Capitolo rimol s s: Il liceo e la storia dei saperi a campobasso
Nella "scatola nera" della scuola: il Liceo-Ginnasio e Convitto nazionale "Mario Pagano" di Campobasso
Per delineare le linee essenziali dell'istruzione a Campobasso tra Otto e Novecento è utile centrare l'attenzione sulla storia dei luoghi e delle istituzioni del sapere, fattore nevralgico della formazione e maturazione della nuova facies borghese della città dopo l'unità. I perni attorno a cui ruota la riflessione sono due: innanzitutto si intende muovere da una dimensione locale di storia della scuola per individuare il modo in cui le strutture e le dinamiche che hanno contrassegnato le storie locali, hanno influito sulla vita sociale e culturale dell'intero paese; ci si vuole inoltre soffermare sulla vita educativa materiale quotidiana superando la maggiore attenzione riservata alla storia ufficiale delle istituzioni scolastiche. Molti studiosi come Dominique Julia, si sono, infatti, concentrati sulla storia della cultura scolastica, riservandole una dignità storiografica. A questo proposito, ci si concentra sulla cultura materiale della scuola e, soprattutto, sulla realtà del liceo-ginnasio e Convitto Nazionale "Mario Pagano" di Campobasso, per verificare l'efficacia di questo ramo di studi e soddisfare la sete di conoscenza sulla vita interna della scuola, orientata a rilevare le tensioni e le resistenze nell'attuazione di teorie e metodi educativi. In questa prospettiva, gli studiosi cominciano ad attingere a fonti archivistiche e a stampa dell'istituto, finora poco considerate.
L'istruzione secondaria nel capoluogo
Nel 1900 Campobasso ha assunto definitivamente il ruolo di capoluogo di provincia. Negli ultimi vent'anni dell'Ottocento essa divenne la città moderna che conosciamo oggi, pervenendo alla maturazione di quello spirito innovatore borghese che aveva caratterizzato il secolo precedente. Nel 1812 fu varato il piano di programmazione urbanistica, che permise un'omogenea espansione della città. In questa fase di modernizzazione, un ruolo molto importante è assunto dall'istituzione scolastica (soprattutto secondaria). Grazie al dinamismo sociale e ai livelli di formazione raggiunti, una forte azione propulsiva è fornita dagli sforzi degli esponenti politici, culturali e del mondo della scuola. Intorno al 1930, a Campobasso sono presenti cinque scuole regie secondarie. Gli annuari dei diversi istituti secondari consentono di ripercorrere la parabola che attraversa l'istruzione secondaria a livello storico-nazionale, caratterizzata dalla concorrenza tra scuole tecniche e istruzione classica. Il doppio binario nazionale si riflette nei dati locali: nel 1929 risultano iscritti 334 studenti al liceo-ginnasio e 290 all'istituto tecnico, mentre minore è l'affluenza alle altre scuole.
Il regio Liceo-Ginnasio e Convitto "Mario Pagano" cuore della città nuova
Finora solo poche ricerche hanno avuto come oggetto il Regio Liceo-Ginnasiale e Convitto "Mario Pagano", nonostante esso rappresenti la più antica e importante istituzione scolastica secondaria del Molise e il perno centrale nella formazione dei futuri cittadini della nazione tra Otto e Novecento. L'importanza dell'istituto è da collegarsi non solo alla tradizione educativa trasmessa, ma anche al suo essere simbolo di fulcro culturale, storico e intellettuale nella crescita del capoluogo e dell'intera regione. Nonostante i recenti interessi per le monografie delle istituzioni scolastiche locali, la realtà molisana registra una lacuna nella ricostruzione della storia della scuola. Nonostante gli intenti celebrativi di gran parte degli studi sui singoli licei, occorre valutare il numero di studi in generale rivolti ai licei-ginnasi, che rappresentano una più attuale attenzione per quest'istituzione che ha avuto un ruolo di grande rilievo nella storia dell'Italia unita, nella formazione delle sue classi dirigenti e di preziose reti di intellettuali. Ciononostante, la regione molisana non ha ancora realizzato la ricostruzione delle singole biografie scolastiche.
Il liceo classico e la formazione di una elite cittadina e nazionale
Fin dalla loro istituzione, i Convitti nazionali promuovono un sistema educativo fondato sull'ideale di patria che la futura generazione deve far proprio. I Collegi si pongono come fautori dell'opera di nazionalizzazione e come veri centri di educazione civile e sociale. I licei hanno la funzione di trasmettere ai giovani la coscienza dell'essere cittadini italiani, in quanto la cultura nazionale di base è identificata con il sapere classico. I cosiddetti Convitti vengono regolamentati per la prima volta dalla legge Casati e, all'indomani dell'Unità d'Italia, essi diventarono il mezzo attraverso cui consolidare la nuova Nazione, nonostante le opposizioni dei licei stessi. Il progetto educativo volto alla formazione del "carattere individuale e nazionale" dell'alunno traspare anche dalle parole del preside del convitto molisano Trombone ("Il carattere degli individui forma quello delle Nazioni... il carattere si forma con gli studi letterari che educano il cuore"). In particolare, il Convitto doveva dare esempio di ordine, rettitudine e disciplina e trasmettere forti imperativi per la futura unità morale e prosperità materiale della Nazione, argomenti ribaditi anche da Luigi Lace, rettore del "M. Pagano". Dopo l'unità, tuttavia, la scuola secondaria rappresentava il "grande malato" in campo educativo, in quanto il modello casatiano del Ginnasio-Liceo si concentrava sulla cultura letteraria tradizionale a scapito di quella scientifica. La prima questione che animò il dibattito riguardò proprio l'importanza di continuare a valorizzare la cultura umanistica come fondamento della formazione della classe dirigente o dare nuovo ruolo all'istruzione tecnica in virtù della richiesta di formazione di professionisti e funzionari utili al nuovo stato. Il secondo problema riguardava il conflitto Stato-Chiesa e la questione della libertà d'insegnamento. Il terzo elemento di crisi era dovuto all'inadeguatezza dei mezzi impiegati, in quanto i docenti non erano capaci di realizzare il progetto educativo richiesto dai tempi. Raggiunta l'Unità, dunque, in Italia vi erano più licei pubblici e un numero di gran lunga superiore di ginnasi privati, in quanto i nobili locali preferivano affidare l'istruzione dei figli alle istituzioni ecclesiastiche, per il minore rigore degli studi. Dinanzi all'assenza di un principio educativo unitario nei metodi e nei contenuti a causa del fallimento nella costruzione di un sistema scolastico nazionale (1860-1880), fallì anche il tentativo di affidare al Liceo la formazione delle future classi dirigenti. Questa vicenda nazionale si rispecchia anche nel collegio molisano. Il ribaltamento della situazione nazionale comincia a intravedersi tra la fine degli anni Ottanta e il XX secolo, periodo in cui aumentano i licei regi e gli iscritti alle scuole pubbliche grazie ad una più radicata affermazione del liceo classico, dovuta all'accettazione dello spirito della Legge Casati e al miglioramento delle condizioni materiali della scuola. Nel decennio giolittiano, in virtù delle richieste del mondo lavorativo, si assiste a un nuovo assestamento: con la Legge Daneo-Credaro del 1911, viene istituito un liceo moderno, in cui il greco è sostituito da una seconda lingua straniera e viene dato più spazio alle materie scientifiche. Un'eco delle richieste di rinnovamento si avverte in alcuni documenti molisani come le dissertazioni pronunciate da Pietro Gambera (che difende le scienze naturali e matematiche e il metodo di deduzione e induzione, appoggiando i cultori delle scienze positive), preside-rettore, sulla fondatezza degli studi classici e sulla stentata immissione di discipline scientifiche nella didattica liceale. Questo documento è il simbolo di come la parabola della scuola nazionale fra Otto e Novecento possa essere emblematicamente rappresentata dal focus sul caso molisano, permettendo di aggiungere alle notizie di più ampio respiro storico, quella presa reale sulla realtà locale che ci permette di osservare meglio le dinamiche scolastiche.
Tra mura cittadine ed educazione nazionale
- Consolidamento della memoria storica: Altri importanti documenti sono le relazioni pubblicate nel 1875 dal rettore Luigi Lace, che illustrano le funzioni del Rettore finalizzate al rafforzamento dell'opinione sull'affidabilità e il prestigio del "M. Pagano", pilastri di una visione del liceo come interprete di un'età e di un paese impegnato a plasmare nuove identità collettive. C riguardo all'insediamento dell'istituto nell'assetto storico-sociale della Campobasso del primo Ottocento, fino alla fine del secolo. Nella prima relazione Lace ripercorre le tappe principali segnate nella storia regionale dall'istituzione che ha esercitato una duratura influenza culturale e sociale. Il Real Collegio Sannitico fu fondato da Ferdinando IV nel 1816 e, a tal proposito, il compito di adattare il Convento di S. Francesco a Collegio fu affidato all'ingegner Berardino Musenga, già artefice dei cambiamenti del volto della città. Esso fu poi inaugurato e aperto all'insegnamento nel 1817, fra l'entusiasmo collettivo della popolazione molisana. Nel 1854 i Padri Barnabiti furono chiamati a dirigere il Collegio e si occuparono di costruire un nuovo edificio per le scuole e per i convittori. Nel 1858 il Collegio fu ufficialmente inaugurato come Liceo, grazie ad un decreto di Ferdinando II, e nello stesso anno fu avviata la costruzione di un nuovo edificio. L'istituzione fu ribattezzata nel 1861 con il titolo di "Regio Liceo-Ginnasiale" e nel 1865 come "Regio Liceo-Ginnasio Mario Pagano" (Vittorio Emanuele II). La storia dell'edificio, nel contesto del tessuto urbano, è da ricondurre all'imponenza degli spazi destinati alla sua funzione pubblica, al rigore e alla severità dei locali per la quotidianità della scuola. L'impostazione complessiva dell'edificio stabilita da De Angelis rispondeva alla sua stessa volontà di fare del convitto un polo centrale nello sviluppo urbanistico e culturale della città, al servizio dell'intera collettività e non solo degli studenti. L'importante progetto di realizzazione dell'edificio, parte importante del centro cittadino in cui si realizzava la formazione della classe dirigente, si ripercuote nei rendiconti sulla vita dell'istituto presentati dai presidi rettori alle famiglie. Grazie ad essi sappiamo che il progetto assicurava una razionale distribuzione degli spazi (amministrazione, biblioteche, refettorio, infermeria, chiese, dormitori). Il primo lotto dei lavori fu completato nel 1883, negli anni di collaborazione tra De Angelis e Luigi Lace, il quale ricorda nelle sue memorie di aver trovato locali indecenti e di essersi impegnato nello studio di bilancio per la realizzazione di un nuovo edificio. Un importante aiuto fu assicurato dal Ministro della Pubblica Istruzione Ruggero Bonghi, che visitò l'istituto campobassano personalmente nel 1874, suggerendo De Angelis per la costruzione di una nuova casa educativa. I lavori iniziarono nel 1879, lo stesso anno del trasferimento al Convitto nazionale di Chieti di Lace, sotto il cui mandato l'istituto registrò i maggiori progressi sul piano dell'ampliamento dell'edificio e sul piano del prestigio maturato. Negli anni seguenti si manifestarono dei contrasti tra De Angelis e la direzione del Convitto, ciononostante, dopo opportuni collaudi, fu consegnato il primo lotto dei lavori e fu possibile l'apertura delle nuove scuole nell'ottobre 1882. Dopo varianti al progetto, contrasti, accuse, trasformazioni d'uso (il convitto fu adibito ad ospedale militare tra il 1915 e il 1918) si giunse alla costruzione definitiva dell'edificio odierno. Il miglioramento delle condizioni materiali della scuola era un aspetto funzionale alla realizzazione della Campobasso capoluogo che, con l'espansione urbanistica, avvia il radicamento dei luoghi di formazione della classe dirigente regionale, permettendo al Convitto di diventare lo specchio più fedele delle trasformazioni realizzate in seno al suo centro. Nel 1875 Lace stesso dichiarò che il valore scientifico, il merito letterario e la cultura di un paese non si misura dalle condizioni materiali dei suoi Istituti scolastici, ma quest'aspetto esercita una grande influenza sull'animo dell'osservatore e sull'educazione della gioventù.
- Amministrazione e efficacia: Documentata con resoconti sulla gestione patrimoniale e che consente di evidenziare dei fattori determinanti nel decollo dell'istituto, legato anche alla realizzazione dell'edificio, spazio educativo e baricentro urbanistico e socio-culturale della città-regione, soprattutto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Dai documenti sul bilancio risulta che l'ordinamento scolastico era già bene avviato dal 1862-63 e, dopo le prime fasi e alcuni turbamenti passeggeri, si manifestò una progressiva prosperità dell'Istituzione. In particolare, grazie all'impegno di Lace nello studio di bilancio e ad alcune sue indovinate operazioni (affitto della tenuta di Cantalupo, la rendita annuale ottenuta grazie alla causa Colalillo, l'abbandono delle liti in cui si era arenata l'amministrazione), ci furono notevoli progressi che condussero alla ripresa del bilancio ordinario e alla diminuzione del disavanzo in virtù dell'investimento in buoni del tesoro. Le risorse provenienti da Cantalupo furono, inoltre, riservate, dal 1874, alla costruzione del nuovo edificio. Nel 1879 Trombone sostituisce Lace alla guida del Convitto e ne prosegue i lavori fino a quando, nel 1882, si registrano i primi ritardi. Trombone affrontò, in particolare, delle difficoltà di gestione a causa di un regio commissario incaricato di rivedere tutta la contabilità passata. In occasione della realizzazione del nuovo edificio, Trombone non mancò di ringraziare tutti coloro che avevano contribuito alla realizzazione del progetto.
- Condivisione dei progressi e degli avvenimenti interni alle scuole e al convitto con il corpo sociale e familiare: Attraverso le cronache scolastiche annuali, che ci aprono le porte alla vita interna della scuola, permettendo ai luoghi di avere una forte carica evocativa. Questo tipo di studio permette di approfondire il ruolo dei protagonisti della vita scolastica, cioè insegnanti e studenti. L'obiettivo è una storicizzazione fondata sull'osservazione della cultura materiale del liceo, includendo in essa i suoi protagonisti, l'attività didattica con i suoi strumenti come i libri di testo, lo svolgimento dei programmi, la suppellettile scolastica, le attrezzature scientifiche e le biblioteche d'istituto. Per l'analisi della vita interna della scuola è importante la seconda relazione incentrata sulle scuole: in essa Lace afferma l'importanza della notorietà della vita interna dell'Istituto e della partecipazione dei cittadini e delle famiglie alla gestione della scuola. Lace espone, così, una moderna visione delle vicende interne dell'Istituto, aperta a una nuova visione e al controllo dell'opinione pubblica. In questa prospettiva, egli dichiara che l'obiettivo delle sue relazioni annuali non è solo giustificare l'opera del personale, ma anche rendere noti a tutti progressi e regressi dell'Istituto. Nel suo resoconto annuale, inoltre, il preside ricava, dall'aumento degli iscritti all'Istituto, l'augurio di un migliore avvenire per la cultura, allargando la sua visione allo stato generale dell'istruzione nel capoluogo. Lace apprezza tutti i diversi ordini di scuole, come maglie di un unico tessuto sociale in grado di soddisfare le esigenze di ogni strato della popolazione. Egli conclude, infine, insistendo sul progresso assicurato dalla scuola alla Nazione, convinto che l'affluenza dei giovani alle scuole fosse indice della diffusione della vita nazionale, in cui il popolo cominciava ad immedesimarsi.
Vita interna di scuola, docenti ed allievi
Le cronache scolastiche e le pubblicazioni annuali consentono di ricostruire il microcosmo interno dell'Istituto, il suo congegno e il lavoro in esso svolto annualmente. Riferendosi al 1876, Lace afferma l'accresciuta importanza dell'Istituto, che occupava uno dei primi posti fra quelli delle città secondarie, anche grazie all'aumento del numero di iscritti (da 164 a 300 in 4 anni). Da queste fonti è, inoltre, possibile tracciare i profili culturali e professionali dei docenti della specifica realtà molisana e del preside. A proposito di quest'ultimo, sappiamo che il prof. Luigi Lace di Adorno (Novara) fu nominato Cav. dell'Ordine Mauriziano, aveva 48 anni, di cui 28 di servizio, e si era formato presso l'Università di Torino. Fu Direttore della Gazzetta Ufficiale di Parma nel 1861, anno in cui ebbe anche l'incarico di organizzare le scuole nelle provincie di Messina, Catania e Noto. Nel 1862 fu nominato Vice-Delegato Reggente la De...
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