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Storia romana

Lezione 1, 22/09/2014

• Gli esami per i frequentanti potranno essere dati solo a partire dal 2015.

• Tre sono i manuali tra cui scegliere: i classici prendono il libro del Brizzi che è più difficile; gli scientifici prendono il Geraci-Marcone che è più facile da capire; quello più interessante è il Todisco. (scegli il Geraci)

I Romani hanno conquistato il mondo perché hanno rispetto per le loro leggi e per il mos maiorum, perché hanno la pietas e perché sono leali nei confronti degli alleati (fides). Il manuale di istituzioni aiuta a capire come funzionano gli organi dell’impero e i governi delle città; la storia istituzionale agisce con quella culturale.

La storia romana copre un periodo che va dal 753 a.C. fino al 476 d.C. Le date sono puramente indicative perché la data della fondazione di Roma non è per niente sicura, mentre la seconda è legata ad un fatto che non ha cambiato la storia dell’occidente. Il re degli Eruli Odoacre depone l’ultimo imperatore Romolo Augustolo; il mondo romano però andrà avanti nel mondo romano barbarico con Teodorico.

Abbiamo per la prima volta un capo barbaro che toglie il potere ad un imperatore romano e forse si riconosce ministro/servo dipendente dall’imperatore di Costantinopoli. Odoacre avrebbe un duplice aspetto: per il suo popolo (è il re) e per i romani (un emissario dell’imperatore bizantino). “La caduta senza rumore dell’impero romano”, perché i romani non ebbero la consapevolezza della sua caduta.

- Problema della periodizzazione della storia passata. Importante scegliere punti riconosciuti come momenti di svolta nella storia (presa della Bastiglia, avvento di Napoleone). Battaglia di Poitiers, gli arabi vengono bloccati sul territorio franco e tale battaglia preserva dalla diffusione del mondo islamico in tutta Europa.

Le date di Poitiers o Lepanto non venivano ritenute importantissime perché non veniva sentito fortemente il rapporto tra mondo occidentale e orientale; oggi è invece un problema da porsi. La scelta della periodizzazione deriva da esigenze della storia contemporanea.

Lo storico non è un cronista, lo storico interpreta i fatti e il suo lavoro è di selezione: seleziona e discute i fatti che maggiormente si addicono alle sue esigenze. Problema della datazione della nascita di Roma, com’è nata Roma? Si cominciarono a dare varie risposte.

Lezione 2, 23/09/2014

La ricerca storica è sempre in continua evoluzione perché i problemi della contemporaneità si riflettono sull’interpretazione che noi diamo del passato. La storia di un popolo è vista in maniera diversa a seconda del periodo in cui la si guarda; Polibio diceva che Roma era diventata padrona del Mediterraneo grazie alla sua politéia (forma di governo).

Parleremo di costituzione romana intendendo con questa parola l’insieme delle leggi e delle istituzioni romane. Il mondo antico non conosce una costituzione; nel mondo antico è un insieme di principi al quale devono adeguarsi le leggi e i principi. Nel mondo occidentale indica i principi generali ai quali le leggi devono attenersi.

In Italia è prevista dalla costituzione la libertà religiosa, non si possono promulgare leggi contrarie a questo principio. Più grande studioso di politeiai era Aristotele.

La costituzione romana prevede al suo interno il bilanciamento dei poteri, il potere si distribuisce tra l’assemblea del popolo, il potere del senato e quello dei magistrati (coloro che detengono cariche pubbliche senatorie). Termine magistratus non ha connotazione esclusivamente giuridica come da noi.

Il mondo greco interpretava la grande storia di Roma; nel II secolo a.C. un romano dell’epoca di Polibio riteneva che il popolo romano avesse conquistato l’impero mondiale grazie alla propria forza morale e organizzativa. Romano, sin da bambino, viene educato alla virtus, senso del servizio nei confronti dello stato; sempre pronto a sacrificare la vita al servizio dello stato. I principi etici hanno reso grande Roma e hanno presieduto alla sua organizzazione sin dall’inizio.

Tali principi affondavano le radici nella credenza che il popolo romano aveva di essere in un rapporto privilegiato con il mondo divino; il romano vince perché è virtuoso e perché è in pace con gli dei (pax deorum). Se l’uomo viola l’accordo della pax deorum, allora soccombe.

Gli Etruschi erano maestri nell’interpretare i segni del cielo, il volo degli uccelli. Gli auguri erano coloro che interpretavano il movimento degli uccelli. Erano anche maestri nell’aruspicina: gli aruspici interpretavano i segni degli dei mandati all’interno delle viscere animali. I Romani hanno imparato tutto dagli Etruschi.

Anche i sacerdoti, a Roma, sono diversi da quelli del mondo moderno; non esiste un clero, non esiste una funzione specifica che faccia pensare all’esistenza di un clero. Chi riveste il sacerdozio? Chi diventa augure, aruspice o pontefice? Un uomo autorevole che è anche un uomo politico. Tali sacerdoti sono tenuti ad alcuni tabù: alcuni pontefici non possono toccare oggetti d’oro. La religione tende a conservare, a mantenere, ma non ad evolversi.

Tra i due popoli, greco e romano, esistevano altre differenze: ragionamenti sulla storia. Ecateo di Mileto si pone il problema delle genealogie e risale al tempo in cui uomini e dei vivevano insieme sulla terra. I greci sentirono presto l’esigenza di scrivere una storia sulla città alla quale appartenevano; i romani lo facevano in modo diverso.

Il romano si sentiva prima parte di un gruppo gentilizio (gens). Originariamente le gentes erano raggruppamenti di famiglie che riconoscevano l’autorità di un capo. La gens può configgere con la civitas.

Lo studio del passato di Roma era diverso a seconda dei principi dell’interpretazione, ma il passare del tempo induce i romani a creare una storiografia simile a quella greca. I romani, mentre i greci scrivevano la storia della loro città, si occupavano della tradizione orale; i fatti erano trasmessi all’interno della gens, ma spesso vi erano delle distorsioni e si era investiti da una tendenza (la tendenza del gruppo).

I romani, per il loro culto degli antenati, tenevano nell’atrio delle case le imagines maiorum che erano originariamente le maschere di cera prese al momento della morte. Si scriveva sotto il nome del personaggio, ma presto al nome si aggiunse una scritta che riportava le cariche ricoperte. Dopo, al nome e all’indicazione del cursus honorum si aggiunsero le res gestae (imprese compiute dal personaggio).

  • Si prendeva conoscenza del succedersi degli anni. I romani cominciarono poco prima del 500 a.C. La loro storia poteva essere calcolata anche in base agli anni olimpici e Roma era stata fondata dopo le olimpiadi.
  • Le memorie pubbliche curate dai pontefici, i quali, annualmente, scrivevano su tavole gli eventi più importanti accaduti durante l’anno. Delle tavole si ha un ricordo vago. I testi chiamano le tavole dealbate (imbiancate) perché i pontefici trascrivevano tutto su tavole di cera che poi venivano imbiancate per riscriverci sopra.

Muzio Scevola l’Augure trascrisse tutte le tavole che però andarono perse in un incendio. A Roma il pensiero storiografico nasce molto tardi. Tutta la costa meridionale dell’Italia, a partire dall’ottavo secolo, era colonizzata dai Greci (Magna Grecia). Nel corso del quarto secolo i romani combatterono le guerre contro i Sanniti, dall’Umbria alla Lucania; Roma vince ed estende la sua egemonia su tutte le terre appenniniche, alcune delle quali erano a stretto contatto con la grecità della Magna Grecia.

Si ha il primo greco che parla a lungo dei romani: Timeo di Tauromenia (Taormina). Inizio del terzo secolo viene chiamato in aiuto Pirro re dell’Epiro dagli abitanti di Taranto. Le famiglie nobili romane cominciano a mandare i propri figli a studiare il greco che era la lingua delle relazioni internazionali; i giovani romani imparano anche le grandi opere greche di Tucidide ed Erodoto.

  • La prima storiografia è aristocratica (Fabius pictor). La sua opera era destinata ai greci, egli non scrive in latino, ma in greco. Egli vuole spiegare la grandezza di Roma e la grandezza dei Fabii; tira fuori le notizie dalle fonti di informazione che poteva avere e ci metteva anche tanta fantasia propria per glorificare la propria gens.
  • I greci avevano capito che la vera storia era quella contemporanea, la storia del vissuto (così fa Tucidide). La storiografia greca faceva degli excursus sulla storia arcaica; i romani fanno sempre storia passata, mai di storia contemporanea, tranne che con Augusto perché poteva essere pericoloso.

Fabius racconta gli eventi della prima guerra Punica e le sue fonti erano gli annales maximi, i più importanti resoconti annuali. La storiografia che nasce con Fabius verrà chiamata Annalistica. Le prime opere storiche sono scritte alla fine del III e all’inizio del II e questa storiografia racconta anche di fatti che risalgono a mezzo millennio prima. Precarietà della ricostruzione della storia più antica di Roma.

Luis de Beaufort per primo pose il problema della credibilità della storia dei primi cinque secoli di Roma; la storia del primo mezzo millennio non può essere scritta.

I romani credevano nell’opera degli annalisti e la continuano fino al I secolo a.C., quando il governo repubblicano crollò sotto i colpi di Pompeo e poi dei Triumviri. Nel 27 d.C. Ottaviano diventa Augusto.

Augusto appare colui che riscatta Roma da un periodo di sofferenza e la riporta alle origini dei propri valori morali; in una delle sedute senatorie, in senato gli viene dato uno scudo d’oro con incisi i nomi delle 4 virtù cardinali: la virtus, la iustitia, la pietas e la clementia. La storia di Roma è stata una storia lineare che ha portato all’esito finale: Augusto (è il culmine).

Nell’idea di un processo lineare è sottintesa l’idea di un progresso continuo e di un finalismo; la storia ha un fine ed il suo fine è Augusto. Veniva venerato come eroe per le sue virtù sovrumane, lui era figlio di un dio: Cesare, divinizzato dopo la morte. Ottaviano fece edificare il foro di Augusto, un grande spazio in cui i muri perimetrali erano ricoperti di statue che ricordavano eroi del passato di Roma e membri della famiglia Giulio Claudia. C’era una quadriga trionfale con scritto pater patriae; la famiglia Giulio Claudia si rispecchia nella storia di Roma e tutta questa storia ha un fulcro che è Augusto.

Lezione 3, 25/09/2014

Storia = svolgimento storico

Storiografia = scrivere di storia.

La storiografia nasce molto tardi rispetto alla nascita della città e si ha dopo mezzo millennio dalla fondazione di Roma. Tutto quello che si sapeva era per tradizione orale e grazie agli annales. Quando si parlava di memorie gentilizie si parlava di qualcosa di tendenzioso, volto ad esaltare il membro di una gens. Spesso quello che si scriveva era di carattere antiquario; nel II secolo a.C. si conoscevano dei vocaboli di cui non si sapeva più il significato. Sotto l’influsso culturale greco, alcuni romani cominciano a chiedersi perché certe cose hanno quel determinato nome. Gli eruditi, ricorrendo all’etimologia e ai ricordi della tradizione orale, davano una risposta a queste domande. L’insieme delle risposte non erano ricostruzioni di carattere storico, ma si trattava di voci di enciclopedie. Erano gli antiquari che scrivevano queste opere e il più grande antiquario fu Varrone. Tali opere aiutano a ricostruire il passato.

Nel corso dei secoli si ebbe un conflitto tra storiografia e antiquaria (raccolta di ricordi). In genere la storia locale è vicina all’antiquaria. Il contrasto non dovrebbe esserci. Il più grande antiquario italiano fu Ludovico Antonio Muratori. L’antiquaria è una scienza imparentata con la storia che non ricostruisce gli eventi, ma interpreta singoli fatti, nomi, realtà geografiche, di modo che i materiali possano essere utilizzati dallo storico. L’antiquario vuole dare spiegazione alle cose di cui non conosce nulla; o lui inventa una spiegazione oppure la trae dalle memorie precedenti.

Tigillum sororum si chiama così perché ebbe importanza durante le guerre tra Roma e Albalonga; si ebbe una battaglia tra tre fratelli orazi e i tre curiazi che vengono subito accoppati da due dei tre fratelli, mentre l’ultimo si dà alla fuga. Gli orazii spogliano i loro nemici, ma una delle sorelle degli orazii piange perché Roma ha vinto ed è stato ucciso il suo fidanzato e così il fratello la uccide proprio sotto la porta.

I greci parlano per primi della potenza di Roma e Fabio pittore scrive in greco per spiegare ai greci quello che è successo nei primi secoli di Roma. Siccome la storiografia nasce quando Roma è già una grande potenza, i romani tendevano ad interpretare il loro passato come premessa del loro grande presente e futuro. Lo sviluppo della potenza romana sembrava da un lato l’inevitabile conseguenza di un’organizzazione straordinaria e di un’alleanza del popolo romano con i loro dei; i romani hanno il favore divino e per quello saranno invincibili. La storia romana ha come scopo l’assorbimento di tutte le popolazioni conosciute, è sempre improntata ad un forte finalismo. Tale scopo in greco si dice telos, si può parlare di storiografia teleologica.

Il problema che la storia romana abbia un fine è compreso nella parola telos che significa sia il fine che la fine. I cristiani, rispetto ai pagani, spostano il telos al di fuori della storia; il fine è la conquista di Roma, mentre per i cristiani il fine è l’eternità, situato al di fuori della storia. Anche il marxismo è lineare, perché alla fine si arriverà all’uguaglianza tra tutti gli uomini e alla felicità di tutti gli uomini.

Il linearismo con il telos finale era proprio anche dei romani del primo secolo, quelli dell’epoca di Augusto che erano appena usciti dalle guerre civili e Augusto aveva riscattato questo periodo riportando la pace. I successori avrebbero dovuto continuare lungo la sua scia.

I romani, per tradizione orale, sapevano qualcosa sulla loro storia più antica ed erano immersi in un grande brodo leggendario. Sapevano che Roma era stata fondata grosso modo quando era stata fondata Cartagine; sapevano che era stata fondata quando già erano state celebrate le prime olimpiadi. I romani non avevano l’avanti Cristo. Conoscevano in modo confusionale le cose, sapevano dei Sabini e degli Etruschi e sapevano che il primo sviluppo di Roma è coevo all’insediamento delle prime colonie della Magna Grecia. I romani, nel loro primo sviluppo, avevano dovuto combattere contro i Sabini, gli Etruschi e i Latini che costituivano una confederazione di popolazioni che abitavano in città di solito alleate tra loro, che erano un centro di culto riconosciuto da tutti i latini. I romani sapevano che Roma aveva dovuto tener conto della presenza di Cuma e vi erano poi tradizioni che ai più erano ignote, a che i più coti conservavano: buoni rapporti con Cartagine prima che scoppiasse la guerra. A Roma si sapeva che gli antichissimi romani erano imparentati con il popolo della città di Albalonga e forse i romani erano anche imparentati con comunità come Lavinium (Pratica di mare).

Roma aveva rapporti con comunità che si trovavano sul lago Albano e su di esso adesso c’è Castelgandolfo; sul lago c’erano centri di culto anche a Giove e questo Iuppiter non era protettore soltanto di quel sito, ma di tutte le comunità circostanti. La divinità più venerata nella zona era Diana, venerata sul piccolo lago di Nemi (tutti i luoghi citati devono essere indicati su cartina muta). Questi luoghi di culto erano anche luoghi di raccolta per le comunità circostanti.

In Grecia le anfizionie erano delle leghe religiose che si raccoglievano presso una città dove c’era un centro di culto importante. L’unico luogo che non è ancora stato trovato è Albalonga.

I romani sapevano molto della loro storia precedente e volevano legare il ricordo della fondazione di Roma alla caduta di Troia. Come prima cosa sostengono che il fondatore di Roma era forse figlio o nipote di Enea, ma così le cose non andavano dal punto di vista cronologico. Roma era stata fondata nel 753 a.C., ma la caduta di Troia era avvenuta 400 anni prima della prima olimpiade! Non poteva trattarsi di un errore omerico e quindi gli eroi di Troia dovevano essere già morti da 400 anni. Quindi Roma si inventò una serie di miti:

  • Si collegò Enea con un’altra città latina, Lavinium, e avrebbe sposato la figlia del re latino, avendo moltissimi discendenti.
  • A causa delle lotte interne di Lavinium, due gemelli vennero lasciati sul fiume e uno dei due fondò poi Roma.
  • Enea, quando arriva in Italia, arriva con un figlio, Ascanio, che i romani chiamarono Iulo. Ascanio avrebbe regnato su Albalonga e per oltre 300 anni i suoi discendenti regnarono lì, fino a quando non si scontrarono con i romani.

Il racconto mitico parla di questi gemelli che vengono abbandonati dallo zio Amulio e vengono allattati dalla lupa.

Gli annalisti, fino a Tito Livio, sa

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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