La storia romana
Fonti storiche
Le fonti da cui possiamo conoscere la storia romana sono analoghe a quelle della storia greca. Nelle prime opere letterarie romane si tratta l’argomento della tradizione annalistica, ovvero i resoconti di fatti della città in un determinato anno eretti dal collegio dei pontefici.
Periodizzazione della storia romana
- Età monarchica (delle origini): Dal 753 a.C. (fondazione di Roma) al 509 a.C. (cacciata dell’ultimo re)
- Età alto-repubblicana: Dal 509 al 367 a.C. (approvazione delle leggi Licinie Sestie)
- Età medio-repubblicana: Dal 367 al 133 a.C. (fino all’ascesa di Tiberio Gracco)
- Età tardo-repubblicana: Dal 133 al 31 a.C. (battaglia di Azio)
- Età alto-imperiale: Dal 31 al 192 d.C.
- Età tardo-imperiale: Dal 193 al 476 d.C.
Contesto geografico
Sul Mar Tirreno si affacciano tre popolazioni principali: Etruschi, Greci e Latini. La città di Roma sorge nel territorio abitato dai latini in una posizione strategica: lungo il corso del Tevere vicino ai sette colli e vicino all’isola Tiberina che facilita le comunicazioni tra le due sponde del fiume. A pochi chilometri è presente anche la foce del Tevere che permetteva gli scambi commerciali via mare con le popolazioni vicine. Spesso le città venivano costruite vicino e non direttamente sul mare per vedere i vicini con anticipo e organizzare la difesa in tempo. I colli garantivano una forma di difesa naturale anche in caso di inondazioni del fiume (molto frequenti).
Nascita di Roma: teorie a confronto
Riguardo alla nascita di Roma ci sono due ipotesi che però si escludono a vicenda:
- Teoria tradizionale: Spiegata secondo una fondazione, frutto della decisione di creare dal nulla una città. Fondata per mano di Romolo originario del Lazio, che traccia il solco della città sul colle Palatino (confine che distingueva la città dalla non città). Il confine, chiamato pomerio, aveva anche una valenza sacrale. L’opera di fondazione avviene nel 753 a.C. Alcune scoperte archeologiche appoggiano questa teoria a seguito dei ritrovamenti di tracce di un muro, sacro (il pomerio).
- Teoria del sinecismo: Roma nasce a seguito di una fusione delle diverse popolazioni, ciò è supportato da tracce abitative risalenti a circa 200 anni prima della fondazione rinvenute sul Palatino.
Si potrebbe concludere che probabilmente entrambe le teorie siano vere.
Età monarchica/dei re
Secondo la tradizione letteraria i re di Roma sono stati complessivamente sette (Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), ma diventano otto se si considera anche Tito Tazio che governò con Romolo per un breve periodo. Rimane il problema della storicità, perché ogni re in media avrebbe dovuto regnare per 35 anni, un periodo troppo lungo considerando la durata della vita. Abbiamo però le prove che sia esistita un’età monarchica grazie al “Lapis Niger” dove compare in modo chiaro la parola “rex”...
I re avevano potere civile, militare, giudiziario e religioso, la carica durava tutta la vita ma non era ereditaria. L’età monarchica si può dividere in due tappe:
- VIII-VII sec: In cui regnano Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio e Anco Marzio. Il potere era organizzato con al vertice il re, di seguito il consiglio di anziani (senato), composto da cento membri di famiglie illustri (i patres) che avevano potere consultivo e un ruolo importante nel momento di passaggio del potere tra un re e un altro. Romolo suddivide la popolazione in tre tribù gentilizie, la cui appartenenza era stabilita secondo il criterio della nascita, ciascuna comprendeva 10 curie (in totale 30). Le curie si riunivano in assemblee popolari (i comizi curiati) che avevano potere amministrativo e militare. Sul piano della politica estera Roma si rende protagonista di alcune espansioni militari ai danni dei territori circostanti; il più agguerrito in campo militare era Tullio Ostilio. La città era multietnica, cioè aperta a tutti. Si trasferivano uomini da tutto il mondo generando il fenomeno della mobilità orizzontale, ovvero la migrazione di singoli individui (greci, sabini ed etruschi) che vengono accolti nella città nuova e mantengono la loro condizione sociale ed economica che possedevano nel paese natale. Anche dei re, oltre a Romolo, nessuno era originario latino.
- IV secolo: In cui regnano gli altri tre re. Quinto re: Tarquinio Prisco mirava a riorganizzare la città in ambito monumentale e religioso. Fece molti interventi per la regolazione del flusso delle acque, creò un sistema di canalizzazione delle acque stagnanti, cioè un sistema di fognatura. Trasformò una zona pianeggiante nel foro della città, che fungeva da centro della vita politica della comunità. Costruì veri e propri monumenti, quali la Regia dove il re esercitava le sue funzioni, la via Sacra e il foro boario adibito al mercato soprattutto degli animali. L’economia, infatti, era basata su agricoltura e allevamento. Fece anche opere religiose quali gli edifici templari che servivano come luogo di culto per gli dèi, il tempio dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva) sul Campidoglio/Capitolino. La provenienza etrusca di Tarquinio potrebbe aver influenzato la visione della religione, infatti gli etruschi veneravano molto gli dèi. Le sue origini facilitano anche la diffusione dell’arte aruspicina, che prevedeva l’apertura del corpo degli animali e la consultazione delle loro viscere da cui si può conoscere la volontà degli dèi. Un’altra cerimonia era quella del trionfo, per celebrare il generale tornato da una guerra; era una processione che conduceva il generale fino al tempio sul Campidoglio. Tarquinio Prisco è il primo sovrano che riesce ad impostare il potere regale su base ereditaria, i prossimi due sono suoi parenti. Viene definito anche il calendario, e la struttura sarebbe rimasta anche nei secoli successivi. Tutto questo porta gli studiosi a parlare di Roma-etrusca, indicandone l’influenza, non la sottomissione!...
Sesto re: Servio Tullio, autore di specifiche riforme che rimasero in vigore anche dopo la fine dell’età monarchica. In ambito militare introduce il modo di combattere secondo la falange oplitica romana, i soldati, chiamati comizi centuriati, si dividono in legioni e gli viene garantito un determinato potere politico nella città. La loro assemblea si riunisce fuori dai confini perché all’interno non si potevano portare armi. Erano suddivisi in centurie e ognuna aveva diritto di voto (è la singola centuria a far valere il proprio voto non il soldato, non era una democrazia). Per stabilire a che centuria un soldato appartenesse si considerava il reddito, il census. Chi aveva un reddito maggiore aveva un potere decisionale più ampio; si usava come riferimento il numero di bestiame che una persona possedeva. In ambito religioso crea un nuovo santuario in prossimità dell’Aventino dedicato alla dea Diana, importante perché era venerata da tutte le comunità latine. Usando la religione Servio tenta di allargare la propria egemonia verso le altre popolazioni.
Settimo re: Quando muore nel Servio Tullio 534 gli succede Tarquinio il Superbo che governa dal 534 al 509. È responsabile dell’uccisione di alcuni senatori e per questo assume delle guardie del corpo private, e costringe alcuni romani a svolgere lavori gratuiti (forzati) per finire la costruzione del tempio della triade. Fu però un grande condottiero con cui Roma conquista molti territori. Stipula anche trattative diplomatiche con Cartagine, che poi avrebbero dato origine ad un accordo tra le due città. Il suo operato è considerato positivo in politica estera e militare ma negativo in politica interna. Secondo la tradizione nel 509 viene esiliato dalla città con la scusa che uno dei suoi figli aveva fatto violenza ad una nobile donna romana. Inizia un’epoca di incertezza politica che però vede nei romani un convincimento riguardo all’organizzazione politica: non vogliono più la monarchia!
Età alto-repubblicana
Questi anni sono caratterizzati da un vuoto di potere di cui approfittano Porsenna e suo figlio Arrunte, etruschi della città di Chiusi. Invadono Roma ma le città latine si ribellano nella battaglia di Ariccia (città del Lazio) nel 505 e Roma torna libera. La città deve trovare un nuovo ordinamento che sostituisca quello decaduto della monarchia. Con la cacciata di Tarquinio il Superbo si ha un declino delle famiglie etrusche che avevano preso potere con la monarchia di fenomeno de-etruschizzazione.
Le magistrature assumono quattro nuovi principi:
- Pluralità: Diverse magistrature che si spartiscono i poteri prima concentrati nelle mani di un solo re.
- Temporaneità: Avevano una durata solitamente annuale.
- Collegialità: Ogni magistratura deve essere rivestita contemporaneamente da minimo due magistrati per non concentrare il potere nelle mani di una sola persona; che si controllano a vicenda.
- Elettività: Vengono eletti dal popolo nei comizi centuriati, ideati da Servio Tullio.
Le prime due magistrature ad essere istituite furono pretura e consolato. Problema: nei primi decenni del V sec la Città fu invasa da carestie ed epidemie, così i romani cercarono grano anche nelle comunità della Magna Grecia. Sul piano dell’amministrazione ci fu un temporale abbandono dei canali e il cattivo funzionamento delle canalizzazioni provocava rischio di inondazioni, di conseguenza, i terreni diventerebbero paludosi e quindi non coltivabili. Problemi di politica esterna riguardano nuove popolazioni di origine appenninica (Sabini e Volsci) che all’inizio del V sec si spostano verso le pianure del Lazio per cercare condizioni di vita migliori. I Romani pensarono che gli dèi li avrebbero appoggiati se avessero mantenuto buoni rapporti con queste popolazioni, così costruirono nuovi templi, aperti anche alle civiltà non romane. La religione è civica perché mira a mantenere buone relazioni con i popoli circostanti. Ma i romani intervenirono militarmente:
- Contro quelli che provengono dagli Appennini, insidiosi perché hanno modi di vivere e di combattere diversi. Si stipula però un accordo con gli Ernici e si riesce ad ostacolare la minaccia soprattutto dei Volsci. Emergono grandi figure romane particolarmente virtuose sul piano militare come Coriolano e Cincinnato.
- Roma viene sconfitta presso un affluente del Tevere, Cremera. Battaglia del lago Regillo, latini si scontrano con i romani ma alla fine si riesce a giungere ad un trattato, di Spurio Cassio, che viene siglato nel 493. Roma trova un accordo in modo da porsi sullo stesso piano delle altre città latine; si libera di un fronte militare e si può dedicare maggiormente agli altri confini.
- Conquistano il sito di Fidene. Battaglia, durata dieci anni, per l’assedio e la distruzione della città di Veio. Camillo, generale leggendario che ha guidato l’esercito in queste vittorie. (Il Tevere definiva il confine tra due popolazioni. Inoltre, alla sua foce erano state fatte le saline, materia prima indispensabile per la conservazione degli alimenti.)
Nel V sec la società era suddivisa in tre categorie:
- Cittadini maschi liberi
- Liberti: Ex-schiavi, che avevano diritti civili e quasi tutti quelli politici, dalla seconda generazione (figli di liberti) diventano cittadini a pieno titolo.
- Schiavi: Coloro che non godono di alcun diritto sociale e politico, non hanno alcuna forma di autonomia, sono considerati proprietà di un cittadino libero. Sono strumenti al pari degli animali. Si è schiavi per nascita, perché figli di schiavi (condizione ereditaria); ma lo si può anche diventare, soprattutto in caso di guerra; spesso i popoli sottomessi vendevano i loro cittadini come schiavi. Ma si poteva diventare schiavi anche grazie all’indebitamento (schiavitù per debiti) fino a quando non si sarebbe riuscito a ripagare il proprio debito. Si poteva diventare schiavi anche per volontà del capofamiglia, che poteva vendere i propri figli. Gli schiavi potevano liberarsi e passare alla categoria di liberti, se si distinguevano per obbedienza e bravura o se accumulavano denaro e si compravano la libertà.
A Roma la figura del capofamiglia aveva un potere su cui lo stato non poteva intervenire. Nella famiglia la struttura in vigore prevede che ciascun romano appartenesse ad un nucleo famigliare di base, “familia”, che comprendeva anche gli schiavi. All’interno il potere decisionale era nelle mani del pater familias, che poteva vendere o uccidere i propri figli senza avere ripercussioni. Egli esercita la patria potestas, ovvero potere supremo sulla famiglia stessa. Più famiglie formavano la gens, spesso erano imparentate e avevano un capostipite.
Si deduce che la società romana era gerarchizzata, patriarcale e maschilista (come quella di Sparta e Atene). Il popolo era distinto tra patrizi e plebei. I primi sono coloro che detenevano il privilegio di interrogare gli dèi ed erano gli unici a poter accedere alle magistrature. Ottenevano quote privilegiate dai bottini di guerra e avevano la possibilità di possedere schiavi alle loro dipendenze. Questi privilegi si sviluppano a seguito di un’origine etnica, perché i patrizi forse derivano dalla più antica componente romana. I plebei invece erano tutti i non patrizi, considerati non latini. Non era una distinzione solo basata sul reddito. Ma i plebei non accettavano questa disparità e perciò avanzarono una serie di richieste. Volevano essere considerati al pari dei patrizi, poter rivestire le magistrature, spartire in modo uguale i bottini e abolire la schiavitù di guerra. Ma i patrizi non sono disposti a concedere i loro privilegi e così i plebei intrapresero la strada della secessione, allontanandosi fisicamente da Roma e dal confine sacro della città rifiutandosi di partecipare alla vita religiosa e militare. Si riunirono sul colle Aventino e decisero di darsi un’organizzazione autonoma dotandosi del Concilio della plebe e coloro che ricoprivano magistrature si accertarono di fare solo gli interessi della plebe. Introdussero una nuova magistratura, l’edilità, e il tribunato della plebe che doveva assistere sul piano giudiziario i plebei. Diedero vita ad uno stato parallelo a quello già esistente.
Nel 494 a.C. avviene la prima secessione della plebe. Nel 451 istituirono un collegio decemvirale, stilarono ed esposero le leggi delle 12 tavole in cui venivano riconosciuti dei diritti ai plebei, tra cui quello di veto. Tuttavia non venne pubblicato il calendario e rimase in vigore il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, che però nel 445 viene abolito con la cosiddetta legge Canuleia. La lotta per la parificazione continua per tutto il V secolo.
Nel 367 a.C. vennero approvate le leggi Licinie-Sestie. Le magistrature ordinarie sono:
- Consolato: Venivano eletti due consoli, uno patrizio e l’altro plebeo. Avevano il compito di guidare l’esercito in guerra e avevano potere di convocare il Senato o assemblee straordinarie. Avevano anche poteri in campo giudiziario. I consoli avevano molto prestigio perché davano il nome all’anno.
- Pretura: Venivano eletti un numero variabile di pretori. In origine dovevano svolgere le stesse funzioni dei consoli, ma nell’età medio-repubblicana avevano poteri in ambito giuridico.
- Edilità: Venivano eletti quattro edili, due patrizi e due plebei. Si occupavano dell’urbanistica, ovvero costruzione di templi, fognature, edifici. Dovevano anche stilare le date delle festività, che poi venivano inserite nel calendario.
- Questura: Il numero di questori aumentò nel corso del tempo. Dovevano svolgere attività per conto dei consoli e assicurare l’ordine e la pace nella città.
- Tribunato della plebe: I tribuni della plebe avevano il compito di ascoltare i bisogni del popolo e presiedevano le assemblee popolari.
I principi fondamentali sono quelli della temporaneità (le magistrature stanno in carica un anno) e quello di collegialità (due personaggi per ogni magistratura).
Altre magistrature sono:
- Dittatura: Magistratura straordinaria, affidata ad una sola persona che durava massimo sei mesi. Il dittatore ha il compito di guidare i Romani davanti alle minacce esterne. Durante questo periodo l’ordinamento magistratuale rimaneva in carica e il dittatore vi si sovrapponeva per prestigio e potere.
- Censura: Magistratura ordinaria ma non permanente, perché i censori entravano in carica ogni cinque anni e rimanevano in carica per 18 mesi. I censori erano chiamati a svolgere il censimento, verificare la situazione patrimoniale di ciascun cittadino romano. Avevano anche il compito di verificare la condotta morale dei romani e in particolare dei senatori. Sovraintendevano al funzionamento della vita politica.
Tutte queste magistrature formavano il cursus honorum. Il Senato (già esisteva in età monarchica) è un consiglio di anziani (senes) che aiutava i magistrati nel coordinare la vita politica cittadina. Dal IV secolo diventò un consiglio che raccoglieva tutti gli ex-magistrati. I senatori rimanevano in carica a vita, tranne nel caso in cui i censori avrebbero ritenuto la loro condotta immorale. Erano circa 300.
Accanto al senato c’erano le assemblee popolari: Comizi centuriati: eleggevano le magistrature più importanti anno per anno (consolato e pretura) e avevano anche funzioni legislative e giudiziarie.
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