Storia sociale dell'antica Roma- Géza Alföldy
CAPITOLO 1. LA SOCIETÀ ROMANA ARCAICA
1.1. I FONDAMENTI DELL'ORDINAMENTO SOCIALE
Fondazione di Roma. 753 a.C.; inizi degli insediamenti sul Palatino risalgono al X secolo a.C.; gli abi-
tanti erano Latini (discendono dai migratori indoeuropei che si stabilirono in Italia dal XII secolo a.C.)
e vivevano di agricoltura. Sul Quirinale si stabilirono i Sabini.
Urbanizzazione di Roma all'inizio di VI secolo a.C., separata dagli altri territori da un confine stabilito
(pomerium); ricevette istituzioni stabili e una forma di governo stabile (monarchia elettiva).
Estensione della dominazione etrusca sulla città. Comunità cittadina romana plasmata sul modello
etrusco; "Roma" deriva da una famiglia etrusca (Ruma); governata da re etruschi; dagli Etruschi,
Roma prese tradizioni culturali e religiose e la struttura sociale. Dominazione degli Etruschi su Roma.
Influenza dei Greci. Dalla metà dell'VIII secolo a.C. si stabiliscono nell'Italia meridionale e in Sicilia.
Etruschi. Confederazione di 12 città governate da un re. Società divisa in aristocrazia (possedeva
proprietà terriere e miniere) e strati sociali inferiori non liberi (personale di servizio dei nobili: servi,
atleti, contadini, minatori, artigiani). Roma liberata dal dominio dei re etruschi con la cacciata di
Tarquinio il Superbo (508 a.C. ca).
L'ordinamento sociale fu mantenuto anche dopo la soppressione della monarchia. Caratteristiche
dell'ordinamento sociale arcaico:
Articolazione orizzontale: ruolo centrale della famiglia che dava origine alla riunione delle
singole famiglie in un sistema di genti, curie e tribù.
Articolazione verticale: l'aristocrazia e la popolazione dipendente da essa.
1.2. LA STRUTTURA DELLA SOCIETÀ
Pater famialias. Famiglia romana arcaica era un'entità economica, sociale e religiosa. Capo famiglia
(pater familias) e autorità (auctoritas): potere illimitato su moglie, figli, schiavi, patrimonio fami-
liare; in qualità di sacerdote, amministrava il culto degli antenati (sacra familiae).
Famiglie imparentate riunite nella gens che amministrava il culto gentilizio e ne portava il nome
gentilizio (es. Fabius < gens Fabia); inizialmente solo un privilegio dell'aristocrazia.
Genti riunite nelle curiae (unioni di uomini), 30 in totale; grande importanza nella vita pubblica:
funzioni sacre, forma di organizzazione dell'assemblea popolare e militare; assemblea popolare (co-
mitia curiata). In tempo di guerra ogni curia doveva fornire 10 cavalieri (una decuria) e 100 fanti
(una centuria): totale 300 cavalieri e 3.000 fanti (una legione).
Periodo monarchico. Curie riunite nelle 3 tribù gentilizie (10 per tribù): Tities, Ramnes e Luceres
(nomi etruschi) e rappresentavano la totalità del popolo romano.
Patrizi (nobili di nascita e proprietari terrieri). Origine del patriziato. Formazione di un'aristocrazia
equestre sotto i re etruschi di Roma grazie alla superiorità della cavalleria. Equites considerati come
un gruppo di élite. Vietati i matrimoni tra patrizi e plebei. I membri dell'aristocrazia si sentivano i
"buoni" della società; simboli del loro ordine: anulus aureus (anello d'oro), clavus (striscia di por-
pora sulla tunica).
Poteri politici dei patrizi:
Assemblea popolare (nella forma antica basata sull'ordinamento curiale) totalmente influen-
zata dai patrizi;
Nel consiglio degli anziani (senatus), i membri patrizi (patres) stabilivano la validità delle de-
cisioni dell'assemblea popolare;
Solo i patrizi potevano accedere alle magistrature:
o Funzionari superiori annuali (prima praetores poi consules);
o Dictator (emergenza militare, potere illimitato per 6 mesi);
o Sacerdoti;
o Magistrato speciale nei periodi in cui non vi era alcun funzionario (interrex).
Plebe. Persone libere che godevano della cittadinanza ad eccezione dei privilegi dei patrizi. Origine
nel periodo monarchico ma si definisce solo dopo il 500 a.C. (lotta contro l'aristocrazia), riunendosi
in istituzioni proprie. → istituzione tipicamente romana (no in società etrusca). Contadini, artigiani
e commercianti, lavori considerati socialmente infimi.
Clienti. Cliens (< cluere, "ascoltare qualcuno"), contraente di un rapporto di fedeltà con il patrizio,
con l'obbligo di servizi economici e morali. In cambio il patrizio gli offriva protezione personale e un
pezzo di terra che poteva lavorare con la propria famiglia (stesso rapporto tra il padrone e il libertus,
che dopo la liberazione rimaneva strettamente legato al suo padrone come contadino o artigiano).
Forma patriarcale della schiavitù. Lo schiavo era proprietà del suo padrone senza diritti personali
(oggetto di acquisto o di vendita → designato come servus o mancipium), ma totalmente integrato
nell'organizzazione familiare: sottostava al potere del capofamiglia come la moglie o i figli. Istitu-
zione della schiavitù all'interno della famiglia per incrementare la forza lavoro della famiglia (econo-
mia agraria e attività domestica).
Asservimento di cittadini liberi come schiavi. Possibilità di comprare come schiavo da un capofami-
glia ridotto in miseria i suoi stessi figli; la schiavitù per debiti (debitore si mette a disposizione del
creditore finché non risarcisce completamente il debito).
Asservimento dei prigionieri di guerra e la naturale riproduzione degli schiavi (lo schiavo nato nella
famiglia era automaticamente proprietà del capofamiglia).
1.3. LA LOTTA TRA GLI ORDINI NELLA ROMA ARCAICA
Lotta tra i patres e la plebs. Conflitto durato più di 2 secoli. Prima fase del conflitto (V secolo- anni
'30 del IV secolo a.C.): plebei imposero l'istituzione di uno stato diviso in 2 ordini. Seconda fase del
conflitto (anni '60 del IV secolo-inizio del III secolo a.C.): accordo che portò alla nascita di una nuova
élite. Cause militari, economiche e sociali. Dal VI secolo a.C. → differenziazione all'interno della po-
polazione: alcuni artigiani e commercianti approfittarono dello sviluppo economico della città per
arricchirsi, mentre altri cittadini persero le terre e si indebitarono:
I plebei benestanti aspiravano alla partecipazione politica, alla parità di diritti con i patrizi e
all'autorizzazione di matrimoni tra nobili e non;
I plebei poveri desideravano il miglioramento della loro condizione economica e un'adeguata
partecipazione all'assegnazione dei poderi ricavati dalla terra statale (ager publicus).
Primo successo per i plebei: creazione di istituzioni proprie; 494 a.C. introduzione del tribunato della
⇒
plebe → fondazione di un tempio ad opera dei plebei plebei godevano di una protezione divina.
Plebei tenevano delle assemblee proprie (concilia plebis) in cui prendevano decisioni proprie (ple-
biscita). Eleggevano i loro capi, gli (aediles, magistrati preposti al tempio) e i tribuni plebis. Con un
giuramento sacro, decretarono l'inviolabilità dei tribuni della plebe; ottennero anche il diritto di
veto contro magistrati e senato. Istituzioni efficaci grazie all'appoggio delle masse.
Secondo successo dei plebei: divisione di tutta la popolazione in tribù organizzate su base regionale
(le 3 antiche tribù gentilizie non furono però abolite):
Tribus urbanae: quattro tribù che corrispondo alle quattro zone della città;
Tribus rusticae (16) si aggiunsero a quelle urbane nel V secolo a.C. in una cintura attorno alla
città.
Legge delle 12 Tavole. 451/450 a.C. Codificazione del diritto già vigente, piuttosto duro per gli strati
inferiori della società, che permetteva al cittadino comune di difendersi contro ulteriori ingiustizie
e violenze da parte dei potenti. Distinzione tra i possidenti (assidui) e i nullatenenti (proletarii). Isti-
tuzione della figura del censor (443 a.C.)
Le condizioni patrimoniali degli appartenenti alle singole classi di proprietà furono calcolate secondo
l’equipaggiamento militare che essi potevano permettersi in guerra: la divisione in classi nacque dal
nuovo ordinamento dell’organizzazione militare.
CAPITOLO 2- LA SOCIETÀ ROMANA DALL'INIZIO DELL'ESPANSIONE ALLA
SECONDA GUERRA PUNICA
2.1 LA DISSOLUZIONE DELL'ORDINAMENTO SOCIALE ARCAICO: L'ACCORDO TRA GLI
ORDINI E L'ESPANSIONE
Ordinamento sociale di Roma basato sul principio di ordo. Il popolo si era unito in un ordine con
crescente identità.
Profonda articolazione sociale: ricchi proprietari terrieri, artigiani, commercianti ricchi, contadini
poveri e proletari nullatenenti. Dalla metà del V secolo a.C. Roma passò all'offensiva → ingrandì il
proprio territorio.
Da 400 a.C. ca → tensioni sociali, aumento della popolazione portò ad un incremento dei senza
terra; terra conquistata e annessa da Roma fu occupata dai ricchi proprietari terrieri.
Scontentezza della plebe a causa della situazione politica → alla plebe non si era riconosciuto l'ap-
porto dato nella guerra contro le popolazioni limitrofe (Veio e Fidene). Due tentativi di abbattere
con la forza l'ordine costituito; diventò chiara la necessità di riforme⇒ ala del patriziato pronta al
compromesso si impose, in alleanza con i capi dei plebei.
Maggior parte di sforzi riformistici mirava alla parità dei plebei:
444 a.C.: istituzione dei tribuni militari che furono in parte patrizi e in parte plebei;
409 a.C.: primo plebeo, nelle cariche civili, come quaestor (incarico più basso);
368 a.C.: il dittatore patrizio nominò un plebeo magister equum; rappresentanti della plebe
ammessi nel collegio sacerdotale dei custodi degli oracoli; uno dei due consules e il praetor
potevano essere plebei;
Accanto ai due aediles plebis furono istituiti due aediles curulis (patrizi);
367 a.C.: Leges Liciniae Sextae, riforma decisiva; migliorata la condizione economica dei ple-
bei poveri; uguaglianza politica della plebe; debiti parzialmente cancellati; fu deciso che nes-
suno potesse disporre di un fondo superiore ai 500 iugeri (1.25 km²) sulla terra pubblica;
366 a.C.: primo console plebeo (Lucio Sestio Laterano);
356 a.C.: primo dittatore plebeo (Gaio Marcio Rutilo);
351 a.C.: primo censore plebeo (Gaio Marcio Rutilo);
337 a.C.: primo pretore plebeo (Quinto Publilio Filone);
304 a.C.: il tribuno della plebe Gneo Flavio promulgò le procedure processuali che assicura-
vano norme omogenee per il trattamento di qualsiasi cittadino di fronte alla corte;
300 a.C.:
o Lex Valeria de provocatione rafforzò la tutela del cittadino davanti ai magistrati (se
condannato alla pena capitale, il cittadino poteva fare appello all'assemblea popo-
lare);
o Lex Ogulnia, ai rappresentanti della plebe furono aperte le cariche sacerdotali dei
pontificies e degli augures.
287 a.C.: Lex Hortensia, considerata la conclusione della lotta tra gli ordini; alle decisioni
dell'assemblea popolare (plebiscita) fu accordata validità giuridica anche senza approva-
zione del senato.
Cambiamento profondo nella struttura sociale romana. L'origine patrizia non fu più il criterio deci-
sivo per la posizione dirigente all'interno della società → distinzione tra plebei e patrizi non più alla
base dell'ordinamento sociale.
Nuovo modello sociale: nuovo strato sociale superiore (discendenti dell'antica aristocrazia di na-
scita e dalle famiglie di élite plebea che si erano unite tramite legami familiari) + diversi strati della
popolazione divisi secondo la posizione giuridica e la grandezza della proprietà (contadini ricchi, pic-
coli artigiani e commercianti, piccoli coltivatori, liberti, schiavi).
2.2. L'ORDINAMENTO SOCIALE ROMANO NEL III SECOLO A.C.
III secolo a.C. a Roma si formò un particolare sistema sociale aristocratico, sviluppo accelerato dalla
vittoria romana sulla prima guerra punica (264-241 a.C.). Nel IV secolo a.C. Roma era uno stato
basato ancora sull'economia agricola; importante il fatto che artigianato, commercio ed economia
monetaria → funzione di rilievo nell'economia e portato al rafforzamento dei gruppi sociali attivi in
questi settori.
Introduzione della regolare coniazione delle monete nel 269 a.C. (vigilia della prima guerra punica)
→ conseguenze per la determinazione dei criteri in base ai quali misurare la posizione sociale.
III secolo a.C. la popolazione eterogenea da un punto di vista etico, culturale e sociale; riunita in un
ordinamento sociale aristocratico. Struttura della società romana → stratificazione diversa che si
basava su un sistema di fattori:
Privilegi di nascita;
Capacità personale,
Proprietà terriera;
Denaro;
Influenza politica derivante dall'appartenenza al senato e dall'accesso alle magistrature.
Carattere fortemente aristocratico: aristocrazia senatoria dominante costituiva solo un ristretto ver-
tice di tutto il corpo cittadino (300 membri). All'interno d
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