SCHEMA DI
STORIA ROMANA
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LA PERIODIZZAZIONE.
La periodizzazione è la suddivisione della Storia in periodi di tempo. Le finalità principali della ripartizione è
rappresentare il cambiamento storico a fini didattici (poiché muoversi nello spazio e nel tempo è
fondamentale per comprendere il tempo studiato) o interpretative (individuando quindi continuità e rotture
che possono avvenire in più livelli).
Per il suo carattere convenzionale, la periodizzazione è soggetta a dibattiti e ad opinioni diverse. La
periodizzazione meno contestabile e più oggettiva consiste nell’individuazioni di organi istituzionali, e quindi
nella forma di governo.
Per quanto riguarda la periodizzazione e le istituzioni della storia romana, viene applicato un criterio
politico-istituzionale (criterio tradizionale). I principali periodi della storia romana sono:
ROMA MONARCHICA. ROMA REPUBBLICANA. ROMA IMPERIALE.
(753 - 509 a.C.) (509 - 31 a.C.) (27 a.C. - 476 d.C.)
È divisa in 2 fasi: È divisa in 3 fasi: È divisa in 3 fasi:
- - -
latino-sabina
Monarchia Alta Repubblica (509 - 367 a.C.) Alto Impero (27/23 a.C. - 180)
- - -
etrusca
Monarchia Media Repubblica (fino al 167 o Medio Impero. Crisi del III
133 a.C.) secolo (180 - 284)
- -
Tarda Repubblica (fino al 31 a.C.) Tardo Impero (284 - 476)
ROMA ARCAICA.
Gli autori latini erano consapevoli dell’impossibilità di risalire alla vera origine di Roma. Gli scritti infatti
contengono molteplici versioni sulla nascita della comunità. Secondo Livio l’incertezza legata all’origine di
1
Roma è dovuta alla sua eccessiva antichità e alla mancanza di documentazione.
Dionigi di Alicarnasso, Livio Plutarco
La presenza di confusione in scrittori come e è dovuta dalla distanza
temporale dai fatti narrati ed è quindi naturale per lo storico proiettare le dinamiche sociali a lui
contemporanee sulle vicende arcaiche che non sono ben conosciute.
Dalla fine dell’Ottocento si confrontano due prospettive principali sull’attendibilità della tradizione sulle
origini di Roma.
Una scettica verso la possibilità di L’altra incline a credere che la
ricomporre una versione integra (o tradizione consenta di cogliere nuclei
avente un minimo di organicità) significativi di storicità, e perciò
sull’origine della città. portatrice di memorie antiche e
lontane.
Prospettiva Ipercritica.
Secondo la vulgata le origini di Roma sono da attribuirsi alle peregrinazioni di Enea, eroe fuggito da Troia
dopo la guerra insieme alla sua famiglia, che terminarono con l’approdo dell’eroe sulle coste del Lazio, dove
poi si sarebbe unito alla famiglia reale di Latino tramite nozze con la figlia Lavinia e dove avrebbe donato
Lavinio. Questa leggenda, di impronta greca si mescolò alla leggenda che vede come protagonisti Romolo
e Remo (risalente al VI/V secolo), i quali furono allattati dalla Lupa e che poi di scontrarono fino alla
fondazione di Roma, da parte di Romolo. Vi sono però incongruenze cronologiche nelle due leggende,
poiché la guerra di Troia viene datata all’inizio del XII secolo. Queste incongruenze furono risolte
ricollegando le peregrinazioni di Enea con la creazione della città attraverso una sequenza di generazioni di
re di Albalonga, discendenti di Ascanio.
Tito Livio. Ab Urbe Condita Libri CXLII *)
Storico romano, autore di una monumentale storia di Roma (gli dalla sua fondazione fino al 9 a.C.
1 Ab Urbe Condita Libri CXLII. Storia di Roma (dalla sua fondazione).
* In italiano L’opera si componeva di libri che narravano la storia di Roma dalle origini
fino alla morte di Druso, avvenuta nel 9 a.C.
Druso.
** Militare e politico romano, appartenente alla dinastia Giulio - Claudia.
Pagina 2 Secondo la tradizione
La trama narrativa della leggende prese vita in modo definitivo in epoca augustea.
Numitore Amulio.
da Ascanio discese una dinastia di Re Albani, fino ad arrivare ai fratelli ed Il legittimo
Numitore,
erede era ma costui fu scacciato dal fratello che si impadronì del trono. Una profezia predisse
Amulio Numitore. Amulio Rea
che sarebbe stato deposto da un dipendente di Per questa ragione, costrinse
Silvia Numitore) Rea Silvia
(unica figlia di a fare voto di castità. Secondo la leggenda, tuttavia rimase incinta
Amulio
del dio Marte, dando alla luce i gemelli Romolo e Remo. ordinò di uccidere i due neonati, ma questi
furono invece abbandonati nel fiume Tevere e si salvarono venendo allattati da una lupa. Divenuti grandi e
Amulio Numitore,
conosciuta la propri origine, scacciarono dal trono, restituendolo al nonno dal quale
ottennero il permesso di fondare una nuova città, Roma.
La fondazione di Roma viene datata il 21 aprile 753 a.C, secondo la cronologia di Varrone. Il 21 aprile
cadeva il giorno di natale di Roma, e nell’occasione si festeggiava sul colle palatino le feste in onore delle
divinità delle greggi Pale. Secondo la leggenda, il 21 aprile 753 a.C. Romolo fondò la città tracciandone il
pomerio).
confine sacro (il In tal occasione uccise il fratello Remo, reo di aver varcato in armi il sacro
confine. Roma fu quindi creata dal nulla e dalle pendici del Palatino si estese, inglobando le città vicine. Una
volta costruita la città, Romolo istituì il diritto di asilo a coloro che lo richiedevano, popolando così cinque
dei setti colli di Roma inoltre rapì le donne ai vicini Sabini, dando così mogli ai suoi uomini. Questo indica
come già la Roma arcaica aveva la caratteristica di essere multietnica e aperta.
È però l’archeologia a dare un contribuito fondamentale per la ricerca sulla Roma arcaica. Gli scavi
indicano infatti che il sito di Roma era già occupato in vari luoghi prima del VIII secolo. Questo permise, in
sinecismo,
tempi recenti, di considerare l’origine della città in termini del ovvero la fondazione della città in
seguito alla fusione e all’unificazione di vari villaggi in un’unica struttura urbana.
La comunità che si creò a Roma entrò presto a contatto con centri e etnie latine vicine. A partire dal VI
secolo a.C. si formò infatti la Lega Latina, formata principalmente per finalità religiose. Questa ebbe anche
una funzione politico-militare a fine di creare una rete di alleanze. Inizialmente du costituita da otto
comunità, arrivando in seguito a comprenderne trenta. La Lega era principalmente una confederazione di
comunità laziali, dotata di organismi propri, un regolamento interno e un culto comune. Roma si unì alla
Lega nel 493 a.C.
La latinità dei romani viene evidenziata in particolare nella lingua usata, il latino (dialetto destinato a
prevalere su quelli affini).
Per contestualizzare le vicende della formazione e della crescita economica e militare di Roma, è necessario
analizzate le popolazioni che abitavano in Italia. Già dall’età del ferro (IX - VIII secolo), infatti, la Penisola era
abitata da culture dai caratteri distinti (anche se da un punto di vista linguistico, si hanno evidenti
differenziazioni a partire dal V secolo). Alcune delle popolazioni stanziate in Italia furono:
- tribù alpine.
L’area cisalpina era abitata dalle
- centri villanoviani.
Nel versante padano si trovavano
- Etruschi.
L’Italia centro-meridionale era occupata dagli Il popolo etrusco, tra il VII e il VI secolo aveva già
costruito città-stato indipendenti che erano riunite in confederazioni a scopo religioso.
- sabini; piceni.
A nord-est di Roma erano i mentre nella fascia medio-adriatica stavano i
- popolazioni italiche,
Le termine che indicava quei popoli stanziati in Italia che parlavano lingue oscu-
umbre. Alcuni popoli italici avevano dei santuari in comune. Spesso erano popolazioni meridionali.
Il tessuto etnico era però ancora più complesso nella zona della Magna Grecia . Qui vi erano infatti città
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fondate dai movimenti migratori dei greci (tra il VIII e l’VII secolo), e che spesso entravano in conflitto tra
loro. Molte delle società italiche avevano attitudine alla guerra ed erano dedite all’agricoltura e
all’allevamento. ETÀ MONARCHICA. 753 a.C.
Secondo la periodizzazione tradizionale, l’eta monarchica va dal (data varroriana della fondazione
509 a.C.
di Roma) al (data della cacciata dei Tarquini e della nascita della Repubblica).
Magna Grecia. Geograficamente, la penisola italiana meridionale colonizzata dai Greci a partire dall’VIII secolo a.C.
2 Pagina 3 Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco
Ignoriamo quando si creò la tradizione annalistica sui sette re (Romolo,
Marcio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo), ma sappiamo he questi sette re ricoprirono la
carica per due secoli, alquanto inverosimile, ovvero dalla fondazione fino alla caduta della monarchia. La
tradizione prevede quattro re alternativamente latini e sabini e tre di origini etrusca.
Istituzione romana.
La cittadinanza romana fu divisa in tre tribù , processo che avvenne gradualmente. Ciascuna tribù
3 curiae
era divisa in dieci unità, per un totale quindi di trenta abitate da tremila uomini, che vi avevano
comizi curati,
curiae
accesso in base al diritto di nascita. L’insieme delle dava vita ai un’assemblea
che ratificava i poteri del re tramite una legge apposita e controllava la composizione della
popolazione. Le tribù e le curie costituivano la prima articolazione dell’esercito (composto da 3.000
fanti e 3.000 cavalieri). familia, familia
La cellula base della popolazione era la comprendente schiavi e proprietà. La era di
paterfamilias.
natura patriarcale si fondava sul potere assoluto del Un gruppo di famiglie che
gens.
riconoscevano un antenato comune e condividevano i costumi religiosi e funerari, formava la
Il re (rex) era dotato di poteri politici ampissimi. La sua carica era elettiva e non ereditaria, inoltre
l’elezione del re era nomina del Senato . Il re inoltre non doveva appartenere a famiglie patrizie, in
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modo da calmare le dispute e i conflitti interni.
Durante tutta l’età monarchica, la città si ingrandì e crebbe sia demograficamente che territorialmente.
Questo fenomeno di espansione fu in generale motivato da esigenze di sopravvivenza (spesso tradotte con
la conquista territoriale).
Si ha una forte espansione in particolare durante il dominio etrusco, durante il quale si consolidò e si
assunse il profilo politico e urbanistico di una città centrale. Furono infatti effettuati importanti lavori, come
la pavimentazione del foro, la bonifica della valle, la costruzione di una cinta muraria, …
Importante fu il periodo di governo di Servio Tullio, al quale di deve il maggior impulso di espansione e di
miglioramenti. Secondo la tradizione Servio Tullio emanò un’inoltre una riforma costituzionale di stampo
falange oplitica
democratico, e quindi anti-monarchica. Avrebbe introdotto a Roma la sulla base del sistema
centuriato . Servio Tullio inoltre avrebbe voluto la divisione della città e del territorio in tribù organizzate in
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base alla residenza dei cittadini (e non per etnie).
La monarchia cadde nel 509 a.C. con l’espulsione del re. Al posto del re venne introdotto un regime
consoli,
repubblicano, con al potere un collegio di due magistrati, chiamati la quale elezione avveniva
annualmente (da parte dei comizi centuriati). La caduta della monarchia dipese sia da condizioni interne
Tarquinio il Superbo,
caratterizzate dalla forte opposizione del popolo verso l’ultimo re, sia da condizioni
esterne. Durante il governo di Tarquinio il Superbo, lo stato avvertì un forte indebolimento. Ciò costrinse il re
a chiedere aiuto alla monarchia etrusca di Chiusi, la quale si impadronì nel 509 a.C. di Roma, dove fu
definitivamente istaurata la repubblica.
Al 508 a.C. risalgono le prime testimonianze di rapporti diplomatici con Cartagine, che competeva contro le
città città greche per la colonizzazione della Sicilia.
ETÀ REPUBBLICANA.
La transizione tra monarchia e repubblica fu rapidissima. La conoscenza degli ordinamenti che ne
conseguirono incontrò invece seri ostacoli, in particolare verso la terminologia istituzionale. Un caso di tal
praetores consules.
gente interessa proprio i primi magistrati, denominati ma ricordati come I consoli
(IMPERIUM)
avevano il possesso del comando militare e il diritto di convocare le assemblee popolari e il
senato.
Sabina, romana ed etrusca.
3 Senato. Consiglio di patres fissato a 300 membri. Durante la monarchia il Senato aveva un ruolo politico centrale, che manterrà anche in età
4 Rex
repubblicana. Oltre alla nomina del re, il Senato era titolare dell’interregnum. Ciò consentiva al Senato di regnare ogni qualvolta il veniva a mancare.
Sistema centuriato. L’ordinamento divideva il popolo in cinque classes in base al censo e ripartito in centurie. Ne derivava un’assemblea che aveva la
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funzione di inquadramento politico e militare sulla base della ricchezza. Pagina 4
In situazioni di emergenza militare, i consoli potevano cedere il potere nelle mani di un solo uomo, il
dictator, che doveva restituire i poteri concessigli una volta restituita la situazione e non oltre 6 mesi
dall’investitura.
Le trasformazioni in una società ricca e articolata (quale era Roma) sebbene offrissero numerose
opportunità, fornivano anche i presupposti per un aumento dei divari sociali. La lotta tra patriziato e plebe,
che interessò il periodo che va dal 509 a.C.a gli inizi del III secolo, si animò intorno a due problemi
principali.
Le difficoltà incontrate dai settori meno Le aspettative dei ceti emergenti,
ricchi della popolazione. delusi dal monopolio dei ceti gentilizi
sulle massime cariche politiche e
religiose.
patrizi
I si consideravano una casta di romani discendenti dai romani membri delle curie originarie o della
parte più nobile dell’esercito romano primitivo. Erano i principali detentori del potere politico e per gran
parte del V secolo il senato fu sotto il loro controllo. Questa posizione privilegiata aveva un corrispettivo sul
piano sociale ed economico.
plebei, non-patrizio,
I la cui definizione più semplice è avevano una posizione di dipendenza e
subordinazione rispetto ai patrizi. Erano esclusi dalle cariche politiche più prestigiose e non possedevano
alcun tipo di diritto. Davanti al malessere e alle tensioni politiche, i plebei si ritirarono sull’Aventino, dove
costruirono un tempio dedicato a tre dei (Cerere, Libero e Libera), in contrasto a quello del Campidoglio
(dedicato a Giove, Giunone e Minerva).
Con il ritiro dei plebei, si produsse una profonda lacerazione dell’unità politica e il dubbio sulla
sopravvivenza dell’esercito romano. In quel momento Roma si trovava in guerra contro le popolazioni
italiche, e non poteva permettersi di perdere soldati. Vi era quindi la necessità di mantenere unito il gruppo
res publica
sociale, politico e militare. Attraverso un negoziato, i plebei accettarono di tornare nella a patto
di avere una loro assemblea e alti magistrati eleggibili soltanto tra uomini della loro stessa condizione
sociale. Concilio della Plebe,
L’assemblea della plebe, denominata era ripartita sulla base delle tribù territoriali di
residenza e aveva lo scopo di elaborare gli indirizzi politici e di prendere specifiche decisioni (plebisciti) a
tribuni della
nome della collettività plebea. Inoltre era la plebe ad eleggerne i massimi rappresentanti, i
plebe, che avevano il potere di porre il veto alle decisioni dei consoli e di mettere a processo (e condannare
a morte) che ledesse i diritti della plebe.
Nella Roma arcaica le uniche leggi rese pubbliche riguardavano il sacro mentre per gli altri ambiti si
procedeva in base a norme controllate dai pontefici massimi . L’investitura dei principali sacerdozi spettava
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ai patrizi (fra le cariche, spiccavano le vestali, vergini che dovevano custodire il focolare romano). A Roma fu
sempre stretto il legame fra vita comunitaria e religiosa, tanto che spesso senatori e magistrati ricoprivano
anche la carica di sacerdote. In questo modo non si attribuivano i meriti della prosperità collettiva e
orientano l’iniziativa politica.
Dopo la prima secessione la plebe cominciò a chiedere la plebe cominciò a chiedere una nuova normativa
451 a.C.
pubblica che non si prestasse all’arbitrio delle autorità (pontefici e sacerdoti). Nel le magistrature
sia patrizie sia plebee furono sospese a favore di un collegio per metà patrizio e per metà plebeo, ai quali
erano stati delegati tutti i poteri affinché redigessero una codificazione per i romani. Una volta emanate, le
leggi furono ufficializzati dai comizi centuriati, trascritte ed esposte nel foro. Appio Claudio guidò un collegio
patrizio che aggiunse due tavole di norme antipopolari (fra le quali il divieto di matrimonio fra patrizi e
445 a.C.
plebei). L’azione di Appio Claudio fece sorgere una nuova lotta tra patrizi e plebei, che si placò nel
con l’abrogazione del divieto matrimoniale. Tra le leggi emanate, ricordiamo l’introduzione dell’appello al
popolo riunito in assemblea generale centuriata, al quale qualunque cittadino condannato a morte poteva
Dodici Tavole
fare ricorso. Con l’emanazione delle si ha una parziale vittoria dei plebei (parziale poiché i
patrizi riuscirono ad emanare una codificazione non più equa della cultura, la vita sociale e i diritti giuridici).
Pontefici Massimi. Massima carica sacerdotale.
6 Pagina 5
tribunato militare con potestà consolare,
Nel 444 a.C. si attestò il un’alta funzione collegiale di tre o più
uomini creata come alternativa al consolato (poteva essere anche di origine plebea). L’istituzione di tribuni
militari, aventi poteri analoghi a quelli dei consoli, era legata alla necessità
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