Introduzione alla storia romana
La storia romana viene convenzionalmente inserita tra il 753 a.C. e il 476 d.C., estremi del periodo. La figura dello storico ha l'obbligo di accettare i fatti documentati e il dovere di interpretarli alla luce di diversi fattori, come momento storico, soggettività, sensibilità, formazione personale e professionale.
Inizio della storia romana
Riguardo l'inizio della storia romana, viene accettata convenzionalmente la data 753 a.C., poiché il 21 aprile dello stesso anno venne fondata Roma. Marco Terenzio Varrone ha dichiarato che secondo lui questa è la data più corretta. Timeo di Taormina non era d'accordo, indicava l'814 a.C. come la data più corretta d'inizio della storia romana, facendola coincidere con la fondazione di Cartagine. Cincio Alimento, un analista, non era d'accordo, ed indicava il 728 a.C. come anno d'inizio. Non sappiamo con certezza chi avesse ragione. Sulla base di ricerche archeologiche e dai manufatti romani, possiamo confermare che la nascita si colloca nella seconda metà del VII secolo.
La ricostruzione storica coincide con la ricerca delle fonti. Anche la data della fine della storia romana è stata accettata convenzionalmente e corrisponde all'anno della caduta dell'Impero Romano d'Occidente con capitale Roma (476 d.C.). L'impero era diviso in Oriente (capitale Costantinopoli) e Occidente (capitale Roma). L'Impero Romano d'Oriente continuò la sua esistenza fino al 1453, ma ormai si tratta di storia bizantina.
Caduta dell'Impero Romano
Nel 476 Romolo Augusto, chiamato in modo dispregiativo "Augustolo", viene deposto dal trono dal capo dei barbari Eroli, Odoacre, il quale manda le insegne a Zenone d'Oriente. In quanto barbaro, non può sostituirsi ad Augusto come imperatore, quindi si dichiara Rex gentium (re dei popoli). Non fu un evento epocale, né particolarmente sentito, poiché non c'era stato spargimento di sangue. Lo storico Modigliani descrive la caduta dell'Impero come una "una caduta senza rumore", poiché i contemporanei non consideravano quell'evento determinante. Probabilmente i contemporanei avrebbero indicato il 410 d.C. come fine della storia romana, cioè quando viene saccheggiata Roma dai Visigoti di Adarigo per giorni. In precedenza, era accaduto solo nel 390 d.C. da parte dei Galli.
Altri, come Ziolkowski, affermano che la fine della storia romana coincida con la morte di Teodosio il Grande nel 395 d.C., ultimo imperatore dell'Impero Romano. Egli divise il suo impero fra i suoi due figli: ad Arcadio diede l'Oriente, ad Onorio diede l'Occidente.
Altri sostengono che la fine della storia romana dovrebbe coincidere con l'emanazione dell'Editto di Tessalonica avvenuta nel 380 d.C., con il quale Teodosio il Grande dichiarò il cristianesimo religione di Stato, fino ad allora perseguitata. Infatti, il mondo romano era notoriamente pagano.
Altri storici sostengono che il 310 d.C. segni la fine della storia romana, data in cui l'imperatore Costantino sposta la capitale dell'impero da Roma a Costantinopoli: i sostenitori di questa teoria ritengono che nel momento in cui la capitale non è più Roma, non ha più senso parlare di storia romana.
Altri indicano il 565 d.C. come data termine della storia romana, ossia l'anno della morte di Giustiniano, l'ultimo imperatore che tentò di tenere uniti i due imperi. Infine, ci sono altri che pongono la fine con la discesa dei Longobardi verso l'Impero Romano nel 568 d.C.
Il 476 d.C. rappresenta l'anno della fine dell'Impero accettato convenzionalmente, il più preciso dal punto di vista storiografico. Riguardo a ciò che accadde in queste date non si hanno dubbi, ma nella scelta si mette in evidenza la capacità di interpretazione dei fatti. Lo storico deve dare un senso ai fatti: a cosa dobbiamo dare più importanza? Roma città centrale? la situazione amministrativa? Lo storico non può fermarsi ad accettare i fatti, ma deve interpretarli a partire dalla comprensione delle cause.
Periodizzazione della storia romana
753 a.C.: Romolo fondatore dell'Impero Romano. La periodizzazione della storia romana considera il regime politico in vigore in un determinato lasso di tempo.
Monarchia
Nel primo periodo Romolo diventa Rex, dunque il regime politico era di tipo monarchico. Quest'ultimo può essere regno, impero o dittatura. Dura fino al 510/509 a.C., momento in cui Tarquinio il Superbo viene deposto, allontanato dal trono.
Repubblica
Con la fine della monarchia ha inizio il secondo periodo: la res publica (cosa pubblica). Lo Stato è cosa pubblica e il potere è affidato ai 2 Consules, dunque il potere è condiviso da due magistrati. Il regime repubblicano si identifica nel concetto di Libertas: di non dover dipendere dal potere di uno solo. È l'inizio dell'età Repubblicana. Il punto conclusivo potrebbe essere:
- 31 a.C. con la battaglia di Azio, durante la quale Ottaviano sconfigge Antonio, e rimane solo al termine di una lunga serie di guerre per il potere, difatti si contendevano il potere monarchico all'interno della res publica. Sembra strano, ma le lotte personali fra esponenti politici accaddero, e alla fine la vittoria di Ottaviano fece sì che lui fosse l'unico a cui Roma faceva riferimento come detentore del potere;
- 27 a.C., anno in cui Ottaviano Augusto assunse il titolo di Augusto.
Età Imperiale
Con la fine dell'Età Repubblicana ha inizio l'Età Imperiale. Nella sostanza i sovrani erano re, ma si facevano chiamare o principi o imperatori. Abbiamo anche una periodizzazione dell'Età Imperiale:
- Principato, a partire dal 27 a.C.: l'imperatore è il migliore in un gruppo di pari, si considera degno del potere imperiale poiché è colui che ha più prestigio fra i suoi pari e si denomina lui stesso Princeps. In ambito militare i princeps erano i soldati che per primi affrontavano la battaglia corpo a corpo, sostanzialmente determinavano la vittoria e la sconfitta, ed erano la schiera dei migliori. In ambito politico, il senato faceva capo a un princeps senatus: il più autorevole, il più anziano, quello con maggiore esperienza militare. Quindi il nome di Augusto richiama alla memoria dei romani la difesa ed il potere politico.
- Poi ci fu l'anarchia militare nel 235 a.C.: in questo periodo la successione degli imperatori è monopolizzata dai militari. Sono usurpatori e c'è molta confusione. È anarchia perché i militari si dichiarano sovrani illegittimamente, scavalcando i magistrati. Questo periodo termina nel 284 a.C. con la salita al trono di Diocleziano, il quale riesce a metter fine all'anarchia e pone la nascita dell'impero dominato.
- Nel 284 a.C. nasce l'Impero dominato con Diocleziano, che cambia la concezione del suo potere. Egli lega il suo potere a Giove diventando una sorta di delegato di Giove. La sua legittimità nasce da una scelta di tipo divino. A questo punto la figura dell'imperatore non viene più concepita come princeps, ma come dominus (padrone). Se nel principato il princeps aveva a che fare con dei cives, cioè si metteva in relazione con dei liberi cittadini, ora il dominus si relaziona con i suoi servus (schiavi). È l'ultimo periodo imperiale, che termina nel 476 a.C.
Dibattito sulla data di nascita di Cristo
La nascita di Cristo è lo "spartiacque" della storia, ma è aperto il dibattito sulla data di nascita di Cristo. Questo giorno e anno furono fissati dal monaco Dionigi il Piccolo, vissuto nel VI secolo, che individuò nel 25 dicembre 753 dalla fondazione di Roma l'anno Zero. Questa datazione è stata contestata, perché i vangeli ci parlano della presenza di Erode nella nascita di Gesù, e si è accertato che Erode il Grande termina il suo potere nel 4 a.C.. Alcuni pensano sia il 7 a.C. o il 4 a.C. Recentemente però, è avvenuta una nuova ricerca sulla cronologia: noi non sappiamo l'anno di morte di Erode, ed il 4 a.C. si ricava dal fatto che le fonti ci danno come inizio il potere dei 3 figli di Erode. Un passo di Flavio Giusepppe ci dice che capitava che un padre associasse al suo potere i propri figli per evitare lotte post morte. A questo punto è possibile che Erode fosse ancora a capo quando nacque Gesù.
Fonti e metodo storico
Lo storico sì accetta i fatti, ma questi fatti vengono testimoniati da delle fonti. Quindi lo storico lavora sulle fonti. Notoriamente, la fonte è da dove esce l'acqua. Lo storico usa come punto di partenza i materiali, le testimonianze a cui lui fa riferimento; sono considerate fonti:
- Opere letterarie e storiografiche, che aiutano a comprendere il contesto in cui un personaggio si è mosso.
- Resti: geologici (morfologia del territorio), archeologici (manufatti di ogni genere), linguistici (la lingua è fondamentale nella ricostruzione storica), sopravvivenze. Sono tutto ciò che è sopravvissuto fino a noi.
- Documenti: papiri, iscrizioni (epigrafi), monete, documenti in manoscritto. Resti archeologici con inscrizioni come valore aggiunto.
Alla luce di tutto ciò, deduciamo che la storia è non solo politica e guerra, ma le civiltà sono determinate anche da altre fonti. Abbiamo allargato la nostra idea di storia nel 1953 grazie a Lucien Febvre, il quale capì che la storia è molto più ampia, perfino creativa, mettendo a frutto delle fonti anche non convenzionali. La storia romana si apre con la possibilità di poter costruire i primi secoli della storia di Roma, ma le fonti dal 753 - 390 a.C. sono pochissime poiché i Galli incendiarono Roma. La storia è l’insieme dei fatti, la storiografia è il racconto scritto dei fatti. La storia esiste senza la storiografia, la storiografia non esiste senza la storia. Lo storiografo scrive di storia, lo storico studia, ricerca, ricostruisce la storia, l’uno può non essere l'altro. La preistoria non ha avuto storiografia. Il fatto storico non esiste se non c'è uno storico che lo valorizza. Anche tra i fatti quotidiani c'è bisogno di uno storico che valorizzi quel fatto facendolo diventare un evento storico.
C'è troppa leggenda nelle testimonianze del periodo storico che va dal 753 al 390? Teniamo conto del fatto che la storiografia romana è molto più recente. Le prime opere scritte dei romani risalgono alla fine del III secolo a.C., nel corso della Seconda Guerra Punica. Fabio Pittore è il primo storico romano che noi conosciamo, un militare che riveste cariche pubbliche, e che venne mandato a Delfi durante la II Guerra Punica per interrogare l'oracolo sugli esiti della guerra; non sappiamo se la sua opera si chiami Historia, Res geste o Annales, ci sono arrivati pochi frammenti della storia di Roma dalla sua fondazione. Scriveva in greco. Tutto ciò che accadde prima è un vuoto storiografico. Questo è un problema, e lo disse anche uno storico dei primi anni di Roma, nella seconda metà del I secolo a.C. Scrisse Ab Urbe Condita in cui premette che scrivendo della pre-fondazione e fondazione di Roma, non sa se si tratta di leggenda, non potendo assicurarne la veridicità. Ha raccontato fino al 390 a.C. parlando di fatti oscuri, perché troppo antichi, sia perché c'erano pochi documenti scritti, che sono gli unici documenti storici, in più anche le notizie degli annali e i documenti pubblici sono andati persi per la maggior parte durante l'incendio dei Galli avvenuto nel 390 a.C. Era opportuno continuare a raccontare delle vicende prima del 753?
Attendibilità delle fonti
Livio mette in guardia i lettori sull'attendibilità dei documenti che ha utilizzato per i suoi cinque libri. Ettore Pais appartiene al pensiero dell'ipercriticismo, secondo il quale solo dal 390 a.C. possiamo parlare di storia romana vera e propria, poiché ciò che accade prima è classificabile unicamente come leggenda. Esistono però delle soluzioni all’ipercriticismo di Pais:
- Esisteva qualche forma di conservazione della memoria storica?
- La fabula (leggenda) può avere un fondamento/nucleo storico?
- Se esiste un nucleo storico nella leggenda, come riconoscerlo?
Riguardo al punto 1. ci domandiamo se Livio abbia inventato tutto oppure se si sia basato su fonti storiche attendibili. La risposta più immediata è che abbia attinto dai documenti lasciati da Cincio Alimento e Fabio Pittore. Ma questi ultimi, su quali fonti si erano basati a loro volta? Livio ci dice che esistono anche i Commentari e i monumenta publica et privata.
- Commentari pontificum: I primi erano diari, cronache frutto della stesura immediata, i pontifex sono i sacerdoti romani istituiti da Numa Pompilio che conservavano il sapere delle città (come si fa un sacrificio, il calendario, ...) e custodivano il diritto pubblico. Ogni anno il pontifex maximum esponeva una tavola imbiancata sulla quale scriveva i fatti principali dell'anno, come le battaglie vinte e perse, il prezzo del grano, le eclissi, i trattati di pace, ecc. A fine anno veniva dealbata e ciò che veniva cancellato era poi riscritto nei papiri conservati negli archivi dei pontefici. I commentari erano quindi degli Annales maximi, cioè redatti annualmente dal pontifex maximum.
- Monumenta publica: Testimonianze, come ad esempio gli archivi di stato, del rex, degli organi religiosi. A partire dal 509 a.C. dobbiamo inserire i Fasti consolari, ossia i cataloghi dei consoli. Il numerare gli anni ab urbe condita era riservato ai soli documenti, altrimenti nel linguaggio colloquiale si usava dire l'anno facendo riferimento ai nomi dei consoli in carica in quel determinato anno. Esistevano anche i Fasti triumphales ossia l'elenco dei trionfi. Il trionfo è il vertice della carriera di un uomo pubblico, una vittoria schiacciante che permette al vincitore di celebrare il trionfo. Viene fatto un corteo con alla testa il capo militare poi l'esercito e gli schiavi vinti. Era consegnato un decimo del bottino al Giove e sfilavano dei cartelloni che rappresentavano i luoghi di battaglia e i momenti cruciali. Da questa cerimonia derivano gli elenchi dei trionfatori, ed ogni anno potevano esserci più nomi. Poi c'erano i carmi convivalia (canti del banchetto). I romani erano soliti terminare il banchetto raccontando le vicende eroiche della famiglia in versi accompagnati dal flauto. Ci dice che all'interno delle singole famiglie veniva conservata la memoria storica delle gesta dei propri antenati, seppur "arricchiti" con invenzioni, basati su fatti storici. Non presuppone la scrittura.
- Monumenta privata: Riguardo i monumenta privata, abbiamo degli archivi privati: ogni famiglia li aveva, le imagines, dei ritratti dei defunti creati a partire da delle maschere in cera conservate in teche a cui abbinavano le elogia, con cariche pubbliche, virtù e nome del defunto. I Funera per imagines (funerali attraverso le immagini) avvenivano prima nelle case private poi in pubblico attraverso una "sfilata degli antenati" con tanto di maschere e abiti. Diventa così un racconto pubblico storico. Al centro della città il figlio faceva l'elogio funebre (laudatio funebris) con il quale celebrava le gesta più importanti del defunto attraverso la recita. Poi ci sono anche statue e pitture.
Il termine monumentum comprende i documenti, e in antichità indicava le fonti, le testimonianze pubbliche e private. Infatti, il verbo monere significa "insegnare qualcosa".
Riguardo il punto 2. le leggende non sono sempre slegate dalla realtà, o almeno di base possono essere storiche. Ne è esempio la "Chanson de Roland". L'unico modo per estrarre la verità dalla leggenda, è confrontarla con altre fonti storiche attendibili. Ciò vale anche per Livio.
Riguardo il punto 3. Gaetano de Sanctis si oppone all'ipercriticismo. Lo studio dei documenti ci permette una critica temperata. Possiamo ricostruire la storia senza negare ciecamente ciò che dice Livio, né prendendo tutto per vero assoluto, dunque confrontare la tradizione con altre fonti.
Fondazione di Roma
Il 21 aprile 753 delimita i confini della città con un solco fatto con l'aratro (pomoerium), primo atto fondativo, confine anche sacrale poi non si poteva entrare armati. Livio ha unito tradizione greca (Roma fondata prima del mille dopo la guerra di Troia) con la tradizione locale romana (Romolo e Remo) inventando i re Albani. Gli scavi hanno presentato dei resti di mura, il più antico risalente al 720/730 a.C., dunque si può affermare che la fondazione di Roma risalga al 728 a.C. contestando la fondazione di Roma nei termini in cui la presenta Livio. Altre fonti contestano il pensiero di Livio, secondo il quale Roma sia stata costruita ex novo. C'erano dei gruppi coabitavano (sinecismo). Avevano strutture in comune. Parliamo quindi più di formazione che di fondazione. Roma nasce dalla fusione di tre etnie: latini, sabini e forse etruschi. I re di Roma dovrebbero essere 7, ma non siamo certi né del numero né dei nomi. Quattro di loro dovrebbero essere sabini (Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio) e scelti attraverso un processo elettivo, gli altri tre dovrebbero essere di origine etrusca (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo) e si sono succeduti secondo un processo dinastico. Ma noi ancora oggi ci domandiamo se Roma ha mai avuto... (il testo originale si interrompe qui)
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