STORIA ROMANA
Laurea Magistrale
PIER GIUSEPPE MICHELOTTO
II SEMESTRE
a.s. 2015-2016
SOMMARIO
Modulo A ........................................................................................................................................................... 3
modalità di espansionismo romano: L’annessione e l’egemonia ................................................................. 7
I vari tipi di annessione .............................................................................................................................. 9
I Compiti assegnati agli alleati ................................................................................................................. 16
Fondazione di colonie: Coloniam deducere ................................................................................................. 18
L’imperialismo romano ................................................................................................................................ 26
Teoria dell’imperialismo difensivo .......................................................................................................... 28
La Teoria dell’imperialismo aggressivo .................................................................................................... 29
Imperialismo e relazioni internazionali ................................................................................................... 31
I rapporti tra i greci e i romani ..................................................................................................................... 33
ORGANIZZAZIONE MILITARE DI ROMA ............................................................................................... 40
ORGANIZZAZIONE POLITICA DI ROMA ................................................................................................ 43
La gens ......................................................................................................................................................... 47
Gens e civitas per il cittadino romano ..................................................................................................... 47
Patrizi e plebei ............................................................................................................................................. 49
MODULO B .................................................................................................................................................... 56
LE FAMIGLIE .............................................................................................................................................. 56
FINE DELLA PEREQUAZIONE TRA PATRIZI E PLEBEI ......................................................................... 56
IL PROBLEMA DELLA RECEZIONE DEI PLEBISCITI DALLA COMUNITÀ ....................................... 57
L’ALLEVAMENTO TRANSUMANTE ........................................................................................................ 58
LA GESTIONE DEL COMIZIO TRIBUNO ................................................................................................. 59
IL MECCANISMO DEL VOTO ................................................................................................................... 60
GLI HOMINES NOVI ............................................................................................................................. 60
L’ASSENZA DEI PARTITI POLITICI A ROMA ..................................................................................... 61
I FATTORI ECONOMICI A ROMA ........................................................................................................... 62
MOTIVI DELLA GUERRA A ROMA .......................................................................................................... 66
RAZZISMO/DISPREZZO ........................................................................................................................ 66
L’IMPORTANZA DEL BOTTINO ........................................................................................................... 68
IL METUS HOSTILIS .............................................................................................................................. 69
L’ECONOMIA A ROMA ............................................................................................................................ 71
IL FENOMENO SCHIAVILE E L’IMPOVERIMENTO DEL PICCOLO CONTADINAME.................... 74
GAIO FLAMINIO .................................................................................................................................... 75
SITUAZIONE POLITICA............................................................................................................................. 77
NUOVA PRASSI POLITICA: IL SISTEMA DEI “VETI INCROCIATI” ................................................. 78
LA POLITICA ESTERA ........................................................................................................................... 78
1
I GRUPPI POLITICI ................................................................................................................................ 80
IL METODO PROSOPOGRAFICO ............................................................................................................ 81
I RISVOLTI CULTURALI: ATTEGGIAMENTI VERSO LA CULTURA GRECA ...................................... 105
CAMBIAMENTI NELLA MENTALITÀ E CULTURA DELLA GUERRA ROMANA ........................... 105
POLEMICA A ROMA TRA MONDO GRECO E ROMANO ................................................................... 109
MODULO C .................................................................................................................................................. 115
IL RAPPORTO TRA POLITICA E CULTURA DALLA 2° GUERRA PUNICA ALLA DISTRUZIONE DI
CARTAGINE .............................................................................................................................................. 116
LA QUESTIONE DEI RODII ................................................................................................................. 132
I CULTI ORIENTALI ................................................................................................................................. 135
L’AFFARE DEI BACCANALI .................................................................................................................... 145
IL TEATRO ROMANO.............................................................................................................................. 154
LE ORIGINES DI CATONE ...................................................................................................................... 159
2
POLITICA E CULTURA A ROMA TRA III E II SEC. A.C.
MOD. A, LEZIONE 1, 15/02/2016
MODULO A
Per parlare dell’imperialismo romano dobbiamo ricordare qualche aspetto dell’antica Roma, precedente a
questo. Il momento imperialistico a Roma è particolarmente vivo nel III-II sec a.C. Ma è chiaro che il periodo
delle grandi conquiste mediterranee di Roma fu reso possibile dalla precedente conquista prima del Lazio e
poi dell’Italia.
Gli storici antichi (ex. Livio in età augustea) riflettendo sul passato e sulla situazione di Roma nel loro
tempo, tendevano a scrivere (come lui ripete sempre) una storia lineare → dalle misere origini di Roma
fino al momento in cui la città conquistava l’impero (il processo della conquista a macchia d’olio). Roma
viene fondata, inizia a espandersi nel Lazio, sconfigge i popoli appenninici, le città della magna Grecia e
conquista tutta l’Italia.
Il vizio di fondo di questa impostazione è che l’idea della conquista a macchia d’olio parte sempre da una
visione retrospettiva. Si parte da Augusto e si procede a ritroso, cercando nel passato di Roma tutte le
motivazioni che l’hanno portata alla costituzione di un impero. Cioè si dà per scontato che già nella Roma di
età regia ci fossero in nuce tutti gli elementi (politici, istituzionali, etc.) che avrebbero permesso la
costruzione di un impero. Naturalmente non era così.
Nel corso del triennio Michelotto parla sempre del grossissimo problema del pensiero storiografico a Roma.
Gli storici antichi scrivono sette secoli dopo la fondazione di Roma. La loro storia inevitabilmente è una
deformazione, di solito di stampo patriottico.
I colli fatali non sono un’invenzione recente, facevano già parte di un’ideologia che era affermatissima in
età augustea. Sappiamo molto poco del modo in cui Roma riuscì a espandersi nei primi 4-5 secoli della sua
storia, perché non ci è arrivata nessuna notizia scritta (ci sono epigrafi ma non una storiografia che parli
della progressiva fondazione dell’impero di Roma). I primi romani che scrivono di storia lo fanno ai tempi
della 2° guerra punica (fine del III secolo): Fabio Pittore (romano, ma scrive in greco) e gli annalisti.
Il pensiero storiografico nasce a Roma sotto il potente influsso di una personalità derivante dal mondo
1
greco: Polibio di Megalopoli . Polibio si pone da greco il problema dell’imperialismo romano: come mai e
2
perché nel giro di 53 anni i romani sono diventati signori del mondo abitato, padroni del Mediterraneo,
signori dell’ecumene. È una domanda di grande importanza perché Polibio è il primo che insegna ai romani
a interrogarsi sui motivi della loro grandezza. E anche dopo i romani continuarono a interrogarsi sul loro
impero sempre sotto l’impulso dei greci.
I romani ebbero bisogno dei maestri greci per interrogarsi sul loro impero perché i romani non si ponevano
il problema ma davano delle spiegazioni. La cultura romana a differenza di quella greca, non è di stampo
razionalistico. Polibio si chiede subito come e perché nei problemi storici. I romani non si ponevano questo
problema, perché alla domanda: perché Roma è stata fondata lì? Loro avrebbero risposto perché Romolo
vide gli avvoltoi dal Palatino. Il pensiero romano è ossessionato dal consenso degli dei (non vuole dire con
questo che il pensiero romano fosse intriso solo di religiosità). È chiaro che avendo una forte credenza
1 Polibio di Megalopoli → nobile greco, viene condotto a Roma dopo la sconfitta di Pèrseo di Macedonia (168 a.C.),
ospitato nella casa di Scipione Emiliano. [Michelotto]
2 53 anni → cioè dal 120 a.C. (inizio della 2° guerra punica) al 168 a.C. (fine della guerra contro Pèrseo di Macedonia).
3 3
nell’irrazionalità dell’azione degli dei, il razionalismo attecchisce meno . Come conseguenza del loro
atteggiamento religioso → un profondo senso etico che applicavano alla partecipazione alla vita dello stato
e allo stato stesso. Lo stato è un valore etico. E la partecipazione del singolo cittadino alla vita dello stato
4
deve essere moralmente ineccepibile .
Il pensiero romano aveva un grande aggancio nel mondo divino anche per quanto riguardava la politica
estera. Michelotto introduce due o tre idee perché il discorso non sia troppo astratto. 5
I romani avevano un profondo rispetto per i rapporti di fides (in latino = fedeltà/fiducia). La fides è un
rapporto profondissimo, che implica la reciprocità. È l’alleanza politica tra due soggetti politici (di solito due
stati), non due individui.
Secondo alcuni anche il nome sacerdoti feziali < fetiales, traeva origine da fides. I feziali erano i sacerdoti
che in età arcaica presidiavano le dichiarazioni di guerra. La dichiarazione di guerra a quell’epoca era
semplicissima: arriva dalla campagna un romano che gridando annuncia un attacco imminente, corre dal re
6
(allora la reggia era nel foro) che convoca i comizi curiati . Il popolo era diviso in curie (sezioni). E il re
chiede al popolo se vuole far guerra. È quasi certo che alla convocazione di guerra del re il popolo
rispondesse di sì. Il popolo dei comizi curiali non aveva nessuna capacità decisionale dal punto di vista
giuridico. Il re aveva bisogno dell’approvazione popolare perché la sua capacità di comando (imperium) si
esercitava solo a nome e per comando del popolo romano. E cioè un re non è titolare dell’imperio, da solo
non ha la capacità di governare il popolo romano, è il popolo romano stesso che ha la capacità di governare
e riveste il re del potere dell’imperium, che rimane del popolo. A questo punto il re ordina ai sacerdoti
(feziali) di recarsi ai confini del nemico che sta attaccando Roma, i feziali arrivano con in mano delle lance e
il sacerdote tira una lancia in modo che cada nel territorio nemico. È un rituale molto arcaico che i romani
conservarono per oltre 3 secoli. La regione dei romani era estremamente conservativa: anche quando
cambiavano, giustapponevano i riti vecchi a quelli nuovi.
I romani fecero così anche per le loro istituzioni. Non buttavano via niente, conservavano tutto. Quando i
comizi curiali divennero anacronistici furono introdotti altri comizi (centuriati, tributi), ma rimasero ancora i
curali. Le istituzioni romane sono conservative.
Il rito è parte integrante della religione romana: la ritualità è uno degli aspetti fondamentali della società
romana. Se tutto si era svolto bene, al termine del rito si poteva iniziare la guerra, perché sarebbe stata
giusta.
La guerra giusta, secondo i romani:
Roma era stata attaccata (la guerra giusta è solo difensiva)
La dichiarazione è avvenuta secondo la ritualità romana (non ci sono segni celesti contrari)
Se la guerra è giusta si ha la pax deorum (la pace degli dei e del popolo romano) → il rinnovo del patto tra
gli dei e il popolo romano. Se i romani infrangono questa pax perdono la guerra.
Gli inizi dell’espansione romana nascono sotto il segno di una religiosità un po’ torva, poco intelligente.
3 Le correnti filosofiche più odiate da chi ha un profondo senso religioso sono collegate all’illuminismo. [Michelotto]
4 Dal punto di vista teorico. A Roma c’erano moltissime condanne per concussione. [Michelotto]
5 Iupiter (Giove) aveva l’attributo fidius → il dio che garantisce i patti. Spesso il concetto di fides era sulle monete: due
avambracci di persone diverse che si stringono. Non è una forma di saluto, ma un simbolo. Appartiene alla stessa
radice di fides la parola foedus. Genitivo foederis → federativo. [Michelotto]
6 Gli unici che c’erano in età regia fino a Servio Tullio. [Michelotto]
4 e
MOD. A, LEZIONE 2, 18/02/2016
Durante la scorsa lezione Michelotto ha parlato del problema dell’imperialismo di Roma così come era
avvertito dai romani. I discorsi fatti gravitavano su due temi: non si sa (non lo sapevano neppure i romani
nel tempo di Augusto) quali fossero i meccanismi che avevano presieduto all’espansione di Roma.
E ha parlato anche del fatto che i romani degli ultimi due secoli interpretavano in maniera probabilmente
diversa rispetto ai romani delle origini: la guerra, l’opportunità della guerra, la giustizia e la giustezza della
guerra. Perché? Non si ha idea delle concezioni che i romani avevano nei primi secoli della loro storia, non
ci sono fonti. Hanno iniziato a scrivere di storia durante la 2° guerra punica, cioè in una fase già avanzata di
espansionismo. Inoltre i primi annalisti romani non teorizzavano la guerra e l’espansione, raccontavano
fatti, perlopiù inventati.
Oltre mezzo secolo dopo Fabio Pittore venne a Roma Polibio, il primo storico a lasciare un’immagine
compiuta sia descrittiva (i fatti), sia teoretica (i principi) dell’imperialismo romano. Racconta i 53 anni di
espansione mediterranea di Roma. Per primo fa il resoconto dei fatti e li interpreta. I greci insegnano ai
romani a scrivere di storia e ad averne una concezione. Rimane pochissimo della letteratura latina
contemporanea e immediatamente successiva a Polibio. Della storia più arcaica di Roma conosciamo le
rievocazioni di Dionigi di Alicarnasso (scrive in greco) e di Tito Livio. Entrambi scrivono in età augustea;
vivendo nell’epoca in cui Augusto aveva assoggettato tutto il Mediterraneo, inevitabilmente vedevano nella
storia di Roma un processo lineare e finalistico → interpretando le origini e la prima forma politica di Roma,
ritenevano che i germi della grande potenza romana erano già nella bontà nelle origini. E a ben vedere la
principale dote dell’uomo romano è la virtus → dote maschile, l’eroismo. Ritenevano i grandi valori etici
delle origini hanno contribuito a rendere grande Roma. La potenza romana è vista da questi storici in
maniera deformata, sulla base del risultato finale.
Il primo popolo italico con cui i romani entrarono in contatto fu quello dei sabini. Inizialmente non avevano
buoni rapporti ma alla fine i due popoli si fusero. Questo evento era rievocato con grande enfasi dai romani
(forse ha un fondo di storicità). Romani e sabini si sono uniti e sono diventati più forti → elemento che
appartiene alla concezione romana della guerra. Il mito parla del ratto delle sabine: i romani erano senza
donne e rapiscono quelle sabine. Fratelli e padri vanno contro Roma e si decide di risolvere tutto in un
duello: Orazi contro Curiazi. Nel duello finale Romolo e Tito Tazio depongono le armi e si uniscono. Lo stato
di guerra può portare a un patto senza belligeranza. Nella storia antica non c’è il principio
dell’annientamento del nemico, soprattutto se si arrende e fa la deditio. Il nemico arreso è sacro perché si
presenta supplice e disarmato ai romani, che lo devono accogliere in amicizia e in fidem, in un legame non
di ostilità ma di lealtà. Queste idee corrono per tutta la storia della repubblica. Se invece l’arreso si ribella
7
viene ucciso e la sua città viene totalmente distrutta. Parcere subiectis et debellare superbos = accogliere
nell’alleanza/pace coloro che si arrendono/assoggettano ai romani, e distruggere coloro che si ribellano o
che sono recalcitranti. Questa antichissima concezione di idea della guerra come punto di origine di una
successiva amicizia verrà sviluppata sotto l’influsso della storia greca, ne
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