Giorgio Canestri, Giuseppe Ricuperati: dalla legge Casati alla riforma Gentile
Legge Casati
La legge Casati è un decreto legge preparato dal conte Gabrio Casati e promulgato nel 1859. Questo decreto era destinato a diventare la legge organica della scuola fino al 1923, quando altri decreti avrebbero modificato l'assetto istituzionale, pur non cancellando alcuni tratti istituzionali (legge Gentile).
La legge Casati rifletteva la realtà piemontese e lombarda. La Lombardia era un modello per l'età del 1700. L'età napoleonica aveva influenzato l'istruzione lombarda a modello di quella francese, grazie a ciò questa regione ebbe sempre livelli molto alti d'istruzione. La tradizione scolastica piemontese è legata alle precoci riforme di Vittorio Amedeo II, il quale considerò come elementi fondamentali della scuola piemontese:
- Subordinazione della scuola secondaria all’università
- La destinazione di una facoltà (come il magistero delle arti) alla formazione degli insegnanti
- La creazione del collegio delle provincie
Questi aspetti non riuscirono a cancellare l’impronta che l’epoca napoleonica aveva lasciato. Una legge fondamentale nella legislazione piemontese fu la legge Boncompagni (1848) che si occupò dell’ordinamento dell’amministrazione dell’istruzione pubblica. La tendenza all’accentramento dell’amministrazione era ben espressa nella legge Cibario del 1854, la quale aboliva i consigli, sostituendoli con tre deputazioni che avrebbero assistito il ministro legato alla scuola. Tale progetto viene ripreso dalla legge Lanza e integrato nella Casati.
Caratteristiche della legge Casati
- Rifletteva la realtà piemontese e lombarda
- Sceglieva la strada dell’accentramento
- Divideva istruzione umanistica da quella tecnica
- Non considerava l’istruzione professionale
- Prevedeva un obbligo scolastico limitatissimo
- Affrontava in maniera superficiale il problema del personale
La legge Casati, nonostante volesse un accentramento dell’amministrazione, era al contrario un po’ "timida" nel garantire i finanziamenti necessari che pesavano sulle province ma soprattutto sui singoli comuni che dovevano portare avanti sia le spese della costruzione delle scuole che dell’arredamento.
La situazione scolastica nell’Italia pre-unitaria
Nel 1859, la legge Casati entra in vigore in una realtà cambiata rispetto al periodo in cui era stata ideata.
- Nord: situazione migliore in tutta Italia
- Sud: lo stato borbonico non aveva interesse per l’istruzione e questa è una problematica ampia anche dopo l'unione (grande divario)
- Critica anche la condizione delle regioni legate allo stato pontificio, il quale regolava l’istruzione fino al 1861 con la Sacra congregazione degli studi creata nel 1824
- Migliore era la situazione dei gran ducati centrali, da quello modenese, toscano e di Parma (anche se era insufficiente l’istruzione primaria)
Destra storica
Nel periodo della destra storica ci fu un grande interesse a mettere in luce l’istruzione classica e superiore (si aveva un gran interesse per l’università e i licei e scarsa considerazione per le scuole tecniche). La scuola elementare gravava invece sempre più sulla responsabilità dei comuni, tutto ciò corrispondeva alle scelte ideologiche di una classe dirigente molto legata alla tradizione classica. Con l’avvicinarsi della terza guerra d’indipendenza si faceva in qualche modo emergere l’idea che un sistema scolastico elementare efficace era segno della potenza dello stato. Si chiude il periodo della destra storica e si apre quello della sinistra (1876).
Sinistra storica
Un nodo che la nuova maggioranza cercò di affrontare fu quello della scuola elementare. La legge del 15 luglio 1877 (legge Coppino) fu la prima legge che rivalutò la questione degli aspetti finanziari, diminuendo il peso dalle entità comunali. Nel 1878 furono rivalutati di un decimo gli stipendi dei maestri. Grandi interventi nell’ambito della scuola tecnica e professionale. La sinistra si scagliava contro la concorrenza della scuola privata.
La sinistra si impegnò molto nel portare avanti dei cambiamenti nella scuola elementare, anche se talvolta le decisioni che prendevano non erano molto coerenti. Più valorizzato il nord piuttosto che il sud, la volontà di coinvolgere tutti i cittadini all'obbligo scolastico finiva per opporsi alla politica della sinistra che vedeva nell’istruzione elementare l’elemento determinante dei disordini sociali.
Nel decennio che precede la fine del secolo cresceva una diversa domanda portata avanti dagli operai organizzati e da partiti socialisti. I loro obiettivi:
- La lotta contro l’analfabetismo
- La realizzazione dell’obbligo scolastico
- Potenziamento dell’istruzione professionale e tecnica
- Attribuivano grandi valori alle figure che lavoravano nelle scuole
I socialisti si mossero anche verso gli altri tipi di istituzione dalla media alla secondaria all’università. Tra i socialisti, essenziale la figura di Salvemini, la sua attenzione non era rivolta verso il proletario ma verso il sotto-proletario.
Inizi del 900 e età giolittiana
Con gli inizi del 900 l’espansione quantitativa dell’istruzione si misura con un mutamento strutturale efficace come la rivoluzione industriale. La crisi dell’artigianato e la formazione di un proletariato urbano moderno non solo rendono necessaria un’espansione dell’istruzione elementare, ma anche la sua organizzazione omogenea da parte dello stato; anche l’istruzione secondaria fu percorsa da profonde esigenze di rinnovamento.
Il fatto nuovo dell’età giolittiana fu la partecipazione degli insegnanti alla realtà politica della scuola. Sono note in questo periodo le importanti vicende:
- Dell’unione magistrale italiana, fondata nel 1901 e presieduta da Credaro, che fu uno strumento essenziale per la realizzazione non solo dello stato giuridico, ma anche per la realizzazione delle leggi successive.
- Della federazione nazionale insegnanti scuola media (FISM), fondata da Giuseppe Kirner (unione alla quale potevano far parte tutti i maestri).
L’età giolittiana rappresenta un momento estremamente felice per la storia dell’insegnante italiano. Le crisi, poi la guerra, resero impossibile che le idee dell’età giolittiana si espandessero e applicassero; i cambiamenti più coerenti con la rivoluzione industriale in atto erano avvenuti nel settore elementare e in quello professionale, gli altri ambiti richiedevano ancora un’attenta rivalutazione. I problemi lasciati in questa prima parte storica cercheranno di essere affrontati con la riforma Gentile.
Emilio Butturini: stato laico e insegnamento religioso nel secondo 800
Dallo stato sabaudo al regno d’Italia
“L’Italia è fatta, bisogna fare gli Italiani” cit. Massimo d’Azeglio. Dopo l’unità d’Italia nasce lo spirito di voler costruire una salda cultura di stato e di governo, soprattutto nelle classi dirigenti. In questo contesto l’egemonia della chiesa viene meno, vengono sminuiti alcuni suoi poteri che fino a pochi anni prima erano considerati dal popolo come capisaldi della loro esistenza. Le classi dirigenti esigono sempre più una rivoluzione della scuola fondata sull’auto sufficienza di una cultura laica non più bisognosa di riferimenti e verità religiose.
Già dai primissimi anni del regno ci si orientava verso l’abolizione dell’insegnamento religioso (IR), per questo motivo si assegnavano facilmente le “patenti per insegnare” a chiunque desiderasse, in speranza di potersi sbarazzare di sacerdoti e monache che lavoravano nelle scuole.
Sia con la legge Boncompagni (1848) che con la legge Siccardi si sottolineava il fiero contrasto tra chiesa e stato. In qualsiasi caso, la legge Casati prevedeva nelle scuole elementari un’istruzione religiosa, sulla base del catechismo della diocesi e della storia Sacra, impartita dal maestro e controllata dal parroco. Per le scuole secondarie era previsto un IR impartito durante l’orario delle lezioni da un “direttore spirituale”, nominato dal ministro della pubblica istruzione.
Laicità nella scuola e soppressione delle facoltà statali di teologia
Già il 1 settembre 1865 veniva emanato un regolamento per le scuole secondarie che confermava che l’insegnamento religioso doveva avvenire una o due volte a settimana, possibilmente nell’oratorio dell’istituto. Per le classi elementari, la legge Coppino non diceva espressamente nulla sull’insegnamento della religione, perciò alcuni comuni interpretarono questa mancanza come la dovuta abrogazione dell’IR nelle scuole, e così fu.
Il 29 settembre 1870 veniva emanata una circolare (n274) dal ministro Cesare Correnti con cui si introduceva l’obbligo dell’IR da parte dei genitori. Perciò, definitivamente l’insegnamento religioso venne staccato dalle attività didattiche della scuola.
Per quanto riguarda le facoltà di teologia e la loro soppressione, c’erano sostenitori o meno. Tra i laici che non sostenevano la soppressione delle scuole di teologia troviamo la rivista Il Progresso Educativo di Napoli, diretta da Edoardo Fusco.
La sinistra al potere e l’azione del movimento cattolico
Anche con l’abbandono del ministro Correnti non si cambiarono le idee per quanto riguarda la laicizzazione della scuola. La legge Coppino: nel suo secondo articolo non si faceva più riferimento alla religione ma si insegnava alle nozioni dei doveri dell’uomo e del cittadino. La Civiltà Cattolica denunciava nella legge l’ingiusto scopo satanico di pervertire i fanciulli. Nel 1874 Benedetto Cairoli approvò un emendamento il quale sosteneva che spettava ai comuni la scelta di sopprimere o meno l’insegnamento della religione cattolica.
Nonostante la legge Coppino, nelle scuole si continuava comunque a insegnare la religione in quanto a livello comunale era sempre l’amministrazione cattolica che si occupava delle elezioni amministrative e delle scelte (fino alla legge Daneo-Credaro 1911). Nella scuola secondaria invece, da quando fu abolita la figura dei direttori spirituali, non si parlò più di IR.
Nuove modalità di insegnamento religioso
A proposito di diversi catechismi e della ricerca di nuove modalità di IR, la realtà più diffusa era allora quella di un irrigidimento bipolare della cultura cattolica e laica e dei relativi catechismi. Era piuttosto diffusa la partecipazione ai catechismi civili, anche al di fuori degli insegnamenti scolastici. Inoltre, venivano anche utilizzati libri di testo come Il Libro Cuore e Pinocchio, i quali insegnavano a una moralità laica che escludeva la figura del parroco. Dall’altra parte, i cattolici combattevano per una propria idea di catechismo, come il Pio Catechismo della Dottrina Cristiana.
Fra nuovi partiti, vecchi conflitti e antiche repressioni
Nella società italiana, nuove forze politiche come:
- Il partito dei lavoratori italiani
- Partito socialista dei lavoratori italiani
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