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Storia romana

I, J. Thornton

Sapienza, Università di Roma

CdL in Scienze Archeologiche, Lettere Classiche e Moderne, Storia, 6 cfu, a.a. 2018-2019

Nel file sono presenti quasi tutte le lezioni (le non presenti riguardavano esercitazioni individuali per il commento alle fonti) del suddetto a.a., molto utili per la messa in chiaro di argomenti chiave e, soprattutto, per i numerosi commenti alle fonti: un commento alla fonte è previsto tra le tracce d'esame (in alternativa ad una trattazione sintetica). Il riferimento all'a.a. è relativo, le fonti sono sempre le stesse, la storia pure (ovviamente!).

Riportate alla fine anche alcune lezioni d'approfondimento del docente a partecipazione facoltativa, ma importanti per l'approfondimento di argomenti scarsamente trattati nei manuali di riferimento. L'indicazione delle pagine è relativa all'ordine dei documenti nei fascicoli delle fonti.

Lezione 4

Tabella commentata da De Sanctis: (pag. 503, nomi non patrizi nei fasti che però serrata del patriziato disposizione delle 12 progressivamente si riducono: che culmina con le tavole, 451-450 a.C. sistema onomastico - che vietavano il connubium tra patrizi e plebei + tria nomina - prenomen + nomen, gentilizio + cognomen romano, sistema basato sui - che all’inizio può anche mancare - prenomi abbreviati - M’: Munius, M: Marcus, M + tratto allungato: Marius; S.: Spurius, T: Titus; G: Gaius, Q: Quintus. A volte indicato semplicemente col prenomen ma non basta ad identificare il personaggio, è importante il nomen gentilizio che di solito termina in -ius; i cognomi possono derivare da varie cose: carica, caratteristiche fisiche ecc. Per i Greci è stato molto difficile interpretarli).

La secessione è l’arma finale in mano ai plebei che abbandonano la città, questa rimane indifesa e fa sì che i patrizi si pieghino, concedendo:

  • Tribuni della plebe, inviolabili per la lex sacrata, chi la ignorava veniva ucciso impunemente; hanno diritto di coercizio, cioè imporre multe, imprigionamenti e persino la morte a patrizi responsabili di violenze contro i plebei (auxilium); i patrizi con difficoltà, infatti, accettano i poteri del tribunato; hanno il diritto di veto per impedire l’approvazione di leggi considerate dannose per la plebe;
  • Concilio della plebe, al quale il tribuno che lo presiede può presentare le proprie proposte, i plebisciti, leggi approvate, sono vincolanti soltanto per la plebe, non per tutto il popolo romano; nel 287 con la lex Ortensia i plebisciti vengono equiparati alle leggi e valgono per tutto il popolo romano, così i tribuni riescono a monopolizzare il diritto di presentare progetti di legge, poi approvate dai comizi tributi: la distinzione tra legge e plebiscito è venuta meno.

La plebe si presenta come un’organizzazione rivoluzionaria di autodifesa man mano sempre più riconosciuta: dal IV secolo rivendicano l’accesso alle magistrature e ai sacerdozi. La tradizione, però, considera anche i patrizi come frutto di un processo storico (vedi lez. precedente).

Passo del VI libro di Livio, 385 a.C., (pag. 10, fotocopie: si riferisce a un secolo dopo la secessione della plebe, e indica come ha ricostruito lui la storia del IV secolo, riferendosi a determinati autori più vicini a queste vicende. Le fonti dirette di Livio sono gli analisti di età sillana e post-sillana che narravano continui saccheggi, razzie su un confine elastico che l’autore riporta in maniera più realistica, soprattutto per quanto riguarda i numeri esagerati delle vittime annue, decine di migliaia di nemici romani, sia Equi che Volsci. Si immagina, infatti, una progressiva calata dei Volsci dagli Appennini al Lazio meridionale - Terracina, Anzio considerate città latine -, però nella tradizione annalistica di questa calata non c’è traccia: quelle città sono volsche, Terracina col nome di Ansur).

All’inizio del V secolo la tradizione pone l’egemonia romana sui Latini. Verso Nord Roma, in particolare, si scontra contro Veio in un conflitto che si articola lungo il V secolo a.C. fino al 396 a.C., quando Marco Furio Camillo la conquista, la quale diventa parte della tradizione gentilizia dei Fabi.

Lezione 7

Livio attribuisce a Roma una statualità specifica significa, un potere statale forte, accanto a questo c’è il ruolo delle gentes aristocratiche che sembrano mantenere a lungo un potere quasi indipendente: unità del clan che si mantiene anche su più sedi, l’immissione della repubblica romana non comporta lo scioglimento dei clan gentilizi, sembrano convivere in un rapporto non privo di tensioni ma anche vantaggioso per Roma.

A questo proposito un passo del II libro di Livio: come la gens dei Fabi si fa carico dell’impresa contro Veio, si deve sempre tenere un presidio nelle terre confinanti con Veio, grandi ringraziamenti ai Fabi, gli storici concordano nel dire che 306 furono le vittime di Roma, in più l’aspetto delle razzie del bestiame che caratterizza questi conflitti. Il conflitto contro Veio dura 10 anni: riecheggiamento dell’assedio mitico decennale di Troia. Il territorio di Veio diventa ager publicus che rimase allo Stato e raddoppiò in estensione il dominio di Roma.

Nel 390 la città sarà incendiata insieme a Roma dai Galli, i romani riuscirono a difendere solo il Campidoglio fin quando i Galli non si allontanarono sotto pagamento di un riscatto. L’incendio gallico rappresenta una cesura storica, Roma è ridotta a difendere soltanto il nucleo della città, e storiografica, a partire dal 390 la storia di Roma diventa un po’ più chiara secondo Livio.

Polibio (pagg. 12-13, fotocopie: introduce la vicenda dei Galli con una serie di sincronismi tratti dalla storia greca e magnogreca e riporta l’incendio gallico al 397-6, che corrisponde al 390 di Varrone. Per la sensibilità di Polibio, che è greco, non ci sono problemi ad ammettere che i Romani allontanarono i Galli pagando. I Romani, però, faranno guerra nel periodo successivo agli Etruschi, ai Celti e ai Sanniti fino ad arrivare allo scontro con Taranto e Pirro = 390: cesura storica per Polibio).

Plutarco (Pag. 15, fotocopie, cap. XXII, paragrafi 2-3: dice che la presa di Veio sia stato il primo evento annotato da storici greci, la notizia è arrivata anche in Grecia ma i Greci hanno difficoltà nel cogliere l’onomastica romana; + pag. 14, fotocopie - pag. 85, prefazione del IV libro di Livio, indice dei libri pervenuti di Livio, la sua opera è organizzata su base di cinque libri: egli pone l’incendio gallico come cesura dei primi cinque libri - : prefazione elaborata e importante in chi Livio riassume l’evoluzione costituzionale di Roma fino all’esperimento costituzionale dei tribuni militari con potestà consolare; “ab condita Urbe Romae”: al centro dell’attenzione storiografica di Livio c’è la città di Roma; egli dice che riesce a narrare a stento la storia di Roma antica, narra i “contorni”, pochi erano i documenti scritti perché pochi se ne producevano, in più è intervenuto l’incendio gallico. Fa riferimento agli annali dei pontefici, registrazioni sacerdotali di vicende avvenute anno per anno, perduti anch’essi con l’incendio gallico: qui quest’ultimo è considerato una cesura storiografica).

Frammento di Claudio Quadrigario, (Pag. 85, fotocopie: annalista post-sillano, la cui opera non iniziava con la fondazione di Roma ma con il 390: ciò vuol dire che egli si rifaceva ad una tradizione che considerava praticamente impossibile narrare la storia di Roma prima del 390 a.C. e l’autore vi rinuncia; Livio non rinuncia, ne ribadisce solo la difficoltà e l’impossibilità di assicurare le cose narrate).

Lezione 8

Saga di Coriolano: di tipo epico-storico e letterario fino all’età dei primi storici romani; la tradizione che confluisce in Livio presenta tracce post-sillane, tradizione che continua a crescere. Accanto a Coriolano, si può parlare di mobilità aristocratica con Tarquinio Prisco e Servio Tullio, Aulio e Celio Denna, Mastarna, Publio Valerio con i suoi sodales. Il caso più vicino a Coriolano è quello di Sesto Tarquinio, figlio del Prisco che, arrivato a Gabi, si fa accogliere dai cittadini e prende il comando delle contese contro i romani (capp. 53-54 del I libro di Livio: in cui ha un comportamento da tiranno nei confronti degli stranieri per avere la fedeltà dei concittadini ma, priva di guida e sostegno, Gabi fu consegnata al re di Roma; una vicenda analoga si trova nel V libro di Erodoto a proposito di Periandro, tiranno di Corinto = processo di espansione passato, gli storici romani nel tempo riescono ad elaborare saghe ricche di particolari, anche attraverso trasposizioni e ampliamenti per cui si riscrive parte della storia).

Il Manifesto dell’integrazione romana: discorso tenuto dall’imperatore Claudio in senato nel 48 d.C. (Pagg. 136-138, nuove fotocopie) sulla tradizione etrusca di Servio Tullio che è un Mastarna, cioè un personaggio di una saga intitolata a Aulio e Celio Denna, arrivato a Roma per lo spostamento dell’esercito gentilizio di questi ultimi. Evidenza archeologica: vaso di bucchero dal tempio di Portonaccio a Veio con iscrizione; tomba di Vulci con raffigurazione di Mastarna; iscrizione a Satricum scoperta nel 1977, discussa per problemi storici, cronologici e linguistici: sodales in Marte di un Publio Valerio erigono un monumento a Satricum, probabilmente un donario reimpiegato in area sacra ma il blocco che porta l’iscrizione è stato per le fondazioni del tempio di Mater Matutae a Satricum in una posizione tale che l’iscrizione risultasse invisibile. Lo smantellamento del monumento può significare che la presenza dei sodales di Valerio fu di breve durata: mobilità, instabilità politica in cui sembrano esistere eserciti gentilizi che seguono un leader aristocratico e con lui si spostano; problematico anche il rapporto tra le strutture della città e le strutture gentilizie, problema dell’equilibrio tra due diversi ordini, cioè organizzazione della città su basi razionali:

  • Livello Romulio: Romolo ha ripartito la città in trenta curie a cui ha dato il nome delle sabine rapite e date in moglie ai romani, a cui corrispondeva una gens o più gentes. Le 30 curie possono corrispondere ad un esercito di 3 mila uomini (100 per curia), forse ha subito un raddoppiamento a 6 mila uomini con Servio Tullio. La divisione originaria comprendeva: le classi, infraclassi, formate da coloro che erano in grado di mantenere un’armatura oplitica e centurie formate da coloro che non potevano; la divisione in 5 classi è ritenuta successiva;
  • Livello di Servio Tullio: appartenenza alle tribù territoriali e non alle gentes; Le varie centurie erano divise in centurie di iuniores, cittadini giovani, e centurie di seniores, cittadini più anziani, in numero di 10 e 10 ciascuna, gli iuniores delle prime quaranta classi erano: 40 + 10 + 10 = 60, ipotizzabili 60 centurie (= 6 mila uomini armati).

Tema della libertas: I Romani non sopportavano che qualunque membro dell’aristocrazia potesse assicurarsi il favore delle masse, tramite la demagogia, e istaurare un potere personale: questo è il timore della Repubblica nei primi due anni con protodemagoghi del V e IV secolo a.C. che tentano di prendere il regnum e pagano con la morte: Spurio Cassio (486 a.C., anno della condanna per aver presentato la legge agraria, è un antesignano dei Gracchi), Spurio Melio, Mallio Capitolino, responsabile di aver voluto distribuire grano alla plebe durante una carestia e il cui cognome deriverebbe dal merito di aver respinto i Galli che nel 390 tentarono di salire sul Campidoglio, messo a morte per indebitamento ma ha agito anche perché il suo merito, secondo lui, non era stato riconosciuto a sufficienza (indignitas riconosciuta anche a Tiberio Gracco con la legge agraria non approvata dal senato).

Il V secolo, il primo della Repubblica, sembra essere stato a Roma un periodo di recessione economica: difficoltà militari, secessione della plebe, difficoltà di approvvigionamento, pressione degli italici e, per circa 50 anni, si interrompono le dediche dei templi.

Ager publicus: terra sottratta ai nemici con la guerra che diventa proprietà pubblica dello Stato: i contadini possono usarlo per pascolo o coltivazione ma se ne sono appropriati i ricchi, come testimonia Appiano. La richiesta della plebe era quella di assegnare i terreni a singoli cittadini che trova soddisfazione solo per un certo periodo durante il V secolo; Spurio Cassio aveva proposto di distribuire i terreni non solo ai cittadini romani ma anche ai Latini e ai vinti: gli Ernici, ciò sarebbe una prova del fatto che questo era anche il progetto di Tiberio Gracco.

Cosa c’è di vero nella tradizione di Spurio Cassio? Molto probabilmente è registrata notizia della sua condanna per aver tentato di farsi tiranno ma l’attribuzione della distribuzione delle terre non è veritiera bensì invenzione della tradizione successiva come preludio a Tiberio Gracco; o la notizia della proposta di una legge agraria è accettabile ma non lo è l’estensione dell’ager publicus ai Latini.

Spurio Melio, invece, è stato condannato a morte nel 439, gli si rimprovera che in un momento di carestia ha ottenuto del grano e lo ha venduto alla plebe a prezzi politici; molto probabilmente anche il problema del prezzo è stato proiettato in età Graccana. Mallio Capitolino è intervenuto sull’indebitamento e sulla vendita della persona per far fronte al debito.

Espansione del passato: All’origine c’è un’espressione empirica degli annalisti romani; c’è una differenza tra i primi storici e gli altri:

  • Catone, primo storico latino, console nel 194 e censore nel 184, raggiungeva la seconda guerra punica nel IV libro, la sua narrazione aveva una struttura a clessidra: il racconto più antico era più esile e scarno e poi si allargava avvicinandosi alla contemporaneità; struttura analoga è quella di Cassio Frugi arrivava al 754 nel VII libro: evidentemente non avevano molto da raccontare sul V secolo;
  • Livio arriva alla seconda guerra punica nel XXII libro (pag. 85, prime fotocopie).

Da una narrazione in pochi libri si arriva in 20 libri per Livio e altri e maggiori per lo stesso arco di tempo: ci sono influenze diverse, la retorica, l’ambizione letteraria degli scrittori; Sempronio Asellione (155-150 a.C.) prendeva le distanze nel suo proemio da una storiografia che si limitasse ad inserire sotto quale console fosse iniziata e finita una guerra, prende le distanze da una storiografia essenziale proponendosi ben altri obiettivi per rendere i suoi lettori inclini a difendere la repubblica e non malefatte. Per conseguire quest’educazione morale non avrebbe potuto soffermarsi solo su esigue informazioni ma analizzava anche i motivi e gli obiettivi per una proposta di legge perché, facendo altrimenti, si narrerebbero favolette e non storia: storiografia con obiettivi educativi di tipo politico e morale che non si accontenta più di dati cronologici. Così siamo più vicini alla storiografia greca di Tucidide e Polibio, con la quale ha contatti.

Critica agli autori precedenti: La critica è caratteristica non solo di Sempronio Asellione: carattere scarno ed esile delle opere dei primi storiografi romani; con Livio e Dionisio di Alicarnasso la storiografia romana si porta al livello della storiografia greca anche per l’età arcaica, non è più a clessidra, cioè non ha un buco per la storia del V e del IV secolo. Inoltre la retorica aveva insegnato che l’attendibilità del racconto era direttamente proporzionale a lunghezza, precisione nelle stime delle vittime (anche per le guerre di V e IV secolo).

Oscurità nella storiografia romana per assenza di fonti contemporanee all’età monarchica e repubblicana, a ciò vengono in aiuto l’elenco dei magistrati, delle vittorie riportate su cui si innestano gli elementi che consentono di dare adito al discorso.

Espansione nel passato: fenomeno nel passaggio dei primi storici romani fino alla tarda annalistica.

Lezione 8

Spurio Cassio (Pagg. 123-125, fotocopie: vorrebbe aggiungere al territorio degli Ernici il ager publicus occupato illegittimamente dai privati: ciò spaventava molto i patrizi, minacciava i loro interessi privati ma anche pubblici. In questo clima fu promossa la Legge Agraria, alla quale si aggiungeva l’insolerenza della plebe romana per l’estensione di alcuni privilegi del patriziato. Al paragrafo 5 si legge di una contio convocata contro la proposta di legge del demagogo. Livio si trova a dover scegliere tra diverse tradizioni che riportano gli aneddoti della condanna a morte di Cassio: condannato per mano del padre o per giudizio del popolo.).

Le Leggi delle XII Tavole: Prodotto dei decemviri negli anni 450-451 a.C. (Da pag. 148: ne risulta il perenne conflitto tra patrizi e plebei, Livio riporta prodigi verificatisi in determinati anni - forse registrati nelle annotazioni dei pontefici - e dati d’archivio con narrazioni più ampie di stampo poetico, come le vicende di Coriolano). Decemviri eletti su pressione della plebe da un’agitazione plebea del 462 per limitare gli abusi dei magistrati patrizi, successivamente lotta per la messa per iscritto. Negli anni successivi alcuni vennero mandati in Grecia, nel 451 non sarebbero stati eletti né consoli e nemmeno tributi ma solo i decemviri che sono magistrati sine provocatione ad populum: contro il loro giudizio non si può appellare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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