concentrate sullo studio del comportamento mentre Certeu preferisce parlare di pratiche (quelle dell'attività quotidiana), le persone infatti nel quotidiano usano, si appropriano e ricostruiscono i saperi formativi assorbiti.
La costruzione e ricostruzione delle pratiche formative diventa invenzione della tradizione, ricostruzione della storia delle comunità e dell'identità. La pratica contemporanea della ricostruzione prevede spesso l'uso del processo di bricolage, così definito da Levi-Strauss, tuttavia pensare di affrontare la storia sociale dell'educazione servendosi di un solo metodo sarebbe assolutamente riduttivo.
La varietà di orientamenti di ricerca contemporanea può essere suddivisa in tre filoni principali:
- Orientamento interpretativo: il suo principale obiettivo è quello di comprendere il modo in cui l'uomo percepisce e interpreta il mondo sociale, l'uomo viene studiato in termini di “soggetto”, in questo orientamento spicca l'approccio ermeneutico.
- Orientamento empirico-analitico: presenta lo stesso obiettivo dell'orientamento interpretativo ma lo studio dell'uomo avviene in termini di “oggetto”, in questo caso la forma di comprensione dell'uomo è più predittiva ed esplicativa, coinvolge i rapporti funzionali tra i fenomeni sociali e identifica ipotetiche causalità. L'istruzione è vista come il processo attraverso cui l'ambiente è manipolato al fine di permettere all'uomo di apprendere comportamenti specifici.
- Orientamento critico: ha l'obiettivo di portare alla coscienza le forze nascoste che stanno alla base dei fenomeni, esso consiste in un'analisi critica di tipo ideologico e radicale della realtà socio-educativa promuovendo le teorie dell'uomo e della società radicate nell'atteggiamento di emancipazione da forme coercitive e dominanti di controllo sociale.
Epistemologia delle modalità dominanti di indagine nelle scienze sociali - van Manen, 1975
(Nelle ultime due colonne dello schema viene presentato l'orientamento teorico dominante cui ogni schema di azione è dominato.)
La prima teoria dell'educazione sociale che fa i conti con la modernità risale al 1796, anno di pubblicazione di “Teorie del potere politico e religioso nella società civile, dimostrate attraverso il ragionamento e la storia” da parte di Louis-Auguste Vicomte de Bonald. Le sezioni del testo si occupano di educazione sociale – pubblica e di educazione domestica o speciale.
Egli affermò l'esistenza di tre categorie di persone fragili: donne, bambini e soggetti che svolgono attività meccaniche (rispettivamente in riferimento al sesso, età e condizione), attraverso la conoscenza è possibile offrire loro abilità che li rendano socialmente attivi, per questo è importante che la società si impegni ad erogare il sapere attraverso l'istruzione pubblica; il fine è quello di sviluppare i talenti nascosti insiti in ogni essere umano e i buoni costumi che li aiutino a rifuggire dal male. L'educazione domestica sostiene l'educazione pubblica poiché ha la funzione di sviluppare lo spirito, il risultato sarà quello della creazione dell' uomo sociale, in grado di esercitare la ragione ed esprimere opinioni.
Vicino alla concezione di De Bonald ritroviamo quella dell'educazione sociale di Lorenzo Milani basata sul concetto di Caring (I care), egli affermava che la conservazione del mondo dipende dalla nostra capacità di essere coinvolti affettivamente negli eventi del mondo e di prenderci cura di ciò che non vogliamo perdere. Secondo Milani il linguaggio rappresenta l'arma contro la violenza, è dunque necessario fronteggiare la povertà linguistica attraverso l’istruzione, infatti chi non possiede una buona proprietà di linguaggio può essere soggetto a raggiri e oppressione.
Milani tuttavia non si limitava ad insegnare la padronanza di linguaggio ma insegnava a produrre linguaggi, ovvero la capacità di rimpiego personalizzato e creativo dei linguaggi in situazioni diverse. Un altro aspetto che accomuna i due studiosi è l'attenzione per quei linguaggi che riducono l'incertezza personale e sociale.
La piena realizzazione dell'educazione sociale è destinata a vincere qualsiasi tentativo di emarginazione, essa deve dare alle persone la percezione di un accompagnamento effettivo nelle situazioni di difficoltà. Tale compito è ricondotto alle istituzioni, in particolare al ruolo delle comunità e degli enti locali. L'educazione sociale non è solo un modo per organizzare la conoscenza ma essa aiuta le persone a funzionare in modo efficace nelle situazioni sociali, in modo da poter agire sul mondo circostante.
Attingendo alla conoscenza personale e pubblica le persone innescano un processo attivo di educazione sociale che aiuta a sviluppare e mettere in pratica quei valori e quelle sensibilità che sono fondamentali per una società giusta, democratica e sostenibile. La storia sociale dell'educazione dunque è anche storia del pluralismo culturale, dell'analisi critica dei diritti umani in prospettiva globale e interdisciplinare, la storia delle capacità di partecipazione e di azione sociale e dell'apprendimento sociale permanente.
Secondo Amartya Sen l’educazione ha diversi ruoli, tra cui:
- Ruolo strumentale processuale, essa infatti ampliando conoscenze e formazione le persone ampliano gli orizzonti e vengono a contatto con gli orizzonti altrui.
- Ruolo di empowerment, favorisce le capacità di persone emarginate e svantaggiate.
Essa produce:
- Effetti redistributivi, tra famiglie, gruppi sociali, etc;
- Effetti interpersonali, le persone sono in grado di utilizzare i benefici della formazione per aiutare gli altri contribuendo alla società buona e all'esercizio delle libertà democratiche.
Secondo Sen l'educazione rappresenta un beneficio incondizionato per l'espansione delle capacitazioni e della libertà umana. La libertà individuale è un impegno sociale, egli indica cinque tipi di libertà fondamentali: libertà politiche, strutture economiche, opportunità sociali, garanzie di trasparenza e sicurezza nella protezione. Tali capacità si sostengono a vicenda e sono tutte insieme mezzi di sviluppo individuale e sociale. Sen inserisce nelle capacità di base la capacità di essere educati.
Secondo Terzi la capacità di essere educati può esser considerata una capacità di base per diversi motivi:
- La mancanza di tale opportunità recherebbe grande danno e svantaggio alla persona;
- Essa svolge un ruolo fondamentale nell'espansione di altre capacitazioni per cui è fondamentale per i funzionamenti necessari al benessere;
- Essa costituisce un diritto fondamentale.
Terzi identifica i funzionamenti di base, a livello ideale, inerenti alla sfera educativa, utili per il soddisfacimento di bisogni fondamentali e per evitare svantaggi e danni agli individui:
- Literacy: saper leggere, scrivere, saper utilizzare il linguaggio e i funzionamenti discorsivi del ragionamento;
- Numeracy: saper contare, risolvere problemi matematici e utilizzare funzionamenti di ragionamento logico;
- Sociality and participation: essere in grado di stabilire relazioni sociali positive e di partecipare alle attività sociali “senza vergogna”;
- Learning dispositions: essere in grado di concentrarsi, perseguire interessi, eseguire compiti, ricercare;
- Physical activities: essere in grado di esercitare attività sportive e di impegnarsi in esse;
- Science and technology: essere in grado di comprendere fenomeni naturali, essere informati sulla tecnologia ed essere in grado di utilizzare strumenti tecnologici;
- Practical reason: essere in grado di riflettere in modo critico sulle azioni proprie e altrui e mettere in relazione mezzi e fini.
Modulo 2
La ricerca storica presenta diversi limiti di obiettività, la storia non risponde a precise formule di causa – effetto e lo storico è difatti condizionato dalle idee e dai metodi derivati dal suo ambiente di formazione e di appartenenza; egli inoltre deve correggere le informazioni del passato che sono state falsate dalla memoria collettiva e non deve trascurare nessuna fonte, nemmeno quelle non che gli paiono abbracciare le proprie ipotesi.
Allo storico viene chiesta imparzialità e obiettività. Tuttavia porre la storia sullo stesso piano delle scienze naturali e richiederne dunque totale obiettività è pressapoco impossibile, nella ricostruzione dello storico sarà sempre presente un elemento personale.
La complessa ricostruzione storica del passato è frutto di una selezione di certi aspetti a discapito di altri; lo storico ha accesso a quello che sopravvive dal passato che non è sempre frutto di una scelta qualificata, non possiamo essere certi che i documenti giunti fino a noi siano i più idonei a farci comprendere l'evento; inoltre i documenti sono frequentemente il risultato dello sforzo delle società storiche per imporre al futuro una determinata immagine di sé.
L'indagine storiografica sul passato educativo del mondo occidentale è un mezzo per comprendere le basi della nostra società. Braudel e il suo “Civiltà materiale” (1977) segna un cambiamento nei campi della ricerca storiografica, l'interesse viene orientato verso aspetti nuovi: abitare, mangiare, vestire, morire.
Emerge il concetto di micro – storia dove l’interesse è orientato al quotidiano e all’inconscio collettivo, la storia sociale prende connotazioni di storia debole nel suo tentativo rivalutare i soggetti senza una storia e individua una distinzione tra tempo geografico (cicli millenari) e tempo sociale (il tempo della vita e degli atti quotidiani).
L'interesse della storia sociale dell'educazione viene orientato a soggetti che fino a ieri erano considerati senza storia perché appartenenti a società primitive o a classi subalterne; Freire sostenne che l'educazione debba considerare l'uomo come essere legato all'ambiente che lo circonda, egli non può essere considerato astratto, isolato o indipendente.
Per accogliere questa nuova concezione era importante abbandonare quella di una storia educativa che lasciava indietro i popoli che non riuscivano ad inserirsi nella sua linea di sviluppo. Emerge il concetto di marginalità all'interno della storia dell'educazione, una categoria che comprende un mondo finora trascurato, ovvero tutto ciò che ruota attorno al concetto di educazione nell'infanzia (formazione artigiana – professionale, educatori, genitori, balie, ostetriche, etc) ma che si riferisce anche alla marginalità istituzionalizzata (carceri, manicomi), alla marginalità sanitaria e alla marginalità religiosa.
Si afferma l'idea di una micro – storia pedagogica che opera secondo il concetto di “scala ridotta” piuttosto che dare una visione di insieme di tutta la realtà, si iniziò a privilegiare un'interpretazione antropologica delle esperienze dei singoli individui o di gruppi ristretti.
Già Bloch (1924), considerato padre dell'antropologia storica, era solito operare su cinque versanti:
- Storia dell'alimentazione
- Storia della sessualità e della famiglia
- Storia dell
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Riassunto esame Storia sociale dell'educazione, prof. Minello
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Storia sociale
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Storia sociale dell'educazione - Appunti
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