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Storia romana - Res Gestae Divi Augusti

Appunti di Storia romana per l'esame della professoressa Botteri con analisi dei seguenti argomenti: la traduzione dell'opera Res Gestae Divi Augusti, le guerre civili a cui prese parte Augusto, il momento in cui venne nominato Imperatore, l'era augustea in cui regnò la pace.

Esame di Storia romana docente Prof. P. Botteri

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lo occupava nel momento delle guerre civili, confluì ai comizi per la mia elezione una

moltitudine quanta si dice non ve ne fosse mai stata a Roma fino a quel giorno.

XI. Il senato consacrò l’ara della fortuna dei reduci davanti i templi dell’onore e della virtù a

porta Capena per il mio ritorno; decise che il pontefice e le vestali facessero un sacrificio

annuo nel giorno in cui ero ritornato dalla Siria a Roma, sotto il consolato di Q. Lucrezio e

M. Vinicio e chiamò con il mio soprannome quel giorno Augustalia.

XII. [1] Parte del pretorio e del tribunale dei plebei, per autorità del senato mi venne incontro

in Campania il console Q. Lucrezio insieme ai principali uomini, onore che non è stato mai

conferito a nessuno eccetto che a me.[2] Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla

Gallia, avendo portato felicemente le cose in quelle province, sotto il consolato di T.

Nerone e P. Quintilio, il senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare nel

Campo Marzio l’altare della Pace Augustea e che magistrati sacerdoti e le vergini vestali

facessero un sacrificio annuo.

XIII. Per tre volte sotto il mio principato il senato decretò che si dovesse chiudere il tempio di

Giano Quirino che i nostri avi vollero chiuso quando per tutto l’impero del popolo romano

fosse stata assicurata la pace per le vittorie terrestri e marittime, mentre prima della mia

nascita si ricorda che fu chiuso solo per 2 volte dalla fondazione di Roma.

XIV. [1]Il senato e il popolo romano designarono consoli a 15 anni i miei figli Gaio e Lucio

Cesari che la sorte mi strappò giovani, perché poi si accinsero {alla carica} dopo 5 anni; e

da quel giorno, in cui furono conodotti nel foro, il senato decretò che dovessero essere

presenti ai consigli pubblici.[2] Poi l’ordine dei cavalieri romani chiamarono entrambi

principi della gioventù e gli donarono scudi e aste d’argento.

XV. [1] Diedi ai plebei romani, per eseguire il testamento si mio padre, 300 sesterzi a testa a

mio nome ne diedi 400 a testa tratti dal bottino di guerra, nel V consolato, nel X consolato

diedi di nuovo 400 sesterzi a testa del mio patrimonio nell’XI consolato feci 12

distribuzioni di grano che avevo acquisito a mie spese, nel XII anno della mia podestà

tribunizia diedi a testa per la III volta 400 nummi {moneta di bronzo di piccole

dimensioni}. Diedi di questi miei doni a non meno di 250 mila persone.[2] Nel XVIII anno

della mia potestà tribunizia e per la XII volta console diedi a 320 mila cittadini plebei 60

denari a testa.[3] Per la V volta console diedi mille sesterzi a testa ai miei militari coloni,

e ricevettero ai tempi del trionfo questa elargizione 120 mila uomini.[4] Diedi nel mio XIII

consolato 60 denari a ogni plebeo che allora riceveva frumento pubblico, loro furono poco

più di 200 mila uomini.

XVI. [1] Pagai una somma di denaro ai municipi in favore della restituzione dei terreni che io

assegnai ai soldati, nel mio IV consolato e poi sotto il consolato di M. Crasso e G.Lentulo

Augure quella stessa somma ammontò a circa 600 milioni di sesterzi che io pagai per i

fondi italici e circa 260 milioni che io pagai pe ri territori provinciali. Feci questa cosa per

primo e solo tra tutti e secondo nella memoria del mio tempo, tra coloro che hanno

condotto le colonie di soldati in Italia e delle province.[2] In seguito durante il consolato

di T. Nerone e G. Pisone e così pure sotto il consolato di G. Antisio e D. Lelio, di G. Calvisio

e L. Pasieno, di L. Catulo e M. Messalla e di L. Caninio e Q. Fabrizio diedi ai soldati

meritevoli un premio in denaro e li ricondussi nei loro municipi, spesi in queste cose circa

400 milioni si sesterzi.

XVII. [1] Per 4 volte aiutai con i miei soldi l’erario in modo tale da far giungere 150 milioni di

sesterzi a coloro che avevano governato l’erario.[2] E sotto il consolato si M. Lepido e L.

Arrunzio diedi dal mio patrimonio 170 milioni di sesterzi all’erario militare e grazie al mio

consiglio è stato stabilito che si dessero uno stipendio{premio} ai militari che avessero

compiuto il proprio servizio almeno o per più di 20 anni.

XVIII. Dal momento in cui furono consoli G. e P. Lentulo essendo venute meno le risorse

pubbliche allora diedi a 100 mila uomini e poi a molti altri di più frumento e denaro in

dono dal granaio e dal mio patrimonio.

XIX. [1] Avevo fatto la curia attigua allo stesso calcidico e al tempio di Apollo nel Palatino con i

portici, il tempio del Divo Giulio, il lupercale, il portico al circolo Flaminio, quando approvai

che si chiamasse con il suo nome, del precedente, Ottavio tempio vicino al Circolo

Massimo.[2] Feci i templi di Giove Feretro e Giove Tonante sul Campidoglio, il tempio di

Quirino, il tempio di Minerva e Giunone Regina e di Giove Libertà nell’Aventino, il tempio

dei Lari nel posto più alto della via sacra, il tempio della Gioventù, il tempio della Grande

Madre del Palatino.

XX. [1] Restaurai il Campidoglio e il teatro di Pompeo con una grande spesa di ricchezza

senza alcuna iscrizione del mio nome. [2] Restaurai molti canali d’acqua in molti luoghi

vecchi e raddoppiai la portata dell’acqua denominata Marcia, immettendo nel suo

condotto un’altra sorgente. [3] Completai il Foro Giulio e la basilica, che fu tra il tempio di

Castore e il tempio di Saturno, opera cominciata e quasi finita da mio padre e quando la

basilica fu divorata dall’incendio la ricostruii in un luogo più ampio dandole il nome dei

miei figli e se non fossi stato vivo decretai che i miei eredi lo completassero. [4] Nel VI

consolato, per autorità del senato restaurai 82 templi degli dei nella città, non ne ho

trascurato nessuno che in quel periodo richiedeva il restauro. [5] Nel VII consolato

restaurai la via Flaminia dalla città fino a Rimini e tutti i ponti eccetto il Milvio e il Mincio.


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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Scienze dell’antichità: Archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Botteri Paola.

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