Storia di Roma dalle origini alla tarda antichità
Arcuri, Caliri, Giuffrida, Lewin, Marino, Mastrocinque, Mecella, Molè, Motta, Pinzone, Roberto, Sassu, Thornton
Sezione I – Capitolo 1 - L'Italia preromana. Roma dalle origini al decemvirato
L'Italia settentrionale
Prima dell'unificazione romana, l'Italia era abitata da diversi gruppi etnici. L'Italia settentrionale era occupata, all'estremità occidentale, dai Liguri che occupavano un'area vasta dell'odierna Liguria, che si sviluppava dalla Pianura Padana fino al Po. Presso le aree corrispondenti al Piemonte e Lombardia vi erano gli Orobi, i Leponzi e gli Insubri. La regione delle Alpi conobbe importanti culture nel periodo tra la fine dell'età del Bronzo e la prima età del Ferro, quali quella dei Reti, dei Camuni e degli Euganei. I Veneti avrebbero avuto un’origine orientale e, sotto la guida del troiano Antenore, avrebbero scacciato gli Euganei e fondato Padova. Si trattava di una popolazione indoeuropea. Oltre il Mincio si trovavano i Celti.
Gli Etruschi
L'origine degli Etruschi costituisce uno dei problemi della storiografia sia antica che moderna. Gli Etruschi svilupparono una civiltà e una cultura marcate da caratteri propri e originali. Erodoto sostenne la provenienza degli Etruschi dalla Lidia alla guida dell'eroe Tirreno, dopo la guerra di Troia. Dionisio di Alicarnasso sosteneva che essi costituissero una delle popolazioni autoctone dell'Italia. È possibile che gli Etruschi abbiano preso le lettere del loro alfabeto dai greci con cui entrarono in contatto nella zona di Cuma e di Napoli. Pallottino sosteneva che la civiltà etrusca doveva essere interpretata come l'esito di un processo di formazione che si verificò in Italia nel passaggio, avvenuto attorno all'VIII secolo a.C., dalla civiltà autoctona villanoviana a quella compiutamente etrusca. In questa fase il territorio si aprì a sollecitazioni commerciali e culturali con il Vicino Oriente e con la Grecia. Nell'VIII secolo i villaggi villanoviani furono trasformati prendendo la forma di città. Possono essere ricordate Veio, nei dintorni di Roma, Caere (Cerveteri), Tarquinia, Perugia, Arezzo. Nell'area padana gli Etruschi fondarono Felsina (Bologna), Modena e Rimini e si spinsero fino a Spina e Adria sull'Adriatico. A sud si spinsero fino a Capua e Pontecagnano, nota per la restituzione di una necropoli intatta. L'Etruria si articolava in città-stato, per molti versi con caratteri di affinità con le poleis greche, connesse tra loro da vincoli religiosi e politico-economici. Le città etrusche, tra l'VIII e il VI secolo, dovevano essere rette da re “lucumoni”, portatori di insegne del potere cariche di significato politico, successivamente trasmesse ai Romani, a partire dalla toga di porpora, il trono e lo scettro. L’evidenza archeologica, in particolare le necropoli e gli sfarzosi palazzi “di campagna”, suggerirebbero una società aristocratica, probabilmente a base schiavile. Le dodici città maggiori dell'Etruria si costituirono nella Lega dei Dodici Popoli, il cui centro era costituito dal santuario di Voltumna. Ogni anno i lucumoni eleggevano uno zilath o pretore incaricato dell'organizzazione di celebrazioni a carattere religioso.
Il Lazio
Il Lazio era popolato da genti latine che avevano attraversato un processo di urbanizzazione nel corso dell’VIII sec. a.C. Il territorio originario dei Latini includeva il tratto della fascia tirrenica a sud-est del Tevere fino a Latium vetus (Terracina). L'area latina subì l'immissione di elementi esterni, di origine osco-umbra, sabina, equa, volsca. Tra le città principali: Satrico, Ardea, Preneste, Gabii, Lavinio. La tradizione vuole che il re del popolo latino fosse Latino, il quale discendente dai re degli Aborigeni e figlio del dio Fauno, accolse Enea nel suo territorio e gli diede in sposa la figlia Lavinia. Il figlio della coppia, Silvio, fu il capostipite dei re latini che regnarono sul Lazio e Albalonga, collegando così Enea e la fondazione di Roma da parte di Romolo. Importanza fu data al santuario di Lavinio e di Nemi, attorno a cui si sviluppò la Lega delle città latine. La scrittura si manifestò con i primi testi in latino. L’influenza etrusca, divenuta dominante nel corso del VI secolo, rafforzò e accelerò il processo di urbanizzazione e monumentalizzazione degli spazi. Parallelamente, anche la civiltà greca esercitò diretta influenza sullo sviluppo della cultura laziale. A seguito della crisi del V secolo, s’impose l’egemonia di Roma.
L'Italia centrale
L'area centrale italica era occupata da un fondo etnico a tratti indistinti, su cui si stagliano alcune popolazioni connotate invece da caratteri specifici, a partire dai Sabini o Sabelli. I Piceni appaiono concentrati tra la Valle del Tronto fino a quella dell'Esino. È riconoscibile una cultura definita, che interessa tale area e dà luogo a manifestazioni originali e omogenee, anche in ambiente funerario, con impiego di tombe a inumazione. A seguito degli spostamenti di popolazione avvenuti in età tardo-arcaica, è possibile identificare gli Equi e i Marsi. I Volsci, a partire circa dal V secolo, si estendono dall'alta Valle del Sacco alla pianura pontina sovrapponendosi agli Ernici, e parzialmente ai Latini. Gli Umbri sono stanziati oltre il bacino del Tevere, fino al litorale adriatico e alla Romagna, fino a Ravenna. Fra i centri principali è necessario menzionare Gubbio, Assisi, Todi, Spoleto. Uno spaccato della religione umbra è fornito dalle note Tavole Iguvine, sette lastre di bronzo rinvenute a Gubbio nel XV secolo, redatte in parte in un alfabeto di derivazione etrusca e in parte in alfabeto latino.
L'Italia meridionale e le isole
La regione pugliese era abitata dagli Iapigi fino all'800 a.C., mentre la parte settentrionale fu poi popolata dai Dauni, quella centrale dai Peucezi e quella meridionale dai Massapi. Il ceppo iapigio mantenne un'indipendenza culturale. I dati archeologici indicano una cultura aristocratica con divisioni di classe e l’assenza di città strutturate, prevalendo invece l’organizzazione in villaggi. L’elemento greco finì per penetrare gradualmente nell’area indigena, diffondendosi mediante la scrittura. Gli Enotri inizialmente occuparono il tratto della penisola compreso fra il golfo di Taranto e lo stretto di Messina, spingendosi verso l'interno montuoso attraverso la fondazione di piccole città tra l'VIII e il IV secolo. La presenza degli Ausoni nell'area meridionale dell'Italia, in particolare in Puglia, Calabria, ma soprattutto Campania, appare vasta, ma al contempo dispersa e marginale rispetto a quella enotria. Sull'estrema punta della penisola si trovavano, oltre gli Ausoni, i Siculi, i Morgeti, gli Itali. Vi sono poi gli Osci, i quali in un primo momento presentavano una cultura includente elementi propri della “cultura delle tombe a fossa” meridionale e della “civiltà villanoviana”; successivamente i caratteri greci ed etruschi tesero a confluirvi. A seguito della sconfitta degli Etruschi presso Capua nel 474 a.C. l'influenza greca divenne predominante. I versanti occidentali dell'Italia centro-meridionale erano occupati dai Sabini e dai Lucani. Prima della colonizzazione greca, la Sicilia risultava abitata nell'area occidentale, dai Sicani, popolo pre-indoeuropeo. Gli Elimi, ritenuti immigrati dopo la guerra di Troia e concentrati nell’estremità occidentale dell'isola, svilupparono una civiltà di tipo urbano. I Siculi, indoeuropei, occupavano l'area orientale della Sicilia. La deduzione della colonia di Nasso nel 774 a.C., seguita dopo da quella di Siracusa, segnò l'inizio della colonizzazione greca. La Sardegna risultava abitata dai Sardi, popolazione ricollegata dagli autori antichi all’Iberia e all’Africa settentrionale. Già a partire dal II millennio a.C., i Sardi elaborarono una forma di civiltà, nota come nuragica e imperniata su costruzioni troncoconiche dette appunto nuraghi. Ai nuraghi si aggiungevano edifici religiosi e civili a pianta circolare, nonché sepolcri a corridoio. Si trattava di una società gentilizia, dominata da proprietari di mandrie di bestiame, con base schiavile, che intratteneva commerci oltremare.
Capitolo 2 – Roma dalle origini al decemvirato
La storia romana arcaica
Le origini di Roma non sono note con precisione. La data di fondazione era incerta già per i Romani fino a che nel I secolo a.C., non si trovò un accordo per datarla al 21 aprile del 753 a.C. Livio ricorda che molta della scarsa documentazione scritta era andata distrutta nell'incendio del 390. Le vicende delle origini, del regno e dei primi secoli della repubblica sono state scritte da storici romani dalla fine del III secolo al I secolo a.C. Questi sono chiamati annalisti perché scrivevano la storia anno per anno. Fabio Pittore fu il primo, scrisse in greco verso la fine del III secolo per far conoscere la storia della sua città ai greci. Le storie romane di età repubblicana erano tutte volte a celebrare qualche famiglia romana illustre, o un qualche politico. Molte parti di storia arcaica hanno un carattere mitico; a volte sono semplici finzioni. Il fine della storiografia era per i Romani l'ammaestramento politico, era un fine morale, che poteva ammettere anche alcune finzioni o falsificazioni. Pertanto una buona parte della storia romana arcaica è una storia fittizia. Qualche elemento storico era caratterizzato da tradizioni tramandate in relazione all'origine di monumenti, di feste religiose. C'erano poi alcune iscrizioni arcaiche che i Romani leggevano con difficoltà perché in epoca tardo-repubblicana, visto che il latino si era modificato nei secoli.
La nascita di Roma
La nascita della città è presentata in due modi diversi dagli autori antichi e dagli archeologi moderni. Da alcuni decenni è in atto presso alcuni archeologi un dibattito volto alla corretta ricostruzione della nascita delle città laziali ed etrusche. Fino a circa la metà del IX secolo a.C. gli insediamenti centro-italici sul versante tirrenico si sono spesso concentrati su pianori e alture ma su aree abbastanza ristrette. Per la seconda metà del IX secolo e gli inizi dell'VIII spesso si è parlato di fase pre-urbana, la quale abbozza la fisionomia di città, che in molti casi effettivamente poi si svilupparono, con evidenti strutture tipiche della vita cittadina. La vera e propria urbanizzazione è da considerarsi compiuta nel corso del VIII secolo a.C. Uno storico deve presupporre l'esistenza di un patto che ha permesso agli abitanti di molti piccoli insediamenti di venire a convivere su un unico pianoro e poi di dotarsi di origini comuni di decisione, un unico re con un unico Consiglio. Nell'VIII e VII secolo i monumenti pubblici non erano molti; la creazione di mura e terrapieni difensivi era dettata da esigenze militari difensive ed era dunque obbligatoria, mentre altre cose erano facoltative. Già nell'IX secolo compaiono i primi sintomi di un'organizzazione di tipo gentilizio, tipica dei ceti più ricchi. Si creano i primi tumuli funerari gentilizi e nel VII secolo il sistema onomastico bimembre, col nomen gentile, è già diffuso e serve a tramandare l'eredità. Nel VII e nel VI secolo i patrimoni di alcuni principi laziali risultano essere enormi. A Roma c'era il Foro, il tempio di Vesta e la Regia e si era cessato di seppellire nella valle del Foro. La società dell’età del bronzo non conosceva grandi divari economici tra le persone, mentre nella fase “orientalizzante” nel VII e il VI secolo, le differenze economiche fra le persone si sono fatte enormi. I ricchi importavano merci greche e orientali e iniziavano produzioni secondo metodi e tecniche importate dai Greci, come ad esempio la vinificazione. Quello che hanno notato gli archeologi è un rapido impoverimento dei corredi e delle architetture funerarie a partire dal VI secolo, fino a vedere la scomparsa dei corredi funebri già nel V secolo → si trattava di norme introdotte già dai re e poi riformulate nelle leggi delle XII tavole alla metà del V secolo. La monumentalizzazione di Roma ha luogo sotto gli ultimi re di Roma, nel VI secolo quando si edifica il Campidoglio, la cloaca massima, si bonifica la valle del Foro e si creano altre strutture monumentali pubbliche. A Roma il processo di urbanizzazione portò alla creazione di una prima Roma sul colle Palatino, di cui conosciamo i resti di alcune capanne e di un muro che cingeva in basso l’altura.
Romolo e i riti di fondazione
La storiografia antica ci presenta un'altra storia, che va però a completare la storia ricostruita dall’archeologia. Un aspetto fondamentale che ci viene messo in evidenza è il patto fra i Romani e i loro dei. I Romani erano convinti che la benedizione divina sarebbe scesa su di loro fin dall'inizio, se avessero rispettato i luoghi sacri e le feste religiose. I Romani preferivano un fondatore dal nome simile a quello della città, Romolo, che aveva un fratello, Remo. Romolo è un personaggio fittizio, la cui mitologia deriva in gran parte da quella di Ercole e dal re Servio Tullio. Romolo, fondatore di Roma, ebbe la benedizione degli dei del cielo quando prese gli auspici guardando quali uccelli gli apparivano, mandati dagli dei. Egli delimitò lo spazio di un asilo. Questo era un recinto sacro perché imponeva norme diverse dentro e fuori dei suoi limiti. I padroni non potevano impossessarsi degli schiavi fuggitivi che vi entravano dentro. Fu così che tutti coloro che vennero al seguito del fondatore, compresi questi ultimi, divennero i primi cittadini romani. E così sarebbe stato anche in futuro, nell'unica città al mondo dove gli schiavi liberati, i liberti, ottenevano la cittadinanza. Romolo tracciò poi il solco del Pomerio, che in modo simile divideva lo spazio urbano da quello esterno, sui quali vigevano norme differenti: all'interno il potere coercitivo (imperium) dei re e poi dei magistrati era molto mitigato, nessuno poteva andare in giro armato, non si poteva seppellire, non erano ammessi templi di divinità straniere. Veniva così fondata l'urbanitas. Romolo si propiziò anche gli dei del sottosuolo scavando una fossa sacra e deponendovi un'offerta. Fra i cittadini egli scelse i primi 100 senatori, ai quali si rifacevano gli esponenti dell’aristocrazia romana arcaica, cioè il patriziato. Il popolo romano aveva due espressioni, il populus che poteva riunirsi in assemblea (comitia) e il Senato, un Consiglio di cittadini illustri che in età repubblicana, sarà composto da ex magistrati. I Romani erano Senatus populusque Romanus, abbreviato SPQR. I cittadini erano suddivisi in tre tribù: Tizi, Ramni e Luceri e aggruppati per curie. Da curia viene il termine Quirites, che designava in modo solenne e arcaizzante i cittadini romani. La presenza del fratello Remo serviva per descrivere i tratti primitivi di un primordiale abitatore del suolo romano, tratti che il fondatore aveva abolito. Remo era forte ma non civile, disprezzò il limite del Pomerio e lo valicò come avrebbe fatto un nemico, per cui venne ucciso da Romolo.
I re di Roma
Tito Livio riferisce che dopo la morte di Romolo, il Senato riprese nelle mani il potere e istituì il primo interregno. Un gruppo di 10 senatori sceglieva al proprio interno un senatore per convocare i comizi elettorali e scegliere il successore al defunto re. Il secondo re di Roma fu Numa Pompilio, a cui la tradizione attribuisce l'origine dei più antichi sacerdozi di Roma (flamines, cui era affidato il culto delle divinità maggiori; delle vergini Vestali, che si occupavano del sacro focolare della residenza del re e del tempio di Vesta; dei Pontefici, che erano chiamati ad interpretare il diritto) e avrebbe stabilito anche che il tempio di Giano rimanesse aperto di guerra e chiuso in tempo di pace. Tullo Ostilio fu il terzo, un re guerriero e a lui è attribuita la conquista di Alba Longa. Anco Marcio fu il quarto e stabilì i compiti dei Feziali, collegio di sacerdoti che celebravano i riti preparatori della guerra, in modo che di fronte agli dei essa si configurasse come guerra giusta. La tradizione degli ultimi re di Roma è storicamente più attendibile perché alcune cronache greche avevano registrato gli avvenimenti dei Tarquinii, che erano di origine corinzia, e ebbero rapporti con la città greca di Cuma, in Campania. Gli ultimi re regnarono nel VI secolo e furono Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Sotto di loro Roma si dotò di importanti strutture monumentali. Roma stava subendo un processo di ellenizzazione, di cui sono sintomi ad esempio l'adozione della tattica militare oplitica, la produzione di vini di qualità e la celebrazione del simposio, la realizzazione dei templi con colonne, di statue di culto antropomorfe, l'introduzione di divinità greche come Ercole. Sotto Tarquinio Prisco fu costruito il Campidoglio, tempio di Giove Ottimo Massimo, Giunone e Minerva, furono organizzati i Ludi romani. Il Comizio, nel foro romano, fu pavimentato e vi fu posta un'iscrizione latina che esplicitava alcuni compiti dei re. L'imponenza dei monumenti e dei lavori pubblici organizzati sotto gli ultimi re ha spinto gli storici moderni a parlare di una “grande Roma dei Tarquini”. Servio Tullio è passato alla storia per aver stabilito a Roma il censo, il quale attribuiva ai cittadini diritti e doveri in base alla ricchezza; creò pure le tribù territoriali in modo da registrare i cittadini in base ai dati anagrafici. Egli inoltre, ampliò il Pomerio e circondò di nuove mura la città. Il suo regno fu molto breve e alla fine, fu ucciso dal figlio di Tarquinio Prisco, Tarquinio il Superbo.
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