Archeologia e storia dell'arte romana
Il tempio di Claudio
Il tempio in onore di Claudio fu votato dalla moglie Agrippina e si spinge lungo il percorso delle processioni trionfali sotto il Palatino. Si ha un sistema di grandi sostruzioni che creano una piattaforma su cui sorge il piccolo tempio circondato da spazi a giardino. Il tempio è di dimensioni piuttosto modeste, 40x25 metri. Alla sua morte nel 54, gli succede il figlio di Agrippina, un personaggio noto come Nerone, ma era Lucio Domizio Enobarbo Nerone. Fu adottato da Claudio, e si ha un ritratto prima della morte di Claudio che ci permette di datarlo grazie alle monete del 55 d.C.
Si nota che si accentuano gli elementi di somiglianza con il predecessore: testa larga alle tempie, orecchie a sventola, per mostrare la contiguità e continuità del potere. Ciò è realizzato attraverso una cifra stilistica che lo indica come un Giulio Claudio, con l’acconciatura dei capelli a coda di rondine. Egli non era ancora imperatore; le cose poi cambiano e a una decina di anni dopo egli si trasforma stilisticamente, mostrando un volto pingue, grasso, e un’acconciatura elaborata dei capelli a gradini, in un’esibizione di ricchezza mirata a un’esaltazione di sé sul modello dei sovrani ellenistici.
Percezione senatoria di Nerone
L'aristocrazia senatoria offre un'immagine molto negativa di Nerone, mostrando un atteggiamento politico e culturale improntato al filenellenismo, tanto che libera la Grecia dai tributi, provvedimento che sarà revocato dopo la sua morte. Aderisce a un modo di vivere alla greca e nel lusso, anche nell’attività edilizia. Due monete mostrano la creazione di un'infrastruttura di grande utilità pubblica, una grande struttura per mercato con spazio porticato e un edificio su due piani e pianta centrale. È realizzata in forme monumentali sulle pendici del Celio, spazi di commercio e di beni di lusso.
Nerone si vanta anche, attraverso le sue monete, di un altro intervento pubblico, sulla linea del Macellum, ma era già stato iniziato da Claudio, ovvero un nuovo spazio portuale ad Ostia un po' più a nord della foce del Tevere. Si ricorda anche la costruzione di un arco trionfale non giunto, ma noto attraverso una moneta: mostra piloni articolati con colonne che aggettano, al di sopra dell’architrave ci sono statue e in alto un attico con una quadriga con l'imperatore affiancato da personificazioni di Vittoria e Roma. In una nicchia si ha la figura di Marte, i piloni sono decorati con rilievi, i pennacchi dovevano essere decorati con dei fiumi. Fu votato nel senato nel 58 e inaugurato nel 72 d.C per la vittoria sui Parti di Nerone.
Interventi di Nerone nel campo Marzio
Egli compì anche interventi nel campo Marzio: qui si ha un impianto termale, attribuito a Nerone nella prima fase ma conservato però sotto la ristrutturazione di Alessandro Severo. Si ha un organismo architettonico costruito con la giustapposizione di due complessi uguali: le terme, costruite in maniera simmetrica, con duplicazione di due complessi identici intorno a un nucleo centrale che doveva accogliere una grande vasca aperta, una piscina, che procedeva verso sud al punto caldo delle terme (calidarium). Gli altri spazi circostanti sono costituiti da palestre, ginnasi.
È stato trovato poi un grande spazio, dotato di un peristilio da identificare con il gimnasium Neronis: nella costruzione delle terme vi è un'organizzazione in relazione anche al ginnasio, collegato alle terme secondo un rapporto organico. Ciò si lega anche a particolari atteggiamenti pubblici di Nerone, il quale aveva fatto costruire anche un teatro di legno in cui aveva imposto ai senatori di recitare ma anche un anfiteatro dove aveva messo a combattere senatori contro cavalieri. Voleva spingere la classe senatoria all'esercizio fisico attraverso lo stesso ginnasio, dove aveva promosso una distribuzione a cavalieri e senatori di olio per ungersi; voleva spingere questi ultimi alla cura dell'esercizio fisico sul modello dei ginnasti greci. Costruisce dunque edifici di pubblica utilità secondo un atteggiamento fortemente filellenico.
L'incendio del 64 d.C.
Nel 64 d.C. scoppia poi un incendio che investe la parte bassa dei colli, occupa il Celio, l’Oppio, l’Esquilino, il Quirinale e giunge a lambire il Campidoglio. Dura per 9 giorni, e alla devastazione segue una messa in sicurezza delle varie zone con smantellamento delle rovine. Le macerie non furono però tutte rimosse, furono inghiabbiate in un nuovo muro di contenimento per creare sostruzioni innalzando il livello del suolo per un’altezza di 4 metri, creando spazi anche più pianeggianti. Nerone dopo questo incendio impose norme di sicurezza maggiori, tipo distanza tra gli edifici. Si ricorda poi la creazione di uno spazio abitativo noto come la Domus Transitoria, residenza imperiale che l'imperatore utilizza fino a che non porterà a compimento la celebre Domus Aurea.
È una residenza imperiale sul Palatino che funge da appoggio per la creazione di un’abitazione più grande; è comunque caratterizzata da grande lusso. Si ha un grande spazio tricliniario davanti a un'enorme fontana: è un grande ninfeo articolato su due ordini di nicchie su dove scende l'acqua. Da questo spazio centrale scende la scala da cui deriva l'acqua che si raccoglie poi in una specie di canale in basso.
Vi è un uso estremamente lussuoso di marmi, e sono stati trovati frammenti di opus sectile, con decorazioni parietali di amorini, ad incrostazioni figurate. Ci sono anche edicole sottilissime con ghirlande appese. È una decorazione parietale sfarzosa accompagnata da grandi marmi colorati. Si ha un effetto di policromia e ricchezza impressionante; si ha qui una delle prime attestazioni della pavimentazione in sectile a Roma (con lastre di marmo tagliato a comporre figure: è la pavimentazione più lussuosa). Il tipo più semplice e meno costoso è un tipo di sectile che usa tagli in serie di piastrelle quadrangolari.
La villa dei Misteri a Pompei
Caratteristiche delle ville romane
Pompei, Villa dei Misteri: la villa è un fenomeno tipico della società romana, si distinguono le ville a carattere produttivo da quelle che hanno anche una Pars urbana, luogo del soggiorno del dominus. La presenza di giardini legati alle ville si sviluppa già nella tarda età repubblicana; l'espansione delle ville si collega al fenomeno che si ha tra la fine del III e il primo secolo a.C., cioè quella della grande concentrazione della proprietà agraria con formazione del latifondo. Questo si lega all’inurbamento dei piccoli proprietari e spostamento di questi anche nelle colonie, reso possibile dalla grande abbondanza di manodopera schiavile.
I grandi latifondi hanno un massimo di estensione di 31 ettari, ma questo non è un intervento risolutivo per limitare l’impoverimento dei più poveri e l’arricchimento dei più ricchi. Le ville potevano anche avere ambienti particolari, tipo quelli termali, piccoli, stretti e bui. Anche Cicerone ricorda come Scipione amasse vivere in modo modesto e senza troppi sfarzi. Questo modo di vivere è tipico della società romana, basata sulla divisione tra otium e negotium; è un concetto evidente all'interno del circolo degli Scipioni.
Nelle ville degli Scipioni si leggono le commedie di Terenzio, si compone e scrive poesia, si compiono attività giocose, e ci si dedica alle attività intellettuali e letterarie. È qualcosa che si distingue fortemente dal modo di vivere e costruire tipico del mondo ellenistico.
La Villa dei Misteri
L'esempio meglio conservato di II secolo è la Villa dei Misteri di Pompei: si chiama così per la megalografia che adorna una sala. Si innalza su una base che eleva anche gli ambienti e consente una maggiore visibilità del paesaggio. La natura si adatta e si trasforma in maniera artificiosa; si ha prima un peristilio e poi un atrio. Tutto il percorso che inizia dall'ingresso è orientato verso l'esedra, grande spazio aperto che aggetta verso l'esterno affacciandosi sul panorama. La costruzione è complessa con ampi ambienti di ricevimento; vi è un triclinio con esedra, un complesso con due spazi per i letti affacciati su una stanza (è un ambiente di soggiorno) – polifunzionalità degli ambienti romani, che si adattano diversamente a seconda delle occasioni. Vi è un piccolo complesso termale rifinito lussuosamente, e una grande sala con megalografia. All'esterno vi è uno spazio porticato sul lato est.
Il peristilio in un momento tardo della villa viene transennato e il cubicolo mostra come la decorazione parietale sia andata sviluppandosi in maniera sempre più complessa, creando dei veri sfondamenti nella parte alta. Si ha una balaustra in primo piano con rivestimento a cruste e colonne che reggono un architrave, e dietro vi è una situazione di grande complessità: ci sono colonne binate aggettanti che sono libere e danno grande profondità, articolazione di una parete con delle cornici aggettanti (lo spazio intermedio si è arricchito di profondità). Dietro la parete nella parte alta si ha una tholos, un piccolo ambiente circolare.
È un esempio estremamente ricco di decorazione di III secolo. Nella grande sala si ha poi la decorazione pittorica a figure monumentali, con megalografia: il significato non è stato ancora chiarito, ma si collega ai Misteri Dionisiaci, come si vede dalla presenza della figura di Dioniso semi sdraiato in riposo e alle ginocchia di una figura femminile seduta interpretata come Arianna. La composizione è composta da figure femminili, delle offerenti, un bambino che suona il flauto.
Anche in questa composizione non mancano riferimenti al rivestimento materiale della parete; al di sopra del motivo a meandro, si hanno delle grandi cruste che imitano l’alabastro. Vitruvio sottolinea come queste megalografie siano usate al posto delle composizioni statuarie, hanno un tono estremamente alto, come quelle della villa di Boscoreale, dove si ricorda un affresco: sono figure pittoriche di grande importanza e solennità. Sono composizioni che vogliono assimilare le ville ai grandi palazzi ellenistici, nel tono della decorazione.
Altri esempi di ville
Si conosce poi una villa fatta costruire in Palestina da Erode, che mostra non elementi della tradizione orientale, ma è modellata sul tipo delle ville dell'Italia centrale con padiglioni panoramici. Vi è poi una sequenza atrio-vestibolo, si vogliono imitare i modi di vita dell'aristocrazia romana da parte del sovrano. Vi è poi il Palazzo di Macedonia ad Ege, che incombe sul villaggio sottostante ma manca di quel sistema di fondazioni tipico delle ville romane e priva di ambienti di ricevimento.
Si ricorda poi la Villa di Quintilio Varo a Tivoli, che dà conto di una sequenza di sostruzioni con più livelli, uno sottostante, una basis villae dove si trova una piscina, e con questa sistemazione poteva godere appieno della vista delle cascate dell’Aniene; grande disposizione architettonica per una maggiore articolazione dei livelli anche per un fine di maggiore visibilità del paesaggio. Ad Albano Laziale si ha poi una villa appartenuta a Pompeo con una grande esedra semicircolare, grande ambiente affacciato al paesaggio con colonnato, alla sommità di un’altura. Seneca afferma che questo guardare dall'alto il paesaggio assimilava le ville a degli accampamenti militari, un’impronta che si ha nelle ville in età tardo-imperiale (es. il grande palazzo villa di Diocleziano).
Esiti di evocazioni di imprese militari si possono cogliere in alcuni elementi della decorazione a mosaico, ad esempio nella villa di Lucus Feroniae. Silla stesso aveva esposto i ricordi delle sue campagne belliche nella
Tipologia funeraria e l'influenza di modelli urbani
Tomba dei Flavi, si ha una grande facciata articolata con archetti al cui interno ci sono i busti, e all’interno, nello spazio retrostante, si ha la deposizione delle urne. La facciata si innalza, in un adattamento tipico della tradizione locale, osco sannitica. Il modello sotteso alla tomba dei flavi è urbano: come si vede dal monumento Gemino nella via Statilia. È una strada di tombe, dietro alle facciate si hanno solo dei recinti bassi e ci sono rappresentazioni di rilievi a mezzo busto come fossero affacciati alla finestra, sono i “rilievi a cassetta”.
I loro committenti appartengono al ceto medio basso nella seconda metà del primo secolo avanti Cristo, sono i Liberti (schiavi emancipati che si danno ad attività artigianali e commerciali e riproducono le loro attività sulla loro tomba, grazie alle quali hanno raggiunto il loro status sociale e la loro ascesa sociale ed economica). Questo tipo di rilievo è stato studiato da Zanker negli anni 70, sfatando molti luoghi comuni. Quello che veniva considerato il realismo del ritratto romano si è rivelato del tutto inconsistente: è molto naturalistico ed ha dietro un ambiente sociale molto diverso.
Ci sono poi delle stele, lastre infisse verticalmente, come la Stele della via Statilia: l'uomo togato è un civis, un liberto che rivendica la sua condizione e la sposa è un tipo iconografico conosciuto già in statue onorarie di Delo di II sec e affonda le sue radici in una creazione statuaria di IV sec. È il tipo della pudicizia, un tipo adottato per rappresentazioni ufficiali di imperatrice come Faustina ad esempio, virtù fondamentale nella celebrazione della matrice ideale. Questa signora ha la testa coperta nel mantello, che avvolge il braccio destro flesso che ne prende un lembo che ricade lungo al di sopra dell'altro braccio e piegato alla vite. È una figura raccolta in se stessa, che indossa un mantello sottile e trasparente. Il tipo ellenistico è ripreso anche nel corpo: spalle più strette della linea dei fianchi, tipico ritratto della tarda età repubblicana con un’acconciatura con il nodus; è un tipo statuario colto di matrice ellenistica.
A Roma nel Campo Marzio dovevano esserci tombe anche più monumentali: di queste ci resta assai poco, si vede un rilievo con pompa circense da una tomba presso il teatro di Marcello. Era raffigurata una cerimonia militare, è l'ascesa di un personaggio sociale di rilievo ma le forme sono ancora semplici e realizzate in pietra locale. Caso eccezionale è dato da una tomba dell’Esquilino rinvenuta nell'ultimo quarto dell'800 e si conserva al Museo Nazionale Romano: questa tomba fu ridecorata successivamente e si riferisce a una fase che precede la chiusura della necropoli dell’Esquilino che verso il 30 a.C fu obliterata; in questa zona si realizzò la villa di Mecenate, di cui si conserva ancora uno spazio interno, l’Auditorium, grande sala triclina ovale di ricevimento a ninfeo. Siamo intorno alla metà del primo secolo a.C. La decorazione pittorica rappresenta vicende tipiche della fondazione di Roma e della costruzione delle mura di Lavinio.
In questa tomba si ha una compresenza di linguaggi diversi: vi è una figura seduta indicata da un’iscrizione che permette di riconoscere un fiume e identifica un episodio: sono scene di battaglia di tipo colto e si inventano invece scene di vita quotidiana nella rappresentazione delle mura di Lavinio. A Roma nella zona di via Druso fu trovata una tomba di un personaggio elevato di rango, che aveva conseguito riconoscimenti militari: vi è la raffigurazione di un littore e di un soldato (cerimonia di carattere militare e la tipologia di tomba ad esedra mostra un modello raro in ambito urbano ripreso poi in area campana). È la tomba ad esedra di via Druso. Che ci fossero tombe con rappresentazioni di scontri militari è testimoniato da un frammento di un rilievo lungo la via Flaminia: si è nell’ambito dei gruppi con combattente a cavallo e nemico a terra; si tratta quindi di un combattimento tra un cavaliere e un soldato; prima però si credeva fosse qualcosa di diverso; è attribuito all’arco di Claudio, ma La Rocca sorvola sul fatto che lo sconfitto è un personaggio elmato.
Trasformazioni di Roma nella tarda età repubblicana
Nel 48 a.C Cesare sconfigge Pompeo a Farsalo e gli dà la consapevolezza di avere il potere saldamente; vuole dare un’impronta anche monumentale del proprio dominio sulla città con la ristrutturazione del Comitium e del Foro Romano; progetta la costruzione di una nuova Curia. L'attività edilizia non comincia nell'area del foro, ma comincia dapprima con la ricostruzione della Basilica Emilia e davanti ad essa si progetta di ricostruire e risistemare i Rostri: vengono tagliati e ricostruiti dei nuovi. Di questi rostri cesariani si hanno rappresentazioni mediate: una moneta e un mosaico dei Musei Vaticani che danno un'idea dell’ornamentazione dei nuovi rostri cesariani.
Vengono nuovamente decorati con marmi colorati e i rostri bronzei vengono inseriti in una decorazione di marmi colorati in un sistema di arcate che vuole riprodurre i Navalia, cioè le rimesse delle navi dell'esercito romano. I rostri hanno una facciata monumentale che sarà poi obliterata e chiusa da una facciata rettilinea con Augusto. I rostri erano vicini alla curia; quando Cesare mette mano alla ricostruzione dei rostri, questi erano vicini alla Curia Cornelia, fatta costruire dal figlio di Silla inaugurata nel 54 a.C. Questa sarà sostituita da questo ambizioso progetto autocelebrativo di Cesare.
Cesare comincia a pensare alla costruzione di un nuovo foro. Si coglie poi la trasformazione del ritratto di Cesare; è il Cesare di tipo Tusco, vecchio, con la calvizie e con una evidente malformazione della testa. Si ricorda poi il Cesare tipo Camposanto, con la testa non più calva, volto con grandi occhi, la linea della bocca cambia così come tutta la struttura della testa. Questa sembra essere una ripresa iconografica del modello di Ottaviano per creare una stretta corrispondenza secondo una diversa tipologia.
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